{"id":28322,"date":"2008-03-05T03:46:00","date_gmt":"2008-03-05T03:46:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/03\/05\/la-religione-dei-borghesi-e-una-deificazione-delluomo-contro-la-morte\/"},"modified":"2008-03-05T03:46:00","modified_gmt":"2008-03-05T03:46:00","slug":"la-religione-dei-borghesi-e-una-deificazione-delluomo-contro-la-morte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/03\/05\/la-religione-dei-borghesi-e-una-deificazione-delluomo-contro-la-morte\/","title":{"rendered":"La religione dei borghesi \u00e8 una deificazione dell\u2019uomo contro la morte"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;apparizione della borghesia, all&#8217;inizio della et\u00e0 moderna, \u00e8 stata definita come il &quot;grande scandalo&quot; contro i decreti della Provvidenza, che per secoli aveva approvato la divisione della societ\u00e0 in due soli ordini, <em>bellatores<\/em> e <em>laboratores<\/em> (o volgo), oltre, naturalmente, a quello degli <em>oratores<\/em>, i sacerdoti ed i monaci. Pertanto, fra Seicento e Settecento, la Chiesa si trov\u00f2 a dover fronteggiare un problema gigantesco e assolutamente nuovo nella sua storia pi\u00f9 che millenaria: la necessit\u00e0 di assimilare questa nuova classe di mercanti, imprenditori e finanzieri, la cui formazione culturale e le cui prospettive spirituali non erano affatto di matrice religiosa, bens\u00ec laica e immanentistica.<\/p>\n<p>Si trattava, perci\u00f2, osserva lo storico olandese marxista (ma di lingua francese) Bernard Groethuysen, di conquistare alla propria visione del mondo una classe che, per la prima volta nella storia, si era formata all&#8217;interno di un paradigma ad essa sostanzialmente estraneo; ma anche, al tempo stesso, di non spegnerne l&#8217;ardore imprenditoriale e la stessa <em>forma mentis<\/em> economicistica, poich\u00e9, ormai, lo sviluppo della societ\u00e0 europea era impensabile senza di essi. Anzi, \u00e8 appunto allora che nasce l&#8217;idea di sviluppo e la sua inseparabile compagna, quella di progresso; e il consolidamento della borghesia appariva manifestamente impossibile, al di fuori delle nuove prospettive aperte dalla borghesia.<\/p>\n<p>Ebbene, proprio gli assertori pi\u00f9 convinti della necessit\u00e0 di un &quot;adattamento&quot; alla nuova mentalit\u00e0 borghese, ossia i Gesuiti, cos\u00ec come &#8211; per reazione &#8211; i massimi oppositori ad esso, ossia i giansenisti, furono, per Groethuysen, i principali autori della trasformazione, che consent\u00ec al cristianesimo di conservare l&#8217;egemonia spirituale sul mondo occidentale, &quot;governandone&quot; i rapidi mutamenti economico-sociali e riuscendo ad evitare che l&#8217;avvento di una concezione umanistica e razionalistica, basata sul pragmatismo e sull&#8217;utilitarismo, ne minasse irrimediabilmente le basi intellettuali e spirituali. Per vie opposte, cio\u00e8, Gesuiti e giansenisti furono funzionali ad un unico disegno storico di vasta portata: quello di riassorbire le spinte, potenzialmente eversive dal punto di vista del cristianesimo, della modernit\u00e0, rielaborando l&#8217;orientamento della religione in modo da tener conto dei cambiamenti sopravvenuti; e conservando, tuttavia, l&#8217;illusione che poco o niente fosse cambiato, in profondit\u00e0.<\/p>\n<p>Scrive Bernard Groethuysen in <em>Le origini dello spirito borghese in Francia<\/em> (titolo originale: <em>Origines de l&#8217;esprit bourgeois en France. I L&#8217;\u00e9glise et la bourgeoise<\/em>; Paris, Gallimard; traduzione italiana di Alessandro Forti, Torino, Einaudi, 1949; Milano, Il Saggiatore, 1964, 1975, pp. 148-150):<\/p>\n<p><em>&quot;\u00ab\u00c8 inclinazione corrotta del cuore umano &#8212; dice il Quesnel &#8212; cercare nelle proprie buone opere e nella propria buona volont\u00e0 qualcosa che non sia Dio, e che essa debba soltanto a s\u00e9. Il cristiano, invece, trova la sua gioia nel dovergli tutto in virt\u00f9 di Ges\u00f9 Cristo\u00bb. Dover tutto a Dio senza che Dio ci debba nulla \u00e8, per i giansenisti, la quintessenza della piet\u00e0 cristiana. \u00abDio non deve nulla agli uomini: ecco il gran principio e l conclusione di tutto\u00bb. Ma l&#8217;uomo nuovo, cosciente dei propri diritti, non pu\u00f2 ammetterlo: per lui, la grazia non \u00e8 pi\u00f9 un dono gratuito che ci sia dato e talvolta rifiutato; \u00e8 un tributo che Dio paga regolarmente alla propria creatura. Do conseguenza, tutto \u00e8 mutato, perch\u00e9 \u00abl&#8217;uomo, allora, non \u00e8 pi\u00f9 una debole creatura, e Dio non \u00e8 pi\u00f9 il Dio onnipotente\u00bb, o, piuttosto, l&#8217;uomo si \u00e8 fatto \u00abDio a se medesimo, poich\u00e9 veramente nostro Dio \u00e8 colui da cui dipende che evitiamo il male e facciamo il bene\u00bb (<\/em>Les H\u00e9xaples<em>).<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;A questo modo\u00ab ci viene tolto il nostro Dio e ci vien lasciato per divinit\u00e0 l&#8217;uomo\u00bb dicono i giansenisti. L&#8217;uomo si erge contro Dio, e vuol essere libero. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ma qual \u00e8 dunque l&#8217;inconcepibile catastrofe che avrebbe d&#8217;un tratto sconvolto l&#8217;universo cristiano?Causa di tutto \u00e8 la Bolla<\/em> Unigenitus. <em>Essa ha \u00abtutto mutato\u00bb, ha \u00abattaccato tutte le verit\u00e0 della religione cristiana\u00bb. \u00abChe non si disputi pi\u00f9 a Dio il suo imperio sovrano, la sua onnipotenza sui dolori; che ci si stimi felici di essere stati riscattati dal sangue di Ges\u00f9 Cristo; che si ami vivere sotto il santo imperio della sua grazia, e se ne conosca il prezzo, la gratuit\u00e0, l&#8217;efficacia; che si sappia che questa grazia, per la quale passiamo dalle tenebre alla luce, dalla morte alla vita, non \u00e8 altro che l&#8217;ispirazione del santo amore. Rimarr\u00e0 un solo fedele che non gridi anatema alla Bolla? \u00c8 chiaro che la Bolla<\/em> Unigenitus <em>\u00e8 nemica di queste preziose verit\u00e0, che essa toglie alla Religione le sue pi\u00f9 auguste prospettive\u00bb (Soanen,<\/em> Lettres, <em>8 maggio 1738). Poich\u00e9 quando Dio viene \u00abspogliato della sua sovrana potenza sull&#8217;uomo\u00bb, che cosa rimane pi\u00f9 del cristiano? L&#8217;uomo allora \u00bbnon attende pi\u00f9 da Dio la decisione della sua sorte per l&#8217;eternit\u00e0, l&#8217;umilt\u00e0 \u00e8 annichilita&#8230; La speranza cambia di fondamento\u00bb (<\/em>Les H\u00e9xaples<em>). Non dobbiamo pi\u00f9 \u00abriporre la nostra fiducia essenzialmente in Dio, ma in noi stessi. La preghiera, l&#8217;azione di grazie, i sentimenti d&#8217;umilt\u00e0, in una parola tutto il culto interiore da noi dovuto a Dio, muta di aspetto. Cos\u00ec le sorti della piet\u00e0 \u00absi essiccheranno\u00bb e \u00abl&#8217;umilt\u00e0 cristiana si convertir\u00e0 in vana fiducia nelle nostre forze\u00bb. Divenuto signore assoluto della propria sorte eterna, e indipendente da Dio, l&#8217;uomo avr\u00e0 cessato di essere cristiano.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il molinismo \u00e8 \u00abveramente un nuovo Vangelo, una nuova fede, un nuovo sistema compiuto e coerente di religione\u00bb. Cos\u00ec \u00abvi sono ormai in seno alla Chiesa cattolica due corpi di dottrine e come due sistemi di religione, diametralmente opposti e assolutamente inconciliabili\u00bb. \u00c8, dicevamo, una lotta fra due Dii, l&#8217;antico e il nuovo, che non possono conciliarsi. Il Dio dei Gesuiti, pi\u00f9 accogliente e accessibile agli umani, finir\u00e0 per vincere; ma fino all&#8217;ultimo istante i giansenisti gli rifiuteranno obbedienza. Si vorrebbe far loro riconoscere che il nuovo Dio \u00e8 lo stesso che i cristiani hanno sempre adorato: non vorranno ammetterlo. Il loro Dio era il Signore onnipotente di un universo che governava da signore; il nuovo dio lascia regnare l&#8217;uomo al posto suo, e questi \u00e8 signore in tutto quanto concerne la sua salvezza.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Ci si pu\u00f2 domandare, se l&#8217;analisi del Groethuysen \u00e8 corretta &#8211; e noi pensiamo che, sostanzialmente lo sia &#8211; quale sia stato lo scotto pagato dal cristianesimo per la sopravvivenza della sua egemonia, ossia per l&#8217;assimilazione, al proprio universo spirituale, della nuova classe borghese. A noi sembra che la posta in gioco fosse molto pi\u00f9 alta di quello che, all&#8217;epoca, potesse parere ai principali strateghi di quel disegno egemonico, ossia ai Gesuiti. Senza rendersene conto, infatti, essi aprirono la strada a una nuova versione, aggiornata e corretta, dell&#8217;eresia pelagiana: ossia all&#8217;idea che gli uomini possono salvarsi con le proprie forze, perch\u00e9 le conseguenze del peccato di Adamo ed Eva non hanno coinvolto la natura umana nella sua essenza, n\u00e9 hanno compromesso irrimediabilmente la sua facolt\u00e0 di scegliere il bene.<\/p>\n<p>Intendiamoci, n\u00e9 i Gesuiti n\u00e9 altri si sono mai spinti ad affermare nulla del genere; pure, il compromesso da essi realizzato fra la concezione tradizionale del cristianesimo e le nuove esigenze della classe borghese fin\u00ec per condurli, inesorabilmente, lungo quella strada. N\u00e9 avrebbe potuto essere altrimenti, una volta riconosciuto che la borghesia non poteva e non doveva rinunciare ai <em>propri<\/em> valori caratteristici, indispensabili per puntellare l&#8217;ordine costituito, Chiesa compresa. Infatti, i valori caratteristici della borghesia erano, e sono, la laboriosit\u00e0, la parsimonia, la sobriet\u00e0, la fiducia in s\u00e9, l&#8217;intraprendenza negli affari, la disponibilit\u00e0 al cambiamento; infine (per usare un termine oggi assai di moda) la &quot;mobilit\u00e0&quot;, ossia la capacit\u00e0 di ricominciare daccapo, in qualunque luogo e circostanza, la lotta per la propria affermazione sociale.<\/p>\n<p>Si tratta dei tipici valori del <em>self-made-man<\/em>; dei valori esaltati da Daniel De Foe nel suo celebre <em>Robinson Crusoe.<\/em> L&#8217;uomo che si fa da s\u00e9, cio\u00e8 il borghese, \u00e8, per definizione, l&#8217;uomo spiritualmente autosufficiente; l&#8217;uomo che si fa norma a se stesso; l&#8217;uomo che trova in s\u00e9 stesso le risorse per conquistare quel &quot;posto al sole&quot; che ritiene gli spetti, in virt\u00f9 delle sue capacit\u00e0 d&#8217;intelligenza, lavoro e creativit\u00e0. Di pi\u00f9: egli \u00e8 l&#8217;uomo che sottomette la natura, che piega il mondo ai propri disegni di autoaffermazione; che non accetta la realt\u00e0 cos\u00ec com&#8217;\u00e8, ma vuole modificarla e riadattarla alle proprie esigenze di produzione e di profitto.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo religioso, nel senso cristiano del termine, si era delineato, invece, sulla base di valori completamente diversi: la coscienza della propria fragilit\u00e0; la fiducia incondizionata in Dio; il perseguimento di un ordine morale che pu\u00f2 non coincidere con la propria realizzazione sociale e con la propria felicit\u00e0 individuale; lo spirito di sacrificio in un&#8217;ottica trascendente; la risposta ad una chiamata che mira non alla realizzazione di ambizioni individuali, ma all&#8217;instaurazione di una <em>Civitas<\/em> terrena che \u00e8 solo provvisoria e destinata a scomparire. L&#8217;uomo cristiano \u00e8, pertanto, l&#8217;uomo che si considera un perenne pellegrino, un <em>homo viator<\/em>, che non pensa affatto a plasmare il mondo, ma a sbarazzarsi di quanto \u00e8 superfluo per conquistare la perfezione spirituale. Non c&#8217;\u00e8 alcuna ragione per voler sottomettere la natura o per ergersi a suo dominatore, poich\u00e9 essa \u00e8 l&#8217;espressione di una suprema armonia voluta dal Creatore e della quale noi pure siamo chiamati a partecipare, senza insuperbire per il posto privilegiato che ci \u00e8 stato assegnato in essa.<\/p>\n<p>Insomma, alla base della filosofia cristiana sta il senso di una inadeguatezza strutturale dell&#8217;uomo, che solo in Dio trova il suo necessario completamento e la propria autentica realizzazione; mentre alla base della filosofia borghese sta l&#8217;orgogliosa consapevolezza della capacit\u00e0 di instaurare un <em>regnunm hominis<\/em> che, pur concedendo ancora l&#8217;omaggio formale a una trascendenza eticamente intesa, in effetti avoca a s\u00e9 tutta la sfera dell&#8217;immanenza, sulla quale si riserva di agire in base a norme e obiettivi che non conoscono altra legge se non quella dell&#8217;utile, dell&#8217;efficace, del conveniente.<\/p>\n<p>C&#8217;era, per\u00f2 &#8211; osserva Groethuysen, ancora una difficolt\u00e0 da superare, prima di poter assistere al trionfo dello spirito borghese, e sia pure in un&#8217;ottica di ossequio formale verso la religione: il timore della morte. Per lo storico olandese, il timore della morte era stato, per secoli, lo strumento principale di cui la Chiesa si era servita per affermare la propria egemonia spirituale nella societ\u00e0 europea. Ora, questa idea contrastava irrimediabilmente con il senso baldanzoso di fiducia in s\u00e9, di forza e quasi di onnipotenza, che contraddistingue lo spirito borghese, e ci\u00f2 specialmente al tempo in cui la borghesia era una classe giovane e piena di fervore.<\/p>\n<p>Egli ha descritto tale aspetto della trasformazione culturale del Sei e Settecento in alcune pagine particolarmente acute e brillanti della sua opera, delle quali riportiamo qui qualche rapido stralcio (<em>Op. cit.<\/em>, pp. 90-92):<\/p>\n<p><em>&quot;\u00abNulla assicura e prova meglio la sovranit\u00e0 di Dio e il suo dominio s di noi come la morte\u00bb. La vita si afferma e vuole espandersi, la creatura si eleva e cresce; ma nulla pu\u00f2 resistere alla morte. \u00abEssa spezza, schiaccia, distrugge, annienta ogni cosa: grandezza., potenza, elevazione, re, imperatori,, sovrani, grandi e piccoli della terra, nessuno pu\u00f2 difendersene\u00bb. \u00abMio Dio! Adoro il braccio sovrano che tutto distrugge d&#8217;un solo colpo\u00bb (Bossuet).<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La morte \u00e8 la sfida suprema che la Chiesa lancia al mondo il suo grido di guerra, il suo canto trionfale. Essa si sente forte, \u00e8 sicura della vittoria, perch\u00e9 ha dalla sua la morte, e la morte \u00e8 pi\u00f9 forte della vita.&quot;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Davanti a \u00abquesta presenza immutabile dell&#8217;eternit\u00e0 sempre ferma, sempre permanente, che cancella nell&#8217;infinit\u00e0 della sua durata tutte le differenze temporali\u00bb (Nicole), e che \u00e8 soltanto in Dio, o piuttosto \u00e8 Dio stesso, la creatura riconosce la vanit\u00e0 della vita. In \u00abquell&#8217;ultimo istante, nel quale tutt&#8217;il resto della nostra vita si dimostra illusine ed errore\u00bb (Bossuet), l&#8217;uomo sente la sua piccolezza nell&#8217;immensit\u00e0 del tempo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ma se la vita \u00e8 un&#8217;illusione, la morte non \u00e8 anch&#8217;essa tale: l&#8217;estrema illusione di uno spirito ancor mal desto, che si aggrappa alla vita? Dinanzi alla visone dell&#8217;eterno e dell&#8217;infinito, non ci avverr\u00e0 di arestarci e pensare alla morte senza vederci morire? Il cristiano non \u00e8 di questo avviso. Le visioni dell&#8217;eternit\u00e0 e dell&#8217;infinito non potranno essere un fine ultimo, fargli dimenticare il giorno in cui anche lui morr\u00e0, in cui si vedr\u00e0 nelle stesse condizioni in cui saremo, \u00abquando non avremo pi\u00f9 che un&#8217;ora o due a vivere e ci diremo: Fra due ore, il tempo per me non esister\u00e0\u00bb (Nicole). Egli si riprender\u00e0 dinanzi all&#8217;annientamento del suo essere, e mai si sentir\u00e0 maggiormente se stesso come quando tutto gli dir\u00e0 la sua piccolezza e il poco posto che occupa nel mondo manifester\u00e0 cos\u00ec una ultima volta, prima di scomparire, tutto l&#8217;interesse che ha per se stesso. Temer\u00e0 la morte e, pensando a quel che lo attende, sostituir\u00e0 agli spazi infiniti e alla visone sublime dell&#8217;eternit\u00e0 l&#8217;immagine del moribondo che non vuol morire, e trema dinanzi all&#8217;ignoto.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Bisogna che sia cos\u00ec, perch\u00e9 il cristiano, in un universo in cui tutto trapassa, sia sempre ricondotto a se medesimo; perch\u00e9, davanti all&#8217;annullamento di tutte le cose, non perda mai di vista la propria salvezza. Bisogna che abbia sempre presente la<\/em> sua <em>morte, la<\/em> sua <em>eternit\u00e0; che la visione della morte e dell&#8217;eternit\u00e0 non gli faccia mai dimenticare l&#8217;<\/em>io muoio<em>: che non perda mai di vista l&#8217;ora terribile in cui si sentir\u00e0 morire. Solo a questo modo sar\u00e0 cristiano.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Groethuysen, evidentemente, nel tema del &quot;trionfo della morte&quot;, che &#8211; in effetti &#8211; \u00e8 un trema centrale della spiritualit\u00e0 (e anche dell&#8217;arte figurativa) medioevale, scambia la forma per la sostanza. Perch\u00e9, nella visione cristiana, la centralit\u00e0 della morte non \u00e8 fine a se stessa e non ha affatto lo scopo di ribadire, paradossalmente, l&#8217;attaccamento alla vita; bens\u00ec costituisce un <em>memento<\/em> della vita vera, che attende ogni vivente dopo la soglia della morte.<\/p>\n<p>Inoltre, \u00e8 molto dubbio che l&#8217;avvento dello spirito borghese abbia emancipato l&#8217;umanit\u00e0 dal terrore della morte. \u00c8 vero anzi il contrario, perch\u00e9, respingendo la morte nel regno dell&#8217;indicibile &#8211; al punto che \u00e8 considerato addirittura sconveniente nominarla in una conversazione mondana &#8211; non ha fatto altro che accrescerne la nascosta carica distruttiva.<\/p>\n<p>Nella societ\u00e0 borghese, la morte \u00e8 la grande assente: si parla di tutto, tranne che della morte. Si esita perfino a dire che una certa persona \u00e8 morta e si preferisce usare espressioni edulcorate come &quot;scomparsa&quot;, &quot;mancata&quot; e simili. Werner Fuchs ha scritto un&#8217;opera esemplare al riguardo: <em>Le immagini della morte nella societ\u00e0 contemporanea,<\/em> dalla quale emerge tutta la segreta angoscia con cui si vive, nel mondo moderno, l&#8217;evento della morte, inesprimibile e perennemente rimosso: a cominciare dal fatto che essa \u00e8 divenuta invisibile, perch\u00e9 il morituro viene tempestivamente separato dalle cose e dalle persone care, e condotto a spegnersi, solo, in una anonima stanza d&#8217;ospedale.<\/p>\n<p>Due osservazioni conclusive vorremmo formulare, giunti a questo punto.<\/p>\n<p>La prima \u00e8 che lo spirito borghese, a uno sguardo superficiale, pu\u00f2 apparire come la quintessenza dell&#8217;ottimismo antropologico, per via della sua fiducia dichiarata nelle forze e risorse umane; mentre lo spirito cristiano pu\u00f2 apparire come la quintessenza del pessimismo antropologico, nel senso che vede l&#8217;umanit\u00e0, agostinianamente, come una &quot;massa dannata&quot; che nulla pu\u00f2 fare per la propria salvezza, se non rimettersi interamente alla misericordia divina.<\/p>\n<p>Ma si tratta, appunto, di un&#8217;impressione superficiale. Non appena si spinge lo sguardo un po&#8217; in profondit\u00e0, ci si rende conto che lo spirito borghese, per la sua adorazione di ci\u00f2 che \u00e8 transitorio e, in particolare, di ci\u00f2 che ha un valore economico, \u00e8 non solo, nella sua essenza, nichilista, ma anche, nel senso di Eric Fromm, necrofilo: non ama la vita, ma la sua contraffazione. Viceversa lo spirito cristiano \u00e8, nella sua essenza, umanistico e biofilo: umanistico, perch\u00e9 tende a sfrondare la dimensione umana di tutto ci\u00f2 che non le appartiene, restituendola alla sua purezza originaria; biofilo perch\u00e9, ponendo il valore della <em>persona<\/em> infinitamente al di sopra di quello delle cose, ribadisce il primato della dimensione dell&#8217;essere su quella dell&#8217;avere.<\/p>\n<p>Di conseguenza, sbaglierebbe di grosso chi affermasse che l&#8217;avvento della borghesia ha comportato l&#8217;affermazione di una visione pi\u00f9 ottimistica e pi\u00f9 umanistica, liberando la societ\u00e0 dal peso di un pessimismo di origine metafisica. Il passaggio alla modernit\u00e0 segna, al contrario, l&#8217;avvento di un orizzonte spirituale sostanzialmente utilitaristico e materialistico, che, storicamente, \u00e8 culminato nella minaccia di olocausto nucleare, sotto la quale tuttora viviamo.<\/p>\n<p>La seconda riflessione \u00e8 che ci si pu\u00f2 chiedere fino a che punto lo spirito cristiano sia riuscito ad assimilare lo spirito borghese, e sino a che punto non si sia verificato esattamente il fenomeno opposto. Ce lo eravamo gi\u00e0 domandato, in un saggio dedicato al tramonto del paganesimo (cfr. Francesco Lamendola, <em>La battaglia del Frigido e la fine del paganesimo<\/em>), a proposito del rapporto reciproco fra platonismo e cristianesimo: \u00e8 stato il cristianesimo a platonizzarsi, o il platonismo a cristianizzarsi? E ce lo domandiamo anche adesso: \u00e8 stato il cristianesimo che si \u00e8 imborghesito, o la borghesia che si \u00e8 cristianizzata?<\/p>\n<p>Sono domande difficili, che non ammettono una risposta univoca.<\/p>\n<p>Probabilmente sono accadute entrambe le cose.<\/p>\n<p>Sicch\u00e9, a partire dalle due grandi rivoluzioni della borghesia &#8211; quella culturale, la cosiddetta rivoluzione &quot;scientifica&quot;, e quella tecnico-produttiva, ossia la rivoluzione industriale &#8211; la civilt\u00e0 occidentale \u00e8 venuta via via elaborando una <em>Weltanschauung<\/em> mista, che ha in s\u00e9 tanto elementi di quella cristiana, come di quella borghese, mescolati in diversa proporzione, a seconda dei tempi e dei luoghi.<\/p>\n<p>Laddove \u00e8 chiaro, per noi, che l&#8217;elemento duraturo, perch\u00e9 umanistico e trascendente, \u00e8 quello propriamente cristiano, centrato sulla fratellanza, sull&#8217;amore universale e sulla realizzazione della <em>Civitas Dei<\/em>; mentre l&#8217;elemento transitorio, perch\u00e9 brutalmente immanentistico e anti-umanistico, \u00e8 quello propriamente borghese, centrato sulla concorrenza, sul possesso, sul <em>bellum omnium contra omnes.<\/em><\/p>\n<p>Staremo dunque a vedere quale dei due elementi finir\u00e0 per prevalere, determinando l&#8217;ulteriore evoluzione spirituale della nostra civilt\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;apparizione della borghesia, all&#8217;inizio della et\u00e0 moderna, \u00e8 stata definita come il &quot;grande scandalo&quot; contro i decreti della Provvidenza, che per secoli aveva approvato la divisione<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[107,117,158],"class_list":["post-28322","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-cattolicesimo","tag-dio","tag-gesuiti"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28322","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28322"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28322\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28322"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28322"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28322"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}