{"id":28321,"date":"2015-10-05T12:29:00","date_gmt":"2015-10-05T12:29:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/10\/05\/la-religione-dei-babilonesi-quasi-una-monolatria-intrisa-di-paura-e-angoscia-esistenziale\/"},"modified":"2015-10-05T12:29:00","modified_gmt":"2015-10-05T12:29:00","slug":"la-religione-dei-babilonesi-quasi-una-monolatria-intrisa-di-paura-e-angoscia-esistenziale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/10\/05\/la-religione-dei-babilonesi-quasi-una-monolatria-intrisa-di-paura-e-angoscia-esistenziale\/","title":{"rendered":"La religione dei Babilonesi: quasi una monolatria intrisa di paura e angoscia esistenziale"},"content":{"rendered":"<p>La religione dell&#8217;antico Impero babilonese offre un buon esempio di quella che si pu\u00f2 definire una religione fondata sulla paura, sull&#8217;angoscia e sulla disperazione dell&#8217;uomo; una religione che tende verso l&#8217;idea del dio unico, ma non \u00e8 ancora di tipo monoteista, perch\u00e9 non afferma l&#8217;esistenza di un solo Dio, ad esclusione di tutti gli alti, bens\u00ec adora un Dio particolare che regna in Cielo, accanto ad un certo numero di altre divinit\u00e0 (monolatria). Nei salmi penitenziali babilonesi accade sovente che l&#8217;esaltazione di un singolo dio sia cos\u00ec intensa ed esclusiva, da negare ogni importanza &#8212; ma non gi\u00e0 la loro esistenza &#8211; delle altre divinit\u00e0<\/p>\n<p>Questo tipo di religiosit\u00e0 sembrerebbe pi\u00f9 evoluta rispetto al politeismo classico, magari teriomorfo (com&#8217;era quello degli antichi Egiziani: venerazione degli d\u00e9i in sembianze d&#8217;animali), anche perch\u00e9 costituisce, senza dubbio, un passo avanti nella direzione del monoteismo vero e proprio. Per chiarire il concetto, diremo che sia il faraone Ekhnaton, alias Amenophis IV, nella sua straordinaria riforma religiosa, con la quale, durante la XVIII dinastia, tent\u00f2 d&#8217;imporre il culto di Aton, simboleggiato dal disco solare, sopra il vecchio Pantheon, capeggiato dal dio Amon o Amun; sia il popolo ebreo nella fase precedente l&#8217;affermazione del giudaismo maturo, rigidamente monoteista, ossia quando aveva raggiunto le sue nuove sedi in Palestina e doveva ancora vedersela con Cananei, Filistei dovuto, mentre concentravano tutto il loro sentimento devozionale nei confronti, rispettivamente, di Aton e di Yahw\u00e9 (e c&#8217;\u00e8 stato, come \u00e8 abbastanza noto, anche chi ha visto una relazione storica tra i due eventi, la riforma di Ekhnaton e l&#8217;affermazione della religione mosaica in Palestina, tanto pi\u00f9 che dovettero aver luogo in un arco di tempo compatibile, intorno al XIV secolo avanti Cristo il primo, e verso il XVI secolo il secondo).<\/p>\n<p>Se qualcuno pensasse che l&#8217;evoluzione di una religione dal politeismo verso il monoteismo deve rappresentare anche una sorta di raffinamento e di approfondimento spirituale e morale, accostandosi alla religione degli antichi Babilonesi non pu\u00f2 non rimane sorpreso e sconcertato nel constatare che costoro vivevano, invece, sotto una cappa di cupo timore, poich\u00e9 non riuscivano a scorgere quasi nessun tratto benevolo nel Signore del Cielo, il quale incuteva loro, piuttosto, sentimenti di paura e sgomento, essendo solito manifestarsi soprattutto nelle sue funzioni di distruttore e devastatore, sicch\u00e9 i fedeli non osavano sperare nulla di buono da lui e cercavano in ogni modo di ingraziarselo, celebrandone le lodi nella forma pi\u00f9 solenne e altisonante possibile, come attestano le preghiere che la polvere dei secoli ci ha permesso di decifrare. Per trovare altrettanto pessimismo e altrettanto scoraggiamento, confinante con una sorta di tetra rassegnazione, bisogna traversare l&#8217;Oceano Atlantico e accostarsi alle religioni di alcuni famosi popoli dell&#8217;America precolombiana, dagli Aztechi ai Maya, che cercavano di ingraziarsi gli d\u00e9i con autentiche ecatombi di esseri umani; quanto ai Quechua e agli popoli dell&#8217;Impero incaico, \u00e8 ormai assodato che essi vivevano nel terrore di un evento disastroso predetto dai loro sacerdoti-astronomi, i quali lo avevano letto nelle stelle, e che tale circostanza ebbe un peso non lieve nello sconsolato fatalismo con cui un grande Stato, popolato da milioni di sudditi, si consegn\u00f2 in potere di poche centinaia di <em>conquistadores<\/em> spagnoli, audaci e aggressivi, ma non certo invincibili.<\/p>\n<p>Scrive l&#8217;archeologo e orientalista Paolo Matthiae a questo proposito (in: \u00abLa preistoria e gli antichi imperi\u00bb. Novara, De Agostini, 2012, pp.332-4):<\/p>\n<p>\u00abLa penetrazione violenta e l&#8217;infiltrazione pacifica dei Semiti occidentali, che in momenti diversi e con vicende alterne si verificarono sullo scorcio del III millennio, perdurando per qualche tempo anche quando genti della stessa stirpe controllavano politicamente la Mesopotamia meridionale, non provocarono sovvertimenti tali che la tradizione religiosa ne risultasse profondamente alterata. Al contrario, gli sviluppi che si introdussero nelle concezioni religiose appaiono piuttosto, come fenomeno generale, il prodotto di un processo interno che non la conseguenza di un apporto esterno, se si fa eccezione per l&#8217;emergere di qualche figura divina e degli orientamenti devozionali a esse connessi.<\/p>\n<p>La religiosit\u00e0 nel periodo paleo babilonese \u00e8 fortemente pervasa dall&#8217;angoscia che infonde il dio, concepito sempre come forza tremenda, che incute il terrore e che si adora pi\u00f9 per placarne l&#8217;aspetto terribile e per conciliarsene lo sconfinato potere che per una profonda e sentita religiosit\u00e0. Connessa a questo aspetto prevalente \u00e8, sempre pi\u00f9 viva, la tendenza ad attribuire ad ogni divinit\u00e0, al di l\u00e0 dei caratteri propri di ciascuna, attribuiti e qualit\u00e0 assolute di preminenza rispetto agli altri d\u00e8i, in maniera tale che gli inni e le preghiere rivolte a un dio possono apparire in contrasto con analoghi documenti conservati per altri dei. Caratteristico in questo senso \u00e8 l&#8217;inizio di una preghiera di pi\u00f9 tarda data, nella quale il fedele implora per s\u00e9 salute, giustizia e perdono dei propri peccati e in cui \u00e8 invocato il dio lunare semitico Sin, esaltato come equivalente di Anu, il capo del pantheon, e di Enlil, il dio titolare del grande tempio Ekur di Nippur.<\/p>\n<p>&quot;O Sin, o fiaccola magnifica.. \/ Sin, che sempre riappari di nuovo, che rischiari le tenebre, \/ che crei luce per gli uomini&#8230; \/ Sugli uomini dalle teste nere \u00e8 diffuso lo splendore dei tuoi raggi; \/ chiaro \u00e8 il tuo sorgere nel cielo&#8230;; \/ brillante \u00e8 la tua torcia come fuoco; \/ il tuo chiarore riempie l&#8217;ampia terra, gli uomini sono fieri, al vederti si fanno animo. \/ O Anu del cielo, i cui disegni nessuno pu\u00f2 conoscere, \/ travolgente \u00e8 il tuo splendore come quello del tuo primogenito Shamash; \/ si inchinano davanti a te i grandi dei; a te sono presentate le decisioni della terra; \/ quando i grandi dei ti domandano, tu dai loro il consiglio; \/ essi siedono in assemblea, tu dai loro il consiglio; \/ essi siedono in assemblea e discutono ai tuoi piedi. \/ O Sin, o magnifico signore dell&#8217;Ekur, quando essi ti interrogano, tu dai l&#8217;oracolo degli dei&#8230;&quot;<\/p>\n<p>Si \u00e8 detto che questa tendenza della religiosit\u00e0 babilonese \u00e8 sostanzialmente una via alla monolatria, ma \u00e8 certo che si ricollega, da un lato, alla maniera tipica di concepire la divinit\u00e0 come potente e terribile, ma lontana, e dall&#8217;altro, all&#8217;esigenza di superare questa lontananza esaltando il dio di cui si \u00e8 pi\u00f9 devoti. Da questa stessa necessit\u00e0 discende la presenza degli dei personali, che hanno, si pu\u00f2 dire, la funzione di avvicinare il divino all&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Dove pi\u00f9 sicuramente pu\u00f2 riconoscersi l&#8217;opera, se non dei Semiti occidentali, almeno dei teologi del periodo paleo babilonese \u00e8 in una pi\u00f9 accentuata tendenza alla rappresentazione simbolica delle divinit\u00e0. Tale tendenza \u00e8 largamente documentata nella glittica contemporanea con il reimpiego di elementi figurativi gi\u00e0 diffusi nel periodo akkadico e poi trascurati dalla cultura artistica neosumera, pur senza rinunciare all&#8217;antropomorfismo fisico e spirituale secondo cui si articolava la concezione della divinit\u00e0 palo babilonese.<\/p>\n<p>Un&#8217;interessante testimonianza scritta di una caratterizzazione simbolica del divino tipica dell&#8217;et\u00e0 paleo babilonese &#8212; quella che identifica astri e costellazioni con divinit\u00e0 &#8212; \u00e8 fornita da una preghiera composta in occasione di un atto di divinazione da compiere nella notte, in cui gli dei, designati convenzionalmente come &quot;principi&quot;, sono invocati sotto il nome di costellazioni. Il testo che si riproduce \u00e8 appunto d&#8217;et\u00e0 paleo babilonese.<\/p>\n<p>&quot;I principi riposano; \/ i chiavistelli sono serrati; le offerte sono preparate; \/ la gente, prima rumoreggiante, \u00e8 ora quieta; \/ le porte, prima aperte, sono ora sprangate. \/ Gli dei della terra, le dee della terra, \/ Shamash, Sin, Adad, e Isthar, \/ si sono recati a dormire in cielo; \/ essi non pronunciano giudizi; \/ non prendono alcuna decisione. \/ Velata \u00e8 la notte; \/ il palazzo e i luoghi pi\u00f9 santi sono quieti e oscuri. \/ Colui che \u00e8 in cammino invoca il so dio; \/ colui che ha una questione legale indugia nel sonno. \/ Il giudice di verit\u00e0, il padre dell&#8217;orfano \/ Shamash, si \u00e8 ritirato nella sua santa camera. \/ I grandi dei della notte, \/ lo splendente Gibil, il guerriero Irra, \/ l&#8217;Arco e il Giogo, \/ le Pleiadi, Orione e il Drago, \/ il Carro, il Capro e il Bisonte \/ siano presenti; \/ attuino la divinazione cui io sto attendendo; \/ nell&#8217;agnello che io offro \/ pongano per me la verit\u00e0&quot;.\u00bb<\/p>\n<p>Il dio Sin, dunque, era una delle divinit\u00e0 babilonesi adorate &quot;in esclusiva&quot; da un certo numero di seguaci (Sin era la forma accadica; Nanna, quella sumerica). Egli era il dio della Luna, protettore del ciclo lunare e degli elementi ad esso collegati; era venerato da un&#8217;epoca antichissima e possedeva numerosi templi, ma i due principali si trovavano a Ur di Caldea (bassa Mesopotamia, presso l&#8217;antica foce del Tigri e dell&#8217;Eufrate nel Golfo Persico, oggi molto avanzata a causa dei depositi alluvionali) ed a Carre (corrispondente all&#8217;odierna Harran, in Turchia, e situata perci\u00f2 nella Mesopotamia settentrionale). Il suo culto, a un dato momento, dovette uscire dall&#8217;ambito locale e raggiungere l&#8217;antica Roma durante la bassa epoca imperiale, se \u00e8 vero che Caracalla si stava dirigendo proprio a Carrhae, per venerare Lunus, allorch\u00e9 cadde ucciso da un ufficiale della guardia, l&#8217;8 aprile del 217; voleva forse strappare la benevolenza del dio babilonese nel momento in cui si accingeva a sferrare una seconda campagna di guerra contro i Parti. I Romani, del resto, possedevano, nel loro Pantheon originario, una divinit\u00e0 lunare femminile, Luna; la quale, insieme ad Ecate e Persefone, era conosciuta e adorata sotto forma di Diva Triforme.<\/p>\n<p>La voluminosa raccolta di biografie degli imperatori romani nota con il titolo di \u00abHistoria Augusta\u00bb, alla quale siamo debitori di questa precisa informazione, ci dice anche che il dio Sin, a Carre, veniva adorato sotto due specie, maschile e femminile; e che, mentre nel primo caso il fedele acquisiva la piena padronanza di s\u00e9, nel secondo egli &#8212; se di sesso maschile &#8211; era destinato a cadere sotto il dominio delle donne. Questo, beninteso, se \u00e8 realmente corretto identificare Lunus, di cui parla Elio Sparziano, l&#8217;autore della biografia di Caracalla contenuta nella \u00abStoria Augusta\u00bb, che narra la tragica fine dell&#8217;imperatore, con il dio babilonese Sin, cos\u00ec come sono propensi a fare la maggior parte degli studiosi; e non gi\u00e0 con il dio frigio Men, il cui culto era diffuso nell&#8217;area mediorientale, specialmente nella sezione occidentale dell&#8217;Asia Minore. Del resto, va pure aggiunto che parecchi studiosi sono inclini a pensare che il culto di Men non sia l&#8217;espressione di una divinit\u00e0 locale della Frigia, ma che sia giunto in Anatolia proveniente dalla Mesopotamia, e che sia, semplicemente, una derivazione o deformazione dell&#8217;originario culto di Sin.<\/p>\n<p>Il culto di Sin, come si desume dagli inni e dalle preghiere composti in suo onore, e ritrovati nel corso di svariate campagne archeologiche, esaltava la sua dimensione luminosa e notturna, la sua terribile potenza, la sua maest\u00e0 celeste; invano, tuttavia, si cercherebbero in quei testi delle parole di affetto, di confidenza, di autentico amore: quel che appare evidente \u00e8 il forte sentimento di ansia dei fedeli, che essi cercavano di placare levando fino alle stelle le lodi del dio Sin e facendone risaltare la solitaria grandezza, presentata come priva di concorrenti. Una religione della paura, appunto, caratterizzata da un senso di angoscia e insicurezza permanenti; una religione dalla quale l&#8217;uomo non si aspetta propriamente di ricevere del bene, in senso positivo, ma, piuttosto, di non subire del male, e, tutt&#8217;al pi\u00f9, di essere protetto contro le offese.<\/p>\n<p>Ora, se \u00e8 vero che molte religioni semitiche, e non solo semitiche (abbiamo accennato a quelle precolombiane d&#8217;America), erano caratterizzate da un grado analogo di timore e di angoscia, bisogna pur trarne qualche deduzione circa l&#8217;orizzonte esistenziale di quei popoli e circa la loro tonalit\u00e0 affettiva, se cos\u00ec possiamo dire; per concludere che essi dovevano vivere in uno stato di forte tensione, oscillante fra gli estremi della depressione e dell&#8217;ansia cronicizzata, sentendosi sempre in pericolo di incorrere in qualche mancanza, in qualche colpa, e di attirarsi l&#8217;ira di questa o quella divinit\u00e0, le quali, adorate in maniera esclusivistica, non che offrire un maggior grado di sicurezza e di rasserenamento, minacciavano di perseguitare il malcapitato con un accanimento tutto particolare.<\/p>\n<p>Distanti erano gli d\u00e8i dal mondo dell&#8217;uomo, dalla sua dimensione terrena: essi regnavano in cielo e, superbi, esigevano timore reverenziale e sottomissione assoluta; come fossero stati dei collerici e impietosi sovrani, erano sempre pronti a punire ogni infrazione o anche delle semplici forme di negligenza; nessuna giustificazione veniva da essi accolta: incorrere nel loro corruccio equivaleva a una sentenza di condanna senza appello. Oppresso dalla loro terribile potenza, l&#8217;uomo tremava&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La religione dell&#8217;antico Impero babilonese offre un buon esempio di quella che si pu\u00f2 definire una religione fondata sulla paura, sull&#8217;angoscia e sulla disperazione dell&#8217;uomo; una<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30183,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[63],"tags":[92],"class_list":["post-28321","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-antica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-antica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28321","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28321"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28321\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30183"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28321"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28321"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28321"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}