{"id":28320,"date":"2017-06-20T06:50:00","date_gmt":"2017-06-20T06:50:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/06\/20\/il-relativismo-teologico-ultima-tappa-nellautodistruzione-del-cristianesimo\/"},"modified":"2017-06-20T06:50:00","modified_gmt":"2017-06-20T06:50:00","slug":"il-relativismo-teologico-ultima-tappa-nellautodistruzione-del-cristianesimo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/06\/20\/il-relativismo-teologico-ultima-tappa-nellautodistruzione-del-cristianesimo\/","title":{"rendered":"Il relativismo teologico, ultima tappa nell\u2019autodistruzione del cristianesimo"},"content":{"rendered":"<p>La cultura moderna ha prodotto il relativismo, una &quot;scoperta&quot; di cui va particolarmente fiera, dato che lo considera la quintessenza della &quot;civilt\u00e0&quot; e il criterio per distinguere ci\u00f2 che \u00e8 civile da ci\u00f2 che \u00e8 incivile (chi crede in qualcosa di vero, per essa, \u00e8 un &quot;fondamentalista&quot;, cio\u00e8 un fanatico e un barbaro: specialmente se \u00e8 un europeo); il relativismo, a sua volta, ha prodotto l&#8217;autocensura e l&#8217;autodistruzione del pensiero; l&#8217;autocensura e l&#8217;autodistruzione del pensiero hanno generato, a loro volta, il disprezzo di s\u00e9, delle proprie radici, della propria identit\u00e0, e specialmente dei suoi fondamenti ultimi: filosofici, spirituali e religiosi.<\/p>\n<p>Il relativismo \u00e8 la tipica tendenza filosofica delle societ\u00e0 decadenti, mai sazie di giochi intellettuali e desiderose di trovare una passabile giustificazione al loro lassismo etico. Il relativismo \u00e8 comodo, sotto parecchi punti di vista: intellettuale, perch\u00e9 evita la fatica del pensare; morale, perch\u00e9 dispensa dal dovere di scegliere; perfino culturale, perch\u00e9 offre uno spazio e una illusione d&#8217;importanza anche agli intellettuali falliti, agli artisti mancati, agi scrittoi velleitari, ai filosofi scadenti, e cos\u00ec via. Una cultura la quale adotti, a maggioranza, un credo relativista (il che, peraltro, \u00e8 una contraddizione in termini: se c&#8217;\u00e8 il relativismo, vuol dire che quella societ\u00e0 non crede a niente), \u00e8 il terreno adatto perch\u00e9 vi prosperino ogni sorta di spostati, di parassiti e di maniaci, per giunta con l&#8217;ambizione di essere qualcuno e di avere una missione fondamentale da svolgere per il progresso e per la consapevolezza del genere umano. Se non esiste alcun criterio <em>assoluto<\/em> di oggettivit\u00e0, verit\u00e0, giustizia, bellezza e anche di bont\u00e0, allora c&#8217;\u00e8 posto per tutti, e specialmente per i peggiori. Chi, infatti, ricaver\u00e0 maggiori vantaggi dall&#8217;instaurarsi di un clima cos\u00ec innaturale, cos\u00ec malato, di quegli individui i quali, in condizioni normali, non avrebbero alcuna seria possibilit\u00e0 di affermarsi, n\u00e9 come artisti, n\u00e9 come pensatori, n\u00e9 come politici, n\u00e9 come professionisti, ma, semmai, solo e unicamente come avventurieri, imbroglioni e ciarlatani? A chi fa comodo il pensiero debole, se non ai filosofi di mezza tacca, o l&#8217;arte informale, se non agli artisti senza talento, o lo sviluppo a pagamento di una &quot;coscienza cosmica&quot;, se non a dei venali mercanti di fumo?<\/p>\n<p>Il relativismo, filosoficamente, si manifesta sotto due aspetti: o come storicismo, situazionismo, contestualismo, cio\u00e8 come la pretesa di ridurre ogni verit\u00e0 al contesto specifico di questa o quella cultura, a cominciare dal linguaggio, che muta continuamente, o come decostruzione, ossia come distruzione sistematica di ogni criterio di verit\u00e0, mostrando l&#8217;inadeguatezza, la fragilit\u00e0 e, magari, l&#8217;ipocrisia di ogni pretesa verit\u00e0: capofila della prima tendenza si pu\u00f2 considerare Wittgenstein, o anche il suo maestro Russell; della seconda, Nietzsche, e, in seconda battuta, Derrida. Insuperabili maestri del sospetto, abilissimi costruttori di cavilli, sofismi e ragionamenti capziosi, questi signori sono praticamente imbattibili sul terreno astratto delle chiacchiere; un po&#8217; meno, anzi, appaiono decisamente patetici, sul terreno della vita concreta. perch\u00e9 nella vita concreta non c&#8217;\u00e8 spazio per troppi sofismi. Essa \u00e8 fatta di scelte, anche minime, ma continue: qualsiasi persona ne fa decine ogni giorno, e ad ognuna di essere corrisponde &#8212; anche se costoro si farebbero amputare un braccio piuttosto che ammetterlo &#8211; dei ben precisi <em>giudizi di valore<\/em>. In pratica, si sceglie una cosa invece di un&#8217;altra, <em>perch\u00e9 la si ritiene migliore<\/em>, e quell&#8217;altra, peggiore: questa \u00e8 la nuda verit\u00e0 dei fatti. E non ci sono chiacchiere che possano modificare questo fatto, nudo e semplice.<\/p>\n<p>L&#8217;ultimo passo sulla via del totalitarismo relativista \u00e8 stato segnato dall&#8217;avvento del relativismo teologico. Da che mondo \u00e8 mondo, la teologia non va d&#8217;accordo col relativismo: non potrebbe, anche se lo volesse; ebbene, i teologi moderni, o piuttosto modernisti, hanno trovato il modo di sposare il relativismo nei suoi due aspetti, contestualismo e decostruttivismo, contemporaneamente. Il processo \u00e8 incominciato con la cosiddetta &quot;svolta antropologica&quot;: sostituendo il punto di vista umano, che \u00e8 relativo, a quello divino, che \u00e8 assoluto, si \u00e8 imboccata fatalmente la strada dell&#8217;auto-dissoluzione della teologia. La ragion d&#8217;essere della teologia \u00e8 la presunzione di verit\u00e0 &#8211; ma non di una verit\u00e0 qualsiasi, bens\u00ec della verit\u00e0 assoluta &#8211; riguardo a una ed una sola religione: se tutte le religioni sono &quot;vere&quot;, allora la teologia non ha pi\u00f9 ragion d&#8217;essere. La teologia non pu\u00f2 sostenere la verit\u00e0 del cristianesimo e, nello stesso tempo, sostenere che anche il giudaismo, l&#8217;islamismo, il buddismo, l&#8217;induismo, e magari l&#8217;ateismo, sono altrettanto veri, o che servono in egual modo a condurre fino alla verit\u00e0 (e alla salvezza). Questa sarebbe una follia: eppure, \u00e8 la strada che ha imboccato la teologia modernista. Ma perch\u00e9 la follia fosse completa, e non vi mancasse nulla, ha imboccato anche l&#8217;altra strada: quella del decostruttivismo. Quando il generale dei gesuiti, Sosa Abascal, afferma che noi non sappiamo cosa abbia realmente detto Ges\u00f9, perch\u00e9, al suo tempo, non esistevano i registratori, e questo dopo aver sostenuto che le cose dette da Ges\u00f9 devono essere debitamente contestualizzate e riportate a quella lingua, l&#8217;aramaico, a quel luogo, a quel momento storico, \u00e8 come se dicesse: <em>finora abbiamo scherzato, il cristianesimo, come lo conosciamo, \u00e8 solo un&#8217;invenzione degli evangelisti, per cui occorre ripartire da zero<\/em>. Insomma, per essere sicuro di azzerare la fede cristiana, prima contestualizza al massimo le parole di Ges\u00f9, per evitare che qualcuno le legga in senso assoluto e non relativo, poi dice che il loro senso ci sfugge comunque, perch\u00e9 forse non le hanno riportate fedelmente. Alla faccia della divina ispirazione della Scrittura e del fatto che, per un teologo, i <em>Vangeli<\/em> non sono quattro libri qualsiasi, scritti come si scrive un qualsiasi libro da un qualsiasi autore umano.<\/p>\n<p>A questo proposito, osservava Marcello Pera, filosofo della scienza ed ex Presidente del Senato italiano, nella sua <em>lectio magistrali<\/em>s<em>\u00a0<\/em>su\u00a0<em>Il relativismo, il cristianesimo e l&#8217;Occidente<\/em>,\u00a0tenuta il 12 maggio 2004 alla Pontificia Universit\u00e0 Lateranense (in: Marcello Pera, Joseph Ratzinger,\u00a0<em>Senza radici. Europa, relativismo, cristianesimo, islam<\/em>, Milano, Mondadori, 2004, pp. 24-27):<\/p>\n<p><em>&#8230; Da tempo il relativismo \u00e8 penetrato anche nella teologia cristiana, l&#8217;ultima roccaforte che esso non aveva ancora espugnato, sostituendovi tanto l&#8217;esclusivismo quanto l&#8217;inclusivismo. La conquista ha proceduto nel modo consueto. Si \u00e8 partiti dall&#8217;osservazione fenomenologica della pluralit\u00e0 dei credi e delle religioni, si \u00e8 proceduto con la comparazione, si \u00e8 disperato nel metacriterio, si \u00e8 finito con la messa in questione dei credi fondamentali (\u00e8 l&#8217;ultimo stadio, quello della reinterpretazione o decostruzione dei fatti).<\/em><\/p>\n<p><em>Il percorso del teologo Paul Knitter \u00e8 tipico. &quot;Il presupposto fondamentale del pluralismo unitivo&quot; egli ha scritto &quot;\u00e8 che tutte le religioni sono o possono essere ugualmente valide. Ci\u00f2 significa che i loro fondatori, i personaggi religiosi che stanno dietro ad esse, sono o possono essere ugualmente validi. Ma ci\u00f2 potrebbe dischiudere la possibilit\u00e0 che Ges\u00f9 Cristo sia &#8216;uno tra i tanti&#8217; nel mondo dei salvatori e dei liberatori. E il cristiano non pu\u00f2 semplicemente riconoscere una cosa del genere, o lo pu\u00f2?&quot; (P. Knitter, &quot;Nessun altro nome?&quot;, Brescia, Queriniana, 1991, p. 44).<\/em><\/p>\n<p><em>Per quanto inaudito da parte cristiana, secondo Knitter, LO PU\u00d2. \u00c8 cos\u00ec che teologi come lui,John Hick e parecchi altri hanno cercato di rivedere i punti fondamentali &#8211; e, appunto, universali &#8211; della cristologia tradizionale. &quot;Ego sum via, veritas et vita&quot;; &quot;extra Verbum nulla salus&quot;, &quot;Ges\u00f9 \u00e8 l&#8217;unigenito Figlio di Dio&quot;, &quot;Non c&#8217;\u00e8 altro nome nel quale possiamo essere salvati&quot;: queste e altre affermazioni del Vangelo, secondo i teologi relativisti, dovrebbero essere rivedute o intese diversamente. Come? Contestualizzandole o decostruendole.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Gli autori del Nuovo Testamento&quot; ha scritto Knitter &quot;quando parlano di Ges\u00f9 non usano il linguaggio dei filosofi analitici ma quello di credenti entusiastici, non il linguaggio degli scienziati ma quello di chi ama&quot;. E se colui che ama dice: &quot;Ges\u00f9 \u00e8 l&#8217;unico amore&quot;, ci\u00f2 va inteso, sostiene ancora Knitter, nel senso che un marito usa nei confronti di sua moglie (o viceversa): &quot;Sei la donna pi\u00f9 bella del mondo, sei l&#8217;unica donna per me&quot; (Ibid., pp. 155-156). Insomma, dire: &quot;Ges\u00f9, ti amo&quot; sarebbe n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno come dire: &quot;Cara, ti voglio bene&quot;. Naturalmente, i competenti, cio\u00e8 i filosofi analitici e gli scienziati, non possono usare un linguaggio cos\u00ec terra terra, e neppure in camera da letto si lascerebbero andare a tali confidenze linguistiche. Essi devono parlare in modo pi\u00f9 educato e corretto. E siccome sono relativisti, questi competenti altro non possono fare sede non parlare relativisticamente e relativizzare anche Ges\u00f9.<\/em><\/p>\n<p><em>ma perch\u00e9 il povero credente incolto dovrebbe convertirsi a questa &quot;neolingua&quot; dei competenti filosofi analitici? la ragione &#8211; come ha scritto ancora il cardinale Ratzinger &#8211; sta nel fatto che &quot;il ritenere che vi sia realmente una verit\u00e0, una verit\u00e0 vincolante e valida nella storia stessa, nella figura di Ges\u00f9 Cristo e della fede della Chiesa, viene qualificato come fondamentalismo (J. Ratzinger, &quot;Fede, verit\u00e0, tolleranza&quot;, Siena, Cantagalli, 2003, p. 124). E poich\u00e9 il fondamentalismo \u00e8 oggi un nuovo peccato capitale, meglio votarsi al relativismo, tanto pi\u00f9 che &#8211; ha scritto ancora il cardinale Ratzinger &#8211; &quot;il relativismo appare come il fondamento della democrazia&quot; (Ibid., p. 121).\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Questa dunque \u00e8 la risposta che all&#8217;incolto credente d\u00e0 il teologo competente: un suggerimento ad autocensurarsi. Il credente in Cristo non pu\u00f2 dire che Cristo sia\u00a0LA \u00a0Verit\u00e0, perch\u00e9 ci\u00f2 sarebbe dogmatico e antistorico. N\u00e9 pu\u00f2 dire che Cristo sia\u00a0L&#8217;UNICA\u00a0verit\u00e0, perch\u00e9 ci\u00f2 sarebbe fondamentalismo.<\/em><\/p>\n<p><em>Il cardinale Ratzinger nega valore a questa tesi e anch&#8217;io trova che sia contraddittoria, falsa e controproducente per il cristiano. Contraddittoria: se con il relativismo si sostiene che non esistono fondamenti, allora neppure il relativismo pu\u00f2 essere il fondamento della democrazia. Falsa: la democrazia presuppone a proprio fondamento i valori della persona, della dignit\u00e0, dell&#8217;uguaglianza, del rispetto; togliete valore a questi fondamenti e avrete tolto la democrazia. E controproducente: se, relativisticamente, una verit\u00e0 equivale all&#8217;altra, a che scopo il dialogo? E se, nella fede, non esiste la Verit\u00e0, come ci si pu\u00f2 salvare?<\/em><\/p>\n<p><em>In realt\u00e0, io credo, parlare di un cristiano relativista \u00e8 un ossimoro, che anzich\u00e9 al dialogo porta all&#8217;apostasia. E il punto contro cui anche questo relativismo cozza \u00e8 lo stesso contro cui cozzano tutti i relativismo: un FATTO, pi\u00f9 precisamente, come lo ha chiamato monsignor Angelo Scola, il &quot;fatto cristiano&quot;, il quale consiste &quot;nella decisione della Verit\u00e0 trascendente&quot; &#8211; il &quot;Deus Trinitas&quot; &#8211; di comunicarsi in forma gratuita, vivente e personale all&#8217;uomo&quot; (A. Scola, &quot;Cristianesimo e religioni nel futuro dell&#8217;Europa&quot;, in &quot;L&#8217;identit\u00e0 dell&#8217;Europa e le sue radici&quot;, Edizioni del Senato, Soveria Mannelli, Rubbettino, 202, p. 39).<\/em><\/p>\n<p><em>Per il credente, Cristo \u00e8 Rivelazione, \u00e8 Verit\u00e0, \u00e8 il Verbo che si \u00e8 fatto carne, individuo, persona. E per la fede, quando c&#8217;\u00e8, tanto del povero cristiano che la professa e si esprime alla sua maniera, quanto del colto filosofo o scienziato che la analizza e la dice in altra maniera, la Rivelazione tramite il \u00a0Dio-persona gioca lo stesso ruolo delle aspettative, quando si confrontano culture, o delle preferenze, quando si confrontano civilt\u00e0: il ruolo, appunto, del fatto. O lo neghi, questo fatto, e allora affermi il relativismo religioso, oppure lo ammetti e allora ti prepari alle conseguenze.<\/em><\/p>\n<p>Sono passati solamente pochi anni e Paul Knitter ha fatto scuola in maniera prodigiosa: ora i massimi esponenti della Chiesa cattolica, non solo i teologi, parlano come lui: il relativismo \u00e8 diventato la versione aggiornata e corretta del cattolicesimo sotto il pontificato di Francesco. E basterebbe gi\u00e0 solo questo per mettere un grossa pulce nell&#8217;orecchio a qualunque cattolico, anzi, a qualunque persona in buona fede, dotata di un minimo di senso critico. Come \u00e8 possibile spacciare per &quot;aggiornamento&quot; e &quot;approfondimento&quot; della fede ci\u00f2 che mina alla base la fede stessa? Un alto esponente della Chiesa cattolica pu\u00f2 dire impunemente che noi <em>non sappiamo cosa abbia detto veramente Ges\u00f9 Cristo<\/em>, senza, con ci\u00f2, minare la fede di milioni di persone, e senza che il papa intervenga minimamente per correggere e rettificare una simile affermazione?<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 un&#8217;altra conseguenza nell&#8217;aver relativizzato la teologia: la differenziazione fra i credenti che sanno, cio\u00e8 i teologi (beninteso, i teologi di questa scuola relativista) e i &quot;semplici&quot; fedeli (quelli che Ges\u00f9 amava, proprio per la loro semplicit\u00e0: ma tale considerazione non turba minimamente i vari Knitter, Sosa e Bergoglio). \u00c8 evidente che, d&#8217;ora in poi, i secondi devono tacere e ascoltare i primi: non basta pi\u00f9 legger e meditare il Vangelo, bisogna aver studiato quel tipo di teologia. Se poi verranno altri teologi a dire altre cose, di nuovo i semplici fedeli dovranno prenderne atto, e mutare la loro fede. Logico: tale \u00e8 la dittatura del relativismo: non una liberazione dal &quot;fondamentalismo&quot;, ma una resa a molti fondamentalismi, quelli di volta in volta dominanti. Tutto ci\u00f2 si chiama <em>gnosi<\/em>&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La cultura moderna ha prodotto il relativismo, una &quot;scoperta&quot; di cui va particolarmente fiera, dato che lo considera la quintessenza della &quot;civilt\u00e0&quot; e il criterio per<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30169,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[80],"tags":[191,257,263],"class_list":["post-28320","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-modernismo","tag-ludwig-wittgenstein","tag-teologia","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-modernismo.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28320","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28320"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28320\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30169"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28320"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28320"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28320"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}