{"id":28318,"date":"2008-08-04T10:41:00","date_gmt":"2008-08-04T10:41:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/08\/04\/lunico-sollievo-della-coscienza-ferita-e-nel-reintegro-con-larmonia-dellessere\/"},"modified":"2008-08-04T10:41:00","modified_gmt":"2008-08-04T10:41:00","slug":"lunico-sollievo-della-coscienza-ferita-e-nel-reintegro-con-larmonia-dellessere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/08\/04\/lunico-sollievo-della-coscienza-ferita-e-nel-reintegro-con-larmonia-dellessere\/","title":{"rendered":"L&#8217;unico sollievo della coscienza ferita \u00e8 nel reintegro con l&#8217;armonia dell&#8217;Essere"},"content":{"rendered":"<p>Nella tarda serata di gioved\u00ec 11 luglio 1985 l&#8217;Edmund Orgill Park, a Millington nel Tennessee, \u00e8 un luogo fresco e piacevole, dopo la calura del lungo giorno estivo.<\/p>\n<p>Un gruppo di ragazzi vi si \u00e8 dato convegno per trascorrere insieme un po&#8217; di tempo, quando il silenzio della notte viene rotto da un urlo umano: un urlo di agonia. La testimone Virginia Taylor, come pure i suoi amici, riferir\u00e0 pi\u00f9 tardi che le era sembrato \u00abl&#8217;urlo di chi sta per morire\u00bb.<\/p>\n<p>Verso le sei del mattino del giorno dopo, venerd\u00ec 12 luglio, in un angolo di quello stesso giardino pubblico, ai piedi di un possente albero alto cinquanta metri, gli uomini dello sceriffo trovano un cadavere. \u00c8 quello di Suzanne Marie Collins, soldato scelto del corpo dei <em>marines<\/em>, una bella ragazza bionda, di appena diciannove anni, intelligente, simpatica ed esuberante, benvoluta da tutti, di stanza nella vicina base aeronavale di Memphis.<\/p>\n<p>Il corpo giace sull&#8217;erba, nudo, a faccia in gi\u00f9, la testa rivoltata sulla guancia destra. Il viso appare cos\u00ec tumefatto da rendere difficile, sulle prime, il riconoscimento; un ramo appuntito lungo novanta centimetri le \u00e8 stato conficcato nella vagina e spinto con forza all&#8217;interno, ledendo gli organi vitali e provocando una emorragia interna, fino a sporgere di una ventina di centimetri appena; gli indumenti sono sparsi a terra, tutto intorno.<\/p>\n<p>La giovane era stata aggredita e caricata a forza su un furgone da un balordo affetto da gravi turbe sessuali, un individuo grande e grosso, tale Sedley Alley, marito di una impiegata della base. La sera del gioved\u00ec, verso le 23, questi aveva visto la ragazza che faceva <em>jogging<\/em>, da sola, all&#8217;interno del complesso, l&#8217;aveva aggredita e caricata a forza sulla sua automobile e poi, con incredibile audacia, aveva varcato il cancello senza essere identificato. Indi l&#8217;aveva trascinata nel parco pubblico di Millington, l&#8217;aveva picchiata sul viso, poi l&#8217;aveva denudata e, nel corso di un tentativo di violenza sessuale, l&#8217;aveva trafitta, ancor viva &#8211; come avrebbe dimostrato l&#8217;autopsia &#8211; con un grosso ramo d&#8217;albero.<\/p>\n<p>Condannato a morte, Alley neg\u00f2 di averla violentata e cerc\u00f2 di far credere che la morte era stata accidentale, nel corso della colluttazione seguita al rapimento; e che lo scempio operato per mezzo del ramo era stato solo una macabra messa in scena, eseguita dopo il decesso, per <em>simulare<\/em> una aggressione sessuale; mentre la sua intenzione era stata solo quella di procurarsi un po&#8217; di compagnia da parte di una ragazza che, probabilmente, avrebbe respinto le sue <em>avances<\/em>. Peraltro, nel corso del dibattimento l&#8217;imputato non mostr\u00f2 particolari segni di emozione n\u00e9, tanto meno, di pentimento; e non chiese perdono ai genitori della vittima, presenti in aula.<\/p>\n<p>Tale fu l&#8217;orribile morte di una ragazza di neanche vent&#8217;anni, sana, piena di vita, che aveva suscitato l&#8217;ammirazione e la simpatia di tutti coloro che l&#8217;avevano conosciuta.<\/p>\n<p>Come ha scritto il criminologo americano John Douglas nel suo libro <em>Caccia nelle tenebre<\/em> (titolo originale: <em>Jouney into Darkness<\/em>, 1997; traduzione italiana di Maria Olivia Crosio e Gianna Lonza, Rizzoli editore, Milano, 1997, p. 15):<\/p>\n<p><em>Mor\u00ec nel parco pubblico vicino alla stazione aeronavale di Memphis, appena a nord-est di Millington, nel Tennessee. Suzanne Collinbs, quasi un metro e settantacinque di altezza e cinquantacinque chili di peso, aveva lasciato la caserma poco dopo le dieci di sera per andare a fare un po&#8217; di<\/em> jogging <em>entro il recinto della base dei<\/em> marines<em>: non torn\u00f2 pi\u00f9. Il suo corpo nudo e martoriato fu scoperto nel parco dopo che lei non si era presentata all&#8217;appello del mattino. Il rapporto indic\u00f2 che le cause della morte erano state lo strangolamento manuale prolungato, il trauma alla testa, l&#8217;estesa emorragia interna causata da un ramo aguzzo ficcato cos\u00ec in profondit\u00e0 nel suo corpo da perforare gli organi addominali, il fegato, il diaframma, il polmone destro. Il giorno 12 avrebbe dovuto ricevere il diploma per avere superato un corso di quattro mesi in avioelettronica, intrapreso con l&#8217;intento di diventare una delle prime donne aviatrici del corpo dei<\/em> marines<em>.<\/em><\/p>\n<p>Ci siamo gi\u00e0 occupati del mistero delle cosiddette \u00abanime criminali\u00bb (cfr. il nostro precedente articolo <em>L&#8217;anima criminale come problema filosofico<\/em>, consultabile sempre sul sito di Arianna Editrice), le quali, a nostro avviso, costituiscono un vero e proprio enigma antropologico e, pi\u00f9 in generale, filosofico.<\/p>\n<p>Da un punto di vista filosofico, infatti, e anche teologico, si tratta di una questione decisiva sapere se queste creature demoniache diventino tali in seguito a una serie di libere scelte o se siano dominate, sin dall&#8217;infanzia, da forze pi\u00f9 grandi di loro, che praticamente le trasformano in ciechi schiavi di una malvagit\u00e0 insensata e senza limiti.<\/p>\n<p>Dopo aver passato in rassegna alcuni casi particolarmente drammatici di assassini seriali, tra i quali quello di una ragazza, Susan Atkins, che aveva fatto parte della banda di Charles Manson all&#8217;epoca del massacro nella villa di Sharon Tate, avevamo concluso, con il criminologo belga \u00c9tienne De Greef, che tutti gli esseri umani sono, potenzialmente, capaci di commettere il male, anche nelle sue forme pi\u00f9 brutali e apparentemente gratuite; ossia che non esiste un confine netto fra la psiche di un individuo normale e quella di uno che giunge a commettere gravissimi atti di violenza e di sadica crudelt\u00e0.<\/p>\n<p>Diversi recenti fatti di cronaca nera, che vedono protagonisti &#8211; sempre pi\u00f9 spesso &#8211; individui apparentemente normalissimi, per non dire banali, sembrano confermare una tale analisi. Se essa \u00e8 inquietante, specie quando si accompagna a una durezza di cuore che non concede spazio al pentimento e che soffoca il rimorso sotto una corazza di ghiaccio (cfr. il nostro articolo <em>La rimozione della colpa<\/em>), \u00e8 pur vero che appare comunque meno terribile della concezione secondo la quale vi sarebbero delle anime perdute fin da prima di sviluppare una autonoma libert\u00e0 di scelta morale.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, le statistiche ci dicono chiaramente che, quasi sempre, gli assassini seriali e i responsabili di violenze sessuali sui bambini (e vi sono, nel libro di Douglas, pagine raccapriccianti dedicate ai pedofili assassini) sono individui che, a loro volte, hanno subito gravi violenze o maltrattamenti infantili. \u00c8 come se il circuito perverso della violenza si alimentasse da se stesso, trasmettendo i suoi frutti avvelenati da una generazione all&#8217;altra. Il che rientra nella concezione della vita, cui aderiamo con convinzione, seconda la quale ciascun essere umano \u00e8 il veicolo, spesso inconsapevole, di messaggi che ha immagazzinato nel corso della propria vita, e particolarmente nell&#8217;et\u00e0 infantile; messaggi che possono essere di segno positivo o negativo, e che esercitano un&#8217;influenza grandissima sulle scelte della persona adulta.<\/p>\n<p>Ne abbiamo gi\u00e0 parlato nell&#8217;articolo <em>La tela della nostra vita \u00e8 filata dalla mano altrui, cos\u00ec come l&#8217;altrui lo \u00e8 dalla nostra<\/em>, nel quale abbiamo sostenuto che la tela delle nostre vite \u00e8 tessuta da innumerevoli influenze esterne, che iniziano fin dal momento del concepimento &#8211; se non da prima ancora &#8211; e alle quali partecipano, in misura alquanto diversa, migliaia e migliaia di persone, dalla mamma che ci ha allattati e cullati, fino allo sconosciuto che incrociamo per pochi istanti quasi ogni giorno, senza dedicargli una particolare attenzione e, anzi, il pi\u00f9 delle volte, tendendo a non \u00abvederlo\u00bb nemmeno.<\/p>\n<p>Molto pi\u00f9 di quanto non crediamo, o non ci piaccia ammettere, la sinfonia (o la cacofonia) della nostra vita \u00e8 il risultato dell&#8217;insieme di innumerevoli strumenti, che altri hanno suonato per noi, guidandoci passo passo in una certa direzione piuttosto che in un&#8217;altra; e, anche se noi ne abbiamo uditi solamente pochi in modo consapevole, \u00e8 il sottofondo d&#8217;insieme che ha creato le condizioni per indirizzarci, volta a volta, verso il punto in cui ora ci troviamo.<\/p>\n<p>Non se ne deve dedurre, per\u00f2, che noi siamo soltanto dei fantocci nelle mani di un concorso di circostanze incontrollabili &#8211; genetiche, ambientali, sociali, affettive -, perch\u00e9 la vita non \u00e8 qualche cosa di statico, e l&#8217;accumulo delle esperienze \u00e8 precisamente il mezzo grazie al quale noi riusciamo (o dovremmo riuscire) a elaborare una nostra strategia consapevole, anzich\u00e9 lasciarsi sballottare di qua e di l\u00e0 dalla corrente. D&#8217;altra parte, noi diveniamo capaci di pervenire a questo stadio solo mediante l&#8217;immagine di noi stessi che ci siamo costruita, e della capacit\u00e0 di guardarla con onest\u00e0, accettandola sino in fondo: cosa che non pu\u00f2 avvenire se non passando attraverso l&#8217;immagine che di noi si sono fatti gli altri, quelli stessi che hanno cos\u00ec potentemente contribuito a plasmare e modellare il corso della nostra vita.<\/p>\n<p>Sia come si vuole, a nessuno \u00e8 lecito eludere il problema di come la societ\u00e0 debba regolarsi nei confronti dei mostri che seminano una violenza cieca e rabbiosa intorno a s\u00e9, cospargendo di lutti e di dolore la loro strada, e mettendo continuamente in pericolo la vita di persone innocenti, a cominciare dai bambini.<\/p>\n<p>L&#8217;orrore che destano in ogni individuo sensibile un certo tipo di delitti, quelli che si accompagnano a una forte componente di crudelt\u00e0 sadica e incomprensibile nei confronti delle vittime, spinge molte persone, anche intelligenti e di buona cultura, a invocare la pena di morte.<\/p>\n<p>Anche il citato John Douglas \u00e8 fra costoro; come lo \u00e8, del resto &#8211; e notoriamente &#8211; la stragrande maggioranza dell&#8217;opinione pubblica statunitense. Di quella cinese non sapremmo che dire, perch\u00e9, pur essendo la Cina il paese ove si esegue il maggior numero di sentenze capitali, non esistono elementi per conoscere quale sia l&#8217;orientamento del cittadino comune su questa materia; ci basta sapere che la famiglia del giustiziato si vede recapitare il conto dei proiettili con i quali \u00e8 stato ucciso il suo congiunto.<\/p>\n<p>I sostenitori pi\u00f9 onesti e coerenti della pena di morte ammettono che, come deterrente, essa non funziona affatto. Preferiscono, perci\u00f2, invocare la sete di giustizia, o &#8211; diciamolo pure &#8211; di vendetta, da parte dei familiari delle vittime. Come caso tipico, Douglas cita quello dei genitori della povera Suzanne Collins, i quali, davanti ai continui ricorsi e stratagemmi legali messi in opera dai legali dell&#8217;assassino della loro figlia, commentarono amaramente: \u00abSperiamo solo di vivere abbastanza a lungo da poter arrivare fino al giorno dell&#8217;esecuzione. Perch\u00e9 quel giorno vogliamo esserci, seduti in prima fila, per assistervi\u00bb.<\/p>\n<p>In effetti, di rinvio in rinvio, l&#8217;esecuzione di Sedley Alley venne rimandata fino al 2006, quando l&#8217;uomo venne soppresso mediante una iniezione letale. Era rimasto chiuso nel braccio della morte per pi\u00f9 di vent&#8217;anni.<\/p>\n<p>Senza voler entrare nel mistero del dolore umano e dell&#8217;abisso di angoscia e disperazione in cui si trovano precipitati i parenti di coloro i quali, vittime innocenti, cadono sotto i colpi di una violenza selvaggia e disumana, riteniamo che la consumazione della vendetta, in se stessa, non serva a placare se non gli strati superficiali dell&#8217;anima ferita e non offra, pertanto, quella consolazione e quel sollievo che tali persone, in effetti, desiderano sopra ogni altra cosa.<\/p>\n<p>Certo, ogni grande dolore esistenziale \u00e8 un grido che si leva dalle profondit\u00e0 dell&#8217;anima, in cerca di una risposta (cfr. il nostro articolo <em>Il grido della coscienza ferita \u00e8 una invocazione al reintegro nell&#8217; Essere<\/em>); ma, proprio per questo, il male che viene dall&#8217;esterno interroga la coscienza morale del soggetto e d\u00e0 la misura, per cos\u00ec dire, del suo livello di evoluzione spirituale. La coscienza ferita soffre e vaga qua e l\u00e0, con passo smarrito, in cerca di pace: cerca istintivamente di ristabilire l&#8217;equilibrio, di restituire senso al proprio orizzonte morale. La coscienza ferita \u00e8 un grido di disperazione e di aiuto che scuote la dimora dell&#8217;Essere e interroga tutti gli enti, nessuno dei quali pu\u00f2 dirsi totalmente estraneo e dire: \u00abSono forse il custode di mio fratello?\u00bb.<\/p>\n<p>A quel punto, si danno &#8211; in sostanza &#8211; due possibilit\u00e0: o la coscienza, bench\u00e9 ferita, riesce a mantenersi nella propria unit\u00e0 di volere e di conoscere e, per quanto sofferente, cerca di ritrovare, con tutte le sue forze, il bene perduto del legame intimo con l&#8217;Essere; oppure la ferita \u00e8 segno e occasione di una rottura irreparabile dell&#8217;unit\u00e0 coscienziale fra volere e conoscere, e determina il distacco definitivo dell&#8217;essente dall&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Quel che vogliamo dire \u00e8 che la sete di vendetta, nella illusione di placare la divorante sete di giustizia e il dolore insopportabile che dilania la coscienza ferita, fornisce, in realt\u00e0, un \u00abrimedio\u00bb che \u00e8 assai peggiore del male, perch\u00e9 provocher\u00e0 il distacco definitivo dell&#8217;anima dall&#8217;Essere, ossia dalla sola dimora in cui essa potrebbe trovare consolazione e pace.<\/p>\n<p>Certo, \u00e8 cosa difficile, e forse impossibile, perdonare chi non mostra alcun segno di pentimento e non chiede perdono (cfr. il nostro articolo <em>\u00c8 possibile perdonare qualcuno che non chiede perdono?<\/em>); ma non si tratta, in realt\u00e0, di questo. Si tratta di cercare consolazione e pace l\u00e0 dove queste cose si trovano, e non l\u00e0 dove l&#8217;amarezza e il dolore, dietro il sollievo apparente della vendetta consumata, si rinfocolano senza posa.<\/p>\n<p>Quanto alla questione della liceit\u00e0 morale della pena di morte, ci sia concesso &#8211; senza alcuna pretesa di esaurire in poche battute un tema infinitamente delicato e complesso &#8211; dire che a un tale quesito non si pu\u00f2 che rispondere in maniera negativa, per quella <em>eccedenza ontologica<\/em> la quale fa s\u00ec che, in ogni essere umano, vi \u00e8 qualche cosa di pi\u00f9 di ci\u00f2 che appare; della semplice somma dei suoi pensieri, dei suoi sentimenti e delle sue azioni, belle o brutte che siano. E tale eccedenza rinvia a una dimensione altra, trascendente, che per noi \u00e8 mistero, e, come tutti gli autentici misteri (ma non come tutti i problemi) sfiora la dimensione del sacro.<\/p>\n<p>Jean Vanier, fondatore delle comunit\u00e0 dell&#8217;Arca, osserva nel suo libro <em>Ogni uomo \u00e8 una storia sacra<\/em> (titolo originale: <em>Toute personne est une histoire sacr\u00e9e<\/em>, Plon, Paris, 1994; traduzione di Adele Cozzi, Edizioni Dehoniane, Bologna, 1995, 2000, pp. 182-183):<\/p>\n<p><em>Scendere sulla terra significa anche scendere nel fango e nelle tenebre, delle paure e delle ferite che ciascuno ha entro di s\u00e9. Convertirsi dalla strada della competizione alla strada del cuore e della comunione significa necessariamente passare attraverso la paura di essere posseduti, attraverso le angosce e i sensi di colpa.(&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Oggi l&#8217;umanit\u00e0 \u00e8 a una svolta. Con la tecnologia possiamo fare tutto, tranne che rendere il nostro pianeta pi\u00f9 ricco di amore e pi\u00f9 felice. La tecnologia ci d\u00e0 il progresso materiale e seduce l&#8217;umanit\u00e0, che si \u00e8 lanciata alla conquista della luna e delle stelle. Abbiamo bisogno di tornare alla terra, di riscoprire la dimensione umana, di rivolgere tutti insieme lo sguardo al povero e al debole, perch\u00e9 la compassione possa toccare i nostri cuori e risvegliare la nostra intelligenza.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma abbiamo gi\u00e0 visto che questo ritorno alla terra, all&#8217;umano, alla comunione, implica una conversione. Che cosa potr\u00e0 avviare un simile cambiamento?<\/em><\/p>\n<p><em>Come intraprendere questo nuovo cammino e scegliere la pace? Come scoprire che la luce e la guarigione si trovano in ci\u00f2 che abbiamo disprezzato e rifiutato come sporco, brutto e tenebroso? Che esperienza di luce, di amore e di pace interiore bisogna fare per poter trasformare il proprio atteggiamento e il proprio sguardo? Nel libro di Osea c&#8217;\u00e8 un passo che pu\u00f2 esserci di aiuto. Sette secoli prima della nostra era, il profeta trasmetteva questo messaggio di Dio: \u00abla attirer\u00f2 a me, la condurr\u00f2 nel deserto e parler\u00f2 al suo cuore. Le render\u00f2 le sue vigne e trasformer\u00f2 la valle di Acor in porta di speranza\u00bb (Os., 2, 16-17).<\/em><\/p>\n<p><em>La valle di Acor (il cui nome significa: \u00abvalle di sventura\u00bb) si trovava nei dintorni di Gerico; le sue gole erano ritenute assai pericolose. Il popolo ebraico le aggirava perch\u00e9 aveva paura a percorrerle. Questa valle era sicuramente infestata dai briganti, ma anche da animali feroci, serpenti e scorpioni. E il profeta annuncia che Dio, dopo un incontro d&#8217;amore in cui parler\u00e0 al cuore della persona, far\u00e0 di questa valle una porta di speranza; non sar\u00e0 pi\u00f9 un luogo maledetto che tutti cercano di evitare, Chi vi entra, scoprir\u00e0 che conduce alla vita. Se in seguito a un incontro con la tenerezza di Dio oseremo penetrare nel mondo delle nostre tenebre, dove si aggirano i nostri demoni, se oseremo penetrare in quel mondo di sofferenza e di povert\u00e0 che esiste fuori di noi, allora saremo liberati dalle nostre paure e dal nostro bisogno di fuggire altrove. E diventeremo portatori di speranza.<\/em><\/p>\n<p>Vi \u00e8 un mistero, in fondo all&#8217;anima dell&#8217;uomo; un mistero davanti al quale dobbiamo toglierci le scarpe e procedere a piedi scalzi (cfr. il nostro articolo <em>la persona \u00e8 un mistero perch\u00e9 la sua essenza \u00e8 \u00abessere\u00bb<\/em>).<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 la pena di morte \u00e8 qualcosa di radicalmente sbagliato: essa pretende di ignorare quel mistero, di cancellare quella sacralit\u00e0.<\/p>\n<p>Altra cosa, ovviamente, \u00e8 il legittimo sentimento di giustizia, per cui chi ha commesso del male, in piena consapevolezza, deve pagare per ci\u00f2 che ha fatto e risarcire la societ\u00e0, per quanto possibile, della ferita che le ha inferto, del disordine che ha provocato.<\/p>\n<p>\u00c8 immorale che degli assassini escano di prigione dopo pochi anni, e che possano osare di presentarsi a testa alta davanti ai congiunti delle loro vittime.<\/p>\n<p>Ribadiamo, per\u00f2, il concetto espresso sopra: ogni uomo \u00e8 una storia sacra; ogni uomo custodisce un mistero infinitamente pi\u00f9 grande di lui.<\/p>\n<p>Uccidere un essere umano, e sia pure allo scopo di fare \u00abgiustizia\u00bb, significa calpestare quel mistero e violare brutalmente quello spazio sacro.<\/p>\n<p>Nessuno, crediamo, dovrebbe arrogarsi il diritto di farlo: n\u00e9 il singolo individuo, n\u00e9 lo Stato con i suoi tribunali e sue leggi.<\/p>\n<p>Infrangere la sacralit\u00e0 della persona significa moltiplicare il disordine e aggravare la sofferenza e l&#8217;ingiustizia, inseguendo il sollievo illusorio della vendetta.<\/p>\n<p>L&#8217;unico sollievo che pu\u00f2 venire alla coscienza ferita \u00e8 il ristabilimento, o il rafforzamento, del suo legame con l&#8217;Essere: che \u00e8 fonte di amore e non di odio, di comprensione e non di chiusura, di vita e non di morte.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella tarda serata di gioved\u00ec 11 luglio 1985 l&#8217;Edmund Orgill Park, a Millington nel Tennessee, \u00e8 un luogo fresco e piacevole, dopo la calura del lungo<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[92],"class_list":["post-28318","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28318","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28318"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28318\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28318"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28318"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28318"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}