{"id":28316,"date":"2022-03-06T08:05:00","date_gmt":"2022-03-06T08:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/03\/06\/regola-numero-uno-di-chi-non-sarrendevia-la-paura\/"},"modified":"2022-03-06T08:05:00","modified_gmt":"2022-03-06T08:05:00","slug":"regola-numero-uno-di-chi-non-sarrendevia-la-paura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/03\/06\/regola-numero-uno-di-chi-non-sarrendevia-la-paura\/","title":{"rendered":"Regola numero uno di chi non s&#8217;arrende:via la paura"},"content":{"rendered":"<p>Nel 1951, pi\u00f9 di settanta anni fa, usciva il <em>Trattato del ribelle<\/em> di Ernst J\u00fcnger, il cui titolo originale \u00e8 <em>Der Waldgang<\/em>, letteralmente &quot;colui che si \u00e8 passato al bosco&quot;, e perci\u00f2 &quot;colui che si \u00e8 dato alla macchia&quot;, non volendo soggiacere come una vittima inerme al mostruoso totalitarismo della modernit\u00e0 creato dagli uomini dal basso sviluppo spirituale, armati per\u00f2 dello strumento formidabile della tecnica.<\/p>\n<p>Opera potente, e soprattutto profetica, di una lucidit\u00e0 impressionante, specie se letta in questo nostri giorni, alla luce di quel che sta accadendo a livello mondiale da due anni a questa parte. Pur non condividendo molte delle posizioni di J\u00fcnger, e muovendo da altri presupposti che non i suoi, e mirando a fini differenti da quelli che lui indica, riconosciamo nondimeno in quel suo libro un prezioso strumento per leggere quel che sta accadendo, senza fermare lo sguardo sugli sviluppi che la crisi della modernit\u00e0 ha assunto a partire dal marzo del 2020, ma tenendo presente che tale crisi ha avuto inizio assai prima, solo che la maggior parte di noi non se n&#8217;era resa conto, pur essendo i suoi sintomi di una evidenza sempre pi\u00f9 palese e sempre pi\u00f9 clamorosa. Ci sembra, pertanto, che leggere o rileggere quel saggio, in questo momento storico, sia quanto mai utile e prezioso. Fra le altre cose, esso ci aiuta a non disperare e a non considerare gli eventi del colpo di stato mondiale scatenato dai poteri globalisti come un <em>unicum<\/em> della storia, rispetto al quale siamo del tutto indifesi perch\u00e9 del tutto impreparati. Al contrario, ci aiuta a riconoscere in esso una delle manifestazioni tipiche della contro-civilt\u00e0 moderna e pertanto a riscoprire in noi stessi le risorse perenni che ci possono mettere in grado di fronteggiare la situazione con lucidit\u00e0 e sangue freddo, per quanto grave essa si presenti, o almeno di affrontarla con le armi in pugno, per cos\u00ec dire, risparmiandoci la fine ingloriosa delle pecore condotte al macello.<\/p>\n<p>Scrive dunque Ernst J\u00fcnger nel capitolo quattordicesimo del <em>Trattato del ribelle<\/em> (titolo originale: <em>Der Waldgang<\/em>, Ernst Klett, Stuttgart, 1980; traduzione dal tedesco di F. Bovoli, Milano, Adelphi Edziioni, 1990, pp. 48-49 e 51-52):<\/p>\n<p><em>In questo vortice, la questione fondamentale \u00e8 se sia possibile liberare l&#8217;uomo dal timore. Obiettivo di gran lunga pi\u00f9 importante che rifornirlo di armi o provvederlo di medicinali. Forza e salute sono prerogative degli impavidi. Il timore, invece, stringe d&#8217;assedio anche &#8212; anzi soprattutto &#8212; chi \u00e8 armato fino ai denti. Lo stesso dicasi per chi nuota nell&#8217;oro. La minaccia non si scongiura con armi o ricchezze, che sono e rimangono semplici strumenti.<\/em><\/p>\n<p><em>Timore e pericolo sono cos\u00ec intimamente connessi che \u00e8 pressoch\u00e9 impossibile stabilire quale delle due forze generi l&#8217;altra. Ma data la maggiore importanza del timore, conviene incominciare di qui se si vuole tentare di sciogliere il nodo.<\/em><\/p>\n<p><em>Quanto al metodo inverso, e cio\u00e8 al tentativo di occuparsi in primo luogo del pericolo, \u00e8 doveroso mettere in guardia dall&#8217;adottarlo. Non risolveremo mai la questione in quattro e quattr&#8217;otto fingendo di essere pi\u00f9 pericolosi di quelli di cui abbiamo paura: \u00e8 questo il classico rapporto che stabiliscono i rossi con i bianchi, i rossi tra loro, e domani, chiss\u00e0, i bianchi con la gente di colore. Lo spavento assomiglia a un fuoco che si appresta a divorare il mondo. La paura, intanto, fa sempre nuove vittime. Chi mette fine allo spavento legittima con ci\u00f2 stesso la sua pretesa al dominio: ed \u00e8 il medesimo individuo che prima ha debellato la paura dentro di s\u00e9.<\/em><\/p>\n<p><em>Inoltre \u00e8 bene sapere che la paura non si lascia sconfiggere una volta per tutte. N\u00e9 ci\u00f2 consentirebbe di spezzare la catena dell&#8217;automatismo anzi gli spalancherebbe le porte ai pi\u00f9 intimi recessi dell&#8217;uomo. L&#8217;uomo che cera consiglio in se stesso, trova ogni volta nella paura il proprio interlocutore privilegiato; sennonch\u00e9 la paura punta a trasformare il dialogo in monologo: soltanto qui in fatti riesce a conservare l&#8217;ultima parola.<\/em><\/p>\n<p><em>Se invece la paura viene costretta al dialogo, l&#8217;uomo pu\u00f2 a sua volta prendere la parola. Cadr\u00e0 cos\u00ec la sensazione di accerchiamento e, oltre a quella dell&#8217;automatismo, comparir\u00e0 un&#8217;altra soluzione. D&#8217;ora innanzi, insomma, ci sono DUE vie o, per dire la stessa cosa con parole diverse, si \u00e8 ristabilita la libert\u00e0 di decidere.<\/em><\/p>\n<p><em>Perfino nella peggiore delle ipotesi, nel caso della disfatta totale, rimane una differenza abissale, come quella tra il giorno e la notte. Una strada sale verso i regni dei grandi sentimenti, verso chi sacrifica la propria vita per una nobile causa, verso il destino di chi cade con le armi in pugno; l&#8217;altra invece scende verso le bassure dei campi di schiavit\u00f9 e dei mattatoi, dove esseri primitivi hanno stretto con la tecnica un patto omicida. Qui non si parla pi\u00f9 di destini, qui ciascuno \u00e8 solamente un numero. Se avere ancora un proprio destino o essere considerato un numero: questa \u00e8 la decisione che oggi sta di fronte a tutti, ma che ciascuno deve prendere DA SOLO. Il singolo \u00e8 sovrano oggi esattamente come in qualsiasi altro periodo della storia, e forse oggi \u00e8 ancora pi\u00f9 forte. Giacch\u00e9 il singolo, pi\u00f9 i poteri collettivi guadagnano terreno, pi\u00f9 si rende autonomo dagli antichi organismi costituitisi nel tempo, e allora fa parte per se stesso. Diventa cos\u00ec l&#8217;antagonista del Leviatano, o addirittura il suo dominatore, il suo domatore. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Quando in questo libro si parla di singolo, si intende l&#8217;essere umano, privato per\u00f2 di quella specie di retrogusto che a questo termine \u00e8 stato associato negli ultimi due secoli. Si intende parlare dell&#8217;uomo libero come Dio l&#8217;ha creato, l&#8217;uomo che si nasconde in ciascuno di noi, e non costituisce un&#8217;eccezione, n\u00e9 rappresenta un&#8217;\u00e9lite. Se vi sono differenze, esse sono dovute esclusivamente alla misura in cui il singolo riesce a rendere operante quella libert\u00e0 che ha avito in dono. Per questo ha bisogni di auto &#8212; l&#8217;aiuto del pensatore, del saggio, dell&#8217;amico, dell&#8217;amante.<\/em><\/p>\n<p><em>Si pu\u00f2 anche dire che nel bosco l&#8217;uomo DORME. Non appena aprendo gli occhi riconosce il proprio potere, l&#8217;ordine \u00e8 ristabilito. Il ritmo superiore della storia pu\u00f2 addirittura essere interpretato come il periodico riscoprirsi dell&#8217;uomo. Esistono forze &#8211; ora totemiche, ora magiche, ora tecniche &#8211; che incessantemente gli voglio imporre una maschera. Cresce, allora, la rigidit\u00e0, e con essa la paura. Le arti impietriscono e il dogma diventa assoluto. Ma sin dai tempi pi\u00f9 remoti si ripete la medesima scena: l&#8217;uomo getta la maschera, e allora subentra quella serenit\u00e0 che \u00e8 l&#8217;immagine riflessa della libert\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Catturati nel gioco di potenti illusioni ottiche, siamo abituati a considerare l&#8217;uomo, se confrontato con le sue macchine e con l&#8217;arsenale della sua tecnica, un granello di sabbia. Ma queste illusioni sono e rimangono i fondali di una immaginazione gregaria. Come l&#8217;uomo le ha costruite cos\u00ec le pu\u00f2 demolire, ovvero le pu\u00f2 inserire in un nuovo ordine di significati. I vincoli della tecnica si possono infrangere, e a farlo pu\u00f2 essere proprio il singolo.<\/em><\/p>\n<p>Adesso analizziamo nel dettaglio questa importante pagina di prosa.<\/p>\n<p><em>Timore e pericolo sono cos\u00ec intimamente connessi che \u00e8 pressoch\u00e9 impossibile stabilire quale delle due forze generi l&#8217;altra<\/em>, dice J\u00fcnger. Tuttavia notiamo che vi \u00e8 una profonda differenza fra la nozione di timore e quella di pericolo: la prima \u00e8 soggettiva, la seconda \u00e8 oggettiva. Io posso avere o non aver timore, ma se il leone \u00e8 uscito dalla gabbia, \u00e8 affamato e se fra me e lui non vi \u00e8 alcun ostacolo, il pericolo in cui mi vengo a trovare \u00e8 un dato di fatto oggettivo, riconoscibile come tale da chiunque. Non si deve cadere nella tipica deformazione del reale propria dell&#8217;idealismo: il mondo non gira attorno al mio ombelico; sono io che devo prendere atto della realt\u00e0 e non la realt\u00e0 che scaturisce dal mio volere e dal mio percepire. Ora, \u00e8 ben vero che ciascun individuo determina il modo in cui la realt\u00e0 viene percepita, e che tale determinazione, soggettivamente parlando, forma l&#8217;orizzonte concettuale e ideale entro il quale si muovono la sua vita e il suo pensare e il suo sentire; per\u00f2, anche se l&#8217;individuo non \u00e8 solo un ricettore passivo, non \u00e8 vero neppure che la realt\u00e0 sia una sua creazione, perch\u00e9 fra i due poli del conoscere, il conoscente e il conoscibile, \u00e8 quest&#8217;ultimo che si pone in maniera prioritaria e di conseguenza normativa, non il primo. Il conoscente \u00e8 in sostanza il &quot;vaso&quot; nel quale viene versata l&#8217;esperienza di qualcosa che esiste realmente e oggettivamente, al di fuori di lui e prima di lui. In altre parole, \u00e8 l&#8217;essere che determina il pensiero e non il pensiero che crea l&#8217;essere: questa \u00e8 la legge del reale e da essa si riconosce la grande follia dell&#8217;idealismo, che capovolge i giusti termini del rapporto.<\/p>\n<p><em>Ma data la maggiore importanza del timore, conviene incominciare di qui se si vuole tentare di sciogliere il nodo.<\/em><\/p>\n<p>Ma \u00e8 poi vero che il timore \u00e8 &quot;pi\u00f9 importante&quot; del pericolo? Tornando all&#8217;esempio del leone scappato dalla gabbia, parrebbe di no. \u00c8 il pericolo che determina il timore e non il timore che determina il pericolo. E se si verifica questa seconda evenienza, vuol dire che il timore \u00e8 una modalit\u00e0 patologica dell&#8217;essere soggettivo, il che non autorizza a farne un principio oggettivo ed autonomo, addirittura superiore al vero principio oggettivo, che \u00e8 il pericolo. Diciamo piuttosto che mentre il pericolo \u00e8 un dato di fatto, il timore \u00e8 l&#8217;interpretazione di esso, e, come tutte le interpretazioni, pu\u00f2 essere realistica, cio\u00e8 aderente al vero, o irrealistica, cio\u00e8 del tutto slegata dalla realt\u00e0, e vivente di vita propria a causa di un disordine interiore, come avviene allorch\u00e9 qualcuno scambia un bastone per un serpente e non lo riconosce per ci\u00f2 che effettivamente \u00e8, un semplice oggetto inanimato.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo desto e liberato dalla schiavit\u00f9 della paura non si lascia trascinare nelle <em>bassure dei campi di schiavit\u00f9 e dei mattatoi, dove esseri primitivi hanno stretto con la tecnica un patto omicida.<\/em> Vero, verissimo. Questo \u00e8 il Moloch dei nostri tempi: un patto scellerato fra l&#8217;umanit\u00e0 rimasta ferma, o addirittura retrocessa, ai livelli pi\u00f9 infimi del proprio statuto ontologico, e perfino al di sotto di essi, verso la brutalit\u00e0 animalesca, dominata solo dalla bieca cecit\u00e0 dell&#8217;ego ipertrofico, e la tecnica, che d\u00e0 a tali esseri primitivi una forza e un potere di esercitare il dominio sugli altri esseri umani, quale altrimenti sarebbe pressoch\u00e9 impensabile. Non c&#8217;\u00e8 nulla di pi\u00f9 terribile di un barbaro nelle cui mani \u00e8 stato messo il potere della tecnica. E tale potere, oggi, si caratterizza soprattutto in senso biologico: il potere, cio\u00e8, di manipolare il corpo e la mente degli esseri umani, esercitando su di essi un controllo per cos\u00ec dire dall&#8217;interno, cosa mai accaduta prima, o mai accaduta in forme cos\u00ec invasive e massicce.<\/p>\n<p><em>Quando (&#8230;) si parla di singolo si parla di singolo, si intende l&#8217;essere umano, privato per\u00f2 di quella specie di retrogusto che a questo termine \u00e8 stato associato negli ultimi due secoli. Si intende parlare dell&#8217;uomo libero come Dio l&#8217;ha creato, l&#8217;uomo che si nasconde in ciascuno di noi, e non costituisce un&#8217;eccezione, n\u00e9 rappresenta un&#8217;\u00e9lite.<\/em><\/p>\n<p>Su questa pare del ragionamento di J\u00fcnger non possiamo essere d&#8217;accordo: \u00e8 quella che ci trova pi\u00f9 lontani. \u00c8 vero che gli ultimi due (tre) secoli hanno dato alla parola &quot;individuo&quot; un significato particolare, viziato dal giusnaturalismo e dalle teorie di Rousseau sulla bont\u00e0 originaria dell&#8217;uomo; ma poi J\u00fcnger stesso si contraddice, se intendeva ci\u00f2 che abbiamo appena esplicitato, asserendo che l&#8217;uomo \u00e8 stato creato libero da Dio. In verit\u00e0, l&#8217;uomo non \u00e8 stato creato libero, il che sarebbe un dato di fatto, ma con la potenzialit\u00e0 di poter scegliere la libert\u00e0, il che \u00e8 una semplice possibilit\u00e0, a soddisfare la quale sono necessarie numerose condizioni. Se fosse gi\u00e0 libero per natura, perch\u00e9 lo vediamo ridotto in catene? Tale \u00e8 anche la contraddizione inestricabile in cui si mette, da se stesso, Rousseau. Gi\u00e0 pi\u00f9 vicina al vero, invece, la seconda affermazione: che il segreto della libert\u00e0 giace nel profondo di ciascuno; e che quando egli prende coscienza di s\u00e9, della sua vera natura, si libera, nel senso che esce dalla bolla ipnotica nella quale viveva racchiuso, rassegnato ad essere uno schiavo.<\/p>\n<p><em>Se vi sono differenze, esse sono dovute esclusivamente alla misura in cui il singolo riesce a rendere operante quella libert\u00e0 che ha avito in dono. Per questo ha bisogno di auto &#8212; l&#8217;aiuto del pensatore, del saggio, dell&#8217;amico, dell&#8217;amante.<\/em><\/p>\n<p>Ahinoi, non ci siamo. Certo, l&#8217;aiuto del nostro simile pu\u00f2 essere prezioso: ma non basta, e non baster\u00e0 mai. Pu\u00f2 aiutarci a trovare qualche momento di consapevolezza, non a renderci liberi. Per realizzare tale ambizioso obiettivo \u00e8 necessario l&#8217;aiuto di Dio: non quello del pensatore, del saggio, dell&#8217;amico o dell&#8217;amante. Ciascuna di queste figure si pone sul piano puramente umano; ma per ridestarsi dal torbido sogno ipnotico nel quale giace immerso l&#8217;uomo ha bisogno di ben altro: ha bisogno della grazia, ossia dell&#8217;aiuto soprannaturale.<\/p>\n<p><em>Non appena aprendo gli occhi [l&#8217;uomo del bosco] riconosce il proprio potere, l&#8217;ordine \u00e8 ristabilito.<\/em><\/p>\n<p>Vero: ma come fa ad aprire gli occhi, l&#8217;uomo che giace addormentato? Non pu\u00f2 svegliarsi da se stesso; solamente Dio lo pu\u00f2 ridestare, a condizione che l&#8217;uomo cerchi e desideri fortissimamente la verit\u00e0. Qui soprattutto ci sembra che J\u00fcnger soggiaccia alla fascinazione di Nietzsche, ma il peggior Nietzsche, quello della volont\u00e0 di potenza; in altre parole, a una forma di pensiero neopagano, volontarista e vitalista che preclude in partenza la giusta prospettiva del problema in questione, quello della liberazione dell&#8217;uomo dalla paura.<\/p>\n<p><em>Esistono forze &#8211; ora totemiche, ora magiche, ora tecniche &#8211; che incessantemente gli voglio imporre una maschera.<\/em><\/p>\n<p>Quanto \u00e8 vera questa osservazione! E oggi lo vediamo nella maniera pi\u00f9 letterale: quelle forze, totemiche, magiche e tecniche, ed in ultima analisi demoniache, ci stanno imponendo per legge di coprirci il viso con una maschera: segno di riconoscimento della contraffazione e della menzogna che esse pretendono da noi, a danno di noi medesimi.<\/p>\n<p><em>Cresce, allora, la rigidit\u00e0, e con essa la paura. Le arti impietriscono e il dogma diventa assoluto.<\/em><\/p>\n<p>Altra grande verit\u00e0. In questa fase storica il dogma s&#8217;irrigidisce all&#8217;estremo, diventa imperioso, indiscutibile e assolutamente cogente: chi lo contesta, chi si permette di criticarlo o anche solo di discuterlo, viene immediatamente trattato da eretico, da sovversivo, da nemico del bene pubblico, e perseguito con tutti i rigori della (nuova) legge, oltre che accompagnato dal disprezzo e dalla riprovazione morale della massa.<\/p>\n<p><em>I vincoli della tecnica si possono infrangere, e a farlo pu\u00f2 essere proprio il singolo.<\/em><\/p>\n<p>Vera e giusta anche la conclusione. \u00c8 il singolo, nel senso che intendeva Kierkegaard (cio\u00e8 in senso dichiaratamente anti-idealista), che pu\u00f2 mutare il totalitarismo della tecnica. Tuttavia, lo ribadiamo, non pu\u00f2, n\u00e9 potrebbe mai farlo da solo, con le proprie forze. Ha bisogno di Dio e perci\u00f2 deve tornare ad essere amico di Dio. In fondo, tutto ha avuto inizio perch\u00e9 l&#8217;uomo ha rotto la sua amicizia\/alleanza con Lui&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 1951, pi\u00f9 di settanta anni fa, usciva il Trattato del ribelle di Ernst J\u00fcnger, il cui titolo originale \u00e8 Der Waldgang, letteralmente &quot;colui che si<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[92],"class_list":["post-28316","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28316","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28316"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28316\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28316"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28316"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28316"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}