{"id":28309,"date":"2008-10-04T11:50:00","date_gmt":"2008-10-04T11:50:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/10\/04\/il-concetto-cristiano-della-redenzione-tra-riparazione-della-colpa-e-divinizzazione-delluomo\/"},"modified":"2008-10-04T11:50:00","modified_gmt":"2008-10-04T11:50:00","slug":"il-concetto-cristiano-della-redenzione-tra-riparazione-della-colpa-e-divinizzazione-delluomo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/10\/04\/il-concetto-cristiano-della-redenzione-tra-riparazione-della-colpa-e-divinizzazione-delluomo\/","title":{"rendered":"Il concetto cristiano della redenzione tra riparazione della colpa e divinizzazione dell&#8217;uomo"},"content":{"rendered":"<p>Il concetto di redenzione sta, come \u00e8 noto, al centro della religione cristiana e del \u00abmistero\u00bb cristiano, e ne \u00e8 il cuore pulsante. Se l&#8217;uomo non fosse stato redento da Ges\u00f9 Cristo, tutto l&#8217;edificio del cristianesimo cadrebbe.<\/p>\n<p>Ma che cos&#8217;\u00e8, esattamente, la redenzione, in senso teologico?<\/p>\n<p>Bernhard Hartmann, nella sua monumentale <em>Teologia dogmatica<\/em> (titolo originale: <em>Lehrbuch Der Dogmatik<\/em>, Freiburg, 1932; traduzione italiana a cura di Natale Bussi, Edizioni Paoline, Alba, 1957, vol. 2, p. 9), cos\u00ec la definisce:<\/p>\n<p><em>Ogni religione \u00e8 religione di redenzione, poich\u00e9 si prefigge di liberare l&#8217;umanit\u00e0 dal male e dalla sofferenza da esso generata. Ora c&#8217;\u00e8 chi fa derivare il male dal capriccio di spiriti maligni, chi dalla materia, chi da un&#8217;occulta disposizione divina, di da un&#8217;azione libera colpevole. Abbiamo di conseguenza diverse dottrine della redenzione.. Per gli uni essa consiste nel placare gli spiriti o i demoni malefici (animismo); per altri liberarsi dall&#8217;esistenza terrena fondendosi nel gran Tutto (buddhismo, manicheismo, platonismo, monismo); per altri ancora nel sottomettersi all&#8217;occulta volont\u00e0 di Dio con la fiducia che il dramma della sofferenza finir\u00e0 in bene (Giobbe, Ecclesiaste, Salmi).<\/em><\/p>\n<p><em>Tutta particolare, invece, \u00e8 la dottrina della Redenzione per Ges\u00f9 Cristo. Egli la presenta come liberazione dal peccato, causa prima del male e potenza nemica di Dio. Identica \u00e8 la dottrina di S. Paolo.<\/em><\/p>\n<p>E proprio in san Paolo troviamo formulata, con la maggiore chiarezza (oltre che nei <em>Vangeli<\/em>, ove per\u00f2 \u00e8 &#8211; per cos\u00ec dire &#8211; sottesa a tutta la predicazione di Cristo, e non costituisce oggetto di insegnamento diffuso e specifico), la dottrina della redenzione cristiana (nella <em>Epistola agli Efesini<\/em>, 1, 4-10):<\/p>\n<p><em>Prima della creazione del mondo Dio ci ha scelti per mezzo di Cristo, per renderci santi e senza difetti di fronte a lui. Nel suo amore Dio aveva deciso di farci diventare suoi figli per mezzo di Cristo Ges\u00f9. Cos\u00ec ha deciso, perch\u00e9 cos\u00ec ha voluto nella sua bont\u00e0. A Dio dunque sia lode per il dono meraviglioso che egli ci ha fatto per mezzo di Ges\u00f9, suo amatissimo Figlio. Perch\u00e9 Cristo \u00e8 morto per noi e noi siamo liberati; i nostri peccati son perdonati. Questa \u00e8 la ricchezza della grazia di Dio. Egli l&#8217;ha data a noi con abbondanza. Ci ha dato la piena sapienza e la piena intelligenza: ci ha fatto conoscere il segreto progetto della sua volont\u00e0: quello che fin da principio generosamente aveva deciso di realizzare per mezzo di Cristo. Cos\u00ec Dio conduce la storia al suo compimento: riunisce tutte le cose, quelle del cielo e quelle della terra, sotto un unico capo, Cristo. E anche noi, perch\u00e9 a Cristo siamo uniti, abbiamo avuto la nostra parte: nel suo progetto Dio ha scelto anche noi fin da principio. E Dio realizza tutto ci\u00f2 che ha stabilito.<\/em><\/p>\n<p>La redenzione, dunque, rappresenta il compimento della storia; e, allo stesso tempo, essa fa parte di un progetto cosmico, che Dio ha concepito fin da prima della creazione del mondo.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 significa che Egli sapeva che l&#8217;uomo, creato libero dal dolore e dalla morte, sarebbe caduto in tentazione e avrebbe peccato; e sapeva che avrebbe avuto bisogno di essere redento per mezzo del suo Figlio: Cristo.<\/p>\n<p>Scrive infatti san Paolo nella <em>Epistola ai Romani<\/em> (5, 18-19), il documento teologico pi\u00f9 importante di tutto il <em>Nuovo Testamento<\/em>:<\/p>\n<p><em>Dunque uno solo \u00e8 caduto e ha causato la condanna di tutti gli uomini: Adamo. Cos\u00ec, uno solo ha ubbidito: Ges\u00f9 Cristo. Egli ci ha ristabiliti nella giusta relazione con Dio che \u00e8 fonte di vita per tutti gli uomini. Per la disubbidienza di uno solo, tutti risultarono peccatori; per l&#8217;ubbidienza di uno solo, tutti sono accolti da Dio come suoi.<\/em><\/p>\n<p>Cristo, pertanto, \u00e8 parte del progetto cosmico di redenzione, fin da prima della creazione del mondo: venendo nel mondo e affrontando la passione, la morte e la resurrezione, Egli l&#8217;ha portato a compimento, portando altres\u00ec a compimento la storia.<\/p>\n<p>Questa convinzione spiega perch\u00e9 le primissime comunit\u00e0 cristiane vivessero nell&#8217;attesa imminente della <em>parusia<\/em>, ovvero del ritorno di Cristo sulla terra e della fine del mondo; attesa talvolta convulsa, contro la quale lo stesso san Paolo mette in guardia i fedeli nella <em>Seconda Lettera ai Tessalonicesi<\/em>, 2, 1-12.<\/p>\n<p>La resurrezione di Cristo segna l&#8217;inizio dei tempi nuovi, degli ultimi tempi: essa prepara la vittoria sul peccato e, quindi, sulla morte, rendendo possibile la resurrezione degli uomini e la loro vita eterna in Dio.<\/p>\n<p>Afferma, infatti, san Paolo nella <em>Prima Lettera ai Corinzi<\/em> (15, 12-29), altro testo teologico fondamentale per la dottrina della redenzione:<\/p>\n<p><em>Noi dunque predichiamo che Cristo \u00e8 resuscitato dai morti. Allora come mai alcuni tra voi dicono che non vi \u00e8 risurrezione dei morti? ma se non c&#8217;\u00e8 resurrezione dai morti, neppure Cristo \u00e8 resuscitato! E se Cristo non \u00e8 resuscitato, la nostra predicazione \u00e8 senza fondamento e la vostra fede \u00e8 senza valore. Anzi, finiamo per essere falsi testimoni di Dio, perch\u00e9, contro Dio, abbiamo affermato che Egli ha resuscitato Cristo. Ma se \u00e8 vero che i morti non resuscitano, Dio non lo ha resuscitato affatto. Infatti, se i morti non resuscitano, allora neppure Cristo \u00e8 resuscitato. E se Cristo non \u00e8 resuscitato, la vostra fede \u00e8 un&#8217;illusione, e voi siete ancora nei vostri peccati. E anche i credenti in Cristo che sono morti sono perduti. Ma se abbiamo sperato in Cristo solamente per questa vita, noi siamo i pi\u00f9 infelici di tutti gli uomini.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma Cristo \u00e8 veramente resuscitato dai morti, primizia di resurrezione per quelli che sono morti. Infatti per mezzo di un uomo \u00e8 venuta la morte, e per mezzo di un uomo \u00e8 venuta la resurrezione. Come tutti gli uomini muoiono per la loro unione con Adamo, cos\u00ec tutti resusciteranno per la loro unione a Cristo. Ma ciascuno nel suo ordine. Prima Cristo che \u00e8 la primizia, poi, quando Cristo torner\u00e0, quelli che gli appartengono. Poi Cristo distrugger\u00e0 ogni dominio, autorit\u00e0 e potenza e consegner\u00e0 il regno a Dio padre, allora sar\u00e0 la fine. Perch\u00e9 Cristo deve regnare, finch\u00e9 Dio abbia messo tutti i nemici sotto i suoi piedi. L&#8217;ultimo nemico a essere distrutto sar\u00e0 la morte. Infatti la Bibbia afferma: \u00abDio gli ha sottomesso ogni cosa\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Quando afferma che ogni cosa gli \u00e8 stata sottomessa, si intende per\u00f2 che \u00e8 escluso Dio il quale ha dato a Cristo questa autorit\u00e0. Quando poi tutto gli sar\u00e0 stato sottomesso, allora anche il Figlio sar\u00e0 sottomesso a chi lo ha fatto Signore di ogni cosa. E cos\u00ec Dio regner\u00e0 effettivamente in tutti.<\/em><\/p>\n<p>Dunque, la dottrina della redenzione, centro di ogni messaggio religioso, \u00e8 anche al centro di quello cristiano; e consiste nella incarnazione, passione, morte e resurrezione di Ges\u00f9 per la liberazione degli uomini dal peccato e dalle sue conseguenze: il male e la morte.<\/p>\n<p>Ma come deve essere interpretata la dottrina della redenzione: come \u00abriparazione\u00bb della colpa mediante il sacrificio di Cristo, o come liberazione dell&#8217;uomo e, quindi, come sua gloriosa compartecipazione alla natura divina?<\/p>\n<p>In realt\u00e0, entrambi gli aspetti sono presenti contemporaneamente.<\/p>\n<p>Dal punto di vista <em>storico<\/em>, per\u00f2, i Padri della Chiesa d&#8217;Occidente &#8211; per la concezione legalistica insita nella cultura giuridica romana &#8211; hanno sottolineato prevalentemente il primo aspetto; mentre i Padri della Chiesa orientale, pi\u00f9 sensibili &#8211; per le caratteristiche stesse della mentalit\u00e0 greca ed asiatica &#8211; alla dimensione mistica del fatto religioso, hanno posto l&#8217;accento sul secondo aspetto.<\/p>\n<p>Questa difformit\u00e0 di accento, peraltro non tale da autorizzare a parlare di due diverse concezioni del medesimo concetto, \u00e8 stata bene messa in evidenza da Giulio Oggioni, autore del saggio <em>Il mistero della nostra salvezza<\/em>, nel volume a pi\u00f9 mani <em>Secoli sul mondo<\/em>, a cura di Giovanni Rinaldi (Marietti Editore, Torino, 1957, pp. 543-45):<\/p>\n<p><em>Se dovessimo pronunciare una parola sintesi della concezione latina, diremmo la parola \u00absoddisfazione\u00bb. La mentalit\u00e0 giuridica dei Romani in genere e dei latini in genere, mentalit\u00e0 particolarmente sensibile alla giustizia anche in fatto di offese e di riparazioni, si \u00e8 subito orientata verso una tale spiegazione della redenzione, arrivando per\u00f2 a formularla in modo chiaro solo nel Medioevo con sant&#8217;Anselmo (m. 1109) e con S. Tommaso (m. 1274).<\/em><\/p>\n<p><em>La Sacra Scrittura (&#8230;), per spiegare la redenzione operata da Cristo usa i termini di \u00abriscatto\u00bb e di \u00absacrificio\u00bb. Ci\u00f2 significa che Cristo ci ha salvarti, pagando con le sue sofferenze il debito nostro alla divina giustizia: ma che cosa vuol dire questo se non che il Redentore ha \u00absoddisfatto\u00bb (da<\/em> satis-facere<em>, rendere a sufficienza) il nostro debito? In questo senso la soddisfazione \u00e8 un modo di esprimere il dogma della redenzione cos\u00ec essenziale, che nessun cattolico pu\u00f2 respingerlo.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma c&#8217;\u00e8 modo e modo di determinare la natura del compenso soddisfattorio: esso deve intendersi prevalentemente come un atto di amore che supera e ripaga l&#8217;odio e l&#8217;offesa del peccato, o solo come un&#8217;accettazione passiva delle pene meritate? Nel primo caso abbiamo la soddisfazione intesa come \u00abriparazione morale\u00bb (&#8230;); nel secondo abbiamo la soddisfazione intesa come \u00abespiazione penale\u00bb. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>La soddisfazione deve accettare anche il concetto di espiazione penale, ma essa consiste essenzialmente nell&#8217;atto di amore di Cristo che muore per noi, col fine di realizzare il piano divino dettato anch&#8217;esso da un infinito amore per l&#8217;uomo: Dio perdona il peccato non tanto perch\u00e9 \u00e8 stato \u00abpagato\u00bb il debito di pena fino all&#8217;ultimo, quanto perch\u00e9 Cristo, primogenito di molti fratelli, ha molto amato, in tutte le sue azioni, e pi\u00f9 ancora nella sua passione e morte: infatti nessuno ama come chi d\u00e0 la sua vita per gli altri.<\/em><\/p>\n<p><em>La soddisfazione intesa come \u00abriparazione morale\u00bb rappresenta l&#8217;espressione migliore della cosiddetta concezione latina ed \u00e8 quella che raccoglie in misura sempre maggiore l&#8217;adesione dei teologi. Ma anch&#8217;essa deve forse completarsi con quanto proviene dalla concezione greco-orientale.<\/em><\/p>\n<p><em>La nostra redenzione \u00e8 il passaggio dallo stato di inimicizia con Dio a quello di amicizia con lui, e di partecipazione alla sua natura divina. I latini sono stati pi\u00f9 sensibili alla grandezza del dono divino, in quanto importa il pagamento del debito che il peccato ci aveva fatto contrarre con Dio; invece i greci e gli orientali, pi\u00f9 aperti alla contemplazione e alla mistica, sono stati pi\u00f9 sensibili al dono della amicizia divina: i primi hanno visto la redenzione come soddisfazione, gli altri come divinizzazione. E come i latini per spiegare la loro dottrina si appellavano ai testi scritturistici relativi al sacrificio e al riscatto di Cristo, cos\u00ec i greci ricorrono a tutti i testi relativi alla grazia divina che noi abbiamo \u00abin Ges\u00f9 Cristo\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Nel Vecchio testamento la dottrina della divinizzazione \u00e8 presente solo nel tema dell&#8217;alleanza tra Dio e Israele, tema per\u00f2 che progredisce sempre pi\u00f9: dai primi rapporti realizzati con Abramo, si passa a quelli piuttosto giuridici dell&#8217;epoca di Mos\u00e9, per arrivare a quelli sponsali del<\/em> Cantico dei Cantici.<\/p>\n<p><em>Si tratta per\u00f2 ancora di semplici germi che si sviluppano nel Nuovo Testamento. Gi\u00e0 nei vangeli sinottici \u00e8 contenuta l&#8217;idea di una particolare paternit\u00e0 divina nei riguardi degli uomini. Con San Paolo le dichiarazioni che noi siamo figli di Dio, fratelli di Cristo, membra del suo corpo, eredi del cielo, templi dello Spirito Santo sono frequentissime. E San Giovanni presenta il Logos come sorgente di luce e di grazia per tutti gli uomini. Al termine della rivelazione scritturistica, quindi, la dottrina della divinizzazione non \u00e8 ancora espressa con questo termine, ma \u00e8 presentata in tutta la sua sostanza.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;introduzione del termine spetta ai Padri greci. Ireneo (m. circa 200) chiaramente la suggerisce, quando afferma che il Verbo \u00e8 \u00abdiventato ci\u00f2 che noi siamo perch\u00e9 noi diventassimo ci\u00f2 che Egli \u00e8\u00bb, ed Atanasio riprendendo questo pensiero dir\u00e0 espressamente che il Verbo \u00ab\u00e8 diventato uomo per divinizzarci in lui\u00bb. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Riprendendo oggi, dopo parecchi secoli di silenzio, la dottrina greca della divinizzazione, i teologi sono ormai d&#8217;accordo di nel cercare in essa una spiegazione ricca e adeguata del soprannaturale; non altrettanto consenzienti sono invece nel cercare in essa elementi positivi per spiegare la redenzione. Il motivo di questa incertezza \u00e8 chiaro: se la redenzione \u00e8 divinizzazione, \u00e8 facile la tentazione di dedurre che essa si \u00e8 completamente realizzata quando Dio si \u00e8 fatto uomo, per fare l&#8217;uomo Dio. Invece la rivelazione e il magistero infallibile sono chiarissimi nel mettere in rapporto la redenzione con la passione e la morte di Cristo; tant&#8217;\u00e8 vero che \u00e8 istintivo per noi collegare il pensiero della redenzione con quello della croce.<\/em><\/p>\n<p>Ci sia concesso di osservare, circa quest&#8217;ultima affermazione, che se ai cristiani viene istintivo di collegare il pensiero della redenzione con quello della croce, ci\u00f2 si deve in buona misura al fatto che su tale aspetto han particolarmente battuto l&#8217;insegnamento tradizionale della Chiesa; il che, oggi, non \u00e8 pi\u00f9 universalmente accettato.<\/p>\n<p>Ricordiamo un sacerdote il quale, nel corso dell&#8217;omelia domenicale ai fedeli, disse che, se fosse dipeso da lui, avrebbe fatto sparire tutti i crocifissi e li avrebbe sostituiti con altrettante immagini del Risorto, a sottolineare il fatto che il Dio dei cristiani \u00e8 Dio della vita e non della morte.<\/p>\n<p>Ma, al di l\u00e0 di questo aspetto, sul quale si discute e probabilmente si continuer\u00e0 a discutere a lungo, rimane il fatto che la redenzione cristiana \u00e8 conseguenza sia dell&#8217;incarnazione di Cristo, ove al Dio che si fa uomo corrisponde l&#8217;uomo che, redento, si riunisce a Dio, e pertanto si divinizza; sia della sua passione, ove il Verbo accetta la morte di croce per riscattare gli uomini dalla schiavit\u00f9 del peccato e dalla sua conseguenza pi\u00f9 grave: la morte.<\/p>\n<p>Entrambi gli aspetto sono indispensabili per intendere rettamente il concetto della redenzione; e, in questo senso, ci sembra che l&#8217;accento sulla soddisfazione posto dalla Chiesa latina, e quello sulla divinizzazione posto da quella greco-orientale, possano e debbano integrarsi e arricchirsi vicendevolmente.<\/p>\n<p>Una cosa \u00e8 certa: una concezione eccessivamente legalistica del concetto di \u00absoddisfazione\u00bb, se poteva apparire adeguata alla mentalit\u00e0 giuridica dei Romani (e, del resto, derivava a sua volta da un certo legalismo presente anche nell&#8217;<em>Antico Testamento<\/em>, soprattutto nel <em>Pentateuco<\/em>), non appare pi\u00f9 accettabile ala luce della riflessione teologica dell&#8217;Amore divino come fatto centrale della stessa predicazione di Ges\u00f9 Cristo.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 giusto, quindi, sembra pensare il fatto della redenzione in chiave di un ristabilimento del legame amorevole tra Dio e gli uomini, incrinato, ma non rescisso dal peccato originale; ossia come il ritorno della creazione verso la pienezza del piano originario, voluto per essa da Dio.<\/p>\n<p>Solo cos\u00ec si pu\u00f2 vedere chiaramente l&#8217;evento della redenzione non soltanto in termini storici, ma cosmici: ossia non solo come l&#8217;incarnazione, passione, morte e resurrezione di Cristo, ma anche come compimento della storia e come ritorno a Dio di tutte le cose, che a causa della disobbedienza originaria se ne erano allontanate.<\/p>\n<p>In termini filosofici, potremmo tradurre il concetto di redenzione con quello di reintegro degli enti nell&#8217;Essere, dal quale si sono originati, manifestandosi sul piano del finito, ma al quale aspirano a ritornare come alla fonte e al sostegno ontologico del loro esistere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il concetto di redenzione sta, come \u00e8 noto, al centro della religione cristiana e del \u00abmistero\u00bb cristiano, e ne \u00e8 il cuore pulsante. 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