{"id":28307,"date":"2012-01-26T10:53:00","date_gmt":"2012-01-26T10:53:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/01\/26\/recuperare-lunita-della-coscienza-contro-la-deriva-del-soggettivismo-e-delle-scienze-umane\/"},"modified":"2012-01-26T10:53:00","modified_gmt":"2012-01-26T10:53:00","slug":"recuperare-lunita-della-coscienza-contro-la-deriva-del-soggettivismo-e-delle-scienze-umane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/01\/26\/recuperare-lunita-della-coscienza-contro-la-deriva-del-soggettivismo-e-delle-scienze-umane\/","title":{"rendered":"Recuperare l\u2019unit\u00e0 della coscienza contro la deriva del soggettivismo e delle \u201cscienze umane\u201d"},"content":{"rendered":"<p>La coscienza dell&#8217;uomo moderno si trova presa in trappola tra due forze apparentemente opposte: da un lato quella del soggettivismo, dell&#8217;individualismo e del nominalismo, che nega la possibilit\u00e0 di conoscere alcunch\u00e9, e dunque &#8211; a maggior ragione &#8211; la coscienza, se non come semplice nome; e quella delle sedicenti &quot;scienze umane&quot;, e specialmente dello strutturalismo, le quali, in nome di una visione oggettivistica dei fatti interiori, ridotti a semplici prodotti di norme e divieti imposti dall&#8217;esterno, vorrebbe azzerare la coscienza individuale in quanto tale e farne un semplice prodotto di risulta.<\/p>\n<p>Diciamo che si tratta di &quot;forze&quot; perch\u00e9, penetrando nella cultura del cittadino medio e venendo continuamente enfatizzate dalla grande maggioranza degli intellettuali, specialmente filosofi e psicologi, esse sono entrate a far parte del nostro modo di pensare e di sentire e non si delineano pi\u00f9 semplicemente come l&#8217;orizzonte culturale entro il quale pensiamo, agiamo e viviamo, ma come parte del nostro immaginario e del nostro stesso sentire, cio\u00e8 come parte del nostro essere.<\/p>\n<p>Presa in una simile tenaglia, la coscienza dell&#8217;uomo moderno si \u00e8 notevolmente modificata rispetto a quella dell&#8217;uomo pre-moderno; e, se la prima di queste due forze ha avuto l&#8217;effetto di relativizzare al massimo i suoi legami con il mondo, la seconda ha prodotto quello di opprimerla sotto il peso di un destino ineluttabile, o all&#8217;opposto (ma sono le due facce di una stessa medaglia) di consegnarla, per reazione, al pi\u00f9 disordinato relativismo e al pi\u00f9 egoistico indifferentismo.<\/p>\n<p>Il soggettivismo moderno incomincia con Kant e si afferma con l&#8217;idealismo di Fichte ed Hegel: inizia con la negazione della cosa in s\u00e9 e della metafisica e culmina con la delirante dottrina secondo cui non \u00e8 la realt\u00e0 a creare il pensiero, ma il pensiero a creare la realt\u00e0. A partire da quel momento, la strada era aperta per ogni fumisteria solipsistica: le cose non sono quelle che sono perch\u00e9 possiedono una propria natura, ma perch\u00e9 attraverso di esse si manifesta l&#8217;Idea: Idea che, a dispetto della lettera maiuscola, non \u00e8 affatto un dato metafisico, ma una sorta di manifestazione superomistica (ante-litteram) del pensiero medesimo.<\/p>\n<p>E cos\u00ec via di questo passo: deducendo, l&#8217;una dall&#8217;altra, tutta una serie di conseguenze sempre pi\u00f9 improbabili, l&#8217;idealismo se ne va dritto per la sua strada, costruendo un castello di affermazioni gratuite, che si arrampicano l&#8217;una sopra l&#8217;altra, per niente preoccupato che il primo soffio di vento possa far crollare un edificio cos\u00ec pericolosamente sbilanciato e del tutto privo di solide fondamenta.<\/p>\n<p>Le scienze umane &#8211; le quali, gi\u00e0 nella definizione, tradiscono la matrice positivista -, da parte loro, hanno largamente avvalorato l&#8217;idea che il comportamento dell&#8217;uomo non sia che il frutto di un condizionamento da parte della societ\u00e0 o che sia il risultato di istinti sui quali egli ha uno scarso controllo, oppure l&#8217;una e l&#8217;altra cosa insieme: in ogni caso, quel che emerge \u00e8 una realt\u00e0 umana impoverita, compressa, alienata da se stessa, condannata o ad un conformismo avvilente o ad una rivolta velleitaria, in nome di una autenticit\u00e0 che, di fatto, non \u00e8 mai esistita.<\/p>\n<p>Nessuna meraviglia che, in una simile prospettiva, l&#8217;io dell&#8217;uomo moderno appaia frammentato, disgregato, dissolto: che cosa resta dell&#8217;uomo, una volta che gli siano state strappate via le varie maschere, se non il nulla?<\/p>\n<p>E che cosa pu\u00f2 giustificare da parte sua, una determinata scelta etica, se in nessun caso il soggetto sceglie liberamente, ma agisce sempre sotto la duplice, inesorabile tirannia delle istituzioni sociali e dei propri stessi, inconfessabili istinti?<\/p>\n<p>Ci sembra meritevole di riflessione quanto scrive a questo proposito Giannino Piana nell&#8217;articolo \u00abLa coscienza nell&#8217;attuale contesto culturale\u00bb (in: \u00abCredere\u00bb, Edizioni Messaggero, Padova, n. 128, vol. 2 del 2002, pp. 7-10):<\/p>\n<p>\u00abLa cultura moderna \u00e8 contrassegnata, fin dall&#8217;inizio e in tutte le sue fasi, dalla riduzione del soggetto a individuo, alla mancanza di una visione &quot;personalista&quot; del soggetto, la sola in gradi di fare immediatamente spazio (interpretandola non come dato accidentale ma come fattore costitutivo) alla dimensione della relazione e sociale. Vi \u00e8 chi &#8211; non a torto &#8211; tende a far risalire tale riduzione all&#8217;influsso del Nominalismo, cio\u00e8 alla negazione che esso fa dell&#8217;esistenza di ogni dato oggettivo (a causa della impossibilit\u00e0 di pervenire all&#8217;elaborazione di concetti che abbiano una consistenza reale, che non siano meri nomi o semplici &quot;flatus vocis&quot;), perci\u00f2 a una lettura radicalmente &quot;singolare&quot; della realt\u00e0 e alla riconduzione dell&#8217;ordine esistente a una realt\u00e0 onnipotente, cin significative ricadute tanto su piano etico che politico.<\/p>\n<p>La definitiva soppressione del concetto di &quot;natura&quot; (e conseguentemente di diritto naturale&quot;) coincide con la nascita del &quot;diritto soggettivo&quot; come unico referente della vita sociale:l&#8217;antropologia individualista non consente di fondare la societ\u00e0 a partire dal&#8217;essenza del soggetto, ma ne impone l&#8217;accettazione unicamente come condizione per lo sviluppo delle istanze individuali; la mediazione dei diritti soggettivi, cio\u00e8 la imitazione della loro area di estensione diviene pertanto la via che rende possibile a tutti l&#8217;accesso a una loro (sia pire parziale) fruizione. La visione pessimistica dell&#8217;uomo propria della Riforma accentua tale tendenza, identificando il diritto soggettivo con il luogo di concentrazione degli istinti individuali e dei desideri egocentrici. Le teorie contrattualiste &#8211; a partire da Hobbes &#8211; fanno proprio questo assunto, impegnandosi, mediante il &quot;patto sociale&quot;, nella costruzione di un ordine, che consenta il superamento del &quot;bellum omnium contra omnes&quot;, che renda in altri termini possibile l&#8217;articolarsi di una forma di convivenza ordinata e pacifica<\/p>\n<p>Il presupposto individualistico trova poi ulteriore conferma (e grande consolidamento) con l&#8217;avvento dell&#8217;industrializzazione e con l&#8217;affermarsi del sistema capitalista. L&#8217;egoismo intellettuale sembra costituire la molla da cui l&#8217;attivit\u00e0 economica prende avvio, e la stessa scienza economica, che si sviluppa in tale contesto fa dei princ\u00ecpi della propriet\u00e0 privata e della massimizzazione della produttivit\u00e0 e del profitto le leggi &quot;naturali&quot; che devono governare la vita economica. L&#8217;interesse generale non rientra direttamente negli obiettivi dell&#8217;economia, ma viene piuttosto concepito o come l&#8217;esito automatico del ibero mercato si pensi al teorema della &quot;mano invisibile&quot; che ridistribuisce quanto viene prodotto (A. Smith) &#8211; o con una variabile con cui fare i conti per ragioni puramente economiche, considerando cio\u00e8 i riflessi negativi prodotti dall&#8217;eccesso di sperequazione in termini di disagio e di conflittualit\u00e0 sociale.<\/p>\n<p>Questo insieme di fattori si riflette in una lettura radicalmente soggettivistica della coscienza: : essa, lungi dall&#8217;essere vista come fonte originaria di una identit\u00e0 &#8211; quella del soggetto &#8211; che prende senso e si costruisce in un tessuto di relazioni, risulta espressione di una individualit\u00e0 chiusa e autosufficiente; la necessit\u00e0 di fare i conti con istanze derivanti dalla presenza dell&#8217;altro (e degli altri) ha infatti carattere del tutto esteriore ed \u00e8 motivata da ragioni meramente utilitariste. La coscienza non \u00e8 soltanto l&#8217;ultimo criterio della verit\u00e0, \u00e8 il criterio unico (ed esclusivo) del suo esercizio. L&#8217;affermazione &quot;decido secondo coscienza&quot; rispecchia questa convinzione: il riferimento a un ordine oggettivo \u00e8 ritenuto superfluo (e persino deviante), l&#8217;agire ha nell&#8217;individuo la sua sorgente e si esaurisce in esso; tutto il resto \u00e8 legato esclusivamente a ragioni di convenzione sociale, ragioni che non intaccano la soggettivit\u00e0 delle scelte.<\/p>\n<p>Questa spinta soggettivista si scontra peraltro &#8211; sta qui ilo carattere paradossale della situazione attuale &#8211; con l&#8217;opposta tendenza alla radicale oggettivazione della coscienza, provocata soprattutto dall&#8217;interpretazione (o dalle interpretazioni) che di essa ci forniscono le scienze umane. La psicologia, quella del profondo in particolare, pone l&#8217;accento sull&#8217;importanza che riveste il processo di formazione della personalit\u00e0 : la coscienza morale altro non \u00e8 che l&#8217;introiezione del super-io sociale, l&#8217;assimilazione cio\u00e8 di comandi e di divieti, che non hanno origine nell&#8217;interiorit\u00e0 del soggetto, ma sono il prodotto del condizionamento esercitato dal mondo esterno di cui il soggetto si appropria in nome del &quot;principio di realt\u00e0&quot;. A loro volta, le scienze sociali e culturali &#8212; basti qui ricordare l&#8217;antropologia d&#8217;ispirazione funzionalista &#8211; sottolineano la pesantezza degli influssi esercitati dalle strutture e dalle istituzioni della vita associata e, pi\u00f9 in generale, dal costume dominante, cio\u00e8 dagli stili di vita e dai modelli di comportamento, sulla condotta dei singoli; mentre gli stessi sviluppi elle scienze biologiche &#8211; si pensi alla fisiologia dei vari apparati e allo studio delle interazioni che tra essi si istituiscono &#8211; svelano la dipendenza dell&#8217;agire dell&#8217;uomo da dinamismi istintuali che producono forme di reazione immediata, difficilmente controllabili a livello razionale. La coscienza risulta cos\u00ec essere pi\u00f9 il riflesso dell&#8217;insieme delle pressioni esercitate da un insieme di fattori &#8211; endogeni o esogeni &#8211; guidati, in ogni caso, da logiche deterministiche che una realt\u00e0 dotata di consistenza originaria e autonoma, da cui prende forma il giudizio e la decisione morale. \u00c8 come dire &#8211; ed \u00e8 questa la posizione pi\u00f9 radiale (e tuttavia, in tale ottica, coerente) espressa dallo strutturalismo &#8211; &#8211; che essa si riduce a eventi del tutto sovrastrutturale, a epifenomeno, la cui genesi e i cui caratteri distintivi vanno ricercati altrove; nel&#8217;influenza di un complesso intreccio di elementi, il peso di ciascuno dei quali \u00e8 inoltre difficilmente valutabile. Al di l\u00e0 della convergenza attorno a questa visione, che svuota la coscienza della sua identit\u00e0 soggettiva, e pertanto la reifica, diverse sono le modalit\u00e0 descrittive che si danno di essa a seconda che si privilegi l&#8217;una o l&#8217;latra tecnica di approccio; la tendenza elle scienze umane, guidate nella ricerca e nella elaborazione dei dati da inevitabili precomprensioni metascientifiche, \u00e8 infatti quella di trasformarsi in ideologie totalizzanti, dando vita a un &quot;conflitto delle interpretazioni&quot; che ha come sbocco la riduzione della coscienza alla realt\u00e0 dell&#8217;inconscio op al riflesso condizionato dei modelli sociali e culturali egemoni.<\/p>\n<p>L&#8217;oggettivazione della coscienza comporta per ci\u00f2 stesso la negazione della moralit\u00e0: sottraendo all&#8217;uomo quel principio interiore che d\u00e0 senso autenticamente umano all&#8217;agire e riducendolo alla risultante di condizionamenti indotti dalla pressione di fattori diversi (e in ogni caso decisivi), si perviene allo svuotamento totale della soggettivit\u00e0 umana, perci\u00f2 all&#8217;ammissione dell&#8217;impossibilit\u00e0 di attribuire contenuto etico alle scelte&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Giannino Piana, dunque, dopo aver fatto una analisi a nostro avviso largamente condivisibile della situazione attuale, considera tuttavia &quot;paradossale&quot; la confluenza di soggettivismo e scienze umane nell&#8217;espropriazione del senso di unit\u00e0 e di interiorit\u00e0 della coscienza che caratterizza la cultura moderna.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 proprio vero che si tratta di un dato paradossale, ossia di un dato che scaturisce in maniera imprevista dall&#8217;azione reciproca delle forze in gioco? Vediamo.<\/p>\n<p>Il nominalismo, che parte dalla negazione di una realt\u00e0 conoscibile in se stessa, si sposa, come egli ben mette in evidenza, con l&#8217;utilitarismo sul piano etico e con il liberalismo sul piano politico-sociale. Ora, tanto l&#8217;utilitarismo quanto il liberalismo sono ideologie dell&#8217;egoismo individuale: per esse l&#8217;individuo \u00e8 tutto, la societ\u00e0 non \u00e8 altro che lo sfondo in cui egli si muove e che deve assicurargli il massimo della sicurezza e del soddisfacimento dei suoi &quot;diritti&quot;.<\/p>\n<p>In particolare, il liberalismo \u00e8 parente stretto di una ideologia politica che, a torto, si considera come radicalmente antitetica ad esso, l&#8217;anarchismo: in realt\u00e0, esse hanno in comune l&#8217;interesse esclusivo per i diritti del singolo, la diffidenza verso l&#8217;altro, il fatto di ritenere lo Stato come un male inevitabile, ma da ridurre al minimo (liberalismo) o da eliminare del tutto (anarchismo). Adam Smith e Max Stirner sono molto pi\u00f9 simili di quanto non si creda e hanno pi\u00f9 cose in comune di quante ve ne siano a dividerli.<\/p>\n<p>Entrambe le ideologie negano un&#8217;etica che si basi sulla relazionalit\u00e0 dei soggetti e che rappresenti l&#8217;autentico compimento della coscienza individuale, ci\u00f2 che fa dell&#8217;uomo una &quot;persona&quot; e non un atomo isolato o, come voleva Leibniz (ma anche Freud), una monade senza porte e senza finestre; ed entrambe tentano poi, goffamente, di reintrodurre in qualche modo, dalla finestra, ci\u00f2 che avevano cacciato dalla porta: il liberalismo, tirando in ballo la stravagante teoria per cui il massimo dell&#8217;egoismo individuale produrrebbe anche, chiss\u00e0 come, il massimo del bene comune; l&#8217;anarchismo, sposandosi &#8211; ma solo a parole &#8211; con il suo esatto contrario, il comunismo, e dando vita al comunismo anarchico di Kropotkin e Malatesta.<\/p>\n<p>In ogni caso, il nominalismo porta al soggettivismo e quest&#8217;ultimo porta all&#8217;accentuazione ipertrofica delle ragioni dell&#8217;ego, nello stesso tempo in cui tende a svalutare la presenza dell&#8217;altro o, addirittura, a vederla come un impedimento e un ostacolo: c&#8217;\u00e8 un filo rosso che lega, con assoluta coerenza, l&#8217;affermazione di Freud, secondo cui il comandamento di amare il prossimo come se stessi \u00e8 assurdo, perch\u00e9 irrealizzabile, e quella di Sartre, che vede negli altri la manifestazione del nostro particolare inferno.<\/p>\n<p>Le scienze umane, poi, per il modo stesso in cui sono sorte e si sono affermate e per il contesto culturale che le ha prodotte, dominato dall&#8217;ideologia del Positivismo, hanno esasperato la componente esterna nella formazione della coscienza, fino a suggerire che, senza tale azione proveniente dalla societ\u00e0, gli uomini sarebbero pi\u00f9 o meno privi di una coscienza originaria e, con essa, di un senso profondo ed autentico del bene e del male, riducendoli a oggetti passivi ed inermi davanti a delle forze molto pi\u00f9 grandi di loro.<\/p>\n<p>Preso fra un inconscio oscuro e minaccioso, che lo domina con i suoi impulsi tanto pi\u00f9 potenti, quanto pi\u00f9 ci si sforza di reprimerli, ed una pressione sociale continua, sistematica, soffocante, l&#8217;uomo finisce per ridursi alla condizione di un grottesco burattino, agitato da ogni vento e sbattuto di qua e di l\u00e0, senza una volont\u00e0 propria, senza una capacit\u00e0 di distinguere, e tanto meno di scegliere, fra il bene e il male: per cui egli agisce come capita, \u00abnon si sa come\u00bb (parafrasando Pirandello), in maniera bizzarra, capricciosa, imprevedibile.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 logico che cos\u00ec avvenga: se la coscienza non esiste come dato originario, o se essa \u00e8 per noi inattingibile, e &#8211; dunque &#8211; si riduce a una mera ipotesi indimostrabile, allora non bisogna aspettarsi alcuna coerenza, alcuna progettualit\u00e0, alcuna logica nelle azioni umane: esse avvengono a capriccio, incomprensibilmente, sul filo dell&#8217;istinto o della nevrosi cui il conflitto permanente e insolubile tra Es e Super-Io ci tiene costantemente impegnati e lacerati.<\/p>\n<p>Oppure si prenda il caso delle terapie psicologiche moderne (per distinguerle da quelle che sono sempre esistite, sia presso i popoli tribali, ad esempio con i riti d&#8217;iniziazione, sia presso il mondo classico, ad esempio con la catarsi provocata nel pubblico dalla tragedia greca): come \u00e8 possibile che possano essere realmente d&#8217;aiuto all&#8217;uomo, se esse partono dall&#8217;assunto pregiudiziale che non vi sia alcuna anima da guarire, alcuna coscienza da ricostituire, ma soltanto delle funzioni psichiche da ripristinare, in base ad una valutazione arbitraria ed egoistica di ci\u00f2 che \u00e8 utile, e non di ci\u00f2 che \u00e8 vero, buono e giusto?<\/p>\n<p>Ebbene, non ci sembra che la convergenza di soggettivismo e oggettivazione esasperata si possa definire un fatto paradossale, perch\u00e9 in essa vi \u00e8 una logica piuttosto chiara e lineare: se il nominalismo sostiene che non possiamo conoscere nulla di reale e il suo naturale erede, il soggettivismo, afferma che dobbiamo agire in base al nostro interesse e non in base alla scelta tra il bene e il male, allora il soggettivismo estremo viene a completarsi naturalmente nelle dottrine dell&#8217;oggettivazione, secondo le quali possiamo misurare i fattori che agiscono su di noi, sia dall&#8217;interno che dall&#8217;esterno, ma non rispondere ad essi con una decisione della coscienza, poich\u00e9 quest&#8217;ultima non \u00e8 che una vuota parola che diamo, sostanzializzandola, alla rete di influssi che operano su noi sia dall&#8217;esterno, sia dall&#8217;interno.<\/p>\n<p>Il punto estremo del nominalismo, la filosofia del linguaggio che riduce le cose a frasi logicamente consequenziali, si tocca con il punto estremo dell&#8217;oggettivismo, ossia quello strutturalismo che fa sparire il soggetto come sorgente di coscienza e volont\u00e0 e lo riduce a passiva appendice di forze molto pi\u00f9 grandi, che agiscono su di lui a senso unico.<\/p>\n<p>Che sia andata smarrita l&#8217;unit\u00e0 della coscienza \u00e8 un male, perch\u00e9, con buona pace di certo agnosticismo e di certo relativismo etico, tale smarrimento ha accentuato il senso di solitudine, di impotenza e di frustrazione dell&#8217;uomo moderno e ha trasformato la sua vita sociale in un deserto popolato di incubi, di nemici da abbattere o di schiavi da sottomettere.<\/p>\n<p>Quando capiremo che la rifondazione della coscienza, il recupero della sua unit\u00e0 e della sua originaria autonomia, sono i compiti pi\u00f9 urgenti che ci dobbiamo dare per il prossimo futuro?<\/p>\n<p>Quando capiremo che ogni altra preoccupazione, che ogni altra indagine, al confronto, sono qualcosa di simile alle dispute sul sesso degli angeli, mentre Costantinopoli stava per cadere?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La coscienza dell&#8217;uomo moderno si trova presa in trappola tra due forze apparentemente opposte: da un lato quella del soggettivismo, dell&#8217;individualismo e del nominalismo, che nega<span class=\"excerpt-hellip\"> 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