{"id":28304,"date":"2014-01-14T08:42:00","date_gmt":"2014-01-14T08:42:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/01\/14\/non-esperiamo-la-realta-oggettiva-ma-una-creazione-della-nostra-mente\/"},"modified":"2014-01-14T08:42:00","modified_gmt":"2014-01-14T08:42:00","slug":"non-esperiamo-la-realta-oggettiva-ma-una-creazione-della-nostra-mente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/01\/14\/non-esperiamo-la-realta-oggettiva-ma-una-creazione-della-nostra-mente\/","title":{"rendered":"Non esperiamo la realt\u00e0 oggettiva, ma una creazione della nostra mente"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 possibile vedere, udire, odorare, esperire qualcosa che non esiste nella realt\u00e0 oggettiva, ma che \u00e8 unicamente il frutto della nostra mente?<\/p>\n<p>\u00c8 possibile vedere cose che non ci sono, udire cose che non esistono, odorare profumi che paiono scaturiti da un misterioso altrove; insomma: \u00e8 possibile, ed \u00e8 razionalmente ammissibile, fare esperienza di immagini, suoni, odori, relativi a oggetti che non sono presenti, che non esistono se non nella coscienza dell&#8217;io soggettivo, ma che restano invisibili e sconosciuti agli altri?<\/p>\n<p>Sappiamo che casi del genere si verificano, e anche abbastanza frequentemente; e sappiamo che sono stati descritti non solo da persone assolutamente comuni, ma anche da eminenti studiosi: filosofi, psicologi, scienziati; per non parlare delle persone dotate di facolt\u00e0 super-normali e di uomini e donne mistici, che ne hanno fatto esperienza abbastanza spesso o che ne sono stati gli artefici, rivelandoli ad altre persone, magari lontane nel tempo e nello spazio.<\/p>\n<p>Sappiamo, ad esempio, di un giardino fiorito in pieno inverno, in presenza di San Giovanni Bosco; e sappiamo di una rosa fiorita, sempre in inverno, per opera di Santa Rita da Cascia; sappiamo del profumo di violette che si faceva sentire ai fedeli di San Pio da Pietrelcina; e siamo a conoscenza di parecchi altri casi del genere. Santa Giovanna D&#8217;Arco udiva le &quot;voci&quot;: ma nessun altro le udiva. Da dove venivano? Secondo i suoi giudici, a Rouen, venivano dal demonio: e tale argomento fu rivolto contro lei, contribuendo alla sua condanna per stregoneria.<\/p>\n<p>Ma sappiamo anche di persone comuni che hanno visto case, giardini, quartieri, villaggi, rivelatisi poi inesistenti: le cronache del paranormale ne sono addirittura piene. Sappiamo anche di avvistamenti di oggetti volanti non identificati, e perfino di creature aliene, da parte di uomini e di donne &quot;normali&quot;, i quali, talvolta in preda a un autentico terrore, ne hanno fatto dei drammatici racconti, ma il pi\u00f9 delle volte senza essere creduti.<\/p>\n<p>Ora, la domanda che ci poniamo non \u00e8 se possano darsi delle realt\u00e0 oggettive che solo alcuni esseri umani, in particolari circostanze, sono in grado di percepire: domanda alla quale la risposta non pu\u00f2 essere che affermativa, se non altro per analogia con quanto osservato in presenza di animali che vedono, odono, odorano cose che gli umani non percepiscono affatto, ma che poi si rivelano perfettamente vere. Il cane di un nostro amico salta gi\u00f9 dalla sedia (dalla quale, peraltro, non si pu\u00f2 vedere attraverso le finestre), si agita e scodinzola quando l&#8217;automobile di un altro amico si sta ancora avvicinando, gi\u00f9 in strada, e prima che sia giunta davanti alla casa, che si sia fermata, e che l&#8217;amico ne sia disceso. Si tratta di una esperienza comunissima, quasi banale per coloro i quali vivono con un animale domestico, specialmente con un cane. Allo steso modo, \u00e8 noto che gli animali, e non solo quelli domestici, ma anche e soprattutto quelli selvatici, sentono l&#8217;avvicinarsi di un terremoto, di una inondazione e di altri simili catastrofi naturali, entrano in agitazione e, se possibile, si allontanano dalla zona pericolosa, o, per lo meno, cercano di guadagnare uno spazio aperto, ove sia pi\u00f9 facile mettersi in salvo: e questo molte ore prima che l&#8217;evento disastroso si verifichi.<\/p>\n<p>No, la domanda non \u00e8 questa, ma un&#8217;altra: \u00e8 possibile che le esperienze relative a cose che non ci sono siano da collegarsi non gi\u00e0 con il manifestarsi di eventi che solo alcuni esseri viventi percepiscono, ma con una realt\u00e0 interiore che \u00e8 propria di ciascuno, e che filtra, per cos\u00ec dire, la realt\u00e0 esterna, la modifica, la ricrea e, alla fine, la rende percepibile in maniera radicalmente diversa da come era in origine? Andando ancora pi\u00f9 in l\u00e0: \u00e8 possibile che la realt\u00e0 in se stessa, la cosa in s\u00e9 kantiana, sia per noi inconoscibile, del tutto misteriosa, mentre quella che conosciamo e che esperiamo ogni giorno, ogni minuto, \u00e8 un&#8217;altra cosa, ovvero una perenne creazione della nostra mente, della nostra coscienza, la quale, se pure nasce da un &quot;noumeno&quot; a noi precluso, procede poi per vie sue proprie, al punto che \u00e8 impossibile dire se si tratti di una modificazione della realt\u00e0 o di una realt\u00e0 a s\u00e9 stante, di tante realt\u00e0 quanti sono gli atti della conoscenza: il vedere, l&#8217;udire, l&#8217;odorare, eccetera, da parte di tanti soggetti diversi quante sono le creature viventi e quanti sono gli eventi della loro vita psichica?<\/p>\n<p>Ebbene noi riteniamo che non solo ci\u00f2 sia possibile, ma che sia la condizione normale del nostro rapporto con la cosiddetta realt\u00e0 esterna: e i casi-limite, come quello narrato da Carl Gustav Jung, mentre egli era in visita ai monumenti tardo-antichi di Ravenna, nel 1934, ci offrono una spiegazione pi\u00f9 convincente, perch\u00e9 maggiormente esplicita, della universalit\u00e0 del soggettivismo conoscitivo.<\/p>\n<p>Riportiamo l&#8217;esperienza dello psicanalista svizzero, cos\u00ec come egli la racconta nel suo libro \u00abRicordi, sogni, riflessioni\u00bb (titolo originale: \u00abErinnerungen, Tr\u00e4ume, Gedanken von C. G. Jung\u00bb; traduzione di Guido Russo , Milano, Rizzoli, 1978, pp. 338-40):<\/p>\n<p>\u00abGi\u00e0 in occasione della mia prima visita a Ravenna, nel 1914, la tomba di Galla Placidia mi era parsa significativa e di un fascino eccezionale. La seconda volta, venti anni dopo, ebbi la stessa impressione. Ancora una volta, visitandola, mi sentii in uno strano stato d&#8217;animo; di nuovo ne fui profondamente turbato. Mi trovavo con una conoscente, e dalla tomba andammo direttamente al Battistero degli Ortodossi.<\/p>\n<p>Qui per prima cosa mi colp\u00ec la tenue luce azzurrina diffusa, che per\u00f2 non mi sorprese. Non cercai di capire da dove provenisse, n\u00e9 mi turbava il prodigio di questa luce senza alcuna sorgente apparente. Ero piuttosto sorpreso perch\u00e9 al posto delle finestre che ricordavo di aver visto nella mia prima visita, vi erano ora quattro grandi mosaici di incredibile bellezza, che a quanto pare avevo completamente dimenticati. Mi irritava scoprire che non mi potevo fidare della mia memoria. Il mosaico del lato sud rappresentava il battesimo nel Giordano; il secondo a nord era il passaggio dei figli d&#8217;Israele attraverso il Mar Rosso, il terzo a est, subito mi svan\u00ec dalla memoria. Forse rappresentava Naaman purificato dalla lebbra nel Giordano: c&#8217;era una illustrazione su questo stesso soggetto nella mia vecchia &quot;Merianische Bidel&quot;, molto somigliante al mosaico. Il quarto mosaico, sul lato occidentale del battistero, era il pi\u00f9 efficace. Lo guardammo per ultimo. Rappresentava Cristo che tendeva la mano a Pietro, mentre questi stava per affogare nelle onde. Sostammo di fronte a questo mosaico per circa venti minuti, e discutemmo del rituale originario del battesimo, e specialmente dell&#8217;arcaica e strana concezione di esso come un&#8217;iniziazione connessa a un reale pericolo di morte. Iniziazioni di questo genere erano spesso legate all&#8217;idea che la vita fosse in pericolo, e cos\u00ec servivano a esprimere l&#8217;idea archetipa della morte e della rinascita. Il battesimo originariamente era stato una vera immersione, che appunto alludeva al pericolo di annegare.<\/p>\n<p>Ho conservato un chiarissimo ricordo del mosaico di Pietro che affoga, e ancora oggi posso vederne ogni dettaglio: l&#8217;azzurro del mare, le singole tessere del mosaico, i cartigli con le parole che escono dalle bocche di Pietro e di Cristo, e che tentai di decifrare. Appena lasciato il battistero mi recai subito da Alinari per comprare le fotografie dei mosaici, ma non potei trovare. Il tempo stringeva &#8212; si trattava solo di una breve visita &#8212; e cos\u00ec rimandai l&#8217;acquisto a pi\u00f9 tardi: pensavo di poter ordinare le riproduzioni da Zurigo.<\/p>\n<p>Quando ero di nuovo in patria, chiesi a un mio conoscente che andava a Ravenna di procurarmi le riproduzioni, Naturalmente non pot\u00e9 trovarle, perch\u00e9 pot\u00e9 constatare che i mosaici che io avevo descritto non esistevano!<\/p>\n<p>Nel frattempo avevo gi\u00e0 parlato, in un seminario, della concezione originaria del battesimo, e in tale occasione avevo anche menzionato i mosaici che avevo visto nel Battistero degli Ortodossi. Il ricordo di quelle immagini \u00e8 per me ancora vivo. La signora che era stata l\u00ec con me lungamente si rifiut\u00f2 di credere che ci\u00f2 che &quot;aveva visto con i suoi occhi&quot; non esisteva.<\/p>\n<p>Come si sa, \u00e8 molto difficile determinare se, e fino a qual punto, due persone vedano contemporaneamente la stessa cosa. In questo caso, comunque, potei accertarmi che almeno i tratti essenziali di ci\u00f2 che avevamo visto erano stato gli stessi.\u00bb<\/p>\n<p>Di questo strano episodio, che lo colp\u00ec moltissimo, Jung tenta di dare una spiegazione razionale basata sui meccanismi dell&#8217;inconscio. Secondo lui, l&#8217;&quot;anima&quot; \u00e8 una personificazione dell&#8217;inconscio, impregnata di storia e preistoria, e rappresenta tutta la vita del passato che \u00e8 ancora viva nell&#8217;individuo. Nel confronto con la propria &quot;anima&quot;, Jung racconta di essere stato vicino a perdersi, ad annegare, come stava accadendo a San Pietro allorch\u00e9 questi aveva tentato di raggiungere Ges\u00f9 camminando sulle acque; ma ne era uscito indenne e l&#8217;integrazione dei contenuti inconsci lo aveva aiutato a ricostituire l&#8217;equilibrio della propria personalit\u00e0. Egli conclude affermando che non si pu\u00f2 descrivere ci\u00f2 che accade allorch\u00e9 la coscienza si integra con l&#8217;inconscio, lo si pu\u00f2 solo esperire; e che dopo l&#8217;esperienza di Ravenna, egli si persuase che un fatto interno alla coscienza pu\u00f2 apparire esterno ad essa, e viceversa.<\/p>\n<p>A noi sembra una spiegazione tirata per i capelli e molto simile, in tal senso, al metodo freudiano, che \u00e8 poi quello di razionalizzare ad ogni costo e con qualunque mezzo le esperienze oniriche, alla luce della teoria pansessuale freudiana. Prima di tutto, a fare l&#8217;esperienza dei quattro mosaici &quot;inesistenti&quot; non fu il solo Jung, ma lui e un&#8217;altra persona: una donna di cui non dice il nome, ma che, ci assicura, vide pi\u00f9 o meno le stesse cose che aveva visto e ammirato egli stesso. E basterebbe gi\u00e0 questo per far cadere la sua lambiccata spiegazione; a meno di pensare che quella signora abbia vissuto, in maniera del tutto indipendente ma esattamente nello stesso istante, lo stesso tipo di esperienza interiore, basata sull&#8217;integrazione dell&#8217;inconscio nella coscienza. Dobbiamo pensare a due anime perfettamente identiche, dunque? Ma il processo di integrazione dell&#8217;inconscio nella coscienza non \u00e8 un fatto individuale, storico, legato alle singole e irripetibili esperienze di vita di ciascun essere umano? E, inoltre, come si pu\u00f2 immaginare che la personificazione dell&#8217;inconscio femminile nell&#8217;uomo e la personificazione dell&#8217;inconscio maschile nella donna producano esattamente lo stesso effetto, per di pi\u00f9 nello stesso istante?<\/p>\n<p>Tutt&#8217;al pi\u00f9, si potrebbe ipotizzare che la compagna di Jung abbia avuto con lui una relazione affettiva cos\u00ec intima e profonda, da captare, per via telepatica, i pensieri e le emozioni di lui, identificandoli erroneamente come propri. Sappiamo che cose del genere accadono, fra persone che sono strettamente legate dal punto di vista emotivo; resta per\u00f2 inevasa la domanda: che cosa Jung vide realmente, nel Battistero Neoniano di Ravenna?<\/p>\n<p>In secondo luogo, Pietro viene salvato dalle acque del Lago di Tiberiade perch\u00e9 chiede aiuto a Cristo, cio\u00e8 mediante un atto di fede: non si salva da solo; mentre l&#8217;operazione descritta da Jung \u00e8 una operazione volontaria, individuale, personale, una sorta di operazione magica eseguita sulla propria psiche. L&#8217;esatto contrario dell&#8217;atto di fede di Pietro che sta per annegare. Perch\u00e9 dunque gli occhi di Jung avrebbero percepito, come simbolo dell&#8217;integrazione dell&#8217;inconscio, un episodio biblico che non ha alcuna attinenza sostanziale con quanto avvenuto nella sua coscienza; perch\u00e9 il suo inconscio avrebbe scelto un simbolo cos\u00ec poco adatto a rappresentarlo?<\/p>\n<p>L&#8217;episodio del faraone d&#8217;Egitto travolto dal Mar Rosso e quello del lebbroso Naaman c&#8217;entrano ancor meno, eppure Jung li tira in ballo per tentar di spiegare la sua visione; quello del battesimo di Cristo nel Giordano c&#8217;entra solo a condizione di condividere le idee di Jung sulle modalit\u00e0 originarie del battesimo. Certo, la validit\u00e0 soggettiva di tali idee pu\u00f2 aver dato origine a una identificazione con il battezzando; ma come conciliare tale identificazione con quella di San Pietro che affonda nell&#8217;acqua mentre sta cercando raggiungere Ges\u00f9 che, sull&#8217;acqua, cammina e lo invita a raggiungerlo?<\/p>\n<p>Sia come sia, lasciamo a Jung di ritenersi soddisfatto della spiegazione che egli stesso fornisce allo strano episodio di Ravenna e domandiamoci, invece: che cosa vediamo, quando crediamo di vedere? Che cosa udiamo, quando crediamo di udire, e poi constatiamo che avevamo visto e udito cose che non esistono nella &quot;realt\u00e0&quot;? Ci sembra che esperienze come quella descritta da Jung, e da tanti altri, si prestino semmai a una chiave di lettura pi\u00f9 radicale, pi\u00f9 conforme alle teorie di George Berkeley: noi non vediamo e non udiamo le cose che sono &quot;fuori&quot; di noi, ma quelle che sono &quot;dentro&quot; di noi: perch\u00e9 sono TUTTE dentro di noi. Quello che \u00e8 fuori, \u00e8 fuori; e noi non potremmo saperne nulla. Quello che percepiamo, lo percepiamo perch\u00e9 avviene nella nostra mente, viene elaborato dalla nostra coscienza.<\/p>\n<p>Non vogliamo con ci\u00f2 negare che esista una base oggettiva del nostro conoscere, perch\u00e9, se cos\u00ec fosse, vivremmo in un perenne manicomio, in cui non esisterebbe alcun dialogo possibile con i nostri simili; e tanto meno pensiamo che il soggettivismo della conoscenza debba, per forza, portare ad un soggettivismo dei valori (anzi, \u00e8 vero semmai il contrario: perch\u00e9 da quello, nasce la necessit\u00e0 di valori condivisi). Neghiamo soltanto che tale base determini la nostra esperienza. Quello che sono le cose in se stesse, noi non lo sappiamo e non lo sapremo mai: nessuno possiede la chiave per accedervi; e, se pure tale chiave esiste, \u00e8 andata perduta da moltissimo tempo.<\/p>\n<p>Eppure c&#8217;\u00e8 una maniera per giungere alla realt\u00e0 delle cose in se stesse; ma si tratta, appunto, di una via extra-razionale (e sovra-razionale): l&#8217;esperienza mistica dell&#8217;unione con l&#8217;essere. Noi siamo parte dell&#8217;essere, e quello che riguarda noi, nasce dall&#8217;essere. Il nostro errore \u00e8 quello di crederci separati, di essere delle realt\u00e0 indipendenti: ma \u00e8 un errore della mente. Per superare tale errore, bisogna lasciar andare i meccanismi della mente, le sue certezze, le sue operazioni. Quando ci lasciamo portare dalla corrente dell&#8217;essere, le barriere cadono e la realt\u00e0 ci si presenta quel \u00e8 veramente: un tutto unico, di cui noi siamo parte. Non ci sono pi\u00f9 un prima e un dopo, un tempo e uno spazio, un dentro e un fuori: tutto \u00e8 contemporaneamente vivo e presente. E non \u00e8 strano che due persone, intimamente unite dal punto di vista affettivo, possano fare una simile esperienza nello stesso tempo, in circostanze pressoch\u00e9 uguali.<\/p>\n<p>Quello che manca a una simile esperienza \u00e8 l&#8217;atto di fede nella trascendenza, il riconoscimento della propria finitezza: ossia il fatto che, nella nostra dimensione attuale, noi non siano una cosa sola con l&#8217;essere, ma delle entit\u00e0 separate; e che solo nella dimensione dell&#8217;assoluto noi siano un tutt&#8217;uno con l&#8217;essere. Questo, per\u00f2, pu\u00f2 rivelarsi a noi solo mediante un atto di umilt\u00e0 intellettuale, non mediante un atto di superbia: non siamo noi che scopriamo la nostra unit\u00e0 con l&#8217;essere, \u00e8 l&#8217;Essere che ce lo rivela, quando si creano le circostanze adatte. E le circostanze sono adatte allorch\u00e9 noi domandiamo aiuto, non allorch\u00e9 noi crediamo di poter fare tutti da soli.<\/p>\n<p>La psicanalisi junghiana \u00e8 una religiosit\u00e0 senza Dio che pone l&#8217;attivit\u00e0 della mente al posto della grazia e che sostituisce la fede in Dio con l&#8217;orgogliosa ricerca dell&#8217;uomo su se stesso. Ma il finito non pu\u00f2 penetrare il mistero dell&#8217;infinito, il contingente non pu\u00f2 contemplare l&#8217;assoluto. Solo L&#8217;Assoluto si pu\u00f2 rivelare a noi, rivelandoci il nostro legame con il Tutto; solo l&#8217;Eterno pu\u00f2 aiutarci a compiere il salto incommensurabile dalla nostra dimensione alla sua. Da soli, non possiamo fare niente.<\/p>\n<p>\u00c8 sempre il solito, antico peccato di superbia: la pretesa dell&#8217;uomo di trascendere il proprio limite ontologico, di ribellarsi alla propria condizione creaturale, facendosi quasi il dio di se stesso. Tutta la cultura moderna spinge in tale direzione, e le attuali correnti New Age, molte delle quali si rifanno, appunto, a pensatori come Jung (o come Steiner), ne riprendono l&#8217;equivoco fondamentale: che l&#8217;uomo possa fare di s\u00e9 il Superuomo, o il semidio, del futuro, capaci di conoscere la Verit\u00e0 e di instaurare il Paradiso in terra.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 possibile vedere, udire, odorare, esperire qualcosa che non esiste nella realt\u00e0 oggettiva, ma che \u00e8 unicamente il frutto della nostra mente? \u00c8 possibile vedere cose<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30162,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[38],"tags":[245,263],"class_list":["post-28304","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-gnoseologia","tag-santi","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-gnoseologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28304","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28304"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28304\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30162"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28304"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28304"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28304"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}