{"id":28281,"date":"2008-10-01T12:04:00","date_gmt":"2008-10-01T12:04:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/10\/01\/siamo-tutti-alla-ricerca-del-ramo-doro-come-enea-nel-sacro-bosco-di-diana-presso-cuma\/"},"modified":"2008-10-01T12:04:00","modified_gmt":"2008-10-01T12:04:00","slug":"siamo-tutti-alla-ricerca-del-ramo-doro-come-enea-nel-sacro-bosco-di-diana-presso-cuma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/10\/01\/siamo-tutti-alla-ricerca-del-ramo-doro-come-enea-nel-sacro-bosco-di-diana-presso-cuma\/","title":{"rendered":"Siamo tutti alla ricerca del ramo d&#8217;oro come Enea nel sacro bosco di Diana, presso Cuma"},"content":{"rendered":"<p>Vi \u00e8 un episodio, nel VI libro dell&#8217;<em>Eneide<\/em>, che da sempre attira la curiosit\u00e0 dei lettori, per l&#8217;atmosfera arcana e misteriosa lo pervade; tanto che il celebre etnologo scozzese James G. Frazer vi si ispir\u00f2 per la stesura della sua opera monumentale <em>The Golden Bough<\/em>, in dodici volumi (1911-1915).<\/p>\n<p>\u00c8 l&#8217;episodio, appunto, del \u00abramo d&#8217;oro\u00bb: un misterioso ramo d&#8217;albero, senza il quale l&#8217;eroe troiano non avrebbe mai ottenuto da Plutone e Proserpina l&#8217;accesso ai regni dell&#8217;Ade, ove desiderava recarsi per incontrare l&#8217;anima del padre Anchise e apprendere da lui il destino che lo avrebbe atteso dopo l&#8217;arrivo nel Lazio.<\/p>\n<p>La Sibilla Cumana, interpellata in proposito, era stata molto chiara, parlando per ispirazione del dio Apollo (<em>Aen<\/em>., VI, 136-148):<\/p>\n<p><em>&#8230; Latet arbore opaca<\/em><\/p>\n<p><em>aureus et foliis et lento vimine ramus,<\/em><\/p>\n<p><em>Iunonis infernae dictus sacer; hunc tegit omnis<\/em><\/p>\n<p><em>lucus et obscuris claudunt convallibus umbrae.<\/em><\/p>\n<p><em>Sed non ante datur telluris operta subire,<\/em><\/p>\n<p><em>auricomos quam qui decerpserit arbore fetus.<\/em><\/p>\n<p><em>Hoc sibi pulchra suum ferri Proserpina munus<\/em><\/p>\n<p><em>instituit; primo avolso non deficit alter<\/em><\/p>\n<p><em>aureus et simili frondescit virga metallo.<\/em><\/p>\n<p><em>Ergo alte vestigia oculis et rite repertum<\/em><\/p>\n<p><em>carpe manu; namque ipse volens facilisque sequetur,<\/em><\/p>\n<p><em>si tefata vocant; aliter non viribus ullis<\/em><\/p>\n<p><em>vincere nec duro poteris convellere ferro.<\/em><\/p>\n<p>Diamo qui di seguito la traduzione di Enzio Cetrangolo (Virgilio, <em>Eneide<\/em>, Sansoni Editore, Firenze, 1988, p. 243):<\/p>\n<p><em>Nascosto in un albero folto \u00e8 un ramo che ha foglie<\/em><\/p>\n<p><em>d&#8217;oro e il gambo flessibile, sacro a Pros\u00e8rpina;<\/em><\/p>\n<p><em>tutta la selva lo copre e fitte ombre lo cingono<\/em><\/p>\n<p><em>di convalli. A nessuno \u00e8 dato di entrare nei regni<\/em><\/p>\n<p><em>segreti se prima non svelle quell&#8217;aureo germoglio.<\/em><\/p>\n<p><em>La bella Pros\u00e8rpina vuole che a lei si riserbi<\/em><\/p>\n<p><em>Questo tributo; al primo staccato non manca il secondo<\/em><\/p>\n<p><em>d&#8217;oro anch&#8217;esso, e il ramo di foglie d&#8217;oro si veste.<\/em><\/p>\n<p><em>Dunque ben addentro osserva con gli occhi e trovatolo,<\/em><\/p>\n<p><em>come il rito prescrive, staccalo con la tua mano;<\/em><\/p>\n<p><em>quello da s\u00e9 docilmente verr\u00e0 alla tua mano<\/em><\/p>\n<p><em>se il fato ti elegge, altrimenti non forza ti giova<\/em><\/p>\n<p><em>a piegarlo, n\u00e9 duro ferro a strapparlo.<\/em><\/p>\n<p>Udito il vaticinio del Dio, Enea, accompagnato dal fido Acate, lascia pensoso l&#8217;antro dalle cento porte della Sibilla. Dalla sacerdotessa ha appreso, inoltre, che il cadavere di un suo compagno giace insepolto sul lido, e che deve trovarlo per rendergli onorevoli esequie sulla pira funebre; infine, dovr\u00e0 compiere un sacrificio di pecore nere, sacre agli dei dell&#8217;Averno, per propiziarsi la temeraria impresa.<\/p>\n<p>Per prima cosa, i due compagni s&#8217;imbattono proprio nel corpo di Miseno, precipitato in mare da Tritone, geloso della sua abilit\u00e0 nel suonare la tromba; poi, mentre &#8211; con gli altri Troiani &#8211; gli apprestano le esequie, Enea leva una preghiera affinch\u00e9 un segno gli mostri ove cercare il misterioso ramo d&#8217;oro, nel fitto della foresta di frassini e querce.<\/p>\n<p>Ed ecco che la sua invocazione viene esaudita: compaiono due bianche colombe, uccelli sacri a Venere (la madre dell&#8217;eroe), che lo guidano fino al recesso ombroso ove cresce il ramo d&#8217;oro, che Enea riesce a svellere &#8211; bench\u00e9 esso sia inspiegabilmente resistente &#8211; senza eccessiva difficolt\u00e0 (<em>Id.<\/em>, 199-211):<\/p>\n<p><em>&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>pascentes illae tantum prodire volando,<\/em><\/p>\n<p><em>quantum aciem possent oculi servare sequentum.<\/em><\/p>\n<p><em>Inde ubi venere ad fauces grave olentis Averni,<\/em><\/p>\n<p><em>tollunt se celeres liquidumque per a\u00ebra lapsae<\/em><\/p>\n<p><em>sedibus optatis gemina super arbore sidunt,<\/em><\/p>\n<p><em>discolor unde auri per ramos aura refulsit.<\/em><\/p>\n<p><em>Quale solet silvis brumali frigore viscum<\/em><\/p>\n<p><em>fronde virere nova, quod non sua seminat arbos,<\/em><\/p>\n<p><em>et croceo fetu teretis circumdare truncos,<\/em><\/p>\n<p><em>talis erat species auri frondentis opaca<\/em><\/p>\n<p><em>ilice, sic leni crepitabat brattea vento.<\/em><\/p>\n<p><em>Corripit Aeneas extemplo avidusque refringit<\/em><\/p>\n<p><em>cunctantem et vatis portat sub tecta Sibyllae.<\/em><\/p>\n<p>Sempre nella traduzione di Enzio Cetrangolo (<em>Op. cit.<\/em>, pp. 245-47):<\/p>\n<p><em>Quelle a volo beccando tanto andavano innanzi<\/em><\/p>\n<p><em>quanto gli occhi potessero intenti guardarle.<\/em><\/p>\n<p><em>E quando alla bocca del livido Averno pervennero<\/em><\/p>\n<p><em>veloci si levano a volo e dal limpido aere calando<\/em><\/p>\n<p><em>si posan su l&#8217;albero strano, di doppia natura,<\/em><\/p>\n<p><em>donde rifulse tra i rami un vivido d&#8217;oro<\/em><\/p>\n<p><em>scintillio. Quale d&#8217;inverno il vischio nei boschi<\/em><\/p>\n<p><em>di nuova fronda si veste che in altro albero ha il seme<\/em><\/p>\n<p><em>e i lisci tronchi circonda di gialle sue bacche,<\/em><\/p>\n<p><em>tale su l&#8217;\u00eclice nera sembrava dell&#8217;oro la fronda,<\/em><\/p>\n<p><em>cos\u00ec crepitava al vento lieve la lamina.<\/em><\/p>\n<p><em>Enea in fretta la prende e la stacca bramoso<\/em><\/p>\n<p><em>mentre quella esitava e la reca nell&#8217;antro<\/em><\/p>\n<p><em>all&#8217;indovina Sibilla.<\/em><\/p>\n<p>Che il ramo d&#8217;oro fosse un ramo di vischio, pianta sacra nell&#8217;ambito varie religioni antiche (basti pensare, nel caso dei Celti, al druidismo), non \u00e8 detto chiaramente; Virgilio si limita a <em>paragonarlo<\/em> a un ramo di vischio. La cosa, del resto, in questa sede non c&#8217;interessa, bench\u00e9 abbia affaticato la curiosit\u00e0 di molti insigni filologi classici.<\/p>\n<p>Quello che ci preme evidenziare, \u00e8 il significato simbolico che l&#8217;intero episodio riveste, in un contesto volutamente allusivo e misteriosofico; preludio ad altre e non meno impegnative allegorie, delle quali \u00e8 intessuta la discesa di Enea nell&#8217;Averno. Del resto, chi abbia visitato il monte di Cuma e percorso la lunga galleria che lo perfora, scavata nella viva roccia e adducente a un vasto locale che era l&#8217;antico santuario sotterraneo della Sibilla, ha di certo provato quel fremito arcano cui non sfugge il lettore del libro VI dell&#8217;<em>Eneide<\/em>, e che ha ispirato in gran parte il viaggio oltremondano di Dante nella sua <em>Divina Commedia.<\/em><\/p>\n<p>Virgilio, come appare dalla sua concezione del destino delle anime dopo la morte, era imbevuto di dottrine orfico-pitagoriche, ed anche notevolmente aperto (si veda la IV Egloga delle <em>Bucoliche<\/em>) al clima di aspettativa generalizzata di tipo messianico e soteriologico (cfr. anche il nostro saggio <em>Il culto di Virgilio nel Medioevo<\/em>, pubblicato nel quarto volume degli <em>Atti<\/em> della Societ\u00e0 \u00abDante Alighieri\u00bb di Treviso, e consultabile anche sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Ci\u00f2 su cui vogliamo riflettere in questa sede, tuttavia, non \u00e8 il significato magico e religioso del \u00abramo d&#8217;oro\u00bb nel poema di Virgilio, quanto coglierne la dimensione iniziatica e simbolica a-temporale; e, quindi, il suo possibile significato anche per noi, cittadini &#8211; dal punto di vista materiale &#8211; di una societ\u00e0 di massa dai ritmi sempre pi\u00f9 frenetici, tali da distrarci in misura sempre maggiore dalla nostra interiorit\u00e0 e da un legame armonioso col mondo.<\/p>\n<p>E, innanzitutto: che cosa pu\u00f2 rappresentare il concetto del \u00abramo d&#8217;oro\u00bb, non come simbolo iniziatico specifico (sia esso un ramo di vischio o di qualunque altra natura), ma come metafora di una <em>clavis universalis<\/em> mediante la quale accedere ai livelli profondi della realt\u00e0, quelli che sfuggono all&#8217;osservatore distratto, ma dai quali &#8211; in realt\u00e0 &#8211; dipende l&#8217;orientamento fondamentale della nostra vita e, quindi, il nostro destino?<\/p>\n<p>E, prima ancora: vi \u00e8 bisogno di una siffatta <em>clavis universalis<\/em>; oppure tutto quel che serve, per affrontare il viaggio della vita, sono un discreto spirito pratico, una istintiva capacit\u00e0 di operare scelte e prendere decisioni, nonch\u00e9 una certa dose di sano buon senso?<\/p>\n<p>Partiamo da questo secondo punto.<\/p>\n<p>Non crediamo che lo spirito pratico, l&#8217;istinto e il cosiddetto buon senso &#8211; che \u00e8 poi il mero senso comune -, siano sufficienti; e non perch\u00e9 la vita, oggi, sia divenuta particolarmente complicata (cosa, peraltro, innegabile), quanto perch\u00e9 la vita in se stessa, in qualunque societ\u00e0 e circostanza, \u00e8 sempre una avventura molto pi\u00f9 complessa e ricca di possibilit\u00e0 &#8211; positive e negative &#8211; di quel che generalmente si creda e si ammetta.<\/p>\n<p>Talmente complessa, che non sono poche le persone le quali non fanno in tempo ad impadronirsi nemmeno dei suoi meccanismi pi\u00f9 semplici, prima che sia giunta, per esse, la fine del viaggio. Anche da ci\u00f2, crediamo, \u00e8 nata, nel contesto di svariate culture, l&#8217;idea della reincarnazione o quella delle rinascite (concetti distinti, ma quasi sempre equiparati, se non addirittura confusi, nel linguaggio comune): non parendo sufficiente, in molti casi, il tempo di una vita umana per comprendere e attuare neppure gli elementi essenziali dell&#8217;arte di ben vivere.<\/p>\n<p>Infatti, imparare a vivere \u00e8 un&#8217;arte; ed \u00e8 un&#8217;arte che non pu\u00f2 essere insegnata &#8211; sebbene sia sempre possibile elargire dei buoni consigli -, ma solo sperimentata su se stessi, consumandola &#8211; in parte o anche del tutto &#8211; proprio nei reiterati tentativi di apprenderla. In questo sembrerebbe esservi un qualcosa di paradossale: perch\u00e9 l&#8217;idea dell&#8217;apprendimento, di norma, si accompagna all&#8217;idea che le cose imparate siano \u00abspendibili\u00bb (come si usa dire, tradendo nel vocabolario la filosofia economicistica oggi dominante) in vista di un fine ulteriore; e non gi\u00e0 che l&#8217;apprendimento stesso consista nell&#8217;esaurimento di ogni ulteriore possibilit\u00e0 d&#8217;iniziativa.<\/p>\n<p>Per\u00f2 la contraddizione \u00e8 pi\u00f9 apparente che reale, perch\u00e9 l&#8217;arte di imparare a vivere si impara &#8211; se la si impara &#8211; vivendo; e quindi non vi sono un <em>prima<\/em> e un <em>dopo<\/em>, nettamente distinti; vivere e imparare a vivere sono due cose che procedono insieme.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 detto, resta la prima domanda che ci eravamo posta: se, cio\u00e8, sia davvero necessario comprendere l&#8217;uso di uno strumento di lettura generale della realt\u00e0, dal momento che non basta semplicemente, procedere con il buon senso e la \u00abnormale\u00bb esperienza della vita stessa. Purtroppo, quest&#8217;ultimo concetto significa, molto spesso, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno che abituarsi a ripetere sempre i medesimi errori, senza imparare mai nulla; ed \u00e8 per questo che una \u00abchiave\u00bb di accesso ai significati profondi della vita risulta, effettivamente, indispensabile.<\/p>\n<p>O, almeno, lo \u00e8 se si desidera vivere in maniera non superficiale, ma con piena consapevolezza delle grandi responsabilit\u00e0 e delle amplissime possibilit\u00e0 che il fenomeno \u00abvita\u00bbci offre, purch\u00e9 non ci accontentiamo di soffermarci nei suoi livelli pi\u00f9 elementari ed inferiori, ma avvertiamo l&#8217;esigenza di spingerci un poco pi\u00f9 avanti.<\/p>\n<p>In questo senso, come dicevamo, imparare l&#8217;arte di vivere corrisponde a una vera e propria <em>iniziazione<\/em>, ossia a una <em>cerimonia di passaggio<\/em> che introduce da un piano di realt\u00e0 ad un altro; nel nostro caso, dal piano del contingente e del relativo, a quello dell&#8217;assoluto e del necessario.<\/p>\n<p>Ora, l&#8217;iniziazione \u00e8 una cosa che non \u00e8 <em>possibile<\/em> darsi da s\u00e9; la si riceve; per\u00f2, al tempo steso, \u00e8 ben vero che la pu\u00f2 ricevere solo chi ne sia veramente degno e che vi sia, in qualche modo, preparato ed in grado di accoglierla. Questo, crediamo, si cela dietro il significato allegorico che non basta aver trovato il ramo d&#8217;oro &#8211; impresa gi\u00e0 di tutto rispetto -, ma bisogna anche essere in grado di svellerlo dall&#8217;albero su cui cresce (che \u00e8 di tutt&#8217;altra natura), per essere degli iniziati: cosa che in nessun modo si pu\u00f2 ottenere mediante un puro atto di forza.<\/p>\n<p>Negli antichi Misteri &#8211; in quelli Eleusini, ad esempio &#8211; l&#8217;iniziazione veniva somministrata da un sacerdote o, comunque, da una persona che era gi\u00e0 stata, a sua volta, iniziata. Nella societ\u00e0 contemporanea, l&#8217;iniziazione pu\u00f2 venire da una persona (non necessariamente da un iniziato nel senso tecnico del termine), ma anche da una situazione o da un complesso di circostanze. Il concetto fondamentale \u00e8 che, quando un individuo \u00e8 pronto per il passaggio ad un livello superiore di consapevolezza, sono le circostanze stesse a chiamarlo. Il profano dir\u00e0 che quelle circostanze sono state casuali; ma la verit\u00e0 \u00e8 che il caso non esiste, e che noi veniamo chiamati allorch\u00e9 siamo pronti, e non un minuto prima.<\/p>\n<p>Un altro concetto fondamentale \u00e8 che l&#8217;iniziazione segna bens\u00ec il passaggio a un livello pi\u00f9 elevato di consapevolezza, ma anche la capacit\u00e0 e la possibilit\u00e0 di fare ritorno, arricchiti e illuminati da tale esperienza, al livello della vita cosiddetta ordinaria. Vi sono, pertanto, sia un movimento di ascesa, che uno di discesa; una andata e un ritorno.<\/p>\n<p>Il vero iniziato non \u00e8 colui che sa solamente <em>partire<\/em>, ma colui che ha appreso anche l&#8217;arte di <em>ritornare<\/em>. Ritornare fra gli uomini; ritornare fra le cose di ogni giorno, <em>ma con un altro livello di consapevolezza<\/em>.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 l&#8217;iniziato non si riconosce facilmente di primo acchito; e chi si atteggia a tale, certamente non lo \u00e8. Il vero iniziato \u00e8 in grado di fare esattamente le stesse cose che fanno tutti gli altri esseri umani, <em>per\u00f2 le fa con uno spirito diverso e con una diversa prospettiva<\/em>.<\/p>\n<p>Esistono, storicamente, diversi tipi di iniziazione.<\/p>\n<p>Qualcuno si \u00e8 preso la briga di raggrupparli in tre grandi categorie: l&#8217;iniziazione tribale, che segna il passaggio dall&#8217;infanzia all&#8217;et\u00e0 adulta; quella misterica, che ricerca le vie dell&#8217;altrove e d\u00e0 accesso ai poteri soprannaturali; infine, per i cristiani, quella cristica, che prevede una uscita dal mondo, ma anche un ritorno: esattamente come fece Ges\u00f9 quando &#8211; terminato il ritiro nel deserto, al principio della sua vita pubblica &#8211; ritorn\u00f2 fra gli uomini, dopo avere affrontato e vinto le tentazioni demoniache.<\/p>\n<p>E il ritorno \u00e8 <em>sempre<\/em> motivato da uno spirito di servizio e di altruismo nei confronti degli altri esseri umani.<\/p>\n<p>Ecco, allora, che abbiamo forse trovato quella <em>clavis universalis<\/em> di cui andavamo alla ricerca, e che abbiamo compreso il significato riposto dell&#8217;allegoria del \u00abramo d&#8217;oro\u00bb: si tratta, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno, dell&#8217;amore, inteso come apertura totale nei confronti dell&#8217;Essere e come assoluta docilit\u00e0 e disponibilit\u00e0 nei confronti del suo progetto cosmico.<\/p>\n<p>Il domenicano Philippe-Emmanuel Rausis, nel suo libro <em>L&#8217;iniziazione<\/em> (titolo originale: <em>L&#8217;initiation<\/em>, Paris, 1993; traduzione italiana di Yasmina Melaouah, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1997, pp. 91-93), scrive:<\/p>\n<p><em>Henri Atlan racconta che Rabbi Nahuman di Bratzlav, un maestro hassidim del XVIII secolo, un giorno disse: \u00abda noi il vero problema non \u00e8 partire (ratso) ma tornare (chouv)\u00bb. Dicendo ci\u00f2 pensava al movimento incassante di andata e ritorno (ratso vachouv) degli angeli nella visione di Ezechiele, che egli vedeva come una metafora dei cammini dell&#8217;illuminazione. Ai suoi occhi ci\u00f2 significa che se chiunque pu\u00f2 salire i gradini dell&#8217;illuminazione, ben pochi riescono pi a ridiscendere. In effetti ogni uomo arriva un giorno all&#8217;illuminazione, non fosse che nel momento della morte. E il compito dell&#8217;iniziazione \u00e8 proprio quello di condurre a questa conoscenza ultima, anticipando simbolicamente il momento della morte &#8211; facendo entrare la morte nella vita, essa permette che la vita stessa penetri nella morte &#8211; in modo da sollevare un angolo del velo di Iside, di cui \u00e8 detto che nessun mortale pu\u00f2 conoscere il segreto. Ma anche se ci permette di salire qualche grado mistico, non per questo l&#8217;iniziazione \u00e8 compiuta nella sua integrit\u00e0. Dopo essere salito, l&#8217;uomo dovr\u00e0 ridiscendere, dopo aver contemplato \u00abla vita che \u00e8 altrove\u00bb dovr\u00e0 raggiungere con tutto se stesso \u00abla vita che \u00e8 qui\u00bb. \u00abIo sono la porta &#8211; dice Ges\u00f9. &#8211; Se uno entra attraverso di me, sar\u00e0 salvo: entrer\u00e0 e uscir\u00e0 e trover\u00e0 pascolo\u00bb (Gv. 10, 9).<\/em><\/p>\n<p><em>Ren\u00e9 Gu\u00e9non ha saputo individuare chiaramente, in uno dei suoi ultimi scritti, questo aspetto fondamentale dell&#8217;iniziazione: \u00abNella realizzazione totale dell&#8217;essere, dice, \u00e8 possibile rilevare l&#8217;unione di due aspetti che corrispondo in un certo senso a due fasi dell&#8217;unione stessa, una<\/em> ascendente <em>e l&#8217;altra<\/em> discendente<em>. La considerazione della prima fase nella quale l&#8217;essere, partito da un certo stato di manifestazione, si eleva fino all&#8217;identificazione con il suo principio non manifestato, non pu\u00f2 sollevare alcuna difficolt\u00e0 poich\u00e9 si tratta di ci\u00f2 che viene sempre e dovunque espressamente indicato come lo svolgimento e il fine essenziale di ogni iniziazione, la quale ha come esito<\/em> l&#8217;uscita dal cosmo<em>. [&#8230;] Per quanto riguarda invece la seconda fase, quella della<\/em> ridiscesa <em>nel manifestato, pare che se ne parli pi\u00f9 raramente, e, in molti casi, in maniera meno esplicita\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Che l&#8217;iniziazione debba essere concepita secondo lo schema di una<\/em> andata e ritorno <em>ne abbiamo un&#8217;ulteriore testimonianza in uno dei documenti pi\u00f9 venerabili della tradizione iniziatica: la famosa<\/em> Tabula Smaragdina. <em>Il testo, nel suo ottavo articolo, dice: \u00abSale dalla terra al cielo per ricevere le luci dell&#8217;alto, poi di nuovo scende in terra, riunendo in s\u00e9 la virt\u00f9 del superiore e dell&#8217;inferiore, perch\u00e9 la luce delle luci \u00e8 in lui, sicch\u00e9 l&#8217;oscurit\u00e0 si allontana da lui\u00bb. Salire dalla terra verso il cielo \u00e8 l&#8217;opera dell&#8217;iniziazione misterica; scendere dal cielo sulla terra \u00e8 l&#8217;opera dell&#8217;iniziazione clanica; riunire in s\u00e9 la virt\u00f9 del superiore e dell&#8217;inferiore, \u00e8 infine, \u00e8 l&#8217;opera dell&#8217;iniziazione cristica.<\/em><\/p>\n<p><em>Questo andare e venire ricorda i<\/em> pratyeka-buddha <em>e i<\/em> bodhisattva <em>delle religioni dell&#8217;India: i primi &#8211; che seguono la piccola via (hinayana) &#8211; sono giunti al<\/em> nirvana<em>; mentre i secondi<\/em> <em>&#8211; che seguono la grande via (mahayana)rinunciano alla loro felicit\u00e0 e accettano nuove incarnazioni per aiutare gli altri a sfuggire al circolo del<\/em> samsara<em>. \u00abLa salvezza deve essere accessibile non pi\u00f9 solo ad alcuni asceti ma alla massa degli uomini\u00bb. Ma ancor pi\u00f9 che con il buddhismo \u00e8 con la tradizione islamica che Gu\u00e9non stabilisce il parallelo. In essa si trova infatti una distinzione dello stesso ordine tra il<\/em> wali <em>e il<\/em> nabi. <em>\u00abUn essere pu\u00f2 essere<\/em> wali <em>solo &#8216;per s\u00e9&#8217;; [&#8230;]; al contrario un nabi \u00e8 tale solo perch\u00e9 ha una funzione una funzione da svolgere rispetto agli altri esseri\u00bb. Questa \u00e8 anche la regola dell&#8217;iniziazione cristiana: non \u00e8 acquisita per s\u00e9 ma per gli altri. Il solo modo per essere un<\/em> iniziato cristiano<em>, nel pieno significato del termine, \u00e8 diventare a sua volta<\/em> iniziatore<em>: fermento di iniziazione per coloro che ci circondano. Facendo corpo con Cristo, l&#8217;uomo non \u00e8 solo salvato ma diviene anch&#8217;egli, per partecipazione, un<\/em> salvatore.<\/p>\n<p><em>Tuttavia Gu\u00e9non ci mette in guardia: questa<\/em> discesa <em>non deve diventare il pretesto per un attaccamento al mondo che non \u00e8 mai stato vinto. Un coinvolgimento esteriore presuppone un&#8217;autentica realizzazione interiore. Allora, illuminato al fuoco della contemplazione, l&#8217;uomo pu\u00f2 diventare una luce viva sul cammino degli altri, un<\/em> segno di speranza <em>per il mondo. ma tutto ci\u00f2 richiede, oltre che la grazia, una certa qualit\u00e0 nel proprio rapporto con Dio, con se stesso e con gli altri. Valentin Tomberg lo riassume alla perfezione nella<\/em> Regola d&#8217;oro <em>con la quale vorremmo concludere questa modesta riflessione:<\/em><\/p>\n<p><em>Non perderti cercando il mondo,<\/em><\/p>\n<p><em>non perdere Dio cercandoti,<\/em><\/p>\n<p><em>non perdere il mondo cercando Dio.<\/em><\/p>\n<p>Il vero iniziato, infatti, non \u00e8 solo colui che conosce, oltre all&#8217;arte del partire, anche quella del ritornare (come bene \u00e8 illustrato nel cammino iniziatico di Dante nella <em>Divina Commedia<\/em>), per portare agli altri i tesori della propria illuminazione.<\/p>\n<p>Egli \u00e8 anche, e soprattutto, colui che ha imparato l&#8217;arte suprema di non sprecare nulla, di non disperdere nulla, di non rifiutare nulla; ma di assorbire ed accogliere ogni esperienza &#8211; lieta e triste, piacevole e dolorosa &#8211; in un abbraccio amorevole che tutto reintegra nella propria essenza pi\u00f9 profonda, trasformandola in sostanza viva e luminosa dell&#8217;Essere, di cui egli stesso ha compreso di costituire una manifestazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vi \u00e8 un episodio, nel VI libro dell&#8217;Eneide, che da sempre attira la curiosit\u00e0 dei lettori, per l&#8217;atmosfera arcana e misteriosa lo pervade; tanto che il<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[264],"class_list":["post-28281","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-virgilio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28281","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28281"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28281\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28281"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28281"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28281"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}