{"id":28279,"date":"2006-02-21T06:16:00","date_gmt":"2006-02-21T06:16:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2006\/02\/21\/raimon-panikkarm-e-la-torre-di-babele-della-cultura-moderna\/"},"modified":"2006-02-21T06:16:00","modified_gmt":"2006-02-21T06:16:00","slug":"raimon-panikkarm-e-la-torre-di-babele-della-cultura-moderna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2006\/02\/21\/raimon-panikkarm-e-la-torre-di-babele-della-cultura-moderna\/","title":{"rendered":"Raimon Panikkarm e la torre di Babele della cultura moderna"},"content":{"rendered":"<p><em>Articolo pubblicato sul &quot;Quaderno&quot; n. 2 del 2005 dell&#8217;Associazione Eco-Filosofica (gi\u00e0 Associazione Filosofica Trevigiana).<\/em><\/p>\n<p>Molte delle idee portanti del pensiero di Raimon Panikkar sulla pace (intesa nel senso pi\u00f9 ampio della parola) e sul pluralismo sono contenute in un agile volumetto, <em>La Torre di Babele<\/em>, pubblicato in Italia una quindicina d&#8217;anni fa, ma sempre attualissimo. Con la consueta lucidit\u00e0 dialettica e con una forma chiara e incisiva, Panikkar delinea un percorso di ricerca sui temi della pace e del pluralismo culturale &quot;facendo i conti&quot;, tra l&#8217;altro, con i nodi filosofici e pratici che contraddistinguono l&#8217;odierna crisi dell&#8217;Occidente e che chiamano in causa le scelte etiche di ciascuno.<\/p>\n<p>Due ci sembrano, in particolare, i nodi messi a fuoco e analizzati con particolare efficacia: quello della tecnologia e quello della cultura moderna (globalizzata e globalizzante). Riguardo al primo, Panikkar sostiene (pag 66 e sgg.) che noi dobbiamo emanciparci dalla tecnologia, da lui definita &quot;il nemico pi\u00f9 grande della sopravvivenza di tutte le altre culture che sono esistite finora sopra la terra.&quot; E aggiunge:&quot;A prescindere da valutazioni di altro tipo, ammettiamo per un momento che non ci sia altro rimedio che tecnologizzare il mondo. Non dovremmo nasconderci che ci\u00f2 rappresenta la morte di tutte le altre culture. Non possiamo illuderci. O una cosa o l&#8217;altra. So che questa affermazione risulta discutibile per molti, i quali pensano che sia necessario passare per la tecnologizzazione del mondo, ma imboccare questa strada significa azionare il bulldozer chre eliminer\u00e0 qualsiasi altro tipo di visione del mondo, di cultura, di religione. Non possiamo farci illusioni sulla compatibilit\u00e0 fra la visione tecnologica della realt\u00e0 e ci\u00f2 che finora e per millenni l&#8217;umanit\u00e0 ha vissuto. Quello che non mi convince \u00e8 che mi si dica: \u00e8 per il tuo bene, la tecnologia rispetter\u00e0 la tua cultura. Cercare di mettere insieme le due cose mi sembra derivi da una lettura molto superficiale tanto delle culture autoctone come del valore della tecnologia, che non \u00e8 un semplice strumento che maneggi e puoi abbandonare a tuo piacimento. Si tratta di qualcosa di un ordine molto diverso e, quando i ternocrati dicono che la tecnologia \u00e8 soltanto uno strumento, sembrano non credere nella tecnologia. (&#8230;) L&#8217;essenza della tecnologia \u00e8 l&#8217;accelerazione.&quot;<\/p>\n<p>Emanciparsi dalla tecnologia, dunque; non <em>rinunciare<\/em> ad essa, &quot;perch\u00e9 in Occidente rinuncia significa abbandono di un bene positivo in vista di un fine superiore&quot;; &quot;prendere le distanze da essa&quot; nel momento in cui ci si rende conto che &quot;\u00e8 strumento di morte e non di vita, come si credeva.&quot; Ma attenzione, prosegue Panikkar:&quot;emanciparsi veramente dalla tecnologia \u00e8 proprio quello che non si pu\u00f2 fare, se non si salta al di l\u00e0 di questa cultura che l&#8217;ha creata.&quot;<\/p>\n<p>E conclude: &quot;Finch\u00e8 ci si <em>scomunica<\/em> dal resto della realt\u00e0, finch\u00e8 si pensa che la terra non sia un essere vivente, finch\u00e8 non si ritorna un po&#8217; pi\u00f9 animisti &#8211; l&#8217;animismo che abbiamo disprezzato -, finch\u00e8 non ci rendiamo conto che la solidariet\u00e0 o la legge del karma \u00e8 universale e che, di conseguenza, esercitare violenza su una particella infima di materia porta con s\u00e9 violenze in tutte le parti &#8211; senza accorgerci che la causa del cancro dell&#8217;organismo dipende dal fatto che abbiamo creato una societ\u00e0 cancerosa che ha perduto la omeostasi, cio\u00e8 che punta al <em>maximum<\/em> e non all&#8217;<em>optimum<\/em>; finch\u00e8 non esistono ispirazioni interiori per non sapere di pi\u00f9, non mangiare di pi\u00f9, non andare pi\u00f9 in fretta, non guadagnare pi\u00f9 soldi, non avere pi\u00f9 influenza, non essere pi\u00f9 potenti e tutto il resto, non siamo sulla buona strada. E poi ci stupiamo che anche l&#8217;organismo imiti la civilt\u00e0 consumista che abbiamo creato&#8230;&quot;.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda le alternative alla cultura miderna, occidentale e antitradizionale (compresa la tradizione dell&#8217;Occidente), con esemplare lucididit\u00e0 di pensiero Panikkar ammonisce che non c&#8217;\u00e8 <em>una<\/em> alternativa, pena il ricadere (se vi fosse) nello stesso orizzonte esclusivista che in teoria si vorrebbe allontanare. Non c&#8217;\u00e8, infsatti, una cultura globale: non sarebbe cultura (cfr. p. 145). Non esiste prospettiva globale (&quot;nemmeno Dio, dice il <em>Talmud<\/em>, ha una prospettiva globale&quot;); non c&#8217;\u00e8 e non pu\u00f2 esserci una religione universale; non c&#8217;\u00e8 un ordine ideale o perfetto, n\u00e9 politico, n\u00e9 economico, n\u00e9 umano, al livello del concetto e dell&#8217;intellegibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Oltre a questa fondamentale obiezione di ordine logico, Panikkar sostiene che la cultura occidentale moderna non \u00e8 la soluzione dei nostri attuali problemi anche per ragioni storiche specifiche. In particolare, egli accusa la cultura moderna (in sostanziale assonanza, ci permettiamo di notare, con il pensiero di Gu\u00e9non e di altri illustri &quot;eretici&quot;) di essere basata sui presupposti di una civilt\u00e0 tecnocratica; di essere dominata da un&#8217; ideologia paneconomica (viene in mente <em>l&#8217;uomo a una dimensione<\/em> di Marcuse); di voler esportare imperialisticamente <em>l&#8217;american way of life<\/em>. Ma la cultura moderna, a ben guardare, non \u00e8 universale e non \u00e8 neppure universabilizzabile; essa, inoltre, porta in s\u00e8 stessa il germe della propria autodistruzione.<\/p>\n<p>Le alternative? Sono soltanto provvisorie, secolari e pluraliste. Si tratta di <em>decentralizzare<\/em> le strutture economiche, politiche, psicologiche, etiche, fuori di s\u00e9 e dentro di s\u00e9, per ritrovare il senso di una vera centralizzazione: una realt\u00e0 d&#8217;ordine superiore, ove il centro sia dappertutto. &quot;Corpo mistico di Cristo, buddhakaia, atman-brahman, ecc., sono altrettanti simboli tradozionali che esprimono questa intuizione.Il senso della vita umana non consiste allora nello scalare i pi\u00f9 alti vertici della piramide umana inuna lotta a morte contro il tuo vicino (competizione), ma nel trovare il mio centro concentrico con tutti gli altri centri dell&#8217;universo e cos\u00ec collaborare al sostegno del mondo (come lo esprime il concetto di &quot;lokasamgraha della <em>Bhagavadgita<\/em>).<\/p>\n<p>RAIMON PANIKKAR, <em>La Torre di Babele<\/em>, Edizioni Cultura della Pace, San Domenico di Fiesole, 1990.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Articolo pubblicato sul &quot;Quaderno&quot; n. 2 del 2005 dell&#8217;Associazione Eco-Filosofica (gi\u00e0 Associazione Filosofica Trevigiana). 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