{"id":28278,"date":"2015-07-28T06:00:00","date_gmt":"2015-07-28T06:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/f-w-raiffeisen-e-l-wollemborg-nascita-delle-casse-di-credito-sociale\/"},"modified":"2015-07-28T06:00:00","modified_gmt":"2015-07-28T06:00:00","slug":"f-w-raiffeisen-e-l-wollemborg-nascita-delle-casse-di-credito-sociale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/f-w-raiffeisen-e-l-wollemborg-nascita-delle-casse-di-credito-sociale\/","title":{"rendered":"F. W. Raiffeisen e L. Wollemborg, nascita delle Casse di credito sociale"},"content":{"rendered":"<p>Le casse rurali, o banche di credito cooperativo, sorgono intorno alla met\u00e0 dell&#8217;Ottocento per iniziativa di un borgomastro tedesco, F. W. Raiffeisen (il cui nome \u00e8 stato conservato per le casse dell&#8217;Alto Adige), con una duplice motivazione, socio-economica ed etico-religiosa, riassumibili nelle due idee cardine del localismo e della solidariet\u00e0 cristiana.<\/p>\n<p>In buona sostanza, si voleva combattere il processo d&#8217;impoverimento del ceto rurale medio-piccolo, fenomeno dovuto agli effetti della Rivoluzione industriale da un lato, dall&#8217;altro alla concorrenza dei cereali e degli altri prodotti agricoli nordamericani, che stavano spingendo all&#8217;emigrazione milioni di contadini i quali, per mancanza di capitali, non erano riusciti a valorizzare la propria terra in misura tale da reggere agli effetti della crisi.<\/p>\n<p>Ancora verso la fine del XVIII secolo, almeno l&#8217;ottanta per cento della popolazione lavorativa europea era impegnata nel settore primario, da cui veniva la maggior parte del reddito delle singole nazioni; un secolo dopo, la percentuale era scesa intorno alla met\u00e0 (in Italia, nel 1900, si calcola che fosse intorno al 60%), mentre oggi \u00e8 scesa addirittura al di sotto del 5%, in tutti i Paesi dell&#8217;Europa occidentale (in Italia, al 3,8%). Accanto alla formazione, disordinata e drammatica, della nuova classe operaia, pertanto, nella seconda met\u00e0 del XIX secolo si assisteva ad una crisi senza precedenti della &quot;vecchio&quot; ceto agrario, che aveva rappresentato, per secoli, la spina dorsale della societ\u00e0 e dell&#8217;economia del nostro continente, e che era stato pi\u00f9 a lungo depositario dei valori tradizionali, a cominciare da quelli religiosi (mentre con l&#8217;urbanesimo si era via via manifestato il fenomeno della secolarizzazione e, infine, di una latente o esplicita scristianizzazione). E la Chiesa cattolica, specie dopo la &quot;Rerum novarum&quot; di Leone XIII (1891), fece sentire la sua voce a favore dell&#8217;associazionismo cattolico, proprio nella prospettiva di contrastare la crescente laicizzazione, mediante una serie di iniziative cooperativistiche e solidaristiche miranti a rafforzare il ceto dei piccoli proprietari rurali, oltre che mediante l&#8217;organizzazione delle prime leghe e associazioni sindacali del ceto operaio (sul quale, per\u00f2, la presa della religione era divenuta sempre pi\u00f9 debole e, in molti casi, si era pressoch\u00e9 dissolta).<\/p>\n<p>Le societ\u00e0 cooperative per azioni avevano lo scopo di costituire un capitale sociale per sostenere i piccoli proprietari bisognosi di liquidit\u00e0 per pagare i debiti o per acquistare la terra o gli strumenti del lavoro agricolo, in modo da reggere la concorrenza con le grandi aziende e di salvarsi dalla prospettiva dell&#8217;insolvenza e del sociologo Giuseppe Toniolo, per esempio, o dei sacerdoti fratelli Scotton di Breganze, sia l&#8217;emigrazione che l&#8217;inurbamento equivalevano alla perdita delle radici religiose e alla progressiva secolarizzazione del tessuto familiare. Pertanto era necessario offrire capitali in prestito a tassi d&#8217;interesse contenuti, ci\u00f2 che le banche ordinarie non erano disposte a fare, per non parlare dell&#8217;azione funesta degli strozzini e degli usurai, sempre pronti ad approfittare delle difficolt\u00e0 economiche delle famiglie contadine. Una o due annate cattive potevano significare, per dei piccoli proprietario o dei fittavoli, un disastro irreparabile, se non si riusciva a individuare nessuno che fosse disposto ad anticipare un capitale anche minimo, ma sufficiente a salvare il destino di una intera comunit\u00e0 familiare &#8212; e stiamo parlando delle famiglie patriarcali allargate, formate da una ventina, da una trentina, o anche pi\u00f9, di persone.<\/p>\n<p>Scrive Aldo Benetti ne volume \u00abCampodarsego e le sue comunit\u00e0\u00bb (Edito a cura della Cassa Rurale ed Artigiana di Campodarsego e S. Martino di Lupari, Padova, 1979, pp. 289-293):<\/p>\n<p>\u00abLa cooperazione di credito, sorta per soddisfare le esigente vitali di una ben definita classe sociale, ebbe la sua enunciazione teorica e le sue prime realizzazioni pratiche in Germania, intorno alla met\u00e0 del secolo XIX, ad opera del borgomastro Friedrich Wilhelm Raiffeisen. [&#8230;] Il suo apostolato sociale si concretizzava nel 1849 con la costituzione della &quot;Societ\u00e0 di mutuo soccorso di Flammersfeld per l&#8217;assistenza agli agricoltori sprovvisti di mezzi&quot; e trovava il suo apice nel maggio 1854 con la fondazione della &quot;Cassa Sociale di Credito di Heddesdorf&quot;, la prima Cassa Rurale.<\/p>\n<p>In questi anni anche Hermann Schulze Delitzsch incominciava ad interessarsi di cooperazione creditizia. Il metodo operativo per\u00f2 si differenziava di gran lunga. Mentre lo Schulze Deltzsch dava vita a vere e proprie banche orientate a sostenere i ceti medi urbani, il Raiffeisen faceva appello allo spirito di solidariet\u00e0 delle popolazioni rurali per emancipare le umili classi contadine tramite le &quot;Casse Sociali di Credito&quot;, che trovavano nella mutualit\u00e0 il principio della loro gestione. Da questa scoperta \u00e8 nato un nuovo modo di fare credito. Il tenace divulgatore delle prime forme di cooperazione creditizia riusc\u00ec a fondare molte altre Case, ma soprattutto volle illustrare nel suo libro &quot;Le Casse Sociali di Credito come mezzo per liberare dal bisogno la popolazione rurale nonch\u00e9 gli artigiani e gli operai urbani&quot; i suoi concetti fondamentali sull&#8217;aiuto cooperativo, che oggi sono entrati a far parte del patrimonio culturale di tutti i paesi civili. [&#8230;]<\/p>\n<p>Le iniziative del movimento cooperativo nel settore del credito che si diffusero successivamente in Italia, come del resto negli altri paesi europei, sono indissolubilmente legate all&#8217;insegnamento e all&#8217;azione di Raiffeisen. [&#8230;] Il pioniere di questa vasta e generosa impresa fu Leone Wollemborg, economista, uomo politico e studioso di problemi sociali, che il 20 giugno 1883 fond\u00f2 la prima Cassa Rurale d&#8217;Italia a Loreggia. Leone Wollemborg nacque a Padova il 4 marzo 1859 dove, compiuti gli studi umanitari, si laure\u00f2. Trasferitosi a Loreggia, pur non trascurando la sua preparazione e l&#8217;aggiornamento su quanto di nuovo andava maturando a livello politico in Europa, incominci\u00f2 ben presto ad interessarsi di problemi della popolazione locale, angustiata dalla scarsit\u00e0 di capitali in un momento in cui ve ne era impellente necessit\u00e0, cercando di scoprire i rimedi e i mezzi pi\u00f9 efficaci per modificare una situazione diventata intollerabile. Traendo appunto ispirazione da quanto era stato sperimentato in Germania, realizz\u00f2 quell&#8217;Istituzione che doveva fare del credito uno strumento di liberazione; ne sollecit\u00f2 la costituzione di altre e ne tracci\u00f2 le prime direttrici: DOVEVANO ESSERE SOCIET\u00c0 COOPERATIVE TRA PICCOLI PROPRIETARI E AFFITTUARI DI UNA DETERMINATA ZONA, COINCIDENTE IN GENERE CON IL TERRITORIO COMUNALE, ABILITATE ALLA RACCOLTA DEL RISPARMIO E ALL&#8217;ESERCIZIO DEL CREDITO AGRARIO A FAVORE DEI SOCI.<\/p>\n<p>Eletto deputato e quindi senatore, partecip\u00f2 sempre attivamente ai lavori del parlamento in materia economico-finanziaria portando avanti con fermezza le sue idee, anche se in contrasto con l&#8217;opinione dominante. Nel 1901 fu ministro delle finanze, ma non volendo modificare il suo progetto di riforma tributaria giudicato troppo ardito, diede le dimissioni. Fond\u00f2 e diresse per molti anni il periodico la &quot;Cooperazione rurale&quot; che oltre a essere di appoggio e sostegno alle prime Casse Rurali, ha visto gli entusiasmi anche degli studiosi stranieri, come testimonia una &quot;Lettera di Padre Ludovico di Besse sulle Casse Rurali di Loreggia e Pedemontane&quot; e &quot;Un&#8217;escursione di studio alle Casse Rurali di Vigonovo, Abano e Loreggia&quot; di E. Rostand. &quot;La grandezza del principio della cooperazione non si desume dagli affari compiuti e dal loro ammontare, ma dai risultati morali ottenuti&quot;, scriveva in uno di questi periodici il promotore del movimento, concentrando in poche parole quanto di pi\u00f9 elevato ci fosse nella solidariet\u00e0. Nella diffusione delle istituzioni di credito cooperativo Wollemborg trov\u00f2 un valido appoggio nell&#8217;opera convinta e assidua del sacerdote d. Luigi Cerrutti e nell&#8217;azione umile, ma entusiasta ed efficace, dei parroci di tanti piccoli centri rurali, i quali, ben conoscevano le enormi difficolt\u00e0 che incontravano gli agricoltori nella ricerca del credito per far fronte ai bisogni aziendali o familiari. Un impulso deciso all&#8217;intero movimento si ebbe nel 1891 con la promulgazione dell&#8217;enciclica di Leone XIII &quot;Rerum Novarum&quot;, nella quale la problematica sociale ed economica \u00e8 affrontata in termini completamente nuovi.<\/p>\n<p>Altro assertore della causa delle Casse Rurali fu Giuseppe Toniolo che, usando una sua affermazione tipica, giudicava indispensabili alla formazione di &quot;un ceto di campagnoli vigorosi, indipendenti, costumati e gelosi custodi della fede dei loro padri&quot; (Toniolo, &quot;Opera omnia&quot;, V, I, 489). Al Congresso Internazionale poi delle Casse Rurali ed operaie, tenutosi a Parigi nel 1900, sempre il Toniolo ribadiva i compiti operativi di queste cooperative, puntualizzando che lo sviluppo del credito doveva rispondere ad un disegno unitario, colto al &quot;comune beneficio&quot;. &quot;Trattasi &#8212; egli affermava &#8212; di emancipare la classe intera dei meno favoriti economicamente dalla pressione dei capitalisti e dalle fluttuazioni della borsa merc\u00e9 un capitale collettivo di spettanza della classe stessa, il quale circoli di continuo fra le mani attive e parsimoniose dei cooperatori, cosicch\u00e9 il tenue interesse che esce dalla borsa del sovvenuto rientri tosto nella cassa dei consociati ad incrementare il patrimonio comune&quot; (Toniolo, cit., V, 518). Con questi presupposti le Casse Rurali in pochi anni si moltiplicarono a vista d&#8217;occhio: nel 1897 ne esistevano gi\u00e0 904. La maggiore densit\u00e0 numerica si registrava nel Veneto; seguivano poi le altre regioni d&#8217;Italia settentrionale, quindi le regioni centrali ed infine le regioni d&#8217;Italia meridionale.\u00bb<\/p>\n<p>In Italia, dunque, fu Leone Wollemborg il primo a introdurre il nuovo modello delle casse rurali di credito cooperativo, sull&#8217;esempio di Raiffeisen: per l&#8217;esattezza a Loreggia, in provincia di Padova (ma ai confini con la provincia di Treviso), nel 1883; sette anni dopo, a Gambarare, in provincia di Venezia, un prete, don Luigi Cerutti, fondava la prima cassa rurale italiana che si rifacesse in maniera esplicita alla dottrina sociale della Chiesa cattolica.<\/p>\n<p>Si tratt\u00f2 di una esperienza tumultuosa, entusiasmante, che apr\u00ec margini di speranza per un ceto sociale in grave difficolt\u00e0 e che mostr\u00f2 la propria vitalit\u00e0 mediante una rapidissima espansione: nel 1897 le casse rurali presenti in Italia erano gi\u00e0 pi\u00f9 di novecento, con una netta prevalenza nel Veneto. Come si \u00e8 detto, la Chiesa incoraggi\u00f2 queste esperienze attraverso l&#8217;azione coraggiosa di numerosi parroci, in concorrenza con le attivit\u00e0 similari sviluppate, ma nella prospettiva della lotta di classe, dal movimento socialista: il quale, del resto, faceva molti pi\u00f9 seguaci fra i braccianti senza terra e i contadini pi\u00f9 poveri, mentre il movimento cattolico, fra la piccola e media borghesia rurale, impegnata a lottare per conservare la propria terra e, quindi, niente affatto sedotta dalla prospettiva del comunismo, che avrebbe significato la fine della propriet\u00e0 privata (ed \u00e8 ben questa la ragione per cui, in Unione Sovietica, si sarebbe arrivati, con Stalin, alla drastica decisione del potere comunista di eliminare fisicamente la classe dei piccoli proprietari terrieri, i &quot;kulaki&quot;, fra il secondo e il terzo decennio del Novecento).<\/p>\n<p>Ripensando a quei tempi avventurosi e a quelle iniziative pionieristiche, sorrette solo da tanto entusiasmo e buona volont\u00e0, e quasi sprovviste di capitali iniziali, oltre che di appoggi politici, e facendo un confronto con la realt\u00e0 sociale odierna, pur in un quadro di riferimento generale cos\u00ec radicalmente mutato, non si pu\u00f2 non restare colpiti dal fatto che, ai nostri giorni, non solo figure come quelle di Raiffeisen, di Wollemborg, di Toniolo o di don Cerutti sono ormai semplicemente impensabili, ma anche, e soprattutto, dal fatto che, al netto della retorica di tanti partiti e uomini politici, che si ricordano dei problemi della piccola borghesia e delle famiglie solo al momento di chiederne il voto, per poi subito scordarsi le promesse fatte ed i solenni impegni presi, sembra che si sia perduto perfino l&#8217;orizzonte di speranza entro il quale immaginare un modello sociale ed economico alternativo a quello della globalizzazione neocapitalista, dominata dal grande potere finanziario internazionale, ormai padrone incontrastato di tutte le regole del mercato e, quindi, capace d&#8217;imporre la sua volont\u00e0 e di realizzare i suoi smisurati e fraudolenti profitti non solo alle classi sociali, a cominciare dalle pi\u00f9 deboli, ma anche alle nazioni e agli stati, e non solo a quelli pi\u00f9 arretrati e impotenti del Sud della Terra, ma anche alle maggiori potenze industrializzate.<\/p>\n<p>In altre parole: se, ancora al principio del XX secolo, esistevano sia gli uomini, sia le idee, per fronteggiare, o, almeno, per pensare realisticamente di fronteggiare l&#8217;emergenza economica che stava attanagliando il vecchio ceto della piccola borghesia contadina &#8212; presidio dei valori morali che avevano assicurato la continuit\u00e0 spirituale da una generazione all&#8217;altra, per secoli e secoli &#8212; oggi non si vedono all&#8217;orizzonte n\u00e9 gli uomini, n\u00e9 le idee, per fronteggiare la crisi attuale, e neppure un credibile orizzonte di speranza. E quella che era la crisi di una parte del tessuto sociale, e sia pure quella materialmente e idealmente pi\u00f9 importante, oggi \u00e8 diventata una crisi generalizzata, che impoverisce tutti i ceti e toglie la speranza soprattutto ai giovani, mentre la speculazione finanziaria celebra i suoi tenebrosi trionfi, in nome di quella pestilenza morale che Pound definiva &quot;usura&quot;&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le casse rurali, o banche di credito cooperativo, sorgono intorno alla met\u00e0 dell&#8217;Ottocento per iniziativa di un borgomastro tedesco, F. W. 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