{"id":28276,"date":"2016-10-09T11:42:00","date_gmt":"2016-10-09T11:42:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/10\/09\/in-che-senso-e-ragionevole-credere-al-vangelo\/"},"modified":"2016-10-09T11:42:00","modified_gmt":"2016-10-09T11:42:00","slug":"in-che-senso-e-ragionevole-credere-al-vangelo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/10\/09\/in-che-senso-e-ragionevole-credere-al-vangelo\/","title":{"rendered":"In che senso \u00e8 ragionevole credere al Vangelo?"},"content":{"rendered":"<p>Il cristiano crede al Vangelo. Ci crede, cio\u00e8 crede che quanto vi \u00e8 scritto sia vero: non in senso metaforico e simbolico, non in senso allegorico e figurato, ma in un senso concreto e assolutamente reale. Di conseguenza, crede in Dio e crede in Ges\u00f9, il Verbo incarnato nel seno di Maria, vissuto, morto e risorto per amore degli uomini, poi tornato in Cielo; crede alla Spirito Santo; crede che nell&#8217;Eucarestia vi \u00e8 il Corpo e il Sangue di Cristo; crede che vi sar\u00e0 la risurrezione dei morti, nonch\u00e9 il Giudizio, individuale e universale, e che i beati andranno in Paradiso, i dannati scenderanno all&#8217;Inferno. Per il cristiano, il Vangelo non \u00e8 una raccolta d&#8217;insegnamenti morali: \u00e8 la storia della vita di Ges\u00f9, della sua nascita soprannaturale e della sua morte soprannaturale; vita che era stata annunciata dai profeti lungo tutta la storia della salvezza, cos\u00ec come \u00e8 scritto in quella parte della <em>Bibbia<\/em> nota come l&#8217;<em>Antico Testamento<\/em>.<\/p>\n<p>Il cristiano, dunque, non crede, genericamente, in Dio, in un Dio qualunque; non \u00e8 un deista, e tanto meno un panteista; non crede che la natura sia sempre esistita, ma pensa che Dio abbia tratto dal nulla tutte le cose, e che l&#8217;universo, come ha avuto un inizio, avr\u00e0 anche una fine. Crede, inoltre, che al di sopra del mondo della natura vi sia una dimensione soprannaturale, nella quale si svolge la vita dell&#8217;anima; crede che esistano gli Angeli, creature benefiche e puramente spirituali, amiche di Dio e suoi messaggeri, che proteggono l&#8217;uomo, lo aiutano, lo ispirano al bene; crede che vi sia la Comunione dei santi, cio\u00e8 una comunit\u00e0 virtuosa di tutti i cristiani, quelli ancor vivi e quelli che si trovano nell&#8217;Aldil\u00e0. Crede che Maria Vergine sia la potente e misericordiosa mediatrice fra gi uomini e Dio, e che anche i santi siano mediatori e intercessori, e che la preghiera ad essi rivolta sia valida ed efficace; e crede, infine, che vi sia il Diavolo, che va in giro, come leone ruggente, in cerca di anime da divorare (<em>Prima lettera di Pietro<\/em>, 5, 8).<\/p>\n<p>Il cristiano, il cattolico, pu\u00f2 anche non credere alle apparizioni e alla rivelazioni mariane, perfino a quelle riconosciute come soprannaturali dalla Chiesa: nessuno di tali eventi costituisce un dogma, ma solo un invito alla fede. In compenso, egli crede che Ges\u00f9 \u00e8 stato realmente Dio e realmente uomo; che ha realmente sofferto sulla croce, e realmente \u00e8 morto; che \u00e8 risorto al terzo giorno, non per finta, non in apparenza, ma realmente, vale a dire con tutto il corpo, sebbene con un corpo trasfigurato e glorificato, immortale (e non come il corpo di Lazzaro, destinato alla malattia, alla vecchiaia e alla morte, come qualsiasi altro corpo umano); e crede che, cos\u00ec facendo, Ges\u00f9 abbia preparato la strada della vita eterna anche per coloro che credono in Lui. Il cristiano crede anche che lo Spirito Santo \u00e8 presente nella storia e accompagna la vita dei credenti; che agisce in essi, per mezzo della Grazia, operata specialmente dai Sacramenti; e che, con il suo aiuto, essi diventano capaci di qualunque cosa, anche di affrontare il martirio con coraggio per la loro fede, laddove, nella loro condizione ordinaria, non sarebbero forti, n\u00e9 coraggiosi.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la vita di Ges\u00f9, il cristiano, credendo alla veracit\u00e0 del Vangelo, crede anche a tutto ci\u00f2 che vi \u00e8 narrato, riguardo ad essa. Crede ai miracoli; crede alle guarigioni miracolose e agli esorcismi vittoriosi; crede alla moltiplicazione dei pani e dei pesci; crede alla pesca miracolosa; crede che Ges\u00f9 abbia camminato sulle acque, e che abbia placato la tempesta sul lago con un cenno della mano. Ammette che, forse, alcuni episodi sono stati narrati in maniera soggettiva, secondo la mentalit\u00e0 del tempo, ma non dubita che essi, sostanzialmente, siano veritieri e attendibili, e specialmente i pi\u00f9 impressionanti, quelli che pi\u00f9 contrastano con la mentalit\u00e0 moderna, impregnata di scientismo: la resurrezione della figlia di Giairo, del figlio della vedova di Nain e quella dell&#8217;amico Lazzaro; ma soprattutto la resurrezione, incomparabilmente diversa da queste, di Ges\u00f9 stesso, dopo essere effettivamente morto sulla croce, come aveva constatato il centurione, vibrandogli nel costato il colpo di lancia.<\/p>\n<p>\u00c8 possibile, dunque, sostenere che credere, non in un Dio generico, ma nel Dio del Vangelo, nel Dio predicato da Ges\u00f9, e che era Ges\u00f9 stesso, sia una cosa perfettamente ragionevole? I filosofi del secolo della Ragione, il XVII, hanno molto insistito su questo punto: Leibniz, Pascal, Locke, hanno sostenuto, da diversi punti di vista e con differenti presupposti, che il cristianesimo \u00e8 una religione ragionevole; e la stessa cosa hanno sostenuto anche i <em>free thinkers<\/em>, i liberi pensatori, a cominciare da John Toland, avanguardia del pensiero scettico, irreligioso e ateistico, che non osava ancora rivelarsi apertamente in quanto tale, ma che, nel corso del XIX secolo, avrebbe finalmente gettato la maschera, proclamando che se \u00e8 ragionevole credere in Dio, non lo \u00e8, per\u00f2, credere in un Dio che si fa uomo, muore e risorge per gli uomini. E infatti hanno parlato di miti, hanno tirato in ballo il mito di Iside e Osiride, e si son scordati, nel calore della discussione, che il Vangelo \u00e8 una testimonianza storica di un fatto storico, scritto a pochissima distanza dai fatti narrati e testimoniato solennemente proprio da coloro che vi presero parte, che vi assistettero e che si proposero di tramandare la vita di Ges\u00f9 e la fede in Ges\u00f9, morto e risorto. I particolari della narrazione evangelica sono storici, non mitici: il dettaglio del sudario di Ges\u00f9, piegato in disparte, dopo che i discepoli furono entrati nel sepolcro vuoto; la stessa discrepanza fra i Vangeli su chi fosse il primo a vedere Ges\u00f9 risorto, e su quanti Angeli stessero ai lati della pietra smossa, attestano che il Vangelo non \u00e8 il frutto di un disegno studiato a tavolino per giustificare la morte di Ges\u00f9, ma la testimonianza, talora imprecisa nei particolari, ma proprio perch\u00e9 autentica, di chi vide e volle riferire.<\/p>\n<p>Ebbene: \u00e8 ragionevole, credere a tutte queste cose? Certo non potremmo prendere il criterio di verit\u00e0 del Vangelo per un criterio universale: se un amico venisse a dirci di aver visto morire e risorgere una terza persona, non gli crederemmo, e, quasi certamente, avremmo ragione di non credergli. Ma allora, perch\u00e9 \u00e8 ragionevole credere alla divinit\u00e0 di Ges\u00f9, al mistero abissale della sua nascita, alla sua morte e resurrezione, alla sua ascensione al Cielo, alla destra del Padre, e alla successiva discesa dello Spirito Santo? Perch\u00e9 \u00e8 ragionevole credere che Ges\u00f9 fosse Dio? E perch\u00e9 hanno sbagliato, hanno peccato, hanno commesso un delitto gravissimo, i Giudei, quando, per decisione dl Sinedrio, non avendolo riconosciuto come il Figlio di Dio, lo hanno fatto arrestare, lo hanno processato, poi lo hanno consegnato a Ponzio Pilato, affinch\u00e9 venisse giustiziato come un malfattore e un sacrilego, non avendo essi il potere di metterlo a morte? E noi, se ci fossimo trovati l\u00ec; se avessimo visto e udito Ges\u00f9, avremmo creduto in quello che diceva, e avremmo creduto che diceva e faceva quelle cose per l&#8217;autorit\u00e0 che gli era stata conferita dal Padre suo? Da che cosa lo avremmo capito? Ce lo avrebbe detto la ragione, oppure ce lo avrebbe rivelato, semmai, un altro senso, un&#8217;altra facolt\u00e0, una forma diversa e superiore di ragione rispetto a quella ordinaria che adoperiamo nella vita d&#8217;ogni giorno?<\/p>\n<p>Ecco: qui sta il punto. La fede nel Vangelo non \u00e8, di per s\u00e9, contraria alla ragione, ma non \u00e8 neppure perfettamente secondo ragione: questo \u00e8 certo. Non c&#8217;\u00e8 niente, nel Vangelo, che la ragione non possa accettare (a meno d&#8217;identificare la ragione con l&#8217;esercizio della scienza moderna, materialista e meccanicista, e perci\u00f2 pregiudizialmente contraria al soprannaturale); ma non c&#8217;\u00e8 niente, d&#8217;altra parte, che lo costringa a credere. Se cos\u00ec fosse; se il cristianesimo fosse ragionevole, nel senso che la ragione sia obbligata a riconoscere la verit\u00e0 del Vangelo, allora la fede non sarebbe pi\u00f9 fede, e il cristianesimo non sarebbe pi\u00f9 una religione, ma una filosofia, anzi, una scienza. Evidentemente, noi non disponiamo di una ragione univoca e rigida, quella scientifica (<em>esprit de g\u00e9ometrie<\/em>): siamo in possesso di uno strumento molto pi\u00f9 duttile, capace di ampliare enormemente la sua sfera di percezione e comprensione del reale (<em>esprit de finesse<\/em>), solo che &#8212; il pi\u00f9 delle volte &#8212; non lo sappiamo, oppure ce ne scordiamo. Tendiamo a identificare la Ragione con il Logos, che \u00e8 la Ragione calcolante, fondata sul principio d&#8217;identit\u00e0 e sulla successione di causa ed effetto; ma essa non \u00e8 tutto. C&#8217;\u00e8 un&#8217;altra ragione in noi, che riusciamo a vedere, o a intuire, per cos\u00ec dire, proprio quando la ragione ordinaria si ferma, perplessa, e non procedere oltre: proprio come intuiamo, nel buio, che vi \u00e8 qualcosa davanti a noi, anche se non lo vediamo, perch\u00e9 la luce della luna \u00e8 interrotta, e, nell&#8217;oscurit\u00e0, vi \u00e8 una macchia ancora pi\u00f9 scura, della cui esistenza siamo assolutamente certi, anche se non siamo in grado di dire praticamente nulla su di essa. Allo stesso modo, sappiamo che deve esserci il vento, anche se non lo vediamo, soltanto perch\u00e9 udiamo stormire le foglie.<\/p>\n<p>\u00c8 ancora Pascal a chiarire molto bene il concetto di come la ragione possa e debba, in certe circostanze, sospendere le proprie norme abituali e decidere di sottomettersi a qualcosa che \u00e8 pi\u00f9 grande di lei, che essa non comprende, ma di cui intuisce la verit\u00e0 e la necessit\u00e0. <em>La ragione non si sottometterebbe mai se non giudicasse che ci sono casi in cui si deve sottomettere<\/em> (<em>Pensieri<\/em>, 270). E dire che la ragione decide di sottomettersi, equivale a riconoscere che questo qualcosa, a cui si sottomette, le \u00e8 superiore, perch\u00e9 l&#8217;inferiore si sottomette al superiore e non viceversa. Dunque, la fede non \u00e8 inferiore alla ragione, e non \u00e8 neppure contraria alla ragione; essa \u00e8 superiore alla ragione, perch\u00e9 la illumina con un principio di cui quella \u00e8 priva, e senza il quale non riuscirebbe mai ad appagare il proprio bisogno di verit\u00e0 assoluta.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, qui non stiamo parlando di una religione qualsiasi, n\u00e9 di una generica fede in Dio: stiamo parlando della fede nel Vangelo, e, perci\u00f2, nel Dio del Vangelo: nel Dio che si fa uomo per amore degli uomini, vive con loro, soffre con loro, muore e risorge per loro. Ed ecco quel che osserva Pascal in proposito: <em>Perch\u00e9 una religione sia vera, \u00e8 necessario che abbia conosciuto la grandezza e la miseria, e le cause dell&#8217;una e dell&#8217;altra. Chi, tranne la religione cristiana, l&#8217;ha conosciuta?<\/em> (<em>Pensieri<\/em>, 433). L&#8217;uomo, infatti, avverte in se stesso una costante privazione, una insufficienza, una fragilit\u00e0; e, nello stesso tempo, un bisogno prepotente, essenziale, di verit\u00e0, di stabilit\u00e0, di assoluto. Sente che gli sfugge il significato ultimo del suo esistere; \u00e8 afferrato e lacerato da desideri contrastanti; vuole e non vuole, cerca e non trova: si rende conto di essere un mistero e un problema per se stesso. Ebbene, la soluzione a questo problema non \u00e8 nell&#8217;uomo, ma in Dio; e precisamente in un Dio che si \u00e8 fatto uomo per condividere la conflittualit\u00e0, la fragilit\u00e0, la lacerazione dell&#8217;uomo rispetto a se medesimo, e per indicargli la via del loro superamento. Il cristianesimo gli spiega da che cosa dipende la sua intima insoddisfazione di s\u00e9, la sua scontentezza di quello che \u00e8, di ci\u00f2 che riesce a fare, del bene che non riesce a portare a termine, della verit\u00e0 che sempre gli sfugge, e che non riesce ad afferrare, mediante la dottrina del Peccato originale. In altre parole, l&#8217;uomo, al presente, non \u00e8 come dovrebbe essere; \u00e8 imperfetto, rispetto alla sua vera natura: imperfetto, ma un tempo era perfetto, perch\u00e9, se cos\u00ec non fosse, allora egli non potrebbe avvertire la propria imperfezione.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo, dunque, \u00e8 un essere paradossale: in lui coesistono la grandezza e la miseria; e il cristianesimo \u00e8 l&#8217;unica risposta a questo paradosso, perch\u00e9 gli annuncia un Dio che lo conosce cos\u00ec bene, da farsi carico della sua miseria e da spronarlo verso la sua grandezza, fornendogli i mezzi adatti a perseguire una simile impresa, che \u00e8, poi, la via della santit\u00e0. Su questa via, la ragione pu\u00f2 fungere da accompagnamento, da sostegno, da conferma, ma a patto di non pretendere di porsi come un valore assoluto e autosufficiente: perch\u00e9, cos\u00ec come l&#8217;uomo, chiuso in se stesso, \u00e8 un problema privo di soluzione, e, dunque, la pi\u00f9 solitaria e infelice di tutte le creature, cos\u00ec la ragione orgogliosa e chiusa in se stessa non \u00e8 capace di aiutare nemmeno se stessa, figuriamoci se potrebbe essere d&#8217;aiuto all&#8217;uomo, nella sua ricerca del vero. In questo senso, e solo in questo senso, si pu\u00f2 parlare di una &quot;ragionevolezza&quot; del cristianesimo: cio\u00e8 nel senso che la ragione trova in esso quelle risposte che, da s\u00e9, non riesce a procurarsi, perch\u00e9 eccedono le sue possibilit\u00e0 e la sua stessa natura. Viceversa, non si pu\u00f2 dire che il cristianesimo sia &quot;ragionevole&quot; in senso puramente umano, perch\u00e9, in senso umano, il cristianesimo sta <em>oltre<\/em> la ragione e <em>sopra<\/em> di essa.<\/p>\n<p><em>Il cuore ha le sue ragioni<\/em>, dice Pascal, <em>che la ragione non conosce<\/em> (<em>Pensieri<\/em>, 146): e in questo breve, lampeggiante aforisma vi \u00e8 tutta a grandezza di un filosofo che non disprezza affatto la ragione, anzi, le costruisce un autentico monumento; ma proprio perch\u00e9 la stima e l&#8217;ammira, ne vede anche la natura ed i limiti, e sa inchinarsi davanti a quei limiti, come indizio dell&#8217;esistenza di qualcosa che \u00e8 superiore alla ragione, e che il cuore intuisce, mentre la ragione non sa spiegarlo, cos\u00ec come non sa spiegare, da se stessa, nemmeno la propria inquietudine. Certo, dal punto di vista morale, la fede \u00e8, poi, come osserva &#8212; con altrettanta verit\u00e0 &#8212; S\u00f8ren Kierkegaard &#8212; un <em>paradosso<\/em>, perch\u00e9 dice all&#8217;uomo di prendere la sua croce e di seguire Ges\u00f9, mentre l&#8217;istinto dell&#8217;uomo sarebbe la ricerca del piacere, o, almeno, quello di sottrarsi alla sofferenza. Invece il cristianesimo chiede proprio la disponibilit\u00e0 alla sofferenza: per\u00f2 con la promessa di saperla trasformare in qualcosa d&#8217;altro, e cio\u00e8 nella pace: <em>Vi lascio la pace, vi do la mia pace; ve la do, non come la d\u00e0 il mondo<\/em>&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il cristiano crede al Vangelo. 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