{"id":28275,"date":"2008-06-16T02:44:00","date_gmt":"2008-06-16T02:44:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/06\/16\/il-conflitto-tra-natura-e-cultura-nel-caso-del-ragazzo-selvaggio-dellaveyron\/"},"modified":"2008-06-16T02:44:00","modified_gmt":"2008-06-16T02:44:00","slug":"il-conflitto-tra-natura-e-cultura-nel-caso-del-ragazzo-selvaggio-dellaveyron","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/06\/16\/il-conflitto-tra-natura-e-cultura-nel-caso-del-ragazzo-selvaggio-dellaveyron\/","title":{"rendered":"Il conflitto tra \u00abnatura\u00bb e \u00abcultura\u00bb nel caso del ragazzo selvaggio dell&#8217;Aveyron"},"content":{"rendered":"<p>Nel 1797, nel bosco di Laucane, nel Tarn, viene scorto un bambino di una decina d&#8217;anni, completamente nudo, selvaggio, che non si lascia avvicinare da alcuno. Catturato, riesce a fuggire e per quindici mesi continua ad aggirarsi nei boschi come un animale selvatico. Alla met\u00e0 di luglio del 1798, tre cacciatori lo scorgono su un albero e lo catturano nuovamente. Il ragazzino, incapace di articolare verbo, viene condotto in un villaggio della zona, ma una settimana dopo fugge per la seconda volta e riprende la via dei boschi. Anche stavolta la sua libert\u00e0 si prolunga per quindici mesi, fino al 9 gennaio del 1800, allorch\u00e9 si lascia prendere senza opporre resistenza.<\/p>\n<p>Trasportato, circa un mese dopo, presso l&#8217;ospedale di Rodez, viene esaminato dal naturalista Bonnaterre, che compila una relazione sul suo caso. Da essa risulta che il ragazzo mugola mentre mangia, si abbandona a collere improvvise, ama stare vicino al fuoco, si addormenta regolarmente al tramonto e si risveglia all&#8217;alba; tenta pi\u00f9 volte di fuggire e non riconosce la propria immagine allo specchio. \u00c8 a questo punto che il piccolo viene trasferito a Parigi, su interessamento del ministro dell&#8217;Interno, Champagny, e affidato all&#8217;Istituto per sordomuti.<\/p>\n<p>Nella Francia dei &quot;lumi&quot;, scoppia il caso del <em>ragazzo selvaggio dell&#8217;Aveyron.<\/em> La stampa se ne occupa a lungo, il pubblico ne discute animatamente, gli uomini di scienza cominciano a disputare attorno alla vicenda. Sembra un caso da manuale per poter osservare da vicino il rapporto tra la sfera della natura e quella della cultura, dopo che Rousseau ha aperto la strada al mito del &quot;buon selvaggio&quot; e sostenuto che l&#8217;essere umano \u00e8 tanto pi\u00f9 buono e felice, quanto pi\u00f9 viene preservato dagli effetti corruttori della civilt\u00e0. I viaggi di Bougainville, La P\u00e9rouse ed altri esploratori hanno rafforzato il mito con i suadenti racconti relativi agli isolani dei Mari del Sud, che sembrano rievocare l&#8217;umanit\u00e0 felice dell&#8217;et\u00e0 dell&#8217;oro.<\/p>\n<p>Ma il ragazzo dell&#8217;Aveyron non sembra affatto un essere felice, bens\u00ec una creatura misera, sudicia, repulsiva e, quel che \u00e8 peggio, mentalmente ritardata, In effetti, la disputa che si accende tra filosofi e scienziati verte principalmente intorno alla questione se si tratti di un idiota cronico, di un minorato incapace di qualunque progresso, oppure di un essere sfortunato che la lunga solitudine e la mancanza di stimoli adeguati ha bloccato nel suo sviluppo normale, nel qual caso egli \u00e8 forse suscettibile di un certo recupero.<\/p>\n<p>Il pi\u00f9 importante psichiatra dell&#8217;epoca, Philippe Pinel, formula una diagnosi di idiozia congenita. Ma un giovane studioso dell&#8217;Istituto per sordomuti, che sarebbe divenuto famoso proprio grazie a questo caso, Jean Itard, non ne \u00e8 persuaso. Seguace delle dottrine di Condillac, egli ritiene che si possa rieducare il ragazzo insegnandogli ogni cosa in maniera graduale e facendo leva sul &quot;risveglio&quot; dei suoi cinque sensi, proprio come nel famoso apologo della statua cui vengono aperti gli occhi, dischiusi gli orecchi e il naso, e cos\u00ec via. Il caso del <em>ragazzo selvaggio dell&#8217;Aveyron<\/em>, in altre parole, gli si presenta come una eccezionale e, anzi, unica opportunit\u00e0 di verificare &quot;sul campo&quot; &#8211; come direbbero, oggi, gli etnologi &#8211; le teorie sull&#8217;apprendimento proprie di una ben precisa corrente filosofica, il sensismo.<\/p>\n<p>Forte di questo retroterra culturale e animato da una tenacia a tutta prova, un acuto spirito di osservazione e uno spessore umano quale non si trova frequentemente fra gli uomini di scienza, Itard chiede e ottiene dal suo superiore, il direttore dell&#8217;Istituto R. I. Sicard., di potersi dedicare a questo caso a tempo pieno, assumendosi l&#8217;intera responsabilit\u00e0 dell&#8217;esperimento sul ragazzo. Per sei anni il giovane studioso si dedica interamente a Victor &#8211; come \u00e8 stato chiamato il ragazzo selvaggio -, conducendo una serie di osservazioni e di esperimenti di psicologia dell&#8217;apprendimento, allo scopo di ridestare nell&#8217;<em>uomo naturale<\/em> che ha davanti a s\u00e9 le normali funzioni dell&#8217;intelligenza e dell&#8217;affettivit\u00e0.<\/p>\n<p>Itard possiede non solo la stoffa dello studioso di vaglia, ma anche una ricchezza umana fuori del comune; perci\u00f2 quel lungo periodo di sforzi educativi va molto al di l\u00e0 di un &quot;normale&quot; studio o esperimento scientifico e somiglia piuttosto a un rapporto totale fra medico e paziente, che mette in gioco non solo alcuni aspetti della loro personalit\u00e0, ma quest&#8217;ultima nella sua interezza. Ne ha tratto ispirazione il regista Fran\u00e7ois Truffaut per realizzare uno dei suoi film pi\u00f9 belli, <em>L&#8217;enfant sauvage<\/em>, nel 1970, in cui egli stesso interpreta la parte del dottor Itard. La modernit\u00e0 e la spregiudicatezza delle idee psichiatriche di questi \u00e8 accentuata da Truffaut che, allo scopo di farne un anti-Rousseau all&#8217;opera con un anti-<em>Emilio<\/em>, decide di non fargli seguire Victor fra le pareti dell&#8217;Istituto di Rue Sain-Jacques, ma in casa propria, in campagna, ove lo istruisce personalmente, con l&#8217;aiuto preziosa della sua governante.<\/p>\n<p>In effetti, i progressi dell&#8217;ex ragazzo selvaggio si riveleranno estremamente modesti, rispetto alle speranze iniziali del suo mentore, anche se tutt&#8217;altro che disprezzabili in paragone alle sue condizioni iniziali. Dopo un certo tempo, Victor ha imparato a vestirsi da solo, a tenersi pulito, ad apprezzare le diverse temperature dopo una serie di bagni caldi e freddi, ad apparecchiare la tavola con il piatto e le stoviglie; ma non riesce in alcun modo a parlare, non sa esprimere i suoi desideri, e non mostra alcun particolare attaccamento per le persone che lo accudiscono. A un certo punto, le sue capacit\u00e0 di apprendimento paiono arrestarsi; in particolare, Itard non sarebbe mai riuscito &#8211; nonostante la sagacia dei metodi escogitati e l&#8217;ammirevole pazienza dimostrata &#8211; a far compiere a Victor il passaggio logico decisivo: quello di esprimere con parole i propri bisogni, ad esempio pronunciando la parola &quot;latte&quot; per manifestare il desiderio di bere. Tutto quello che riesce ad ottenere \u00e8 che Victor pronunci quella parola <em>dopo<\/em> che la scodella di latte gli viene porta, il che pu\u00f2 significare semplicemente che egli gradisce l&#8217;offerta della bevanda.<\/p>\n<p>Victor sarebbe poi morto piuttosto giovane, nel 1828 (dunque, all&#8217;et\u00e0 presunta di quant&#8217;anni), senza aver fatto ulteriori progressi, dopo aver lasciato l&#8217;Istituto per sordomuti per andare a vivere presso la sua vecchia governante. Itard stende due relazioni sul suo lungo esperimento pedagogico e psichiatrico: una nel 1801, l&#8217;altra nel 1806, entrambe ammirevoli non solo per la cura con cui vi riporta le sue osservazioni, ma anche per la solidit\u00e0 dello spessore culturale ad esse sotteso e per la profondit\u00e0 e la coerenza delle sue convinzioni.<\/p>\n<p>Entrambe sono riportate nel libro di Lucien Malson <em>I ragazzi selvaggi<\/em> (titolo originale: <em>Les enfants sauvages<\/em>, 1974; traduzione italiana di Pier Vittorio Molinario, Rizzoli, Milano, 1971). Nella prima delle due, quella del 1801, egli, tra l&#8217;altro, scrive (pp. 125-133, <em>passim<\/em>):<\/p>\n<p><em>Gettato su questa terra privo di forze fisiche e di idee innate, incapace di obbedire spontaneamente alle leggi costitutive dell&#8217;ordine organico che gli assegna il primo posto nel sistema degli esseri, l&#8217;uomo diventa capace di occupare la posizione eminente conferitagli dalla natura solo entrando a far parte della societ\u00e0; senza la civilizzazione, l&#8217;uomo sarebbe uno degli animali pi\u00f9 deboli e meno intelligenti: questa verit\u00e0 \u00e8 stata sovente enunciata, ma non ancora rigorosamente dimostrata. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Le speranza pi\u00f9 ardite e meno razionali avevano preceduto a Parigi il<\/em> Selvaggio dell&#8217;Aveyron<em>. Molti curiosi si divertivano a immaginare quale sarebbe stato il suo stupore alla vista di tutte le meraviglie della capitale. D&#8217;altra parte, molte persone, del resto stimabilissime per la loro sapienza, dimenticando che i nostri organi sono tanto meno flessibili e l&#8217;imitazione tanto pi\u00f9 difficile quanto pi\u00f9 l&#8217;uomo \u00e8 allontanato dalla societ\u00e0 in et\u00e0 precoce, stimavano che l&#8217;educazione di questo individuo sarebbe stata completata in qualche mese, e che ben presto egli avrebbe fornito le informazioni pi\u00f9 interessanti sulla vita passata. Che cosa si vide invece? Un ragazzo di una sporcizia spaventosa, scosso da movimenti convulsi, spesso spasmodici, dondolantesi senza sosta come certi animali del giardino zoologico, pronto a mordere e a graffiare coloro che lo servivano, indifferente a tutto, totalmente privo di attenzione per tutte le cose che lo circondavano. \u00c8 facile capire che un essere di questa natura non doveva attirare che un&#8217;attenzione momentanea. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Citando (&#8230;) numerose storie, raccolte a Bic\u00eatre, di bambini irrevocabilmente colpiti da idiozia, il cittadino Pinel stabil\u00ec, tra lo stato di questi disgraziati e quello del ragazzo in questione, i paralleli pi\u00f9 rigorosi, che davano necessariamente come risultato la completa e perfetta identit\u00e0 tra quei giovani idioti e il<\/em> Selvaggio dell&#8217;Aveyron. <em>Quest&#8217;identit\u00e0 portava necessariamente a concludere che, colpito da una malattia considerata finora incurabile, il bambino non era suscettibile di sociabilit\u00e0 e di istruzione. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Io non condividevo per nulla tale pessimistica opinione e, nonostante la verit\u00e0 del quadro e la giustezza de confronti indicati, osai concepire qualche speranza, che fondai sulla duplice considerazione della &quot;causa&quot; e della &quot;curabilit\u00e0&quot; di questa idiozia apparente. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Se si assegnasse questo problema di metafisica: \u00abDeterminare quali sarebbero il grado di intelligenza e la natura delle idee di un adolescente che, privato fin dalla prima infanzia di qualsiasi forma di educazione, abbia vissuto completamente separato dagli individui della sua specie\u00bb, o io mi sbaglio grossolanamente o la soluzione del problema si ridurrebbe all&#8217;assegnare a questo individuo solo un&#8217;intelligenza relativa alla soddisfazione dell&#8217;esiguo numero dei suoi bisogni, e spoglia, per astrazione, di tutte le idee semplici e complesse che noi riceviamo attraverso l&#8217;educazione, e che si combinano nella nostra mente in infiniti modi grazie soltanto alla conoscenza dei segni. Ebbene, il quadro morale di questo adolescente sarebbe esattamente quello del<\/em> Selvaggio dell&#8217;Aveyron, <em>e la soluzione del problema proposto fornirebbe la misura e la causa dello stato intellettuale in cui egli si trova (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p>Itard prosegue indicando quali sono stati i suoi principali obiettivi educativi nel primo anno di lavoro con il piccolo Victor.<\/p>\n<p>Il primo obiettivo \u00e8 stato quello di fargli amare la vita sociale, rendendogliela pi\u00f9 facile e pi\u00f9 piacevole di quella che aveva condotto fino allora, e soprattutto pi\u00f9 analoga alla passata vita nei boschi.<\/p>\n<p>Il secondo obiettivo \u00e8 stato quello di risvegliare la sua sensibilit\u00e0 nervosa, ricorrendo a degli stimoli il pi\u00f9 possibile energici e, in certi casi, alle vive affezioni dello spirito.<\/p>\n<p>Il terzo obiettivo \u00e8 stato quello di allargare la sfera delle sue idee (nel senso che questa parola ha nelle filosofie empiriste, da Locke a Hume) e moltiplicando i suoi rapporti con gli altri esseri.<\/p>\n<p>Il quarto obiettivo \u00e8 stato quello di abituarlo all&#8217;uso della parola, facendo leva sulle necessit\u00e0 fisiche, per ridestare in lui la facolt\u00e0 del linguaggio (come si \u00e8 accennato in precedenza).<\/p>\n<p>Il quinto e ultimo obiettivo \u00e8 stato quello di fargli esercitare, per qualche tempo, le pi\u00f9 semplici operazioni mentali, sugli oggetti dei suoi bisogni fisici, per spostarne poi l&#8217;applicazione sugli oggetti necessari alla sua istruzione.<\/p>\n<p>Al termine della relazione, Itard si mostra consapevole della notevole importanza del suo \u00abesperimento\u00bb per le signficative implicazioni filosofiche di esso. In particolare, ribadisce la sua incondizionata fiducia nella concezione antropologica di Locke e Condillac, contraria all&#8217;esistenza di idee innate nell&#8217;essere umano. Una conclusione discutibile e, in ogni caso, viziata da una certa rigidit\u00e0 dottrinale: perch\u00e9 il caso di Victor &#8211; a nostro parere, e come altri analoghi &#8211; non dimostra, di per s\u00e9, che le idee innate non esistono, ma solo che non possono svilupparsi in maniera adeguata se, nella prima infanzia, l&#8217;essere umano viene privato di tutti quegli stimoli appropriati a farle emergere, e che afferiscono unicamente alla sfera della vita sociale. In altri termini, il fatto che una prolungata siccit\u00e0 impedisca ai semi di germogliare non attesta l&#8217;inesistenza dei semi, quanto l&#8217;indispensabilit\u00e0 di talune circostanze accessorie &#8211; ad esempio, la caduta dell&#8217;acqua piovana &#8211; affinch\u00e9 i semi possano esprimere le loro potenzialit\u00e0, germogliando e dando origine alla pianta. Eppure, a dispetto di questa rigida impalcatura ideologica, Itard \u00e8 stato un educatore e uno psicologo attento, coscienzioso e totalmente votato al bene del suo pupillo.<\/p>\n<p>Le conclusioni che egli trae dal primo anno di lavoro, sono le seguenti (<em>Op. cit.<\/em>, pp. 176-178):<\/p>\n<p><em>&#8230;Mi \u00e8 parso che se ne possa dedurre:<\/em><\/p>\n<p>1)  <em>che l&#8217;uomo \u00e8 inferiore a molti animali quando si trova nelle condizioni del puro \u00abstato di natura\u00bb; stato questo di nullit\u00e0 e di barbarie, che si \u00e8, senza alcun fondamento, adornato di colori seducenti; stato nel quale l&#8217;individuo, privato delle facolt\u00e0 caratteristiche della sua specie, conduce miserabilmente, senza intelligenza, quasi senza sentimenti, una vita precaria e ridotta alle sole funzioni animali;<\/em><\/p>\n<p>2)  <em>che questa superiorit\u00e0 spirituale, che si afferma essere naturale nell&#8217;uomo, non \u00e8 che il risultato della civilizzazione., la quale lo eleva al di sopra degli animali attraverso l&#8217;azione di una possente forza motrice. Questa forza motrice \u00e8 la sensibilit\u00e0 predominante della sua specie; propriet\u00e0 essenziale, dalla quale derivano le facolt\u00e0 imitative e quella tendenza continua che lo spinge a cercare nuove sensazioni in nuovi bisogni;<\/em><\/p>\n<p>3)  <em>che questa forza imitativa, destinata all&#8217;educazione degli organi, e soprattutto all&#8217;educazione della parola, molto potente e molto attiva nei primi anni di vita, s&#8217;indebolisce rapidamente col progredire dell&#8217;et\u00e0, nella condizione di isolamento, per tutte quelle cause insomma che tendono a determinare una diminuzione della sensibilit\u00e0 nervosa; onde risulta che l&#8217;articolazione dei suoni, che \u00e8 senza dubbio, di tutti gli effetti dell&#8217;imitazione, il pi\u00f9 straordinario e il pi\u00f9 utile, enormemente ostacolata da un&#8217;et\u00e0 che non sia pi\u00f9 quella della prima infanzia;<\/em><\/p>\n<p>4)  <em>che esiste, tanto nel selvaggio pi\u00f9 isolato, quanto nell&#8217;uomo che ha raggiunto il sommo grado di civilizzazione, un rapporto costante tra idee e bisogni; che la molteplicit\u00e0 sempre crescente di questi ultimi presso i popoli civilizzati, deve considerarsi un potente incentivo per lo sviluppo della mente umana: cos\u00ec che si pu\u00f2 stabilire, come giudizio generale, che tutte le cause accidentali, locali o politiche, che tendono ad aumentare o a diminuire il numero dei nostri bisogni, contribuiscono necessariamente ad allargare o a restringere la sfera delle nostre conoscenze e il campo d&#8217;azione della scienza, delle elle arti e dell&#8217;industria sociale;<\/em><\/p>\n<p>5)  <em>che allo stato attuale delle nostre conoscenze in materia di fisiologia, il metodo didattico pu\u00f2 e deve arricchirsi delle conoscenze mediche, per contribuire pi\u00f9 efficacemente al perfezionamento della specie umana, individuando e valutando le anomalie organiche e psichiche di ciascun individuo, e determinando di conseguenza ci\u00f2 che l&#8217;educazione deve fare per lui, ci\u00f2 che la societ\u00e0 pu\u00f2 attendersi da questo individuo.<\/em><\/p>\n<p>Una dura requisitoria contro il mito del &quot;buon selvaggio&quot;, come si vede; e, al tempo stesso, un generoso atto di fede nella perfettibilit\u00e0 dell&#8217;essere umano, ma a condizioni ben precise. Se gli organi relativi alle funzioni sociali fondamentali, in particolare l&#8217;apprendimento del linguaggio, non vengono esercitati nella prima infanzia, si crea un <em>handicap<\/em> che non potr\u00e0 mai pi\u00f9 essere recuperato. Aggiungiamo tuttavia, per dovere di completezza, che le condizioni in cui Victor era stato consegnato alla &quot;civilt\u00e0&quot; erano tali, da non permettere di chiarire con sicurezza se egli non fosse stato abbandonato dai suoi genitori, nei primi anni di vita, <em>proprio perch\u00e9 mentalmente ritardato<\/em>; se cos\u00ec fosse, tutte le teorie di Itard cadrebbero nel vuoto.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, nel particolare clima culturale degli <em>ideologues<\/em> (i cui salotti parigini, proprio in quegli anni, frequentava anche il giovane Alessandro Manzoni), l&#8217;illuminismo si \u00e8 fato pi\u00f9 cauto e auto-critico, disposto a temperare certe asprezze dottrinarie della sua prima stagione e ad ammettere che la ragione, pur essendo la facolt\u00e0 sovrana, non pu\u00f2 pretendere di essere l&#8217;unico organo di conoscenza del mondo, ma deve riconoscere l&#8217;importanza della sfera del sentimento, dell&#8217;immaginazione, della sensibilit\u00e0 affettiva. E questo particolare clima, crediamo, fornisce a Itard quella speciale duttilit\u00e0, quella capacit\u00e0 di valutare le sfumature, che le sue recise premesse filosofiche, a rigore, non ammetterebbero.<\/p>\n<p>Egli, d&#8217;altronde, non \u00e8 uno studioso cos\u00ec freddo e distaccato come vorrebbe apparire. \u00c8 un uomo sensibile, ma dal carattere forte e, forse, autoritario; alcuni aspetti della sua pedagogia non possono non lasciare fortemente sconcertato il lettore dei nostri tempi: come quando riferisce, con la massima naturalezza, di aver simulato di voler gettare Victor dalla finestra, lasciandolo spenzolare nel vuoto con la met\u00e0 del corpo, freddamente e al solo scopo di scoprire quale fosse l&#8217;origine delle vertigini, che il ragazzo manifestava in vicinanza dei luoghi sopraelevati; e di averlo ritirato da quella terrificante posizione solo dopo averlo visto pallido e coperto di sudore freddo. Episodio che va inserito nella cultura del tempo, quando il maestro aveva un potere assoluto sugli allievi, e il medico sui pazienti; e che &#8211; ad ogni modo &#8211; non offusca la quotidiana dedizione con cui Itard si \u00e8 prodigato per recuperare alla &quot;normalit\u00e0&quot; il ragazzo, quando gran parte della scienza ufficiale aveva gettato la spugna nei suoi confronti e lo aveva giudicato irrecuperabile.<\/p>\n<p>Uno storico della filosofia del valore di Sergio Moravia, che alla vicenda di Itard e di Victor ha dedicato il libro <em>Il ragazzo selvaggio dell&#8217;Aveyroon. Pedaggia e psichiatria nei testi di J. Itard, P. Pinel e dell&#8217;Anonimo della \u00abD\u00e9cade\u00bb,<\/em> (Laterza, Bari, 1972), cos\u00ec sintetizza l&#8217;esperienza del giovane medico francese e la ricaduta scientifica e filosofica del suo lavoro e dei due memoriali da lui scritti per documentarlo (in S. Moravia, <em>La scienza dell&#8217;uomo nel Settecento<\/em>, Laterza, Bari, 1970: Ed. <em>Il Giornale<\/em>, 2008, pp. 114-115):<\/p>\n<p><em>Il programma di lavoro che si proporr\u00e0 Itard presupponeva manifestamente (anche se non ignorava i successi progressi della ricerca) la teoria della natura umana tracciata da quella filosofia sensista ed &quot;ambientalistica&quot; che aveva avuto i suoi padri in Condillac ed in Hel\u00e9tius. Il ragazzo dell&#8217;Aveyron appariva in pratica la tanta attesa incarnazione vivente della statua di cui aveva parlato il<\/em> Trait\u00e9 des Sensations<em>: una statua che occorreva, come aveva fatto Condillac, \u00abrisvegliare\u00bb e \u00abriempire\u00bb di affetti e di idee. D&#8217;altronde questo orientamento non deve far credere che, tornando a Condillac, Itard torni anche a un&#8217;antropologia di tipo dualistico. Malgrado una certa tendenza a sottovalutare il<\/em> physique<em>, egli assume una prospettiva antropologica rigorosamente unitaria e terrena. Anche nella delineazione dei traguardi da raggiungere Itard mostra di essere tutt&#8217;altro che estraneo alle ricerche dei<\/em> m\u00e9decins-philosophes <em>del tempo. Il primo traguardo da raggiungere consister\u00e0, certo, nel reinserire entro la \u00abvita sociale un individuo ch&#8217;era stato fin allora condizionato pi\u00f9 che allevato dalla natura. Ma il secondo era quello, non lontano dalla fisiologia cabanisiana e dalle pratiche terapeutiche dello stesso Pinel, di riattivare la sensibilit\u00e0 umana, risvegliandola \u00abattraverso gli stimolanti pi\u00f9 energici\u00bb, e qualche volta anche \u00abattraverso i vivi affetti dell&#8217;anima\u00bb. Il terzo era ancora d&#8217;ascendenza lockiano-sensista-<\/em>id\u00e9ologique<em>: \u00abEstendere la sfera delle sue idee, suscitando in lui nuovi bisogni, e moltiplicando i suoi rapporti con gli esseri circostanti\u00bb. Il quarto, forse il pi\u00f9 ambito e il pi\u00f9 ambizioso, era quello di condurre Victor all&#8217;uso della parola. L&#8217;ultimo consisteva nel riuscire a sviluppare alcune operazioni intellettuali dapprima sull&#8217;oggetto dei suoi bisogni fisici e poi su oggetti pi\u00f9 astratti e lontani dalla sfera dell&#8217;istinto e dell&#8217;immediatezza.<\/em><\/p>\n<p><em>Al di l\u00e0 dei risultati concreti raggiunti (abbastanza modesti, ma non cero irrilevanti),questo programma di lavoro si inseriva perfettamente nelle prospettive di ricerca teorico-sperimentale (si pensi al dibattito sull&#8217;<\/em>homme naturel <em>e al concorso sullo studio dello sviluppo dei neonati) elaborate dalla Soci\u00e9t\u00e9s des Obestervateurs de l&#8217;homme. I punti di riferimento pi\u00f9 diretti di Itard sono costituiti dal lavoro teorico-pratico dell&#8217;<\/em>Obeservateur <em>Sicard, dagli importanti studi dell&#8217;altro<\/em> Observateur <em>Deg\u00e9rando sugli strumenti di comunicazione umana, nonch\u00e9 dalle ricerche condotte dagli<\/em> ideologues <em>e<\/em> obesrvateurs <em>Destutt de Tracy, Cabanis, Garat, Laromigui\u00e8re sulla struttura psicologica e la dinamica delle facolt\u00e0 intellettive ed affettive dell&#8217;uomo<\/em>.<\/p>\n<p><em>A questo cospicuo bagaglio scientifico e culturale Itard aggiunger\u00e0 di suo una vivissima capacit\u00e0 inventiva nei sempre difficili rapporti intersoggettivi col piccolo<\/em> sauvage, <em>nonch\u00e9 l&#8217;adozione di un cauto empirismi nell&#8217;adozione di determinati procedimenti di analisi e di didattica .Cos\u00ec, lungi dal voler applicare troppo affrettatamente e rigidamente i suoi schemi, Itard preferir\u00e0 cominciare coll&#8217;osservare e coll&#8217;assecondare Victor. Vivr\u00e0 accanto a lui dalla mattina alla sera, esaminandolo con discrezione, studiandone atteggiamenti e reazioni, annotando infiniti tratti ed episodi che avrebbero potuto un giorno rivelarsi utili.<\/em><\/p>\n<p>La memoria scientifica del 1806, intitolata <em>Rapporto sui nuovi sviluppi di Victor dell&#8217;Aveyron<\/em>, \u00e8 stata diretta da Itard al Ministro dell&#8217;Interno e stampata nel 1807.<\/p>\n<p>L&#8217;autore la divide in tre parti. Nella prima tratta dello sviluppo delle funzioni sensoriali, partendo dal senso dell&#8217;udito, per poi passare a quelli della vista, del tatto, del gusto e dell&#8217;odorato. Nella seconda, tratta del tentativo di sviluppare le funzioni intellettuali di Victor, in particolare il linguaggio (ma con scarso successo), la memoria, la nomenclatura delle principali parti del corpo. Un episodio toccante viene riferito da Itard in questa sezione, allorch\u00e9 narra come un giorno, scoraggiato per gli scarsi successi ottenuti e pensando che il destino del ragazzo sarebbe stato quello di finire in qualche istituto di carit\u00e0, smarrendo le poche conquiste fatte, gli disse, guardandolo con commiserazione: \u00abInfelice\u00bb. Sembr\u00f2 che Victor comprendesse, se non le parole, il senso di quello sguardo e di quel tono di voce; perch\u00e9 subito cominci\u00f2 ad ansimare affannosamente, sul suo volto si dipinse un&#8217;espressione desolata, e un fiume di lacrime eruppe improvvisamente dai suoi occhi.<\/p>\n<p>Nella terza parte, infine, Itard parla dei metodi da lui adoperato per cercar di sviluppare le facolt\u00e0 affettive del ragazzo.<\/p>\n<p>Anche in questa sezione il lettore s&#8217;imbatte in un episodio commovente, che crediamo valga la pena di riportare, a conclusione di questo scritto (L. Malson, <em>Op. cit.<\/em>, p. 219):<\/p>\n<p><em>Pressappoco alla stessa epoca, il marito della signora Gu\u00e9rin<\/em> [ossia la governante che si prendeva cura di lui] <em>si ammal\u00f2 e fu curato fuori dell&#8217;Istituto, senza che Victor ne fosse messo al corrente. Essendo una delle sue piccole occupazioni domestiche quella di apparecchiare la tavola all&#8217;ora del pranzo, Victor continu\u00f2 a disporre il coperto nel posto generalmente occupato dal signor Gu\u00e9rin, e per quanto glielo si facesse ogni giorno togliere non mancava, l&#8217;indomani, di disporlo nuovamente. La malattia ebbe un esito infausto, ed il signor Gu\u00e9rin mor\u00ec; ma anche quel giorno Victor apparecchi\u00f2 al solito posto per la persona mancante. Si pu\u00f2 immaginare l&#8217;effetto che fece sulla signora Gu\u00e9rin quell&#8217;attenzione per lei tanto dolorosa. Assistendo a questa scena di dolore, Victor cap\u00ec di esserne stato la causa; e, sia che si limitasse a pensare di aver agito in modo scorretto, sia che penetrasse a fondo il motivo della disperazione della sua governante, egli sent\u00ec quanto fosse stata inutile e inopportuna l&#8217;attenzione che aveva preso; spontaneamente tolse il coperto, lo ripose tristemente nell&#8217;armadio, e non lo rimise mai pi\u00f9.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 1797, nel bosco di Laucane, nel Tarn, viene scorto un bambino di una decina d&#8217;anni, completamente nudo, selvaggio, che non si lascia avvicinare da alcuno.<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[92],"class_list":["post-28275","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28275","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28275"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28275\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28275"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28275"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28275"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}