{"id":28274,"date":"2014-10-09T09:55:00","date_gmt":"2014-10-09T09:55:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/10\/09\/nei-ragazzi-della-via-pal-la-nostalgia-dun-mondo-rurale-condannato-dalla-modernita\/"},"modified":"2014-10-09T09:55:00","modified_gmt":"2014-10-09T09:55:00","slug":"nei-ragazzi-della-via-pal-la-nostalgia-dun-mondo-rurale-condannato-dalla-modernita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/10\/09\/nei-ragazzi-della-via-pal-la-nostalgia-dun-mondo-rurale-condannato-dalla-modernita\/","title":{"rendered":"Nei ragazzi della Via P\u00e1l la nostalgia d\u2019un mondo rurale condannato dalla modernit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Chi non conosce e chi, se ha almeno una quarantina d&#8217;anni, non ricorda di aver letto con entusiasmo e commozione il romanzo dello scrittore ungherese Ferenc Moln\u00e1r (pseudonimo di Ferenc Neumann, di origine ebraica: Budapest, 1878-New York, 1952), apparso nel 1906 e rimasto in cima ai libri pi\u00f9 famosi per ragazzi &#8212; maschi &#8211; fino all&#8217;avvento di un nuovo gusto, basato su videogiochi e telefonini cellulari, che ha allontanato i bambini dalla lettura dei classici a loro rivolti, in favore di nuove letture o magari, pi\u00f9 spesso, di nuovi modi di passare il tempo libero?<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 una cosa che, sovente, sfugge o passa quasi inosservata ai lettori pi\u00f9 giovani, mentre non sfugge affatto al lettore adulto: che, dopo tante peripezie e avventure, dopo tante battaglie fra le Camicie Rosse guidate da Feri Ats e i Ragazzi della Via P\u00e1l capitanati da Boka, dopo tante bassezze (come il tradimento di Ger\u00e9b) e atti di sublime eroismo (come il sacrificio del piccolo e disprezzato Nemecsek), tutto quello che quei ragazzi avevano sognato, tutto ci\u00f2 per cui si erano strenuamente battuti, uno spazio verde separato dal resto della citt\u00e0, \u00e8 condannato a sparire, perch\u00e9 i proprietari del deposito di legname su cui esso sorge hanno deciso di vendere il terreno a un&#8217;impresa di costruzioni, che lo trasformer\u00e0 in area edificabile, tanto che gli attrezzi per edificare un palazzo a tre piani, destinato ad appartamenti d&#8217;affitto, sono gi\u00e0 pronti nel magazzino. E quel piccolo mondo appartato, che una palizzata di legno separava dal traffico, dai rumori e dall&#8217;agitazione della grande citt\u00e0 &#8212; Budapest &#8212; ha ormai le ore contate.<\/p>\n<p>Visto in questa prospettiva, il romanzo di Moln\u00e1r acquista una particolare, struggente tenerezza: i suoi protagonisti non solo vivono una vicenda di formazione e, alla fine, diventano uomini &#8212; cosa che, come vedremo, si pu\u00f2 intendere in due significati diversi e addirittura opposti -, ma, nello stesso tempo, \u00e8 tutto il loro mondo che slitta dall&#8217;epoca felice della spensieratezza infantile di una societ\u00e0 pre-moderna nei meccanismi e negli ingranaggi spietati di una societ\u00e0 modernizzata, in cui essa verr\u00e0 afferrata, triturata e distrutta. Ma qualcosa, forse, sopravvivr\u00e0: la coscienza di un dovere compiuto e la consolazione che il pi\u00f9 puro e il migliore di loro, il piccolo, patetico Nemecsek, non ha vissuto abbastanza da vedere distrutti i loro sogni, perch\u00e9, come gi\u00e0 avevano compreso gli antichi, \u00abmuore giovane chi \u00e8 caro agli d\u00e8i\u00bb.<\/p>\n<p>Dicevamo che, per essere un romanzo di formazione, \u00abI ragazzi della via P\u00e1l\u00bb accompagna e traghetta i giovani protagonisti dalla inconsapevolezza infantile alla consapevolezza della maturit\u00e0: simile,in questo, a tanti altri libri cari alla nostra giovinezza, pur fra loro cos\u00ec diversi sotto ogni punto di vista, come possono esserlo \u00abPinocchio\u00bb di Collodi, \u00abCuore\u00bb di De Amicis e \u00abViaggio al centro della Terra\u00bb di Verne, nei quali il protagonista, che spesso \u00e8 anche l&#8217;io-narrante, attraverso prove, errori e delusioni, finisce per acquistare il senso di responsabilit\u00e0 propria degli adulti, lasciandosi alle spalle il mondo gioioso, ma irresponsabile, dell&#8217;infanzia e\/o dell&#8217;adolescenza (in questo senso, Axel Lidenbrock di \u00abViaggio al centro della Terra\u00bb, pur non essendo pi\u00f9 un ragazzo, \u00e8 pur sempre un fratello ideale sia di Pinocchio, sia del deamicisiano Enrico Bottini).<\/p>\n<p>Questo abbandono della terra beata del mondo pre-adulto e il conseguente ingresso nel mondo degli adulti, per\u00f2, si pu\u00f2 leggere in un duplice senso: se ha una valenza positiva, perch\u00e9 corrisponde a un processo di maturazione personale, a una fortificazione del carattere, a una comprensione delle difficolt\u00e0 della vita &quot;reale&quot;, d&#8217;altra parte ne possiede anche una negativa, in quanto segna la perdita dell&#8217;innocenza, della fantasia, della creativit\u00e0 e la forzata accettazione di un mondo arido, calcolatore, basato sull&#8217;interesse, con le sue logiche furbesche e deprimenti e con il suo disincanto esistenziale e umano, pesante pedaggio che viene richiesto per entrare a pieno titolo nella societ\u00e0 regolata da diritti e doveri, ma anche dominata da una diffusa ipocrisia.<\/p>\n<p>Vale la pena di riportare le battute conclusive del romanzo di Moln\u00e1r, quando Boka, il mitico comandante dei Ragazzi della Via P\u00e1l, si accorge che quel mondo fantastico di cataste di legna, di cortili e di verde, per il quale lui e i suoi amici hanno cos\u00ec duramente combattuto, fino al sacrificio della vita d&#8217;uno di essi, il piccolo Nemecsek, sta per essere spazzato via dall&#8217;arrivo della modernit\u00e0 (da: F. Moln\u00e1r, \u00abI ragazzi della via P\u00e0l\u00bb (titolo originale: \u00abA P\u00e1l utcai fi\u00fak\u00bb, traduzione dall&#8217;ungherese di Amy Coopmans, Milano, Editrice Piccoli, 1982, pp. 207-9):<\/p>\n<p>\u00abPer caso, alzando la testa, l&#8217;occhio gli scivol\u00f2 all&#8217;interno del magazzino e allora egli not\u00f2 appoggiati alle pareti di legno degli strani oggetti che non c&#8217;erano mai stati. Una sorta di disco metallico verniciato di rosso con una striscia bianca, simile a quello usato dai ferrovieri per segnalare il passaggio di un treno, e un cavalletto a tre piedi che sosteneva un tubo d&#8217;ottone e dei paletti dipinti di bianco.<\/p>\n<p>Che cos&#8217;\u00e8 quella roba? &#8212; domand\u00f2 allo slovacco, accennandovi con la testa.<\/p>\n<p>Jano si strinse nelle spalle affettando noncuranza: &#8211; Ah, quella? Sono arnesi.<\/p>\n<p>&#8211; Questo lo vedo anch&#8217;io.<\/p>\n<p>&#8211; \u00c8 roba dell&#8217;architetto.<\/p>\n<p>&#8211; Che architetto?<\/p>\n<p>&#8211; Di un architetto, no?<\/p>\n<p>Boka fissava il vecchio guardiano e a un tratto lo prese un senso di soffocamento: &#8211; Avanti, Jano! Che architetto?Che cos&#8217;\u00e8 questa storia? A che cosa servono quegli arnesi?<\/p>\n<p>Lo slovacco tir\u00f2 una gran boccata di fumo. &#8212; A costruire una casa &#8211; rispose.<\/p>\n<p>&#8211; Dove?<\/p>\n<p>&#8211; Eh, qui.<\/p>\n<p>&#8211; Qui?<\/p>\n<p>&#8211; S\u00ec. Luned\u00ec cominceranno i lavori, verranno a scavare le fondamenta tutt&#8217;intorno al campo.<\/p>\n<p>-Qui? &#8212; ripet\u00e9 Boka come in sogno. &#8212; Qui? Costruiranno una casa qui?<\/p>\n<p>&#8211; Una casa, proprio cos\u00ec &#8212; ripet\u00e9 Jano impassibile. &#8212; Una grande casa a tre piani. Sono stati i proprietari del terreno a decidere.<\/p>\n<p>E senza aggiungere altro, continuando a pipare con aria indifferente, si allontan\u00f2 con il suo cane dietro.<\/p>\n<p>Boka aveva le lacrime agli occhi, la mente in subbuglio. Di corsa si slanci\u00f2 attraverso lo spiazzo, raggiunse la porta di via P\u00e1l. Voleva andarsene di l\u00e0, scappare da quel campo che lo tradiva cos\u00ec. Ah, l&#8217;avevano difeso con tutti loro stessi, quel lembo di terra, con il sacrificio, con il valore, con passione. Perch\u00e9? Per che cosa? Perch\u00e9 vi sorgesse una brutta casa moderna, un blocco di cemento e mattoni, un nuovo formicaio umano!<\/p>\n<p>Sulla porta si ferm\u00f2,. Si volse ancora una volta. Nella grande desolazione dell&#8217;animo suo un piccolo barlume di speranza s&#8217;andava facendo strada. Nemecsek era morto. Non aveva vissuto abbastanza per ricevere le scuse dei membri della Societ\u00e0 dello Stucco e il diploma d&#8217;onore e per sapere di aver sacrificato per niente la propria vita. Il campo era perduto: Nemecsek era morto in tempo.<\/p>\n<p>La mattina dopo, nell&#8217;aula della quarta ginnasiale, il professor Racz sal\u00ec sulla pedana della cattedra con passo lento, pesante, davanti ai ragazzi che sedevano taciturni nei loro banchi. In tono commosso, prima di iniziare la lezione di latino, pronunci\u00f2 un breve discorso in affettuosa memoria dello studente Erno Nemecsek, cos\u00ec mite e buono, cos\u00ec sventurato, e invit\u00f2 i ragazzi a trovarsi l&#8217;indomani, alle tre del pomeriggio, davanti alla casa di via Rakos, possibilmente vestiti di scuro, per accompagnare al cimitero il compagno scomparso.<\/p>\n<p>Boka teneva gli occhi fissi sul piano del banco davanti a s\u00e9. Per la prima volta, nella sua cruda anima di ragazzo, vagamente intuiva la realt\u00e0 cruda della vita umana che costringe ogni uomo a lottare sempre, ogni giorno, ininterrottamente. Talvolta in serenit\u00e0, ma sovente con tristezza profonda.\u00bb<\/p>\n<p>In poche frasi, nello spazio di poche battute Moln\u00e1r ha concentrato l&#8217;essenza del disincanto: quella particolare condizione psicologica che \u00e8 tipica non solo del bambino allorch\u00e9 diventa adulto, ma anche del mondo pre-moderno allorch\u00e9 viene fagocitato dalle logiche inesorabili della modernit\u00e0, dominate dall&#8217;interesse economico (il campo di periferia che viene trasformato in area fabbricabile, in omaggio alla speculazione edilizia rampante), laddove l&#8217;incanto \u00e8 caratterizzato dalla capacit\u00e0 di guardare alle cose non solo sotto la luce del massimo tornaconto che possono offrirci, ma anche con la capacit\u00e0 di rendere omaggio a dei valori non negoziabili e non asservibili all&#8217;interesse, primo dei quali il saper vedere in esse non tanto quel che possono renderci materialmente, ma dei valori in s\u00e9, dei segni di poesia e di bellezza.<\/p>\n<p>Per il bambino di citt\u00e0 (tanto meno fortunato del suo coetaneo di paese), un pezzo di verde in mezzo all&#8217;asfalto e al cemento \u00e8 come un polmone in cui respirare inesauribili sogni e rappresenta la condizione necessaria per alimentare quella capacit\u00e0 di fantasticare, senza la quale il bambino cessa di essere tale e diventa un precoce e triste adulto, se non addirittura uno stremato, avvizzito vecchietto: o cos\u00ec, almeno, era fino a quando l&#8217;infanzia veniva lasciata libera di esprimersi attraverso sogni, parole e giochi dettati dal potente istinto dell&#8217;immaginazione, e non era ancora stata intercettata e imprigionata dai meccanismi alienanti della tecnica, messi al servizio delle logiche consumiste.<\/p>\n<p>Tutto si pu\u00f2 togliere, insomma, a un bambino, tranne i giochi all&#8217;aperto e la compagnia dei suoi coetanei, attraverso i quali si esprimono e si alimentano il suo stupore di fronte al mondo, il suo incanto per le cose e la sua capacit\u00f2 di trasformare, con la fantasia, la grigia e piatta &quot;realt\u00e0&quot;, cara ai veristi, in una dimensione mitica, dove tutto \u00e8 possibile, fino a quando esiste lo spazio per vedere le cose non nell&#8217;ottica deformante dell&#8217;utilitarismo e del tornaconto interessato, ma in quella delle loro intima pregnanza e dignit\u00e0, che \u00e8 infinita virtualit\u00e0 immaginativa e illimitata potenzialit\u00e0 di bellezza, di avventura, di sbrigliarsi della fantasia.<\/p>\n<p>Quello che rende cos\u00ec angusto il modo di vedere proprio della modernit\u00e0, il modo moderno di porsi di fronte alle cose (e a se stessi), \u00e8 proprio l&#8217;oblio di questa dimensione disinteressata, e perci\u00f2 infinitamente libera, che rimane nascosta all&#8217;occhio utilitario e alla ragione strumentale e calcolante, ma che si rivela allo sguardo incantato dei pi\u00f9 piccoli e di coloro i quali, fra gli adulti, hanno conservato, appunto, la capacit\u00e0 affabulatrice dell&#8217;incanto, cio\u00e8 i poeti. In questo senso, crediamo, Elsa Morante ha detto che il mondo verr\u00e0 salvato dai ragazzini &#8212; oppure, aggiungiamo, che non potr\u00e0 essere salvato affatto.<\/p>\n<p>Gli urbanisti e gli architetti dovrebbero tener conto di tutto questo, cos\u00ec come dovrebbero ricordarsene gli amministratori pubblici, allorch\u00e9 si accingono a manipolare e rimodellare continuamente, spietatamente il volto delle nostre citt\u00e0, sempre in omaggio al Moloch del Dio Progresso; e, prima ancora di essi, dovrebbero ricordarsene gli adulti in generale, i genitori, gli insegnanti, gli scrittori per l&#8217;infanzia (una specie in via d&#8217;estinzione, se non addirittura estinta: ch\u00e9 non vi appartiene di certo la recentissima gen\u00eca dei Daniel Pennac e simili), insomma tutti quanti hanno la responsabilit\u00e0 di accompagnare i bambini nella fase delicata ed essenziale del passaggio verso la maturit\u00e0.<\/p>\n<p>&quot;Maturit\u00e0&quot;, infatti &#8212; \u00e8 bene ricordarlo &#8211; non \u00e8 sinonimo di et\u00e0 adulta; osiamo anzi affermare che la stragrande maggioranza delle persone adulte non sono affatto mature: hanno un certo numero di anni, e ci\u00f2 le fa credersi in diritto di rinunciare con disprezzo al bagaglio dei loro sogni, in none della caccia inesausta al vantaggio personale e al successo economico.<\/p>\n<p>Povero Nemecsek, morto per una sua piccola e grande idea dell&#8217;onore, della fedelt\u00e0 verso i compagni, della difesa del mondo incantato, ma &quot;serio&quot;, dell&#8217;infanzia: davvero \u00e8 stata una fortuna, per te, essere morto cos\u00ec giovane, senza aver dovuto vedere, e accettare, le brutture di un mondo che a torto si crede adulto; senza aver dovuto assistere allo scempio dell&#8217;area verde della Via P\u00e1l, trasformata in uno scatolone di cemento; senza aver subito la perdita del mondo incantato&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chi non conosce e chi, se ha almeno una quarantina d&#8217;anni, non ricorda di aver letto con entusiasmo e commozione il romanzo dello scrittore ungherese Ferenc<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-28274","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28274","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28274"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28274\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28274"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28274"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28274"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}