{"id":28273,"date":"2008-12-23T08:38:00","date_gmt":"2008-12-23T08:38:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/12\/23\/nellideale-della-ragazza-acerba-e-maschietta-linconscia-nostalgia-dellandrogino-primordiale\/"},"modified":"2008-12-23T08:38:00","modified_gmt":"2008-12-23T08:38:00","slug":"nellideale-della-ragazza-acerba-e-maschietta-linconscia-nostalgia-dellandrogino-primordiale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/12\/23\/nellideale-della-ragazza-acerba-e-maschietta-linconscia-nostalgia-dellandrogino-primordiale\/","title":{"rendered":"Nell&#8217;ideale della ragazza acerba e maschietta l&#8217;inconscia nostalgia dell&#8217;Androgino primordiale"},"content":{"rendered":"<p>Che cos&#8217;hanno in comune un romanzo di amore e avventura di Jack London e l&#8217;arcana saggezza della &quot;coincidentia oppositorum&quot; di Nicol\u00f2 da Cusa, un arduo concetto filosofico secondo il quale la perfezione \u00e8 nella totalit\u00e0 che integra e risolve in se stessa ogni differenziazione di genere, di specie, di spazio e tempo?<\/p>\n<p>Nulla, forse; o forse qualcosa.<\/p>\n<p>Nel romanzo \u00abAdventure\u00bb, del 1911, Jack London ci presenta un ritratto di fanciulla acerba e maschietta, ma deliziosamente attraente nella sua fresca spigliatezza di adolescente che ancora non si \u00e8 aperta al mistero della piena femminilit\u00e0.<\/p>\n<p>Per renderla ancora pi\u00f9 seducente attraverso la poetica dei contrasti, la adorna di un grande cappello da cow-boy: trovata addirittura profetica, visto il successo che una tale moda avrebbe acquistato pi\u00f9 di mezzo secolo dopo (si pensi solo, nel cinema, al film &quot;Urban Cowboy&quot;, con una Debra Winger che indossa appunto un tale copricapo).<\/p>\n<p>E non basta: le cinge in vita un cinturone con tanto di pistola di grosso calibro: un tipico simbolo del potere (e della violenza) maschile, che ne fa risaltare ancor di pi\u00f9 la giovinezza e la tenera, ma solo apparente, fragilit\u00e0 femminile.<\/p>\n<p>Quando poi ci informa che ella, fin da piccola, si cimenta nelle gare di nuoto sulle grandi onde dell&#8217;Oceano Pacifico; che cavalca come un ragazzo; che sa affrontare qualunque situazione con piglio deciso, compresa una banda di indigeni cannibali; che la pistola non la tiene solo per ornamento, ma la sa usare, come sa usare il fucile, dato che la caccia \u00e8 uno dei suoi passatempi preferiti: allora il quadro del suo atletismo viriloide risulter\u00e0 completo.<\/p>\n<p>Ma ecco la descrizione di Joan, la protagonista femminile del romanzo di Jack London \u00abAdenture\u00bb, cos\u00ec come appare al protagonista maschile, il piantatore Sheldon, il quale &#8211; ovviamente &#8211; se ne innamora quasi subito (\u00abAvventura\u00bb, traduzione italiana a cura dei Fratelli Melita Editori, La Spezia, 1988, pp. 25, 69-70, 124):<\/p>\n<p>\u00abLa donna &#8211; una fanciulla, come la giudic\u00f2 Sheldon &#8211; veniva avanti lungo la veranda verso di lui. I due uomini si fermarono in cima alla gradinata osservandolo curiosamente. La fanciulla era evidentemente irritata. I suoi occhi grigi sfavillavano e le sue labbra fremevano.. Egli pens\u00f2 subito che doveva essere quel che si dice un carattere. Specialmente gli occhi lo colpirono. Non erano proprio grigi, anzi, non lo erano affatto. Erano grandi e spalancati e lo fissavano di sotto le sopracciglia lisce. Il suo viso faceva pensare ad un cammeo, tanto era stagliato con nitidezza.<\/p>\n<p>Ma vi erano altre cose che lo colpivano nel suo aspetto: il cappellone da &quot;cow-boy&quot;, le ciocche pesanti di capelli bruni, la rivoltella Colt 38 a canna lunga, che pendeva nel fodero della sua cintura. [&#8230;]<\/p>\n<p>&#8230; egli le domand\u00f2 di passargli la carne in conserva, non perch\u00e9 avesse proprio fame, ma per ma per osservare pi\u00f9 da vicino quelle dita sottili e forti, nude di gioielli e di braccialetti di metallo, e la curva dell&#8217;avambraccio, di cui appariva, sotto la manica, l&#8217;estremit\u00e0 che terminava in un polso liscio e rotondo non ancora sfigurato dal reticolato delle vene che dimostrano che la giovinezza sta ormai passando: quelle dita brune, conciate che sembravano quelle di un ragazzo. Poi, improvvisamente, egli cap\u00ec. S\u00ec, era quello, egli aveva capito il segreto della seducente personalit\u00e0 di lei. Le dita abbronzate dal sole parlavano chiaro.<\/p>\n<p>Non c&#8217;era da meravigliarsi che ella lo avesse cos\u00ec frequentemente esasperato. Egli aveva cercato di trattarla come una donna, quando invece non lo era ancora. Era una ragazzetta, una specie di maschietto, dalle dita abbronzate dal sole, che voleva imitare tutto ci\u00f2 che fanno i ragazzi; ne aveva la corporatura, i muscoli, le piaceva nuotare, temprarsi in esercizi violenti di ogni genere; uno spirito ardito ma che non osava pi\u00f9 oltre delle avventure dei ragazzi e che si divertiva con l&#8217;ostentare fucili, rivoltelle, cappelloni, e amicizia senza sesso con gli uomini.<\/p>\n<p>Non sapeva perch\u00e9, ma mentre rifletteva osservando, gli pareva di essere in chiesa, nella sua patria, ad ascoltare il canto dei ragazzi del coro. Ella gli ricordava i chierichetti o piuttosto la loro voce, senza sesso. Era donna nel corpo, ma con la mente non ancora evoluta. Non era mai stata esposta ad influenze che avessero maturato in lei il sesso. Non aveva conosciuto la madre. Von, suo padre, i servi indigeni, la rude vita isolana l&#8217;avevano formata. Cavalli e fucili erano stati i giocattoli, i campi e la caccia la sua palestra. Secondo quel che aveva raccontato, i giorni di collegio erano stati un esilio dedito allo studio e pieno di nostalgia per le cavalcate violente e le partite di nuoto ad Hawai. Un&#8217;educazione da ragazzo insomma, ed una mentalit\u00e0 da ragazzo. Era questo che spiegava il suo odio alle sottane, la sua ribellione contro tutto quello che era soltanto decentemente convenzionale. Un giorno o l&#8217;altro si sarebbe sviluppata, ma ora era ancora in via di sviluppo. Non gi rimaneva che una cosa da fare: considerarla solamente un ragazzo e non fare lo sbaglio di trattarla come una donna.<\/p>\n<p>Egli si domand\u00f2 se gli sarebbe piaciuta la sua figura di donna dopo che in lei si fosse sviluppato il fiore della femminilit\u00e0; e si domand\u00f2 se gli era possibile amarla cos\u00ec come era, ed essere lui a destarla. [&#8230;]<\/p>\n<p>Egli rigir\u00f2 la lettera, esaminando la calligrafia in modo che non era solito fare. &#8211; Com&#8217;\u00e8 caratteristica, pens\u00f2, esaminando gli scarabocchi da ragazzetto , molto chiari, faticosamente chiari, ma da ragazzo.. La chiarezza dei caratteri gli fece ricordare i lineamenti di lei: le sopracciglia nettamente disegnate, il naso nitidamente cesellato, la chiarezza dello sguardo, le labbra dalla linea ferma e delicata, la gola n\u00e9 esile n\u00e9 robusta, ma, pens\u00f2, ben proporzionata e perfettamente adattata a sorreggere un tale capolavoro. Guard\u00f2 a lungo il nome &#8211; Giovanna Lackland &#8211; un insieme di caratteri, di lettere comunissime che generava un sottile e inebriante incanto, che penetr\u00f2 nel suo cervello, si attorcigli\u00f2 nel suo processo mentale, finch\u00e9 tutto il suo essere in quel momento s&#8217;espanse d&#8217;amore per quella firma scarabocchiata. Pochi segni comunissimi, eppure gli facevano sentire una mancanza dolcemente dolorosa, che si manifestava in vaghi slanci spirituali ed in una smania deliziosa. Giovanna Lackland! Ogni volta che guardava quella firma, rivedeva lei, , in mille momenti, in mille pose: dentro e fuori della burrasca schiumante che l&#8217;aveva fatta naufragare con il suo &quot;schooner&quot;; in barca diretta alla pesca; mentre usciva tutta gocciolante dal mare, la chioma grondante, i vestiti appiccicati, correndo verso la doccia d&#8217;acqua fresca; mentre metteva in fuga ottanta cannibali con una bottiglia vuota di clorodina; o insegnava a Ornfin come si faceva il pane; o mentre appendeva il suo cappellone di paglia e la cartucciera con la rivoltella al solito chiodo della sola, parlando gravemente di come voleva guadagnarsi il focolare e la sella, chiacchierando puerilmente di romanticismo e di avventure, gli occhi scintillanti, il viso rosso e ardente di entusiasmo. Giovanna Lackland! Egli medit\u00f2 a lungo su quel miracolo criptografico, fin quando tutti i segreti dell&#8217;amore gli apparvero chiari ed egli prov\u00f2 una forte simpatia per gli innamorati che incidono i loro nomi sugli alberi o li scrivono sulla sabbia della spiaggia.\u00bb<\/p>\n<p>Ovviamente, la &quot;spiegazione&quot; pi\u00f9 semplice, ma anche pi\u00f9 banale, dell&#8217;esaltazione di un tale modello di ragazza-maschio (psicanalisti, sbizzarritevi!), risiede in una omosessualit\u00e0 latente da parte dell&#8217;Autore, che, in un tale tipo femminile, avrebbe trovato un compromesso accettabile fra le proprie pulsioni inconsce &quot;proibite&quot; e la donna come tradizionale oggetto del desiderio.<\/p>\n<p>Tale \u00e8 l&#8217;interpretazione, piuttosto ovvia, di Robert Barltrop, il quale vede nel ritratto di Joan una trasposizione della seconda moglie dello scrittore americano, Charmian Kittredge, la quale sapeva nuotare, cavalcare e perfino fare a pugni col marito, cos\u00ec come a lui piaceva; e che mai gli si present\u00f2 nelle vesti della &quot;lamentosit\u00e0&quot; o della debolezza femminili, sempre per venie incontro agli espliciti desideri di lui.<\/p>\n<p>In effetti, sarebbe difficile immaginare una confessione pi\u00f9 ingenuamente eloquente di quella contenuta nella frase, pensata da Sheldon (palese &quot;alter ego&quot; dello stesso Jack London) assorto nella contemplazione di Joan: \u00abEgli si domand\u00f2 se gli sarebbe piaciuta la sua figura di donna dopo che in lei si fosse sviluppato il fiore della femminilit\u00e0; e si domand\u00f2 se gli era possibile amarla cos\u00ec come era, ed essere lui a destarla\u00bb.<\/p>\n<p>Secondo Robert Barltrop, nel suo libro \u00abJack London. L&#8217;uomo, lo scrittore, il ribelle\u00bb (titolo originale: \u00abJack London the Man, the Writer, the Rebel\u00bb, London, Pluto Press, 1976; traduzione italiana di Nora Sigon, Milano, Gabriele Mazzotta Editore, 1978, pp. 105-106), Jack London era costituzionalmente incapace di amare le donne in quanto tali, per cui necessitava per forza di un sostituto dell&#8217;ideale compagno maschile: la donna-maschio, la ragazza asessuata capace di un&#8217;amicizia cameratesca, proprio come un uomo:<\/p>\n<p>\u00abRiusciva a capire l&#8217;amore come manifestazione simile e ad essergli fedele. Ma quando l&#8217;amore assumeva forme pi\u00f9 complesse, che richiedevano un coinvolgimento emotivo, Jack si sentiva escluso e disorientato ed arrivava a dichiarare con rabbia che tutto era una illusione. Ci fu un altro elemento nella sua dedizione a Charmian; a Jack non piacevano le donne. In alcuni periodi ebbe rapporti sessuali con uomini. Charmian ne era al corrente; fece riferimento a una &quot;anomalia dei suoi duri giorni della giovinezza&quot;.<\/p>\n<p>In una lunga lettera introspettiva a Charmian durante i primi anni del matrimonio, Jack scrisse: &quot;Ho avuto i rapporti pi\u00f9 liberi, parecchie volte, con uno o due uomini e con una o due donne.&quot; Il suo desiderio per il grande Uomo-Compagno persisteva, e si manifest\u00f2 pi\u00f9 chiaramente nella sua amicizia con George Sterling. Ma la combinazione di un corpo forte e atletico e di una spiccata sessualit\u00e0 che trov\u00f2 che trov\u00f2 in Charmian sembrano aver soddisfatto le tendenze omosessuali che Jack senz&#8217;altro ebbe.\u00bb<\/p>\n<p>Questa, per\u00f2 &#8211; come abbiamo sopra accennato &#8211; \u00e8 la spiegazione pi\u00f9 immediata e pi\u00f9 facile, ma non necessariamente la pi\u00f9 soddisfacente e la pi\u00f9 profonda.<\/p>\n<p>Infatti, l&#8217;ideale della ragazza acerba e &quot;maschietta&quot; ricorre, nell&#8217;immaginario maschile, in moltissime opere letterarie, pittoriche ed anche cinematografiche, a testimonianza di una perennit\u00e0 che vorremmo definire &quot;archetipica&quot; e che esorbita, in quanto tale, dal caso specifico del singolo autore che l&#8217;ha concepito e rappresentato.<\/p>\n<p>In altri termini, sia che nell&#8217;inconscio di Jack London si agitassero i fantasmi di una sessualit\u00e0 omofila parzialmente repressa dalla censura de Super-Io, sia che le cose stessero altrimenti, la descrizione della ragazza-maschio che egli tratteggia nel romanzo \u00abAdventure\u00bb travalica la situazione in esso descritta e attiene a una sfera dell&#8217;immaginario maschile che \u00e8 universale e, a ben guardare, non solo di natura sessuale, poich\u00e9 attinge a un mito antichissimo, quello dell&#8217;androgino primordiale quale espressione di totalit\u00e0 e completezza.<\/p>\n<p>Qualcuno potrebbe obiettare che, fra il modello della &quot;maschietta&quot;, seducente proprio perch\u00e9 acerba (divenuto addirittura un luogo comune nell&#8217;arte moderna, specialmente nel cinema) e il mito dell&#8217;androgino studiato da antropologi e storici delle religioni, il passo \u00e8 un po&#8217; troppo lungo; e che stiamo gettando dei ponti fra rive che non possono incontrarsi, perch\u00e9 appartengono a piani di realt\u00e0 del tutto diversi.<\/p>\n<p>Noi non lo crediamo; e siamo propensi, al contrario, a ipotizzare che quelle rive non devono appartenere a due mondi del tutto diversi, se \u00e8 vero &#8211; come \u00e8 vero &#8211; che, &quot;mutatis mutandis&quot;, i miti e i riti dell&#8217;immaginario collettivo traggono origine da un fondo comune (l&#8217;inconscio collettivo di junghiana memoria?) che \u00e8 inscritto nella natura essenziale dell&#8217;uomo e che si esprime, volta a volta, in differenti contesti storici, assumendo evidentemente forme che <em>appaiono<\/em> diverse, ma che scaturiscono da una stessa matrice.<\/p>\n<p>In altri termini, non sono i simboli archetipici a cambiare, ma la maniera che hanno i diversi contesti culturali di esprimerli; per cui il compito dell&#8217;antropologo dovrebbe essere, appunto, quello di riconoscere, dietro certe dissomiglianze esteriori, la comune origine di essi e la tendenza ad esprimersi attraverso variazioni estemporanee, le quali tuttavia non ne intaccano l&#8217;unit\u00e0 di fondo.<\/p>\n<p>Ora, noi sappiamo che non \u00e8 certo stato Platone ad &quot;inventare&quot; il mito dell&#8217;androgino primordiale, che era un essere umano perfetto proprio perch\u00e9 conteneva in s\u00e9 tanto l&#8217;elemento maschile che quello femminile; ma che tale mito \u00e8 antichissimo e investe un po&#8217; tutte le culture pre-cristiane; che penetra anche in ambito cristiano, mediante le varie forme dello gnosticismo (e se ne trovano tracce perfino nel Nuovo Testamento); che era parimenti diffuso presso innumerevoli popolazioni native, dall&#8217;Australia alle due Americhe, dall&#8217;Africa all&#8217;Asia.<\/p>\n<p>Sia nelle religioni antiche (specialmente nei culti misterici), sia in quelle native e particolarmente in quelle sciamaniche (dalla Siberia al doppio continente americano), era largamente diffusa la credenza che non solo l&#8217;uomo primordiale, ma le stesse divinit\u00e0 fossero, in origine, androgine. Ci\u00f2 accadeva prima della creazione del mondo; e fu solo in seguito ad essa che, ad esempio, nei &quot;Veda&quot; e nella cultura indiana antica sorse la differenziazione fra i &quot;deva&quot;, ossia gli dei buoni, e gli &quot;asura&quot;, gli dei malvagi.<\/p>\n<p>Proprio per ricostituire simbolicamente la perduta perfezione e l&#8217;unitariet\u00e0 originaria, esistevano dei riti di androginazione che, in un certo senso, si possono considerare speculari e complementari a quelli di iniziazione. Con i riti di iniziazione, infatti, l&#8217;individuo entrava a far parte del mondo degli adulti, acquisendo una distinzione di genere &#8211; maschile e femminile &#8211; che, prima, non possedeva (i bambini, infatti, erano considerati asessuati). Viceversa, con i riti di androginazione si mirava a restituire l&#8217;individuo alla sua unit\u00e0 indifferenziata originaria, considerata una condizione assai pi\u00f9 perfetta di quella realizzatasi sul piano dell&#8217;esistenza \u00abstorica\u00bb.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 precisamente, il rito di androginazione precedeva e integrava quello di iniziazione; nel senso che solo dopo aver ricostituito, simbolicamente, l&#8217;androginia originaria, era poi possibile entrare definitivamente e a pieno titolo nel genere maschile o in quello femminile. Presso certe trib\u00f9 australiane, ad esempio, lo stregone incideva una piccola ferita nell&#8217;organo sessuale maschile dei ragazzi, in modo da simulare una vagina; dopo di che, la circoncisione sanzionava il definitivo ingresso nell&#8217;universo maschile. Il concetto sotteso a un tale rito \u00e8, evidentemente, che non si pu\u00f2 divenire completamente maschi (o completamente femmine) se, prima, non si \u00e8 fatta l&#8217;esperienza dell&#8217;unit\u00e0 originaria indifferenziata.<\/p>\n<p>\u00c8 ovvio che la distinzione di genere non valeva per lo sciamano il quale, specialmente in area siberiana, indossava sovente abiti femminili e giungeva a sposarsi con un uomo, per simboleggiare la ritrovata androginia primordiale quale strumento di accesso alla dimensione dei celesti e, in genere, della realt\u00e0 soprannaturale. In un tale contesto culturale (cos\u00ec frequentemente frainteso ed equivocato dagli occidentali, che lo giudicavano dall&#8217;esterno in base alle proprie credenze e alle proprie norme etiche), l&#8217;ambiguit\u00e0 sessuale dello sciamano era vista come un attributo di piena armonia e di potenza magica e la sua bisessualit\u00e0, non che un difetto, appariva come un segno distintivo della sua condizione privilegiata.<\/p>\n<p>Uno studioso di grandissima statura, che si \u00e8 occupato di tale problematica, \u00e8 stato il romeno Mircea Eliade, uno dei pi\u00f9 grandi antropologi e storici delle religioni del XX secolo, famoso soprattutto per i suoi studi sullo sciamanesimo e sulle tecniche dell&#8217;estasi.<\/p>\n<p>Scriveva Mircea Elide nel libro \u00abMefistofele e l&#8217;Androgine\u00bb (titolo originale: \u00abMephistopheles et l&#8217;Androgyne\u00bb, Paris, Gallimard, 1962; traduzione italiana di Enrico Pinto, Roma, Edizioni Mediterranee, 1971, pp. 89-90, 94-99):<\/p>\n<p>\u00ab&quot;S\u00e9raphita&quot; \u00e8 senza dubbio il pi\u00f9 affascinante dei romanzi fantastici di Balzac. Non certo a causa delle teorie di Swedenborg di cui \u00e8 imbevuto, ma perch\u00e9 Balzac \u00e8 riuscito a illuminare con la luce dell&#8217;arte un tema fondamentale dell&#8217;antropologia arcaica: l&#8217;androgino considerato come l&#8217;immagine esemplare dell&#8217;uomo perfetto. Si noti il quadro e il soggetto del romanzo. In un castello al limite del villaggio di Jarvis, vicino allo Stromfjord, viveva un essere strano, bello, di una bellezza mutevole e malinconica. Come alcuni personaggi di Balzac, egli sembrava nascondesse un terribile &quot;segreto&quot;, un &quot;mistero&quot; impenetrabile. Ma questa volta non si tratta pi\u00f9 di un &quot;segreto&quot; simile a quello di Vautrin. Il personaggio di &quot;S\u00e9raphita&quot; non \u00e8 un uomo consumato dal proprio destino e in conflitto con la societ\u00e0. \u00c8 un essere qualitativamente diverso dal resto dei mortali e il suo &quot;mistero&quot; si collega non a certi episodi tenebrosi del suo passato, ma alla stessa struttura della sua esistenza. Infatti il misterioso personaggio ama Minna e ne \u00e8 rimato: ella lo vede come un uomo, S\u00e9raphitus; ma egli \u00e8 amato anche da Wilfred, agli occhi del quale egli \u00e8 donna, S\u00e9raphita.<\/p>\n<p>Questo perfetto androgino era nato da genitori che erano stati discepoli di Swedenborg. Bench\u00e9 non fosse mai uscito dal suo fiordo, non avesse letto alcun libro, parlato con alcun sapiente, n\u00e9 praticato alcuna arte, S\u00e9raphitus-S\u00e9raphita dava prova di un&#8217;erudizione considerevole e le sue facolt\u00e0 mentali superavano quelle degli altri mortali. Balzac descrive con patetica ingenuit\u00e0 le qualit\u00e0 di questo androgino, la sua vita solitaria, le sue estasi contemplative. Tutto questo basandosi evidentemente sulle dottrine di Swedenborg, poich\u00e9 il romanzo fu scritto soprattutto per illustrare4 e commentare le teorie swedenborghiane sull&#8217;uomo perfetto. Ma l&#8217;androgino di Balzac appartiene ben poco alla terra. La sua vita spirituale \u00e8 tutta rivolta verso il cielo. S\u00e9raphitus-S\u00e9raphita vive solo per purificarsi e per amare. Bench\u00e9 Balzac non lo dica espressamente, si comprende che S\u00e9raphitus-S\u00e9raphita non pu\u00f2 abbandonare la terra prima di aver conosciuto l&#8217;amore. Pu\u00f2 darsi che si tratti dell&#8217;ultima, pi\u00f9 preziosa perfezione: amare <em>realmente<\/em> e congiuntamente due esseri di sesso diverso. Amore serafico evidentemente, ma non per questo amore astratto, impersonale. L&#8217;androgino di Balzac ama due persone ben distinte; resta dunque nel mondo concreto, nella vita. Qui, su questa terra, non \u00e8 un angelo: \u00e8 un uomo perfetto, cio\u00e8 un &quot;essere totale&quot;. [&#8230;]&#8230; nei suoi &quot;Dialoghi d&#8217;Amore&quot;, Leone Ebreo aveva tentato di riallacciare il mito dell&#8217;androgino di Platone alla tradizione biblica della caduta, interpretata come una dicotomia dell&#8217;Uomo Primordiale. Una dottrina diversa, ma parimenti centrata sull&#8217;unit\u00e0 primitiva dell&#8217;essere umano, era stata sostenuta da Scoto Eriugena, che peraltro si era ispirato a Massimo il Confessore. Per Eriugena, la divisione dei sessi faceva parte di un processo cosmico. La divisione delle Sostanze era cominciata in Dio be si era sviluppata progressivamente fino a raggiungere la natura dell&#8217;essere umano, che cos\u00ec fu differenziata in maschio e femmina. Per questo la riunione delle Sostanze deve cominciare nell&#8217;uomo ed essere realizzata di nuovo su tutti i piani dell&#8217;essere, incluso quello divino. In Dio non esiste pi\u00f9 divisione, poich\u00e9 egli \u00e8 il Tutto e l&#8217;Uno. Per Scoto Eriugena, la divisione dei sessi fu una conseguenza del peccato, ma avr\u00e0 termine con la riunificazione dell&#8217;uomo, a cui seguir\u00e0 la riunione escatologica del mondo terrestre con il Paradiso. Il Cristo avrebbe anticipato questa reintegrazione finale. Scoto Eriugena cita Massimo il Confessore, secondo cui il Cristo avrebbe riunito i due sessi nella sua natura, perch\u00e9, risuscitando, non era pi\u00f9 &quot;n\u00e9 maschio, n\u00e9 femmina, bench\u00e9 fosse nato e morto maschio&quot;.<\/p>\n<p>Ricordiamo anche che diversi &quot;Midrashim&quot; presentarono Adamo come androgino. Secondo il &quot;Bereshit rabba&quot;, &quot;Adamo ed Eva erano stati creati schiena contro schiena, uniti per le spalle; poi Dio li separ\u00f2 con un colpo di ascia dividendoli in due. Altri sono di diverso parere: il primo uomo (Adamo) era maschio nella parte destra e femmina nella parte sinistra; ma Dio lo divise in due met\u00e0. Per\u00f2 furono soprattutto alcune sette gnostiche cristiane a dare all&#8217;idea dell&#8217;androgino un posto eminente nelle loro dottrine. Secondo le notizie tramandate da Sant&#8217;Ippolito, Simon Mago chiamava lo spirito primordiale &quot;arsenothelys&quot;, &quot;maschio-femmina&quot;. Del pari i Nasseni concepivano l&#8217;Uomo celeste, Adamas, come un &quot;arsenothelys&quot;. L&#8217;Adamo terrestre non era che l&#8217;immagine dell&#8217;archetipo celeste: ance lui era quindi androgino. Dato che gli uomini discendono da Adamo, l&#8217;&quot;arsenothelys&quot; esiste virtualmente in ogni uomo e la perfezione spirituale consisterebbe proprio nel ritrovare in s\u00e9 questa androginia. Lo Spirito supremo, il Logos, era anch&#8217;esso androgino. E la reintegrazione finale, &quot;tanto delle realt\u00e0 spirituali quanto di quelle animali e materiali, avr\u00e0 luogo in un uomo, in Ges\u00f9 figlio di Maria&quot; (&quot;Refutatio&quot;, V, 6). Secondo i Nasseni, il dramma cosmico si articola in tre fasi: 1) il Logos preesistente come totalit\u00e0 divina e universale; 2) la caduta, avente per risultato la frammentazione della Creazione \u00e8 la sofferenza; 3) l&#8217;arrivo del Salvatore, che reintegrer\u00e0 nella loro unit\u00e0 gli infiniti frammenti che attualmente costituiscono l&#8217;Universo. Per i Nasseni, l&#8217;androginia solo un grandioso processo di totalizzazione cosmica.<\/p>\n<p>Nell&#8217;&quot;Epistola di Eugnosto il Beato&quot; , dela quale sono stati recentemente scoperti a Khenoboskion due manoscritti, il Padre genera da solo un essere umano androgino.&quot; Questo figlio il Padre primo generatore, il Figlio dell&#8217;Uomo, chiamato anche &#8216;Adamo della Luce (&#8230;) Egli si riunisce con la sua Sophia e produce una grande luce androgina che nel suo nome maschile \u00e8 il Salvatore, creatore di tutte le cose, e nel suo nome femminile e Sophia, la generatrice di tutto, chiamata anche Pistis. Da queste due entit\u00e0 vengono generate sei altre coppie di spiriti androgini che a loro volta producono prima 72, poi 360 altre entit\u00e0&quot;. Come si vede, si tratta di uno sviluppo che comincia con un Padre androgino e che si ripete a livelli sempre pi\u00f9 bassi (pi\u00f9 lontani dal &quot;Centro&quot; dove si trova il Padre autogeneratore).<\/p>\n<p>L&#8217;androginia \u00e8 parimenti attestata nel &quot;Vangelo di Tommaso&quot;, che, pur non essendo propriamente un&#8217;opera gnostica, attesta l&#8217;atmosfera mistica del cristianesimo nascente. Rimaneggiata e reinterpretata, questa opera fu peraltro abbastanza popolare fra i primi gnostici; la traduzione in dialetto saidico figurava nella biblioteca gnostica di Khenoboskion. Nel &quot;Vangelo di Tommaso&quot;, Ges\u00f9, volgendosi ai suoi discepoli, Ges\u00f9 dice loro: &quot;Quando dei due voi farete uno; quando farete il dentro come il fuori e il fuori come il dentro, e l&#8217;alto come il basso; quando farete del maschio e della femmina un solo essere, s\u00ec che il maschio non sia pi\u00f9 maschio e la femmina non sia pi\u00f9 femmina, solo allora voi entrerete nel Regno&quot;. In un altro &quot;logion&quot; (n. 108, ed. Puech; n. 103 Grant), Ges\u00f9 dice: &quot;Quando voi farete in modo che i due siano uno, voi diventerete i figli dell&#8217;Uomo e se voi direte: &#8216;Montagna, spostati!&#8217;, essa si sposter\u00e0&quot; (Doresse, II, p. 109, n. 110). L&#8217;espressione &quot;diventare uno&quot; ricorre altre tre volte (log. 4 Puech; 3 Grant; 10 Grant; 11 Puech; 24 Grant; 23 Puech). Il Doresse fa alcuni raffronti col Nuovo Testamento (&quot;Giovanni XVII, 11; XX, 23; &quot;Romani&quot;, XII, 4-5; &quot;Corinzi&quot;, XII, 27, ecc.) Ma soprattutto un passo dell&#8217;&quot;Epistola ai Galati&quot; (III, 28) \u00e8 importante: &quot;Non vi \u00e8 pi\u00f9 n\u00e9 Ebreo n Greco, n\u00e9 schiavo n\u00e9 uomo libero, n\u00e9 maschio n\u00e9 femmina; poich\u00e9 voi tutti non siete che uno nel Cristo Ges\u00f9&quot;. \u00c8 l&#8217;unit\u00e0 della creazione all&#8217;inizio, prima della creazione di Eva, quando l&#8217;&quot;uomo&quot; non era n\u00e9 maschio n\u00e9 femmina (Grant, p. 144). Secondo il &quot;Vangelo di Filippo&quot; (codice X di Khenoboskion), la separazione dei sessi &#8212; la creazione di Eva separata dal corpo di Adamo &#8211; \u00e8 stata l&#8217;inizio della morte. &quot;Il Cristo venuto per ristabilire ci\u00f2 che stato cos\u00ec (separato) all&#8217;inizio e per unire di nuovo i due. A coloro che sono morti perch\u00e9 erano stati divisi, render\u00e0 la vita riunendoli!&quot; (Doresse, II, p. 157).<\/p>\n<p>Altri testi contengono passaggi simili sulla riunione dei sessi quali sindrome del Regno. &quot;Interrogato da qualcuno su quando verr\u00e0 il Regno, il Signore stesso rispose: &#8216;Quando i due saranno uno, il fuori come il dentro e il maschio con la femmina n\u00e9 maschio n\u00e9 femmina&#8217;&quot; (&quot;II Epistola di Clemente&quot;, cit. Doresse, II, 157). La citazione contenuta nell&#8217;&quot;Epistola di Clemente&quot; deriva probabilmente dal &quot;Vangelo secondo gli Egizi&quot; d cui Clemente d&#8217;Alessandria ci ha conservato questo passaggio: &quot;Avendo chiesto Salom\u00e9 quando sarebbero state conosciute le cose di cui egli parlava, il Signore disse: &#8216;Quando calpesterete la veste della vergogna e quando i due diventeranno uno, e il maschio con la femmina non sar\u00e0 n\u00e9 maschio n\u00e9 femmina&#8217;&quot; (&quot;Stromates&quot;, III, 13, 92; Doresse II; 158).<\/p>\n<p>(&#8230;) Si sa che le fonti dello gnosticismo sono assai diverse; accanto alla Gnosi ebraica, alle speculazioni sull&#8217;Adamo primordiale e sulla Sophia, troviamo l&#8217;apporto di dottrine neo-platoniche e neo-pitagoriche e influenze orientali, soprattutto iraniche. Ma, come abbiamo visto or ora, San Paolo e il Vangelo di Giovanni annoveravano gi\u00e0 l&#8217;androginia fra le caratteristiche della perfezione spirituale. Infatti, divenire &quot;maschio&quot; e &quot;femmina&quot; o non essere &quot;n\u00e9 maschio n\u00e9 femmina&quot;, sono espressioni plastiche attraverso le quali il linguaggio cerca d descrivere la &quot;met\u00e1noia&quot;, la &quot;conversione&quot;, il rovesciamento totale dei valori. \u00c8 tanto paradossale essere &quot;maschio e femmina&quot; quanto ritornare bambino, nascere di nuovo o passare dalla &quot;porta stretta&quot;.<\/p>\n<p>Evidentemente concezioni simili ebbero corso anche in Grecia. Nel &quot;Convito&quot; (189E-193D), Platone descrive l&#8217;uomo primordiale come un essere bisessuale a forma sferica. Ci\u00f2 che interessa la nostra ricerca, \u00e8 il fatto che, tanto nella speculazione metafisica di Platone quanto nella teologia di un Filone di Alessandria; presso i teosofi neoplatonici e neopitagorici come presso gli ermetismi che si proclamavano seguaci di Ermete Trismegisto o di Pimandro, o presso molto gnostici cristiani, la perfezione umana <em>era immaginata come un&#8217;unit\u00e0 non scissa<\/em>. D&#8217;altronde questo non era che un riflesso della perfezione divina, del Tutto-Uno. Nel &quot;Discorso perfetto&quot;, Ermete Trismegisto rivela ad Asclepio che &quot;Dio non ha un nome o, piuttosto, li ha tutti, poich\u00e9 \u00e8 insieme Uno e Tutto. Infinitamente ricco della fecondit\u00e0 dei due sessi, egli genera sempre tutto ci\u00f2 che si propone di creare.&quot;<\/p>\n<p>&quot;Che cosa dici? Dio possiede i due sessi, o Trismegisto?&quot;. &quot;S\u00ec, Asclepio, e non solo Dio, ma tutti gli esseri animali e vegetali&quot; (&quot;Corpus Hermeticum&quot;, II, 20).<\/p>\n<p>Questa idea della bisessualit\u00e0 universale, conseguenza necessaria dell&#8217;idea della bisessualit\u00e0 divina in quanto modello e principio di ogni esistenza, pu\u00f2 illuminare tutta la nostra ricerca, perch\u00e9, in fondo, in una concezione simile \u00e8 implicita l&#8217;idea che la perfezione, quindi l&#8217;Essere, consiste in fondo in una unit\u00e0-totalit\u00e0. Tutto ci\u00f2 che \u00e8 in senso eminente deve essere totale, il che comporta la &quot;coincidentia oppositorum&quot; a tutti i livelli e in ogni contesto. Qusta coincidenza si verifica tanto nell&#8217;androginia degli d\u00e8i quanto nei riti di androginazione simbolica, oltre che nele cosmogonie che spiegano i mondo partendo da un Uovo cosmogonico o da una totalit\u00e0 primordiale in forma di sfera. Si incontrano idee, simboli e riti del genere non solamente nel mondo mediterraneo e dell&#8217;antico Medio Oriente, ma anche in numerose culture esotiche e arcaiche. Una diffusione simile pu\u00f2 spiegarsi solo col fatto che questi miti presentavano un&#8217;immagine soddisfacente della divinit\u00e0, o della realt\u00e0 ultima, quale totalit\u00e0 indivisa, o spingevano, nel contempo, l&#8217;uomo ad avvicinarsi a questa plenitudine attraverso riti o tecniche mistiche di reintegrazione.\u00bb<\/p>\n<p>A conclusione di questo discorso possiamo, anzi, dobbiamo ricordare che il mito dell&#8217;androgino e i relativi riti di androginazione sono collegati per molti aspetti con un altro mito primordiale e con un altro simbolo sacro della Tradizione: quello dell&#8217;Albero Cosmico.<\/p>\n<p>Infatti, la preservazione dell&#8217;Albero Cosmico \u00e8 la condizione di ordine e di equilibrio che consente all&#8217;universo di sussistere, evitando di precipitare nel caos e nella dissoluzione dell&#8217;indeterminatezza; indeterminatezza che, per\u00f2 &#8211; come abbiamo visto &#8211; precede, storicamente e ontologicamente, l&#8217;origine e il divenire delle cose, compresa la distinzione dei generi maschile e femminile.<\/p>\n<p>In altri termini, la realt\u00e0 primordiale &#8211; Dio, se cos\u00ec vogliamo esprimerci, anteriormente alla creazione &#8211; \u00e8 l&#8217;assolutamente indifferenziato; con la creazione, subentra la determinatezza, che \u00e8 un attributo necessario della realt\u00e0 materiale; ma l&#8217;universo tende al reintegro nella realt\u00e0 originaria, nell&#8217;Uno indifferenziato dal quale tutto proviene e al quale tutto anela a rientrare.<\/p>\n<p>Considerato in questa ottica, il mito moderno della ragazza acerba e maschietta, dotata di qualit\u00e0 atletiche (come nel romanzo citato di Jack London) e, perci\u00f2, a stento distinguibile da un ragazzo, sia nell&#8217;aspetto fisico che nelle prestazioni sportive, ci appare come qualche cosa di pi\u00f9 di una semplice sublimazione di tendenze omosessuali presenti nel maschio.<\/p>\n<p>Se ci \u00e8 lecito concludere tirando in ballo anche Jung, diremmo che il processo di individuazione, culminante col reintegro nel S\u00e9 di tutte le parti distinte della personalit\u00e0, compreso l&#8217;&quot;animus&quot; (l&#8217;elemento maschile presente nella donna) e l&#8217;&quot;anima&quot; (l&#8217;elemento femminile presente nell&#8217;uomo), tende a confermare &#8211; crediamo &#8211; la tesi qui esposta: che, cio\u00e8, il vagheggiamento di un certo modello femminile, apparentemente asessuato ma, in realt\u00e0, carico di seduzione erotica, non sia altro che la spia di una inconscia nostalgia verso quella completezza originaria che, appunto, nel mito platonico dell&#8217;androgino trova la sua espressione letteraria pi\u00f9 celebrata e persuasiva.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che cos&#8217;hanno in comune un romanzo di amore e avventura di Jack London e l&#8217;arcana saggezza della &quot;coincidentia oppositorum&quot; di Nicol\u00f2 da Cusa, un arduo concetto<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-28273","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28273","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28273"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28273\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28273"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28273"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28273"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}