{"id":28270,"date":"2018-09-18T04:24:00","date_gmt":"2018-09-18T04:24:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/09\/18\/radici-psicologiche-dellapostasia-di-massa-del-clero\/"},"modified":"2018-09-18T04:24:00","modified_gmt":"2018-09-18T04:24:00","slug":"radici-psicologiche-dellapostasia-di-massa-del-clero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/09\/18\/radici-psicologiche-dellapostasia-di-massa-del-clero\/","title":{"rendered":"Radici psicologiche dell&#8217;apostasia di massa del clero"},"content":{"rendered":"<p>Avete mai bazzicato per i mercatini dell&#8217;antiquariato? Anche se si chiamano cos\u00ec, molti espositori offrono semplicemente robe vecchie: non cose d&#8217;antiquariato, parlando in senso proprio, ma semplicemente cose raccattate nelle soffitte e nelle cantine. Il che non significa che non vi si trovino oggetti estremamente interessanti e, in qualche caso, di valore: non tanto in senso economico, quello non c&#8217;interessa, ma di valore intrinseco, ad esempio libri molto rari, non pi\u00f9 ristampati da un secolo, o Messali dell&#8217;epoca preconciliare. Ecco appunto: materiale di tipo religioso. A volte si trovano intere biblioteche teologiche: volumi introvabili sui circuiti normali, curati da ottimi specialisti, sovente in latino, con il timbro o la stampigliatura del vecchio proprietario, qualche sacerdote che \u00e8 stato parroco per quaranta, cinquant&#8217;anni nel paese o nel quartiere tal dei tali, e che da tempo era finito in una casa di riposo per preti anziani. Quei libri, i migliori esistenti all&#8217;epoca in materia, dovevano essere il vanto della sua biblioteca: perch\u00e9 i parroci di una volta erano persone assai colte, che conoscevano molto bene ogni aspetto della teologia dogmatica e di quella morale, che sapevamo conversare disinvoltamente con un ospite straniero nella lingua internazionale della Chiesa, che \u00e8 &#8212; o che era &#8212; il latino; di solito conoscevano anche il greco e qualche volta l&#8217;ebraico. La loro cultura si palesava nelle prediche che facevano alla santa Messa; a volte, per ascoltarli, le funzioni erano affollate sino all&#8217;inverosimile. E cos\u00ec per i frati predicatori, specialmente domenicani, soprattutto nei quaresimali. Ora quei magnifici libri, malridotti e impolverati, qualche volta perfino con gli angoli delle pagine mangiucchiati dai topi, o impregnati di umidit\u00e0 per essere rimasti chiss\u00e0 quanti anni in fondo a una cantina, giacciono sui banchetti di qualcuno che ve li vende a un euro, due euro l&#8217;uno, senza distinzione alcuna fra un libretto devozionale popolare e un volume, ben rilegato, di mistica o di teologia fondamentale. \u00c8 successo che il vecchio prete \u00e8 venuto a mancare, a ottanta, a novant&#8217;anni, e la sua vecchia canonica \u00e8 stata definitivamente sgombrata dal suo giovane successore. Gli armadi e gli scaffali della libreria sono stati svuotati; gli scatoloni sono stati regalati a quelli del mercatino, che son venuti a prenderli e portarseli via. Il nuovo parroco pensa di aver fatto un vero affare, e cos\u00ec il superiore del convento del frate passato a miglior vita: tanto spazio guadagnato, tanto vecchiume eliminato, per giunta a costo zero; nemmeno la fatica di portare tutti quei volumi alla discarica. E cos\u00ec, tesori di sapienza e di pensiero se ne vanno ai mercatini dell&#8217;antiquariato, venduti per meno di un pezzo di pane, quando non finiscono direttamente al macero. Eppure, ripetiamo, si tratta, quasi sempre, di libri estremamente interessanti, nei quali un cattolico pu\u00f2 trovare degli autentici tesori di logica, di rigore dottrinale, di spiritualit\u00e0, di ascesi: sono delle vere oasi zampillanti, ove lo stanco e assetato pellegrino potrebbe spegnere la sua sete in quel deserto che \u00e8 diventato il mondo moderno. Si pone pertanto la domanda: come mai tanta insensibilit\u00e0, da parte dei superiori, o dei successori, che si sbarazzano in maniera cos\u00ec vergognosa, cos\u00ec indecorosa, cos\u00ec squallida, di un simile patrimonio intellettuale e spirituale? Perch\u00e9 non spedire quegli scatoloni alla pi\u00f9 vicina biblioteca diocesana, al pi\u00f9 vicino seminario? Perch\u00e9 non mettere quei libri a disposizione di quanti, preti e laici, sono interessati ad approfondire le radici della fede cattolica, a scendere in profondit\u00e0 nella filosofia cristiana, a comprendere sempre meglio le ragioni della pastorale e della liturgia?<\/p>\n<p>Ecco; qui arriviamo al nodo cruciale della questione. Magari quei libri fossero stati liquidati in fretta e furia, in maniera cos\u00ec indecorosa, per semplice ignoranza, per semplice stupidit\u00e0: sarebbe ancora l&#8217;eventualit\u00e0 meno grave. Purtroppo, quasi sempre si tratta di qualcos&#8217;altro. Chi li ha venduti ai robivecchi, anzi, chi li ha regalati, purch\u00e9 sbarazzassero la canonica, sapeva bene quale fosse il loro valore, non economico, ma intellettuale e spirituale. Quell&#8217;abate, quel vescovo, quel nuovo parroco che hanno chiamato i robivecchi e hanno detto loro: portate via tutto, sono persone intelligenti e perfettamente consapevoli di quel che stavano facendo. Sapevano che quei libri rappresentavano un patrimonio culturale e morale di grande valore, e tuttavia hanno ritenuto di sbarazzarsene a quel modo. Potevano regalarli a una biblioteca pubblica, o anche a qualche privato, ce ne sono tanti che avrebbero gradito un simile regalo; ma loro non volevano una cosa del genere. Per loro, quel patrimonio \u00e8 qualcosa che deve essere cancellato, dimenticato, rimosso. Per loro, tutto ci\u00f2 che appartiene alla Chiesa di prima del 1965 non ha valore; la vecchia teologia, la vecchia pastorale, la vecchia liturgia, tutto questo \u00e8 non solo &quot;archeologia&quot;, dal loro punto di vista, ma \u00e8 addirittura qualcosa di pericoloso. Qualcosa che possedeva una tale unit\u00e0, una tale ricchezza di pensiero e di sentimento, una tale bellezza, che, se cadesse nelle mani &quot;sbagliate&quot;, potrebbe far nascere cattivi pensieri. Potrebbe far riflettere che, forse, nonostante tutta la retorica sul Concilio come nuova Pentecoste, la Chiesa si \u00e8 immensamente impoverita, non solo, ma che si \u00e8 messa, sotto molti punti di vista, su una strada decisamente sbagliata. Una strada contraria alla Tradizione, e perci\u00f2 contraria al Magistero. Il Magistero \u00e8 il frutto della Tradizione e della Scrittura; in altre parole, \u00e8 la fedele custodia del Deposito della fede. Il Deposito della fede non si tocca: \u00e8 quello, non pu\u00f2 essere cambiato neppure d&#8217;uno iota. Ma questo \u00e8 appunto quel che non va gi\u00e0 ai novatori, ai riformisti, ai progressisti. Per loro, l&#8217;idea di una fede che resta immobile \u00e8 un controsenso, un anacronismo, una sfida alla loro stessa sensibilit\u00e0. Essendo progressisti, non arrivano a concepire niente che sia buono se non si adegua perfettamente alle leggi del progresso. La legge numero uno \u00e8 che bisogna andare avanti, sempre avanti, e tagliarsi i ponti dietro le spalle: niente nostalgie, niente rimpianti, niente passatismi: chi si ferma \u00e8 perduto. Per questa ragione, che \u00e8 di ordine psicologico, oltre che ideologico, essi detestano la Tradizione: perch\u00e9 ogni tradizione, ai loro occhi, sia essa di origine umana o di origine soprannaturale (ma a quest&#8217;ultima, probabilmente, non credono) \u00e8 un ostacolo ai loro progetti, alla loro ferma e costante volont\u00e0 di rinnovamento, Bisogna rinnovare, aggiornare, svecchiare; l&#8217;atto materiale di far portare via i vecchi libri del parroco andato in casa di riposo \u00e8 l&#8217;espressione materiale di un&#8217;ansia interiore di spazzare via tutto ci\u00f2 che apparteneva alla &quot;vecchia&quot; chiesa, per fare posto alla nuova. Aria, aria nuova! Essi odiano ogni tradizione perch\u00e9, al loro delicato olfatto, sa di muffa, sa di vecchio: e loro vogliono esser giovani. Se dovessimo sintetizzare in una formula la smania di modernismo che ha afferrato gran parte del clero a partire dal Vaticano II, diremmo che \u00e8 la sindrome del giovanilismo. Come quelle sessantenni che vogliono rivaleggiare con le ventenni, e si vestono, si truccano, si muovono come se avessero quarant&#8217;anni di meno, cos\u00ec molti preti del Concilio e post-concilio, indipendentemente dalla loro et\u00e0 anagrafica, si son fatti prendere dalla smania di apparire giovani: e, per far questo, dovevano tagliarsi i ponti dietro le spalle. Dovevano tagliare i ponti con tutto ci\u00f2 che la Chiesa aveva ritenuto giusto, buono e bello per secoli e secoli. Bisognava far vedere che un prete del XX secolo non era da meno, quanto a spirito moderno, di chiunque altro; anzi, se possibile bisognava far vedere che sapeva essere anche pi\u00f9 moderno degli altri. Di qui, una accelerazione sempre maggiore, una frenesia di stupire, di meravigliare, dimostrarsi pi\u00f9 realisti del re, pi\u00f9 moderni dei modernisti laici.<\/p>\n<p><em>Bisogna essere assolutamente moderni<\/em>, aveva sentenziato il poeta moderno per eccellenza, Arthur Rimbaud. Ed ecco tutti questi preti postconciliari darsi un gran daffare per apparire moderni, per <em>sentirsi<\/em> moderni, per estirpare e strappare via da s\u00e9 ogni traccia di vecchiume, ogni ruga del passato. Del resto, tutta la corrente principale della societ\u00e0 profana, negli ani &#8217;60 del Novecento, correva in quella direzione. La moda incalzava, coi suoi prodotti sempre nuovi, sull&#8217;onda del consumismo; gli artisti, gli intellettuali, gli scrittori, i registi cinematografici facevano a gara nel dire la parola nuova, nell&#8217;assumere atteggiamenti nuovi, di rottura; i giovani non volevano pi\u00f9 saperne del passato, dei genitori, delle famiglie (ma era vero, poi? o era quella l&#8217;idea che i mass media volevano imprimere nella mente dei giovani stessi?); e gli scienziati erano sempre pi\u00f9 protesi, sempre pi\u00f9 sbilanciati in avanti, verso nuove mete spettacolari. I viaggi nello spazio, l&#8217;imminente conquista della Luna: che bello; visto che progressi sono resi possibili dalla corsa della scienza? Perci\u00f2 per progredire bisogna correre: e per correre bisogna sbarazzarsi di tutto il fardello della tradizione. Come la donna di sessant&#8217;anni che s&#8217;illude di ringiovanire buttando via i vestiti vecchi e acquistando vestiti nuovi, da ragazza, e truccandosi come le ragazzine, e assumendo i loro stessi atteggiamenti, facendo le cose che fanno loro &#8212; o, almeno, sforzandosi di farle, artrosi permettendo.<\/p>\n<p>\u00c8 stata, in tutto e per tutto, una crisi di identit\u00e0. E, come tutte le crisi di identit\u00e0, \u00e8 stata, all&#8217;origine, una crisi della fede. Si arriva a dubitare di se se stessi quando si comincia a dubitare di Dio, del suo amore, della sua provvidenza. \u00c8 per questo che Karl Rahner ha avuto tanto successo nel propagare la sua svolta antropologica; se il momento non fosse stato adatto, la sua sarebbe rimasta una voce isolata. Invece il suo pensiero teologico, che \u00e8 eretico, si \u00e8 insinuato in tutti gli ,abiti della Chiesa e ha contaminato tutto il clero. Cos\u00ec, di eresia in eresia, di forzatura in forzatura, siamo arrivati al punto che un Enzo Bianchi, il quale non \u00e8 n\u00e9 prete, n\u00e9 teologo, si impancava, su invito del signore argentino, a insegnare ai preti cos&#8217;\u00e8 la vera dottrina. E siamo arrivati al punto che un gesuita eretico, come James Martin, viene invitato, d&#8217;inteso col signore argentino, all&#8217;Incontro delle Famiglie a Dublino, per propagandare le famiglie arcobaleno e le unioni gay. Tutto questo \u00e8 stato possibile perch\u00e9, negli anni &#8217;60, \u00e8 letteralmente esplosa una insofferenza nei confronti della dottrina cattolica, che covava da tempo nelle file stesse del clero. Come sempre, i capofila dell&#8217;eresia incipiente sono stati uomini di Chiesa, non laici. A dire che il diavolo non esiste \u00e8 stato il gesuita Sosa Abascal; a dire che l&#8217;inferno non esiste \u00e8 stato il signore argentino; a dire che Lutero \u00e8 stato un dono dello Spirito Santo \u00e8 stato monsignor Galantino; e a dire che dobbiamo prendere tutti a modello la vita esemplare di Marco Pannella \u00e8 stato un altro monsignore, Paglia. A rifiutarsi di benedire i giovani di Palermo, il 15 settembre scorso, e di fare il segno della croce, \u00e8 stato sempre il signore argentino. E a dire di s\u00ec all&#8217;utilizzo dei paramenti sacri dei pontefici per il Met Gal di New York, con relativa profanazione, \u00e8 stato monsignor Ravasi. Dunque, una crisi della fede; alla quale il clero all&#8217;epoca del Concilio, e poi sempre pi\u00f9 negli anni successivi, ha reagito cercando di rinnovarsi con un bagno di giovinezza. Come se rinnovare la pastorale o la liturgia servisse a qualcosa, quando la fede se ne sta andando. Questo \u00e8 stato il grande equivoco del Concilio: che ha voluto essere, per sua stessa ammissione, un concilio pastorale, mentre la fede era vacillante e sarebbe servito, semmai, un concilio dogmatico, per ribadire la linea dei grandi papi del Novecento, da Pio X in poi: per condannare gli errori del mondo moderno e per mostrare la smagliante bellezza e la radicale alternativa evangelica. Quando la crisi vacilla, \u00e8 il tempo di gettarsi in ginocchio e d&#8217;implorare l&#8217;aiuto di Dio, non \u00e8 il tempo di sbandierare dialogo e misericordia con tutti i non credenti. Non si pu\u00f2 dialogare con gli altri da una posizione di debolezza; non si ha il diritto di essere permissivi e possibilisti su ci\u00f2 che riguarda i fondamenti della fede.<\/p>\n<p>A questo atteggiamento di infedelt\u00e0 e insincerit\u00e0 se ne \u00e8 aggiunto poi un altro, ancora pi\u00f9 esecrando: la cattiva coscienza di chi non ha il coraggio di guardare in faccia le cose, ma vuol dare a intenderla agli altri e perfino a se stesso. Questi preti, usciti dai seminari senza pi\u00f9 fede, o con la fede mortalmente indebolita, hanno cercato il rimedio alla loro frustrazione riversandola sull&#8217;azione sociale: si sono investiti del compito di raddrizzare il mondo, tradendo cos\u00ec il Vangelo. Cristo non ha mandato gli Apostoli nel mondo per raddrizzarlo, ma per convertirlo: e non lo si converte facendo, pi\u00f9 o meno, quel che pu\u00f2 fare qualsiasi altra associazione di uomini benintenzionati, ma senza la grazia di Cristo; bens\u00ec con l&#8217;esempio convincente della propria coerenza di vita in Cristo. E qui casca l&#8217;asino, perch\u00e9 preti, vescovi e cardinali senza fede non hanno avuto il coraggio e l&#8217;onest\u00e0 di guardare le cose in faccia, e dire agli altri ed a se stessi che non credevano pi\u00f9 nel cristianesimo, non credevano pi\u00f9 nel modo in cui la Chiesa lo ha trasmesso per millenovecento anni. Se fossero stati coerenti e disinteressati, avrebbero chiesto la riduzione allo stato laicale e poi, se lo volevano, avrebbero potuto fondare una nuova chiesa e una nuova religione. Ma no: era troppo comodo sfruttare le posizioni acquisite; nessuno era disposto a rinunciarvi. Cardinali e vescovi volevano, e vogliono, tenersi ben strette le loro cattedre: non importa se hanno perso la fede, e se la perdita della fede li ha precipitatati nei vizi e nei peccati pi\u00f9 abominevoli, come Mc Carrick e i suoi amici. E anche molti sacerdoti, giunti a trent&#8217;anni, avranno pensato: <em>E adesso, come mi guadagno la vita? Altri lavori non ne so fare; ho studiato da prete, continuer\u00f2 a fare il prete. Per\u00f2 voglio cambiare la Chiesa, voglio cambiare tutto, perch\u00e9 questa dottrina non mi va. Questa dottrina \u00e8 troppo severa, \u00e8 troppo esigente; voglio annunciare un vangelo pi\u00f9 tollerante e pi\u00f9 misericordioso<\/em>. E cos\u00ec han fatto, e seguitano a fare, strappando gli applausi del mondo e specialmente dei nemici di sempre della Chiesa. Mai che li sfiori il dubbio di essere solo i piccoli, vanitosi burattini nelle mani del diavolo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Avete mai bazzicato per i mercatini dell&#8217;antiquariato? 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