{"id":28261,"date":"2011-01-15T06:38:00","date_gmt":"2011-01-15T06:38:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/01\/15\/rabbia\/"},"modified":"2011-01-15T06:38:00","modified_gmt":"2011-01-15T06:38:00","slug":"rabbia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/01\/15\/rabbia\/","title":{"rendered":"Rabbia"},"content":{"rendered":"<p>Il mondo \u00e8 pieno di rabbia; le persone sono piene di rabbia: e specialmente quelle in apparenza pi\u00f9 tranquille, pacifiche, persino rinunciatarie.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che la rabbia, a differenza dell&#8217;ira, il pi\u00f9 delle volte non appare: si dissimula nelle pieghe della quotidianit\u00e0, della normalit\u00e0, del quieto vivere: lavora in silenzio, nell&#8217;ombra, verso l&#8217;interno piuttosto che erompere verso l&#8217;esterno.<\/p>\n<p>La depressione \u00e8 una forma di rabbia: rabbia verso se stessi; rabbia perch\u00e9 non ci si vuol bene, perch\u00e9 non ci si perdona, perch\u00e9 non ci si ritiene degni di vivere serenamente e in pace con il mondo; e, poich\u00e9 la depressione \u00e8 la malattia probabilmente oggi pi\u00f9 diffusa, gi\u00e0 da questo si pu\u00f2 intuire quanto sia spaventosa la diffusione della rabbia.<\/p>\n<p>Ecco una persona che pareva mite e pacifica, ormai avanti negli anni, gi\u00e0 nonno o nonna, che improvvisamente va fuori di testa, diventa aggressiva, si scaglia tutto il girono contro i suoi familiari, li insulta con parole atroci, bestemmia e dice parolacce irripetibili: lei che, prima, non aveva mai detto una parola meno che educata e corretta.<\/p>\n<p>Sono casi pi\u00f9 frequenti di quel che non si creda; in moltissime famiglie c&#8217;\u00e8 qualcuno che soffre di depressione, o di qualche forma di ossessione, o di entrambe le cose insieme; in moltissime famiglie persone esauste per lo sforzo di comprimersi, gettano la maschera e lasciano esplodere tutta la loro rabbia, lungamente accumulata; spesso le pi\u00f9 posate e le pi\u00f9 discrete.<\/p>\n<p>Fra di loro, moltissime donne: perch\u00e9 la donna, oggi, \u00e8 divenuta l&#8217;anello debole della catena, ed ha accumulato in silenzio entro d s\u00e9 una intensa frustrazione e un cocente senso di fallimento, che si trasformano in rabbia contro se stessa.<\/p>\n<p>Anche quando l&#8217;oggetto apparente della rabbia sono gli altri &#8211; mariti, fidanzati, figli, genitori, colleghi &#8211; il vero oggetto sono loro stesse; ma la loro rabbia \u00e8 cos\u00ec profonda e distruttiva, cos\u00ec radicale e immedicabile, che non osano guardarla in faccia e riconoscerla per quello che realmente \u00e8: una rivolta contro se stesse.<\/p>\n<p>Per rabbia contro se stessi ci si d\u00e0 al bere; per rabbia contro se stessi ci si abbandona nella spirale della droga; per rabbia contro se stessi si trasformano le mura domestiche in un piccolo inferno quotidiano, che risuona di parole cattive, di gesti irosi, di pensieri estremamente negativi che, se potessero materializzarsi, ucciderebbero qualcuno.<\/p>\n<p>Quando la rabbia si riversa all&#8217;esterno, magari contro il primo che passa, le si offre una valvola di sfogo, ma, ovviamente, non si risolve il problema. Non stiamo parlando della rabbia improvvisa che assale l&#8217;automobilista intrappolato in una coda chilometrica o del commerciante che ha subito cinque o sei furti nel giro di dodici mesi: queste forme hanno una causa precisa, anche se difficile da combattere, e che risiede all&#8217;esterno del soggetto. Per questo, sarebbe meglio chiamarla ira: l&#8217;ira, infatti, \u00e8 una rabbia in atto.<\/p>\n<p>Ma la rabbia vera e propria \u00e8 latente, e perci\u00f2 tanto pi\u00f9 insidiosa; pu\u00f2 essere che quanti la provano non ne siano neppure consapevoli. Si pu\u00f2 provare rabbia per qualcuno, e credere di amarlo: lo si circonda di gesti affettuosi, dunque lo si ama; chi potrebbe dubitarne? E invece no; lo si odia: ma non si ha il coraggio di rendere quest&#8217;odio consapevole; perci\u00f2 lo si traveste addirittura nel suo contrario, lo si maschera da amore.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 essere una persona alla quale ci si sente legati in maniera soffocante: un parente anziano e malato, un figlio troppo diverso da come lo si sarebbe voluto, un coniuge o un amante di cui si \u00e8 gelosi e che non ricambia l&#8217;amore con pari intensit\u00e0 oppure, peggio ancora, che non si ama pi\u00f9 o che non si ha mai realmente amato, ma che si ha sempre fatto finta di amare, se non altro per non dover confessare a se stessi il proprio fallimento affettivo.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 provare rabbia anche per il proprio lavoro, per la propria citt\u00e0, per la propria vita; ma, naturalmente, a ben guardare, si tratta sempre di scontentezza e sfiducia verso se stessi, perch\u00e9 chi si vuole bene e chi ha stima di s\u00e9 non si lascia rovinare l&#8217;esistenza dalle circostanze esterne: se pu\u00f2, cerca di cambiarle; e, se non pu\u00f2, se ne fa una ragione, perseguendo la propria realizzazione in altri ambiti e in altre dimensioni esistenziali.<\/p>\n<p>Chi si fissa sulle circostanze esterne ed attribuisce loro la responsabilit\u00e0 di una vita infelice, vuol dire che non si vuole bene e non si stima: di conseguenza accumula rabbia, una rabbia cos\u00ec forte da poter causare un autentico corto circuito. Quando ci\u00f2 accade, la persona che ne \u00e8 afflitta cade nella depressione; e, il pi\u00f9 delle volte, ci\u00f2 si verifica con gli individui in apparenza pi\u00f9 miti e tranquilli, pi\u00f9 sensibili e dotati di forti valori morali.<\/p>\n<p>Quando i valori non si accompagnano ad una personalit\u00e0 sufficientemente forte, possono rivelarsi delle pericolosissime armi a doppio taglio: l&#8217;anima pu\u00f2 restarvi imprigionata, pu\u00f2 martoriarsi con i sensi di colpa, pu\u00f2 soffrire le pene dell&#8217;inferno per il proprio senso di inadeguatezza. Non si d\u00e0 pace, perch\u00e9 vede di non essere in grado di realizzare quello che ritiene giusto e doveroso, quello che il suo senso del dovere le impone di fare.<\/p>\n<p>Ecco la subdola strategia della mente: colpire l&#8217;anima l\u00e0 dove essa \u00e8 pi\u00f9 vulnerabile; e, in coloro i quali hanno un senso del dovere eccessivamente sviluppato, provocare frustrazione e rabbia contro se stessi, per non essere stati all&#8217;altezza dell&#8217;imperativo categorico.<\/p>\n<p>Quando la mente diventa giudice, \u00e8 difficile che trovi qualcosa che sia meritevole di approvazione, se l&#8217;anima non ha raggiunto un certo grado di equilibrio. Per l&#8217;anima squilibrata, la mente \u00e8 il suo peggior nemico; e il giudice che da essa scaturisce si trasforma in un accusatore implacabile, che non concede mai requie.<\/p>\n<p>\u00abPerch\u00e9 non ami adeguatamente tuo marito (o tua moglie), che ti ama cos\u00ec tanto e che farebbe qualsiasi cosa per te?\u00bb, essa domanda.<\/p>\n<p>\u00abPerch\u00e9 non ami come si deve tuo figlio, almeno con pari abnegazione di quella che i tuoi genitori hanno avuto nei tuoi confronti?\u00bb, essa rimprovera.<\/p>\n<p>\u00abE perch\u00e9 non ami tuo padre e tua madre, accontentandoli in tutti i loro desideri, anche quando si tratta di sacrificare le tue esigenze vitali?\u00bb, incalza.<\/p>\n<p>E risponde: \u00abCi\u00f2 avviene perch\u00e9 sei un egoista, un verme, uno zero: dovresti vergognarti, dovresti sprofondare sotto terra. Non saresti nemmeno degno di vivere\u00bb.<\/p>\n<p>Queste sono le strategie con cui la mente cerca di assalirci, di tenderci le sue trappole, di ricattarci e di farci viverre male, lacerati dai sensi di colpa.<\/p>\n<p>Ci sono gli egoisti autentici e ci sono quelli immaginari.<\/p>\n<p>I primi, di solito, non si fanno tanti scrupoli e non si preoccupano delle conseguenze del proprio agire, non perdono il sonno per il fatto che qualcuno soffrir\u00e0 a causa dei loro atti.<\/p>\n<p>I secondi, invece, non riescono a darsi pace, a perdonarsi, a oltrepassare le proprie manchevolezze e i propri errori: quelli reali e quelli immaginari.<\/p>\n<p>E accumulano rabbia: tanta, tanta rabbia.<\/p>\n<p>Cos\u00ec tanta da non esserne nemmeno consapevoli; e, nella loro stupefacente incapacit\u00e0 di guardarsi dentro, attribuiscono a tutt&#8217;altre cause i loro immancabili malesseri, i loro incessanti disturbi. Si riempiono di ansiolitici, si intossicano con gli psicofarmaci e si svenano con le salatissime parcelle dello psicanalista.<\/p>\n<p>Chi non \u00e8 amico di se stesso, chi non impara a riconciliarsi con se stesso e a perdonarsi, immagazzina rabbia e prepara il combustibile che alimenter\u00e0 le fiamme della propria malattia, della propria angoscia esistenziale.<\/p>\n<p>La vita ci riconduce sempre davanti agli stessi nodi irrisolti, alle stesse contraddizioni, per darci l&#8217;opportunit\u00e0 di affrontarli e superarli: ma noi, molto spesso, siamo ciechi e sordi davanti al suo linguaggio e preferiamo ignorare la sua pedagogia, seguitando a reiterare sempre le stesse dinamiche regressive ed autolesioniste.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 &#8211; ad esempio &#8211; tante persone, che sono uscite con le ossa rotte da un rapporto affettivo squilibrato e traumatico, corrono a gettarsi per la seconda volta nella stessa situazione, e poi nella terza, e cos\u00ec all&#8217;infinito. Donne che avevano, poniamo, un compagno manesco, violento, che le maltrattava e le umiliava in continuazione; e poi se ne trovano un altro, che finir\u00e0 per rivelarsi come il precedente, se non peggiore addirittura.<\/p>\n<p>Esse incolpano la sfortuna, ma \u00e8 una spiegazione veramente puerile delle loro disavventure: meglio sarebbe incolpare la sfortuna per il fatto di aver subito numerosi incidenti automobilistici, quando si ha l&#8217;abitudine di mettersi al volante sotto l&#8217;effetto dei superalcolici o della droga.<\/p>\n<p>Anche chi non \u00e8 riuscito a fare della propria vita ci\u00f2 che avrebbe voluto e non sa n\u00e9 lottare per cambiare le cose, n\u00e9 darsi pace per accettarle, annega nella propria rabbia e si muove come in una nebbia che spegne, in lui e attorno a lui, ogni luce di bellezza.<\/p>\n<p>Il mondo \u00e8 pieno di questi individui rabbiosi, che si aggirano ringhiando per le strade, nelle case, nei luoghi di lavoro; che cercano impossibili rivalse sui familiari, sui dipendenti, sui vicini. E che, se non osano prendere coscienza del loro problema, scivolano inevitabilmente nell&#8217;angoscia, nella depressione, nella dissociazione, diventando i peggiori nemici di se stessi.<\/p>\n<p>Lo stesso vale per chi non riesce ad accettare la propria condizione sociale, il proprio aspetto fisico, il proprio status anagrafico; per chi, ad esempio, non ce la fa ad accogliere l&#8217;idea di invecchiare, e oscilla penosamente fra il ridicolo tentativo di emulare i giovani e l&#8217;istinto prepotente di odiarli, ostacolarli, danneggiarli quanto pi\u00f9 gli sia possibile.<\/p>\n<p>Ci sono, poi, quelli che si sentono colpevoli per la morte di una persona cara: pensano di esserne responsabili; e, anche se ci\u00f2 non \u00e8 affatto vero, niente e nessuno riescono a liberarli da una tale convinzione. Oppure il loro senso di colpa agisce, per cos\u00ec dire, nell&#8217;oscurit\u00e0: essi non ne sono consapevoli, tuttavia esiste e li logora incessantemente. Nell&#8217;un caso come nell&#8217;altro, il risultato \u00e8 la rabbia contro se stessi e, quindi, la tendenza alla depressione.<\/p>\n<p>La rabbia, in fondo, non \u00e8 che amore capovolto di se stessi; cos\u00ec come l&#8217;odio non \u00e8 che amore capovolto dell&#8217;altro.<\/p>\n<p>Si \u00e8 rabbiosi perch\u00e9 si soffre di non essere quel che si vorrebbe essere; ma, d&#8217;altra parte, non si ritiene di avere abbastanza forza per cercare di diventarlo. Da questo vicolo cieco non si esce pi\u00f9 e si paga un prezzo sempre pi\u00f9 alto all&#8217;incapacit\u00e0 di oltrepassarlo, sotto forma di rabbia accumulata senza posa.<\/p>\n<p>Disinnescare la rabbia, spegnere il fuoco che la fa divampare e sottrarle il senso di colpa e la frustrazione che incessantemente la alimentano, \u00e8 il compito che si dovrebbe prefiggere ogni essere umano il quale sia persuaso che, nella vita, abbiamo qualche cosa di meglio da fare che non lasciarci tiranneggiare dal nostro cervello rettile e dai suoi ciechi impulsi.<\/p>\n<p>Le filosofie del pessimismo, del nichilismo, dell&#8217;esistenzialismo deteriore, hanno tutte contributo, per la loro parte, a creare un clima di ansia, di smarrimento, di sfiducia, che certo non aiuta a liberarsi dalla propria rabbia e ad accettarsi per quel che si \u00e8.<\/p>\n<p>Occorre, dunque, in primo luogo fare un serio sforzo per risalire la china del compatimento di s\u00e9, del vittimismo, del deleterio piacere di avvoltolarsi nella propria pena e nella propria disperazione; e, per farlo, bisogna riscoprire la scintilla divina che \u00e8 in noi.<\/p>\n<p>Se noi siamo una scintilla di luce divina, allora vuol dire che siamo fatti per la gioia, non per il dolore; per la vita e non per la morte.<\/p>\n<p>E, se non ci sentiamo in grado di tornare ad amarci da noi stessi, dovremmo chiedere l&#8217;aiuto di quella Essenza divina dalla quale proveniamo e alla quale stiamo ritornando, talvolta cadendo e rialzandoci, lungo le strade impervie e polverose della vita.<\/p>\n<p>Quella Essenza divina ci ama, anche se noi non ci amiamo; ci perdona, anche se noi non ci sappiamo perdonare; ci vuole in pace con noi stessi e con il mondo, anche se noi facciamo di tutto per alimentare sospetti, gelosie, inimicizie.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 vuol dire che, nonostante tutto, siamo preziosi: non noi, ma la scintilla divina che \u00e8 in noi; il gioiello che riluce in fondo alle tenebre della nostra ignoranza.<\/p>\n<p>Questo pensiero dovrebbe darci forza e coraggio. Non siamo soli; non viviamo solo per noi stessi, n\u00e9 dobbiamo render conto solamente a noi stessi: se cos\u00ec fosse, non ne saremmo capaci.<\/p>\n<p>E allora s\u00ec, che cadremmo nella disperazione e nella rabbia, senza alcuna speranza di redenzione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il mondo \u00e8 pieno di rabbia; le persone sono piene di rabbia: e specialmente quelle in apparenza pi\u00f9 tranquille, pacifiche, persino rinunciatarie. 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