{"id":28254,"date":"2009-11-09T05:55:00","date_gmt":"2009-11-09T05:55:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/11\/09\/la-miseria-del-fisicalismo-ovvero-la-retrocessione-volontaria-della-filosofia-a-scienza-fisica\/"},"modified":"2009-11-09T05:55:00","modified_gmt":"2009-11-09T05:55:00","slug":"la-miseria-del-fisicalismo-ovvero-la-retrocessione-volontaria-della-filosofia-a-scienza-fisica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/11\/09\/la-miseria-del-fisicalismo-ovvero-la-retrocessione-volontaria-della-filosofia-a-scienza-fisica\/","title":{"rendered":"La miseria del fisicalismo, ovvero la retrocessione volontaria della filosofia a scienza fisica"},"content":{"rendered":"<p>Il fisicalismo \u00e8 quella corrente di pensiero che, nato nel Circolo di Vienna sotto l&#8217;egida di Otto Neurath (Vienna, 1882 &#8211; Oxford, 1945), giunge a sposare in pieno le tesi dell&#8217;empirismo logico, secondo il quale non esiste un sapere filosofico costituito da tesi sue proprie, distinte e separate da quelle della scienza; e riduce l&#8217;attivit\u00e0 filosofica ad una ricerca sulle strutture del sapere effettivo. Uno dei suoi massimi rappresentato \u00e8 stato Willard Van Orman Quine (Akron, Ohio, 1908 &#8211; Boston, 2000).<\/p>\n<p>Per Neurath sono scientificamente accettabili, nel senso di conoscitivamente significanti, solamente le asserzioni che si possono formulare in termini fusici, vale a dire in termini di coordinate spaziali e temporali.<\/p>\n<p>Per Quine &#8211; che, sulle orme del naturalismo pragmatista di John Dewey, assume il punto di vista della moderna visione scientifica, o per meglio dire, scientista, del mondo &#8211; non resistono entit\u00e0 di natura mentale o intensionale: il discorso scientifico non pu\u00f2 fondarsi che su di una base esclusivamente fisicalista ed estensionalista, sfrondando dal campo del reale tutto ci\u00f2 che non \u00e8 riducibile a percezioni e verifiche di natura empirica.<\/p>\n<p>Precisiamo qui, per chi non abbia familiarit\u00e0 con la teoria logica del significato delle espressioni linguistiche, che \u00abl&#8217;intensione di un costrutto linguistico \u00e8 il concetto che tale costrutto si propone di suscitare o di fatto suscita nel pensiero di chi legge o ascolta\u00bb, mentre \u00abl&#8217;estensione \u00e8 il riferimento oggettuale esterno delle espressioni linguistiche [&#8230;]; \u00e8 il suo astratto corrispondere o non corrispondere ai fatti (il suo valore di verit\u00e0)\u00bb (cit. da \u00abEnciclopedia Garzanti di Filosofia\u00bb,m edizione 2003).<\/p>\n<p>Non intendiamo, qui, svolgere una riflessione sull&#8217;intero pensiero di Quine, ma limitarci all&#8217;aspetto ora accennato, ossia alla sua duplice pretesa di ridurre la realt\u00e0 a scienza, e la scienza a indagine sulla dimensione puramente fisica.<\/p>\n<p>Gran parte dell&#8217;odierno atteggiamento di scienziati e filosofi parte, magari in maniera pi\u00f9 sfumata ed implicita, da tali assunti; per cui prendere di petto il fisicalismo di Quine, e mostrarne tutta la fallacia e l&#8217;arroganza intellettuale, equivale a svolgere una critica della visione scientista oggi largamente dominante ed arbitrariamente presentata agli studenti, ai giovani e ai non addeti ai lavori, come la \u00abverit\u00e0\u00bb tout-court.<\/p>\n<p>Nel suo libro \u00abDal punto di vista logico\u00bb (del 1953; seconda edizione riveduta, 1961), Quine pone il problema secolare dell&#8217;essere e non-essere, che risale agli antichi filosofi greci, specialmente Parmenide ed Eraclito, per esaminarlo da un punto di vista strettamente e rigorosamente logico-formale (secondo la lezione di Wittgenstein).<\/p>\n<p>Egli immagina di discutere con due filosofi, denominati McX e Wyman, sostenitori di tradizionali tesi metafisiche circa l&#8217;essere e l&#8217;esistenza, allo scopo di \u00abfare piazza pulita di tutte le ambiguit\u00e0 del discorso metafisico mediante una rigorosa analisi dei significati linguistici\u00bb (Caslo Sini). Per meglio perseguire il suo intento, egli non esita (secondo la prassi inaugurata da Galilei con il \u00abDialogo sopra i due massimi sistemi del mondo\u00bb a mettere in caricatura le tesi di questi due filosofi immaginari, fino al punto di indurli a confondere arbitrariamente il concetto di essere con quello di esistere. Non si tratta, quindi, di antitesi sollevate con intenzione seria, ma di denigrazione deliberata del pensiero diverso dal proprio, ossia quello metafisico.<\/p>\n<p>Riportiamo la parte pi\u00f9 significativa del dialogo immaginario di Quine con i suoi due interlocutori (da: W. V. O.. Quine, \u00abIl problema del significato\u00bb, a cura di E. Mistretta., Ubaldini, 1966, pp. 3-6; cit. in C. Sini, \u00abI filosofi e le opere\u00bb, Milano, Principato, 1979, vol. 3, pp. 505-08):<\/p>\n<p>\u00abUna strana caratteristica del problema ontologico \u00e8 la sua semplicit\u00e0. Esso pu\u00f2 essere posto, in italiano, con sole tre parole: &quot;Che cosa esiste?&quot;, cui si pu\u00f2 rispondere, per di pi\u00f9, con una sola parola: &quot;Tutto&quot;, risposta che sarebbe accettabile per chiunque, ma che tuttavia equivale solo e soltanto a dire che esiste tutto ci\u00f2 che esiste. Rimane pur sempre la possibilit\u00e0 di essere in disaccordo in qualche caso particolare; e cos\u00ec la questione \u00e8 rimasta in piedi nei secoli.<\/p>\n<p>Immaginiamo ora che Mx ed io, entrambi filosofi, abbiamo diverse opinioni in materia di ontologia. Supponiamo che McX sostenga che un certo qualcosa esista e che io sostenga il contrario. Del tutto coerentemente col suo punto di vista, McX potrebbe descrivere la nostra differenza di opinioni dicendo che io mi rifiuto di riconoscere certe entit\u00e0. Naturalmente, io protesterei dicendo che la sua esposizione del nostro disaccordo \u00e8 errata, dal momento che quelle entit\u00e0 di cui lui parla non ho da riconoscerle perch\u00e9 non esistono affatto; ma il fatto che io ritenga errata la sua esposizione del nostri disaccordo non \u00e8 poi cos\u00ec importante, dal momento che riterr\u00f2 ad ogni modo errata la sua ontologia.<\/p>\n<p>Quando poi toccasse a me di esporre la nostra diversit\u00e0 di opinioni, d&#8217;altra parte, mi troverei in una seria difficolt\u00e0. Non posso infatti ammettere che vi siano cose che per McX esistano e per me no, perch\u00e9 ammettendolo verrei a contraddire proprio il fatto che mi rifiuto di riconoscerle.<\/p>\n<p>Sembrerebbe, se tutto questo ragionamento fosse corretto, che in qualsiasi controversia ontologica colui che sostiene la tesi negativa abbia lo svantaggio di non poter ammettere che il suo avversario \u00e8 in disaccordo con lui.<\/p>\n<p>E questo \u00e8 l&#8217;enigma del non-essere di platoniana memoria: il non-essere, in qualche senso, deve essere, altrimenti che cosa non sarebbe? Questo groviglio potrebbe essere soprannominato &quot;La barba di Platone&quot;; barba che si \u00e8 dimostrata nella storia della filosofia ben resistente e che ha spujntato spesso la lama del rasoio di Occam.<\/p>\n<p>Son proprio dei ragionamenti simili che conducono i filosofi come McX a vedere l&#8217;essere anche l\u00e0 dove avrebbe potuto riconoscere tranquillamente non esservi nulla. Prendiamo ad esempio Pegaso.Se Pegaso non ESISTESSE, dice Mc X, noi useremmo codesta parola pur senza parlare di nulla; perci\u00f2 sarebbe un non senso perfino dire che Pegaso non esiste. E ritenendo cos\u00ec di aver mostrato che non si pu\u00f2 negare a esistenza di Pegaso rimanendo coerenti con se stessi McX conclude che Pegaso esiste.<\/p>\n<p>In effetti, d&#8217;altra parte, McX non pu\u00f2 farsi persuaso del tutto che in una qualche regione spazio-temporale, vicina o remota, vi sia un cavallo alato in carne ed ossa. Se allora gli si richiedono ulteriori dettagli su Pegaso, egli dir\u00e0 che Pegaso \u00e8 un&#8217;idea contenuta nella mente umana. Qui per\u00f2 comincia a chiarirsi l&#8217;origine della confusione. Si pu\u00f2 anche concedere, per amore della discussione, che esista un&#8217;entit\u00e0 mentale, e perfino che essa sia UNA (sebbene ci\u00f2 non sia troppo plausibile); l&#8217;idea-Pegaso; ma codesta entit\u00e0 non \u00e8 certo ci\u00f2 cui la gente si riferisce quando dice che Pegaso non esiste.<\/p>\n<p>McX non confonde mai il Partenone con l&#8217;idea-Partenone. Il Partenone \u00e8 qualcosa di fisico; l&#8217;idea-Partenone \u00e8 qualcosa di mentale.(per lo meno secondo l&#8217;interpretazione delle idee data da McX; ed io non ho nulla di meglio da offrire). Il Partenone \u00e8 visibile; l&#8217;idea-Partenoine \u00e8 invisibile: sarebbe difficile immaginare due cose pi\u00f9 disparate e meno soggette ad essere confuse. Ma quando passiamo dal Partenone a Pegaso, ecco che si genera confusione, per la sola e semplice ragione che McX si lascerebbe trarre in inganno dall&#8217;imbroglio pi\u00f9 palese e pi\u00f9 flagrante prima di concedere che Pegaso non esiste.<\/p>\n<p>Si \u00e8 visto come McX sia stato indotto in una confusione elementare dall&#8217;aver penato che Pegaso debba esistere, perch\u00e9 altrimenti non avrebbe senso neanche dire che Pegaso non esiste.<\/p>\n<p>Ma intellettuali pi\u00f9 sottili, pur partendo dagli stessi presupposti, costruiscono su Pegaso costruiscono delle teorie che non sono cos\u00ec chiaramente fuori strada come McX, e che quindi sono pi\u00f9 difficili da confutare. Poniamo che uno di codesti pi\u00f9 acuti intelletti si chiami Wyman. Pegaso, secondo Wyman, ha l&#8217;essere di un possibile non realizzato. Cio\u00e8 quando di Pegaso si dice che non \u00e8, si dice, pi\u00f9 precisamente, che Pegaso non ha il particolare attributi della realt\u00e0. E dire che Pegaso non \u00e8 reale equivale a dire, sul piano logico, che il Partenone non \u00e8 rosso: in entrambi i casi si dice qualcosa di una entit\u00e0 il cui essere non si mete in discussione.<\/p>\n<p>Wyman, fra parentesi, \u00e8 uno di quei filosofi che hanno contribuito a corrompere il vecchio e buon vocabolo &quot;esiste&quot;. Malgrado egli ammetta entit\u00e0 possibili non realizzate, limita poi il vocabolo &quot;esistenza&quot; a ci\u00f2 che \u00e8 realizzato, suggerendo cos\u00ec l&#8217;illusione di un accordo sul terreno ontologico fra lui e noi che in realt\u00e0 ripudiamo il resto del suo straboccante universo. Siamo stati tutti propensi a dire, seguendo la nostra accezione del vocabolario [?] &quot;esiste&quot;, che Pegaso non esiste, volendo dire con ci\u00f2 che una tale entit\u00e0 non c&#8217;\u00e8 affatto. Se Pegaso esistesse, sarebbe senza dubbio nello spazio e nel tempo, ma solo perch\u00e9 \u00e8 il vocabolo &quot;Pegaso&quot; a implicare un riferimento spazio-temporale, e non il vocabolo &quot;esiste&quot;. Se il riferimento spazio-temporale manca quando affermiamo la radice cubica di 27, ci\u00f2 \u00e8 semplicemente dovuto alla natura non spaziale e non temporale di codesta entit\u00e0 e non a un nostro uso ambiguo del vocabolo &quot;esiste&quot;. Wyman, tuttavia, in un mal concepito sforzo di apparire conciliante, ci concede cortesemente la non esistenza di Pegaso; ma poi, contrariamente a quanto Noi intendevamo intorno per non esistenza di Pegaso, insiste a dire che Pegaso \u00c8. L&#8217;esistenza, dice, \u00e8 una cosa e la sussistenza \u00e8 un&#8217;altra. Il solo mezzo che conosca per far fronte a codesta oscurit\u00e0 di conclusioni \u00e8 quello di REGALARE a Wyman il vocabolo &quot;esiste&quot;; cercher\u00f2 d&#8217;ora in poi di non usarlo pi\u00f9 e di servirmi soltanto di &quot;\u00e8&quot;. Questo per quanto riguarda il lessico; ora ritorniamo all&#8217;ontologia di Wyman.<\/p>\n<p>L&#8217;universo sovrapopolato di Wyman \u00e8 per molti aspetti poco attraente. Offende il nostro senso estetico, educato al gusto dei paesaggi deserti; ma questo non \u00e8 ancora il peggio. I bassifondi dei possibili di Wyman sono una colonia di elementi turbolenti. Prendiamo, per esempio, il possibile signore grasso nel vano di quella porta; e, ancora, il possibile signore calvo nello stesso vano della stessa porta. Sono lo stesso possibile signore, o due diversi signori possibili? Come lo si pu\u00f2 decidere? Quanti signori possibili ci sono nel vano di quella porta? Ce ne sono pi\u00f9 di possibili magri o di possibili grassi? Quant di essi sono uguali? O se fossero uguali su ridurrebbero ad uno solo? Possono mai essere uguali due cose possibili? E questo equivale forse a dire che \u00e8 impossibile che due cose siano uguali? O, per finire, il concetto di identit\u00e0 \u00e8 semplicemente inapplicabile a dei possibili non realizzati? Ma che significato potrebbe avere parlare di entit\u00e0 di cui non si pu\u00f2 dire sensatamente che siano identiche a se stesse e distinte l&#8217;una dall&#8217;altra? Questi elementi sono pressoch\u00e9 incorreggibili. Sottoponendoli alla terapia dei concetti individuali di Frege, si potrebbe fare qualche sforzo per riabilitarli; ma io penso che faremmo meglio a ripulire i bassifondi di Wyman e a farla finita con loro.\u00bb<\/p>\n<p>Nell&#8217;esporre, in maniera irridente e scanzonata, la posizione di McX (e gi\u00e0 il nome \u00e8 tutto un programma, un po&#8217; come lo era il nome di Simplicio nel gi\u00e0 citato dialogo galileiano), Quine si adagia sul pi\u00f9 piatto e banale dualismo cartesiano: di qua la \u00abres cogitans\u00bb, di l\u00e0 la \u00abres extensa\u00bb: il Partenone appartiene a quest&#8217;ultima categoria, l&#8217;idea del Partenone, alla prima.<\/p>\n<p>Per rafforzare la propria posizione \u00abrealista\u00bb, Quine dichiara che il Partenone \u00e8 \u00abvisibile\u00bb, mentre l&#8217;idea del Partenone \u00e8 \u00abinvisibile\u00bb. Non si prende, tuttavia, il disturbo di specificare: \u00abvisibile, ma da chi?\u00bb, tanto \u00e8 sicuro di trovarsi sul terreno solido e sicuro dell&#8217;empirismo anglosassone, ampiamente collaudato nel corso di tre secoli buoni, da Locke a Dewey ed oltre; empirismo che riduce le percezioni a \u00abidee\u00bb del soggetto percipiente.<\/p>\n<p>Se, tuttavia, si fosse preso l&#8217;incomodo di formulare quella tal domandina, non avrebbe potuto evitare di andare a sbattere contro la scomoda constatazione DI FATTO che anche l&#8217;idea di Partenone \u00e8 perfettamente visibile, dato che essa consiste nel ricordo della immagine del Partenone stesso, cos\u00ec come \u00e8 stato visto di persona, o attraverso una riproduzione fotografica o pittorica. E anche Pegaso, con buona pace di tutti i fisicalisti di questo mondo, \u00e8 non solo visibile, ma realmente visto, da tutti coloro i quali ne pronunciano il nome.<\/p>\n<p>Oppure si pu\u00f2 vedere una cosa solamente attraverso gli occhi e la vista esteriore? Un Pegaso che venga sognato, ma sognato in maniera estremamente vivida e realistica, non sarebbe forse un ente effettivamente visto da colui che lo stesse sognando? Quine intuisce il pericolo e corre ai ripari, precisando che non ha importanza vedere qualche cosa all&#8217;interno della propria mente, se quel qualche cosa non esiste poi anche fuori, nella cosiddetta realt\u00e0 del mondo esterno. Strano! Che razza di neo-empirista \u00e8 un pensatore che si dimentichi a questo modo di Berkeley e della sua brillante dimostrazione che niente esiste fuori della mente che lo pensa, dal momento che \u00abesse est percipi\u00bb, essere \u00e8 l&#8217;essere percepito?<\/p>\n<p>Quanto alla pretesa confutazione dell&#8217;altro filosofo metafisico, Wyman, Quine crede di averla fatta sulla base dell&#8217;affermazione che \u00abSe Pegaso esistesse, sarebbe senza dubbio nello spazio e nel tempo\u00bb. Ma ci\u00f2 \u00e8 come dare per scontato proprio quello che egli avrebbe avuto l&#8217;onere di dimostrare. Chi lo dice che le cose esistono solamente nella dimensione dello spazio e del tempo? Del resto, subito dopo, e senza neanche accorgersi di smentirsi, Quine ammette che le entit\u00e0 della matematica, ad esempio la radice quadrata di 27, esistono, anche se esistono su un piano di realt\u00e0 che non \u00e8 spazio-temporale.<\/p>\n<p>Possibile che non si accorga che ammettere l&#8217;esistenza extra spaziale ed extra temporale degli enti della matematica, significa ammettere che tutti gli enti mentali, reali e possibili, esistono comunque, che abbiano una esistenza fisica oppure no?<\/p>\n<p>La sua sparata finale contro la natura antiestetica dell&#8217;universo sovrappopolato di Wyman \u00e8, involontariamente, quasi caricaturale: chi lo autorizza a dire che il NOSTRO gusto estetico \u00e8 stato educato ai paesaggi deserti? Il SUO, forse: cio\u00e8, qui egli commette la medesima scorrettezza che aveva attribuito al suo ipotetico interlocutore, Wyman; vale a dire, quella di attribuire anche a noi una idea che \u00e8 solamente sua.<\/p>\n<p>L&#8217;idea, poi, di sottoporre a terapia e ad eventuale riabilitazione, e sia pure in senso figurato, le idee diverse dalle proprie, rivela una mentalit\u00e0 autoritaria e aggressiva; come aggressiva \u00e8 l&#8217;immagine di \u00abripulire i bassifondi di Wyman\u00bb, anzi l&#8217;idea stessa di chiamare \u00abbassifondi\u00bb i pensieri dell&#8217;altro, anche se perfettamente in linea con la tradizione dell&#8217;empirismo inglese: si veda Hume, che voleva gettare nel fuoco tutti i libri che parlano di cose, a suo giudizio, sofistiche ed ingannevoli (cfr. il nostro precedente articolo \u00abLo scientismo intollerante della filosofia di Hume come rogo non metaforico dell&#8217;uomo spirituale\u00bb, sempre sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Anche se si sforza di dargli una veste rigorosamente logica e di adornarlo con alcuni discutibili fiori di ironia settecentesca, nello stile di Edward Gibbon, alla fine tutto il ragionamento di Quine si riduce ad un antiplatonismo tanto rozzo quanto superficiale, che si potrebbe agevolmente racchiudere nella formula, doppiamente tautologica: \u00abL&#8217;unica realt\u00e0, di cui valga la pena di interessarsi, \u00e8 quella fisica; gli enti mentali non sono di natura fisica; ergo, gli unici enti di cui mette conto di occuparsi, sono quelli fisici.\u00bb<\/p>\n<p>Trarre la conclusione, da questa doppia tautologia, che solo gli enti fisici SONO (Quine non si arrischia a dire: ESISTONO, perch\u00e9 teme di essere colto in contraddizione), \u00e8 una conclusione di gran lunga maggiore delle premesse. Una cosa, infatti, \u00e8 dire che solo gli enti fisici SONO realmente, sul piano fisico; e un&#8217;altra, e ben diversa, \u00e8 affermare che non si danno altro che enti fisici, e che tutta la realt\u00e0 \u00e8 di natura fisica; o, ancora, che non vale la pena di ragionare intorno ad altri aspetti o ad altre dimensioni della realt\u00e0.<\/p>\n<p>In ultima analisi, ci troviamo qui di fronte ad un materialismo ottuso e arrogante, che pretende di erigere la scienza ad unico criterio interpretativo del reale, e che lascia alla filosofia l&#8217;alternativa secca di coincidere con la scienza o di sparire, cos\u00ec come \u00e8 gi\u00e0 stata decretata la soppressione della metafisica.<\/p>\n<p>Non cesser\u00e0 mai di stupire come posizioni speculative cos\u00ec rudimentali, cos\u00ec grossolane, possano oggi andare per la maggiore, sia pure ammettendo il ruolo decisivo giocato dalla pigrizia mentale, dal desiderio di apparire \u00abmoderni\u00bb, aggiornati e in linea con il Pensiero Unico dominante; nonch\u00e9, \u00ablast but not least\u00bb, dalla difesa delle poltrone accademiche acquisite giurando fedelt\u00e0 incondizionata alla religione scientista, ai suoi dogmi e ai suoi articoli di fede.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il fisicalismo \u00e8 quella corrente di pensiero che, nato nel Circolo di Vienna sotto l&#8217;egida di Otto Neurath (Vienna, 1882 &#8211; Oxford, 1945), giunge a sposare<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[128,141,191,217],"class_list":["post-28254","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-eraclito","tag-filosofia","tag-ludwig-wittgenstein","tag-parmenide"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28254","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28254"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28254\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28254"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28254"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28254"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}