{"id":28239,"date":"2015-07-28T06:00:00","date_gmt":"2015-07-28T06:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/la-negazione-della-storia-e-il-difetto-essenziale-del-sistema-fisiocratico-di-quesnay\/"},"modified":"2015-07-28T06:00:00","modified_gmt":"2015-07-28T06:00:00","slug":"la-negazione-della-storia-e-il-difetto-essenziale-del-sistema-fisiocratico-di-quesnay","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/la-negazione-della-storia-e-il-difetto-essenziale-del-sistema-fisiocratico-di-quesnay\/","title":{"rendered":"La negazione della storia \u00e8 il difetto essenziale del sistema fisiocratico di Quesnay"},"content":{"rendered":"<p>\u00abL&#8217;imperatore della Cina \u00e8 un despota, ma in che senso \u00e8 usato il termine? A me sembra che, in generale, in Europa abbiamo un&#8217;opinione sfavorevole del governo di quell&#8217;impero; ma dalle descrizioni che si hanno della Cina ho concluso che la costituzione cinese \u00e8 fondata su leggi sagge e irrevocabili che l&#8217;imperatore fa osservare e che osserva egli stesso scrupolosamente\u00bb: cos\u00ec si esprimeva, a proposito del Celeste Impero, il massimo esponente del pensiero fisiocratico francese, Fran\u00e7ois Quesnay, nel 1767.<\/p>\n<p>Egli si era interessato al sistema politico-sociale della Cina per giungere a delle conclusioni di carattere economico, procedimento che adoperava anche nei confronti di altre aree lontane, come l&#8217;impero degli Incas, nell&#8217;America meridionale precolombiana. Quesnay pensava che le leggi fondamentali dell&#8217;economia devono essere ovunque le stesse e pertanto, partendo da questo assunto di tipo meccanicistico, cercava a trecentosessanta gradi la conferma dell&#8217;assunto medesimo, spingendo lo sguardo lontano nello spazio e nel tempo.<\/p>\n<p>Se si vuole, \u00e8 un procedimento simile a quello che, pi\u00f9 tardi, Sir James Frazer user\u00e0 per la stesura della sua immensa opera di antropologia religiosa \u00abIl ramo d&#8217;oro\u00bb (\u00abThe Golden Bough: A Study in Magic and Religion\u00bb, pubblicato fra il 1890 e il 1915): collezionare una serie di dati empirici e allinearli per &quot;dimostrare&quot; una tesi che, in effetti, \u00e8 gi\u00e0 largamente precostituita: vale a dire che il comportamento umano \u00e8 fondamentalmente lo stesso in ogni luogo e in ogni tempo, risponde alle stesse &quot;leggi&quot; e agli stessi bisogni.<\/p>\n<p>Entrambi gli autori si attengono a un&#8217;idea evoluzionista della storia: ed \u00e8 interessante osservare come l&#8217;idea di una continua evoluzione, lenta e progressiva, ma inesorabile, delle forme di vita e di organizzazione sociale, da strutture pi\u00f9 semplici verso altre, sempre pi\u00f9 complesse, si sia sviluppata sia prima che dopo l&#8217;affermarsi della teoria biologica di Darwin e Wallace sull&#8217;evoluzione delle specie di viventi mediante un continuo adattamento all&#8217;ambiente (ma i cosiddetti &quot;fossili viventi&quot;, dove li mettiamo? come spiegare, ad esempio, che squali e coccodrilli siano rimasti pressoch\u00e9 identici da 300 milioni di anni?). Tanto andava detto per ridimensionare la pretesa originalit\u00e0 della teoria darwiniana, che, il pi\u00f9 delle volte, viene presentata &#8211; tra l&#8217;altro, forzando le date e fissandone la nascita fin dall&#8217;epoca del viaggio sul \u00abBeagle\u00bb, dal 1831 al 1836, cosa che \u00e8 ben lungi dal vero &#8211; come un inatteso e folgorante colpo di genio (a dispetto del fatto che i colpi di genio sarebbero stati due, e pressoch\u00e9 contemporanei: ci si dimentica troppo spesso di Wallace). E qui chiudiamo la parentesi e torniamo a Quesnay.<\/p>\n<p>Cerchiamo di vedere un po&#8217; pi\u00f9 da vicino in che senso si possa parlare, per Quesnay &#8212; e, in generale, per quasi tutta la cultura del XVIII secolo &#8211; di disinteresse, insensibilit\u00e0 o disprezzo per la storia, per i fattori concreti, specifici, caratterizzanti del passato, nel loro divenire, nel loro incrociarsi e sovrapporsi, nel loro costituirsi, dissolversi e riformarsi. Si tratta anche di un atteggiamento di disinteresse, insensibilit\u00e0 o disprezzo per tutto ci\u00f2 che \u00e8 mutamento, libert\u00e0, imprevedibilit\u00e0, postulando una necessaria e inesorabile evoluzione, secondo una logica meccanica, sempre uguale a se stessa e inesorabile nelle sue dinamiche? Sembrerebbe di s\u00ec: non per nulla \u00e8 ben questa l&#8217;epoca in cui Dio viene visto come &quot;il grande Architetto dell&#8217;universo&quot;; e gli architetti, si sa, specialmente se sono bravi, non lasciano nulla al caso; mentre il Dio cristiano, per esempio, avendo dotato l&#8217;uomo del libero volere, ha anche permesso che la storia possa diventare il luogo del disordine, dell&#8217;irrazionalit\u00e0 e della malvagit\u00e0 (salvo riservarsi, anche in essa, l&#8217;ultima parola).<\/p>\n<p>Scriveva in proposito Henri Denis nella sua nota \u00abStoria del pensiero economico\u00bb (titolo originale: \u00abHistoire de la pens\u00e9e \u00e9conomique\u00bb, Pris, Presses Universitaires de France, 1965; traduzione dal francese di Franco Rodano, Milano, Il Saggiatore, 1965, vol. 1, pp. 214-5):<\/p>\n<p>\u00abLa debolezza delle tesi fisiocratiche ci appare oggi nel modo pi\u00f9 netto, e proprio sullo stesso terreno della scienza economica. I fisiocratici &#8211;[&#8230;] sono partiti dall&#8217;idea che si potevano scoprire delle leggi, analoghe a quelle fisiche, le quali erano in grado di regolare le attivit\u00e0 economiche; e in effetti sono pervenuti a definire delle leggi di questo genere. Ma, su questa base, essi hanno allora proceduto a una gigantesca estrapolazione , la quale, in definitiva, consisteva nel sostenere che, in primo luogo, tutti i fenomeni economici erano governati da leggi analoghe a quelle fisiche, e che, in secondo luogo, tali leggi erano universali: ossia le stesse in ogni tempo e in ogni luogo (proprio perch\u00e9 fondate sui bisogni fisici dell&#8217;uomo) e anteriori dunque alle &quot;convenzioni sociali&quot;.<\/p>\n<p>Senza dubbio, la concezione cui in tal modo si perviene, \u00e8 sostanzialmente mostruosa: da una parte, infatti, essa risolve tutti i rapporti economici in rapporti meccanici, analizzabili meccanicamente; e, dall&#8217;altra parte, viene a ridurre la scienza economica alla semplice enunciazione di leggi UNIVERSALMENTE valide. Cos\u00ec, ed \u00e8 questo l&#8217;aspetto pi\u00f9 grave, la scienza economica si presenta come una disciplina che non ha nulla a che vedere con la storia.<\/p>\n<p>Quesnay pubblic\u00f2 nel 1767 una &quot;Analisi del governo degli Inca del Per\u00f9&quot;, e dunque di quel regime politico-sociale, che sussisteva nell&#8217;America del Sud prima della conquista spagnola. Lo stesso anno poi [&#8230;] dette alle stampe un lungo studio, intitolato &quot;Il dispotismo della Cina&quot;. Ora, in queste societ\u00e0, quella peruviana e quella cinese, organizzate sulla base di principi millenari, egli credeva precisamente di degli illustri esempi della propria economia politica; e questo mostra abbastanza chiaramente &#8212; ci sembra &#8212; come per lui la scienza economica fosse per lui del tutto indipendente dalla storia.<\/p>\n<p>Come \u00e8 chiaro, questa negazione del carattere storico delle leggi economiche dipende dal fatto che Quesnay manteneva fisso lo sguardo sulle &quot;scienze della natura&quot;, le cui leggi sono appunto atemporali. N\u00e9 d&#8217;altro canto, se si vuole spiegare una negazione siffatta, si possono trascurare le preoccupazioni pratiche della scuola fisiocratica. In effetti, sulla base della convinzione che le leggi economiche sono valide sempre e dovunque, si giunge facilmente all&#8217;idea che \u00e8 necessario rispettare tutte quelle conseguenze che esse determinano universalmente, e che occorre dunque accettare e adottare quel liberalismo economico, cui precisamente, alla fine del XVIII secolo, tendeva, in modo spontaneo, la classe borghese.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, la borghesia mercantile e industriale si considerava oramai abbastanza forte per poter fare a meno dell&#8217;aiuto dello Stato, e riteneva pertanto di essere ostacolata nelle sue attivit\u00e0 dalle molteplici regolamentazioni economiche e sociali del vecchio regime. Si comprende perci\u00f2 anche troppo bene che i fisiocratici abbiano esaltato e promosso il liberalismo economico e che, per difenderlo, abbiano aderito a una concezione dell&#8217;ordine naturale della societ\u00e0, pur cos\u00ec manifestamente erronea.<\/p>\n<p>I fisiocratici, del resto, hanno contribuito anche praticamente a orientare la politica francese verso il libero commercio. \u00c8 generalmente ammesso, ad esempio, che sono essi i veri autori dell&#8217;editto del 18 luglio 1764, con cui si autorizzava l&#8217;esportazione dei grani. In via immediata, per\u00f2, questa politica non ebbe successo; aument\u00f2 il prezzo del pane, vi fu un gran malcontento nel paese e, dopo la caduta di Choiseul nel 1770, si ritorn\u00f2 quasi completamente alle vecchie regolamentazioni.<\/p>\n<p>L&#8217;influenza dei fisiocratici declin\u00f2 quindi rapidamente; e tuttavia, le idee liberali continuarono a fare la loro strada. Turgot (1727-1781), che affermava di non appartenere alla &quot;setta&quot; fisiocratica, ne accettava per\u00f2 quasi tutte le idee, e fu lui stesso un eminente economista, autore di un libro famoso: &quot;Riflessioni sulla formazione e la distribuzione delle ricchezze&quot; (1766). Cos\u00ec, divenuto controllore delle Finanze nel 1774 e fino al 1776, ristabil\u00ec la libert\u00e0 di commercio dei grani e tent\u00f2 anche di sopprimere le corporazioni artigianali. Ma dopo le sue dimissioni, vennero soppresse tutte le misure che egli aveva preso, sicch\u00e9 bisogn\u00f2 attendere la rivoluzione del 1789 per veder trionfare, sul terreno economico, la politica del liberalismo.\u00bb<\/p>\n<p>Ecco: l&#8217;idea che le leggi della convivenza umana, comprese quelle economiche, derivino da quelle naturali, e siano equiparabili ad esse, \u00e8 il cuore del pensiero di Quesnauy, dei fisiocratici, e, in generale, di gran parte del movimento illuminista: un&#8217;idea che Voltaire, ad esempio, non condivide, ma che Rousseau porta avanti con il massimo vigore: e sar\u00e0 la &quot;linea&quot; russoviana, alla fine, a prevalere, e a consegnare alla cultura moderna (cominciando dalla Rivoluzione francese) l&#8217;eredit\u00e0 decisiva del pensiero illuminista; non quella volterriana. La concezione di Voltaire \u00e8 razionalista e fondamentalmente scettica, figlia dell&#8217;empirismo inglese (da lui tanto amato e ammirato); quella di Rousseau \u00e8 pre-romantica, e trasfonde nel razionalismo illuminista la forza irruente del sentimento e della passione, facendo dell&#8217;Illuminismo qualcosa di pi\u00f9 di una fredda dottrina: una nuova religione; la religione del Progresso, e, pi\u00f9 ancora, la religione del Bene e della Felicit\u00e0 (ove le due cose, assai significativamente ma non troppo logicamente, sono considerate come pressoch\u00e9 identiche, quanto meno all&#8217;atto pratico).<\/p>\n<p>Si osservino le date: Quesnay nasce nel 1694 e muore nel 1774; Voltaire nasce nel 1694 e muore nel 1778; Rousseau nasce nel 1712 e muore, anch&#8217;egli, nel 1778. Quesnay \u00e8 coetaneo di Voltaire e pi\u00f9 vecchio di Rousseau di diciotto anni (anche se muoiono poi, tutti e tre, in un arco di soli quattro anni): quasi lo spazio temporale di una generazione (allora ci si sposava pi\u00f9 presto di oggi); tuttavia la sua concezione generale della natura e della storia \u00e8 pi\u00f9 vicina a quella del ginevrino, che a quella del parigino. Per Rousseau, infatti, la natura \u00e8 il bene, e tutto ci\u00f2 che viene dalla natura deve essere, per forza di cose, buono; quello che viene dalla societ\u00e0, viceversa, \u00e8 cattivo. Buoni, dunque, sono gli uomini, e i costumi umani, se si tengono aderenti alla natura; cattivi, se se ne allontanano, in nome della &quot;civilt\u00e0&quot;. La natura, d&#8217;altra parte, \u00e8 il frutto di un disegno ragionevole, dunque vi si esplica una intenzionalit\u00e0 razionale (come gi\u00e0 avevano postulato, un secolo prima, i giusnaturalisti: Grozio, Altusio e Pufendorf). La natura non \u00e8 affatto il contrario della ragione, \u00e8 il suo prodotto e la sua dimostrazione; e il principio del reale, a questo punto, non pu\u00f2 essere che un Dio sommamente razionale e sommamente &quot;naturale&quot; (lo sviluppo coerente di questa idea porterebbe dritto al panteismo, come per Spinoza; ma il pensiero illuminista \u00e8 meno coerente di quel che si creda e procede fra sbalzi, inversioni di rotta e contraddizioni non indifferenti), ed \u00e8 esso a fare da &quot;garante&quot; affinch\u00e9 vi sia un legame di continuit\u00e0, e quasi di imitazione, fra le leggi della natura (&quot;leggi&quot;, perch\u00e9 gli illuministi fanno propria la prospettiva meccanicistica di Galilei e della cosiddetta Rivoluzione scientifica del XVII secolo) e le &quot;leggi&quot; del divenire storico. Del resto, che la storia umana sia soggetta a delle leggi, era considerata una ipotesi di lavoro pi\u00f9 che valida anche da un pensatore anti-illuminista come Giambattista Vico: i suoi &quot;corsi&quot; e &quot;ricorsi&quot; sono equiparabili a delle leggi evolutive, anche se meno rigide, forse, di quelle immaginate dagli illuministi.<\/p>\n<p>Ebbene: quel che si \u00e8 detto di Rousseau, vale anche per Quesnay: le leggi del divenire storico sono come la proiezione delle leggi del mondo naturale; e cos\u00ec come \u00e8 possibile indagare la natura scoprendone le leggi, altrettanto si pu\u00f2 fare per i processi dell&#8217;economia, che \u00e8 un prodotto umano. La curiosa conseguenza di questa impostazione \u00e8 che le leggi economiche non variano, sono fuori del tempo, perch\u00e9 scaturiscono da una realt\u00e0 immutabile, come lo \u00e8 la natura stessa. A questo punto, il compito dell&#8217;economista \u00e8 semplicemente quello di desumere le leggi eterne della produzione e del consumo; e il compito di un ministro delle finanze non sar\u00e0 che quello di ripristinare, il pi\u00f9 possibile, le condizioni di libert\u00e0 della produzione e del commercio, che consentano all&#8217;economia, artificialmente stravolta dagli interventi della politica e da altri fattori, di rientrare nel proprio alveo naturale, assecondando le leggi, appunto, della natura. Al limite, non ci sarebbe neanche bisogno di una politica economica: basterebbe lasciare che le cose vadano per il loro verso, dopo aver tolto di mezzo gli ostacoli allo svolgimento &quot;naturale&quot; dei fattori e dei meccanismi produttivi. I fisiocratici, dunque, sono perfettamente in linea con il liberismo economico; e il loro pensiero non \u00e8 che una variante del pensiero liberale. Lasciate che le cose vadano come devono andare; non intervenite, se non per facilitare al massimo il ritmo naturale degli eventi: e vedrete che tutto andr\u00e0 per il meglio, come pensavano Locke e gli utilitaristi inglesi. Alla peggio, se le cose dovessero prendere una piega indesiderata, potr\u00e0 sempre intervenire la Mano Invisibile di Adam Smith: e tutto torner\u00e0 a posto&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abL&#8217;imperatore della Cina \u00e8 un despota, ma in che senso \u00e8 usato il termine? 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