{"id":28234,"date":"2009-07-16T09:28:00","date_gmt":"2009-07-16T09:28:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/07\/16\/la-realta-dellaltro-non-e-in-quello-che-rivela-ma-in-cio-che-non-puo-rivelare\/"},"modified":"2009-07-16T09:28:00","modified_gmt":"2009-07-16T09:28:00","slug":"la-realta-dellaltro-non-e-in-quello-che-rivela-ma-in-cio-che-non-puo-rivelare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/07\/16\/la-realta-dellaltro-non-e-in-quello-che-rivela-ma-in-cio-che-non-puo-rivelare\/","title":{"rendered":"La realt\u00e0 dell&#8217;altro non \u00e8 in quello che rivela, ma in ci\u00f2 che non pu\u00f2 rivelare"},"content":{"rendered":"<p>Una cara amica ci ha detto, recentemente &#8211; citando un autore che non le veniva in mente, ma che \u00e8 il poeta libanese Khalil Gibran &#8211; che la realt\u00e0 dell&#8217;altro non \u00e8 in quello che rivela, ma in ci\u00f2 che non pu\u00f2 rivelare; per cui, se si vuole veramente capirlo, non bisogna ascoltare le parole che egli dice, ma quelle che non dice.<\/p>\n<p>\u00c8 una osservazione molto profonda e molto vera, sulla quale sarebbe opportuno riflettere a lungo: i nostri rapporti col prossimo ne sarebbero radicalmente trasformati, e, osiamo pensare, probabilmente in meglio.<\/p>\n<p>Non si tratta semplicemente di sforzarsi di assumere il punto di vista dell&#8217;altro, cosa gi\u00e0 assai rara, per quanto preziosa e, sovente, indispensabile, se vogliamo dare qualit\u00e0 e spessore alle nostre relazioni interpersonali. Si tratta di imparare a cogliere i suoi silenzi, le sue assenze, i suoi dinieghi: perch\u00e9 \u00e8 l\u00ec che si cela il mistero ultimo della sua anima.<\/p>\n<p>Naturalmente, oltre alle cose che l&#8217;atro non dice, vi sono tutte le cose che l&#8217;altro non esprime con il corpo, con le azioni, con l&#8217;espressione del viso; perch\u00e9 le parole sono un mezzo di comunicazione intenzionale, e, come tale, non sempre veritiero e non sempre attendibile; ma il corpo, i gesti, la mimica facciale, possono essere \u00abletti\u00bb come espressione in gran parte immediata, e quindi sostanzialmente veritiera, del nostro essere profondo.<\/p>\n<p>Vogliamo dire che, se il linguaggio umano \u00e8 per sua natura ambiguo, sia perch\u00e9 falsificabile, sia perch\u00e9 i suoi stessi silenzi possono essere studiati ad arte, il linguaggio del corpo parla, invece, chiaramente: e, se \u00abmente\u00bb, la sua menzogna \u00e8 pi\u00f9 che evidente, se si possiede anche solo un minimo di penetrazione psicologica.<\/p>\n<p>Perci\u00f2, se davvero si desidera accostarsi &#8211; per quanto possibile &#8211; al mistero di un&#8217;altra anima, bisogna confrontare l&#8217;osservazione dei silenzi del corpo con l&#8217;ascolto dei silenzi delle parole; e, unendo i due diversi elementi, ne risulter\u00e0 un quadro abbastanza esatto di ci\u00f2 che quell&#8217;anima non \u00e8 in grado di esprimere.<\/p>\n<p>Ora, quando un&#8217;anima non \u00e8 in grado di esprimere qualcosa, ci\u00f2 pu\u00f2 dipendere da due fattori: o da un limite oggettivo, nel senso che quel qualcosa sfugge completamente al dominio spirituale di quell&#8217;anima; o da un limite soggettivo, nel senso che essa ha disimparato a coltivare una parte di se stessa, o ha perso la fiducia in s\u00e9, oppure ancora nel senso che essa possiede delle potenzialit\u00e0 di cui non \u00e8 consapevole, ma che, poste le condizioni adatte, sono suscettibili di risvegliarsi e di fiorire pienamente.<\/p>\n<p>Se il limite \u00e8 oggettivo, non c&#8217;\u00e8 niente da fare: nessuno stimolo, nessuna attenzione, nessuna dolcezza, potranno risvegliare ci\u00f2 che non esiste. Questo, di illudersi circa delle potenzialit\u00e0 che non vi sono, \u00e8 un errore piuttosto caratteristico nell&#8217;incontro fra due anime, specialmente da parte delle donne.<\/p>\n<p>Si direbbe quasi che nella natura femminile vi sia una fede tenace nella possibilit\u00e0 di modificare l&#8217;altro, portando a galla certe supposte qualit\u00e0 che giacerebbero sul fondo, addormentate. Gli ammiratori delle donne affermano che questo \u00e8 il segno distintivo della loro nobilt\u00e0, della loro generosit\u00e0, della loro disponibilit\u00e0 a mettersi in gioco illimitatamente, senza riserve; i loro detrattori vi scorgono, al contrario, gli indizi inequivocabili della loro ostinata volont\u00e0 di manipolazione dell&#8217;altro, di dominio e di sottile sopraffazione.<\/p>\n<p>Probabilmente vi \u00e8 qualcosa di vero in entrambe le posizioni.<\/p>\n<p>Scommettere che nell&#8217;altro vi siano virt\u00f9 nascoste, qualit\u00e0 assopite e, in genere, pi\u00f9 cose di quante non appaiano all&#8217;esterno, \u00e8 certamente un segno di sensibilit\u00e0, apertura e fiducia nella natura umana; ma il confine che separa tutto ci\u00f2 da un latente desiderio di esercitare un controllo sull&#8217;altro, trattandolo alla stregua di una propria creatura, \u00e8 spesso labile e incerto.<\/p>\n<p>Sia come sia, non c&#8217;\u00e8 motivo di soffermarsi troppo sui limiti oggettivi dell&#8217;anima; cos\u00ec come \u00e8 un interrogativo che ci porterebbe troppo lontano, quello di chiederci perch\u00e9 mai a certe anime siano preclusi determinate sensibilit\u00e0, determinate potenzialit\u00e0, determinati luoghi dell&#8217;essere. Il fatto \u00e8 quello, e negarlo sarebbe una forma illusoria di democraticismo esasperato: non \u00e8 vero che tutte le anime possano arrivare agli stessi traguardi; non \u00e8 vero che tutte le anime sentano le cose allo stesso livello di profondit\u00e0: non nella loro vita presente, per lo meno.<\/p>\n<p>Dunque, ci sembra pi\u00f9 interessante concentrare l&#8217;attenzione sull&#8217;altro aspetto della questione, ossia sui limiti soggettivi dell&#8217;anima.<\/p>\n<p>Abbiamo gi\u00e0 detto che il confine tra le due cose non \u00e8 sempre netto e preciso; o meglio che, sovente, non \u00e8 riconoscibile a priori, ma solo dopo averne fatto l&#8217;esperienza concreta. Pertanto, lasciamo perdere il caso in cui un&#8217;anima sembri incapace di esprimere certi contenuti per motivi contingenti, mentre invece la sua incapacit\u00e0 \u00e8 costituzionale: come se si pretendesse da un longilineo di eccellere nel lancio del peso, o a un individuo di cinquanta chili di cimentarsi, nel pugilato, nella categoria dei pesi massimi.<\/p>\n<p>Un&#8217;anima pu\u00f2 disimparare a esprimere certi contenuti, oppure pu\u00f2 non aver mai saputo di possederli, o, ancora, pu\u00f2 perdere la fiducia in se stessa, per le ragioni pi\u00f9 svariate; ma tutte, generalmente parlando, riconducibili a una sostanziale ignoranza di s\u00e9, a una inconsapevolezza o a una mancanza di fedelt\u00e0 alla propria chiamata.<\/p>\n<p>L&#8217;ignoranza di s\u00e9 \u00e8 la tipologia pi\u00f9 diffusa: non per nulla, quasi fin dagli albori della filosofia occidentale, sentiamo risuonare, da parte dei grandi saggi, il solenne ammonimento: \u00abNosce te ipsum\u00bb, \u00abConosci te stesso\u00bb, come premessa fondamentale e irrinunciabile alla nostra condizione di uomini, nel pieno senso della parola.<\/p>\n<p>Vi sono, d&#8217;altra parte, vari generi di mancata conoscenza di s\u00e9: non sono tutti uguali, non tutti si equivalgono.<\/p>\n<p>A un estremo della scala vi \u00e8 l&#8217;inconsapevolezza che deriva dalla mancanza di esperienza: questa \u00e8 la condizione tipica dei bambini; aggiungendo, contemporaneamente, che se al bambino difetta la conoscenza razionale e discorsiva della propria anima, non gli difetta affatto la conoscenza intuitiva e sensoriale.<\/p>\n<p>Il bambino, infatti, pensa per immagini, mentre l&#8217;adulto pensa per concetti; e, come osservava giustamente Ernst J\u00fcnger, ridurre il pensiero ad una forma di attivit\u00e0 esclusivamente concettuale significa trattare la lingua con la medesima crudelt\u00e0 di colui che vede soltanto le categorie sociali, ma non gli uomini in carne ed ossa.<\/p>\n<p>All&#8217;estremo opposto della scala troviamo la mancata conoscenza di s\u00e9 da parte di quelle anime che non si sono mai interrogate, perch\u00e9 non si sono mai trovate nelle condizioni che le sollecitassero a farlo; ma che, tuttavia, possiedono una certa riserva di ricchezza spirituale, una disponibilit\u00e0 ad aprirsi, una innata capacit\u00e0 di scendere in profondit\u00e0.<\/p>\n<p>Tra questi due estremi &#8211; l&#8217;inconsapevolezza di chi non ha esperienza e quella di chi non si \u00e8 mai guardato dentro &#8211; esiste tutta una gamma di situazioni intermedie, o variamente intrecciate e confuse, nelle quali esiste una percentuale del primo tipo ed una del secondo, con prevalenza ora dell&#8217;uno, ora dell&#8217;altro.<\/p>\n<p>Quello che hanno in comune queste classi di anime \u00e8 l&#8217;incapacit\u00e0, o per meglio dire l&#8217;impossibilit\u00e0, di esprimere determinati contenuti, fino a quando non si verifichi un mutamento nelle circostanze esterne e non si dia loro l&#8217;occasione per compiere un salto evolutivo.<\/p>\n<p>Una osservazione attenta dei modi espressivi di tali anime &#8211; sia nei discorsi verbali, sia nel linguaggio del corpo &#8211; \u00e8 in grado di rivelare piuttosto chiaramente quali sono i limiti e le zone di silenzio proprie a ciascuna di esse; una osservazione pi\u00f9 approfondita, potr\u00e0 mostrare se si tratta di limiti oggettivi e invalicabili, o soggettivi e, pertanto, superabili.<\/p>\n<p>Ma perch\u00e9 dovrebbe essere cos\u00ec importante il fatto di riuscire a mettere a fuoco i silenzi e le zone morte dell&#8217;anima, sia la propria che quella altrui?<\/p>\n<p>Dicevamo, all&#8217;inizio, che il mistero ultimo dell&#8217;anima si cela proprio nei suoi silenzi, nelle sue assenze, nei suoi dinieghi; e che, pertanto, la qualit\u00e0 delle relazioni interpersonali &#8211; e, naturalmente, la qualit\u00e0 della relazione dell&#8217;anima con se stessa &#8211; trarrebbero un immenso giovamento dalla conoscenza di tali zone di inespressivit\u00e0.<\/p>\n<p>Per non restare troppo sul vago: una persona che non ride mai ci dice gi\u00e0, con questo solo fatto, molte cose sulla propria visione del mondo e sul proprio grado di felicit\u00e0 e benessere interiore; viceversa, una persona che scherza sempre e non fa mai discorsi seri, nemmeno a tu per tu con gli amici pi\u00f9 intimi e fidati, rivela anch&#8217;essa un disagio profondo, che invano si sforza di dissimulare dietro la cortina delle battute e delle barzellette.<\/p>\n<p>Il linguaggio del corpo, come dicevamo, \u00e8 ancora pi\u00f9 esplicito e ancora meno falsificabile: una persona che si veste sempre da capo a piedi, anche nelle giornate estive pi\u00f9 soffocanti, la dice lunga sulla conflittualit\u00e0 con il proprio corpo; un&#8217;altra, che cammina sempre curva e con lo sguardo a terra, tradisce la mancanza di autostima e di fiducia nella vita.<\/p>\n<p>Per venire a questioni pi\u00f9 essenziali: una persona che non parla mai della morte, e che, davanti allo spettacolo di essa, si ritrae e tende a fuggire, manifesta chiaramente il suo terrore in proposito, la sua non accettazione della finitezza, la sua tendenza a eludere i problemi ai quali non \u00e8 dato sottrarsi: e quindi, in definitiva, la sua pronunciata immaturit\u00e0.<\/p>\n<p>Esiste un caso, per\u00f2, del tutto particolare &#8211; ma che \u00e8 anche il pi\u00f9 interessante &#8211; in cui l&#8217;abito non fa il monaco, ma avviene tutto il contrario: quello dell&#8217;anima che tace su determinati contenuti, perch\u00e9 li ritiene cos\u00ec intimi e preziosi, cos\u00ec delicati e umbratili, da non volerne far parte con alcuno, dato che li considera al tempo stesso la propria ragione di vita e il proprio segreto pi\u00f9 geloso.<\/p>\n<p>Dicevamo che si tratta del caso pi\u00f9 interessante, perch\u00e9 \u00e8 quello delle anime pi\u00f9 profonde e pi\u00f9 delicate: esse non amano sbandierare la propria vita interiore, n\u00e9 sono propense a condividere col primo che capita i propri moti pi\u00f9 intimi ed ineffabili; sono talmente consapevoli della preziosit\u00e0 di ci\u00f2 che custodiscono, da avere la sensazione che, parlandone apertamente, finirebbero in qualche modo per \u00absporcarlo\u00bb.<\/p>\n<p>Sono anime pudiche, a volte in modo esagerato; tuttavia, in una societ\u00e0 che tende ad esibire tutto e a mettere in vendita tutto, anche le cose pi\u00f9 personali e riservate, non si pu\u00f2 non provare una istintiva simpatia per lo scrupolo di segretezza che muove queste anime, e che le accompagna fedelmente nei loro silenzi e nella loro ritrosia.<\/p>\n<p>Per fare un esempio molto semplice: pu\u00f2 succedere che un individuo sia talmente innamorato di un&#8217;altra persona, e che, al tempo stesso, sia talmente geloso del proprio sentimento, da sorvegliarsi costantemente, affinch\u00e9 non gli sfugga mai una parola dalla quale gli altri potrebbero averne la rivelazione (e si badi che quest&#8217;altra persona potrebbe anche essere morta, o assente per altri motivi; oppure potrebbe essere la persona divina).<\/p>\n<p>Tuttavia, come si \u00e8 visto, il corpo non pu\u00f2 mentire. Fate che la persona amata passi accanto o si soffermi a parlare con lui, e quell&#8217;individuo ben difficilmente potr\u00e0 nascondere, suo malgrado, il proprio segreto: il corpo trema, comincia a sudare; lo sguardo s&#8217;illumina; le guance avvampano; il respiro si fa irregolare: chi non conosce i celebri versi di Saffo, nei quali la poetessa greca descrive gli effetti fisici dell&#8217;innamoramento?<\/p>\n<p>Dunque, \u00e8 importante saper interpretare i silenzi dell&#8217;altro, saper capire che cosa significa quello che la sua anima non \u00e8 capace di esprimere. Ovviamente, \u00e8 altrettanto importante saper capire ed interpretare i propri stessi silenzi e le proprie assenze.<\/p>\n<p>Una persona non ha mai ballato e pensa che mai vorr\u00e0 farlo: che cosa si cela dietro quel rifiuto di lasciare che il proprio corpo si muova in libert\u00e0, al ritmo della musica? I bambini, istintivamente, amano ballare: dunque, si tratta di una tendenza innata e naturale.<\/p>\n<p>Non vogliamo in alcun modo introdurre nei rapporti sociali, e magari nei rapporti dell&#8217;anima con se stessa, la \u00abcultura del sospetto\u00bb di freudiana memoria; non intendiamo dire che dietro ogni parola si celi il suo contrario, e che dietro ogni gesto stia nascosto il gesto opposto.<\/p>\n<p>Quel che abbiamo cercato di sostenere \u00e8 ben altro: e cio\u00e8 che l&#8217;anima dovrebbe abituarsi a guardare oltre le apparenze, oltre le strettoie del pensiero concettuale, oltre i giochetti del nascondimento o, peggio, della pigrizia morale: e cominciare a mettersi in gioco.<\/p>\n<p>Una vita piena e degna di essere vissuta \u00e8 quella in cui l&#8217;anima non tende al risparmio, non si camuffa, non fugge: ma si guarda dentro per quella che \u00e8, si ascolta, si ama, si perdona, e si apre fiduciosamente agli altri, nella misura in cui \u00e8 disposta a condividere con essi i rischi e le gioie di chi non vuole vivere all&#8217;insegna della paura e dell&#8217;impotenza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una cara amica ci ha detto, recentemente &#8211; citando un autore che non le veniva in mente, ma che \u00e8 il poeta libanese Khalil Gibran &#8211;<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[96],"class_list":["post-28234","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-anima"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28234","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28234"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28234\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28234"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28234"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28234"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}