{"id":28228,"date":"2015-07-29T12:52:00","date_gmt":"2015-07-29T12:52:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/quelli-che-l8-settembre-fecero-laltra-scelta-si-fa-presto-a-dire-quelli-di-salo\/"},"modified":"2015-07-29T12:52:00","modified_gmt":"2015-07-29T12:52:00","slug":"quelli-che-l8-settembre-fecero-laltra-scelta-si-fa-presto-a-dire-quelli-di-salo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/quelli-che-l8-settembre-fecero-laltra-scelta-si-fa-presto-a-dire-quelli-di-salo\/","title":{"rendered":"Quelli che l\u20198 settembre fecero l\u2019\u00abaltra\u00bb scelta Si fa presto a dire: \u00abquelli di Sal\u00f2\u00bb."},"content":{"rendered":"<p>Si fa presto a dire: \u00abquelli di Sal\u00f2\u00bb.<\/p>\n<p>Anni e decenni di sistematico lavaggio del cervello, nell&#8217;Italietta repubblicana e democratica nata dal colpo di mano del re Vittorio Emanuele III, il 26 luglio 1943, e dal voltafaccia internazionale di Pietro Badoglio, l&#8217;8 settembre successivo, con l&#8217;inevitabile conseguenza della guerra civile, delle stragi, della sistematica deformazione della verit\u00e0, ci hanno abituati ad un riflesso condizionato: subito, nella nostra mente, prende forma una massa confusa di opportunisti, di pazzoidi, di criminali di guerra, i quali, quando era chiarissima la scelta fra la libert\u00e0 e la dittatura, fra l&#8217;onore e il disonore, fra il bene e il male, hanno scelto consapevolmente, deliberatamente, pervicacemente di schierarsi dalla parte sbagliata della storia, dalla parte sbagliata della Patria. Manutengoli del tedesco invasore, collaborazionisti di un governo illegittimo e sanguinario, oltretutto di un governo fantoccio, da operetta, nondimeno saturo di odio e brama di vendetta, ben deciso a far pagare al popolo italiano il prezzo pi\u00f9 alto possibile per la propria liberazione e per il proprio riscatto, cos\u00ec, per puro sadismo e per il macabro piacere di sprofondare sotto le macerie, portando con s\u00e9 quante pi\u00f9 cose e persone possibile.<\/p>\n<p>Cos\u00ec ci hanno insegnato a scuola; cos\u00ec ci hanno detto e ripetuto i libri, a cominciare dai testi scolastici; cos\u00ec ribadiscono gli intellettuali, gli uomini di cultura, i membri della classe politica; e, naturalmente, non si peritano di far risaltare, per contrasto, l&#8217;abnegazione, lo spirito di sacrificio, l&#8217;eroismo e l&#8217;amore per la libert\u00e0 di cui diedero prova gli &quot;altri&quot; Italiani, quelli &quot;giusti&quot;, quelli che scelsero, a prezzo di durissime conseguenze, le conseguenze della loro scelta di libert\u00e0. Sicch\u00e9 la storia dell&#8217;Italia contemporanea \u00e8 passata, per oltre settant&#8217;anni, attraverso il prisma deformante di una lettura tutta ideologica, tutta faziosa e contingente, tutta interessata e strumentalizzata, dei fatti che si svolsero nel biennio decisivo 1943-45, e, in particolare, di ci\u00f2 che avvenne nel Paese, soprattutto nelle Forze Armate, dopo l&#8217;8 settembre del 1943.<\/p>\n<p>Ora,m senza nulla voler togliere alle ragioni ideali, alla nobilt\u00e0 e al coraggio di quanti, in quella tragica congiuntura, ritennero che fosse loro dovere rimanere fedeli a un re che li aveva traditi e abbandonati, di un governo che li aveva ingannati e mandati allo sbaraglio, ci sembra sia arrivato il momento, e che anzi quel momento avrebbe gi\u00e0 dovuto arrivare da un pezzo, di riconoscere l&#8217;idealismo, la nobilt\u00e0 ed il coraggio di quelli che fecero la scelta opposta: di separare il proprio destino dalle autorit\u00e0 &quot;legittime&quot;, che si erano, per\u00f2, moralmente e politicamente screditate, e di dare la propria fedelt\u00e0 a un nuovo governo, formalmente, forse, meno &quot;legittimo&quot; (ma la discussione \u00e8 ancora aperta fra i costituzionalisti), ma che, ai loro occhi, aveva almeno il merito di rappresentare la fierezza nazionale, la volont\u00e0 di non arrendersi dell&#8217;esercito e del Paese, di proseguire la lotta, che, allora, si profilava realmente come una lotta all&#8217;ultimo sangue, nella quale era in gioco la stessa sopravvivenza dell&#8217;Italia come nazione.<\/p>\n<p>Non scelsero, dunque, per un rigurgito di spirito fascista, non per una cieca fedelt\u00e0 a Mussolini, e tanto meno per una qualche inconfessabile sudditanza nei confronti del Terzo Reich, quei ragazzi fecero la scelta di stare dalla parte di Sal\u00f2: molti di loro, infatti, non erano mai stati fascisti (anche per motivi anagrafici!), e, comunque, dal regime non avevano lucrato, n\u00e9 ottenuto il bench\u00e9 minimo privilegio; non perch\u00e9 si illudessero circa le risorse dell&#8217;ormai vecchio e stanco Duce (il quale, a sua volta, per amore dell&#8217;Italia e non per folle ambizione, aveva accettato la missione suicida di capeggiare il nuovo governo fascista, impostagli da Hitler dietro la minaccia di terribili rappresaglie sulle citt\u00e0 italiane); e non certo, infine, perch\u00e9 nutrissero una particolare simpatia per l&#8217;esercito occupante tedesco (che per\u00f2, almeno, era quello di una nazione alleata, che aveva aiutato le nostre Forze Armate a resistere, in Libia, nel Mediterraneo, in Tunisia, in Sicilia).<\/p>\n<p>E fecero quella scelta, non lo si dimentichi mai, mentre gli &quot;alleati&quot;, i &quot;liberatori&quot;, gli &quot;amici&quot; anglosassoni della nostra libert\u00e0, da tre anni martellavano il nostro Paese, le nostre popolazioni indifese, le nostre citt\u00e0 piene di sfollati, di donne, di anziani, di bambini, con i loro micidiali, efferati, militarmente ingiustificati bombardamenti aerei: cosa che avevano continuato a fare, anche su Roma, e con la massima energia, pure mentre le trattative di Badoglio con essi erano in corso, e che continuarono a fare per tutta la durata della guerra, fino alla primavera del 1945, spesso accanendosi a mitragliare a bassa quota i treni dei civili, le persone che andavano al lavoro, gli studenti che si recavano a scuola, senza risparmiare nessuno, riducendo in cenere interi quartieri, con metodo, con perseveranza, con inesorabile accanimento.<\/p>\n<p>Quegli aerei forieri di more, quelle autentiche fortezze volanti, che sganciavano dal cielo migliaia di tonnellate di esplosivo, si chiamavano, difatti, &quot;Liberator&quot;: come dubitare, dunque, proclamava la propaganda angloamericana, delle loro buone ed oneste intenzioni? Come dubitare, sosteneva il governo Badoglio, che si dovesse vedere in chi li mandava dei veri alleati, e che si dovesse confidare in loro per la ricostruzione dell&#8217;Italia, dopo tutto il male che il fascismo le aveva inflitto per vent&#8217;anni (anche se a dirlo erano persone le quali, come appunto Badoglio, dal regime avevano ricavato onori, carriera, denaro, titoli, privilegi d&#8217;ogni sorta; ma questo era, evidentemente, un dettaglio del tutto secondario)?<\/p>\n<p>Del resto, oltre a sganciare enormi quantit\u00e0 di bombe su citt\u00e0 e paesi, quegli aerei sganciavano anche, sulle montagne e nelle valli controllate dai partigiani, armi e materiali affinch\u00e9 gli Italiani potessero meglio ammazzarsi a vicenda, seminando una scia di odio, di vendette e crudelt\u00e0 che avrebbe avvelenato per due o tre generazioni la vita futura della nazione: anche per questo, stando ai Comitati di liberazione nazionale, bisognava aver fiducia in quelle nazioni cos\u00ec generose e altruiste, le quali, pur essendo state da noi aggredite e combattute, adesso ci ripagavano il male col bene, e si mostravano cos\u00ec sollecite a contribuire al nostro riscatto politico e morale, riconquistando un posto degno nel seno della comunit\u00e0 internazionale. Del resto, non erano le nazioni anglosassoni ad avere &quot;inventato&quot; la democrazia liberale? E non era logico, pertanto, che fossero loro ad aiutarci a costruirla, o ricostruirla, in casa nostra? Disinteressatamente, si capisce; cos\u00ec come disinteressate erano state allorch\u00e9 avevano difeso il sistema di Versailles, lo strangolamento finanziario della Germania, lo strapotere della City e di Wall Street, le sanzioni contro l&#8217;Italia nel 1935, e infine l&#8217;indipendenza della Polonia, solo &quot;dimenticandosi&quot; che ad aggredirla e a spartirsela erano stati in due: Hitler e il loro amico e alleato Stalin, di comune accordo.<\/p>\n<p>Ripensare la scelta degli Italiani che, dopo l&#8217;8 settembre del 1943, non accettarono lo spettacolo inaudito di un sovrano che fugge, portandosi dietro l&#8217;erede al trono e il capo del governo, senza aver lasciato ordini o disposizioni per nessuno, n\u00e9 per l&#8217;esercito che aveva giurato fedelt\u00e0 a lui e alla corona, n\u00e9 ai prefetti, ai questori, ai pubblici amministratori, n\u00e9, infine, agli stessi membri del governo, e dimenticandosi di spiegare alla nazione i motivi di quel voltafaccia subitaneo, di quella fuga ignominiosa, di quella capitolazione disonorevole. Non \u00e8 affatto certo, ad esempio, che l&#8217;ammiraglio Bergamini, che per\u00ec nell&#8217;affondamento della corazzata \u00abRoma\u00bb da parte tedesca, stesse navigando per consegnarsi agli Alleati: alla vigilia della sua ultima crociera, infatti, aveva escluso che la flotta a lui affidata potesse consegnarsi sia ai Tedeschi, sia agli Alleati. Il giorno prima, anzi, aveva confidato a un subordinato: \u00abNon consegner\u00f2 mai la flotta al nemico\u00bb; e il nemico, per lui, in quel momento, era quello contro cui aveva combattuto per pi\u00f9 di tre anni e che, appena poche settimane prima, aveva progettato di attaccare, a Palermo e a Bona.<\/p>\n<p>Ed ecco ora uno di quei ragazzi che scelsero la parte &quot;sbagliata&quot;, come oggi si usa dire: Giulio Lazzati: uno di quei ragazzi, un valoroso pilota della Regia aeronautica, come ci racconta la sua sofferta, ma ferma decisione di non seguire l&#8217;esempio del Re e del Governo di Pietro Badoglio, di restare fedele all&#8217;idea che stava servendo, ai sacrifici fatti, alla memoria dei camerati morti, insomma all&#8217;Italia per la quale si era fino ad allora battuto, insieme a tanti altri, e per la quale era disposto a dare la vita, mentre i politici avevano brigato nell&#8217;ombra e improvvisamente, da un giorno all&#8217;altro, avevano capovolto ogni cosa: obiettivi, valori, giuramenti, senso del&#8217;onore, per compiere il pi\u00f9 spettacolare e indecoroso voltafaccia della pur non sempre coerente storia italiana.<\/p>\n<p>Ascoltiamo le sue parole (da: G. Lazzati, \u00abAli nella tragedia\u00bb (Milano, Mursia, 1997, pp. 145-6):<\/p>\n<p>\u00abL&#8217;improvviso annuncio della firma dell&#8217;armistizio, dato da Badoglio la sera dell&#8217;8 settembre con il generico invito agli italiani ad opporsi a qualsiasi minaccia di reazione, da qualsiasi parte essa venisse, ci lasci\u00f2 completamente perplessi. Immediatamente in tutti i comandi militari vi fu un&#8217;affannosa richiesta di collegamenti e di ordini precisi ma Roma rispondeva con il silenzio pi\u00f9 completo.<\/p>\n<p>Pensammo che qualche avvenimento eccezionale avesse forzato la decisione del nostro governo, il quale, di conseguenza si era trovato nell&#8217;impossibilit\u00e0 di attuare piani prestabiliti di azione o di difesa. Speravamo comunque che, nonostante le difficolt\u00e0 insorte, dovessero giungere quanto prima anche a noi, rimasti negli aeroporti del Nord, chiarimenti sulla situazione ed ordini per consentirci di assumere un atteggiamento comune e coerente. Purtroppo giunsero, dopo alcuni giorni, le notizie della fuga da Roma del re, del principe ereditario e di tutto il governo. Perch\u00e9 si erano allontanati dalla capitale? Perch\u00e9 non erano stati dati ordini alle Forze Armate prima della comunicazione alla radio?<\/p>\n<p>Apparivano assurdi gli avvenimenti che si stavano verificando. Qualsiasi cosa fosse successa, il re e Badoglio avrebbero dovuto rimanere a Roma, anche se ci\u00f2 fosse costata loro la vita. Se non lo avevano fatto non potevano essere considerati da noi, totalmente abbandonati, degni di mantenere la loro carica.<\/p>\n<p>Dopo i primi giorni, la nostra situazione di soldati rimasti in Italia centrale e settentrionale, era veramente tragica; il crollo di tutta l&#8217;organizzazione statale e lo sbandamento delle possibili forze di ordine pubblico ci avevano fatto cadere completamente in mano dell&#8217;occupante tedesco. Impotenti, umiliati, disprezzati, vivevamo in quei giorni ore tristi, insopportabili; ma si ridest\u00f2 in noi il sentimento di dignit\u00e0 militare, di onore, di amor patrio e sentimmo la necessit\u00e0 di una reazione. Dovevamo reagire per dimostrare vitalit\u00e0 e fierezza, per ricostruire qualche cosa sulle rovine. Il vincolo del giuramento era caduto, nel secolo ventesimo non si poteva certo dare alla formula del giuramento il valore letterale che essa aveva avuto nel medioevo: la fedelt\u00e0 alla persona del sovrano aveva un senso in quanto egli rappresentava la Patria, ma con la sua fuga da Roma egli aveva definitivamente annullato tale simbolica identit\u00e0; egli per primo aveva tradito il vincolo che lo legava noi, suoi soldati. La nostra adesione al governo della Repubblica Sociale non fu priva di dubbi, incertezze, umiliazioni. L&#8217;indirizzo del suo programma non era inizialmente chiaro, la sudditanza ai tedeschi forzatamente completa; ad ogni modo, per noi, non vi era altra scelta da fare: attendere o aderire a tale governo. La decisione di agire in qualche modo, e non rimanere inerti, ci port\u00f2 all&#8217;adesione.<\/p>\n<p>Pensavamo anche che la presenza di una forza armata organica ed efficiente, sia pur di limitata entit\u00e0 numerica, sarebbe servita da cuscinetto fra le autorit\u00e0 tedesche e la popolazione italiana, rimasta completamente in loro balia e senza possibilit\u00e0 di difesa.<\/p>\n<p>Pensavamo pure di influire sul governo di Mussolini, nel senso di evitarne gli eccessi di partito, di ridare onore al soldato italiano, rimasto al Nord. Alla fine del conflitto forse qualcuno, considerando tutto ci\u00f2,, avrebbe valutato l&#8217;apporto dell&#8217;Aeronautica repubblicana in maniera positiva.<\/p>\n<p>In pi\u00f9, gli aerei americani dovevano continuare a scorrazzare nei nostri cieli ed a mitragliare tutto ci\u00f2 che si muoveva sulle nostre strade cos\u00ec impunemente; qualcuno doveva affrontarli ed anche per questo tornammo a combattere, senza nessun calcolo a lunga scadenza, tanto sapevamo che alla fine i nostri avversari avrebbero vinto, i tedeschi ormai erano alle ultime battute, ma a noi tutto ci\u00f2 non importava.\u00bb<\/p>\n<p>Sarebbe tempo, in conclusione, di riconsiderare non solo la scelta di quegli uomini (e di quelle donne: quante ausiliarie pagarono con la vita, persino a guerra finita, la loro scelta!), ma, pi\u00f9 in generale, tutto ci\u00f2 che l&#8217;8 settembre 1943 ha significato nella nostra storia: una ferita mai pi\u00f9 rimarginata, inferta, prima di tutto, alla nostra dignit\u00e0, alla nostra fierezza. Basterebbe gi\u00e0 solo adottare questa prospettiva, per ripensare doverosamente non solo il passato, ma anche il presente&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si fa presto a dire: \u00abquelli di Sal\u00f2\u00bb. 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