{"id":28196,"date":"2022-06-12T12:08:00","date_gmt":"2022-06-12T12:08:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/06\/12\/quattro-passi-nellorrore-dellarte-contemporanea\/"},"modified":"2022-06-12T12:08:00","modified_gmt":"2022-06-12T12:08:00","slug":"quattro-passi-nellorrore-dellarte-contemporanea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/06\/12\/quattro-passi-nellorrore-dellarte-contemporanea\/","title":{"rendered":"Quattro passi nell&#8217;orrore dell&#8217;arte contemporanea"},"content":{"rendered":"<p>Caro ragazzo che ami le arti figurative e che, forse, sogni di diventare un artista anche tu, permettimi di farti fare quattro passi nel giardino dell&#8217;arte contemporanea: voglio condurti per mano a vedere coi tuoi occhi quelle opere che i tuoi professori ti hanno detto essere capolavori, d&#8217;accordo del resto con gli autori dei manuali scolastici, per cui ti sei abituato a guardarle in un certo modo, con un istintivo senso di rispetto e ammirazione, che non nasce affatto da un tuo giudizio e tanto meno da un tuo ragionamento, ma solo e unicamente dall&#8217;addestramento (o dall&#8217;indottrinamento) al quale sei stato sottoposto.<\/p>\n<p>Devi sapere, infatti, che di solito noi non vediamo le cose come sono: i sensi fanno il loro dovere e rinviano le immagini al cervello nella maniera giusta; ma qui succede una cosa strana: poich\u00e9 la mente \u00e8 gi\u00e0 stata addestrata, esplicitamente o anche in maniera tacita e sottintesa, a trovare &quot;bello&quot;, &quot;grande&quot;, &quot;geniale&quot; ci\u00f2 che vede, invece di vedere spassionatamente, vede in una luce particolare: la luce del giudizio &#8211; non suo &#8211; che su quelle cose \u00e8 stato proiettata dai padroni della cultura odierna. Perch\u00e9 devi sapere che anche la cultura, come tutto il resto, in una societ\u00e0 liberale\/libertina\/liberista come la nostra, ha dei padroni, perlopi\u00f9 occulti: almeno quando si tratta della sostanza e non dell&#8217;apparenza del potere.<\/p>\n<p>Il bello \u00e8 che quegli stessi insegnanti ti dicono e ti ripetono continuamente che non si devono avere dei pregiudizi nei confronti di niente e di nessuno; che i pregiudizi sono la cosa pi\u00f9 brutta che ci sia; e che per diventare persone mature e responsabili bisogna essere aperti e dialoganti, avere la mente sgombra da preconcetti e non lasciarsi influenzare, mai, in nessun caso. Eppure, \u00e8 proprio quello che fanno tutto il giorno, tutti i giorni: indottrinano gli studenti e li premiano con un bel voto se ripetono la lezioncina cos\u00ec come loro gliel&#8217;hanno scodellata, o magari ripetendo per filo e per segno le pagine del libro, come se l&#8217;avessero imparata a memoria; ma castigandoli, sia con brutti voti, sia con continue allusioni, motti pungenti e punzecchiature, a volte assai sgradevoli, se si permettono di dissentire, di pensare con la propria testa e di scostarsi dalla sacra vulgata, stabilita, approvata e intronizzata dalla cultura dominante.<\/p>\n<p>E adesso, partiamo. Tuttavia, siccome non posso portarti in giro per i musei e le gallerie di tutte le citt\u00e0 del mondo, o anche solo d&#8217;Europa, per non dire della strana pretesa di alcuni Stati di esigere una certa carta verde per far entrare la gente in quei luoghi, oltre che salire sui treni e sugli aerei, per avere la quale \u00e8 necessario sottoporsi a una violenza sanitaria inaudita, facendosi inoculare un siero sperimentale che non dovrebbe neanche esse in commercio, se le leggi fossero applicate: prendiamo il tuo libro di storia dell&#8217;arte e sfogliamolo guardando le illustrazioni. Vedo che \u00e8 molto riccamente illustrato, che la parte illustrativa \u00e8 assai ben sviluppata e molte opere sono riprodotte non troppo in piccolo, per giunta con una buona qualit\u00e0 dei colori: cos\u00ec, consoliamoci, sar\u00e0 come ammirare quelle opere nelle rispettive sedi. E non credere di perderci nel cambio: per vedere bene un soffitto affrescato di un chiesa, a trenta metri d&#8217;altezza e con le ombre proiettate sulle superfici, ci vorrebbe una vista d&#8217;aquila, quale forse neppure Zeus possedeva: alla fine dei conti studiare la storia dell&#8217;arte sulle pagine d&#8217;un buon libro illustrato \u00e8 quasi meglio che sobbarcarsi viaggi faticosi e dover tirare gli occhi in condizioni poco favorevoli di visibilit\u00e0, per non parlare del fastidio causato dalla ressa (per vede la Gioconda, al <em>Louvre<\/em>, bisogna fare la fila e ovviamente non ci si pu\u00f2 trattenere pi\u00f9 di qualche secondo). Oppure possiamo proiettare delle diapositive e soffermarci quanto vogliamo su ciascuna di esse, prendendoci tutto il tempo necessario per osservare e valutare ogni particolare. Anche questo \u00e8 un buon metodo. Allora, sei pronto? Stabiliamo anzitutto una data di partenza: i primi anni del XX secolo. \u00c8 a partire da quel momento che si entra nella galleria degli orrori, come fra poco vedrai; anche se le radici del male risalgono a molto, molto prima.<\/p>\n<p>Dunque, partiamo dagli impressionisti tedeschi.<\/p>\n<p>&#8211; Ecco Ernest Ludwig Kircher: le sue <em>Due bagnanti<\/em> (1910) sono semplicemente orribili: deformi i corpi, oscena la postura, allucinanti i colori. Cos\u00ec anche le <em>Cinque donne per la strada<\/em> (1913): grotteschi spaventapasseri verdastri gettati in uno spazio vuoto, assurdo.<\/p>\n<p>&#8211; La <em>Ballerina<\/em> di Emil Nolde (1913) \u00e8 all&#8217;altezza &#8212; o alla bassezza &#8211; dei corpi femminili di Kirchner: si direbbe che questi artisti nutrano un crudele disprezzo verso la donna (il loro capostipite, il norvegese Edvard Munch, non era certo stato da meno nel dipingere la sua <em>Modella parigina<\/em> (1896) che suscita un misto di pena e ribrezzo, con quel corpo repellente che pare quello di un tragico fantoccio, di un pagliaccio da circo.<\/p>\n<p>&#8211; Ma il fondo, nella rappresentazione della nudit\u00e0 femminile, lo tocca Egon Schiele: il suo <em>Torso nudo inginocchiato<\/em> (1917), e si noti il titolo, questo \u00e8 un &quot;torso&quot;, non una donna, suscita un ribrezzo incontenibile; e disgustosi sono l&#8217;uomo e la donna nel suo <em>Abbracio<\/em> (1917), che non solo non ha nulla di sanamente sensuale, ma sembra piuttosto un congiungimento carnale fra due demoni o fra due agonizzanti.<\/p>\n<p>&#8211; Ora siamo davanti a un &quot;capolavoro&quot; del grande, grandissimo, geniale Picasso: <em>Les demoiselles d&#8217;Avignon<\/em> (1907), manichini spezzati, assemblati e allineati in puro stile cubista: sguardi vuoti, fissi, assenti, che accentuano l&#8217;impressione di disumanit\u00e0; le due &quot;donne&quot; sulla destra, poi, somigliano decisamente, specie nei volti, a delle creature infernali, uscite da un incubo o da un racconto di H. P. Lovecraft.<\/p>\n<p>&#8211; Il <em>Ritratto di Picasso<\/em> o l&#8217;<em>Omaggio a Picasso<\/em> di Juan Gris (1912) \u00e8 la degna celebrazione di un tale artista: la figura umana, e soprattutto il volto, sono scomposti e moltiplicati come in un orrendo gioco di specchi, che distrugge non solo e non tanto il senso dell&#8217;unit\u00e0 della persona, quanto la sua intrinseca nobilt\u00e0 e dignit\u00e0. L&#8217;uomo non \u00e8 pi\u00f9 la creatura prediletta da Dio, fatto a sua immagine e somiglianza, ma un automa scomponibile nelle varie parti, un assemblaggio di pezzi, un gioco di qualche divinit\u00e0 capricciosa e beffarda.<\/p>\n<p>&#8211; Marcel Duchamp, quello del famoso <em>Orinatoio<\/em> spacciato per opera d&#8217;arte (e talvolta pudicamente chiamato <em>Fontana<\/em>) ha pensato bene di mettere i baffetti alla <em>Gioconda<\/em>, intitolando questa bellissima trovata <em>L.H.O.O.Q.<\/em> (1919) e iniziando quel filone di pseudo arte che consiste nel prendere un capolavoro del passato e appiccicarvi sopra qualche particolare irriverente: la firma dell&#8217;idiota che si rode d&#8217;invidia nei confronti dei veri artisti e, sputando sulle loro opere, pretende d&#8217;aver fatto cosa pi\u00f9 carina e interessante dell&#8217;originale.<\/p>\n<p>&#8211; Sullo stesso versante si muove Man Ray con <em>Le violon d&#8217;Ingres<\/em>, parodia della <em>Bagnante di Valpin\u00e7on<\/em> di J.A.D. Ingres: alla fotografia di una modella col turbante, seduta di spalle e con le braccia nascoste, ha sovrapposto, all&#8217;altezza dei reni, due chiavi di violino, come a sancire la trasformazione del corpo femminile in uno strumento musicale. Una cosa d&#8217;una originalit\u00e0 suprema, da lasciare a bocca aperta: neppure Aristotele, Leonardo ed Einstein, unendo i loro sforzi, avrebbero saputo creare un simile portento.<\/p>\n<p>&#8211; <em>La vestizione della sposa<\/em> di Mex Ernest (1940) \u00e8 semplicemente ripugnante: il corpo della donna, ritratto in una nudit\u00e0 disgustosa, \u00e8 seminascosto da un mantello che &quot;culmina&quot; in una testa di gufo o di civetta, che si sostituisce interamente al volto di lei; le figure laterali sono ancor pi\u00f9 agghiaccianti, dall&#8217;uccello antropomorfo che la minaccia con una lancia, versione moderna del mito di Cupido, al mostriciattolo ermafrodito piangente, con due paia di seni, un ventre obeso, un sesso maschile e un braccio che diventa una sorta di gelatina penzolante.<\/p>\n<p>&#8211; Con Salvador Dal\u00ec si discende, se mai \u00e8 possibile, in un girone ancor pi\u00f9 basso: la sua troppo celebrata <em>Costruzione molle con fave bollite: presagio di guerra civile<\/em> (1936) riduce i corpi umani a lacerti smembrati e irriconoscibili, a monconi ributtanti e ghignanti; se l&#8217;inferno non \u00e8 cos\u00ec, di certo gli deve somigliare.<\/p>\n<p>&#8211; Che dire del <em>Ritratto del ballerino Alexander Sacharoff<\/em> di Alexei von Javkenskij (909)? \u00c8 un&#8217;opera che oggi senza dubbio incontra l&#8217;approvazione di vasti settori della cultura, poich\u00e9 la smorfia ammiccante del soggetto, tra perfida e sensuale, che a prima vista parrebbe semplicemente quella di una donna brutta e viziosa, possiede il valore aggiunto dell&#8217;ambiguit\u00e0 sessuale. Dieci e lode in nome del politicamente corretto.<\/p>\n<p>Dobbiamo proseguire? Dobbiamo spostarci nell&#8217;ambito della scultura, oppure, meglio ancora, dell&#8217;architettura? Dobbiamo passare in rassegna i capolavori delle odierne <em>archistar<\/em>, che rendono i paesaggi urbani simili a quelli di certi romanzi o film di fantascienza distopici, ossia dei paesaggi ideati da menti sadiche che provano piacere a far vivere male, nella bruttezza e nell&#8217;angoscia, i disgraziati abitanti di quelle citt\u00e0?<\/p>\n<p>Crediamo non ce ne sia bisogno: basta scendere in strada per averne un qualche saggio in sedicesimo. Anche nella cittadina di provincia pi\u00f9 modesta, un&#8217;amministrazione comunale progressista e massonica ha pensato bene di &quot;abbellire&quot; la piazza centrale con qualche bruttura, con qualche deformit\u00e0, con qualche fontana o figura che a tutto fanno pensare, tranne alla serenit\u00e0, alla salute e soprattutto ad una vita normale.<\/p>\n<p>E adesso tira le somme da solo, caro ragazzo. Ti sei abituato a considerare queste opere come legittime e naturali espressioni dell&#8217;arte moderna: le hai sempre considerate in questa luce, e nessun professor, nessun libro di testo ti hanno mai suggerito prospettiva differente. Ora te la suggerisco io: libera la mente e il cuore da ci\u00f2 che ti hanno detto e limitati a lasciar parlare le tue emozioni, il tuo giudizio estetico, il tuo senso del bello: dimenticati che Picasso \u00e8 un mostro sacro, e poi dimmi <em>sinceramente<\/em> che effetto ti fanno le <em>Demoiselles d&#8217;Avignon<\/em>. Probabilmente hai sempre percepito la loro laida bruttezza, ma sapevi bene che il tuo professore di storia dell&#8217;arte non avrebbe accettato un tale giudizio da parte tua; ti avrebbe detto che sei tu a non capire, che l&#8217;arte contemporanea pretende dal pubblico un salto di qualit\u00e0, e in particolare che abbandoni l&#8217;idea &#8212; antiquata e reazionaria &#8212; dell&#8217;arte bella; che l&#8217;arte deve essere <em>testimonianza<\/em> e non ha lo scopo di dilettare, ma di far pensare: e tu, ben conscio di ci\u00f2, ti sei guardato bene dall&#8217;esprimere il tuo vero pensiero e hai assecondato le sue aspettative. Le sue e &#8212; in apparenza &#8212; quelle di tutti gli altri. Chi oserebbe dire in pubblico, in mezzo ad un pubblico qualunque, qualificato o no, che le modelle di Egon Schiele sono repellenti? E chi oserebbe dire che <em>La pianista<\/em> di Elfriede Jelinek (un premio Nobel per la letteratura!) \u00e8 un brutto libro, dal quale \u00e8 stato tratto un bruttissimo film? Perch\u00e9 il discorso, evidentemente, si allarga alla poesia, alla letteratura, al teatro, al cinema. In ogni caso, ci sono i tecnici, gli esperti, ossia i critici d&#8217;arte, i critici letterari, quelli cinematografici, i quali detengono il potere di stabilire ci\u00f2 che \u00e8 bello e ci\u00f2 che \u00e8 brutto, ci\u00f2 che vero e ci\u00f2 che \u00e8 falso, ci\u00f2 che \u00e8 buono e ci\u00f2 che \u00e8 cattivo. Possono tranquillamente capovolgere il normale giudizio dei normali esseri umani <em>et voil\u00e0<\/em>, il gioco \u00e8 fatto: il gregge, per paura del ridicolo, tace e annuisce.<\/p>\n<p>Siamo tutti, caro ragazzo, sotto ricatto. Non abbiamo pi\u00f9 il diritto di esprimere quel che \u00e8 bello, vero e buono secondo il nostro istinto naturale: dobbiamo sottostare alle categorie e ai giudizi della cultura dominante. E la cosa pi\u00f9 grave \u00e8 che non solo essa esalta i peggiori, attuando una vera e propria selezione all&#8217;incontrario; ma occulta o minimizza gli altri, i buoni, nel nostro caso gli artisti autentici. Come il tuo professore di filosofia ti ha parlato per ore e ore di Marx e Freud, ma ha sbrigato san Tommaso d&#8217;Aquino in un paio di lezioni, cos\u00ec quello di letteratura ti ha riempito la testa con <em>La coscienza di Zeno<\/em>, <em>Quer pasticciaccio brutto di via Merulana<\/em> e <em>Ragazzi di vita<\/em> per farti credere che nessuno ha scritto opere pi\u00f9 sublimi di Italo Svevo, Carlo Emilio Gadda e Pier Paolo Pasolini; ma senza dubbio non ti ha mai nominato il <em>Diario di un parroco di campagna<\/em> di Nicola Lisi, <em>L&#8217;Andreana<\/em> di Marino Moretti o <em>I giorni del ciliegio<\/em> di Tito Casini (che forse non conosce lui stesso, o non si \u00e8 mai degnato di leggerli). Ebbene, la stessa cosa avviene nell&#8217;ambito delle arti figurative. Ti riempiono la testa coi loro Nolde, Schiele, Duchamp e Man Ray: ma si guardano bene dal dirti che prima della Seconda guerra mondiale c&#8217;\u00e8 stata una straordinaria fioritura di pittori che, come un ultimo canto del cigno, hanno provato a rimettere il gusto del pubblico sui binari del bello, del vero e del buono. Ma poi sono arrivati i &quot;liberatori&quot;, con il cinema di Hollywood e le canzoni americane: e nel giro di settant&#8217;anni sono riusciti a fare di noi, del popolo che ha prodotto Dante, Giotto, Leonardo e Michelangelo, un popolo di perfetti analfabeti e di scimmie ammaestrate, che bevono <em>Coca Cola<\/em> e s&#8217;ingozzano di bistecche da <em>McDonald&#8217;s<\/em>.<\/p>\n<p>Coraggio: bisogna ripartire da zero. Ma tu, che sei giovane, puoi farcela: devi solo aprire gli occhi. <em>Essi<\/em> non vogliono che tu li apra: anche per mezzo dell&#8217;arte mostruosa spacciata per bella, puntano al loro scopo, quello di sottomettere la gente. Cosa tanto pi\u00f9 facile, quanto pi\u00f9 essa \u00e8 inconsapevole.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Caro ragazzo che ami le arti figurative e che, forse, sogni di diventare un artista anche tu, permettimi di farti fare quattro passi nel giardino dell&#8217;arte<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-28196","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28196","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28196"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28196\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28196"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28196"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28196"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}