{"id":28194,"date":"2012-12-31T08:23:00","date_gmt":"2012-12-31T08:23:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/12\/31\/quattro-passi-fuori-del-tempo\/"},"modified":"2012-12-31T08:23:00","modified_gmt":"2012-12-31T08:23:00","slug":"quattro-passi-fuori-del-tempo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/12\/31\/quattro-passi-fuori-del-tempo\/","title":{"rendered":"Quattro passi fuori del tempo"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;Italia, Paese incredibile; autentico Paese delle meraviglie, che solo l&#8217;abitudine e l&#8217;ottundimento consumistico ci porta a guardare con occhio distratto e quasi annoiato: mentre da ogni angolo, da ogni borgo, da ogni sasso, si vorrebbe dire, emergono bellezze inaudite, pagine di storia gloriosa, una fusione unica al mondo di natura e arte.<\/p>\n<p>Mi trovo a riflettere su queste ovvie verit\u00e0 ogni volta che torno a passare per T&#8230;, un paese di cinquecento anime ai piedi delle Prealpi Bellunesi, in una valle ventosa scavata da un torrente, che, d&#8217;inverno, riceve il sole unicamente al mattino, ma \u00e8 abbastanza per farlo spiccare come una gemma preziosa incastonata nel verde dei boschi .<\/p>\n<p>Le case sono di pietra a vista, con i ballatoi di legno e i vasi di gerani alle finestre; si innalzano con i tetti spioventi e si addossano le une alle altre, inseguendosi intorno alla piazza e gi\u00f9 per le stradine in pendenza, formando vicoli sempre pi\u00f9 stretti, eppure armoniosi, che talvolta si aprono inaspettatamente su delle piazzette incantate, che sembrano fuori del tempo.<\/p>\n<p>Al centro di una di queste piazzette c&#8217;\u00e8 una fontana che pare uscita da una novella di Andersen: con una armonia di forme, con un senso delle proporzioni da fare invidia a certe piazze rinascimentali tanto pi\u00f9 grandi e famose, che attirano turisti da ogni parte del mondo; mentre qui visitatori non se ne vedono, solo la gente del posto, semplice e seria come quella d&#8217;un tempo.<\/p>\n<p>Colpiscono le donne anziane, che escono senza abiti pesanti in pieno inverno, con il vento gelido che scende gi\u00f9 dal passo e prende la valle d&#8217;infilata; portano appena uno scialle di lana gettato sopra le spalle e vanno a fare la spesa con il portafogli in mano, cos\u00ec, in tenuta da casa, passando dalla cucina riscaldata alla rigida temperatura esterna: eppure basta guardarle per capire che influenze ne hanno prese poche in vita loro e, quanto a salute, farebbero crepare d&#8217;invidia le delicate signore e signorine di citt\u00e0, che in dicembre e in gennaio non escono se non hanno gli stivali e la pelliccia, senza dimenticare i guanti, la sciarpa e il cappello.<\/p>\n<p>Lo so: il rischio \u00e8 quello di cadere nel folclore a buon mercato, di voler imporre a questa gente la maschera dell&#8217;umanit\u00e0 primitiva ma felice, perch\u00e9 sana e immune dalle tentazioni del lusso e dello spreco; insomma, come nel miro del &quot;buon selvaggio&quot; di Rousseau. La verit\u00e0 \u00e8 che dev&#8217;essere duro vivere quass\u00f9, specie d&#8217;inverno; perch\u00e9, anche se il paese non \u00e8 affatto isolato e le strade sono sempre transitabili, sta di fatto che le distrazioni sono ridotte veramente al minimo e i sacrifici non devono essere pochi. Ci sono appena due locali pubblici, uno dei quali funziona anche da rivendita di giornali, e una botteguccia di alimentari, casalinghi e merceria; e c&#8217;\u00e8 perfino un minuscolo ufficio postale; ma niente farmacia, niente scuole elementari, niente banche; per andare al supermercato bisogna uscire fuori dal paese per parecchi chilometri, e cos\u00ec per trovare un negozio di scarpe o di vestiti, un ristorante o una trattoria, un fiorista, una carrozzeria, una piscina, non parliamo poi di un vero impianto sportivo, di un cinema o d&#8217;un teatro.<\/p>\n<p>Anche la mancanza di luce per molte ore al giorno e per parecchi mesi all&#8217;anno, non \u00e8 una cosa da prendere alle leggera; farebbe scappare un cittadino dopo un paio di settimane: bisogna abituarcisi e non \u00e8 cosa da tutti, anzi diciamo che bisogna esserci nati. Il traffico \u00e8 scarso: il passo stradale, aperto dagli Austro-Ungarici durante l&#8217;invasione del 1917, scavando lungo i ripidi tornanti una serie di spettacolari gallerie a cremagliera, \u00e8 rimasto chiuso per lavori durante un tempo interminabile, e anche adesso che l&#8217;hanno riaperto le vetture in transito sono pochissime e, comunque, non si fermano. Anche se il posto \u00e8 bellissimo, non attira i turisti ed \u00e8 frequentato solo da pochi intenditori dei dintorni, amanti dei boschi, delle montagne, dei funghi, delle castagne e dei ciclamini.<\/p>\n<p>Perci\u00f2, in paese, vi \u00e8 un certo senso di soffocamento, dovuto al fatto di vedere sempre e solo le stesse facce; cosa che un tempo era pressoch\u00e9 normale in tutti i piccoli centri, compresi quelli della pianura, ma che adesso \u00e8 diventata penosa, specialmente per i giovani, che non hanno un locale per trovarsi e che si sentono tagliati fuori. Se i genitori non li accompagnano in automobile, devono accontentarsi delle poche corse della corriera di linea per uscire dal paese e praticare dello sport, andare a vedere un film, fare un acquisto.<\/p>\n<p>Pertanto non idealizzo la vita che si fa quass\u00f9 e mi chiedo se sarei capace di venirci a vivere, pur con tutto l&#8217;amore per la natura e i luoghi ameni e raccolti, dove si fa ancora una vita a misura d&#8217;uomo. Per\u00f2 non posso non invidiare quelli che ci sono nati e che ci stanno bene, perch\u00e9 lo amano, lo capiscono e se ne sentono capiti. Immagino la gioia di un bambino che, d&#8217;inverno, vede le impronte del capriolo, del cervo o della volpe fin presso il cancello del cortile; del bambino che gioca a scivolare con la slitta lungo il ripido pendio delle colline; e mi par quasi di vederlo, anche perch\u00e9 me ne ha parlato una cara amica che qui \u00e8 nata e vissuta e mi ha descritto la sua infanzia felice, a contatto con i colori, i profumi e i sapori della natura.<\/p>\n<p>Venire quass\u00f9 \u00e8 sempre una emozione; anche a me, che non ci sono nato, pare quasi che ricordi qualche cosa, qualche brandello dell&#8217;infanzia, qualche luogo dello spirito semi-addormentato, ma pronto a risvegliarsi non appena lo sguardo cade su queste case di pietra cariche di anni; su questi tetti di ardesia; su questa chiesa settecentesca al centro della piazza, dalle pareti color rosso mattone; su questi fienili che sporgono dal corpo centrale degli edifici, sostenuti da rustiche impalcature di legno che permettono di guadagnare spazio al primo piano.<\/p>\n<p>Ogni portone, ogni cortile, ogni finestrella, ogni trave, sembrano avere una storia antica da raccontare, parlano un linguaggio che non tutti comprendono, certo non quelli che passano di fretta e pensano solo al vestito firmato e alla posta elettronica; che si rivela solo a chi sa ascoltare, sa vedere, sa aspettare che si riveli il mistero delle piccole cose &#8212; che poi sono piccole solo in apparenza, perch\u00e9 in realt\u00e0 sono grandi, vere, essenziali.<\/p>\n<p>Venire qui \u00e8 come fare quattro passi fuori del tempo: nessuno che ti suona il clacson se non ti sbrighi ad attraversare la strada, nessuno che s&#8217;impazientisce perch\u00e9 deve fare la fila davanti a uno sportello; qui ciascuno conta per quello che \u00e8, per quello che sa e per quello che vale. Non che le differenze sociali non esistano, per\u00f2 non sono esasperate come in citt\u00e0: le case attestano un livello di vita modesto, ma dignitoso e, suppergi\u00f9, uguale per tutti; e cos\u00ec le persone che si vedono in giro: i loro vestiti, il loro modo di fare non tradiscono quegli scarti di ricchezza che sono cos\u00ec stridenti e cos\u00ec tristemente tipici della societ\u00e0 moderna.<\/p>\n<p>Ho sempre osservato che anche la mia amica veste in maniera sobria, ma con molto buon gusto; non \u00e8 un tipo che passi le ore a prepararsi davanti allo specchio, eppure fa sempre la sua figura, perch\u00e9 possiede l&#8217;eleganza innata, quella dell&#8217;anima, che non si pu\u00f2 acquistare nel negozio, per quanto si possa avere il portafogli bello gonfio. Ed \u00e8 una persona che riflette prima di parlare, come \u00e8 tipico dei montanari: mi ricorda quelli del mio Friuli; ritrovo nel suo sorriso bonario, dove pare indugi appena una lieve ironia, lo stesso che ho visto, da bambino, in tante donne della Carnia, prima del terremoto che ha cambiato ogni cosa, e che porto sempre nel cuore come una dolce nostalgia. Donne che procedevano con il fazzoletto in testa, le calze nere e una enorme gerla di fieno sulle spalle, da lasciare a bocca aperta per la loro forza e agilit\u00e0.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la gente che mi piace, questi sono i luoghi che amo: gente di poche parole, ma sensibile; e luoghi che hanno ancora un&#8217;anima, che la conservano nonostante tutto, anche quando il mondo intero, intorno ad essi, sembra ormai sul punto di smarrirla. Un luogo ha un&#8217;anima quando rimane fedele alle proprie radici, pur attraverso il cambiamento: ma bisogna che il cambiamento sia graduale, che sia intelligente e che non nasca dal capriccio di qualche architetto o di qualche ambizioso urbanista, n\u00e9 dall&#8217;esclusivo interesse di qualche banca o di qualche societ\u00e0 autostradale, ma che sorga dai bisogni veri e dal lavoro onesto delle persone che ci vivono.<\/p>\n<p>Anche qui si vedono girare per la strada degli immigrati; abitano le case pi\u00f9 vecchie e malandate, ed \u00e8 meglio che qualcuno le abbia prese in affitto, impedendo che vadano in rovina. Sono pochi, del resto: fabbriche, qui vicino, non ce ne sono: questa \u00e8 una immigrazione ragionevole, contenuta, che non altera gli equilibri sociali e non crea disagio, anche se ci vorr\u00e0 chiss\u00e0 quanto tempo perch\u00e9 dia luogo a una vera assimilazione. Per\u00f2 \u00e8 una cosa accettabile, che si mantiene entro dimensioni modeste; non \u00e8 tale da snaturare la fisionomia del paese, come accade in tante altre realt\u00e0, o da creare situazioni d&#8217;intolleranza e di conflitto.<\/p>\n<p>Del resto la gente, quass\u00f9, \u00e8 figlia o nipote di emigranti e perci\u00f2 ricorda la povert\u00e0 di tre o quattro generazioni fa, quando le case non avevano i servizi igienici n\u00e9 l&#8217;acqua corrente, n\u00e9 la luce elettrica; quando, per bere, bisognava scendere in strada e attingere alla fontana, che serviva per gli uomini e anche per le bestie; quando le strade erano tutte in terra battuta e, per andare a scuola, bisognava fare molti chilometri a piedi, col caldo e il freddo, con il sole e la pioggia.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 anche una strada del vecchio centro storico che porta il nome di &quot;Via Belgio&quot;: un ricordo degli emigranti, dei minatori che andavano a buscarsi la pagnotta facendo il mestiere pi\u00f9 duro del mondo e poi tornavano in paese con la silicosi, ma anche con quei quattro soldi per metter su casa e preparare un futuro migliore per i loro figli. E viene in mente la tragedia di Marcinelle, quando l&#8217;Italia era uscita sconfitta e disastrata dalla seconda guerra mondiale e non c&#8217;era altro modo di procurarsi il pane che andare lass\u00f9, nel Belgio, a tuffarsi sotto terra e scavare carbone, riempiendosi i polmoni della sua polvere micidiale e contraendo una tosse cronica sempre pi\u00f9 forte, dalla quale non esisteva guarigione possibile&#8230;<\/p>\n<p>Allontano questi pensieri mentre mi aggiro per i vicoli, ammiro i balconi fioriti, annuso il profumo dei ciocchi ammassati nelle legnaie; nonostante la passata povert\u00e0, nonostante il suo isolamento, non \u00e8 un paese malinconico, possiede anzi una sua gaiezza, una sua segreta voglia di vivere che traspare appena da qualche sguardo, da qualche gesto, da qualche parola. Perch\u00e9 questa \u00e9 gente taciturna e poco espansiva, completamente diversa da quella, chiacchierona e un po&#8217; pettegola, che vive nei paesi di pianura; questa \u00e9 gente abituata a misurare i silenzi, al grande silenzio dell&#8217;inverno, al silenzio delle albe e dei tramonti, quando il cielo si tinge di rosa e di violetto e par di essere alla fine del mondo, nell&#8217;ultimo avamposto prima del grande nulla.<\/p>\n<p>Chi ama veramente la natura, sa che essa \u00e8 grande e maestosa e che davanti a lei bisogna imparare a farsi piccoli, ad accogliere i suoi ritmi, ad accettare i suoi silenzi oltre che a riconoscere le sue voci: quella dei fringuelli e dei pettirossi, quella del vento che stormisce nel bosco di faggi, quella della neve che si scioglie a primavera e corre via in tanti rivoletti argentini. Chi la ama, ama anche un paese come questo, cos\u00ec piccolo nell&#8217;abbraccio dei monti circostanti; cos\u00ec delicato, come un fiore in cima allo stelo; cos\u00ec messo a dura prova dal vento che lo attraversa e dall&#8217;ombra che scende precoce ogni giorno, inghiottendolo silenziosamente, mentre gi\u00f9, a valle, appena un chilometro pi\u00f9 in basso, splende ancora la luce chiara del pomeriggio e par di essere avanti d&#8217;una stagione intera: come se fosse primavera, quando qui \u00e8 ancora inverno; come se fosse estate, quando qui \u00e8 soltanto primavera.<\/p>\n<p>Ma come si pu\u00f2 non voler bene ad un posto cos\u00ec ordinario da essere straordinario; cos\u00ec dignitoso da essere se stesso, e non uno dei tanti coriandoli impazziti di quella cosa chiamata &quot;globalizzazione&quot;, ove si mangiano ovunque gli hamburger di McDonald&#8217;s e si mastica ovunque chewing-gum; ove tutti vanno a vedere l&#8217;ultimo film di Hollywood e i ragazzi e le ragazze cercano disperatamente di assomigliare all&#8217;ultimo divo o all&#8217;ultima diva del cinema; e ove tutti prendono d&#8217;assalto i centri commerciali alla domenica, passandoci dentro magari l&#8217;intera giornata, perch\u00e9 negli altri giorni non trovano il tempo di fare la spesa?<\/p>\n<p>Come si pu\u00f2 non amare un paesetto accucciato ai piedi delle montagne, come T&#8230;; dove il tempo improvvisamente procede con un ritmo pi\u00f9 lento e dove non sono le mode, ma la natura a dettare i ritmi delle ore e delle stagioni?<\/p>\n<p>Cara amica, non sai quanto sei fortunata a vivere quass\u00f9; anzi, so che lo sai, ma qualche volta anche tu &#8211; ed \u00e8 comprensibile -, ti fai prendere dalla stanchezza e dal senso di soffocamento. Ebbene, in quei momenti dovresti pensare, anche solo per un attimo, a come scorre la vita nelle citt\u00e0 della pianura; a come si vive in quegli scatoloni di cemento armato che sembrano immensi sarcofaghi; e dove i bambini, per vedere una pecora o una mucca che d\u00e0 il latte, devono andare al cinema o su Internet; e il raffreddore da fieno non ce l&#8217;hanno di sicuro, perch\u00e9 il fieno non l&#8217;hanno mai visto e non sanno nemmeno che odore abbia.<\/p>\n<p>Ah, il profumo del fieno&#8230; quali parole riuscirebbero a descriverlo?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;Italia, Paese incredibile; autentico Paese delle meraviglie, che solo l&#8217;abitudine e l&#8217;ottundimento consumistico ci porta a guardare con occhio distratto e quasi annoiato: mentre da ogni<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-28194","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28194","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28194"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28194\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28194"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28194"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28194"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}