{"id":28190,"date":"2009-05-12T06:00:00","date_gmt":"2009-05-12T06:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/05\/12\/una-pagina-al-giorno-londa-dellincrociatore-di-p-a-quarantotti-gambini\/"},"modified":"2009-05-12T06:00:00","modified_gmt":"2009-05-12T06:00:00","slug":"una-pagina-al-giorno-londa-dellincrociatore-di-p-a-quarantotti-gambini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/05\/12\/una-pagina-al-giorno-londa-dellincrociatore-di-p-a-quarantotti-gambini\/","title":{"rendered":"Una pagina al giorno: L\u2019onda dell\u2019incrociatore, di P. A. Quarantotti Gambini"},"content":{"rendered":"<p>Dal romanzo di Pier Antonio Quarantotti Gambini, \u00abL&#8217;onda dell&#8217;incrociatore\u00bb (Torino, Einaudi, 1947; Milano, Arnoldo Mondatori Editore, 1966, pp. 251-61):<\/p>\n<p>\u00abEneo se n&#8217;era andato, la sera calava, e l&#8217;alpino era sempre l\u00e0.<\/p>\n<p>Pareva, ormai, deciso a restare sulla maona. Ario e Berto, che seguivano ogni suo movimento con impazienza crescente, anzi quasi con ira, lo videro a un certo punto levarsi addirittura le scarpe. Seduto sul bordo, una gamba penzoloni sull&#8217;acqua e l&#8217;altra tirata su, stava pulendosi i piedi con le dita, adagio e attento.<\/p>\n<p>E intanto il tempo correva: tra poco Lidia ed Eneo &#8211; che a quell&#8217;ora dovevano gi\u00e0 essere assieme &#8212; si sarebbero avvicinati alla maona. Vedendo a bordo quello sconosciuto, che potevano fare? Avrebbero rinunciato, per quella sera, o si sarebbero diretti altrove: e cos\u00ec, addio scherzo.<\/p>\n<p>Ad Ario e Berto pareva d&#8217;impazzire dalla rabbia; e si sentivano anche avviliti, con un&#8217;improvvisa impressione di inutilit\u00e0.<\/p>\n<p>Ario tuttavia, a momenti &#8211; ed erano gli stessi in cui pi\u00f9 gli cresceva l&#8217;impazienza -, non cessava di sperare. &quot;Ha mangiato, ha bevuto, presto avr\u00e0 finito quella sua sporca pulizia: speriamo che se ne vada.&quot;<\/p>\n<p>&quot;Eccoli!&quot; grid\u00f2 a un tratto Berto, e indic\u00f2 sulla riva, dietro le alberature dei trabaccoli sulle quali s&#8217;erano gi\u00e0 spenti gli ultimi riflessi del sole, Lidia ed Eneo. Camminavano un po&#8217; discosti, con indifferenza, come se non avessero nulla da dirsi. E ogni tanto li nascondeva, sinch\u00e9 non riapparivano dall&#8217;altra parte, uno dei vagoni rimasti l\u00ec dal mattino.<\/p>\n<p>Ario e Berto li seguivano con gli occhi di passo in passo, e avevano un&#8217;unica speranza, ormai: che procedessero adagio, che tardassero, in modo da dar tempo all&#8217;alpino di andarsene.<\/p>\n<p>Guardavano un po&#8217; loro due, mentre continuavano ad avanzarsi, discosti, come annoiati, e un po&#8217;0 sulla maona; ed ecco, ebbero un grido:<\/p>\n<p>&quot;\u00c8 andato via!&quot;<\/p>\n<p>La maona era deserta, come prima. Mentre guardavano Eneo e Lidia, l&#8217;alpino doveva essere finalmente sbarcato. Lo cercarono con gli occhi sulla riva, e cedettero di riconoscerlo in una figura che si allontanava dalla parete della stazione e che scomparve dietro alcuni vagoni.<\/p>\n<p>&quot;Non perdiamo tempo. Sbrigati,&quot; grid\u00f2 Berto. &quot;Monta in ca\u00edcio. Io rimango quass\u00f9, e sto all&#8217;erta come stamattina.&quot;<\/p>\n<p>Proprio in quel momento, mentre Eneo proseguiva solo sin oltre i rimorchiatori, come se si fossero lasciati, Lidia era giunta davanti alla maona. Nell&#8217;aria gi\u00e0 incerta, distinsero il suo vestito azzurro oscillare sulla passerella. Due passi (e s&#8217;intravvide il bianco delle scarpette): era sulla maona; scomparve.<\/p>\n<p>Ario stava gi\u00e0 scendendo.<\/p>\n<p>&quot;Hai tutto?&quot; gli grid\u00f2 dietro Berto. &quot;Aspetta, ti do la tenaglia per togliere i tappi!&quot; e lo raggiunse.<\/p>\n<p>Entrarono assieme nella rimessa. Misero sossopra la cassa degli ordigni; ma, come accade quando si ha fretta, non riuscirono a trovare la tenaglia.<\/p>\n<p>&quot;Maledizione!&quot; esclam\u00f2 Berto. &quot;Perch\u00e9 non me l&#8217;hai&#8230; Bisognava cercare prima.&quot;<\/p>\n<p>La trovarono finalmente, quando gi\u00e0 disperavano. Era l\u00ec a terra, fuori della cassetta.<\/p>\n<p>Dal ca\u00edcio , mentre si allontanava dalle canottiere, Ario vide Berto riapparire in cima al terrazzo della &quot;Virtus&quot;, sotto l&#8217;asta della bandiera, e fargli grandi cenni perch\u00e9 vogasse forte.<\/p>\n<p>Cerc\u00f2 d&#8217;affrettarsi, e si volgeva di tanto in tanto a misurare sull&#8217;acqua la distanza che ancora lo separava dalla maona.<\/p>\n<p>&quot;Anche Eneo sar\u00e0 in cabina, e da un pezzo&quot; pensava guardando ai propri piedi la tenaglia che gli aveva fatto perdere tutto quel tempo. &quot;Forse in questo momento stanno gi\u00e0&#8230;&quot;<\/p>\n<p>Rallent\u00f2, sebbene Berto continuasse a esortarlo agitando le braccia. Non poteva vogare con forza.<\/p>\n<p>Gli era riapparsa Lidia, come l&#8217;aveva vista varcare, in quel vestitino azzurro che si confondeva con l&#8217;aria della sera, la passerella della maona: rapida, risoluta. Le braccia gli si allentarono; sent\u00ec un&#8217;angoscia, e uno stordimento, assieme a un vuoto allo stomaco; immergeva e ritraeva i remi, quasi senza vogare.<\/p>\n<p>Lidia. L&#8217;aveva veduta, coi suoi stessi occhi, salire a bordo, scendere nella cabina degli ormeggi, muovendo senza esitazioni le belle gambe brune (gli riappariva ancora, nell&#8217;aria della sera, il bianco delle sue scarpette sul nero della maona). Tutto ci\u00f2 era di una crudezza da fargli perdere il capo, da togliergli ogni forza. Sentiva, dopo aver tanto fantasticato syui racconti di Berto ora credendoci e ora no, la suggestione semplice e terribile delle cose vere.<\/p>\n<p>Era vero, senza scampo. Non poteva pi\u00f9 dubitarne.<\/p>\n<p>Pens\u00f2, con un empito vorticoso di amarezza, a Eneo, a quel maledetto irresponsabile che l&#8217;aveva fatta precipitare, e avrebbe voluto fargliela pagar, vendicarsi, fargli non sapeva neanche lui che cosa. Poi cap\u00ec che nessuno aveva umiliato e reso ridicolo Eneo, a sua insaputa, pi\u00f9 di Lidia stessa. &quot;Gli ha fatti le corna &#8211; pens\u00f2 &#8211; e come!&quot;. Gli pareva, ora, tanto quell&#8217;immagine lo inquietava, di essere stato lui, e non il cugino Berto, a vederla mentre saliva in camera accesa in viso e ridendo col sottufficiale di marina. &quot;Eneo credeva di poter fare il gallo a Roma, a Capri, o dov&#8217;era; e lei frattanto lo faceva becco, si lasciava alzare la gonna dai maschi che le piacciono.&quot;<\/p>\n<p>Nulla poteva colpire Eneo pi\u00f9 nel vivo. Ella aveva dato ad altri (e forse anche a qualche canottiere della &quot;Virtus&quot; e pesino alla guardia di finanza) la cosa alla quale egli ci teneva di pi\u00f9. (Che poteva importargli, in confronto, delle signore che gli regalavano quattrini e di sua madre che tentava anche lei di legarlo coi soldi?). Lidia aveva dato oggi all&#8217;uno e domani all&#8217;altro, per divertirsi, il proprio corpo.<\/p>\n<p>Risollevando il capo verso la &quot;Virus&quot;, vide Berto, sotto la bandiera che in quel momento aveva ripreso a sventolare nel crepuscolo, rizzare il mento e fargli dei cenni interrogativi, come per dirgli: &quot;Che c&#8217;\u00e8? Perch\u00e9 ti fermi?&quot;.<\/p>\n<p>Un alito freddo trascorreva l&#8217;acqua, e s&#8217;ud\u00ec qua e l\u00e0 sugli alberi qualche schiocco: le poche bandiere non ancora ammainate ebbero alcuni sussulti, pesanti, come di stoffa bagnata, e poi ricaddero.<\/p>\n<p>Quasi nudo sull&#8217;acqua, Ario sent\u00ec un brivido, e si scosse. Torn\u00f2 a stringere i remi con forza, e si guard\u00f2 in giro, respirando a fondo. Si allargava tutt&#8217;intorno la sera del mandracchio, ariosa e insieme densa, che sapeva di salso, di catrame, di sardelle e dei fuochi accesi qua e l\u00e0 sui trabaccoli.<\/p>\n<p>La sent\u00ec, mentre riprendeva a vogare con impeto verso la maona, come in un risveglio, quasi si trovasse l\u00ec per la prima volta. E ascolt\u00f2, da ogni parte, gli scricchiol\u00edi delle alberature e i cigol\u00edi degli ormeggi.<\/p>\n<p>Vogava con impeto, ma non con quel calore che lo aveva acceso nel pomeriggio pensando ai convegni di Lidia e di Eneo sulla maona. Provava adesso soltanto una fredda decisione; quasi dovesse, ormai, compiere quell&#8217;atto per una fatalit\u00e0 che pesava su di lui da tutta quell&#8217;estate &#8212; no, da anni, da sempre &#8212; e stava ora forse per traboccare, per giungere al suo estremo.<\/p>\n<p>Rabbrividiva, vogando; si sentiva freddo, tutto freddo, come quell&#8217;acqua gi\u00e0 scura delle prime ombre e corsa dagli aliti che si levano sul mare dopo il tramonto.<\/p>\n<p>Era giunto.<\/p>\n<p>Scivol\u00f2 col ca\u00edcio sotto la murata nera, che trov\u00f2 ancora tiepida di sole, specie ov&#8217;era pi\u00f9 ruvida di catrame.<\/p>\n<p>Tast\u00f2 sott&#8217;acqua immergendo la mano sino al polso. I tre tappi.<\/p>\n<p>Con l&#8217;aiuto della tenaglia, li estrasse l&#8217;uno dopo l&#8217;altro; e ud\u00ec nell&#8217;interno, dopo un primo momento di silenzio, uno scroscio che si alz\u00f2 e si espanse risuonando cupamente, e andava ancora crescendo mentre egli afferrava i remi, svelto, e si allontanava.<\/p>\n<p>Voleva raggiungere la boa, per appiattarsi l\u00ec dentro e star a vedere.<\/p>\n<p>Ma un&#8217;ondata improvvisa &#8212; di cui non seppe rendersi ragione perch\u00e9 l&#8217;aria era ferma &#8212; lo sollev\u00f2, gli torse tra le mani i remi,e lo riport\u00f2 con un solo balzo nel punto di prima, vicino alla maona.<\/p>\n<p>Vide allora una cosa che gli fece intirizzire i capelli.<\/p>\n<p>La maona cominciava gi\u00e0 a sbandare sul fianco forato, di quel tanto che bastava perch\u00e9 l&#8217;ondata, che veniva proprio da quella parte, le salisse sopra, la invadesse, la sommergesse forse in pochi attimi, e Lidia ed Eneo non apparivano ancora.<\/p>\n<p>Guardava a poppa, tutto teso, con spasimo. Niente. Il boccaporto restava chiuso, nero sul nero della coperta. &quot;Sono rimasti al buio &#8212; pens\u00f2, &#8211; e non trovano l&#8217;uscita.&quot;<\/p>\n<p>In quello stesso istante, mentre l&#8217;ondata s&#8217;abbatteva spumeggiando sul corpo sbandato massiccio e inerte della maona, varcandone il bordo e investendo il cumulo di carbone, che alz\u00f2 una specie di sfriggol\u00edo, usc\u00ec, dentro, come un ululato, e il sangue gli si gel\u00f2.<\/p>\n<p>L&#8217;onda pass\u00f2. E la maona sussultava ancora, inclinata sempre pi\u00f9, simile a un mostro ferito, quando gli apparve di udire l\u00ec dentro uno sbattere di braccia e di gambe contro le pareti, come di corpi sballottati nel buio, e torn\u00f2 a levarsi quell&#8217;ululato.<\/p>\n<p>Sussult\u00f2 anche la petroliera deserta al di l\u00e0 della maona, e rollarono e beccheggiarono come il mattino con schiaffate e scricchiolii e un oscillare pazzo di alberature tutti i trabaccoli e le barche del mandracchio, e persino, l\u00e0 in fondo, le canottiere.<\/p>\n<p>Coi capelli irti, Ario cap\u00ec. Erano gli incrociatori che uscivano dal porto. Alla prima ondata ne seguirebbe una seconda, una terza, e altre ancora, come il mattino.<\/p>\n<p>Non sper\u00f2 pi\u00f9. Guard\u00f2 un&#8217;ultima volta la maona, a poppa, ove il boccaporto restava sempre chiuso, ed ebbe non pi\u00f9 l&#8217;intuizione ma la coscienza, spietata, del disastro.<\/p>\n<p>Pure, in quei pochi momenti tra la prima e la seconda ondata &#8212; ch&#8217;ebbero in lui una durata immensa: lo spasimo gli dilatava ogni attimo &#8212; egli supplic\u00f2 che la disgrazia non avvenisse, che qualcosa d&#8217;inaspettato, d&#8217;assurdo magari, si verificasse.<\/p>\n<p>Il pensiero gli era volato d&#8217;istinto a suo padre, a quell&#8217;oscuro padre lontano, e lo invoc\u00f2 con tutta l&#8217;anima. &quot;Fa&#8217; tu che Lidia sia salva!&quot; gli gridava come s&#8217;egli oltre lo spazio vedesse e potesse tutto. &quot;Salvali!&quot; url\u00f2 ancora, sentendo l&#8217;onda avvicinarsi.<\/p>\n<p>Negli ultimi istanti, prima che il ca\u00edcio fosse sollevato e sbattuto. Lo incalz\u00f2 un pensiero: &quot;Pap\u00e0 &#8211; pens\u00f2 &#8211; perch\u00e9 non sono venuto da te sinch\u00e9 ero in tempo? Dovevo partire, partire, anche se non avevo l&#8217;et\u00e0 giusta; potevo scappare. Ora \u00e8 troppo tardi.&quot;<\/p>\n<p>Le cose che avrebbe voluto fuggire &#8211; il pontone, e le angosce dell&#8217;infanzia e di quell&#8217;estate &#8211; lo avrebbero seguito dovunque. Era inutile ormai andar via: le avrebbe portate in s\u00e9 tutta la vita, assieme al ricordo di Lidia e di Eneo annegati per colpa sua.<\/p>\n<p>Venne l&#8217;onda, pi\u00f9 violenta della prima, e gli sfuggirono i remi.<\/p>\n<p>Si trov\u00f2 in alto, e vide &#8212; nella luce della Lanterna che s&#8217;accese in quell&#8217;istante &#8212; la maona scendere in un avvallamento.<\/p>\n<p>Poi ricadde, e la ebbe dinanzi a s\u00e9, incombente nel buio, per pochi attimi, mentre l&#8217;acqua le spumeggiava intorno da ogni parete.<\/p>\n<p>Risollevandosi infine col ca\u00edcio, la vide sbandata sino all&#8217;estremo limite, con l&#8217;acqua nerastra e gonfia, chiazzata qua e l\u00e0 di petrolio, sul punto di superarne il bordo e di sommergere la coperta: si mantenne cos\u00ec immobile, come se quell&#8217;equilibrio potesse miracolosamente durare, per pochi istanti, mentre il faro di nuovo la illuminava. E il boccaporto a poppa restava chiuso, sebbene sui udissero, dentro, dei colpi ripetuti e furiosi.<\/p>\n<p>&quot;Lidia! Lidia!&quot; fu per gridare, ma non aveva pi\u00f9 voce. Avrebbe voluto buttarsi a nuoto, raggiungere la maona, spalancare il boccaporto, trarla in salvo; ma era come paralizzato, con le gambe inerti.<\/p>\n<p>Che cos&#8217;era, e che importava, adesso, tutto ci\u00f2 che Berto gli aveva raccontato negli ultimi tempi di Lidia, tutto ci\u00f2 che lo aveva sconvolto tanto? Nulla. Poco pi\u00f9 che giochi da bambina, in confronto della cosa fredda e terribile che le stava ora dinanzi: la morte.<\/p>\n<p>Tutto si poteva cancellare, dimenticare; tutto (anche ci\u00f2 ch&#8217;era venuto a sapere di Lidia poche ore prima) era come niente, come se non fosse stato, come se lo avesse soltanto immaginato.<\/p>\n<p>In quel momento, silenziosamente, l&#8217;acqua varc\u00f2 di pochi centimetri il bordo, si arrest\u00f2; fece un altro piccolo balzo, torn\u00f2 ad arrestarsi, poi, pianamente, senza un sussulto, tutta la maona si mosse e scivol\u00f2 sott&#8217;acqua.<\/p>\n<p>Rimase soltanto un gorgo, sul quale egli venne trascinato col ca\u00edcio; e, orrendo, di sotto, un rumore di risucchio. Ud\u00ec anche uno scroscio, irrompente: &quot;Il boccaporto s&#8217;\u00e8 aperto: l&#8217;acqua precipita nella cabina.&quot;<\/p>\n<p>Non percep\u00ec, non cap\u00ec pi\u00f9 nulla; soltanto questo sapeva: che avrebbe voluto non andar via ormai, ma sparire, annullarsi, non esistere pi\u00f9.<\/p>\n<p>Risuon\u00f2 in quella, dall&#8217;una all&#8217;altra parte del mandracchio, un urlo di donna, pazzo:<\/p>\n<p>&quot;Eneooo! Eneooo!&quot;<\/p>\n<p>Desider\u00f2, per l&#8217;onta, di essere lui sott&#8217;acqua, pi\u00f9 in fondo della maona, mille metri pi\u00f9 in fondo.<\/p>\n<p>&quot;la mamma&quot;, pens\u00f2, e la distinse un attimo nel chiarore della Lanterna, ritta sulla zattera davanti al pontone, mentre continuava a urlare.<\/p>\n<p>Tutto il mandracchio la udiva. Avrebbe dato la vita pur di farla tacere.<\/p>\n<p>Cerc\u00f2 con gli occhi anche Berto, sul terrazzo della &quot;Virtus&quot;.<\/p>\n<p>Non c&#8217;era pi\u00f9.<\/p>\n<p>&quot;\u00c8 scappato &#8211; pens\u00f2, &#8211; \u00e8 fuggito.&quot;<\/p>\n<p>E si sent\u00ec solo con la sua colpa, com&#8217;era solo l\u00ec nel ca\u00edcio.<\/p>\n<p>A un certo punto, mentre da ogni parte si levavano voci e sui trabaccoli s&#8217;agitavano figure davanti ai fuochi e sulla riva qualcuno correva, sua madre non url\u00f2 pi\u00f9. Guardava, anzich\u00e9 nel tratto di mare lasciato vuoto dalla maona, pi\u00f9 in l\u00e0, verso i rimorchiatori.<\/p>\n<p>Nello stesso istante, da quella parte, giunsero ad Ario alcune voci.<\/p>\n<p>Si volse a guardare verso il &quot;Titanus&quot;, che grandeggiava accanto ai due rimorchiatori pi\u00f9 piccoli, e vide, nel riquadro illuminato del boccaporto di prua, una figura atletica.<\/p>\n<p>Era lui, Eneo; e dietro di lui &#8212; riusc\u00ec a scorgerla &#8212; Lidia. Si affacciavano a guardare verso la sacchetta.<\/p>\n<p>La prima, assurda impressione che prov\u00f2 fu che suo padre, di lontano, attraverso lo spazio, gli fosse venuto in aiuto e li avesse salvati. E si sent\u00ec un istante palpitare il cuore.<\/p>\n<p>Mentre il ca\u00edcio sobbalzava sulle ultime ondate, scorse, vicino, un cappello che galleggiava con la cuba all&#8217;ingi\u00f9.<\/p>\n<p>&quot;L&#8217;alpino!&quot; pens\u00f2, e gli sembr\u00f2 di rivederlo seduto sul bordo con la bisaccia al fianco e il fiasco in mano. &quot;Era dunque lui, dentro. Non era andato via come credevamo. Lidia, salendo sulla maona, si dev&#8217;essere accorta che nella cabina c&#8217;era qualcuno, ed \u00e8 subito uscita per andare con Eneo sul rimorchiatore. Era dunque lui, al buio&quot;.<\/p>\n<p>Ebbe un brivido, riudendo quell&#8217;ululato. &quot;Sono un assassino lo stesso&quot;, pens\u00f2. &quot;Un assassino.&quot; E afferr\u00f2 i remi per lasciare subito quel posto.<\/p>\n<p>Il cappello, urtato dal ca\u00edcio, si riemp\u00ec d&#8217;acqua con un piccolo gorgoglio. Poi rapidamente affond\u00f2.\u00bb<\/p>\n<p>Un dramma dell&#8217;adolescenza, dunque.<\/p>\n<p>Un&#8217;estate in cui tre amici &#8211; Ario, Berto e Lidia &#8211; scoprono che, di colpo, tutto \u00e8 cambiato fra loro. Lidia \u00e8 diventata una ragazza, non \u00e8 pi\u00f9 una bambina; trascura i due vecchi compagni di giochi e diventa una delle numerose amanti di Eneo, bellimbusto di provincia, tanto fascinoso quanto vuoto e vile.<\/p>\n<p>Perfino la mamma di Ario &#8211; il cui marito \u00e8 lontano, chiss\u00e0 dove &#8211; stravede per Eneo e gli corre dietro, senza dignit\u00e0, senza pudore; e suo figlio se ne vergogna terribilmente.<\/p>\n<p>Un giorno, quando suo cugino Berto gli d\u00e0 le prove della \u00abinfedelt\u00e0\u00bb di Lidia con Eneo, Ario decide di vendicarsi con una beffa atroce: togliere i tappi sul fondo della maona ove i due amanti si sono appartati, costringendoli cos\u00ec a scappare in gran fretta, sotto gli occhi di tutti.<\/p>\n<p>Ma sulla maona, per un puro caso, non ci sono Lidia ed Eneo, bens\u00ec uno sconosciuto, un alpino capitato l\u00ec per partecipare ad un raduno del suo corpo; e sar\u00e0 lui a finire intrappolato nella cabina, mentre la maona affonda, travolta dalle ondate sollevate dagli incrociatori in movimento per le esercitazioni militari.<\/p>\n<p>Ario, che voleva solo dare una lezione a Eneo e vendicarsi, in qualche modo, di Lidia, \u00e8 gelato dall&#8217;orrore di ci\u00f2 che ha fatto; n\u00e9 il suo atroce senso di colpa diminuisce, allorch\u00e9 si rende conto che la vittima involontaria della sua azione \u00e8 un perfetto sconosciuto. Ha compiuto un omicidio, e sia pure senza volerlo; non potr\u00e0 mai pi\u00f9 dimenticare quella sera, nel porto di Trieste: la sua vita ne rester\u00e0 segnata per sempre.<\/p>\n<p>Come in altre sue opere, e specialmente ne \u00abLa calda vita\u00bb (1958), Pier Antonio Quarantotti Gambini, in questo romanzo \u00abL&#8217;onda dell&#8217;incrociatore\u00bb (1947) &#8211; di cui abbiamo riportato il capitolo conclusivo &#8211; si dimostra un attento e sensibili esploratore dei meandri della psicologia adolescenziale, con i suoi turbamenti e soprassalti, con le sue paure e insicurezze, con le sue ardenti attese e le sue precoci, crudeli delusioni.<\/p>\n<p>Nella luce abbagliante di una Trieste colta nella vita popolare e, per certi aspetti, sordida, del mandracchio, una sottile striscia di terraferma che si protende sul mare, irto di piccole imbarcazioni, chiatte, rimorchiatori, e popolato da una umanit\u00e0 di diseredati che ricorda quella di poesie come \u00abCitt\u00e0 vecchia\u00bb di Umberto Saba, l&#8217;Autore riesce ad evocare con arte sobria e tuttavia efficace la sottile sensualit\u00e0 che s&#8217;impadronisce di questi ragazzi non ancora uomini e non pi\u00f9 bambini, i loro trasalimenti e le loro angosce, nel solco della migliore tradizione mitteleuropea, da Svevo a Musil, da Roth a Thomas Mann.<\/p>\n<p>Anche questa, in fondo, come quella narrata ne \u00abLa morte a Venezia\u00bb dal grande scrittore tedesco, \u00e8 una storia di amore e morte, ove l&#8217;iniziazione di un adolescente alla vita adulta assume le forme allucinanti e drammatiche di un rito crudele e incomprensibile, che spezza i sogni giovanili prima ancora ch&#8217;essi abbiano potuto materializzarsi nella foschia dell&#8217;incerto orizzonte.<\/p>\n<p>E anche la scoperta del sesso, delle prime pulsioni ancora quasi inconsapevoli, si mescola e si brucia a contatto con il dramma di una morte assurda, causata da una vendetta insensata; per cui tutto il fascino di quella rivelazione si disperde e rimane irrimediabilmente sfregiato dal trauma che vi si accompagna, trauma che rivela le pulsioni oscure dell&#8217;anima.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 \u00e8 difficile negare che, se Ario non desiderava, razionalmente, la morte di nessuno, pure, in qualche meandro del suo io, si era destato un impulso violento, potenzialmente omicida; e, se \u00e8 vero che non aveva realmente desiderato la morte di Eneo, e meno ancora di Lidia, \u00e8 altrettanto vero che avrebbe voluto infliggere loro una sorta di morte simbolica, una esclusione sociale, esponendoli alla curiosit\u00e0 malevola e al disprezzo di tutti gli abitanti del mandracchio.<\/p>\n<p>Ecco, allora, che la morte di quel disgraziato alpino, capitato in citt\u00e0 forse per salutare un suo figliolo, e venuto gi\u00f9 dai suoi monti ignaro di andare incontro alla propria fine, non pu\u00f2 dirsi realmente casuale; egli \u00e8 stato, piuttosto, la vittima espiatoria di un groviglio di tensioni, paure e delusioni che sono scaturite da quell&#8217;ultima estate del piccolo gruppo di adolescenti, allorch\u00e9 la maturazione sessuale di Lidia ha spezzato per sempre la loro collaudata intesa.<\/p>\n<p>Qui l&#8217;Autore rivela il suo debito &#8211; come tutti gli scrittori triestini moderni, del resto, a cominciare dal suo amico Umberto Saba &#8211; con la psicanalisi; ed \u00e8, a nostro avviso, la dimensione meno felice del romanzo, troppo legata alle discutibili teorie freudiane sull&#8217;incesto e sulla libido infantile.<\/p>\n<p>Quella pi\u00f9 felice, invece, risiede nella notevole capacit\u00e0 di Quarantotti Gambini di evocare stati d&#8217;animo e paesaggi, gli uni e gli altri incerti come la linea della battigia, ove le onde del mare vanno a morire sull&#8217;umida sabbia: linea anfibia e misteriosa, che non \u00e8 pi\u00f9 terra e non \u00e8 ancora mare; e che, come tutte le regioni di confine, \u00e8 suscettibile di svelare le pi\u00f9 inaspettate sorprese, prima fra tutte la rivelazione dell&#8217;io a se medesimo.<\/p>\n<p>Nato a Pisino d&#8217;Istria, non lungi da Pola, nel 1910, e morto a Venezia nel 1965, Pier Antonio Quarantotti Gambini \u00e8 uno dei pi\u00f9 \u00abmitteleuropei\u00bb scrittori italiani.<\/p>\n<p>Laureato in legge a Milano, giornalista, collaboratore della famosa rivista fiorentina \u00abSolaria\u00bb, ha esordito nel 1932 con una raccolta di racconti, \u00abI nostri simili\u00bb, seguita dal romanzo \u00abLa rosa rossa\u00bb, del 1937.<\/p>\n<p>A queste prime prove ha fatto seguito il racconto lungo \u00abLe trincee\u00bb (1942), poi confluito nel ciclo \u00abGli anni ciechi\u00bb (1955), cui appartengono \u00abAmor militare\u00bb, \u00abL&#8217;imperatore nemico\u00bb e \u00abIl cavallo Tripoli\u00bb.<\/p>\n<p>Poi \u00e8 stata la volta dei due romanzi maggiori, \u00abL&#8217;onda dell&#8217;incrociatore\u00bb (1947), di cui gi\u00e0 si \u00e8 detto, e \u00abLa calda vita\u00bb (1958), che riprende il tema centrale della difficile iniziazione dell&#8217;adolescenza all&#8217;et\u00e0 adulta, fra ombre e inquietudini; ma la proietta su un vasto sfondo storico che vorrebbe descrivere la parabola della borghesia triestina fra le due guerre mondiali.<\/p>\n<p>Postumi sono stati pubblicati \u00abLe redini bianche\u00bb (1967) e \u00abLa corsa di Falco\u00bb (1969).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal romanzo di Pier Antonio Quarantotti Gambini, \u00abL&#8217;onda dell&#8217;incrociatore\u00bb (Torino, Einaudi, 1947; Milano, Arnoldo Mondatori Editore, 1966, pp. 251-61): \u00abEneo se n&#8217;era andato, la sera calava,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[13,25],"tags":[92],"class_list":["post-28190","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-una-pagina-al-giorno","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28190","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28190"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28190\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28190"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28190"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28190"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}