{"id":28184,"date":"2019-10-04T01:05:00","date_gmt":"2019-10-04T01:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/10\/04\/quanti-ebrei-perirono-nei-lager-per-le-bombe-alleate\/"},"modified":"2019-10-04T01:05:00","modified_gmt":"2019-10-04T01:05:00","slug":"quanti-ebrei-perirono-nei-lager-per-le-bombe-alleate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/10\/04\/quanti-ebrei-perirono-nei-lager-per-le-bombe-alleate\/","title":{"rendered":"Quanti ebrei perirono nei lager per le bombe alleate?"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;argomento \u00e8 scottante, sgradevole e politicamente scorrettissimo. Si tratta di questo: nelle statistiche relative alle vittime del nazismo che perirono nei campi di concentramento, si mettono nel conto tutte le persone che vi entrarono e non ne uscirono vive: ma \u00e8 corretto questo modo di fare i conti? Siamo dolenti di dover parlare di quegli uomini e di quelle donne come se si trattasse di una qualunque contabilit\u00e0 aritmetica, ma non \u00e8 colpa nostra; del resto, si fa cos\u00ec per le vittime di qualsiasi guerra, di qualsiasi catastrofe, di qualsiasi calamit\u00e0 naturale: si contano i morti, e pare che si tratti solo di numeri, mentre si tratta di esseri umani in carne e ossa, le cui vite vennero bruscamente spezzate da eventi drammatici. Dunque, dicevamo dei campi di concentramento in cui vennero rinchiusi i nemici del Terzo Reich, o quelli che erano considerati tali, anche solo potenzialmente, nonch\u00e9 soggetti la cui libert\u00e0 di movimenti era considerata incompatibile con il &quot;nuovo ordine&quot; che il nazismo voleva instaurare in Germania e in Europa: oppositori politici, ebrei, zingari, delinquenti comuni e omosessuali. Non \u00e8 corretto addebitare al Terzo Reich la morte di tutte le persone che effettivamente perirono nei <em>lager<\/em> perch\u00e9, durante la guerra, gli Alleati effettuarono numerosi bombardamenti su di essi, con bombe incendiarie e dirompenti che provocarono un alto numero di vittime. Anche volendo sottrarre a questo conto i detenuti che perirono all&#8217;esterno dei <em>lager<\/em>, mentre erano impegnati in lavori di sgombero delle macerie e di ripristino della viabilit\u00e0 stradale e ferroviaria, e limitandosi esclusivamente a quelli che trovarono la morte all&#8217;interno delle strutture detentive, resta il fatto che il loro numero \u00e8 alto, anche se non \u00e8 mai stato stabilito con esattezza, per la semplice ragione che nessuno se ne \u00e8 mai assunto l&#8217;onere. Cos\u00ec pure &#8212; ma questo \u00e8 un alto discorso &#8211; si addebita alla volont\u00e0 di sterminio dei nazisti la cifra di quanti morirono a causa delle malattie infettive, della denutrizione e dello sfinimento: mentre \u00e8 evidente che qui ci si muove su un terreno ambiguo, perch\u00e9, se \u00e8 vero che il vitto fornito ai prigionieri era scarso e scadente, e se \u00e8 altrettanto vero che le cure mediche, se pure c&#8217;erano, si limitavano al minimo indispensabile, e anche qualcosa di meno, resta il fatto che, specie negli ultimi tempi della guerra, negli ultimi mesi e nelle ultime settimane, la morsa di ferro e fuoco che stringeva la Germania da ogni lato e gli effetti devastanti dei bombardamenti aerei sulle citt\u00e0 avevano determinato una situazione alimentare e igienica a dir poco drammatica anche per la popolazione civile tedesca, e senza dubbio molti dei detenuti nei <em>lager<\/em> che perirono, negli ultimi giorni, di tifo e di fame, furono vittime della penuria di rifornimenti alimentari, della interruzione delle vie di comunicazione e della scarsit\u00e0 di medici e infermieri in Germania e nei territori occupati essendo quasi tutti impegnati sui fronti di guerra, pi\u00f9 che da una precisa volont\u00e0 di sterminio da parte dei carcerieri. Il filmato girato dalle forze armate britanniche subito dopo il loro ingresso nel campo di Bergen-Belsen, per esempio, e al cui montaggio collabor\u00f2 anche il giovane Alfred Hitchcock, che mostra al pubblico inorridito mucchi di cadaveri scheletriti nel momento in cui vengono gettati sbrigativamente nelle fosse comuni per prevenire lo scoppio di epidemie, non testimonia ci\u00f2 che parrebbe a prima vista, cio\u00e8 che i nazisti fecero morire intenzionalmente quelle persone di fame, ma soltanto che esse morirono di fame, se per una volont\u00e0 precisa dei loro carcerieri o per mancanza di rifornimenti alimentari, \u00e8 da vedere.<\/p>\n<p>Addirittura, negli anni seguenti alla Seconda guerra mondiale si \u00e8 diffuso uno strano atteggiamento da parte di alcuni autori e pubblicisti, una sorta di &quot;processo&quot; <em>post rem<\/em> alle autorit\u00e0 politiche e militari angloamericane perch\u00e9 non hanno bombardato i campi di concentramento o non abbastanza da distruggerli o renderli inutilizzabili. Secondo questa corrente di pensiero, guidata dallo scrittore ebreo americano Elie Wiesel, reduce da Auschwitz, gli Alleati sapevano quel che accadeva in quei luoghi e perci\u00f2 avrebbero dovuto usare il loro potenziale strategico e militare per fermarlo. Ora, a parte il fatto che, quanto alla durezza del trattamento e al numero delle vittime, i <em>gulag<\/em> di Stalin, principale sostegno e alleato delle democrazie occidentali nella lotta contro la Germania, non avevano nulla da invidiare ai <em>lager<\/em> nazisti, tranne i forni crematori e le camere a gas (ma le camere a gas sono un fatto controverso, e i forni crematori venivano utilizzati per bruciare i cadaveri e non, come talvolta si vuol suggerire al pubblico, per eliminare delle persone vive), pare che a questi Soloni non sia venuto in mente che un bombardamento sistematico dei campi di detenzione nazisti avrebbe comportato la morte, o comunque un altissimo numero di vittime, proprio fra coloro che vi erano rinchiusi. Secondo questa corrente di pensiero, gli Alleati sapevamo che in quei campi si stava consumando un genocidio, eppure non fecero nulla per fermarlo, in sostanza per il sovrapporsi di tre ordini di cause: l&#8217;ottusit\u00e0 burocratica dei comandi alleati, il fastidio dei militari di fronte a una richiesta proveniente da ambienti civili e stranieri, come il Congresso Mondiale Ebraico, e infine una certa dose di antisemitismo, che sarebbe stato diffuso agli alti livelli politici delle democrazie: il che \u00e8 come dire che gli Alleati sapevano e non se la presero tanto calda perch\u00e9, in fondo, non erano troppo dispiaciuti che Hitler facesse per loro il &quot;lavoro sporco&quot; di ridurre drasticamente il numero degli ebrei.<\/p>\n<p>Va da s\u00e9 che nella richiesta &quot;retrospettiva&quot; di autori come Wiesel, il quale dice di aver chiesto, ma invano, a decine di persone perch\u00e9 gli americani non abbiano bombardato Auschwitz e gli altri <em>lager<\/em> &#8212; il che non \u00e8 esatto, perch\u00e9 i bombardamenti comunque ci furono, anche se non &quot;totali&quot; come essi avrebbero voluto &#8212; c&#8217;\u00e8 un sottinteso: ossia che le condizioni dei prigionieri erano cos\u00ec infernali, che anche l&#8217;eventualit\u00e0 che restassero uccisi sotto le bombe non avrebbe comportato sensi di colpa per gli Alleati, perch\u00e9 sarebbe stata, per quei poveretti, una &quot;soluzione&quot; pietosa. Il fatto \u00e8 che noi tutti abbiamo una certa idea di cosa furono i <em>lager<\/em> nazisti, ma non ne abbiano affatto una di cosa furono i <em>gulag<\/em> di Stalin; e meno ancora sappiamo cosa furono i campi di prigionia alleati ove, dopo la fine della guerra, milioni di soldati tedeschi furono lasciati morire di stenti e di malattie. Nel bagaglio culturale di ogni persona che si rispetti c&#8217;\u00e8 la lettura, o almeno la nozione, di libri come <em>Se questo \u00e8 un uomo<\/em> di Primo Levi; ma non \u00e8 necessario che vi sia <em>Arcipelago Gulag<\/em> di Solzhenitsyn, perch\u00e9 nessuno gliene domander\u00e0 conto, mentre chiunque si scandalizzer\u00e0 davanti all&#8217;ignoranza rispetto al libro di Levi o al <em>Diario<\/em> di Anna Frank. Pertanto nessuno ha trovato pazzesca la domanda sul perch\u00e9 gli Alleati non abbiano distrutto Auschwitzi coi bombardamenti aerei, mente tutti troverebbero pazzesca la domanda sul perch\u00e9 essi non abbiano mai pensato di distruggere allo stesso modo i campi di concentramento staliniani, nei quali venivano fatte morire milioni di persone innocenti. Similmente, noi tutti consideriamo normale, anzi giusto, che i governi inglese e francese abbiano dichiarato guerra alla Germania per venire in aiuto alla Polonia; ma ben pochi si sono chiesti perch\u00e9 mai, se il loro scopo era salvare la Polonia, non abbiano mosso un dito contro l&#8217;Unione Sovietica, quando fu Stalin, due settimane dopo l&#8217;attacco tedesco, a invadere quel Paese da Est, in base a un accordo di spartizione fatto proprio con Hitler. La spiegazione di questa discrepanza nella percezione dei due rispettivi problemi, i crimini nazisti e i crimini comunisti, risiede ovviamente nel fatto che la Seconda guerra \u00e8 stata vinta dagli Alleati insieme all&#8217;Unione Sovietica, anzi, col supporto fondamentale di quest&#8217;ultima; e la storia, si sa, la scrivono i vincitori, anche nel senso che la letteratura, il cinema, i libri di testo riportano in modo unilaterale le loro ragioni, nella stessa misura in cui minimizzano o negano le ragioni di vinti. Nel caso del nostro tema, tuttavia, c&#8217;\u00e8 un ulteriore elemento che ha pesato nella costruzione del nostro immaginario collettivo: lo sterminio di sei milioni ebrei, presentato come il pi\u00f9 grave, se non l&#8217;unico, genocidio della storia. Il fatto che le vittime di Stalin siano state circa 20 milioni di cittadini del suo stesso Paese, in confronto, impallidisce, perch\u00e9 gli ebrei rivendicano per s\u00e9 un primato nella gravit\u00e0 del destino che i loro correligionari europei hanno subito negli anni della Seconda guerra mondiale. Impossibile discutere, pertanto, sul numero e anche sulle modalit\u00e0 di quelle vittime: chiunque ponga in dubbio la cifra di sei milioni e chiunque avanzi delle perplessit\u00e0 sul sistema delle camere a gas, immediatamente viene ricoperto di contumelie e ridotto al silenzio, con l&#8217;accusa inappellabile di antisemitismo. Si pu\u00f2 discutere legittimamente sul numero delle vittime di Stalin e sulle modalit\u00e0 con cui vennero eliminate; si pu\u00f2 discutere delle vittime di Mao o di Pol Pot; ma non si pu\u00f2 discutere sulle vittime di Hitler, specie se si parla delle vittime ebree.<\/p>\n<p>Ora, che gli Alleati abbiano bombardato i <em>lager<\/em> con tutti i loro prigionieri e non soltanto le recinzioni, come qualche anima bella avrebbe voluto, per far fuggire quanti vi si trovavano, \u00e8 un fatto; e che quei bombardamenti insensati, fatti con bombe incendiarie, non avessero lo scopo di alleggerire le sofferenze dei detenuti, ma quello di provocare il maggior numero di vittime, forse proprio per poi poterle addebitare alla barbarie nazista (che ci fu, ma che \u00e8 stata sovradimensionata per ragioni di opportunismo ideologico) \u00e8 un altro fatto, parimenti innegabile. Si potrebbero citare molti esempi per illustrarlo; ci limiteremo a uno solo, quello della morte della sfortunata principessa Mafalda di Savoia, sposa di Filippo d&#8217;Assia-Kassel e relegata, com&#8217;\u00e8 noto, nel campo di Buchenwald dopo l&#8217;armistizio dell&#8217;8 settembre, per rappresaglia contro Vittorio Emanuele III. Si sa che la principessa mor\u00ec il 28 agosto del 1944; non tutti sanno, per\u00f2, che la sua morte non fu dovuta in alcun modo ai nazisti, bens\u00ec a un bombardamento aereo alleato, nel corso del quale rimase gravemente ferita e ustionata, spegnendosi dopo una dolorosa agonia di quattro giorni. Come rifer\u00ec poi, per iscritto, il medico del campo, dottor Gerhard Schiedlausky (cit. in: Renato Barneschi, <em>Frau von Weber. Vita e morte di Mafalda di Savoia a Buchenwald<\/em>, Milano, Rusconi, 1982, pp. 158-159):<\/p>\n<p><em>Durante il bombardamento di Buchenwald, avvenuto il 24 agosto 1944 dalle 12 alle 12,40, tutti gli abitanti della baracca, tranne Maria Ruhnau, si trovavano nella trincea di protezione contro le schegge, situata nelle immediate vicinanze della baracca stessa. Baracca e annessi furono colpiti da pi\u00f9 bombe incendiarie e dirompenti. In questa circostanza la suddetta trincea cedette seppellendo le persone che vi erano rifugiate. La principessa Mafalda, sepolta fino alle braccia e alla testa, venne ustionata leggermente al viso. Erano invece gravi le ustioni riportate al braccio sinistro e altrettanto quelle alla spalla sinistra anch&#8217;essa seriamente colpita (secondo il mio parere era il braccio sinistro, tuttavia qui mi abbandona la memoria e il braccio colpito poteva anche essere quello destro).<\/em><\/p>\n<p>Segue la descrizione dettagliata degli ultimi giorni di vita della sventurata principessa. Dopo di che Renato Barneschi si dilunga per quattro pagine a mettere in dubbio l&#8217;attendibilit\u00e0 del dottor Schiedlausky, affermando che cercava di accreditare di s\u00e9 l&#8217;immagine di un medico scrupoloso e umano al solo scopo di poter meglio difendersi nel processo che lo attendeva come criminale di guerra per aver condotto esperimenti crudeli sui prigionieri, e che si concluse con la sua condanna a morte. \u00c8 strano che non abbia dedicato neanche quattro righe a riflettere sulla utilit\u00e0 pratico e sulla liceit\u00e0 morale di quel bombardamento, cos\u00ec come quella di altri bombardamenti analoghi, che prendevano di mira proprio le baracche dei prigionieri e che uccisero inutilmente un grande numero di quegli infelici, cosa che non pu\u00f2 considerarsi un effetto collaterale, visto l&#8217;uso di bombe incendiarie e dirompenti. Erano, del resto, gli stessi gloriosi piloti, specie americani (i britannici operavano di notte, i loro colleghi d&#8217;oltreoceano di giorno) che volentieri si abbassavano a volo radente per mitragliare con maggior precisione i treni, le automobili e le persone a piedi, compresi donne e bambini profughi, in fuga sulle strade dalle province dell&#8217;Est, invase dai sovietici, perch\u00e9 si ritenevano autorizzati a mostrare tutta la loro potenza e perch\u00e9, quando volavano sulla Germania e sui territori da essa occupati, si gloriavano non concedere tregua a nessuno. Questo \u00e8 un buon esempio di come tutta la storiografia <em>politically cocrrect<\/em> ha presentato, e continua a presentare, gli eventi di quel periodo, usando costantemente due pesi e due misure differenti, a seconda che si tratti della Germania o degli Alleati. Senza dubbio qualcuno si chieder\u00e0 dove vogliamo arrivare con questo discorso e quale sia il nostro fine recondito: come se voler chiarire le pagine poco studiate della storia recente implicasse per forza qualche subdolo scopo. Ma questo \u00e8 appunto il nervo scoperto della storiografia e, pi\u00f9 in generale, di tutta la cultura progressista odierna: la quale vorrebbe cristallizzare la versione dei vincitori del 1945 e negare ai vinti, al senso di giustizia e alla ricostruzione onesta del passato recente, un minimo d&#8217;imparzialit\u00e0 e di obiettivit\u00e0. Non si tratta di capovolgere il giudizio della storia, anche perch\u00e9 la storia non \u00e8 un tribunale e non ha il compito di emettere sentenze; ma di ricordare che, per comprendere il presente, bisogna studiare il passato con animo scevro da passioni ideologiche: <em>sine ira et studio<\/em>, come dice Tacito nei suoi <em>Annales<\/em> (1, 1, 3).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;argomento \u00e8 scottante, sgradevole e politicamente scorrettissimo. 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