{"id":28182,"date":"2017-03-29T01:15:00","date_gmt":"2017-03-29T01:15:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/03\/29\/quante-zampe-aveva-il-lupo-di-gubbio\/"},"modified":"2017-03-29T01:15:00","modified_gmt":"2017-03-29T01:15:00","slug":"quante-zampe-aveva-il-lupo-di-gubbio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/03\/29\/quante-zampe-aveva-il-lupo-di-gubbio\/","title":{"rendered":"Quante zampe aveva il lupo di Gubbio?"},"content":{"rendered":"<p>Narra l&#8217;Autore anonimo dei <em>Fioretti di san Francesco<\/em> &#8211; forse Giovanni de&#8217; Marignoli, vissuto intorno alla met\u00e0 del 1300 &#8211; si legge, al XXI capitolo, <em>Come<\/em> (il Santo) <em>fece la pace delli huomini d&#8217;Agobbio con uno cattivo et malvagio lupo<\/em> (da: <em>I Fioretti di san Francesco<\/em>, a cura di Mariano d&#8217;Alatri, Cinisello Balsamo, 1992, pp. 96-100):<\/p>\n<p><em>Al tempo che san Francesco dimorava in Agobbio, venne nel contado di detta citt\u00e0 un grandissimo lupo terribile ed feroce, che non solamente divorava li animali, ma eziandio li huomini, tanto che [li] cittadini stavan tutti in gran timore, ch\u00e9 molto spesso si avvicinava alla citt\u00e0. Onde, quando fuori andavano, tutti andavano armati come andassono a combatter; et, con tutto questo non si potevano difendere da lui, chi solo con esso si scontrava. Et per la paura che di lui avevano, vennono che nulla ardiva uscire della terra solo.<\/em><\/p>\n<p><em>Per la quale cosa san Francesco, avendo loro gran compassione, diliber\u00f2 uscir fuori a questo lupo, ben che da&#8217; cittadini sconsigliato ne fosse. Et fattosi lui il segno di santa croce, usc\u00ec della terra con suoi compagni, et solo pose sua fidanza in Dio. Dubitando li altri pi\u00f9 innanzi andare, san Francesco solo piglia il cammino al luogo ove lo lupo stava<\/em><\/p>\n<p><em>Et presente molti cittadini, quali erano venuti ad vedere quel miracolo, lo lupo si sta incontra san Francesco con la bocca aperta. Appressandosi san Francesco a lui, fattogli il segno di santa croce, lo chiama ad s\u00e9, dicendo: &quot;Io ti comando da parte di Iesu Cristo, frate lupo, che non facci male ad me n\u00e9 ad nulla altra persona&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Mirabil cosa! Come san Francesco ebbe fatto il segno di croce al lupo terribile ed pauroso, subito ristette di correre et, chiudendo la bocca, fu fatto mansueto come uno agnello, gittandosi a&#8217; piedi di san Francesco.<\/em><\/p>\n<p><em>Al quale san Francesco disse: &quot;Fra lupo, tu \u00e0i fatti di molti mali ed grandissimi malificii in queste parti, uccidendo et guastando le creature di Dio senza licenzia; et non solo \u00e0i uccise e divorate le bestie, ma \u00e0i auto ardimento [di] guastare et occider li huomini, fatti ad la imagine di Dio. Onde meriti le forche, come ladro et omicida pessimo. Et omni gente, gridando, mormora di te; et tutta questa terra t&#8217;\u00e8 inimica. Ma io voglio far questa pace fra loro et te, s\u00ec che tu non li offenda pi\u00f9, et loro ti perdoneranno omni passata offesa fatta; et non ti perseguiteranno pi\u00f9 gl&#8217;uomini, n\u00e9 cani&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Queste parole udite, il lupo, con atto di capo et d&#8217;orecchi et di corpo chinando il capo, mostrava [di] accettare quello che san Francesco diceva, et volerlo osservare. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p>Ora, noi tutti sappiamo quale sia l&#8217;interpretazione pi\u00f9 accreditata di questa storia &#8211; che fu scritta, come del resto tutte le altre contenute nei <em>Fioretti,<\/em> a una distanza di tempo dalla morte del santo di Assisi senz&#8217;altro notevole -, cio\u00e8 che il lupo sarebbe stato un terribile brigante e che la &quot;pace&quot; stipulata fra lui e gli abitanti di Gubbio fu una delle tante mediazioni diplomatiche che uomini di Chiesa, ma anche ambasciatori laici (sar\u00e0 anche il caso di Dante, durante l&#8217;esilio) riuscirono a compiere, in quel travagliato periodo storico, inducendo a riporre le spade nel fodero almeno per qualche mese o qualche anno. Niente di soprannaturale, insomma. E che, siamo forse nel Medioevo, e possiamo forse leggere i <em>Fioretti di san Francesco<\/em> con quella ingenuit\u00e0, con quel candore, con cui li leggevano gli uomini del XIII e XIV secolo, nutriti di credulit\u00e0 e superstizione?<\/p>\n<p>Cos\u00ec, mentre per secoli la storia del lupo di Gubbio \u00e8 stata tramandata e ritenuta come vera e indubitabile, a un ceto punto, non si pu\u00f2 precisare esattamente quando, comunque nel pieno rigoglio della modernit\u00e0, e come contraccolpo della critica demolitrice dei filosofi settecenteschi, da Locke e Voltarie, a Kant, nei confronti di tutto ci\u00f2 che trascende la ragione logico-discorsiva e di tutto ci\u00f2 che non pu\u00f2 essere sperimentalmente verificato e scientificamente dimostrato, essa ha assunto i tratti della leggenda, della favola, della fiaba, \u00e8 letteralmente evaporata, e tutto ci\u00f2 che di essa \u00e8 sopravvissuto, \u00e8 la tradizione della conclamata santit\u00e0 di Francesco, che ha dato luogo a una serie di credenze, e di atteggiamenti menali, in base ai quali nulla d&#8217;impossibile rientrava nella biografia del Santo: n\u00e9 predicare ai pesci e agli uccelli, n\u00e9 predire il futuro e leggere nei cuori, n\u00e9, tanto meno, ammansire un animale feroce come un lupo, e trasformarlo in una docile bestia, assolutamente incapace di far del male a chicchessia.<\/p>\n<p>Il lupo, insomma, non era veramente un lupo; non <em>poteva<\/em> essere stato un lupo, con il pelo, le zanne e quattro zampe: doveva essersi trattato di un feroce signore del luogo, che viveva rapinando e terrorizzando gli abitanti della citt\u00e0, imponendo una spietata tassazione sulle merci in arrivo e in partenza, e punendo con estrema durezza chiunque osasse fare resistenza alle sue incessanti angherie. Se, infatti, in pieno XX secolo, o, peggio, nel glorioso XXI, si ammettesse anche solo vagamente la possibilit\u00e0 che il ventunesimo racconto dei <em>Fioretti<\/em> riferisca un accadimento reale, e da leggersi pi\u00f9 o meno alla lettera, dove andremmo a finire? Tanto varrebbe mettersi a credere nei miracoli, negli esorcismi, e magari &#8212; <em>horribile dictu<\/em> &#8212; perfino nel diavolo: s\u00ec, proprio nel diavolo, inteso come essere personale, che briga incessantemente contro l&#8217;opera amorevole di Dio, per provocare la perdizione delle anime. Ci sono, infatti, almeno due cose, nella storia del lupo di Gubbio, che urtano la sensibilit\u00e0 e la delicata idea di razionalit\u00e0 degli uominimoderni: primo, la scarsa, o nulla, plausibilit\u00e0 del fatto in se stesso; secondo, l&#8217;elemento specificamente religioso che lo sottintende, perch\u00e9 \u00e8 chiaro che san Francesco non ha ammansito il lupo come un domatore di leoni, cio\u00e8 come un professionista del circo riesce a domare una bestia feroce, o ad addestrare un orso, ma vi \u00e8 riuscito esclusivamente con le armi della preghiera e della fede: cio\u00e8 a mani nude, inerme, senza fruste, senza minacce, e senza alcuna protezione materiale.<\/p>\n<p>E il bello \u00e8 che il sotterraneo fastidio, la segreta, o esplicita, irritazione nei confronti del secondo elemento, pi\u00f9 che dalla cultura laicista e secolarizzata, figlia dell&#8217;illuminismo e del positivismo, \u00e8 maturata proprio all&#8217;interno della cultura cosiddetta cattolica, o che si spaccia per tale, ma non lo \u00e8 veramente, essendo intrisa di modernismo, di razionalismo, di scientismo, d&#8217;immanentismo e di una certa qual sudditanza psicologica nei confronti della teologia e dell&#8217;esegesi biblica protestanti: e si sa come Lutero e Calvino la pensassero riguardo al culto dei santi, al sacerdozio e alle opere buone (anche se certi vescovi e sacerdoti cattolici dei nostri giorni, non si sa con quale coraggio, ma incoraggiati e sostenuti direttamente dal papa Francesco, si sdilinquiscono a far gli elogi del protestantesimo e lo definiscono non uno scisma, una tragedia e una sequela di orrori e violenze contro la Chiesa e i cattolici, quale fu, ma come una salutare ventata d&#8217;aria fresca in un ambiente che troppo a lungo era rimasto chiuso e sordo a ogni giusto richiamo al vero spirito del Vangelo. S\u00ec: sono stati proprio i teologi progressisti ed eretici, come Hans K\u00fcng, nonch\u00e9 i teologi &quot;della liberazione&quot;, come Leonardo Boff, a screditare frontalmente la &#8216;vecchia&#8217; maniera di far catechismo, e a svalutare l&#8217;apologetica cristiana, al punto che essa \u00e8 scomparsa dai corsi di studi dei seminari. Dopo il Concilio Vaticano II, infatti, era cos\u00ec grande la preoccupazione di non pi\u00f9 apparire come i soliti cattolici retrogradi e ignoranti, e di mettersi al passo coi pi\u00f9 evoluti studiosi protestanti, che episodi come quello del lupo di Gubbio sono stati frettolosamente archiviati come &quot;pie leggende&quot;, prive di qualunque fondamento storico. Quante volte abbiamo sentito ripetere il ritornello che i protestanti erano &quot;avanti&quot; di mezzo secolo: il mezzo secolo che la Chiesa avrebbe &quot;perso&quot; a causa della lotta di Pio X e dei suoi successori contro il modernismo? Se pure si \u00e8 trattato solo di mezzo secolo: secondo il defunto cardinale Carlo Maria Martini, il ritardo culturale accumulato dalla Chiesa cattolica (ma rispetto a che cosa, in fin dei conti? rispetto a Lutero?) non \u00e8 stato di 50 anni, ma di 200. Addirittura! Meno male, per\u00f2, che sono arrivati i Martini, e, dopo di loro, i Kasper, i Bianchi, i Paglia e i Galantino; meno male ch&#8217;\u00e8 arrivato Sosa Abascal, a dirci che non sappiamo niente di Ges\u00f9 e che il Vangelo \u00e8 tutto da riscrivere; e meno male che, dalla &quot;fine del mondo&quot;, \u00e8 arrivato papa Francesco, &#8212; a proposito, cos\u00ec modesto da assumere, lui gesuita (e, come tale, non papabile) il nome del Poverello di Assisi, che amava cos\u00ec tanto gli animali, i poveri e gli emarginati, in puro stile Zeffirelli, ma con una spruzzata di cripto-marxismo neanche tanto nascosta. Insomma, un doppio primato: il primo papa gesuita e il primo che si spaccia per francescano.<\/p>\n<p>Giunti a questo punto, dobbiamo perci\u00f2 tornare a chiederci, pur consapevoli che si tratta di una domanda politicamente scorretta, anzi, scorrettissima: <em>quante zampe aveva il lupo di Gubbio?<\/em> Ne aveva due, era cio\u00e8 un essere umano, feroce e selvaggio quanto si vuole, un bandito, un nobile crudele che angariava i viandanti, ma pur sempre un essere umano con due gambe e con due braccia, come tutti? Oppure era un animale a quattro zampe, con il pelo, la coda e tutto il resto, insomma un vero lupo in cane ed ossa, per giunta ferocissimo e antropofago, capace di terrorizzare gli abitanti di un&#8217;intera citt\u00e0? E ci perdonino gli animalisti e gli amici dei lupi, e pure quelli dei koala, dei canguri e dei trichechi, perch\u00e9 di questi tempi bisogna pensarle tutte e star bene attenti a non urtare la sensibilit\u00e0 di nessuno, se non ci si vuol mettere in pessima luce e, magari, beccarsi anche una querela.<\/p>\n<p>Pare che anche il curatore della edizione dei <em>Fioretti<\/em> da noi sopra citata, Mariano d&#8217;Alatri (1920-2007), che pure \u00e8 stato un padre cappuccino, anzi, un prestigioso membro dell&#8217;Istituto Storico dei Frati Minori Cappuccini, propendesse per la seconda soluzione, visto il commento che fa in margine al ventunesimo capitolo (<em>ibidem<\/em>, p. 96):<\/p>\n<p><em>Circa questo celebre e pittoresco &quot;fioretto&quot;, un insigne biografo del santo scrive: &quot;Anche la famosa storia del lupo di Gubbio sembra non essere altro che la trasformazione leggendaria di una pace conclusa tra la piccola repubblica di Gubbio e un di que&#8217; gentiluomini, feroci, briganti, simili a bestie selvagge, che erano allora numerosi ne&#8217; castelli fortificati delle montagne d&#8217;Italia, e che, come il cavaliere Werner d&#8217;Urslingen, avrebbero potuto portare sul petto uno stemma col motto: &#8216;Nemico di Dio, della piet\u00e0 e della misericordia&#8217;. (G. Joergensen, &quot;S. Francesco d&#8217;Assisi&quot;, Torino, 1937, 171). E s\u00ec, lo smaliziato uomo moderno non ha una fede (storica, s&#8217;intende) tanto robusta da poter credere che il famoso &quot;lupo d&#8217;Agobbio&quot; avesse proprio quattro zampe.<\/em><\/p>\n<p>Commento d&#8217;una banalit\u00e0 addirittura desolante, e che ci lascia con tutti i nostri interrogativi.<\/p>\n<p>Prima di tutto: Johannes Joergensen (1866-1956), con tutto rispetto, \u00e8 uno scrittore d&#8217;una certa qualit\u00e0, autore di alcune famose biografie di santi (oltre a san Francesco, quelle di santa Brigida di Svezia, di santa Caterina da Siena e di san Giovanni Bosco), ma ci andremmo cauti nel prenderlo come modello di autorevolezza in sede strettamente storiografica.<\/p>\n<p>Secondo: una leggenda impiega secoli per formarsi e propagarsi: ma i <em>Fioretti<\/em> sono stati scritti in volgare verso la fine del Trecento, sulla base degli <em>Actus beati Francisci et sociorumm eius<\/em>, composti probabilmente da Ugolino da Montegiorgio fra il 1327 e il 1330. Ora, san Francesco, nato nel 1181 o 1182, mor\u00ec nel 1226: poco pi\u00f9 d&#8217;un secolo prima. Nel corso di poco pi\u00f9 d&#8217;un secolo si era gi\u00e0 perso il nome e il volto preciso di questo terribile signorotto di un castello situato vicino a Gubbio? Joegensen fa il parallelismo con Werner d&#8217;Urslingen (conosciuto anche come il Duca Guarnieri), condottiero e capitano di ventura tedesco che impervers\u00f2 in Italia, vissuto fra il 1308 e il 1354: ma proprio questo confronto dovrebbe far risaltare la stranezza che il ricordo del &quot;lupo&quot; di Gubbio a due zampe sia andato smarrito cos\u00ec presto, mentre quello del &quot;lupo&quot; germanico \u00e8 stato perfettamente conservato, con dovizia di particolari sulla sua vita.<\/p>\n<p>Terzo: siamo sicuri che si posa tracciare una netta linea di separazione tra la fede <em>storica<\/em> (<em>s&#8217;intende<\/em>, dice il Nostro, quella solamente) e la fede <em>religiosa<\/em>? Per esempio: se ci si mette sulla via di allegorizzare, per forza, tutto ci\u00f2 che stride con la ragione illuminista, che fine faranno i miracoli narrati nei <em>Vangeli<\/em>? La fine che riservava loro Voltaire: seppellirli tutti sotto una gran risata E cos\u00ec, per coerenza, anche la fede nel miracolo supremo, la resurrezione di Ges\u00f9, rischia a sua volta di uscirne seriamente indebolita, se non proprio distrutta.<\/p>../../../../n_3Cp>Non vogliamo con ci\u00f2 sostenere che si debba credere per forza che il lupo di Gubbio avesse quattro zampe, altrimenti si giungerebbe alla conclusione che nessun evento miracoloso della storia sacra \u00e8 possibile, compresi quelli riguardanti la vita di Ges\u00f9: e sarebbe una forzatura, oltre che una sorta di ricatto psicologico. Da questo, tuttavia, non deriva neppure l&#8217;opposta verit\u00e0 apodittica, cio\u00e8 che si debba rifiutare tutto ci\u00f2 che appare dubbio dal punto di vista della verosimiglianza. In effetti, non si deve mai credere, n\u00e9 negare, per partito preso: in linea teorica, sono plausibili entrambe le risposte&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Narra l&#8217;Autore anonimo dei Fioretti di san Francesco &#8211; forse Giovanni de&#8217; Marignoli, vissuto intorno alla met\u00e0 del 1300 &#8211; si legge, al XXI capitolo, Come<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[173],"class_list":["post-28182","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-immanuel-kant"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28182","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28182"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28182\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28182"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28182"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28182"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}