{"id":28175,"date":"2018-10-30T12:15:00","date_gmt":"2018-10-30T12:15:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/10\/30\/quando-e-iniziata-la-scristianizzazione-della-societa\/"},"modified":"2018-10-30T12:15:00","modified_gmt":"2018-10-30T12:15:00","slug":"quando-e-iniziata-la-scristianizzazione-della-societa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/10\/30\/quando-e-iniziata-la-scristianizzazione-della-societa\/","title":{"rendered":"Quando \u00e8 iniziata la scristianizzazione della societ\u00e0?"},"content":{"rendered":"<p><em>Il cavallo rosso<\/em> di Eugenio Corti \u00e8 uno di quei casi letterari che fanno bene sperare. Il libro, apparso in libreria nel 1983, nel 20015 era gi\u00e0 arrivato alla trentunesima edizione, e questo nonostante alcune circostanze oggettivamente poco favorevoli, che hanno reso il successo di pubblico poco meno di un miracolo. Oltre all&#8217;assenza di una grossa casa editrice, capace di pubblicizzarlo adeguatamente e fornita degli agganci giusti per muovere la critica che conta, e oltre alle considerevole molte dell&#8217;opera (qualcosa come 1.200 pagine di testo!), pesava come un macigno il fatto che l&#8217;autore fosse poco conosciuto, e ci\u00f2 per un motivo preciso, ossia per un ostracismo decretato dalla cultura egemone, dominata dal P.C.I. Combattente della Seconda guerra mondiale e reduce dalla Russia, Eugenio Corti, classe 1921 (e deceduto nel 2014), brianzolo di Besana, laureato in giurisprudenza alla <em>Cattolica<\/em>, aveva esordito nel 1947 con un libro autobiografico, <em>I pi\u00f9 non ritornano<\/em> (con Garzanti, poi con Mursia), seguito da un secondo dello stesso genere, <em>I poveri cristi<\/em>, nel 1950; indi era sparito, per riapparire nel 1962, quando la Compagnia Stabile di Diego Fabbri, a Roma, mise in scena, a Roma, il suo dramma <em>Processo e morte di Stalin<\/em>. L&#8217;opera suscit\u00f2 il furore e l&#8217;indignazione dei comunisti, perch\u00e9 ne emergeva una sentenza di condanna definitiva non per questa o quella forma di marxismo, ma per il marxismo in quanto tale; e siccome i <em>compagni<\/em>, allora, detenevano quasi tutti i posti che contano nella critica letteraria, nelle universit\u00e0, nelle case editrici e nelle giurie dei premi letterari, la sentenza di tradusse in un ostracismo tenace e definitivo, inappellabile. N\u00e9 valse a migliorare le cose il fatto che l&#8217;Autore, per niente pentito di aver giudicato severamente Stalin e Togliatti, e tutta la religione di cui essi erano stati i sommi sacerdoti, si impegn\u00f2 sul fronte politico e civile, in una prospettiva cattolica e anticomunista: discepolo di don Carlo Gnocchi, si schier\u00f2 attivamente per il <em>referendum<\/em> abrogativo della legge sul divorzio, che si present\u00f2 al responso delle urne, e fall\u00ec, appunto nel 1974. Eppure, a dispetto di questo formidabile sbarramento e di queste circostanze sfavorevoli, l&#8217;opera si \u00e8 imposta. \u00c8 piaciuta, gli italiani l&#8217;hanno letta: evidentemente, una generazione vi si \u00e8 rispecchiata e vi si \u00e8 riconosciuta. Una generazione onesta, vorremmo aggiungere; non una generazione ipocrita e fasulla, che, dopo essersi ubriacata con i fumi della rivoluzione, ha continuato a glorificare se stessa, pur senza creder pi\u00f9 nei suoi vecchi ideali, cos\u00ec, per narcisismo e per forza d&#8217;abitudine: tanto era abituata ad autocelebrarsi. E a conferma del valore dell&#8217;opera, anche al di l\u00e0 del particolare significato che essa ha avuto come testimonianza delle vicende di una generazione italiana, il romanzo \u00e8 stato tradotto in una quantit\u00e0 di lingue straniere, dal lituano al giapponese. Con buona pace dei critici trinariciuti di casa nostra, il romanzo \u00e8 un gran bel romanzo, lo dice il pubblico di tutto il mondo e se a loro non \u00e8 piaciuto, tanto peggio, bisogna che se ne facciano una ragione.<\/p>\n<p><em>Il cavallo rosso<\/em> narra le vicende di una famiglia di piccoli imprenditori tessili e di un gruppo di personaggi le cui vite s&#8217;intrecciano con essa, e abbraccia il periodo che va dal 1940 al 1974: pi\u00f9 particolareggiatamente durante la guerra, cui sono dedicati i primi due volumi, <em>Il cavallo rosso<\/em> e <em>Il cavallo livido<\/em>, pi\u00f9 velocemente per il periodo che va dal dopoguerra all&#8217;inizio degli anni &#8217;70, <em>L&#8217;albero della vita<\/em>. Met\u00e0 <em>Promessi Sposi<\/em> e met\u00e0 <em>Il mulino del Po<\/em>, o, se si preferisce, <em>Guerra e pace<\/em>, il romanzo \u00e8 un vasto affresco di storia italiana, che fa impallidire, al confronto, i romanzi dei tanto celebrati autori di sinistra, tutti di corto o cortissimo respiro, tutti monotematici, ripetitivi, quasi ossessivi e addirittura scontati: la denuncia sociale, lo sfruttamento di classe, lo sfaldamento morale dell&#8217;odiata borghesia, non senza frequenti incursioni, o evasioni, nei regni &quot;alternativi&quot; alla societ\u00e0 borghese in putrefazione, dalla droga alla violenza, dall&#8217;omosessualit\u00e0 al ribellismo velleitario e alla sterile celebrazione del buon selvaggio in salsa nostrana, per esempio nei &quot;ragazzi di vita&quot; della periferia romana, sempre, peraltro, in chiave omofila. Invece nel libro di Eugenio Corti c&#8217;\u00e8 tutto il mondo, e non guardato dal pertugio del proprio gabinetto, ma abbracciato affettuosamente in tutta la sua estensione, a trecentosessanta gradi: ci sono i valori tradizionali, senza enfasi ma senza vergogna: Dio, Patria e Famiglia; ci sono gli affetti puliti, l&#8217;amore fra uomo e donna nella prospettiva di una comunione di vita, l&#8217;amore dei padri verso i figli e dei figli verso i padri (con buona pace di Freud e di tutti gli psicanalisti ortodossi o eterodossi), l&#8217;amore per la Patria, spinto sino al sacrificio di s\u00e9; e ci sono quel senso di compassione e solidariet\u00e0 umana, quella benevolenza e quella bont\u00e0 che non degenerano mai in buonismo, quella sensibilit\u00e0 alle pene e al dolore altrui che non permette mai di vedere nell&#8217;avversario un nemico da odiare e da distruggere, unito a quel sano buon senso contadino che ha fatto grande l&#8217;Italia dei nostri nonni e le ha consentito una ripresa straordinaria dopo la catastrofe della guerra perduta.<\/p>\n<p>Ebbene in questo libro che ha le cadenze epiche del romanzo storico e l&#8217;intima sobriet\u00e0 del romanzo di formazione, vi \u00e8 una miniera di spunti, di osservazioni, di riflessioni, ciascuna delle quali meriterebbe uno studio a s\u00e9. In questa sede ne trascegliamo una, che ci \u00e8 parsa particolarmente attuale e pregnante, che si pu\u00f2 formulare nella seguente domanda: <em>quando la societ\u00e0 europea ha incominciato a scristianizzarsi?<\/em> Domanda decisiva, sia per un credente, sia per chiunque sia pensoso dei destini del nostro continente e si chieda come i popoli europei potranno superare, ammesso che ci\u00f2 sia ancora possibile, la gravissima crisi morale e spirituale che li la sospingendo, gradualmente e inesorabilmente, verso l&#8217;oblio di s\u00e9 e la dissoluzione. Riportiamo dunque la seguente pagina dalla terza parte, <em>L&#8217;albero della vita<\/em>, con le riflessioni di Michele Tintori, uno scrittore amico del protagonista, Ambrogio Riva (da: E. Corti, <em>Il cavallo rosso<\/em>, Milano, Ares, 1983, e San Paolo, 2008, vol. 3\u00b0, pp. 251-253):<\/p>\n<p><em>D&#8217;accordo con molti altri studiosi cattolici, Michele vedeva il principio della scristianizzazione nel passaggio dall&#8217;umanesimo cristiano all&#8217;umanesimo &quot;tout-court&quot;: passaggio che &#8212; iniziatosi in Italia &#8212; era giunto a produrvi un primo e perfetto &#8211; anche se su scala ridotta &#8212; Hitler o Stalin, col granduca Valentino, il famoso principe del Machiavelli. Si trattava d&#8217;un uomo della cerchia papale: fin l\u00e0 dunque s&#8217;erano infiltrati il riscoperto paganesimo e l&#8217;immoralit\u00e0 che aveva cominciato a corrompere un po&#8217; dovunque i costumi cristiani&#8230; Quel tragico processo era stato pi\u00f9 tardi arrestato, e poi rovesciato (segno questo, secondo Michele, che Cristo \u00e8 sempre coi successori dei suoi apostoli, per quanto indegni e peccatori) dalla grande riforma cattolica, la cosiddetta Controriforma, la quale per\u00f2 non aveva potuto interessare tutta la cristianit\u00e0, e nelle stesse nazioni cattoliche non tutti quanti gli ambiti culturali. A quel primo gigantesco episodio di scristianizzazione Marx &#8212; secondo quanto risultava a Michele &#8212; non aveva dato rilievo; egli aveva invece afferrato molto bene, e salutato con entusiasmo, il passo successivo, cio\u00e8 la frattura prodotta nella societ\u00e0 cristiana dal protestantesimo. Partendo dal presupposto che &quot;la critica alla religione \u00e8 la premessa d&#8217;ogni critica&quot;, Marx aveva indicato in Lutero il liberatore dell&#8217;uomo &quot;dalla schiavit\u00f9 esteriore a Dio&quot;, e mostrato come la filosofia tedesca avesse poi successivamente completata l&#8217;opera di Lutero, liberando l&#8217;uomo anche dalla &quot;schiavit\u00f9 interiore a Dio&quot;. Una volta &quot;liberi&quot; da Dio &#8212; in pratica dalla sua morale &#8212; i diversi gruppi umani comunque in grado d&#8217;aspirare al predominio (dapprima lo stato, poi la classe, poi la razza) avevamo &#8212; sempre secondo l&#8217;individuazione di Michele &#8212; teorizzata ciascuno la propria supremazia e l&#8217;asservimento a s\u00e9 di tutti gli altri gruppi, e in modo tanto pi\u00f9 radicale quanto pi\u00f9 il senso morale cristiano s&#8217;era andato attenuando. I due episodi-apice di questo processo erano stati finora lo sterminio dei sei milioni d&#8217;ebrei inermi nella lotta razziale nazista, e di dieci milioni (come si riteneva: in realt\u00e0 erano stati il doppio) di contadini russi, pure inermi, nella lotta di classe comunista. Questo gigantesco fenomeno d&#8217;annientamento dell&#8217;uomo, ch&#8217;era il vero prodotto della sua &quot;liberazione da Dio&quot;, il giovane scrittore aveva cercato di renderlo in modo definitivo: s&#8217;era per\u00f2 reso conto di quanto l&#8217;impresa fosse difficile, stanti gli innumerevoli preconcetti ormai introdotti dal laicismo e dalla scristianizzazione un po&#8217; in tutte le menti. Aveva avvertito che le pur rigorose analisi su cui le sue pagine si fondavano avrebbero urtato contro molti ostacoli: perci\u00f2 s&#8217;era sforzato di dare ad ogni singola pagina il massimo d&#8217;incisivit\u00e0. Perch\u00e9 l&#8217;opera lo soddisfacesse appieno gli sarebbe occorso altro tempo: durante il quale tuttavia la sua voce non sarebbe stata presente nel concerto della cultura in un periodo in cui nuove apocalittiche stragi &#8212; ad opera dei comunisti detentori del potere &#8212; avevano cominciato a prodursi in Asia; s&#8217;era dunque risolto a pubblicare l&#8217;opera non rifinita, col proposito di ritornarci eventualmente sopra in seguito. Anche perci\u00f2 si era accorto che &#8212; nonostante la ferma vigilanza di papa Pio [XII] &#8212; un grave errore di matrice francese, tendente a presentare le verit\u00e0 marxiste come &quot;verit\u00e0 cristiane impazzite&quot;, ma pur sempre verit\u00e0 cristiane &#8212; stava subdolamente infiltrandosi nello stesso mondo cattolico, col rischio d&#8217;una immensa confusione; ci\u00f2 l&#8217;aveva reso tanto pi\u00f9 impaziente<\/em>.<\/p>\n<p>Ah, povero Michele: nonostante la tua impazienza e la tua tempestivit\u00e0, quella confusione immensa che temevi, si \u00e8 puntualmente verificata, e proprio per le ragioni da te intuite: una subdola infiltrazione, nella dottrina cattolica, e quindi nella sua morale, di un pensiero e di una morale non cattolici. Comunque, e anche se non tutto quel che dice Michele\/Corti ci persuade, nell&#8217;insieme ci sembra di poter dire questo: vi \u00e8 una concezione pi\u00f9 coerente, pi\u00f9 salda, pi\u00f9 nitida, in questa pagina di prosa, che in molti e molti libri di filosofia contemporanea. Qui l&#8217;autore del <em>Cavallo rosso<\/em> ci d\u00e0 una grande lezione di filosofia della storia e ci mostra, argomentando, come Lutero non abbia sfondato alcuna porta, perch\u00e9 la porta era gi\u00e0 caduta sui suoi stessi cardini; la crisi morale della Chiesa era gi\u00e0 iniziata e pertanto la Riforma cattolica \u00e8 stata davvero una Riforma con la maiuscola, e non, come hanno voluto descriverla, per rimpiccolirla, gli storici protestanti, una mera reazione difensiva; ma la malattia che aveva provocato la crisi aveva ormai sparso i suoi semi, e quei semi &#8212; l&#8217;umanesimo laico e tendenzialmente ateo &#8212; avrebbero comunque dato i loro frutti: dal duca Valentino nell&#8217;Italia del 1500 a Hitler nella Germania nel XX secolo. L&#8217;estromissione di Dio dalla vita degli uomini, iniziata nel cuore della cristianit\u00e0 <em>prima<\/em> di Lutero, e proseguita e culminata con il nazismo e il comunismo, ha recato con s\u00e9 una progettualit\u00e0 politica sempre pi\u00f9 ambiziosa e sempre pi\u00f9 brutale: stati, classi e razze si sono scagliati gli uni contro gli altri, per annientarsi a vicenda. <em>Sono forse il custode di mio fratello?<\/em>, risponde Caino al Signore, che gli ha chiesto conto di Abele, da lui appena assassinato. Questo insegna la storia del Novecento, e non altro: questi sono i frutti dell&#8217;umanesimo radicale e dell&#8217;illuminismo ateo. Liberarsi da Dio, in pratica, ha significo, per gli uomini moderni, libert\u00e0 di uccidere, di sopraffare, di sterminare. Come teorizzava Ivan Karamazov: <em>Se Dio non esiste, allora tutto \u00e8 permesso<\/em>. Il cristianesimo ha impiegato quasi duemila anni per domare l&#8217;istinto belluino degli uomini, per insegnar loro la dolcezza del perdono e il calore della misericordia; ma non appena gli uomini si sono sbarazzati del Vangelo, in pochissimo tempo sono regrediti al loro stato primordiale, reso, se possibile, ancor pi\u00f9 distruttivo dal possesso di una tecnologia assai sofisticata. Machiavelli ha cacciato la morale dalla politica, e Marx ha ripreso e sviluppato le sue premesse: i genocidi del XX secolo sono la coerente applicazione delle dottrine dell&#8217;umanesimo ateo. Il senso morale cristiano ha fatto la grandezza e l&#8217;unit\u00e0 dell&#8217;Europa; l&#8217;orgoglio dell&#8217;uomo che si fonda solo su se stesso ha fatto di essa il laboratorio dell&#8217;inferno. E l&#8217;ha lacerata e disgregata, sino a sprofondarla nell&#8217;inerzia e nell&#8217;impotenza attuali. E ancora, mentre la civilt\u00e0 europea sta naufragando, mente i popoli europei sono paragonabili ai passeggeri del <em>Titanic<\/em>, impegnati a brindare e a ballare mentre la grande nave su cui sono a bordo ha le ore contate, pare che le cose pi\u00f9 importanti di cui intellettuali e legislatori si devono occupare, quelle da lasciare in eredit\u00e0 alle generazioni future, siano l&#8217;eutanasia, la libert\u00e0 di drogarsi, il pieno riconoscimento delle unioni omosessuali e le adozioni di bambini da parte delle copie omofile. Vi \u00e8 una Nemesi in tutto ci\u00f2; e tanto peggio per chi non la sa vedere e non \u00e8 capace di riflettervi.<\/p>\n<p>Se vi \u00e8 ancora una sia pur minima possibilit\u00e0 di spostare la barra del timone e correggere la rotta, prima che il prossimo <em>iceberg<\/em> urti la chiglia della nostra nave, essa non pu\u00f2 che passare per una assunzione di consapevolezza. Ma divenire consapevoli significa risvegliarsi e aprire gli occhi; e risvegliarsi significa liberarsi da tutto ci\u00f2 che, finora, ha reso ciechi i nostri occhi: i pregiudizi radicati, tipici della modernit\u00e0, di cui parla Michele ne <em>Il cavallo rosso<\/em>. Fino a quando seguiteremo a baloccarci con pregiudizi come quelli che la modernit\u00e0 ci ha messo in capo, e che si riassumono in questo: l&#8217;uomo \u00e8 capace di fare grandi cose, purch\u00e9 sappia liberarsi da ogni &quot;illusione&quot; basata sulla trascendenza &#8212; la nave seguiter\u00e0 a condurci, dritti, dritti, lungo la rotta degli <em>iceberg<\/em> e delle nebbie&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il cavallo rosso di Eugenio Corti \u00e8 uno di quei casi letterari che fanno bene sperare. 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