{"id":28172,"date":"2017-03-05T09:07:00","date_gmt":"2017-03-05T09:07:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/03\/05\/quando-vacilla-la-fede-del-pastore\/"},"modified":"2017-03-05T09:07:00","modified_gmt":"2017-03-05T09:07:00","slug":"quando-vacilla-la-fede-del-pastore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/03\/05\/quando-vacilla-la-fede-del-pastore\/","title":{"rendered":"Quando vacilla la fede del pastore"},"content":{"rendered":"<p>Il pastore \u00e8 colui che custodisce le pecore e che le guida verso i pascoli erbosi, dove possono trovare un buon nutrimento, e dove, nello stesso tempo, sono al sicuro dai pericoli, perch\u00e9 il pastore veglia sui di loro e, se il lupo si avvicina, o magari un intero branco di lupi, egli \u00e8 pronto a intervenire per proteggerle: anche, se necessario, a costo della vita. Vi sono due tipi di pastore: il mercenario e il buon pastore. Il mercenario, se vede il lupo avvicinarsi, fugge, e abbandona al loro destino le pecorelle che gli erano state affidate; non prova rimorso, n\u00e9 vergogna, perch\u00e9 a lui non importa nulla delle pecore, ma solo della paga, e, semmai, si rammarica di aver perso la paga, non di aver perduto il gregge. Invece il buon pastore non si limita a custodire e pascolare le pecore: egli le ama, le conosce una ad una, ed esse conoscono la sua voce: si avvicinano a lui quando le chiama, obbediscono ai suoi comandi e non si allontanano, perch\u00e9 sentono che di lui si possono fidare, come il figlioletto si fida di suo padre e di sua madre.<\/p>\n<p>Il prete cattolico \u00e8 come il guardiano del gregge, e il vescovo \u00e8 come il buon pastore. Se amano il gregge, si prendono a cuore la sua sorte e vigilano sul suo benessere e sulla sua sicurezza, come se si trattasse dei loro stessi figli; come se fossero, per loro, il tesoro pi\u00f9 prezioso: Dio stesso li ha chiamati a ricoprire quella funzione, Lui li ha chiamati e loro hanno risposto; li lega una promessa indelebile, suggellata dalla discesa della grazia. L&#8217;Ordine sacro \u00e8 un sacramento e fa del sacerdote non un qualsiasi funzionario, come avviene fra i pastori protestanti, ma qualcosa di pi\u00f9, molto di pi\u00f9: un&#8217;anima che si \u00e8 assunta, con l&#8217;aiuto di Dio, la custodia e, in un certo senso, la salvezza delle altre anime. Tutto quel che accadr\u00e0 a queste ultime, avr\u00e0 a che fare con la sollecitudine, con l&#8217;energia, con la delicatezza e con la dottrina con le quali il sacerdote avr\u00e0 saputo assolvere la sua missione. Il vero pastore non ha un orario d&#8217;ufficio, \u00e8 in servizio permanente, perch\u00e9 nemmeno il diavolo ha un orario d&#8217;ufficio, ma lavora sempre: dunque anche il sacerdote deve essere sempre pronto a soccorrere le anime, a lottare per strapparle dagli artigli del nemico.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 accadere che anche il buon pastore attraversi dei momento di difficolt\u00e0, di crisi; che senta la sua fede vacillare, e la fiammella che la tiene viva, piegarsi sotto le raffiche di vento e minacciare di spegnersi. Forse un evento traumatico, oppure, forse, la lenta, silenziosa, micidiale opera di secolarizzazione e scristianizzazione della civilt\u00e0 moderna, possono mettere seriamente in difficolt\u00e0 colui che dovrebbe essere sempre saldo e pronto, perch\u00e9 ha la responsabilit\u00e0 delle anime altrui: ma chi lo aiuter\u00e0, quando sar\u00f2 il suo piede a sdrucciolare sul sentiero, e quando sar\u00e0 la sua anima a sbigottire, a scandalizzarsi, a trovarsi sul punto di perdere l&#8217;orientamento? Ogni sacerdote dovrebbe avere un direttor spirituale; sarebbe bene che coltivasse anche l&#8217;amicizia di qualche confratello, di almeno un sacerdote con pi\u00f9 anni e pi\u00f9 esperienza di lui; bisognerebbe anche che egli abbia sufficiente confidenza e amicizia col suo vescovo, da poter andare da lui e parlargli, chiedergli aiuto e consiglio, riceverne il conforto e i suggerimenti opportuni, comprese le indicazioni pratiche su come gestire quel momento di difficolt\u00e0. Potrebbe fargli bene tuffarsi con rinnovata energia nel suo lavoro pastorale; oppure prendersi una pausa di riposo e di riflessione, tornare presso la sua famiglia; oppure trascorrere un periodo in un convento, affidandosi all&#8217;assistenza dei frati e sottoponendosi a un regime di vita spirituale, silenzioso, basato sull&#8217;ascolto di Dio, sulla preghiera, sulla meditazione, sulla contemplazione, sulla lode e sul ringraziamento.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 una cosa, una sola cosa, che egli non deve fare mai, assolutamente, per nessuna ragione al mondo: mostrare la sua crisi di fede alle pecorelle che gli sono state affidate. Se facesse una cosa del genere, in cambio di un discutibile sollievo temporaneo, potrebbe arrecare un danno forse irreparabile ad alcune di quelle anime. La missione del sacerdote \u00e8 quella di custodire, vivificare e alimentare la fede dei suoi parrocchiani, non quella di metterla in crisi, confidando loro, con imperdonabile imprudenza e leggerezza, ci\u00f2 che dovrebbe tenere per s\u00e9 solo. Mai e poi mai il sacerdote deve essere motivo di scandalo per le pecorelle che gli sono state affidate: dovr\u00e0 rendere conto di esse a Dio, dalla prima all&#8217;ultima. Il sacerdote d\u00e0 scandalo alle anime quando abusa di esse. Vi sono varie maniere di abusare delle anime, per un sacerdote. La pi\u00f9 grave, naturalmente, la pi\u00f9 turpe e vergognosa, \u00e8 l&#8217;abuso sessuale, specialmente se si tratta delle anime di fanciulli: \u00e8 difficile immaginare fino a che punto un simile comportamento susciti l&#8217;ira di Dio: sappiamo, del resto, quali tremende parole ha usato Ges\u00f9 stesso a proposito dei seminatori di scandali. Tuttavia, anche rivelare i propri dubbi di fede alle anime che gli sono state affidate, e ci\u00f2, magari, proprio mentre si trovano gi\u00e0, per conto loro, in uno stato di crisi spirituale, significa spingere quelle anime addirittura verso la disperazione. Anche questo \u00e8 un peccato gravissimo, una responsabilit\u00e0 terribile. Sarebbe meglio che quel sacerdote non fosse mai divenuto tale.<\/p>\n<p>Nel film di Ingmar Bergman <em>Luci d&#8217;inverno<\/em>, girato (in bianco e nero) nell&#8217;ormai lontano 1963, il protagonista, il pastore luterano Tomas Ericsson, riceve la visita di un suo parrocchiano, un padre di famiglia di nome Jonas Persson, il quale \u00e8 ossessionato dal timore che i cinesi scatenino una guerra nucleare che potrebbe distruggere l&#8217;intera umanit\u00e0; questo pensiero lo ha talmente sconvolto da farlo scivolare in una cupa spirale depressiva, nella quale l&#8217;uomo, che pure ha un moglie devota e due bambini, non riesce ad uscire. Il pastore tenta maldestramente di confortarlo, ma, senza rendersene conto, credendo di aiutarlo, aggrava la sua angoscia e la sua disperazione, perch\u00e9 si mette a parlargli della sua tragedia personale, dovuta alla morte della moglie amatissima, quattro anni prima. Come se non bastasse, il pastore confida a Persson che, da quel momento, la sua fede in Dio ha cominciato a vacillare; e cos\u00ec, invece di ascoltare e consolare il suo parrocchiano, egli sembra andare in cerca dell&#8217;ascolto e della consolazione da parte di lui, aggravando il suo sconforto e gettandogli sulle spalle un ulteriore fardello, che costui non \u00e8 assolutamente in grado di sopportare. Davanti alla pietosa autocommiserazione del reverendo Tomas, il pover&#8217;uomo, pi\u00f9 smarrito e turbato che mai, si allontana, in preda ai suoi pensieri di morte: e, infatti, va a suicidarsi, sparandosi con il fucile. La notizia arriver\u00e0 alla chiesa poco dopo; e allorch\u00e9 il pastore, accompagnato dalla maestra Marta (che \u00e8 innamorata di lui, non ricambiata), si reca a casa della vedova, per offrirle il suo sostegno, viene cortesemente respinto. La moglie di Persson ha visto la vacuit\u00e0 di Ericsson e, forse, ha intuito che quell&#8217;uomo, invece di aiutare il marito, forse gli ha dato, sia pure involontariamente, la spinta decisiva verso l&#8217;abisso. Ma perfino allora il pastore, piuttosto che mostrare rimorso per la propria inadeguatezza, che, forse, ha contribuito al consumarsi della tragedia, \u00e8 tutto preso dalla piet\u00e0 di se stesso e della sua vita infelice, e non sa far di meglio che seguitare a lamentarsi e a piangere come un bambino fra le braccia materne dell&#8217;innamorata Marta, pur non ricambiando i sentimenti di lei.<\/p>\n<p>Dicevamo che, nella societ\u00e0 odierna, la fede di ogni cristiano \u00e8 particolarmente messa alla prova, perch\u00e9 tutto, nella civilt\u00e0 moderna, sembra congiurare contro di essa: il razionalismo e l&#8217;edonismo, lo storicismo e il sentimentalismo, il pragmatismo e l&#8217;utilitarismo. Inoltre, il diabolico consumismo fa s\u00ec che gli uomini cerchino dio nelle cose, nel denaro, nell&#8217;apparire; anche la vanit\u00e0 congiura contro la fede, specie nelle persone ambiziose o con pretese intellettuali, perch\u00e9 la cultura dominante snobba e irride la fede, sicch\u00e9 fin dai banchi di scuola, e, poi, dell&#8217;universit\u00e0, il giovane si trova alle prese con insegnanti che non credono, che non capiscono come si possa credere e che amano fare sfoggio d&#8217;intelligenza e di spirito mettendo in fila le cento ragioni per cui, ai nostri giorni, solo le vecchiette ignoranti e i pusillanimi conformisti si ostinino ancora a pensare che Dio esista e che la sua provvidenza si prenda cura degli uomini e del mondo. Il sacerdote vive in questa atmosfera, respira questa stessa aria, ascolta queste stesse voci; non \u00e8 dunque strano che anch&#8217;egli sia esposto a una particolare difficolt\u00e0 nel rimanere saldo nella propria fede. Si direbbe che la cultura moderna abbia definitivamente stabilito che una persona colta e intelligente non pu\u00f2 credere in Dio, e non si prende nemmeno la briga di dimostralo: lo d\u00e0 per scontato; e, dandolo per scontato, fa in modo che il credente si senta una persona assurda e di scarso valore; un sorpassato, un marginale, un abitante di un mondo a parte, che non avrebbe il diritto d&#8217;essere preso sul serio dai suoi simili, se non fosse per la loro personale cortesia e civilt\u00e0. Un tollerato, insomma; un sognatore del quale la societ\u00e0 non sa che farsene.<\/p>\n<p>Ed ecco perch\u00e9 tanti sacerdoti (e vescovi, e teologi), volendo reagire a questo senso di isolamento, a questo complesso d&#8217;inferiorit\u00e0, si gettano con il massimo zelo nelle opere sociali, nella pastorale del lavoro, nelle opere di carit\u00e0 corporale &#8212; tutte cose belle e buone, intendiamoci &#8212; tralasciando, per\u00f2, quasi del tutto, l&#8217;essenza della sua vocazione: la preghiera, l&#8217;amore fiducioso per Dio, la fede incrollabile che Lui, e Lui solo, pu\u00f2 aiutarci nei passi difficili, sostenere il nostro piede vacillante, rincuorare il nostro animo affranto e turbato. Eppure, tutti i cristiani e specialmente i sacerdoti, dovrebbero sempre avere davanti agli occhi della mente il divino Maestro: Ges\u00f9, per essi, dovrebbe essere il modello perfetto e imprescindibile. Ebbene, anche Ges\u00f9 ha avuto il suo momento di crisi: la sera del gioved\u00ec santo, nell&#8217;orto degli olivi, poco prima dell&#8217;arresto. Quella \u00e8 stata la sua Passione interiore: ha sudato sangue e acqua (cio\u00e8, probabilmente, ha avuto un infarto del miocardio), ha pregato Dio sentendosi, per un momento, abbandonato; e si \u00e8 sentito terribilmente solo, perch\u00e9 anche i discepoli pi\u00f9 fidati, che aveva voluto portare con s\u00e9, per tre volte si erano addormentati, dimostrandosi incapaci di pregare e di vegliare insieme a Lui. Durante tutta l&#8217;Ultima Cena, Egli aveva istruito, confortato, rassicurato i suoi, pregato il Padre per loro, promesso loro lo Spirito Santo; ma adesso, quando ha chiesto ad essi, per la prima ed unico volta, di vegliare e pregare con lui, per non cadere in tentazione, non sono stati capaci di stargli vicino, non hanno saputo offrirgli neppure il sostegno puramente umano della loro solidariet\u00e0 e della loro amicizia.<\/p>\n<p>Ebbene, se Ges\u00f9 \u00e8 il solo, vero Maestro e modello, allora il cristiano guarda a Lui e considera cosa Egli ha fatto: ha pregato con rinnovato fervore. Ha chiesto al Padre di risparmiargli l&#8217;amaro calice ella Passione, se possibile; ma ha detto anche: Per\u00f2 sia fatta la Tua volont\u00e0, non la mia. Nella perfetta adesione alla volont\u00e0 del Padre, Ges\u00f9 &#8212; che, come uomo, aveva paura della sofferenza e della morte, ma, come Dio, sapeva ci\u00f2 necessario, anzi, sapeva essere ci\u00f2 la ragione della sua venuta nel mondo &#8211; ha ritrovatola fede, la certezza di essere sulla strada giusta; e ha ricevuto l&#8217;aiuto soprannaturale di cui aveva bisogno. Ed ecco, un angelo scese dal cielo e venne a confortarlo, narra il <em>Vangelo di Luca<\/em>. Dio non lascia da solo chi fa la sua volont\u00e0 e ha bisogno d&#8217;aiuto, ma ascolta sempre la sua preghiera; l&#8217;uomo di fede non deve fare tutto da solo. Se dovesse o se volesse fare tutto da solo, sarebbe un superuomo, ma non sarebbe pi\u00f9 un uomo di fede. La fede nasce proprio dal senso del limite umano e dell&#8217;umana impotenza: l&#8217;uomo, da solo, sa di non poter fare nulla (non di poter fare poco: di non poter fare nulla; lo dice Ges\u00f9 nella similitudine della vite e i tralci), ma sa anche che nulla \u00e8 impossibile a Dio, e che Dio risponde alla preghiera che gli viene rivolta con fede. Quante volte il Maestro ha guarito gli infermi, dopo aver chiesto loro una professione di fede nel Padre, dicendo loro: <em>Ti sia fatto come chiedi: la tua fede ti ha salvato<\/em>?<\/p>\n<p>Oggi, purtroppo, vi \u00e8 una maniera ancora pi\u00f9 sbagliata, per un sacerdote, di reagire alla perdita della fede, di quella del reverende Ericsson, che sciorin\u00f2 a uno dei suoi parrocchiani, il pi\u00f9 fragile, il pi\u00f9 smarrito, la sua angoscia esistenziale e la sua crisi di fede. Si tratta di questo: un prete perde la fede, ma non osa confessarlo neanche a se stesso; si rende conto che tutto il modo di pensare del mondo moderno \u00e8 entrato a far parte di lui, e che egli non riesce pi\u00f9 a credere al Vangelo, ad abbandonarsi fiduciosamente in Dio, perch\u00e9 gli sembrerebbe, cos\u00ec facendo, di rinunciare alla sua razionalit\u00e0, di scivolare nella &quot;superstizione&quot;. D&#8217;altra parte, egli vede e prende nota di quel che accade introno a lui, nella Chiesa cattolica: vede che molti altri, non solo preti, ma anche vescovi e cardinali, manifestano gli stessi sintomi d&#8217;irrequietezza, d&#8217;insofferenza; e nota che essi hanno trovato una formula che permette di salvare capra e cavoli, la fede e la mancanza di fede: la formula del &quot;cristianesimo maturo&quot;. No, non \u00e8 vero che essi hanno perso la fede; al contrario, l&#8217;hanno approfondita. Leggendo meglio il Vangelo e meditando su di esso, hanno capito che le cose non sono come il Magistero le ha finora insegnate; che la Rivelazione non \u00e8 quella cosa che un tempo si imparava col catechismo, con i suoi dogmi, la sua dottrina, le sue certezze, ma \u00e8 un qualcosa di fluido, di personale, che deve essere adattato ai tempi, tenendo conto dei cambiamenti culturali. Ed ecco il prodigio: la perdita di fede si trasforma in una fede pi\u00f9 alta, pi\u00f9 sofferta, pi\u00f9 vissuta: basta togliere dal Vangelo tutto quello che d\u00e0 fastidio, e affermare che si tratta di miti, di espressioni figurate, da non prendersi alla lettera. Via i miracoli, dunque; via il soprannaturale; via il Peccato originale, o, almeno, le sue conseguenze; e la vita eterna, chiss\u00e0. L&#8217;inferno, poi, sicuramente no. Il diavolo, sicuramente no. L&#8217;uomo \u00e8 fondamentalmente buono, e Cristo \u00e8 venuto solo a dargli un aiutino.<\/p>\n<p>E cos\u00ec questi preti e questi vescovi modernisti entrano nell&#8217;apostasia, ma senza dichiararlo, senza riconoscerlo; e, quel che \u00e8 peggio, spingono nell&#8217;apostasia tutto il popolo cristiano. Stiamo assistendo ad una apostasia di massa provocata dalla cattiva coscienza di quei preti, come Hans K\u00fcng, tanto per fare un nome (ma il loro numero, ormai, \u00e8 legione) che hanno peso la fede, ma non hanno n\u00e9 l&#8217;umilt\u00e0 di pregare e chiedere aiuto a Dio, n\u00e9, piuttosto che dare scandalo, il coraggio di rinunciare al sacerdozio e chiedere la remissione allo stato laicale. No, essi hanno voluto conservare le loro parrocchie, le loro diocesi, le loro berrette cardinalizie; hanno voluto seguitare, come prima, a predicare, ad ammaestrare, a spiegare il Vangelo: solo che hanno incominciato a farlo a modo loro, non secondo la dottrina cattolica, ma secondo una dottrina nuova, di loro invenzione: ciascuno per suo conto, in ordine sparso. Ciascun sacerdote e ciascun vescovo, oggi, si sente libero e in diritto di modificare, ritoccare, aggiustare il Vangelo, e proporre che la Chiesa dovrebbe fare questo, dovrebbe accettare quest&#8217;altro, &quot;aprendosi&quot; al mondo sempre di pi\u00f9; e si sente libero di fare a meno della Tradizione, proprio come i protestanti. Non deve stupire che essi parlino cos\u00ec poco, ormai, del peccato, del giudizio e dell&#8217;inferno; che ridano del diavolo, della tentazione e della possessione; che si facciano beffe degli esorcisti e degli esorcismi: hanno perso la fede, e la loro fede perduta, morta, imputridita, manda cattivo odore, ma essi non se ne rendono conto. Ben decisi a restare nei loro uffici, ad amministrare i sacramenti come nulla fosse, mettono, per\u00f2, nei loro gesti e nelle loro intenzioni, un atteggiamento nuovo: quello del dubbio, della critica, del sospetto. Riducono tutto a simbolo, perch\u00e9, in fondo, non credono pi\u00f9. Non credono che, nell&#8217;Eucarestia, si rinnovi il Sacrificio di Cristo, necessario per la salvezza degli uomini: pensano di &quot;commemorare&quot; l&#8217;Ultima Cena, e quasi, quasi, danno pi\u00f9 importanza alla cerimonia della lavanda dei piedi, da parte del papa, il Gioved\u00ec santo, che al mistero eucaristico. Sono apostati, ma non convinti: non hanno abbastanza onest\u00e0 e abbastanza coraggio da guardarsi dentro sino in fondo. Preferiscono accusare gli altri, quelli che essi, con sommo disprezzo, chiamano &quot;cattolici tradizionalisti&quot;, di non capire, di chiudersi, di rifugiarsi nel passato; e non vedono ci\u00f2 che vedrebbe anche un bambino: che duemila anni di Magistero e di storia della Chiesa, duemila anni di sana teologia cattolica, sono l\u00ec a condannarli, a condannare le loro interpretazioni moderniste, a condannare la loro ispirazione progressista, perch\u00e9, nella fede, non c&#8217;\u00e8 proprio alcun &quot;progresso&quot; da fare, in senso storico, semmai in senso spirituale, ma quello non richiede null&#8217;altro che preghiera, preghiera e ancora preghiera. Ma quando pregano, costoro? Sono sempre indaffarati, sempre di corsa, non hanno tempo neanche per ascoltare i drammi di coscienza dei loro parrocchiani, i dubbi dei loro fedeli: sono troppo impegnati a tenere corsi di &quot;accompagnamento&quot; per le persone omosessuali, attivit\u00e0 di accoglienza per i &quot;migranti&quot;, corsi di formazione sociale, politica ed economica. Per la preghiera, restano solo gli avanzi. E quando un prete, come un qualsiasi fedele, smette di pregare, prima o poi perde il contatto con Dio: cio\u00e8 perde la fede.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il pastore \u00e8 colui che custodisce le pecore e che le guida verso i pascoli erbosi, dove possono trovare un buon nutrimento, e dove, nello stesso<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[96,117,236],"class_list":["post-28172","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-anima","tag-dio","tag-sacerdozio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28172","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28172"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28172\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28172"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28172"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28172"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}