{"id":28170,"date":"2017-07-16T10:16:00","date_gmt":"2017-07-16T10:16:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/07\/16\/quando-un-vescovo-sapeva-dire-allimperatore-pentiti-e-chiedi-perdono-a-dio\/"},"modified":"2017-07-16T10:16:00","modified_gmt":"2017-07-16T10:16:00","slug":"quando-un-vescovo-sapeva-dire-allimperatore-pentiti-e-chiedi-perdono-a-dio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/07\/16\/quando-un-vescovo-sapeva-dire-allimperatore-pentiti-e-chiedi-perdono-a-dio\/","title":{"rendered":"Quando un vescovo sapeva dire all\u2019imperatore: \u00abPentiti, e chiedi perdono a Dio\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>Oggi, per quieto vivere e perch\u00e9 hanno introiettato in pieno la mentalit\u00e0 del mondo, i vescovi, i pastori delle diocesi, specialmente in Italia, si guardano bene dal dire ai politici di maggior peso ci\u00f2 che, pur senza uscire dall&#8217;ambito delle loro competenze morali e religiose, li metterebbe in urto con essi. Semmai, li si vede sollecitare e bacchettare i politici perch\u00e9 non sono abbastanza accoglienti e generosi con i &quot;migranti&quot;; ma per l&#8217;abbandono in cui versano milioni di pensionati e di poveri italiani, nemmeno una parola. Se alzano la voce, insomma, lo fanno sempre e solo su un terreno in cui sono sicuri di trovare dei facili consensi, di essere spalleggiati dal papa quanto basta, anzi, d&#8217;interpretarne fedelmente la volont\u00e0, e di godere del sostegno anche di gran parte della classe dirigente e dei mezzi d&#8217;informazione, ad essa devoti (per usare un&#8217;espressione gentile), quanto meno di quella politicamente corretta. Non parlano pi\u00f9 dell&#8217;aborto e tacciono sull&#8217;eutanasia; non fiatano sulle unioni di fatto e non fanno motto sui cosiddetti matrimoni omosessuali; fingono di non sapere quanto attiene alla manipolazione genetica e glissano sulla fecondazione eterologa e sulla pratica, ancora da noi illegale, ma forse non ancora per molto, dell&#8217;utero in affitto. E se un buon cattolico, ad esempio un professore, come \u00e8 accaduto recentemente in Belgio, si permette di esprimere la sua opinione sull&#8217;aborto, che poi \u00e8 la stessa che dovrebbero avere tutti i cattolici e specialmente i pastori del gregge, ossia che l&#8217;aborto \u00e8 la soppressione di una vita, i bravi vescovi &quot;cattolici&quot; lo abbandonano a se stesso e restano indifferenti davanti alla campagna che si scatena contro di lui; peggio, l&#8217;universit\u00e0 &quot;cattolica&quot; di Lovanio lo sospende dall&#8217;insegnamento. <em>L&#8217;aborto, un omicidio? Suvvia<\/em>, hanno detto costoro, in perfetto accordo con lo spirito del mondo e con tutti gli esponenti della cultura laicista e irreligiosa, <em>non esageriamo<\/em>&#8230;<\/p>\n<p>Eppure c&#8217;\u00e8 stato un tempo in cui i vescovi non avevano alcun timore di parlare, e lo facevano in maniera energica e coraggiosa, non con dei politici di mezza tacca, ma con gli imperatori romani (e, pi\u00f9 tardi, con quelli germanici): dicendo pane al pane e vino al vino, rimproverandoli per i loro pubblici delitti, minacciando loro la scomunica se non avessero fatto la debita penitenza, come qualunque altro peccatore di fronte a Dio. E a quel tempo la Chiesa era ancora giovane e incerta sulle sue basi, dilaniata da lotte ed eresie, minacciata all&#8217;esterno da nemici astuti e potenti, inerme di fronte al potere statale e anche alle ormai imminenti invasioni barbariche: forte solamente della coerenza, della trasparenza e della incrollabile fedelt\u00e0 ai dettami del Vangelo del suo clero. Era questo che la rendeva autorevole e che le dava forza; anche se non aveva divisioni da gettare sul piatto della bilancia, per usare la rozza e stupida espressione di Stalin; anche se, per far valere i principi morali dei quali era custode, non possedeva altra forza che l&#8217;intrepidezza dei suoi membri e una viva fede nell&#8217;aiuto di Dio, Padre e Signore del cielo e della terra. Stiamo parlando, in particolare, della fine del IV secolo, e del vescovo di Milano, Ambrogio, che, per caso, era anche un santo, e di Teodosio il Grande, l&#8217;ultimo imperatore romano che, sia pure per pochi anni, riun\u00ec e govern\u00f2 come una sola entit\u00e0 le due p<em>artes<\/em> di Oriente ed Occidente.<\/p>\n<p>Mentre Teodosio era in Occidente, dopo aver riportato la vittoria decisiva sull&#8217;usurpatore Massimo, e dopo aver fatto venire presso di s\u00e9, da Costantinopoli, il figlio minore, Onorio (avuto, come il maggiore, Arcadio, dalla prima moglie poi defunta, Flaccilla, e non dalla seconda, Galla) si verific\u00f2 un grave episodio nella <em>pars Orientis<\/em>, a Tessalonica. Nell&#8217;aprile del 390 la folla, durante una sommossa, uccise e trascin\u00f2 per le vie il corpo del <em>magister militum<\/em> per l&#8217;Illirico, il goto Butheric, reo di aver fatto arrestare un celebre fantino dell&#8217;ippodromo, beniamino delle folle, per il reato di sodomia ai danni di un garzone: reato che, all&#8217;epoca, comportava la pena di morte. Venuto a conoscenza del fatto, Teodosio ordin\u00f2 una spietata rappresaglia ai danni degli abitanti di quella citt\u00e0: senza distinzione fra colpevoli e innocenti, le truppe furono lasciate libere di massacrare la folla recatasi appunto ad assistere alle corse delle bighe. La strage dur\u00f2 almeno due ore e non si sa quante vittime abbia fatto: alcuni storici, sulla scorta del greco Teodoreto di Ciro, parlano di settemila persone, ma la cifra \u00e8 sicuramente esagerata; forse furono alcune centinaia, forse ancora meno. Ad ogni modo, fu una pagina nera nella storia del diritto: un imperatore romano, per giunta cristiano, si macchiava d&#8217;un massacro deliberato che, per punire i colpevoli di un precedente episodio di violenza popolare, si abbatteva sopra una intera cittadinanza, in maniera indiscriminata. \u00c8 vero che lo stesso Teodosio, che andava soggetto a violenti, incontenibili scatti di collera, ma che, a parte ci\u00f2, era un uomo ragionevole e di animo pio, dovette essersi subito pentito dell&#8217;ordine che, avventatamente, aveva impartito, poich\u00e9 mand\u00f2 un corriere a fermare la strage; ma era ormai troppo tardi, e il corriere giunse a cose fatte. Guarda caso, una legge del 18 agosto 390, promulgata dallo stesso Teodosio, stabil\u00ec che, per l&#8217;innanzi, ogni sentenza capitale dovesse aver luogo almeno un mese dopo la proclamazione della sentenza, proprio per non vanificare una sua eventuale modifica da parte dei giudici.<\/p>\n<p>L&#8217;impressione che suscit\u00f2 la notizia in tutto l&#8217;Impero fu enorme; e il clero cattolico, che, in altre occasioni, aveva preferito far finta di non vedere e non sentire, anche per non peggiorare le relazioni con i precedenti imperatori, prima Costanzo, poi Valente, entrambi favorevoli all&#8217;eresia ariana, questa volta non pot\u00e9 regolarsi allo stesso modo. A Milano, che allora svolgeva le funzioni di capitale dell&#8217;Occidente, era in corso un sinodo di vescovi; si parl\u00f2 anche della strage di Tessalonica, e si decise che Ambrogio, il quale godeva di una grandissima autorit\u00e0, pur essendosi di recente scontrato con Teodosio per la vicenda della sinagoga di Callinico (in Siria, sull&#8217;Eufrate), avrebbe dovuto far comprendere al sovrano la gravit\u00e0 e la profonda ingiustizia del suo atto che, sotto il profilo morale e religioso, lo escludeva inevitabilmente dalla comunione con la Chiesa cattolica. E Teodosio, si noti, era colui che, nel 380, con l&#8217;editto di Tessalonica &#8211; insieme agli imperatori Graziano e Valentiniano II, poi deceduti &#8211; aveva dichiarato il cristianesimo niceno la religione ufficiale dell&#8217;Impero romano, mettendo fuori legge sia l&#8217;arianesimo, sia i culti pagani. Si trattava, dunque, di un fedele e prezioso alleato della Chiesa cattolica; eppure quei vescovi, e Ambrogio, come vescovo della citt\u00e0 che fungeva da capitale, non esitarono a mettere a rischio quel rapporto privilegiato per riaffermare un principio morale superiore alla politica: che nessuno \u00e8 al di sopra della legge morale e che tutti gli uomini, dal pi\u00f9 umile fra i sudditi, fino al sovrano, dotato di un potere immenso, devono piegare il ginocchio davanti ai dieci comandamenti, in questo caso al quinto: <em>non uccidere<\/em>.<\/p>\n<p>Cediamo la parola a un insigne studioso, lo storico Angelo Paredi (Canzo, Como, 17 agosto 1908-Milano, 7 aprile 1997), autore di un rinomata biografia del vescovo ambrosiano, <em>Sant&#8217;Ambrogio<\/em> (Milano, Rizzoli Editore, 1985, pp. 249-252):<\/p>\n<p><em>Verso la met\u00e0 di settembre, quando si seppe che era imminente il ritorno di Teodosio a Milano, Ambrogio part\u00ec dalla citt\u00e0, dicendo di sentirsi malato e di dover andare a fare delle cure. Che fosse veramente ammalato o indisposto, pu\u00f2 darsi, e lui stesso il vescovo lo afferma. Il motivo primo di quella partenza era per\u00f2 un altro: egli voleva evitare di doversi incontrare con l&#8217;imperatore, che non era ancora persuaso di aver commesso un delitto, facendo uccidere, o almeno non impedendo che insieme con i colpevoli venissero uccisi tanti innocenti. Ambrogio dalla localit\u00e0 dove si era rifugiato mand\u00f2 all&#8217;imperatore una lettera (ep. 51) confidenziale, non dettata come le solite, ma scritta di sua mano, che nessun altro quindi poteva conoscere. Teodosio era un cristiano convinto, battezzato. Il vescovo in quella lettera loda la piet\u00e0 e la clemenza dell&#8217;imperatore, ma gli dice chiaro che il fatto accaduto a Tessalonica \u00e8 una cosa atroce; gli fa capire con delicatezza che egli deve sentirsi responsabile della morte di persone innocenti, che a lui vescovo sarebbe impossibile celebrare l&#8217;Eucaristia alla sua presenza, alla presenza di un pubblico peccatore: &quot;Nella notte precedente la mia partenza da Milano ho avuto un sogno: ho sognato di vederti venire nella chiesa e di non poter celebrare il sacrificio per la tua presenza&quot;. Teodosio leggendo queste righe doveva capire che Ambrogio e gli altri vescovi lo ritenevano responsabile di un delitto, lo consideravamo un pubblico peccatore, un cristiano &quot;fuori dalla comunione&quot; fino a quando, dopo aver comporta una congrua penitenza, non avesse chiesto perdono a Dio per il delitto compiuto, e fosse quindi riammesso alla comunione con gli altri fedeli.<\/em><\/p>\n<p><em>Il vescovo riveste la sostanza piuttosto amara della sua missiva in forme di finezza gentile e quasi affettuosa: &quot;Tu, o imperatore augusto, hai zelo per la fede, tu hai il timore di Dio, e il tuo temperamento focoso ti volge alla clemenza appena qualcuno si curi di calmarti; ma invece si esaspera e ti porta a eccedere se qualcuno ti irrita&#8230; Sei per\u00f2 capace anche da te solo di riprenderti, la tua piet\u00e0 sa dominare e vincere il tuo carattere impetuoso&#8230;&quot;. Egli, il vescovo, pu\u00f2 solo consigliare, suggerire, pregare. Ricorda Ambrogio i tanti motivi che egli ha di essere riconoscente verso Teodosio, ricorda Graziano (che era stato l&#8217;autore della elevazione di Teodosio all&#8217;impero), ricorda i figli dell&#8217;imperatore. &quot;Io, o imperatore, ti amo, ti voglio bene, ti accompagno con le mie preghiere. Se mi credi, ascoltami. Se mi credi, perdona questo mio intervento, che io faccio solo perch\u00e9 metto Dio prima di ogni altra cosa&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>In questa lettera i critici vedono un capolavoro di abilit\u00e0 diplomatica. Essa \u00e8 pure una viva testimonianza della dedizione intera del vescovo alla causa, cui si era votato sedici anni prima, la causa di Dio e della religione.<\/em><\/p>\n<p><em>Teodosio poteva rispondere che la punizione dei tessalonicesi era stata non un delitto, ma una necessit\u00e0 politica, una misura necessaria per garantire l&#8217;ordine pubblico, per far vedere ai soldati che il governo li difendeva; poteva dire che per un imperatore la vita del generale ucciso valeva assai pi\u00f9 che non la sorte di una massa bruta di tifosi delle corse circensi. Anche oggi si pu\u00f2 discutere a non finire sulla legittimit\u00e0 di una ritorsione militare: ma con le discussioni e i dubbi amletici non si governa n\u00e9 uno Stato n\u00e9 una Chiesa.<\/em><\/p>\n<p><em>In un primo tempo sembra che Teodosio si sia dimostrato non disposto ad ammettere una colpa sua personale nella triste vicenda del massacro dei Tessalonicesi. Aveva accanto il primo ministro (&quot;magister officiorum&quot;) Rufino, che non poteva che suggerirgli di non ascoltare il vescovo. Le poche discordi testimonianze costringono a supposizioni pi\u00f9 o meno probabili. Forse Rufino ebbe incarico di avviare trattative con il vescovo per vedere se era possibile un compromesso. In quei giorni poi arriv\u00f2 a Teodosio la notizia che erano sorti gravi dissidi alla corte di Costantinopoli tra Galla, la giovane seconda moglie dell&#8217;imperatore, e Arcadio il tredicenne figlio della prima moglie di Teodosio e augusto per l&#8217;Oriente. Non \u00e8 improbabile che queste preoccupazioni familiari abbiano anch&#8217;esse contribuito a convincere il cristiano Teodosio che aveva ragione il vescovo, che facendo uccidere tutta quella gente di Tessalonica aveva commesso un delitto, che aveva offeso Iddio. Nel discorso funebre del 395 il vescovo dir\u00e0 che Teodosio &quot;fece penitenza, confess\u00f2 il suo peccato, ne chiese il perdono&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Ambrogio era persuaso e ripeteva che uno arriva a trovare Dio, solo se Dio vuole lasciarsi trovare da lui, che una conversione religiosa, una &quot;metanoia&quot; non pu\u00f2 essere che un dono di Dio. Penitenti, pi\u00f9 o meno sinceri, tanti certo ne aveva gi\u00e0 visti Ambrogio in quindici anni: ma che tra i penitenti ci fosse un imperatore non era mai capitato n\u00e9 a Milano n\u00e9 altrove. Era una novit\u00e0 sensazionale. Un imperatore, un faraone, un re nella immaginazione della gente era una persona superiore alle leggi, a qualunque legge. [..]<\/em><\/p>\n<p><em>Era tempo che qualcuno dicesse chiaro che anche un imperatore, se cristiano, e se colpevole di un delitto, doveva far penitenza come gli altri. Il vescovo Ambrogio nel 390 a Milano ebbe per il primo il coraggio di invitare un imperatore cristiano a riconoscersi colpevole di un delitto. Teodosio on ebbe vergogna di chiedere pubblicamente a Dio il perdono della strage avvenuta per ordine suo. Lo afferma Ambrogio nel discorso funebre gi\u00e0 citato. Lo attesta Rufino d&#8217;Aquileia, che scriveva la sua storia nell&#8217;Italia settentrionale una decina d&#8217;anni dopo il grande avvenimento. &quot;Teodosio, biasimato dai vescovi d&#8217;Italia [s&#8217;intende per le uccisioni di Tessalonica], riconobbe di aver compiuto un delitto, ammise con lacrime la sua colpa, e comp\u00ec la penitenza alla vista di tutti i fedeli, avendo deposto le insegne imperiali [come si usava fare nei lutti ufficiali] per il tempo fissatogli&quot; (H.E., 11, 18).<\/em><\/p>\n<p><em>Il vescovo Ambrogio diede a nome di Dio l&#8217;assoluzione all&#8217;imperatore Teodosio, che chiedeva perdono a Dio, gli disse cio\u00e8 che Dio gli perdonava la sua colpa. Questo atto finale probabilmente avvenne nella festa di Natale dell&#8217;anno 390. [&#8230;] La scena culminante fu certo la riconciliazione: una scena di gioia, tanto che i fedeli presenti piangono di commozione. Per la prima volta nella storia un monarca pubblicamente si riconosceva sottomesso lui pure alle leggi della giustizia, ammetteva che a far uccidere degli innocenti aveva commesso una colpa. Il vescovo con la sua franchezza nell&#8217;esigere la penitenza anche da un imperatore e l&#8217;imperatore con la sua sincera umilt\u00e0 di fronte non al vescovo ma a Dio, affermavano il primato del diritto sulla forza. In quel mondo romano, che pure con i suoi sapienti istituiti giuridici aveva dovuto vedere e sopportare le pazze imprese di Nerone e di Caligola e d&#8217;altri ancora, il fatto per s\u00e9 unicamente religioso della penitenza di Teodosio significava certamente un progresso anche umano e civile.<\/em><\/p>\n<p>Gli storici di tendenza anticattolica, o, comunque, di estrazione illuminista, da Edward Gibbon fino al nostro Corrado Barbagallo, hanno sempre visto, in questo episodio, la data funesta in cui la Chiesa cattolica soverchia l&#8217;autorit\u00e0 statale, la piega a s\u00e9, la mortifica, la pone sotto la sua tutela; tutela che sarebbe durata pi\u00f9 di mille anni. Naturalmente, questo \u00e8 un modo di vedere le cose. A noi sembra pi\u00f9 giusta e pi\u00f9 veritiera la prospettiva di Angelo Paredi: la penitenza imposta da sant&#8217;Ambrogio a Teodosio &#8211; non la sua umiliazione; che il vescovo lo abbia scacciato dalla porta della chiesa, dove l&#8217;imperatore voleva entrare, \u00e8 una leggenda malevola e posteriore &#8212; \u00e8 un momento alto della storia civile, quello in cui un&#8217;autorit\u00e0 disarmata, puramente spirituale, riesce ad imporre il principio che, davanti a Dio, gli uomini sono tutti uguali e che, dal punto di vista morale, i potenti non hanno diritto a sconti o indulgenze particolari, quando \u00e8 in gioco il valore della persona umana; devono rispondere dei loro atti, in prima persona, come chiunque altro; e nulla e nessuno, neppure la ragione di Stato, possono scioglierli dai doveri di umanit\u00e0 cui tutti devono sottostare, e che tanto pi\u00f9 devono essere osservati dai regnanti e da coloro dal cui volere dipendono milioni d&#8217;individui. \u00c8 un principio di civilt\u00e0, di umanit\u00e0, di diritto, che s&#8217;impone sulla brutalit\u00e0, sulla forza materiale, sull&#8217;arroganza del potere. Inoltre, s&#8217;impone il principio della responsabilit\u00e0 individuale: n\u00e9 la folla di Tessalonica poteva essere incolpata, collettivamente, per il linciaggio del generale Butheric, n\u00e9 Teodosio poteva giustificare se stesso affermando di aver agito in base a una necessit\u00e0 superiore, che lo esimeva dal dovere di accertare le singole responsabilit\u00e0, autorizzandolo a colpire nel mucchio. Fu una lezione di stile, ma anche di sostanza giuridica e di civilt\u00e0: il diritto si regge sull&#8217;idea che ciascuno deve rispondere per s\u00e9 stesso e che nessuno pu\u00f2 essere trattato come un numero nella massa, privo di valore in se stesso. \u00c8 stato un trionfo del valore della persona umana: una scoperta e una affermazione della cultura cristiana, resa possibile dal Vangelo di Ges\u00f9 Cristo; prima, gli uomini non ragionavano cos\u00ec, ma pensavano che ciascuno vale non per se stesso, ma in base alla nascita, alla stirpe, alla classe, e che, per esempio, un individuo che nasce schiavo non \u00e8 una persona, ma una cosa, o poco pi\u00f9 di un animale. E sar\u00e0 il figlio minore di Teodosio, Onorio, meno di quindici anni dopo, a vietare definitivamente i combattimenti dei gladiatori, ribadendo, cos\u00ec, il principio cristiano della unicit\u00e0 e preziosit\u00e0 di ogni singola vita umana, e la condanna della sua soppressione per il mero divertimento del pubblico. Prima, quel divertimento era considerato una cosa normale, normalissima; tanto \u00e8 vero che gli spettacoli del circo erano frequentati da folle enormi, formate non solo da uomini adulti, ma anche da donne e da ragazzi. Se i signori illuministi avessero avuto, e avessero tutt&#8217;oggi, un minimo di onest\u00e0 intellettuale, dovrebbero ammettere che le loro idee fondamentali sulla dignit\u00e0 della persona umana, quale soggetto di doveri, ma anche di diritti, vengono proprio dalla rivoluzione cristiana: una rivoluzione pacifica, incruenta, ma che fece fare all&#8217;umanit\u00e0 un immenso progresso morale e civile.<\/p>\n<p>Ne avesse ancora, la Chiesa, vescovi come Ambrogio. Ma Ambrogio era un santo: il suo coraggio, la sua fermezza venivano da Dio, erano un dono del Signore. Oggi ci sono Paglia, Galantino, Lorefice, Coccopalmerio: uomini di un&#8217;altra pasta, di un&#8217;altra statura, forse anche di un&#8217;altra chiesa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi, per quieto vivere e perch\u00e9 hanno introiettato in pieno la mentalit\u00e0 del mondo, i vescovi, i pastori delle diocesi, specialmente in Italia, si guardano bene<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30169,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[80],"tags":[109,117],"class_list":["post-28170","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-modernismo","tag-chiesa-cattolica","tag-dio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-modernismo.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28170","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28170"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28170\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30169"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28170"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28170"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28170"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}