{"id":28167,"date":"2015-09-15T08:37:00","date_gmt":"2015-09-15T08:37:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/09\/15\/quando-si-entra-nella-foresta\/"},"modified":"2015-09-15T08:37:00","modified_gmt":"2015-09-15T08:37:00","slug":"quando-si-entra-nella-foresta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/09\/15\/quando-si-entra-nella-foresta\/","title":{"rendered":"Quando si entra nella foresta&#8230;"},"content":{"rendered":"<p>Entrare nella foresta \u00e8 come entrare in una cattedrale: tutto inneggia alla vita, tutto parla di sofferenza, morte, rinascita, comprensione, amore; ogni pianta, ogni animale, ogni suono e ogni profumo rimandano al mistero dell&#8217;Essere, davanti al quale bisognerebbe togliersi le scarpe e procedere a piedi scalzi, trattenendo il respiro, facendosi piccoli e umili; ogni cosa \u00e8 preghiera, meditazione, salmo, inno, silenzio che parla pi\u00f9 di mille parole umane.<\/p>\n<p>Non si dovrebbe entrare nella foresta se prima non ci si \u00e8 lasciati alle spalle i pensieri futili, le preoccupazioni superflue, la febbre compulsiva dell&#8217;ego, dell&#8217;autoaffermazione, del riconoscimento altrui e della gratificazione ad ogni costo; della superficialit\u00e0, della vanit\u00e0, del narcisismo, della presunzione e della inconsapevolezza; non ci si dovrebbe accostare ad essa se, prima, non ci \u00e8 snebbiati la vista, l&#8217;udito, il cuore e la mente da tutto ci\u00f2 che \u00e8 banale, inautentico, artificiale, forzato, fasullo. Per essere degni di accostarla, di esserne ricevuti ed accolti, bisogna purificarsi ed entrarvi con animo puro.<\/p>\n<p>L&#8217;esempio del raccoglimento ce lo d\u00e0 proprio lei: la foresta. Gli alberi pregano: le loro cime svettano verso l&#8217;alto, le loro fronde stormiscono al vento; persino le foglie che cadono, danzano lentamente per ringraziare Iddio. I faggi e gli abeti, i castagni e le querce, sono le colonne della verde cattedrale, che scandiscono solenni lo spazio delle navate; i ritagli di cielo che si formano nell&#8217;incrocio dei loro rami, sono i finestroni che lasciano filtrare la luce del sole; le felci ed i muschi, le bardane e gli equiseti che formano il sottobosco, sono i mosaici pavimentali, con i loro disegni eleganti, le loro curve slanciate; il soffice, accogliente tappeto di aghi di pino caduti al suolo, \u00e8 il tappeto sul quale camminano e s&#8217;inginocchiano i fedeli; le piante epifite che si arrampicano lungo i tronchi, sono gli stucchi e le decorazioni degli archi; il sussurro del vento fra le piante \u00e8 la musica d&#8217;organo che scende dalle canne metalliche e che si spande attraverso il tempio grandioso a cielo aperto.<\/p>\n<p>La foresta \u00e8 piena di vita, perch\u00e9 in essa le piante nascono, crescono, s&#8217;intrecciano, gareggiano a crescere in altezza, invecchiano, soccombono e cadono a terra, tornando a fecondare quell&#8217;<em>humus<\/em> dal quale ebbero inizio. Ogni cosa parla di un ciclo fecondo, glorioso, inarrestabile: ogni generazione di piante, riconoscibile dalle dimensioni dei tronchi e dalla struttura della corteccia, prepara il posto e la vita alle generazioni successive; la foresta non muore mai, nemmeno quando viene devastata da un grande incendio, perch\u00e9, nell&#8217;arco di alcuni anni, dal terreno sgombrato torna a pullulare la vita, inesausta, generosa, infaticabile, inestinguibile. Solo l&#8217;uomo, con il cemento e con i veleni chimici, pu\u00f2 uccidere la foresta; ma la foresta, lasciata a se stessa, non muore mai, perch\u00e9 sempre muore e sempre rinasce, come l&#8217;araba Fenice.<\/p>\n<p>Anche gli uccelli che fanno il nido sui rami, anche gli scoiattoli che fanno la tana nei tronchi, anche i funghi che erompono dalle radici, anche il muschio che avvolge come un tenerissimo, umido broccato e che si stende lungo il lato dei fusti rivolto al freddo Settentrione, desideroso di ombra: anche tutti costoro celebrano la vita e il mistero della morte e della rinascita. Non c&#8217;\u00e8 corpo, non c&#8217;\u00e8 molecola, non c&#8217;\u00e8 atomo che vadano perduti: tutto ritorna alla terra, tutto viene restituito alla terra per produrre nuova vita, ancora e sempre, senza fine. E non c&#8217;\u00e8 usignolo, ghiandaia, picchio, gufo, allocco, colombaccio, crociere, frosone, che non levino al cielo la loro preghiera; non c&#8217;\u00e8 fiore che dalla terra &#8212; primula, narciso, papavero, colchico, genziana, achillea, tarassaco, elleboro, malva, croco &#8212; che non celebri le meraviglie dell&#8217;esistente; non c&#8217;\u00e8 insetto &#8212; bombo, coccinella, libellula, ape, cicala, formica, farfalla &#8212; che volando, zampettando, ronzando, frinendo &#8212; non faccia da contrappunto a tanta bellezza, a tanto splendore.<\/p>\n<p>E poi c&#8217;\u00e8 il bramito dei cervi in amore; c&#8217;\u00e8 il soffiare del gatto selvatico; c&#8217;\u00e8 lo zampettare del capriolo; c&#8217;\u00e8 il gracchiare del corvo; c&#8217;\u00e8 il frusciare della serpe. C&#8217;\u00e8 lo spettacolo grandioso dei raggi di sole che scendono obliquamente nelle navate della verde cattedrale; e c&#8217;\u00e8 lo spettacolo magico, alieno, dei raggi lunari che si diffondono nella foresta, di notte, nelle radure, sulle rive del torrente, e vi si specchiano, sussurrando all&#8217;acqua corrente le magiche parole che nessun umano ha mai udite, ma solo gli spiriti della foresta.<\/p>\n<p>Eppure ogni cosa rimanda a qualcos&#8217;altro; nulla \u00e8 pago e finito in se stesso, risolto nella propria finitezza. Per un filosofo, la foresta \u00e8 la pi\u00f9 grande lezione che esista sul reale: \u00e8 il libro della gran vita dell&#8217;universo, la biblioteca di tutti i saperi, la rivelazione di tutte le meraviglie del mondo.<\/p>\n<p>Ha scritto, in una bella pagina di prosa, Giancarlo Ferron, un guardacaccia-poeta con molti anni di vita nei boschi sulle spalle, nel suo libro autobiografico \u00abHo visto piangere gli animali\u00bb (Pordenone, Edizioni Biblioteca dell&#8217;Immagine, 2000, pp. 103-4):<\/p>\n<p>\u00abQuando si entra nella foresta l&#8217;atmosfera cambia di colpo, l&#8217;ombra \u00e8 fa pi\u00f9 scura, la luce del sole penetra tra le foglie fitte quasi con fatica e, di sera, il buio arriva presto. Il verde degli abeti \u00e8 cupo,. Dall&#8217;esterno si sentono le innumerevoli melodie che gli uccelli cantano con mille voci diverse e strane. Quando si varca il confine tutto si ferma all&#8217;improvviso, sagome veloci corrono furtive a nascondersi, tutto tace.<\/p>\n<p>Si sente a volte la voce del vento che a ondate frusta le cime degli alberi e scuote le fronde urlando strani lamenti. Questo \u00e8 il magico regno di un re tanto potente e maestoso quanto timido e fragile.<\/p>\n<p>Dove il bosco \u00e8 vecchio ci sono tronchi morti che il picchio martella e scorteccia per cercare le larve nascoste nelle loro fibre; ci sono alberi che, cadendo, hanno trascinato con loro altre piante, creando cos\u00ec delle radure dove il sole \u00e8 libero di scaldare la terra. In queste macchie, prive dell&#8217;ombra delle chiome, nascono i mirtilli, i lamponi e germogliano i semi.<\/p>\n<p>Sono piccole isole dove il bosco cambia e si rigenera in un ciclo infinito e misterioso. Il tronco caduto si lascia ricoprire dal muschio e dalle felci, regala la sua corteccia alla terra, il suo legno nutre i funghi saprofiti e gli insetti che lo invadono per succhiare e trasformare quanto di utile alla vita vi \u00e8 rimasto: tutto torner\u00e0 alla terra per nutrire e rinascere nei figli e nei fratelli della pianta che \u00e8 morta.<\/p>\n<p>Gli abeti e i faggi intrecciano i rami nel silenzioso duello per la vita, per la conquista della luce e dello spazio. L&#8217;albero pi\u00f9 grande e forte copre con le sue fronde il pi\u00f9 piccolo e gli toglie i raggi del sole fino a quando lui stesso non morir\u00e0, vinto dagli anni, da un fulmine o da invisibili parassiti.<\/p>\n<p>Il bosco inventato da madre natura \u00e8 un&#8217;opera d&#8217;arte che vive in una complicata armonia che gli \u00e8 propria, in un intreccio di tanti piccolissimi ambienti diversi che si completano tra loro e che sono abitati da esseri viventi che lottano per mantenere i confini di altrettanti piccoli mondi.<\/p>\n<p>In questo ambiente vive un volatile bellissimo e sempre pi\u00f9 raro, il suo piumaggio \u00e8 scuro e misterioso come lo sono le ombre della notte, ma \u00e8 anche verde rilucente come le foglie bagnate di pioggia, e blu come i mirtilli maturi.<\/p>\n<p>\u00c8 maestoso e fiero quando avanza trascinando le ali per terra e mantenendo le penne della coda aperte come un copricapo indiano. Il suo canto sembra senza note, un insieme di rumori che non sono n\u00e9 voci, n\u00e9 musica, n\u00e9 melodia, ma solo un ripetersi di strofe di una canzone incredibile formata da suoni strani quanto misteriosi e antichi.<\/p>\n<p>Solo un re della foresta come lo \u00e8 il Gallo Cedrone pu\u00f2 affascinare cos\u00ec&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Ci sono molte maniere di entrare in una foresta, di guardarla, di ascoltarla, di lasciare che essa ci parli e ci insegni i suoi segreti. C&#8217;\u00e8 il modo del naturalista, che esamina con occhio attento, che confronta, che cataloga mentalmente, che cerca la spiegazione razionale per ogni fenomeno &#8212; l&#8217;inversione termica, ad esempio, per cui, nelle conche boschive di montagna, le specie arboree dei climi pi\u00f9 freddi si incontrano pi\u00f9 in basso di quelle dei climi meno rigidi. C&#8217;\u00e8 il modo del poeta, del pittore, del musicista, che cerca l&#8217;ispirazione per i suoi versi, per i suoi dipinti, per le sue armonie; o meglio, che lascia alla foresta il prodigio di dettargli le parole e la musica, di guidargli la mano sulla tela. E c&#8217;\u00e8 il modo del pensatore, che vi trova infiniti spunti di riflessione, di meditazione, di comprensione: pi\u00f9 che in qualsiasi aula universitaria, pi\u00f9 che al cospetto del pi\u00f9 grande studioso, esperto, specialista di questo o quel ramo dello scibile umano.<\/p>\n<p>Per noi, che abbiamo la fortuna incomparabile di abitare non lontano dalla seconda foresta d&#8217;Italia per estensione, quella del Cansiglio, al confine tra Veneto e Friuli &#8212; la prima \u00e8 non lontanissima, e si trova sempre in Friuli: la Foresta di Tarvisio &#8212; \u00e8 uno spettacolo sempre nuovo e un&#8217;esperienza sempre diversa e commovente quella di entrarvi, di goderne i diversi colori nelle differenti stagioni, di ritrovarvi sempre un medesimo incanto, un medesimo alone di mistero, uno stesso fremito di vita: dal tenero verde primaverile, alle mille sfumature di verde vivo dell&#8217;estate, al giallo, all&#8217;arancio e al sontuoso marrone autunnali, fino al gran manto di neve bianca dell&#8217;inverno &#8212; perch\u00e9 lass\u00f9, a oltre mille metri d&#8217;altezza, e nelle pieghe di un altipiano circondato da cime pi\u00f9 elevate, l&#8217;invero \u00e8 rigidissimo, e le temperature notturne scendono, a volte, fino a venti, fino a trenta gradi sotto lo zero.<\/p>\n<p>Tuttavia, come dicevamo, la foresta non dice all&#8217;uomo tutto quel che ha da dire, se l&#8217;uomo si ostina a guardarla solo e unicamente dal punto di vista materiale: se vuole imporre ad essa il suo supposto sapere razionalista, scientista, meccanicista, ed imporle di recitare, per lui, un copione gi\u00e0 preconfezionato: se l&#8217;uomo vi entra con un tale spirito, essa non gli dir\u00e0 nulla, assolutamente nulla, e il suo segreto gli rester\u00e0 precluso ed ermeticamente sigillato. Meno ancora gli parler\u00e0 se egli vi entra al solo scopo di saccheggiare le sue ricchezze, il suo legname, i suoi frutti, la sua fauna: se vi entra da predone e da sfruttatore, senza rispetto e senza riguardi. E che cosa potr\u00e0 dire al turista distratto, al villeggiante che si mette le cuffie nelle orecchie per seguire la partita di calcio, o che si sprofonda nelle conversazioni al telefono cellulare, senza occhi per quello che ha intorno, senza orecchi per i suoni ed i fremiti delle piante secolari? Che cosa mai potr\u00e0 dire al bambino che, invece di spalancare gli occhi, colmi di meraviglia, e stupirsi d&#8217;ogni cosa, continua ad affannarsi sul suo <em>tablet<\/em>, sul suo <em>smartphone<\/em>, sui suoi costosi ed inutili gingilli tecnologici, regalatigli con troppa leggerezza da adulti che non riflettono a sufficienza?<\/p>\n<p>Le cose ci parlano quando noi siamo pronti ad ascoltarle: questa \u00e8 la legge. Finch\u00e9 non siamo pronti, non ci diranno un bel nulla, per quanti tesori avrebbero da comunicarci. E noi passiamo loro accanto, come sonnambuli presuntuosi, come manichini viventi, senza sensibilit\u00e0, senza attenzione, senza partecipazione, senza amore: ciechi che credono di vedere e sordi che credono di udire. Ma quel che udiamo, quel che vediamo, \u00e8 sempre e soltanto il riflesso del nostro ego: ogni foglia, ogni farfalla, ogni scintilla di luce sull&#8217;acqua del torrente, ogni goccia di pioggia rimasta sospesa sui rami, ci rimanderanno la nostra stessa immagine, ossessionante, all&#8217;infinito: l&#8217;immagine del nostro io prigioniero di se stesso, intrappolato nelle proprie spire, soffocato dalle proprie brame. E cos\u00ec la foresta: essa parla a chi la ascolta, a chi la interroga; ma resta muta e silenziosa davanti agli altri, a quelli che non sanno fare silenzio, n\u00e9 fuori, n\u00e9 dentro di s\u00e9.<\/p>\n<p>Questa \u00e8, anche, una grande lezione: una lezione di umilt\u00e0, di saggezza, di vita; una lezione nella quale non valgono pi\u00f9 i titoli accademici, non contano pi\u00f9 i <em>curricula<\/em> universitari, e nemmeno il numero delle pubblicazioni che si possono vantare al proprio attivo; una lezione nella quale una persona semplice, un guardacaccia, un boscaiolo, un uomo o una donna che hanno fatto solo la quinta elementare, possono sapere, e soprattutto capire, molte pi\u00f9 cose di quante ne possa comprendere un intellettuale di citt\u00e0, proprio perch\u00e9 sanno <em>ascoltare<\/em>. Il segreto \u00e8 ascoltare: tutto il resto viene dopo, per conseguenza. E non basta saper ascoltare le voci <em>della<\/em> foresta; bisogna anche saper ascoltare le voci <em>nella<\/em> foresta. Perch\u00e9 la foresta &#8212; come la grotta, come la sorgente, come la montagna, come il fiume &#8212; \u00e8 un luogo magico: un luogo privilegiato ove cadono i veli delle cose e si rivela la loro essenza pi\u00f9 segreta.<\/p>\n<p>Al centro della foresta del Cansiglio vi \u00e8 una minuscola radura, con un altare di pietre abbellite dai fiori ed una statua della Vergine Maria: Nostra Signora del Cansiglio, legata ad un&#8217;apparizione miracolosa e frequentata da devoti silenziosi, che vi si recano a pregare. Al di sopra della radura, un breve squarcio di cielo fa capolino tra le cime dei faggi, che stormiscono piano. Tutto \u00e8 pace e silenzio; tutto \u00e8 vita e mistero; tutto palpita e sussurra il Nome dei nomi: quello di Dio fatto uomo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Entrare nella foresta \u00e8 come entrare in una cattedrale: tutto inneggia alla vita, tutto parla di sofferenza, morte, rinascita, comprensione, amore; ogni pianta, ogni animale, ogni<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30172,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[51],"tags":[92],"class_list":["post-28167","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-natura-e-ambiente","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-natura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28167","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28167"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28167\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30172"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28167"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28167"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28167"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}