{"id":28158,"date":"2009-11-09T08:15:00","date_gmt":"2009-11-09T08:15:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/11\/09\/con-la-rivoluzione-tecnica-e-industriale-della-modernita-lopera-supera-luomo\/"},"modified":"2009-11-09T08:15:00","modified_gmt":"2009-11-09T08:15:00","slug":"con-la-rivoluzione-tecnica-e-industriale-della-modernita-lopera-supera-luomo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/11\/09\/con-la-rivoluzione-tecnica-e-industriale-della-modernita-lopera-supera-luomo\/","title":{"rendered":"Con la rivoluzione tecnica e industriale della modernit\u00e0, l&#8217;opera supera l&#8217;uomo"},"content":{"rendered":"<p>Lo sviluppo sempre pi\u00f9 impetuoso dell&#8217;economia di mercato, a partire dal XVIII secolo, e, pi\u00f9 ancora, la sua auto-divinizzazione, conseguente al fallimento dell&#8217;economia di piano verso la fine del XX, hanno prodotto un fenomeno caratteristico che, dall&#8217;Occidente, si \u00e8 esteso al mondo intero: la riduzione dell&#8217;uomo a un ruolo subordinato rispetto alla merce.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo \u00e8 subordinato ad essa in un duplice senso, come produttore e come consumatore: come produttore, perch\u00e9 ridotto a mero esecutore di una tecnica produttiva affidata principalmente alle macchine e come consumatore, perch\u00e9 ci\u00f2 che gli conferisce valore non \u00e8 il suo modo di essere, bens\u00ec il possesso di determinate merci.<\/p>\n<p>In questo senso, la critica marxista al modo di produzione capitalista \u00e8 perfettamente legittima e pi\u00f9 che mai di attualit\u00e0, ora che l&#8217;arroganza del capitale, caduto il suo pi\u00f9 pericoloso avversario, non sembra conoscere alcun limite n\u00e9 scrupoli di sorta.<\/p>\n<p>Che, poi, il marxismo abbia fatto pi\u00f9 male che bene alla critica del capitalismo, autoerigendosi ad unico modello alternativo, strutturato come una chiesa bigotta e intollerante e viziato, fin dall&#8217;origine, da una sostanziale condivisione delle premesse filosofiche e pratiche del capitalismo stesso &#8211; l&#8217;antropocentrismo, il materialismo grossolano, la divinizzazione della scienza e della tecnica, la presunzione illimitata di s\u00e9, il totalitarismo ideologico -, questo \u00e8 un aspetto della questione che qui, ora, non ci interessa, perch\u00e9 richiederebbe un discorso a parte, che esula dall&#8217;ambito del presente ragionamento.<\/p>\n<p>Dunque: il capitalismo come forma suprema di alienazione dell&#8217;essere umano, come trionfo delle cose sulle persone, della merce sui valori morali: tutto questo \u00e8 giunto ormai, nell&#8217;era dell&#8217;economia dei marchi, ad un grado di esasperazione intollerabile, trasformando l&#8217;ottimismo borghese dell&#8217;Illuminismo e del Positivismo in una sistematica distruzione della dignit\u00e0 umana e nella pianificazione deliberata della sua lobotomizzazione, al fine di trasformare la persona in un consumatore idiota e sottomesso al cento per cento, prono a qualsiasi moda, anche la pi\u00f9 demenziale, dannosa e degradante.<\/p>\n<p>I teorici del capitalismo estremo, trasformato da sistema economico in ideologia del Pensiero Unico, come Francis Fukuyama, possono levarsi il ghigno di compiacimento dalla faccia: la storia non \u00e8 affatto finita e, anche se lo fosse, lo sarebbe in una maniera tale, per cui non vi sarebbero vincitori, ma soltanto e unicamente dei vinti: perch\u00e9 ridurre sei miliardi di persone ad appendici secondarie della produzione di merci, di marchi e di titoli azionari, non \u00e8 cosa che possa considerarsi una vittoria per nessuno.<\/p>\n<p>Sia il senso etico, sia il senso estetico degli individui hanno ricevuto un colpo gravissimo, e forse irreparabile, dal trionfo delle cose sulle persone, che non \u00e8 stato finora percepito dalle masse nella sua reale natura, solo perch\u00e9 nascosto dalla cortina fumogena del trionfo (apparente) dell&#8217;uomo sulla natura, ridotta, a sua volta, a mera appendice funzionale dei processi produttivi, secondo quanto prefigurato dal nuovo paradigma scientista di Francesco Bacone e Cartesio.<\/p>\n<p>Il senso etico, perch\u00e9 il lavoratore alienato e il consumatore idiota non sanno pi\u00f9 pensare in termini di apertura, condivisione, solidariet\u00e0, anzi, per meglio dire, non pensano pi\u00f9 affatto; il senso estetico, perch\u00e9 &#8211; tranquillizzati e perfino incoraggiati da una pletora di sedicenti artisti e di pseudo-intellettuali cialtroni e mercenari &#8211; la bruttezza \u00e8 stata innalzata ai fasti dell&#8217;arte, con la scusa dello sperimentalismo (cfr. anche i nostri precedenti saggi: \u00abPer una ricostruzione del pensiero post-moderno\u00bb e \u00abPer una ricostruzione dell&#8217;estetica contemporanea\u00bb, entrambi consultabili sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>La pop-art e le creazioni di Andy Warhol sono un tipico esempio di questa cialtroneria e di questa disonest\u00e0 intellettuale, che hanno consentito, negli ultimi decenni, a una folta schiera di furbi manager di se stessi, di farsi un nome e di realizzare alti guadagni sfornando pretese \u00abopere d&#8217;arte\u00bb che vorrebbero alludere, ironicamente, alla reificazione capitalistica dell&#8217;uomo, mentre sono soltanto ciniche operazioni commerciali, basate sostanzialmente sul disprezzo del pubblico, della cultura, di tutto ci\u00f2 che rende l&#8217;arte strumento di elevazione dello spirito.<\/p>\n<p>Osservava Ernst Fischer, una delle figure pi\u00f9 dignitose e interessanti dell&#8217;estetica di orientamento marxista, gi\u00e0 ministro della Pubblica Istruzione nel primo governo austriaco del dopoguerra (in E. Fischer, \u00abArte e coesistenza\u00bb, 1966; titolo originale: \u00abKunst und Koexistenz.Beitrag zu einer modernen marxistischen Aesthetik\u00bb, Reinbeck bei Hamburg, Rowohlt, 1966, traduzione italiana di Ester Gamaleri e Adriano Caiani, Bologna, Societ\u00e0 Editrice Il Mulino, 1969, pp. 10-112):<\/p>\n<p>\u00abChe cosa \u00e8 accaduto all&#8217;io? Da dove vengono l&#8217;alterazione, la deformazione, la volatilizzazione? Perch\u00e9 questa fuga nell&#8217;anonimo, nell&#8217;amorfo, nel non-essere? Non si vanta ognuno, desiderando di valere come &quot;spirito&quot;, del suo &quot;pensarla diversamente&quot;, del suo &quot;non conformismo&quot;? In una caricatura del &quot;New Yorker&quot;, una moglie litigava con suo marito, profondamente convinto di &quot;pensarla diversamente&quot;: &quot;Devi proprio essere sempre un anticonformista come tutti gli altri?&quot;.<\/p>\n<p>Dal rigido oro degli sfondi ecclesiali, dalla gerarchia dei mantelli di porpora e delle tonache, dei blasoni e delle consorterie, l&#8217;io si era da tempo emancipato, dapprima come provocazione, come scandalo che gridava verso il cielo: Abelardo ed Eloisa, Gulllaume e Villon, Leonardo e Michelangelo. La personalit\u00e0 era un privilegio concesso ai singoli, ambivalenza di Lucifero e di Satana. Il suo io era l&#8217;esser diviso, consolidato dalla pressione del mondo, dall&#8217;avversario.<\/p>\n<p>L&#8217;identit\u00e0 di coloro che non osavano correre il rischio della libert\u00e0, era garantita, nel Medioevo, dalla condizione sociale, dalla relativa stabilit\u00e0 della societ\u00e0. L&#8217;artigiano armonizzava con se stesso nella sua sfera produttiva e in quella privata. Egli era ancora in gradi di prodursi nella propria opera, di non spersonalizzarsi nella sua oggettivazione, di comprendere l&#8217;uomo intero, reale, quale risultato del suo proprio lavoro, come pure del ruolo a lui assegnato dal divino ordine cosmico.<\/p>\n<p>In tutto il dissidio che compone l&#8217;essenza dell&#8217;uomo e che, di opera in opera, di crisi in crisi lo proietta in avanti, si \u00e8 compiuta, con lo sviluppo delle forze produttive, una graduale autorealizzazione di colui che era scaturito dalla natura, di colui che edificava il proprio mondo come fosse una super-natura. Autorealizzazione lenta, anche se dapprima limitata ai privilegiati e soggetta al regresso. Con la rivoluzione tecnica e industriale a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, l&#8217;opera incominci\u00f2 a superare l&#8217;uomo. Colui che era diventato uomo con il lavoro, venne da esso disumanizzato. Egli venne condannato all&#8217;unilateralit\u00e0 da quella divisione del lavoro, che era stata pur necessaria allo sviluppo completo della sue capacit\u00e0. Ci\u00f2 che lo aveva elevato al di sopra tutti gli esseri viventi, lo riduceva a servo mutilato. Ci\u00f2 che lo aveva liberato dal regno animale, lo obbligava ad una servit\u00f9 indegna anche ad una bestia.<\/p>\n<p>L&#8217;accumulazione delle cose, alla quale gi\u00e0 Shelley aveva guardato con terrore, in una societ\u00e0 di classi antagoniste, nel mondo dell&#8217;avere, ha stritolato l&#8217;uomo a tal punti che accerchiato dalla sua propriet\u00e0, come il nuovo inquino nell&#8217;atto unico di Jonesco [si allude qui all&#8217;opera teatrale di Eug\u00e8ne Ionesco \u00abLa cantatrice calva\u00bb, del 1950] non riesce pi\u00f9 a respirare n\u00e9 a crescere. L&#8217;uomo medesimo diventa cosa, vende se sesso come merce nella produzione e nella prostituzione, come forza lavoro, come recipiente sessuale, come intelligenza integrata. Il terrore per tale oggettivazione comincia a diffondersi nei paesi a produzione altamente sviluppata, nei quali si scatena il consumo.<\/p>\n<p>L&#8217;alienazione del lavoratore dal prodotto e dal processo del proprio lavoro, dagli altri e da se stesso diventa, col regredire del depauperamento materiale, progressiva e raddoppiata alienazione: il prodotto del lavoro ritorna non pi\u00f9 riconoscibile come tale, trasfigurato magicamente in forma di merce. Ci\u00f2 che ha privato dell&#8217;io lo schiavo nel processo di lavorazione e lo ha reso funzione, strumento, frammento, gli si offre, al di l\u00e0 della produzione, a lui, consumatore, come l&#8217;immagine di un io da acquistare nuovamente. Ci\u00f2 che ancora non ha, l&#8217;altro gi\u00e0 lo possiede, gli dice la merce., lo rende diverso da te: tu, dunque, non sei te stesso. Riconosciuti in me. Chi sei? Nulla. Diviso. Da chi? Da me. Comprati un io, pezzo per pezzo, rata su rata. Ci\u00f2 che si ha, si ha. Ci\u00f2 che si ha, si \u00e8. Diventa colui che tu puoi essere. Unisciti a me. Tu sei, se io sono. Il magico<\/p>\n<p>Specchietto di un giorno,<\/p>\n<p>specchietto di un mese,<\/p>\n<p>chi \u00e8 la pi\u00f9 bella<\/p>\n<p>del paese?<\/p>\n<p>Si \u00e8 fatto grande s sfacciato, \u00e8 balzato dalla cornice ha camminato nelle strade, si \u00e8 moltiplicato migliaia di volte. O citt\u00e0 dei mille specchi, dei mille specchi magici, davanti a cui le donne stanno, nessuna pi\u00f9 bella di te, comprami, prendimi, portami, e nessuna \u00e8 pi\u00f9 bella di te, comprami, costo poco, valgo il prezzo, sono regalato, non mi riconosci? Tu sei, se io sono. Sono il tuo io, che tu hai cercato, il tuo sogno, il tuo abito, la tua scarpa, comprami, l&#8217;ombra della bellezza, e nessuna \u00e8 pi\u00f9 bella di te!<\/p>\n<p>Per mezzo del consumo viene data l&#8217;illusione di un terrestre aldil\u00e0, un paradiso dell&#8217;autoappagamento. L&#8217;aldil\u00e0 \u00e8 la sfera della produzione materiale, il lavoro, non come auto-attivit\u00e0 creativa, bens\u00ec come maledizione, &quot;col sudore della tua fronte&#8230;&quot;. Il condannato al lavoro viene salutato libero nel consumo. &quot;La pubblicit\u00e0, a suo modo, pu\u00f2 formare l&#8217;immagine di una fuoriserie, grande come l&#8217;immagine di Dio formata dalla Chiesa in passato&quot;, scrive Allan Kaprow nel suo studio &quot;Il futuro della pop-art&quot;.<\/p>\n<p>L&#8217;&quot;unio mystica&quot; commercializzata non \u00e8 pi\u00f9 unione con Dio, ma con la merce. La comunione ha luogo nel consumo.\u00bb<\/p>\n<p>A questa acuta analisi del fenomeno consumistico ci sarebbe solo da aggiungere che, a distanza di oltre quattro decenni da quando venne formulata, la tecnica pubblicitaria ha realizzato un balzo in avanti, conseguenza della rivoluzione commerciale cui abbiamo accennato nel precedente articolo \u00abDobbiamo ribellarci a un sistema economico che invade ogni spazio e non produce pi\u00f9 cose, ma marchi\u00bb (sempre sul sito di Arianna Editrice, in data 06\/11\/2009).<\/p>\n<p>Infatti, ai nostri giorni, la merce trasformata in mistico oggetto del desiderio attraverso lo specchio magico della vetrina del negozio o dello schermo televisivo, non dice pi\u00f9 al produttore-consumatore alienato: \u00abComprami, costo poco, e sarai la pi\u00f9 bella del reame\u00bb; bens\u00ec: \u00abComprami, costo cara, perch\u00e9 sono griffata: ma solo cos\u00ec sarai qualcuno, solo cos\u00ec mostrerai la tua personalit\u00e0 ed emergerai dalla massa anonima delle persone qualunque.\u00bb<\/p>\n<p>In altre parole, la stretta del consumismo si \u00e8 inasprita e l&#8217;alienazione ha raggiunto livelli quasi terroristici: in cambio di prezzi sempre pi\u00f9 alti e sempre pi\u00f9 ingiustificati in rapporto ai costi di produzione, non viene pi\u00f9 promessa la supremazia estetica, ma solo il diritto di essere ancora qualcuno invece che nessuno; in breve, di possedere ancora un io e di non venire impietosamente retrocessi nei gironi inferiori delle ombre inconsistenti.<\/p>\n<p>Come uscire da questa palude stagnante e mefitica, come aprire un varco che faccia entrare un poco di aria pura in questa atmosfera viziata e irrespirabile?<\/p>\n<p>Un punto di vista materialista, come lo \u00e8 stato il marxismo, potrebbe obiettare che solo un nuovo modo di produzione potrebbe bonificare i guasti prodotti dal capitalismo; ma il materialismo \u00e8 appunto l&#8217;ideologia che ci ha condotti nel presente vicolo cieco, e di cui sia il capitalismo, sia il marxismo, sono lucide e coerenti espressioni.<\/p>\n<p>Al contrario, per tentare di superare il punto morto cui siamo arrivati, \u00e8 necessario un colpo d&#8217;ala, che ci mostri il carattere ingannevole della concezione marxista della cultura come sovrastruttura dell&#8217;economia, e che ci permetta di stringere un patto di alleanza con il cosmo vivente di cui siamo parte, rinunciando alla guerra dissennata e autodistruttiva che gli abbiamo dichiarato in nome del Progresso, dello Sviluppo e di altri miti scientisti della modernit\u00e0.<\/p>\n<p>In altre parole, \u00e8 necessario recuperare la consapevolezza che solo tornando a guardare in noi stessi e riconoscendoci parte di un Tutto vivente, armonioso, profondamente interrelato, potremo impostare la nostra vita &#8211; e quindi anche la nostra economia &#8211; su basi nuove e diverse, dove la persona torni ad essere pi\u00f9 importante delle merci, dei marchi e delle oscillazioni dei listini di borsa.<\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 versare il vino nuovo in otri vecchi.<\/p>\n<p>E l&#8217;otre del marxismo era vecchio, vecchissimo, dal momento che era stato fabbricato con gli stessi materiali del nemico che pretendeva di combattere: l&#8217;arroganza del Logos calcolante e strumentale, che si fa Dio di se stesso e che vuole ridurre il mondo a una caserma, in cui l&#8217;essere umano \u00e8 l&#8217;ottuso sergente che grida i suoi ordini a tutte le altre creature viventi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo sviluppo sempre pi\u00f9 impetuoso dell&#8217;economia di mercato, a partire dal XVIII secolo, e, pi\u00f9 ancora, la sua auto-divinizzazione, conseguente al fallimento dell&#8217;economia di piano verso<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30149,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[59],"tags":[111],"class_list":["post-28158","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-economia","tag-comunismo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-economia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28158","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28158"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28158\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30149"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28158"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28158"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28158"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}