{"id":28153,"date":"2019-04-26T08:12:00","date_gmt":"2019-04-26T08:12:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/04\/26\/quando-i-libri-di-scuola-parlavano-del-bene\/"},"modified":"2019-04-26T08:12:00","modified_gmt":"2019-04-26T08:12:00","slug":"quando-i-libri-di-scuola-parlavano-del-bene","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/04\/26\/quando-i-libri-di-scuola-parlavano-del-bene\/","title":{"rendered":"Quando i libri di scuola parlavano del bene"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 stato un tempo, e cio\u00e8 quello in cui noi eravamo bambini, in cui i libri di scuola parlavano del bene. Pensate un po&#8217;: non parlavano solo dell&#8217;ambiente, delle questioni sociali, del progresso, della giustizia, dell&#8217;uguaglianza dei diritti: parlavano, s\u00ec, di queste cose, ma con spirito di concretezza e senza l&#8217;insopportabile cappa ideologica che oggi contraddistingue, e sovente ammorba, tali discorsi, perlopi\u00f9 ridotti a mero esercizio retorico e propagandistico; ma parlavano anche, nello stesso tempo, e soprattutto, del bene. Parlavano dell&#8217;onest\u00e0, della lealt\u00e0, della sincerit\u00e0, della laboriosit\u00e0, della responsabilit\u00e0, della disciplina, della fedelt\u00e0 alla parola data; e, <em>horribile dictu<\/em>, persino della famiglia, della Patria e di Dio. Non un dio generico; non un dio massonico, o sincretista, o gnostico; e neppure dei valori delle diverse religioni, ebraismo, islamismo, buddismo, eccetera. No: parlavano di Ges\u00f9 Cristo; parlavano del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo; parlavano degli Angeli, dei Santi e della Vergine Maria. Parlavano della preghiera, della carit\u00e0, della contemplazione, della fede; e ricordavano il Natale e la Pasqua, con la Resurrezione del Signore. Terribile, vero? Insomma, parlavano dei buoni sentimenti, delle nostre tradizioni, delle nostre radici, della nostra identit\u00e0. Assegnavano un posto ordinato a ciascuno nella grande famiglia umana; parlavano persino del padre e della madre, e di quanto siano entrambi necessari all&#8217;esistenza di una solida e serena famiglia; non parlavano del Genitore 1 e del Genitore 2, n\u00e9 della famiglia arcobaleno, n\u00e9 delle nonne ultrasessantenni che partoriscono beb\u00e8 per i propri figli omosessuali, con i gameti del proprio figlio e della sorella di suo &quot;marito&quot; (o &quot;moglie&quot;, come preferite). Si dir\u00e0 che le famiglie arcobaleno e tutto il resto, allora, non c&#8217;erano, sono venuti dopo; verissimo: resta da capire in quale misura il cambiamento di ritta del nostro intero sistema educativo e dell&#8217;informazione abbia contribuito ad accelerare e a incoraggiare l&#8217;avvento di queste nuove situazioni, esistenti non solo di fatto, ma anche di diritto. E si dir\u00e0 che in quelle letture non si parla dei problemi: dell&#8217;inquinamento, delle disuguaglianze sociali, delle minoranze discriminate, delle guerre. Non \u00e8 esatto. Dell&#8217;inquinamento non si parlava, ma non per ottusit\u00e0 di quegli autori, ma perch\u00e9 il problema ancora non era percepito neanche dagli scienziati (ed \u00e8 a loro che va rivolto il rimprovero); dei problemi sociali c&#8217;\u00e8 il riflesso, ma in chiave di comprensione, di buona volont\u00e0 e di carit\u00e0 cristiana: insopportabile, vero? Niente rivendicazioni; niente scioperi; niente lotta di classe. Si dir\u00e0, ancora, che cinquant&#8217;anni fa esisteva una morale condivisa, esistevano delle certezze che oggi sono scomparse; rispondiamo, di nuovo, che se stiamo affogando nella palude del relativismo, oltretutto spacciandola per un bellissimo specchio d&#8217;acqua cristallina, chiamato progresso, civilt\u00e0, pluralismo, ci\u00f2 \u00e8 dovuto anche al fatto che chi era depositario di quei valori, gli adulti in genere, e gli educatori in specie, clero compreso, a un certo punto hanno bellamente abdicato al loro ruolo, si son fatti compagni di merende dei bambini e dei ragazzi e li hanno illusi con il miraggio di un apprendistato alla vita che non comporta doveri, n\u00e9 sacrifici, n\u00e9 responsabilit\u00e0, n\u00e9 scotti da pagare quando si commettono sbagli.<\/p>\n<p>Prendiamo in mano uno di quei vecchi libri di lettura per la scuola elementare, uno qualsiasi, ad esempio <em>Sentire. Letture per il primo ciclo della Scuola elementare<\/em> (a cura di Adriana Ferro, classe 2a; Milano, Editrice Noseda, 1963 [?], <em>passim<\/em>) e soffermiamoci su alcuni brani, scelti fra gli altri, non perch\u00e9 spicchino sul piano letterario o quello dei contenuti, ma per il loro carattere esemplare; alcuni sono di scrittori allora assai noti:<\/p>\n<p><em>UNA SECONDA MAMMA. Avete mai visitato una scuola durante le vacanze? \u00c8 una tristezza vedere tutti quei banchi in fila, quelle lavagne nere, quei quadri appesi al muro. Ma ecco la maestra, e tutto muta. Sui banchi sorridono tante testine di fanciulli dai riccioli d&#8217;oro. La lavagna si mette a parlare. I quadri sorridono. La scuola diventa allora un nido allietato da gai cinguettii, un giardino pieno di fiori. Che fata \u00e8 la maestra! Apre la mente a ciascuno dei suoi piccoli alunni. Educa i cuori. Guida le mani. Il suo sguardo \u00e8 pi\u00f9 luminoso del sole. La sua vice \u00e8 pi\u00f9 soave della musica. \u00c8 lei che fa vivere la scuola. La scuola \u00e8 nella sua anima di mamma. La scuola \u00e8 nel suo sorriso di sorella. Senza di nei la scuola non sarebbe pi\u00f9 nulla. (P. Bargellini; p. 4).<\/em><\/p>\n<p><em>IL MIRACOLO DEL MULINO. C&#8217;era una volta un mugnaio, il quale si preparava a macinare il grano che un contadino gli aveva portato. Fu bussato un colpo alla porta: era un poveretto che chiedeva l&#8217;elemosina. &quot;Va&#8217; via! &#8212; gli disse aspramente il mugnaio. &#8212; Non ho nulla da darti.&quot; Il contadino, che stava vicino al suo sacco di grano, ebbe piet\u00e0 del mendico e gli diede una manciata di grano. Uil poverello la mise nella sua bisaccia e tese nuovamente la ano. E il contadino gliela riemp\u00ec di grano. Lo stesso avvenne una terza, una quarta, una centesima volta, finch\u00e9 il sacco fu quasi vuoto. Il mugnaio rideva fra s\u00e9 e pensava: &#8211; Che cosa gli resta ora da macinare?&quot;. Non restava quasi nulla. Tuttavia il mugnaio mise sotto la mola il poco grano rimasto e cominci\u00f2 a macinarlo. Ed ecco, avvenne il miracolo: la farina cominci\u00f2 a uscire, bianca e fina, e non smetteva mai di ve ir fuori. Il mugnaio guardava sgomento e il contadino cadde in ginocchio dinanzi al poverello per abbracciarli le ginocchia. Ma in quel momento il mendico, che era Ges\u00f9, scomparve ai suoi occhi. (M. Tibaldi Chiesa; p. 65).<\/em><\/p>\n<p><em>IL RITORNO. Una volta accade che un angioletto, essendosi sperduto, non poteva ritrovare la strada per tornare in Paradiso. E l&#8217;angioletto piangeva piangeva, seduto sull&#8217;erba d&#8217;un prato, e pareva un povero bambino abbandonato. Pass\u00f2 di l\u00ec un pettirosso e l&#8217;angioletto gli chiese subito se sapeva insegnargli la strada per tornare in Paradiso. &quot;Io conosco soltanto la strada per arrivare all&#8217;albero dove ho il mio nido. Per\u00f2 ti posso dire una cosa. Ho saputo che le preghiere dei bambini buoni arrivano in cielo. Prova a seguire una preghiera, forse riuscirai a tornare da Ges\u00f9.&quot; L&#8217;angioletto vol\u00f2 sino alla casa d un bimbo buono; lo trov\u00f2 appunto che diceva la sua preghiera. Era inginocchiato accanto al suo lettino con le manine giunte e sembrava un angioletto anche lui. Allora l&#8217;angioletto segu\u00ec la strada della preghiera: era una stradina tutta d&#8217;oro come un raggio di sole. Cos\u00ec riusc\u00ec ad arrivare in Paradiso. (M. Menicucci; pp. 80-81)<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;ASINELLO E L&#8217;AUTOMOBILE. Un asinello se ne va lento per la via erta e polverosa. Passa una superba automobile che dice canzonandolo: &quot;Povero ciuco! Chiss\u00e0 quando arriver\u00e0!&quot;. E gli getta sul viso un nugolo di polvere. Ma, poco dopo la boriosa automobile deve fermarsi per la rottura dello sterzo. L&#8217;asinello le passa davanti e la saluta con un raglio potentissimo: &quot;Ih ih \u00e0!&#8230; chi sa quando arriver\u00e0!&quot; (A. Cuman Pertile; p. 83).<\/em><\/p>\n<p><em>DOLCE STAGIONE. \u00c8 bello, adesso, andare a passeggio. L&#8217;aria \u00e8 tiepida, profumata, gli alberi sono carichi di gemme, le rondini si rincorrono di campanile in campanile, di nuvola in nuvola. I bimbi che vivono in citt\u00e0 pensano con nostalgia ai prati, ai boschi. Vorrebbero esser rondini, volarsene tra siepi che rinverdiscono, erbe nuove, primule, pervinche e viole mammole. Devono accontentarsi dei giardini pubblici, dei larghi viali fiancheggiati di ippocastani. I bombi di campagna, invece, posseggono tutta la bellezza della natura: l&#8217;immenso cielo risplendente, i ruscelli che si sono liberati dal ghiaccio e corrono tra i prati cantando, ogni germoglio, ogni raggio. Ma i bimbi di citt\u00e0 e i bimbi di campagna sono egualmente felici, poich\u00e9 la primavera, oltre che sulla terra rivestita di foglie e di fiorellini, sorride nel loro cuore carico di speranza. (M. Spano; p. 107).<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 RISORTO! Le campane suonano a festa, nei nostri cuori c&#8217;\u00e8 tanta gioia, la natura rinasce a nuova vita; esultiamo: Ges\u00f9 \u00e8 risorto! La colomba e l&#8217;agnello pasquale, simboli della pace e della mitezza, ci invitano ad essere buoni, pi\u00f9 buoni; e noi lo promettiamo con cuore sincero. Ges\u00f9, morendo, perdon\u00f2 ai suoi crocifissori ed ora dal cielo ci invita a perdonare le offese, a compatire gli altrui difetti, ad usare carit\u00e0 verso tutti, amici e nemici. Pasqua \u00e8 festa lieta, perch\u00e9 \u00e8 festa di cuori, apportatrice di benedizione e di gioia nelle nostre famiglie. (senza autore; p. 109).<\/em><\/p>\n<p>Sono testi semplici, accompagnati da belle illustrazioni, altrettanto semplici, ma gaie, colorate, adatte a dei bambini di sette anni. Oggi farebbero sorridere, e per diversi motivi. Oggi i bambini, si dice, vogliono delle illustrazioni sul tipo dei cartoni animati o degli eroi dei d\u00ec videogiochi; e dei testi che li facciano riflettere sui problemi del mondo, che li introducano alla comprensione del reale secondo l&#8217;ottica della modernit\u00e0. In altre parole, li si vuole indottrinare e somministrare loro il veleno, facendo finta che sia l&#8217;antidoto. Si scaraventano su di essi delle metodologie, delle pedagogie, delle filosofie da adulti, da adulti malati di quella malattia che \u00e8 la modernit\u00e0, vale a dire che li si vuol schiacciare sotto il peso di cose che non riescono a capire (per fortuna), paralizzandoli con la sensazione che viviamo in un mondo complesso, cos\u00ec complesso che non \u00e8 possibile capirlo; e che le sole cose da capire sono i diritti e l&#8217;esercizio dei diritti, come estenderli sempre di pi\u00f9 e come combattere chi non li rispetta. I diritti degli animali; i diritti delle minoranze; i diritti degli svantaggiati; i diritti dei &quot;poveri&quot;; i diritti dei profughi (veri o falsi, meglio non indagare); i diritti alle scelte di vita personali: divorziare, abortire, sposarsi con una persona dello stesso sesso, avere un bambino col sistema dell&#8217;utero in affitto o la fecondazione eterologa, cambiare sesso se si \u00e8 stufi di esser sempre maschi o sempre femmine&#8230; In altre parole, oggi gli adulti, a cominciare dai cosiddetti educatori &#8212; partendo dalla prima societ\u00e0 naturale, la famiglia &#8211; col pretesto di trasmettere ai giovanissimi la consapevolezza dei problemi del mondo in cui viviamo, sono ben decisi a far di loro ci\u00f2 che sono diventati essi stessi: dei nevrotici, dei maniaci, dei depressi, dei problematici, dei caratteriali, degli insoddisfatti, degli infelici e dei disperati. La parola d&#8217;ordine sembra esser questa: togliere ai bambini l&#8217;incanto del mondo; toglier lo stupore, la sorpresa, la gratitudine; rincorrere le mode della societ\u00e0 consumista; assecondare la mentalit\u00e0 edonista e ultraindividualista; togliere il gusto delle cose semplici, sane, &quot;ingenue&quot;; indurli a scimmiottare gli adulti nei loro atteggiamenti compulsivi, disordinati, instabili. Il bambino ha una sua stabilit\u00e0 istintiva; tende al cambiamento, perch\u00e9 deve formarsi e scoprire mille cose: ma non tende affatto al disordine, n\u00e9 alla dispersione, purch\u00e9 trovi nell&#8217;adulto una guida sana, dalle idee chiare, equilibrata e dotata di buon senso; e, soprattutto, che l&#8217;adulto accetti di far l&#8217;adulto; il maestro, di fare il maestro; il pap\u00e0 e la mamma, di fare i genitori; il prete, di fare il prete. Ma se l&#8217;adulto vuol fare l&#8217;amicone, se vuol rendersi simpatico dicendo sempre s\u00ec e non proibendo mai nulla, insomma se vuol gareggiare in immaturit\u00e0 col bambino, invece di mostrargli la strada verso la vita responsabile, quel che si attua \u00e8 una vera e propria contro-educazione, i cui frutti saranno disastrosi, se non tragici.<\/p>\n<p>Certo, il contesto sociale in cui vivono i bambini, oggi, \u00e8 radicalmente cambiato rispetto a cinquant&#8217;anni fa. Ci\u00f2 non significa che il bambino sia cambiato: nei tratti essenziali della sua natura, \u00e8 sempre lo stesso. A cambiarlo sono le cattive abitudini, il telefonino sempre in mano, le ore passate al computer o davanti alla cattiva tiv\u00f9. Ma il problema numero uno parte dagli adulti: sono loro che si stanno adoperando per rubargli l&#8217;infanzia; e la scuola sta diventando il maggiore strumento di questa odiosa sottrazione. Il bambino deve crescere, ed essere aiutato a crescere, ma secondo la sua natura, rispettando i suoi tempi e la sua personalit\u00e0. Bombardandolo con lezioni d&#8217;informatica, d&#8217;inglese, di ecologia e di ricerche sociali, ma non parlandogli mai del bene e del male, di Dio e dell&#8217;anima, del vero e del falso, del bello e del brutto, lo si deruba del suo diritto, questo s\u00ec, fondamentale: quello di diventare un adulto dal cuore sensibile e dalla mente aperta; un adulto che sappia interrogarsi e commuoversi, e non un arido specialista che s&#8217;interessa solo di cose pratiche o di petizioni di principio, slegate dalla realt\u00e0 concreta e mascherate da solidariet\u00e0, accoglienza, inclusione. Quante dannatissime chiacchiere gli riversiamo addosso, col pretesto di renderlo edotto della complessit\u00e0 del mondo moderno. Di fatto lo rispettiamo cos\u00ec poco, da trasformarlo in docile cavia per gli esperimenti interessati delle multinazionali farmaceutiche, somministrandogli una decina di vaccini, o meglio, di sostanze dalla dubbia natura e dalla ancor pi\u00f9 dubbia efficacia, ma non prive di rischi per la sua salute. E intanto lo incoraggiamo ad andar dietro a qualche pifferaio magico, tipo Greta Thunberg, facendolo sentire importante e giustamente sdegnato contro l&#8217;egoismo degli adulti, che gli stanno sottraendo il futuro mediante le emissioni di CO2. Quanta ipocrisia negli &quot;educatori&quot; dei nostri giorni. Non c&#8217;\u00e8 nulla da fare: i malefici frutti del&#8217;68 continuano a propagare disastri, una generazione dopo l&#8217;altra, senza mai ombra d&#8217;autocritica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 stato un tempo, e cio\u00e8 quello in cui noi eravamo bambini, in cui i libri di scuola parlavano del bene. 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