{"id":28151,"date":"2019-12-08T11:11:00","date_gmt":"2019-12-08T11:11:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/12\/08\/quando-i-leoni-si-celavano-nei-boschi-e-i-monti-cretesi\/"},"modified":"2019-12-08T11:11:00","modified_gmt":"2019-12-08T11:11:00","slug":"quando-i-leoni-si-celavano-nei-boschi-e-i-monti-cretesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/12\/08\/quando-i-leoni-si-celavano-nei-boschi-e-i-monti-cretesi\/","title":{"rendered":"Quando i leoni si celavano nei boschi e i monti cretesi"},"content":{"rendered":"<p>La ricostruzione dell&#8217;antica fauna vissuta in una determinata regione geografica, ad esempio in un&#8217;isola di medie dimensioni, come Creta o le altre quattro maggiori isole del Mediterraneo (Sicilia, Sardegna, Corsica e Cipro) si basa essenzialmente sui ritrovamenti delle ossa delle diverse specie animali, ma &#8212; a partire dall&#8217;epoca storica, cio\u00e8 da quando quella regione fu sicuramente abitata da esseri umani civilizzati &#8211; si arricchisce anche delle testimonianze recate dalle arti figurative, come gli affreschi dei palazzi o i sigilli incisi e altre opere di oreficeria e argenteria, nonch\u00e9 su quanto narrato dalle fonti letterarie, sia sotto forma di poemi scritti, sia di incisioni su tombe, iscrizioni di templi e simili. D&#8217;altra parte, sbaglierebbe chi pensasse che ciascuna di queste possibili testimonianze indirette sia di per s\u00e9 probante, poich\u00e9 tanto le raffigurazioni parietali, o musive, o le sculture e le incisioni, o le stesse fonti letterarie, possono citare, s\u00ec, questa o quella specie animale, ma non \u00e8 detto che essa realmente fosse presente in quel territorio, poich\u00e9 potrebbe trattarsi di raffigurazioni o descrizioni dovute a racconti di seconda o terza mano, oppure di raffigurazioni simboliche, che presentano questo o quell&#8217;animale sacro, come il toro o il leone, per rappresentare qualche attributo della divinit\u00e0. Sigilli, fibbie, medaglioni e monete possono inoltre essere giunti in quel luogo da molto lontano, in certi casi addirittura da un altro continente, grazie ai viaggi marittimi dei mercanti che li portavano con s\u00e9 e li usavano per pagare le merci acquistate sul posto; o, ancora, potrebbero essere bottino di guerra, giunti al seguito dei guerrieri vittoriosi ritornati in patria da una spedizione militare in terre pi\u00f9 o meno lontane (vedi il nostro articolo: <em>Quando lupi, orsi e gazzelle scorrazzavano per i boschi dell&#8217;isola di Eubea<\/em>, pubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 20\/11\/17).<\/p>\n<p>Ad ogni modo, ci\u00f2 che desiderano capire gli studiosi di biogeografia non \u00e8 solo se un certo animale visse in una certa regione, ad esempio se il leone visse nell&#8217;isola di Creta in epoca storica, oltre che &#8212; come \u00e8 sicuro &#8212; nella Grecia continentale e in Macedonia; ma anche fino a quando vi sopravvisse, per poi scomparire in seguito al mutare delle condizioni ambientali e in particolare, il pi\u00f9 delle volte, alla pressione esercitata dal fattore antropologico. Il problema nasce sia dalle incertezze della datazione dei reperti ossei, che talvolta presentano oscillazioni notevoli pur con il metodo pi\u00f9 sicuro e moderno, quello basato sul radiocarbonio, sia dal fatto che anche i reperti ossei non sono sempre e comunque interpretabili in maniera univoca. Anche lasciando da parte casi particolari, come il famoso cranio di Klagenfurt, di un rinoceronte lanoso, che potrebbe aver dato origine alla leggenda del drago della citt\u00e0 carinziana, raffigurato nel monumento della piazza centrale oltre che presente nel suo stemma, i resti di ossa di antichi animali possono essere male interpretati per varie ragioni. Una di esse \u00e8 che qualcuno potrebbe averli portati in quel luogo, dove tali animali in realt\u00e0 non sono mai vissuti, oppure non vivevano pi\u00f9 all&#8217;epoca in cui quei resti furono introdotti. Tale pu\u00f2 essere il caso delle zanne di cinghiale, ritrovate entro depositi di avanzi di cucina in vari siti cretesi, ma che potrebbero risalire a un&#8217;epoca in cui il cinghiale era gi\u00e0 scomparso dalla grande isola mediterranea, o forse importate dall&#8217;esterno a scopo di ornamento, oppure conservate per alcune generazioni dopo l&#8217;estinzione di quel mammifero (cfr. i nostri articoli: <em>Jakob Scheuchzer e i &quot;draghi volanti&quot; delle Alpi<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 22\/06\/07 e su quello dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 23\/11\/17; e <em>Gli elefanti di Malta e Sicilia, classico esempio di &quot;nanismo&quot; delle faune insulari<\/em>, sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 20\/11\/17).<\/p>\n<p>Scrive l&#8217;archeologo irlandese Sinclair Hood, che fu direttore della British School of Achaeology di Atene, esperto della civilt\u00e0 minoica nell&#8217;Et\u00e0 del Bronzo, autore d&#8217;importanti scavi a Micene e nell&#8217;isola di Creta, nel suo volume <em>La civilt\u00e0 di Creta<\/em> (traduzione di Giovanna Caruso Bonaduce, Roma, Newton &amp; Compton, 1979, pp. 99-103):<\/p>\n<p><em>Il solo grande animale selvatico rimasto attualmente a Creta \u00e8 l&#8217;agrimi o capra selvatica. Questo stambecco cretese (Capra hircus cretensis) somiglia al bezoar che si trova distribuito dalla Grecia verso l&#8217;Oriente, attraverso l&#8217;Asia Minore, fino in Persia e nell&#8217;India nord-occidentale. Le capre selvatiche della razza bezoar sembrano essere in stretta relazione con i progenitori delle attuai capre domestiche e le agrimi di Creta sino probabilmente i selvaggi, si fa per dire, discendenti delle capre domestiche che si liberarono o fuggirono sulle montagne dell&#8217;isola e divennero selvatiche durante l&#8217;Et\u00e0 del Bronzo o prima di essa. Gli artisti minoici dipingevano spesso capre che sono indistinguibili dalle attuai agrimi, con lunghe corna ricurve che presentano ad intervalli delle protuberanze. Talvolta queste capre appaiono in circostanze della vita domestica, mentre risiedono sul tetto di un tempietto o mente tirano carri. Gli occupanti di questi carri sono forse di natura divina ma non c&#8217;\u00e8 ragione perch\u00e9 le capre non dovessero essere impiegate come animali da tiro Simili capre, comunque sono spesso raffigurate mentre balzano su rocce desolate oppure inseguite dai cacciatori e dai loro cani. I maiali sembra che siano stati addomesticati a Creta fin dall&#8217;epoca neolitica. Ma c&#8217;erano anche i cinghiali cacciati per la loro pericolosit\u00e0 e la loro carne. Le loro formidabili zanne si trovavano, insieme ad altri rifiuti di cucina, in livelli dell&#8217;Et\u00e0 del Bronzo sia a Cnosso che altrove a Creta. Un tempo, nelle foreste e nelle montagne di Creta, possono essersi celati dei leoni. Essi si dovevano ancora trovare nel XV secolo a. C. in Macedonia, nell&#8217;estrema parte settentrionale della Grecia, dove i cinghiali si trovano anche oggi. I leoni erano uno dei soggetti pi\u00f9 graditi agli incisori di sigilli cretesi dai tempi del Minoico Antico in poi. Su sigilli del Minoico Tardo sono spesso rappresentati mentre assalgono altri animali, timidi cervi o bestiame. I leoni che uccidevano bestiame, selvaggina e uomini dovevano essere una pericolosa minaccia. La loro caccia e la loro eliminazione con le semplici armi del&#8217;antichit\u00e0 richiedevano disciplina di tipo militare e coraggio. La pi\u00f9 famosa delle lame di pugnale ageminate, trovate nelle tombe reali a pozzo di Micene sul continente greco, rappresenta uomini armati di scudi, lance e archi che cacciano un gruppo di leoni. Sebbene il pugnale sia stato trovato sul continente, pu\u00f2 essere opera di un artista cretese, o anche raffigurare una scena che si svolge a Creta. Anche i leoni sembrano animali sacri al servizio di divinit\u00e0 cretesi. Il leone che accompagna una dea armata in una delle impronte di sigillo provenienti dai depositi del tempio di Cnosso \u00e8 contrapposto ad una leonessa che cammina accanto ad un dio guerriero. I cervi erano presenti a Creta durante l&#8217;Et\u00e0 del Bronzo e sopravvissero tra le montagne della parte occidentale dell&#8217;isola fino all&#8217;epoca romana. Ossa di bovini furono recuperate insieme a quelle di pecore e capre dai pi\u00f9 antichi livelli neolitici di Cnosso. I primi coloni portarono probabilmente con s\u00e9 il loro bestiame, in quanto non c&#8217;\u00e8 nessuna prova che siano mai esistiti a Creta dei bovini selvatici. I bovini cretesi sembra che discendano dal gigantesco Bos primigenius dalle lunghe corna. Il bestiame era forse allevato per il suo latte piuttosto che per la sua carne; ma i buoi servivano anche, senza dubbio, come animali da tiro e bestie da soma, mentre le loro pelli erano richieste per i grandi scudi usati nella caccia e nella guerra. Un impiego spettacolare del bestiame si aveva nei giochi acrobatici sui tori, che per essi avevano certamente un aspetto religioso o magico. I tori venivano forse sacrificati dopo i giochi, ma ci\u00f2 non \u00e8 sicuro. Mentre le evoluzioni sui tori sembra che siano state praticate in Creta fin dalle epoche pi\u00f9 remote, la maggior parte delle testimonianze riguardo al sacrificio di bestiame risale al Minoico Tardo III, nel XIV secolo a. C., ed allora sempre in connessione con riti funebri. Piccoli altari per sacrifici ignei, comunque, esistevano certamente nei palazzi sin dal Minoico Tardo I, nel 1500 a.C. ca., se non prima. I tori impiegati nelle cerimonie acrobatiche erano di razza domestica, a giudicare dalle loro pelli a chiazze, pezzate o con macchie bianche trasversali. Ma essi erano abbastanza selvaggi, come pu\u00f2 diventare del bestiame lasciato vivere in stato semi-selvatico, e scene come quella raffigurata su una delle tazze di Vafio illustrano vivacemente le difficolt\u00e0 e i pericoli che potevano accompagnare la loro cattura.(&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>La scimmia \u00e8 un altro animale che deve essere venuto a Creta dall&#8217;Egitto. Dipinte di blu, secondo la convenzione egiziana, le scimmie si rivelano su numerose pitture murali del XVI secolo a. C. ca., sia a Cnosso che a Tera, dove la testa fossile di una di esse \u00e8 stata riportata alla luce dalle macerie dovute all&#8217;eruzione dell&#8217;Et\u00e0 del Bronzo&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Le notazioni di Sinclair Hood ci mostrano quale sia il giusto metodo da seguire per determinare la natura e la consistenza di un&#8217;antica fauna: l&#8217;utilizzo incrociato dei dati provenienti dal ritrovamento e dalla datazione delle ossa e di quelli offerti dalla tradizione artistica e letteraria. Se presi isolatamente, i dati di una singola provenienza possono condurre a conclusioni fuorvianti; \u00e8 solo se essi vengono confermati dalle altre fonti che si possono considerare sicuri. N\u00e9 la paleontologia, n\u00e9 l&#8217;archeologia sono delle scienze esatte; e infatti non esiste una formula matematica capace di sintetizzare in una legge di valore scientifico universalmente riconosciuto l&#8217;esatto significato dei ritrovamenti ossei (o anche dell&#8217;intero organismo, come per i mammut conservati nel ghiaccio della Siberia, o per gli stessi esseri umani conservati nella torba, sotto forma di &quot;mummie di palude&quot;, in alcuni siti danesi, tedeschi, olandesi e inglesi) di una data specie animale, entro un determinato territorio. Pi\u00f9 che mai opportune ci paiono, in proposito, le osservazioni del noto esploratore e antropologo norvegese Thor Heyerdahl (1914-2002), l&#8217;uomo che nel 1947 attravers\u00f2 il Pacifico dalla costa del Per\u00f9 all&#8217;Isola di Pasqua su una giunca di balsa, il <em>Kon Tiki<\/em>, costruita secondo le tecniche delle popolazioni rivierasche del lago Titicaca, e che nel &#8217;69 e nel &#8217;71 travers\u00f2 l&#8217;Atlantico, dalla costa marocchina alle Piccole Antille, sempre con una imbarcazione (di papiro nel primo caso, il <em>Ra<\/em>, costruito secondo le tecniche degli africani che vivono presso il Lago Ciad; ancora di balsa nel secondo, il <em>Ra II<\/em>, con l&#8217;aiuto degli indiani Aymar\u00e0). Heyerdahl andava a caccia di misteri e a lui si deve, fra l&#8217;altro, la scoperta di alcune piramidi a terrazzo nell&#8217;arcipelago delle Maldive, in mezzo all&#8217;Oceano Indiano, che rappresentano un vero e proprio enigma archeologico, poich\u00e9 nessuno ne aveva sospettato l&#8217;esistenza prima di lui, e inoltre perch\u00e9 presentano somiglianze con edifici situati nell&#8217;area degli antichi imperi mesopotamici e con altri esistenti nella Valle dell&#8217;Indo. Nel corso degli scavi alle Maldive egli scopr\u00ec inoltre delle stele decorate con maschere e demoni e, cosa ancor pi\u00f9 strana, delle sculture raffiguranti dei leoni: animali che non sono mai vissuti in quel remoto arcipelago e, probabilmente, neppure a Ceylon, da cui pure sono giunti, in epoca storica, mercanti e missionari buddisti, prima dell&#8217;arrivo degli islamici. Dei leoni nelle arti figurative delle isole Maldive! Come dunque \u00e8 possibile?<\/p>\n<p>Ed ecco cosa scriveva Heyerdhal a questo proposito, estendendo le sue osservazioni a una sfera assai pi\u00f9 generale (da: Thor Heyerdahl, <em>Il mistero delle Maldive<\/em>; titolo originale: <em>The Maldive Mistery<\/em>, 1986; traduzione dall&#8217;inglese di Antonio Bellomi, Milano, Mondadori, 1988, p. 247):<\/p>\n<p><em>Se volete andare a caccia di leoni non andrete n\u00e9 in Sri Lanka n\u00e9 in Norvegia. In questi paesi infatti non ci sono leoni, eppure in Sri Lanka potete vedere zampe di leone scolpite su monumenti al cui confronto la Sfinge egiziana \u00e8 una cosetta da nulla, mentre sullo stemma nazionale della Norvegia compare un leone eretto su due zampe, che stringe nelle altre due un&#8217;ascia. Come mai allora lo Sri Lanka non ha scelto un elefante, come simbolo, e la Norvegia non ha scelto un orso?<\/em><\/p>\n<p><em>La risposta \u00e8 che l&#8217;uomo dell&#8217;antichit\u00e0 viaggiava. Non era confinato in una sola zona come un prigioniero. La cultura nazionale che aveva creato nella propria patria non era solo quella che aveva avuto origine in loco, ma in parte era stata attinta da altre nazioni. In realt\u00e0 l&#8217;uomo dell&#8217;antichit\u00e0 era creativo quanto quello moderno, ma era anche capace di apprendere ed era aperto all&#8217;influenza delle altre culture. Il leone del Vecchio Mondo e il suo equivalente del Nuovo Mondo, il puma, erano i primitivi simboli della divinit\u00e0 dei sovrani in ogni parte del mondo in cui la civilt\u00e0 pre-europea era fiorita negli ultimi tre millenni a. C. Non meraviglia quindi che questa civilt\u00e0 si sia diffusa fin nello Sri Lanka coi navigatori reali che fondarono il loro regno su quell&#8217;isola nell&#8217;ultimo millennio prima dell&#8217;era cristiana; n\u00e9 sorprende che i viaggiatori norvegesi abbiano adottato un simbolo cos\u00ec diffuso nei loro terreni di caccia del Mediterraneo.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;idea del leone raggiunse gli atolli delle Maldive addirittura ancora prima del cavallo arabo&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Non tutto, nelle raffigurazioni del passato, \u00e8 come sembra; e le testimonianze iconografiche della fauna antica devono essere prese con molta cautela. Che cosa penseranno gli scienziati del futuro, quando, leggendo il <em>Libro di Giobbe<\/em> s&#8217;imbatteranno nella descrizione del Behemot e del Leviatano?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La ricostruzione dell&#8217;antica fauna vissuta in una determinata regione geografica, ad esempio in un&#8217;isola di medie dimensioni, come Creta o le altre quattro maggiori isole del<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30135,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[52],"tags":[92],"class_list":["post-28151","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-zoologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-zoologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28151","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28151"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28151\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30135"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28151"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28151"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28151"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}