{"id":28149,"date":"2020-05-18T09:03:00","date_gmt":"2020-05-18T09:03:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/05\/18\/quando-gli-ebrei-si-chiesero-siamo-come-i-nazisti\/"},"modified":"2020-05-18T09:03:00","modified_gmt":"2020-05-18T09:03:00","slug":"quando-gli-ebrei-si-chiesero-siamo-come-i-nazisti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/05\/18\/quando-gli-ebrei-si-chiesero-siamo-come-i-nazisti\/","title":{"rendered":"Quando gli ebrei si chiesero: Siamo come i nazisti?"},"content":{"rendered":"<p>Pochissime persone in Italia hanno sentito parlare della strage di Kafar Kassem (Qasim), avvenuta il 29 ottobre 1956 in un villaggio situato presso la &quot;Linea Verde&quot;, nella zona palestinese denominata Triangolo, presso il Giordano, nel primo giorno della guerra arabo-israeliana combattuta in quell&#8217;anno, mentre le forze armate israeliane invadevano la Striscia di Gaza e la Penisola del Sinai, la Transgiordania e le alture del Golan. Complessivamente vennero uccisi a freddo 48 0 49 civili arabi da parte delle guardie di frontiera israeliane, comprese 6 donne e 23 bambini sotto i diciassette anni, il pi\u00f9 piccolo dei quali ne aveva appena sei. La differenza nel numero dei morti differisce di una unit\u00e0 perch\u00e9 le fonti palestinesi includono il nascituro che una delle donne assassinate portava in grembo, mentre quelle israeliane non ne tengono conto. Sul luogo della strage, sul bordo di una piccola piazza, \u00e8 stato poi costruito un monumento in ricordo delle vittime, in verit\u00e0 molto brutto, costituito da una sorta di tronco di piramide scuro dell&#8217;altezza di un edificio di tre piani, recante a enormi caratteri la data del fatto.<\/p>\n<p>Non esiste una specifica voce di <em>Wikipedia<\/em> che parli di quella strage ma solo un brevissimo accenno nella voce Kafr Qasim, dedicata alla cittadina che oggi conta pi\u00f9 di 22.000 abitanti. Invece nella versione inglese di <em>Wikipedia<\/em> c&#8217;\u00e8 un&#8217;ampia voce, corredata da una ricca bibliografia, interamente dedicata alla strage, di cui riportiamo solo la parte introduttiva, senza tradurla per non correre il rischio di alterare qualche concetto, e lasciando che il lettore possa formarsi un&#8217;opinione del tutto libera e indipendente dei fatti in questione:<\/p>\n<p><em>The\u00a0Kafr Qasim massacre\u00a0took place in the\u00a0Israeli Arab\u00a0village of\u00a0Kafr Qasim\u00a0situated on the\u00a0Green Line, at that time, the\u00a0de facto\u00a0border between\u00a0Israel\u00a0and the\u00a0Jordanian West Bank\u00a0on October 29, 1956. It was carried out by the\u00a0Israel Border Police\u00a0(Magav), who killed\u00a0Arab\u00a0civilians returning from work during a\u00a0curfew\u00a0of which they were unaware, imposed earlier in the day on the eve of the\u00a0Sinai war.\u00a0In total 48 people died, of which 19 were men, 6 were women and 23 were children aged 8&#8211;17. Arab sources usually give the death toll as 49, as they include the unborn child of one of the women.<\/em><\/p>\n<p><em>The border policemen who were involved in the shooting were brought to trial and found guilty and sentenced to prison terms, but all received pardons and were released in a year.\u00a0The brigade commander was sentenced to pay the symbolic fine of 10 prutot (old Israeli cents).\u00a0The Israeli court found that the command to kill civilians was &quot;blatantly illegal&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Issachar (Yissachar) &quot;Yiska&quot; Shadmi &#8212; the highest-ranking official prosecuted for the massacre &#8212; stated, shortly before his death, that he believed that his trial was staged to protect members of the Israeli political and military elite, including Prime Minister\u00a0Ben Gurion, from taking responsibility for the massacre.<\/em><\/p>\n<p><em>In December 2007, President of Israel\u00a0Shimon Peres\u00a0formally apologised for the massacre.<\/em><\/p>\n<p>Inizialmente le autorit\u00e0 tentarono di tenere nascosto l&#8217;eccidio, cosa resa pi\u00f9 facile dal clima di eccitazione e di esaltazione patriottica della guerra del 1956, risultata vittoriosa su ben quattro fronti: contro l&#8217;Egitto, la Giordania, la Siria e il Libano. Tuttavia esso fin\u00ec per trapelare presso gli organi di stampa e per diventare di dominio pubblico, sia pure con un certo ritardo, innescando polemiche estremamente accese, dal governo in gi\u00f9, fra quanti sostenevano la sostanziale legittimit\u00e0 di ogni azione che veniva compiuta &quot;per la sicurezza di Israele&quot; e la vibrante condanna morale di quanti sostenevano che gli ebrei, proprio perch\u00e9 avevano vissuto la tragedia dell&#8217;Olocausto, non potevano macchiarsi di crimini in qualche modo paragonabili a quelli che i nazisti avevano compiuto ai loro danni, al tempo di Hitler.<\/p>\n<p>Ed ecco come rievoca quell&#8217;episodio il noto giornalista e storico ebreo Tom Segev, nato a Gerusalemme nel 1945 da genitori che erano espatriati dalla Germania hitleriana dieci anni prima, senza dubbio uno degli studiosi pi\u00f9 equilibrati e obiettivi della storia del moderno stato d&#8217;Israele (da: <em>Il settimo milione. Come l&#8217;Olocausto ha segnato la storia d&#8217;Israele<\/em> (titolo originale: <em>The Seventh Million<\/em>, Domino Press Ltd., 1991; traduzione di Carla Lazzari, Milano, Mondadori, 2001, pp. 275-277):<\/p>\n<p><em>Il primo giorno della campagna del Sinai il coprifuoco fu anticipato alle cinque del pomeriggio. In quell&#8217;occasione diversi abitanti disfa Kassem, di ritorno dal lavoro, arrivarono alla spicciolata alla periferia del loro villaggio qualche minuto dopo le cinque. Non sapevano che il coprifuoco era stato anticipato. Avanzavano lungo la strada principale su camion, carri e biciclette. Alle porte del villaggio furono bloccato da una pattuglia di guardie di frontiera. Dopo averli identificati genericamente come abitanti di Kfar Kassem, i miliari li allinearono e aprirono il fuoco. L&#8217;ordine era di &quot;ucciderli tutti&quot;. Ne arrivarono altri e furono anch&#8217;essi fucilati. Le vittime furono una cinquantina, fra cui anche donne e bambini. Alcuni feriti finsero di essere morti e si salvarono. &quot;Dio mio, che cosa ne sar\u00e0 di questo nostro piccolo paese!&quot; scrisse nel diario Moshe Sharett, che per\u00f2 ormai non era pi\u00f9 nella stanza dei bottoni.<\/em><\/p>\n<p><em>Il governo tenne nascosto l&#8217;accaduto, ma poich\u00e9 i giornali non avevano chiesto alla censura militare l&#8217;autorizzazione a rendere pubblica la notizia, i primi racconti del massacro si diffusero di bocca in bocca. Un militante del Mapam, Latif Dori, gir\u00f2 per tutti gli ospedali a raccogliere le testimonianze dei feriti. Altrettanto fecero i funzionari del partito comunista. Soltanto sette giorni dopo l&#8217;eccidio i quotidiani sottoposero alle censura i primi, brevi e imprecisi articoli su Kfar Kassem. La pubblicazione fu vietata. &quot;Kol Haam&quot; fu l&#8217;unico giornale a fare ricorso contro la decisione, ma inutilmente. Nei giorni seguenti i quotidiani, in particolar e&quot;Kol Haam&quot;, &quot;Al Hanishmar&quot;, &quot;Haartez&quot; e &quot;Harolam Hazeh&quot;, cominciarono fare pressioni contro la censura. La deputata Esther Vilenska del Maki accenn\u00f2 al massacro in suo discorso alla Knesset, ma fu subito interrotta dal presidente e le sue parole non furono messe a verbale. Un suo collega di partito, Tawfik Tubi, descrisse la strage in un volantino che fece circolar: il governo, sollecitato da pi\u00f9 parti, fu costretto a rilasciare una dichiarazione ufficiale. Era gi\u00e0 stata nominata una commissione d&#8217;inchiesta. Dopo lunghe trattative fra i diversi partiti politici, fu deciso che Ben Gurion avrebbe riferito al parlamento, che la Knesset avrebbe osservato un minuto di silenzio e rinunciato al dibattito. &quot;Non c&#8217;\u00e8 popolo al mondo che attribuisca tanto valore alla vita umana come gli ebrei&quot;, afferm\u00f2 Ben Gurion. &quot;Abbiamo imparato che l&#8217;uomo \u00e8 fatto a immagine e somiglianza di Dio e nessuno sa di che colore fosse la pelle di Adamo&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Erano passate quasi sei settimane dal giorno del massacro: la maggioranza degli israeliani non sapeva ancora con precisione cosa fosse accaduto. Quando finalmente le tu tolto il bavaglio, la stampa espresse grande sgomento e il paese cominci\u00f2 a interrogarsi. &quot;Com&#8217;\u00e8 potuto accadere?&quot; si chiedevano Shlomo Gross di &quot;Haaretz&quot; e Natan Alterman sulle pagine di &quot;Davar&quot;. Da dove scaturiva tutto quell&#8217;odio per le minoranze? Qual era il meccanismo che portava a eseguire l&#8217;ordine di assassinare? Quali erano i limiti dell&#8217;obbedienza e quando un ordine era illegittimo? Fu chiaro a tutti fin da principio che quelle domande erano le stesse che avevano tormentato i tedeschi alla fine della guerra, sebbene nessuno osasse ancora dirlo apertamente. &quot;Non siamo migliori degli altri. Le cose che accadono alle altre nazioni possono accadere anche a noi&quot; afferm\u00f2 Uri Avneri. Ma cercava almeno di salvare l&#8217;immagine di purezza della giovent\u00f9 israeliana, chiedendo: &quot;Qualcuno ha mai spiegato ai nostri ragazzi in divisa quand&#8217;\u00e8 che un ordine legittimo diventa illegittimo?&quot;. In altre parole, la colpa era dei politici, non dell&#8217;esercito.<\/em><\/p>\n<p><em>A mano a mano che emergevano gli agghiaccianti particolari della strage, i giornali cominciarono a paragonare esplicitamente il massacro di Kfar Kassem ai crimini nazisti. &quot;Tutta la nazione non pu\u00f2 che provare un senso di vergogna e di umiliazione&#8230; all&#8217;idea che fra non molto noi saremo come i nazisti e gli autori dei pogrom&quot; scrisse Rabbi Benyamin, l&#8217;uomo che durante l&#8217;Olocausto aveva supplicato lo &quot;yishuv&quot;e i suoi dirigenti di fare qualcosa per salvare gli ebrei. E proseguiva: &quot;Che i capi della nazione si alzino. Che i capi rabbinici si alzino e confessino pubblicamente questo terribile crimine, che si rechino a Kfar Kassem a implorare perdono, a chiedere scusa, a espirare&quot;. Yeshayahu Leibowitz, con l&#8217;amaro sarcasmo per cui andava famoso, scrisse su &quot;Haaretz&quot;: &quot;Per amore di quella giustizia che lo Stato di Israele va proclamando, propongo di rivolgere una grande petizione ai governi degli Stati Uniti, della Gran Bretagna, della Francia e dell&#8217;Unione Sovietica perch\u00e9 effettuino la revisione delle leggi di Norimberga e la riabilitazione degli ufficiali, dei soldati e dei funzionari condannati a morte e all&#8217;impiccagione, dal momento che essi hanno obbedito tutti a precisi ordini dei loro comandanti&quot;.<\/em><\/p>\n<p>Altri giornali, per\u00f2, tennero una linea ben diversa: si sforzarono di minimizzare quanto accaduto, di ridimensionare la portata dell&#8217;eccidio e se la presero persino con il minuto di silenzio osservato dal parlamento, che secondo loro si poteva interpretare come un segno d&#8217;incertezza e di scarsa sicurezza di s\u00e9. Le pene alle quali furono condannati gli assassini furono molto miti e quasi derisorie: il comandate della brigata della polizia di frontiera, MAGAV, fu condannato a pagare una multa simbolica di dieci vecchi centesimi israeliani; nel giro di un anno, comunque, ottennero tutti la grazia e tornarono in libert\u00e0.<\/p>\n<p>E tuttavia, il problema era stato posto, e da allora non ha cessato di lacerare le coscienze in Israele e di creare una divisione, non tanto di carattere politico, ma etico, fra quanti ritengono giustificata qualsiasi azione di sicurezza militare, anche preventiva, e quanti sostengono che, dopo l&#8217;Olocausto, gli ebrei non possono macchiarsi di quel tipo di crimini senza automaticamente rinunciare alla pretesa della unicit\u00e0 e incommensurabilit\u00e0 della loro tragedia nazionale negli anni della Seconda guerra mondiale. Come scrive Tom Segev (cit., p. 278):<\/p>\n<p><em>Il confronto fra il massacro di Kafar Kassem e i crimini nazisti elevata l&#8217;Olocausto a criterio per misurare l&#8217;eticit\u00e0 dei comportamenti nel campo dei diritti umani in generale e del conflitto arabo-israeliano in particolare<\/em>. <em>Non era la prima volta che questo accadeva. In una delle sue prime sedute, il governo israeliano aveva discusso delle atrocit\u00e0 commesse dai suoi soldati contro la popolazione civile durante e dopo la guerra di indipendenza.<\/em><\/p>\n<p>Il dilemma etico continua a interrogare la coscienza di quanti, in Israele, sono divisi fra il desiderio di rivendicare per la propria nazione un ruolo unico nella storia, come unica \u00e8 stata la sua tragedia, e la disponibilit\u00e0 ad ammettere che, quando di tratta delle proprie necessit\u00e0 vitali, anche Israele agisce come qualsiasi altro stato, se necessario anche sacrificando le ragioni della giustizia in nome della sicurezza. Per esempio, ci si chiede se debba ritenersi moralmente lecita l&#8217;azione di eliminare fisicamente un terrorista palestinese che medita un attacco contro Israele, o il leader che offre una giustificazione ideologica e religiosa ad attacchi di tal genere, mentre si sta spostando a bordo di un&#8217;automobile e quindi non nel calore di un&#8217;azione bellica, ma a freddo, senza neppure l&#8217;ombra di processo n\u00e9 di un&#8217;inchiesta, e quindi in maniera non dissimile da come le organizzazioni criminali procedono ad eliminare i loro nemici? D&#8217;altra parte, questa problematica non pu\u00f2 essere compresa nei suoi veri termini, da chi la consideri dall&#8217;esterno, se non si conosce bene la storia delle origini dello Stato d&#8217;Israele e la concezione etico-religiosa che ne \u00e8 alla base. Anche se oggi deve lottare contro il terrorismo arabo e si presenta come una democrazia che lotta per difendersi contro il fondamentalismo dei suoi nemici, Israele \u00e8 nato anche da una serie di azioni terroristiche, prima dirette contro le forze militari inglesi, quando la Palestina era un mandato britannico, poi contro le popolazioni arabe, ogni qualvolta esse venivano percepite come una minaccia, reale o potenziale, nei suoi confronti. Si pensi all&#8217;assassinio dell&#8217;inviato delle Nazioni Unite, il conte Folke Bernadotte, per mano della banda Stern, il 17 settembre 1948; oppure all&#8217;attentato dinamitardo contro il <em>King David Hotel<\/em> di Gerusalemme il 22 luglio 1946 che provoc\u00f2 novantuno morti di varie nazionalit\u00e0. Per un fondamentalista ebreo (perch\u00e9 il fondamentalismo non \u00e8 esclusivo degli arabi) azioni del genere sono pienamente giustificate nell&#8217;ottica delle Scritture talmudiche e, pi\u00f9 in generale, dalla legge del taglione, enunciata nel <em>Levitico<\/em> (24, 20): <em>frattura per frattura, occhio per occhio, dente per dente<\/em>&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pochissime persone in Italia hanno sentito parlare della strage di Kafar Kassem (Qasim), avvenuta il 29 ottobre 1956 in un villaggio situato presso la &quot;Linea Verde&quot;,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[120],"class_list":["post-28149","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-ebraismo-e-giudaismo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28149","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28149"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28149\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28149"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28149"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28149"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}