{"id":28138,"date":"2019-02-22T04:09:00","date_gmt":"2019-02-22T04:09:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/02\/22\/quando-giovanni-paolo-ii-commissariava-i-gesuiti\/"},"modified":"2019-02-22T04:09:00","modified_gmt":"2019-02-22T04:09:00","slug":"quando-giovanni-paolo-ii-commissariava-i-gesuiti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/02\/22\/quando-giovanni-paolo-ii-commissariava-i-gesuiti\/","title":{"rendered":"Quando Giovanni Paolo II commissariava i gesuiti"},"content":{"rendered":"<p>Giovanni Paolo II, come abbiamo ricordato in alcuni precedenti articoli, nel 1981, durante la malattia del generale Pedro Arrupe (che ora la neochiesa vuole beatificare), decise di commissariare i gesuiti e pens\u00f2 seriamente se non fosse il caso di sopprimere addirittura l&#8217;ordine fondato da sant&#8217;Ignazio di Loyola. La ragione era che la deriva progressista e modernista dei gesuiti, e specialmente il loro sostegno alla teologia della liberazione in America Latina, contrastavano in maniera evidente con il Magistero della Chiesa ed erano perci\u00f2 fonte di confusione e turbamento per le anime dei fedeli. Ma c&#8217;era anche una ragione pi\u00f9 profonda e di tipo pi\u00f9 strettamente culturale e intellettuale: i gesuiti, negli ultimi tempi, si erano messi sulla strada di una esegesi biblica e di una interpretazione delle Scritture che tendevano a condividere aspetti sostanziali del modernismo, cio\u00e8 storicizzavano eccessivamente la <em>Bibbia<\/em> e pretendevano di leggere la storia sacra con le stesse categorie della storiografia laica, relegando sullo sfondo, fin quasi a metterla fra parentesi, la dimensione della fede. Giovanni Paolo II aveva ereditato dai suoi predecessori la patata bollente della questione gesuita. Fin dai tempi di Teilhard de Chardin una parte dell&#8217;ordine si era messa su una strada divergente da quella del Magistero perenne; si era mostrata desiderosa di novit\u00e0, di cambiamenti, di aggiornamenti e di riforme, insomma si era mostrata certa che la Chiesa, per riacquistare &quot;credibilit\u00e0&quot; fra la gente, dovesse rompere con alcuni aspetti del suo modo di porsi tradizionale, e mostrarsi pi\u00f9 sensibile e attenta alle nuove richieste dei fedeli, prime fra tutte la questione sociale e quella sessuale. Sul piano sociale, i gesuiti, influenzati dai membri del loro ordine che vivevano e operavano in America latina, ove esistevano fortissimi squilibri e i governo oligarchici imponevano politiche repressive e antipopolari, i gesuiti si erano convinti che la chiave di lettura marxista dei conflitti di classe fosse sostanzialmente valida, in quanto oggettiva, e quindi utilizzabile con profitto da chiunque, compresi i cattolici, volesse fare qualcosa per modificare lo stato di cose esistente. Essi erano inoltre persuasi che la Chiesa dovesse recuperare autorevolezza e prestigio schierandosi senza esitazione della parte delle classi oppresse ed esponendosi, se necessario, anche sul terreno della lotta aperta, come ben presto avrebbero fatto i preti sandinisti nel Nicaragua, e come gi\u00e0 avevano fatto, a titolo individuale, sacerdoti come Camilo Torres Restrepo in Colombia (il quale, guarda caso, aveva studiato presso l&#8217;Universit\u00e0 Cattolica di Lovanio, in Belgio: altro focolaio di resipiscenza delle idee moderniste). Sul piano della morale sessuale, poi, la battaglia si era accesa intorno all&#8217;enciclica di Paolo VI <em>Humanae vitae<\/em>, che era stata duramente criticata dai settori progressisti della Chiesa, oltre che da moltissimi fedeli laici: e i gesuiti, anche su questo terreno, erano generalmente orientati a mostrarsi possibilisti riguardo all&#8217;uso di metodi anticoncezionali artificiali, mentre alcuni di loro si spingevano ancora pi\u00f9 in l\u00e0, sia mostrando una certa comprensione per le richieste riguardanti il divorzio, l&#8217;aborto e la pratica di vita omosessuale, sia quanto a un atteggiamento di apertura e di accoglienza da tenere nei confronti dei separati, dei divorziati passati a nuove nozze o a nuove convivenze, e anche verso le richieste di abolizione del celibato dei preti e di ammissione delle donne all&#8217;ordine sacerdotale. Da tutti questi orientamenti e atteggiamento emergeva un quadro complessivo allarmante, sin dal pontificato di Paolo VI: per la prima volta nella loro storia i gesuiti si permettevano di criticare apertamente il Magistero solenne di un pontefice e mostravano di essere pi\u00f9 sensibili alla ricerca del consenso fra la &quot;gente&quot;, intesa non pi\u00f9 come la comunit\u00e0 dei fedeli, ma come il mondo laico in generale, formato da credenti e non credenti, che non al loro voto specifico di obbedienza assoluta alla Chiesa e al papa (obbedienti <em>perinde ac cadaver<\/em>, come dei cadaveri, era stato il loro motto). Il che, naturalmente, era un pericolo ma anche un controsenso, dato che Ignazio di Loyola aveva fondato il nuovo ordine religioso nella prospettiva di creare uno strumento scelto da porre precisamente nelle mani del pontefice, e non certo perch\u00e9 questo esercitasse una critica nei suoi confronti.<\/p>\n<p>La situazione, verso la met\u00e0 degli anni &#8217;70 del Novecento, era questa e pare che gi\u00e0 Giovanni Paolo I, nel suo brevissimo pontificato, avesse avuto in animo d&#8217;intraprendere una forte azione per ricondurre i gesuiti all&#8217;ovile, ossia per spegnere in essi i focolai di disobbedienza e di eterodossia e per riportarli, con mano ferma e decisa, nel solco del Magistero perenne, a sostegno di una Chiesa sempre pi\u00f9 lacerata da dissensi e turbamenti, e non certo perch\u00e9 divenissero, proprio loro, uno dei maggiori fattori di dissenso e turbamento agli occhi dei fedeli. Nel breve mese in cui sedette sul soglio di San Pietro, Albino Luciani aveva deciso di assumere una decisa iniziativa nei confronti dell&#8217;ordine di sant&#8217;Ignazio, sulla cui ortodossia nutriva ormai dei forti dubbi. Infatti egli gi\u00e0 prima del conclave che lo aveva eletto era rimasto fortemente colpito dalle dichiarazioni del numero due dell&#8217;ordine, padre Vincent O&#8217;Keefe, il quale aveva auspicato, nel corso di un&#8217;intervista alla stampa olandese che il nuovo pontefice, chiunque fosse, mostrasse segni d&#8217;apertura sulla non obbligatoriet\u00e0 del celibato ecclesiastico, la possibilit\u00e0 del sacerdozio femminile e sull&#8217;uso dei contraccettivi. Una volta eletto, Luciani aveva scritto di suo pugno una lettera, <em>Ai gesuiti<\/em>, che avrebbe dovuto leggere il 30 settembre, alla presenza dei provinciali e dello stesso padre Arrupe. Ma due giorni prima, cio\u00e8 il 28 settembre, moriva improvvisamente, nel sonno, in circostanze un po&#8217; sospette, anche se l&#8217;assenza di un&#8217;autopsia non consente di formulare alcuna ipotesi sulla reale natura di quel decesso. Nella sua lettera, fra l&#8217;altro, egli aveva scritto: <em>Non permettete che le vostre dottrine e pubblicazioni provochino confusione e disorientamento fra i credenti<\/em>. Esattamente quel che sta accadendo da sei anni a questa parte, e su scala ben pi\u00f9 formidabile, da quando proprio un gesuita, contro gli statuti della compagnia di Ges\u00f9, \u00e8 stato eletto al pontificato; e dopo le ancor pi\u00f9 strane dimissioni del suo predecessore, Benedetto XVI. Albino Luciani, senza dubbio, su questo punto ci aveva visto chiaro.<\/p>\n<p>Citiamo una pagina del libro scritto dai giornalisti Carl Bernstein e Aldo Politi <em>Sua Santit\u00e0. Giovanni Paolo II e la storia segreta del nostro tempo<\/em> (Milano, Rizzoli, 1996, pp. 434-437):<\/p>\n<p><em>La politica di stretto controllo dottrinale culmin\u00f2 nell&#8217;implacabile campagna condotta da Giovanni Paolo II contro l&#8217;ordine dei gesuiti e il suo generale, Pedro Arrupe. Papa Wojtyla us\u00f2 tutti i poteri per ridurre all&#8217;obbedienza un ordine intellettualmente brillante e socialmente impegnato che non si adeguava alla sua concezione di una riconquista cattolica. Prima di ritirarsi nel silenzio, Schillebeeckx aveva commentato: &quot;Roma mette l&#8217;accento sulla restaurazione del Sacro e delle strutture gerarchiche. Mi sembra vogliano tornare a un Ancien R\u00e9gime di sacralit\u00e0 senza passare attraverso la Rivoluzione francese&quot;. I gesuiti invece ERANO PASSATI attraverso la Rivoluzione francese e tutte le altre rivoluzioni dell&#8217;epoca moderna, comprese quelle di Marx, Freud ed Einstein. Nonostante la volont\u00e0 di Arrupe di rimanere fedele e leale nei confronti di Giovanni Paolo II, era inevitabile che si venisse a creare una profonda incompatibilit\u00e0 intellettuale con un papa che nitriva forti sospetti sulla modernit\u00e0. Nella sua concezione l&#8217;epoca contemporanea \u00e8 percorsa da un forte spirito anticristiano. Padre Arrupe non condivideva un giudizio cos\u00ec cupo. Non gli piaceva nemmeno la parola &#8216;crisi&#8217; in riferimento all&#8217;epoca postconciliare. Era preoccupato dal fatto che il numero dei gesuiti stesse calando. &quot;Temo&quot;, diceva, &quot;che stiamo per proporre le risposte di ieri per affrontare i problemi di domani, che stiamo parlando in modo tale che la gente non ci capisce pi\u00f9, che usiamo un linguaggio che non arriva dritto al cuore degli uomini. Se \u00e8 cos\u00ec, allora parleremo molto, ma solo a noi stessi. Infatti nessuno ci ascolterebbe pi\u00f9, perch\u00e9 nessuno capirebbe quello che cerchiamo di dire&quot;. Quando Wojtyla divent\u00f2 papa, l&#8217;ordine dei gesuiti era gi\u00e0 sotto tiro da parte dei circoli tradizionalisti della Curia. Nel tumulto degli anni Sessanta e Settanta, i gesuiti si erano attestati su tutte le frontiere teologiche dove la gente sperimentava nuovi modi di concepire o di adottare il messaggio cristiano. Gesuiti criticavamo la &quot;Humanae vitae&quot;, l&#8217;enciclica di Paolo VI (alla quale Karol Wojtyla aveva dato un contributo fondamentale) che proibiva i mezzi artificiali di contraccezione. Gesuiti, come i redattori della rivista francese &quot;\u00c9tudes&quot; pubblicavano articoli in cui sostene4vano che l&#8217;aborto era permesso in alcuni casi perch\u00e9 l&#8217;embrione non poteva ancora essere considerato una persona. Gesuita era padre John McNeill, che ammetteva di essere omosessuale e sosteneva che la Chiesa dovesse cambiare il suo atteggiamento nei confronti dei gay. Gesuiti in America Latina erano impegnati nell&#8217;opposizione a tutti i regimi militari. Gesuiti, fra cui lo stesso Arrupe, sostenevano che alcuni elementi dell&#8217;analisi marxista erano accettabili. Gesuita era il professore della Pontificia universit\u00e0 gregoriana di Roma, Jos\u00e9 Maria Diez Alegria, che contestava l&#8217;infallibilit\u00e0 papale e la rigidit\u00e0 di certi atteggiamenti della Chiesa in campo sessuale. E gesuita era padre Vincent O&#8217;Keefe, assistente di Arrupe che aveva affrontato sul quotidiano danese De Tijd tre temi scottanti: la revisione del divieto della pillola, il sacerdozio delle donne, il matrimonio dei preti. Nei suoi trentatr\u00e9 giorni di pontificato, papa Giovanni Paolo I aveva trovato il tempo di scrivere una severa arringa contro i gesuiti, ammonendoli a non lasciasi coinvolgere in problemi economici e politici, a mantenere la disciplina e a coltivare la vita spirituale. &quot;Non permettete che gli insegnamenti e le pubblicazioni dei gesuiti diventino fonte di confusione e disorientamento&#8230;&quot; Il generale Arrupe non era sempre d&#8217;accordo con le posizioni assunte dai singoli gesuiti. A volte li ammoniva e li puniva, allineandosi alle direttive del Vaticano. Ma aveva un immenso rispetto per la libert\u00e0 intellettuale e le scelte di coscienza dei singoli. Durante un viaggio negli Stati Uniti aveva visitato in carcere padre Daniel Berrigan, dove stava scontando una pena per avere distrutto gli elenchi dei richiamati alla leva durante la guerra del Vietnam. &quot;Sono andato a trovarlo perch\u00e9 lui non poteva venire da me, disse in tutta semplicit\u00e0 Arrupe a chi gli chiedeva perch\u00e9 avesse fatto quel gesto. Il 22 settembre 1979, un anno dopo la sua elezione, Giovanni Paolo II rivolse parole durissime a un gruppo di superiori provinciali dei gesuiti durante un&#8217;udienza, esortandoli a non &quot;cedere alla tentazione del secolarismo&quot;. Il Papa Nero (com&#8217;\u00e8 chiamato tradizionalmente il generale dei gesuiti) era sempre stato molto sollecito nel riaffermare la sua lealt\u00e0 nei confronti di papa Wojtyla. (&#8230;) Ma due anni dopo la sua elezione Giovanni Paolo II aveva gi\u00e0 deciso di rimettere in riga questo ordine indisciplinato e dunque imped\u00ec ad Arrupe di convocare una congregazione generale, il congresso in cui l&#8217;ordine dei gesuiti prende le decisioni pi\u00f9 importanti. Il 7 agosto 1981, mentre Arrupe pativa le conseguenze di un colpo apoplettico, Giovanni Paolo II comp\u00ec una mossa assolutamente senza precedenti nei quattrocento ani di storia della Compagnia di Ges\u00f9. Rimasto paralizzato, Arrupe aveva nominato l&#8217;americano Vincent O&#8217;Keefe vicario generale dell&#8217;ordine. Il 3 ottobre, in una lettera ai superiori provinciali, O&#8217;Keefe anticipava la notizia della convocazione di una congregazione generale per eleggere il successore di Arrupe. Tre giorni pi\u00f9 tardi, il segretario di Stato del Vaticano, Agostino Casaroli, arriv\u00f2 alla curia dei gesuiti, a pochi passi dalla basilica di San Pietro, e chiese di parlare a quattr&#8217;occhi con Arrupe. Perfino padre O&#8217;Keefe fu invitato a lasciare la stanza dove Arrupe sedeva paralizzato. Casaroli gli consegn\u00f2 un messaggio del papa e usc\u00ec pochi minuti dopo. Rientrando nella stanza, O&#8217;Keefe vide un uomo distrutto. Il generale era in lacrime e riusc\u00ec soltanto a indicare la lettera del papa che si trovava su un tavolino. Il papa aveva proibito la convocazione della congregazione generale e aveva sospeso la costituzione della Compagnia. Al governo dei gesuiti Giovanni Paolo II nomin\u00f2 il suo &quot;delegato personale&quot;, l&#8217;ottantenne padre Paul Dezza, e un coadiutore, padre Giuseppe Pittau. Il 2 settembre 1983, la congregazione generale dei gesuiti, preparata da Dezza, elesse generale l&#8217;olandese Hans Peter Kolvenbach, un ecclesiastico meno propenso all&#8217;impegno sociale di molti dei suoi predecessori. Pedro Arrupe mor\u00ec nel 1991. Ancora quattro anni dopo, quando Giovanni Paolo II inaugur\u00f2 la trentaquattresima congregazione generale riunita a Roma per discutere i principali problemi dell&#8217;ordine, ammon\u00ec i gesuiti a svolgere la ricerca teologica &quot;in docile sintonia con le indicazioni del Magistero&quot;. Parlando ai delegati giunti da tutto il mondo il papa sent\u00ec la necessit\u00e0 di sottolineare: Occorre vegliare attentamente affinch\u00e9 non accada che i fedeli siano disorientati da insegnamento dubbi, da pubblicazioni o discorsi in aperto contrasto con la fede e la moralit\u00e0 ecclesiali&quot;.<\/em><\/p>\n<p>La ricostruzione degli eventi legati al commissariamento dei gesuiti da parte di Giovanni Paolo II \u00e8 sostanzialmente esatta sul piano storico, ma quel che non \u00e8 esatto \u00e8 l&#8217;interpretazione che ne viene data, accompagnando ogni atto di quella vicenda con riflessioni, giudizi e anche scelte lessicali che tradiscono un forte preconcetto, da parte degli autori, contro ogni visione &quot;tradizionalista&quot; del cattolicesimo, e una simpatia inversamente proporzionale nei confronti delle istanze di tipo progressista e neo-modernista. Il fatto che l&#8217;ordine gesuita fosse <em>ordine intellettualmente brillante e socialmente impegnato<\/em>, di per s\u00e9, non gli conferisce una patente di nobilt\u00e0 che lo autorizzi a porsi al di sopra della Chiesa: brillantezza intellettuale e impegno sociale sono certamente belle cose, ma si trovano anche in altri ordini religiosi e, soprattutto, si possono trovare anche al di fuori della Chiesa, presso altre religioni o presso societ\u00e0 e istituzioni laiche e perfino laiciste. Quel che importa, nella Chiesa, \u00e8 la fedelt\u00e0 alla dottrina, al Deposito della fede: \u00e8 quella la cosa essenziale; tutto il resto, in confronto, \u00e8 secondario. Perci\u00f2 la domanda corretta da porsi, per ci\u00f2 che riguarda i gesuiti fin dai pontificati di Giovanni XXXIII e Paolo VI, \u00e8 la seguente: erano ancora i fedeli custodi della dottrina ed erano sempre decisi a restare entro il Deposito della fede, oppure c&#8217;erano segnali precisi di una smania di novit\u00e0, di balzi in avanti, di esperimenti e riforme non conformi al Magistero e discutibili dal punto di vista dell&#8217;interpretazione cattolica della divina Rivelazione? Ebbene, questi segnali c&#8217;erano, eccome: ce n&#8217;erano fin troppi. E quanto a padre Schillebeeckx, costui \u00e8 l&#8217;ultimo il cui parere, in questo campo, faccia testo: essendo stato lui stesso ammonito per l&#8217;eterodossia di alcune sue affermazioni, e bloccata la pubblicazioni di alcuni suoi libri, precisamente per il forte sospetto di eresia, che lui commentasse sarcasticamente le direttive della Chiesa come un tentativo di restaurare l&#8217;<em>Anci\u00e9n R\u00e9gime<\/em> senza passare per la Rivoluzione francese, dimostra fino a che punto si fosse allontanato dalla vera dottrina e come ormai non fosse pi\u00f9 realmente un sacerdote cattolico, per divenire qualcos&#8217;altro, un modernista e un semi-protestante, o uno storicista, o un illuminista, o un umanista, ma non pi\u00f9 un sacerdote cattolico. Per un cattolico, la Rivoluzione francese \u00e8 stata l&#8217;inizio dell&#8217;attacco frontale da parte della massoneria e delle forze mondane contro la Chiesa e contro la divina Rivelazione: paragonare il Magistero all&#8217;<em>Anci\u00e9n R\u00e9gime<\/em> implica un atteggiamento di critica e di disprezzo verso ci\u00f2 che la Chiesa \u00e8 sempre stata fino al Concilio Vaticano II e ammettere, implicitamente, che i fautori del Concilio non avevano in animo una riforma, ma una rivoluzione, ossia uno stravolgimento totale della fede stessa. Perci\u00f2, \u00e8 perfettamente inutile che Bernstein e Politi assumano quel tono scandalizzato nei confronti della <em>riconquista cattolica<\/em> di Giovanni Paolo II. Per un papa degno di questo nome non c&#8217;\u00e8 alcuna riconquista cattolica, ma semplicemente la testimonianza ferma e coerente della Verit\u00e0, a dispetto di tutte le mode e ignorando ogni eventuale compromesso. E quando poi i due autori si vantano che i gesuiti fossero passati attraverso <em>tutte le altre rivoluzioni dell&#8217;epoca moderna, comprese quelle di Marx, Freud ed Einstein<\/em>, senza rendersene conto danno testimonianza della deriva apostatica dei gesuiti stessi: perch\u00e9 Marx e Freud sono incompatibili con la visione cristiana, e quanto ad Einstein, il tentativo di arruolarlo fra le forze laiche che mettono in dubbio tale visione denota, ancora una volta, la faziosit\u00e0 quasi puerile di quei signori. Il giudizio di padre Arrupe, <em>Temo che (&#8230;) stiamo parlando in modo tale che la gente non ci capisce pi\u00f9, che usiamo un linguaggio che non arriva dritto al cuore degli uomini. Se \u00e8 cos\u00ec, allora parleremo molto, ma solo a noi stessi. Infatti nessuno ci ascolterebbe pi\u00f9,<\/em> suonerebbe meglio sulla bocca di un agente pubblicitario o di un consulente finanziario. Qui non stiamo parlando di tecniche di <em>marketing<\/em>, non si tratta di vendere alla gente un certo prodotto; stiamo parlando della immutabile verit\u00e0 della fede cattolica, che viene direttamente da Dio e che gli uomini non hanno la facolt\u00e0 di modificare neppure d&#8217;uno iota. La preoccupazione di Arrupe che la Chiesa venga abbandonata dalla <em>gente<\/em> rivela una fondamentale incomprensione di cosa sia il Vangelo; un lieto Annunzio che non vuol piacere agli uomini, ma li vuole convertire, e che crea divisioni, suscita ostacoli, alimenta terribili inimicizie. Ges\u00f9 ne ha fatto l&#8217;esperienza, sino all&#8217;abbandono dei discepoli e al Sacrificio della Croce. Ma gi\u00e0 prima della sua Passione aveva conosciuto l&#8217;abbandono della &quot;gente&quot;, tanto che aveva rivolto ai dodici la famosa domanda: <em>Volete andarvene anche voi?<\/em> Per Ges\u00f9, l&#8217;importante non \u00e8 il numero delle persone che l&#8217;ascoltano, ma la loro disponibilit\u00e0 a convertirsi. Ges\u00f9 non vuol piacere a nessuno: Ges\u00f9 promette la croce, la sofferenza e le persecuzioni ai suoi seguaci, Promette loro, per\u00f2, anche la pace, la vera pace: precisando che la sua pace non \u00e8 come quella del mondo. E quanto al fatto che padre Arrupe <em>aveva un immenso rispetto per la libert\u00e0 intellettuale e le scelte di coscienza dei singoli<\/em>, questa \u00e8 la formula perfetta per definire l&#8217;opposto di ci\u00f2 che un vero sacerdote deve essere. Altro che rispetto per la libert\u00e0 e scelte di coscienza: non stiamo parlando di cose profane, ma del Deposito della fede.<\/p>\n<p>E ora proprio questo con Bergoglio \u00e8 divenuto <em>normale<\/em>: il prevalere della libert\u00e0 e della coscienza&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Paolo II, come abbiamo ricordato in alcuni precedenti articoli, nel 1981, durante la malattia del generale Pedro Arrupe (che ora la neochiesa vuole beatificare), decise<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30161,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[84],"tags":[109,216],"class_list":["post-28138","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-papa-giovanni-paolo-ii","tag-chiesa-cattolica","tag-papi"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-giovanni-paolo-ii.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28138","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28138"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28138\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30161"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28138"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28138"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28138"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}