{"id":28132,"date":"2015-07-29T07:50:00","date_gmt":"2015-07-29T07:50:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/quale-futuro-per-la-citta\/"},"modified":"2015-07-29T07:50:00","modified_gmt":"2015-07-29T07:50:00","slug":"quale-futuro-per-la-citta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/quale-futuro-per-la-citta\/","title":{"rendered":"Quale futuro per la citt\u00e0?"},"content":{"rendered":"<p>Le citt\u00e0 sono legate a qualunque tipo di societ\u00e0 e di cultura, ovviamente a partire dalla rivoluzione agricola e facendo esclusione per le societ\u00e0 di cacciatori e raccoglitori e, in gran parte, anche per quelle basate sulla pastorizia nomade? Pi\u00f9 in particolare, le citt\u00e0 sono imprescindibili dal modo di sviluppo della civilt\u00e0 moderna, basata sulla rivoluzione industriale e sulla rivoluzione digitale? Oppure esiste anche per esse la fase del tramonto definitivo e possiamo immaginare, e predisporre, un futuro nel quale lo sviluppo urbano sia solo un ricordo?<\/p>\n<p>Dai tempi di Gerico, di Mohenjo Daro, di Harappa, di Ebla, non possiamo immaginare la civilt\u00e0 &#8212; non la nostra, almeno &#8212; senza una struttura urbana che la sorregga e la organizzi, sia in senso politico e amministrativo, sia in senso economico e produttivo. Noi occidentali siamo figli di una civilt\u00e0 urbana, questo \u00e8 un fatto. Ci\u00f2 non significa che la citt\u00e0 sia pensabile senza la campagna, senza il verde, senza il rapporto con la natura: storicamente, anzi, il rapporto citt\u00e0\/campagna \u00e8 stato a lungo dominato, per esempio durante quasi tutto il Medioevo, da una netta prevalenza demografica ed economica della campagna rispetto alla citt\u00e0, la quale, per\u00f2, finiva sempre per accaparrarsi la funzione decisionale. Quando i comuni vollero sottrarsi alla tirannia del castello, i signori feudali non vi si opposero, se non in rarissimi casi, ma si trasferirono essi stessi in citt\u00e0, trasformando le loro case in fortezze irte di torri e avocando a s\u00e9 gran parte del potere nelle nuove strutture politiche comunali.<\/p>\n<p>Ora ci si domanda se la citt\u00e0 abbia ancora un futuro, dopo che l&#8217;aumento incontrollabile della pressione demografica a livello globale, la concentrazione crescente e il gigantismo delle strutture finanziarie e industriali, l&#8217;incremento pauroso del volume complessivo dei traffici e degli scambi commerciali, con i problemi quotidiani di traffico quasi ingestibili che ci\u00f2 comporta, ha alterato radicalmente il suo aspetto e la sua stessa funzione e dopo che l&#8217;incrociarsi e il sovrapporsi ormai sempre pi\u00f9 caotico delle sue tre funzioni essenziali &#8212; quella residenziale, quella commerciale e quella produttiva &#8212; l&#8217;hanno congestionata oltre i limiti del tollerabile per quei milioni di esseri umani che le hanno elette a residenza.<\/p>\n<p>Se \u00e8 destino che le citt\u00e0 abbiano un futuro, questo deve passare, di necessit\u00e0, attraverso lo scorporo e la distinzione delle tre funzioni suddette, secondo la grande intuizione di Siegfied Giedion, il grande storico e critico dell&#8217;architettura austriaco, nato a Praga nel 1988 e morto a Zurigo nel 1968, che, dopo essere stato uno dei migliori discepoli di Heinrich W\u00f6lfflin, fu tra i fondatori del Congresso Internazionale di Architettura moderna e, in seguito, professore al Massachusetts Institute of Technology e alla Harvard University.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la funzione produttiva, la stessa evoluzione storica si \u00e8 incaricata di mostrare quanto essa sia indipendente dal tessuto urbano: l&#8217;unica ragione che ne ha determinato la compresenza era l&#8217;arretratezza della rete delle comunicazioni &#8212; stradali, ferroviarie, fluviali &#8212; ai tempi della rivoluzione industriale e l&#8217;assenza di procedimenti tecnologici, poi entrati in uso, per la refrigerazione degli alimenti facilmente deperibili. Ora che tali difficolt\u00e0 sono state superate e che, d&#8217;altra parte, il livello d0inquinamento e di rumorosit\u00e0 degli impianti industriali \u00e8 divenuto incompatibile con la funzione residenziale dei centri urbani, \u00e8 chiaro che non vi sono ulteriori, valide ragioni per mantenere in piedi questo innaturale connubio e che ciascuna delle due funzioni, la produttiva e la residenziale, deve essere lasciata libera di andare per conto proprio. E, dal momento che li complessi industriali possono venire facilmente decentralizzati, sono questi ultimi che devino sparire dall&#8217;orizzonte della citt\u00e0 futura: senza bisogno che incidenti spettacolari, come quello di Bhopal in India, o che prolungate situazioni di gravissimo danno alla salute dei cittadini, come quelle legate al polo petrolchimico di Mestre-Marghera e del polo siderurgico di Taranto, vengano a sollecitare l&#8217;attenzione e la sensibilit\u00e0 degli amministratori e dei politici.<\/p>\n<p>La funzione residenziale delle aree urbane, dunque, lasciata libera di gravitare su se stessa, dovr\u00e0 puntare sempre pi\u00f9 sulla qualit\u00e0 della vita dei cittadini stessi, con il sistematico ricorso, da parte di urbanisti e piani regolatori, alla creazione di estese aree verdi e con lo spostamento dei quartieri residenziali il pi\u00f9 possibile verso le zone pi\u00f9 favorite dal punto di vista dell&#8217;esposizione, della tranquillit\u00e0, della salubrit\u00e0 dell&#8217;aria, ad esempio le zone collinari, o pedemontane, o lungi i litorali lacustri, e con la massima attenzione allo sviluppo dei servizi connessi alla creazione di nuovi quartieri abitativi, dai trasporti pubblici, alle banche, agli uffici postali, ai poli scolastici, ai centri sportivi e ricreativi.<\/p>\n<p>Resta la funzione commerciale, che va sdoppiata nelle sue due componenti urbane: quella pedonale e quella del traffico su ruota. A entrambe queste funzioni dovr\u00e0 essere consentito uno sviluppo conseguente ed armonioso, in linea con le esigenze fondamentali di cui \u00e8 espressione. Ai pedoni, dunque, bisogner\u00e0 pensare nel progettare e costruire nuovi luoghi di transito, di passeggio, di socializzazione, di accesso ai servizi e ai negozi: strade, piazze, aree specificamente pedonali, vietate al traffici, e tuttavia concepite in maniera da non danneggiare la vocazione commerciale dei centri urbani. Al traffico su ruota si dovr\u00e0 provvedere con un adeguato sviluppo delle strutture e delle infrastrutture volte a renderlo sempre pi\u00f9 scorrevole ed efficiente, senza per\u00f2 cadere nella spirale perversa di attirare sempre nuovo traffico urbano, con il fatto di facilitarlo. Per esempio, non bisogner\u00e0 preoccuparsi tanto di creare sempre nuove aree di parcheggio per i veicoli, magari sotterranee, ma di fare in modo che le zone a vocazione pedonale rimangano ben distinte dalle altre e che le due funzioni non si sovrappongano l&#8217;una all&#8217;altra. In pratica, verranno a crearsi due distinte tipologie di pubblico dirette ai piccoli esercizi commerciali e ai servizi: quelle che lo faranno a piedi (specialmente anziani e famiglie) e quelli che si serviranno del mezzo di trasporto privato, diretti prevalentemente ai maggiori centri commerciali.<\/p>\n<p>Osservava il grande storico e critico dell&#8217;architettura austriaco Siegfried Giedion (nato a Praga nel 1988 e morto a Zurigo nel 1968), uno dei migliori discepoli di Heinrich W\u00f6lfflin, tra i fondatori del Congresso Internazionale di Architettura moderna, professore al Massachusetts Institute of Technology e alla Harvard University,<\/p>\n<p>a conclusione della sua opera fondamentale \u00abSpazio, tempo ed architettura\u00bb, pubblicato nel 1941 (titolo originale: \u00abSpace, Time and Architecture\u00bb; seconda edizione italiana a cura di Enrica e Maria Lab\u00f2, Milano, Ulrico Hoepli Editore, 1975, pp. 713-15):<\/p>\n<p>\u00ab&#8230; Le citt\u00e0 sono un fenomeno temporaneo, una fase nello sviluppo, di cui dobbiamo superare le difficolt\u00e0 con lo strumento delle invenzioni meccaniche, radio, televisione, automobile, ed altri simili? Oppure esse sono un fenomeno eterno basato sul rapporto fra uomo ed uomo, nonostante l&#8217;interferenza della meccanizzazione? Per mio conto ritengo che l&#8217;istituzione citt\u00e0 sia innata in ogni cultura ed in ogni periodo.<\/p>\n<p>Coloro che affermano essere il presente stato della metropoli disumano, e senza possibilit\u00e0 di durata, sono nel giusto. L&#8217;unico problema \u00e8 se questo implica la fine della citt\u00e0 come tale. Pu\u00f2 essere eliminato l&#8217;inefficiente disordine delle gigantesche citt\u00e0 contemporanee senza distruggere l&#8217;istituzione stessa? Quanti credono che la citt\u00e0 sia stata una componente di ogni successiva cultura umana ne vedono in pericolo la stessa esistenza se non si riesce ad armonizzare la sua interna struttura con i bisogni e le istanze della vita contemporanea. \u00c8 chiaro che i palliativi non servono. Essi servono soltanto &#8212; ed in ci\u00f2 Frank Lloyd Wright ha perfettamente ragione &#8212; a prolungarne l&#8217;esistenza artificialmente, senza alcuna speranza di risanamento. Nulla pu\u00f2, in realt\u00e0, essere ottenuto disseminando per le strade un numero sempre maggiore di semafori, abbattendo catapecchie, e semplicemente costruendo nuovi edifici al loro posto.<\/p>\n<p>Se tutte le case infette fossero state distrutte non si modificherebbe il fatto che la citt\u00e0 \u00e8 oggi uno strumento inadoperabile. Quando Haussmann nel 1850 intraprese la trasformazione di Parigi, egli tagli\u00f2 nel corpo della citt\u00e0 &#8212; come si espresse un contemporaneo &#8212; a sciabolate. Egli tagli\u00f2 nettamente, aprendo audaci diritte arterie attraverso i distretti congestionati, risolvendo ogni problema del traffico con un singolo colpo di audacia. Nel nostro secolo sono necessari atti ancora pi\u00f9 eroici. La prima cosa da fare \u00e8 abolire la &quot;rue corridor&quot; con il suo rigido allineamento di edifici e la sua mescolanza di traffico, di pedoni e di case. La costituzione essenziale della citt\u00e0 contemporanea esige la restituzione della libert\u00e0 a tutti e tre gli elementi: al traffico, ai pedoni e ai quartieri residenziali e industriali. Soltanto una netta separazione pu\u00f2 realizzare questa libert\u00e0. Le strade sena fine di Haussmann appartenevano, non soltanto nei loro caratteri architettonici, ma anche nella stessa ideazione, alla visione artistica nata dal Rinascimento: la prospettiva. Oggi noi dobbiamo procedere con la citt\u00e0 da un nuovo punto di vista, imposto in origine dalla scoperta dell&#8217;automobile, basato su considerazioni tecniche, e che rientra in una visione artistica figlia della nostra epoca &#8212; spazio-tempo.<\/p>\n<p>Le citt\u00e0 si devono plasmare sui bisogni umani. In esse devono essere restaurati i diritti dell&#8217;uomo. Il passato ci ammonisce a non dimenticare il nostro retaggio architettonico, la tradizione che ambientava vasti gruppi di edifici in una cornice naturale, e che dalla Versailles di Luigi XIV scende gi\u00f9 fino alle piazze di Londra. Nella Parigi del 1850 la funzione del traffico e quella delle abitazioni si confondevano per ogni classe sociale, in contrasto con gli &quot;squares&quot; di Londra in cui era saggiamente ricordato che l&#8217;uomo ha bisogno, per la sua esistenza, di quiete e di contatto con la natura. Nell&#8217;architettura contemporanea, nella nuova formazione di piani regolatori, sorge di nuovo l&#8217;antica istanza, che gli uomini non siano separati dal libero ambiente esterno, dalla natura.<\/p>\n<p>Come \u00e8 possibile soddisfare tale istanza? Come pu\u00f2 essere applicata l&#8217;eterna legge della vita urbana che le citt\u00e0 debbano essere qualche cosa pi\u00f9 che una congerie di pietre, che esse debbano essere poste in comunione con la terra viva, o per la loro misura limitata come nel Medioevo, o per l&#8217;interpenetrazione di masse verdi, come nel tardo barocco?<\/p>\n<p>Quando abbiamo brevemente adombrato l&#8217;atteggiamento dell&#8217;urbanista contemporaneo, abbiamo constatato che presupposto fondamentale dell&#8217;urbanistica \u00e8 riconoscere l&#8217;importanza dell&#8217;attuale concetto della vita, e della sua espressione con mezzi artistici contemporanei. Alla base di tutti i problemi tecnici, costruttivi, sociali ed estetici, sta, inconsapevolmente, un&#8217;unit\u00e0 predominante. Come nell&#8217;Ottocento per\u00f2, troppo spesso, coloro che determinano la forma da dare alla citt\u00e0 sono esperti in tutti i problemi pratici e tecnici; ma difettando di qualsiasi sicurezza, comprensione o sensibilit\u00e0 per quanto rappresenta l&#8217;equivalente artistico della loro attivit\u00e0 pratica. Non si \u00e8 ancora sanata la frattura fra i metodi del pensiero e queli del sentimento, che fu tanto disastrosa durante il secolo passato. Costoro per esempio non si accorgono che la &quot;rue corridor&quot;, condannata dalla vita stessa, rientra d&#8217;altra parte naturalmente in una visione ottica sorpassata. Essi invece, quando liberano dai tuguri ampie zone e vi costruiscono nuovi edifici, seguono devotamente il vecchio schema della &quot;rue corridor&quot;. Essi agiscono senza neppure intravvedere la vera direzione dell&#8217;orientamento futuro, n\u00e9 le norme secondo cui la citt\u00e0 nuova dovr\u00e0 essere concepita, n\u00e9 la necessit\u00e0 di non ricostruire grandi zone secondo i vecchi principi urbanistici, ma di trasformarle invece in spazi verdi aperti, secondo un programma che dia la citt\u00e0 qualche &quot;chance&quot; di sopravvivere. \u00bb<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro, ad ogni modo, che il futuro della citt\u00e0 non pu\u00f2 essere n\u00e9 pensato, n\u00e9, tanto meno, progettato, facendo astrazione dai valori ultimi di cui la citt\u00e0 \u00e8 espressione: non bisogna confondere, infatti, le funzioni della citt\u00e0 con i suoi valori. Le funzioni sono quelle di cui abbiamo discusso: residenziale, commerciale, produttiva. I valori sono la socialit\u00e0 e, pi\u00f9 specificamente, quel particolare modo di vita che nella citt\u00e0 si esprime e che in essa manifesta l&#8217;atteggiamento generale di una cultura e di una societ\u00e0 nei confronti della vita.<\/p>\n<p>La nostra civilt\u00e0 attuale \u00e8 fortemente impregnata di spirito materialista e dominata dalle logiche del diabolico consumismo, le quali piegano i bisogni reali dell&#8217;uomo alle brame innaturali del grande capitale finanziario. Non \u00e8 solo una questione di assetti economici e di modi di produzione, come il marxismo ha lungamente pervicacemente insegnato, sbagliando in pieno l&#8217;analisi del fenomeno: il problema non \u00e8 che i mezzi di produzione siano in mano al &quot;padrone&quot; borghese o allo Stato dei lavoratori, bens\u00ec l&#8217;orientamento generale di una data societ\u00e0 sia positivo o negativo nei confronti della vita. Se \u00e8 positivo, se cio\u00e8 non perde di vista il fatto che il capitale deve essere al servizio del lavoro e non viceversa, quella societ\u00e0 sar\u00e0 in grado, pur attraverso momento di tensione di difficolt\u00e0, di pensare e realizzare le proprie citt\u00e0 secondo uno schema propriamente umano, vale a dire come luoghi destinati alla vita delle persone e non al loro abbrutimento, alla loro omologazione e al loro sfruttamento consensuale (tipico paradosso della fase avanzata del capitalismo). Se \u00e8 negativo, se non fa proprie le ragioni del lavoro ma quelle dell&#8217;accumulazione del capitale fine a se stesso, allora non vi sar\u00e0 redenzione e nessun architetto, nessun urbanista, nessun pubblico amministratore riusciranno a pensare, non che a realizzare, una citt\u00e0 che sia anche solo minimamente a misura di coloro che la abitano.<\/p>\n<p>Il problema, come si vede, \u00e8 di natura essenzialmente spirituale: e Marx, lo ripetiamo, aveva torto.<\/p>\n<p>In un&#8217;ottica di questo genere, si comprende facilmente che tutta una serie di problemi correlativi allo sviluppo delle aree urbane, dall&#8217;inquinamento alla gestione dei rifiuti, assume una luce nuova e diversa: perch\u00e9 il problema non sar\u00e0 pi\u00f9 quello di smaltire meglio i rifiuti, ma di produrne assai meno; e non sar\u00e0 pi\u00f9 quello di diminuire le emissioni inquinanti, ma di praticare modi di vita, di trasporto, di riscaldamento, che automaticamente sdrammatizzino il momento dell&#8217;emergenza ecologica.<\/p>\n<p>In ultima analisi la citt\u00e0 di domani avr\u00e0 un&#8217;anima &#8211; oppure, se l&#8217;ha smarrita, la ritrover\u00e0 &#8212; oppure, semplicemente, non sar\u00e0. Non avr\u00e0 ragione di sussistere e, di fatto, sussister\u00e0 ormai solo come prodotto in lento stato di putrefazione. Una citt\u00e0 senz&#8217;anima \u00e8 qualche cosa di meno e di peggio di un semplice non-luogo: \u00e8 un contro-luogo, vale a dire un &quot;locus diabolicus&quot;, ii cui abitanti subiscono, sin dalla fanciullezza, una sorta di contro-iniziazione. E non \u00e8 di simili citt\u00e0 o di simili cittadini che avr\u00e0 bisogno la societ\u00e0 futura.<\/p>\n<p>Ridare un&#8217;anima alle citt\u00e0: questo dovr\u00e0 essere il senso, lo scopo e il presupposto di ogni azione urbanistica, di ogni stole architettonico, d ogni iniziativa commerciale o culturale volta a ridisegnare il volto delle aree urbane nei prossimi anni e nei prossimi decenni. Il tempo incalza, i problemi non risolti si accumulano, si sovrappongono, si ingolfano a vicenda. Ma una cosa deve essere chiara: perch\u00e9 la citt\u00e0 abbia un&#8217;anima, bisogna che ce l&#8217;abbiano i suoi abitanti. Dunque, \u00e8 necessario ripartire da qui. \u00c8 necessario ripartire dalla spiritualit\u00e0 dell&#8217;uomo, dal suo slancio verso l&#8217;Assoluto, dal suo bisogno essenziale, ontologico, di quell&#8217;Essere da cui proviene, e al quale aspira a ritornare&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le citt\u00e0 sono legate a qualunque tipo di societ\u00e0 e di cultura, ovviamente a partire dalla rivoluzione agricola e facendo esclusione per le societ\u00e0 di cacciatori<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30139,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[28],"tags":[202],"class_list":["post-28132","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-architettura","tag-modernita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-architettura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28132","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28132"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28132\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30139"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28132"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28132"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28132"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}