{"id":28127,"date":"2020-05-27T05:51:00","date_gmt":"2020-05-27T05:51:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/05\/27\/qualcuno-si-ricorda-della-croce-di-auschwitz\/"},"modified":"2020-05-27T05:51:00","modified_gmt":"2020-05-27T05:51:00","slug":"qualcuno-si-ricorda-della-croce-di-auschwitz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/05\/27\/qualcuno-si-ricorda-della-croce-di-auschwitz\/","title":{"rendered":"Qualcuno si ricorda della Croce di Auschwitz?"},"content":{"rendered":"<p>Di fronte agli scempi dell&#8217;antipapa Bergoglio e del suo indegno falso clero, non sono pochi quelli che rammentano con viva nostalgia il pontificato di Giovanni Paolo II e che si rifugiano nei ricordi, peraltro assai idealizzati, tanto da aver tolto da essi tutto ci\u00f2 che darebbe loro ombra, per lasciare solo le luci. Se considerassero le cose pi\u00f9 equamente, si accorgerebbero che le premesse per l&#8217;apostasia attuale erano gi\u00e0 presenti, tutte quante, nel pontificato del papa polacco; anzi che lo erano gi\u00e0 fin dall&#8217;indomani della scomparsa di Pio XII e soprattutto dopo l&#8217;indizione del Concilio Vaticano II. A chi, se non a Woytjla, si deve l&#8217;atteggiamento di prona remissione assunto dalla Chiesa verso le altre religioni, e specialmente verso l&#8217;ebraismo? Quel che sta accadendo ora \u00e8 la diretta conseguenza di quell&#8217;atteggiamento e di quelle scelte, che noi, da parte nostra, non abbiamo per nulla dimenticato. Un episodio fra i tanti, ad ogni modo, ci aiuter\u00e0 a rinfrescare la memoria di quanti fossero disposti a riconsiderare in maniera pi\u00f9 oggettiva gli ultimi quarant&#8217;anni nella vita della Chiesa; a loro ci rivolgiamo per sollecitare un ripensamento critico che aiuti i cattolici a comprendere meglio anche il presente, per saper trovare le risposte alla crisi drammatica che stiamo vivendo: crisi di fede, di umanit\u00e0, di civilt\u00e0.<\/p>\n<p>Qualcuno si ricorda ancora la vicenda del convento delle suore carmelitane situato all&#8217;interno del campo di concentramento di Auschwitz, in Polonia? Correvano gli anni tra la fine degli &#8217;80 e l&#8217;inizio dei &#8217;90, durante il pontificato di Giovanni Paolo II, e i nostri &quot;fratelli maggiori&quot; avevano levato altissime strida e amari lamenti per l&#8217;oltraggio intollerabile che recava loro l&#8217;esistenza di quel convento e della grande croce eretta nel 1979, in occasione della visita del papa polacco e della celebrazione della santa Messa nel campo attiguo di Birkenau. Sebbene ad Auschwitz non siamo periti solo degli ebrei e sebbene degli ebrei si fossero convertiti al cattolicesimo senza perci\u00f2 scampare al genocidio, come Edith Stein, la quale si era fatta suora carmelitana, assumendo il nome di Teresa Benedetta della Croce, e che ad Auschwitz appunto era morta, quel convento e quella croce rappresentavano una provocazione e dovevano essere rimossi. Non solo i gruppi sionisti e integralisti ebraici, ma un po&#8217; tutto il mondo ebraico, assecondato dalla quasi totalit\u00e0 della stampa mondiale e degli altri mezzi d&#8217;informazione, dipinse la presenza di quelle suore e di quella croce come un ostacolo insormontabile alla serenit\u00e0 dei rapporto fra ebrei e i cristiani, e come una contraddizione rispetto a quanto annunciato trionfalmente nella <em>Nostra aetate<\/em> e in genere da tutta la teologia e la pastorale successive al Concilio, cio\u00e8 il pieno riconoscimento della pari dignit\u00e0 della religione ebraica rispetto a quella cristiana, per non dire della sua primogenitura e della non necessit\u00e0, per gli ebrei, di convertirsi al cristianesimo, avendo essi gi\u00e0 comunque la Promessa di Dio, la cui natura \u00e8 indefettibile. In qualsiasi altra parte del mondo, la presenza di una croce e di un convento in un luogo che simboleggia la sofferenza umana non viene percepita in termini ostili; qualunque altra cultura e religione non coglie la loro esistenza come una sfida, n\u00e9 come un attentato alla propriet\u00e0 esclusiva del dolore umano da parte di questo o di quello; ma nel caso di Auschwitz, cos\u00ec \u00e8 stato. E le cose si spinsero tanto lontano che, a un certo punto, si arriv\u00f2 quasi allo scontro fisico (citiamo da una fonte neutra come <em>Wikipedia<\/em>):<\/p>\n<p><em>Le tensioni sfociarono nel 1989, quando si verificarono due proteste di rilievo. Nel maggio, l&#8217;Organizzazione Internazionale delle Donne Sioniste condusse una protesta di 300 membri che sfilarono con simboli e bandiere\u00a0israeliani. Nel luglio il\u00a0rabbino\u00a0newyorkese Avraham Weiss guid\u00f2 con 6 sostenitori una protesta che ebbe risalto a livello internazionale: scalarono le recinzioni del convento con le uniformi dei campi di concentramento. Il gruppo molest\u00f2 poi le suore con rumori e grida finch\u00e9 dei lavoratori locali li allontanarono gettando loro secchiate d&#8217;acqua<\/em><\/p>\n<p>Cos\u00ec \u00e8 stato rievocata la vicenda del convento di Auschwitz dal celebre giornalista investigativo americano Jonathan Kwitny (1941-1998) nella sua biografica di papa Wojtyla, terminata poco prima di spegnersi per un cancro allo stomaco: <em>L&#8217;uomo del secolo. La vita e il tempo di Giovanni Paolo II<\/em> (titolo originale: <em>Man of the Century<\/em>, 1997; traduzione dall&#8217;inglese di Simone Venturini, Casale Monferrato, Edizioni Piemme, 2002, pp. 386-387):<\/p>\n<p><em>Il papa inoltre intervenne personalmente, senza passare attraverso Glemp [J\u00f2zef Glemp, arcivescovo di Gniezno e Varsavia, primate di Polonia dal 1981 al 2009, nominato cardinale nel 1983], nella questione di un convento stabilito da suore carmelitane in un edificio usato dai Tedeschi come magazzino per i gas mortali di Auschwitz.<\/em><\/p>\n<p><em>Gli ebrei differiscono dai cristiani per la loro percezione della sofferenza. Giovanni Paolo II parla della sofferenza come qualcosa di nobile e che redime e la stessa arte ecclesiale [?] spesso la presenta in questo modo; gli ebrei non riconoscono alcun motivo di consolazione in Auschwitz e ne hanno un brutto ricordo. Anche se la controversia ebbe origine in Polonia, la Chiesa intera dovette subire gli attacchi della stampa mondiale.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abGlemp non capiva il motivo per cui gli ebrei erano in agitazione\u00bb riporta un portavoce dei pi\u00f9 importanti gruppi di ebrei (Stanislaw Krajewski, che rappresenta i gruppi in Polonia]. \u00abConsider\u00f2 le pressioni per rimuovere il convento come parte di un movimento contro la Chiesa\u00bb. Giovanni Paolo II apprese del clamore da un giornale, ma anch&#8217;egli non cap\u00ec ci\u00f2 che accadeva: nel 1987, aveva aperto un analogo convento carmelitano in un campo di sterminio a Dachau, in Germania, e nessuno si era lamentato..<\/em><\/p>\n<p><em>Il cardinale Macharski di Cracovia, nella cui arcidiocesi si trovava Auschwitz, si incontr\u00f2 con i capi dei gruppi di ebrei in protesta e nel 1989 decise di far trasferire il convento in un luogo vicino al campo di sterminio. La disputa sembrava conclusa.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma nel 1989 il convento rest\u00f2 con l&#8217;appoggio di molti vescovi polacchi. Glemp tratt\u00f2, in diverse occasioni, di entrambi i versanti della questione, ma non trasfer\u00ec le suore. Un gruppo estremista di ebrei americani inscen\u00f2 davanti alla TV uno scontro sul luogo, gridando di voler essere rispettati mentre le suore rispondevamo che i dimostranti erano stati inviati dal demonio.<\/em><\/p>\n<p><em>Durante l&#8217;inaugurazione, Mazowiecki [giornalista e fondatore del sindacato Solidarnosc insieme a Lech Walesa] rifer\u00ec a Jan Novak, il polacco d&#8217;America ex funzionario a Radio Europa Libera, che la questione stava avvelenando le relazioni tra cattolici ed ebrei. Chiese a Novak di parlarne a Giovanni Paolo II. Cos\u00ec Novak: \u00abMi procurai un invito a pranzo a Castelgandolfo. Dissi: &quot;l&#8217;intera faccenda deve concludersi immediatamente. Le Carmelitane devono lasciare quel luogo&quot;. Sentivo che [il papa] era assolutamente dalla mia parte\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abLasci a noi il problema\u00bb disse Giovanni Paolo II a Novak.<\/em><\/p>\n<p><em>Il Vaticano ordin\u00f2 il trasferimento del convento. Le suore continuarono a opporsi finch\u00e9 il papa non invi\u00f2 loro un ordine scritto. Il papa \u00abattese il pi\u00f9 a lungo possibile\u00bb dice l&#8217;amico Jacek Wozniakowski con cui Giovanni Paolo II discusse la questione. \u00abQuando comprese che l\u00ec episcopato polacco era incapace di risolvere la questione, pass\u00f2 all&#8217;azione\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Giovanni Paolo II dir\u00e0 poi al suo amico Andr\u00e9 Frossard: \u00abGli ebrei desiderano che Auschwitz resti un posto di silenzio e li comprendiamo perfettamente. Questo silenzio indica un rimprovero, un lamento contro Dio stesso. Comprendiamo questo bisogno di silenzio perch\u00e9 anche Ges\u00f9 Cristo disse sulla croce: &quot;Dio mio, Dio mio perch\u00e9 mi hai abbandonato?&quot;. Ebrei e cristiani devono capirsi su questo punto\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Cos\u00ec, dunque, parlava e cos\u00ec ragionava, un pontefice romano di fronte a un contenzioso che vedeva da un lato il diritto di un convento di suore carmelitane ad esistere, e a pregare e adorare Dio in un luogo dove molti uomini, ebrei e cristiani, hanno sofferto e sono morti, e dall&#8217;altro la spigolosa intolleranza di quelli che rivendicano per s\u00e9 il diritto esclusivo di dirsi vittime di quella pagina di storia e si sentono offesi dalla presenza di una croce, che \u00e8, s\u00ec, il simbolo del cristianesimo, ma anche un simbolo di pace e amore universale e che ricorda come in quel luogo sono morti anche dei cristiani, fra i quali madre Teresa Benedetta della Croce e padre Massimiliano Kolbe, che era stato internato proprio perch\u00e9 aveva cercato di nascondere e cos\u00ec salvare numerosi ebrei polacchi ricercati dai nazisti, e poi scelse la morte volontariamente per salvare la vita ad un compagno di prigionia gi\u00e0 condannato, padre di famiglia. Tutto ci\u00f2 che sa fare Giovanni Paolo II \u00e8 ignorare le ragioni di quelle suore e della Chiesa stessa, scavalcare il primate della Polonia, diretto responsabile di quel clero, prestare attenzione alla sola campagna degli ebrei che si ritengono offesi, e assicurare loro che ci avrebbe pensato lui. Poi, siccome le suore ostinate non se ne vogliono andare (e si noti la tendenziosit\u00e0 del racconto di Kwitny, che mette sullo stesso piano le molestie aggressive del rabbino Weiss e le parole delle suore, che vedono in quel gruppo di esagitati uno strumento del diavolo), il pontefice manda loro un ordine scritto affinch\u00e9 la smettano di opporsi al trasferimento. Non risulta che abbia speso una parola di solidariet\u00e0, di simpatia e di consolazione nei loro confronti, bench\u00e9, come polacco, dovesse conoscere benissimo il retroterra culturale della disputa e le sue implicazioni psicologiche, morali e religiose. Tanto pi\u00f9 che quella croce era stato proprio lui a farla erigere, o aveva permesso che venisse eretta, allorch\u00e9 si era recato ad Auschwitz per pregare e celebrare la santa Messa dieci anni prima, e gi\u00e0 allora qualcuno aveva ritenuto di male interpretare le parole che lui stesso aveva pronunciato (cfr. il nostro articolo: <em>Giovanni Paolo II manc\u00f2 di tatto verso gli ebrei durante la sua visita ad Auschwitz?<\/em>, gi\u00e0 pubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 04\/02\/18). Tuttavia la cosa che lascia maggiormente sconcertati non \u00e8 la decisione di far allontanare le suore, che potrebbe anche spiegarsi in termini di opportunit\u00e0 diplomatica &#8212; per quanto ci\u00f2 abbia il sapore d&#8217;una resa a discrezione, davanti a una vera e propria intimazione: <em>Le carmelitane devono lasciare quel luogo!<\/em> &#8211; bens\u00ec le ragioni che spingono quel papa ad assumere una tale decisione. In buona sostanza, e senza alcuna sfumatura, Giovanni Paolo II accoglie <em>in toto<\/em> le motivazioni ebraiche, mostrando addirittura di condividere il ragionamento dei &quot;fratelli maggiori&quot;, che si pu\u00f2 scomporre nei seguenti elementi:<\/p>\n<p>1) GLI EBREI DESIDERANO CHE AUSCHWITZ RESTI UN POSTO DI SILENZIO E LI COMPRENDIAMO PERFETTAMENTE<em>,<\/em> dice Wojtyla, parlando con Andr\u00e9 Frossard. Eppure gi\u00e0 qui c&#8217;\u00e8 qualcosa che non va, qualcosa che stride con la verit\u00e0 delle cose. Un convento di religiose cattoliche \u00e8 troppo rumoroso? Che significa affermare che Auschwitz deve restare un luogo di silenzio? Se non lo si deve intendere in senso fisico &#8212; e non crediamo che le suore amino dilettarsi con la televisione e la radio accese a tutto volume &#8212; allora se ne deve dedurre che agli ebrei d\u00e0 fastidio la preghiera dei cristiani. La ragion d&#8217;essere di un convento di suore, infatti, \u00e8 la preghiera. E la preghiera fa pochissimo rumore, o meglio non ne produce affatto. Dunque, non \u00e8 il rumore che dispiace, ma il fatto che delle suore cattoliche stiano l\u00ec a pregare Dio. E per quale mai ragione, se non perch\u00e9 non \u00e8 il Dio degli ebrei, ma il dio dei cristiani (con buona pace di Bergoglio, per il quale Dio non \u00e8 cattolico e dunque, come dichiara il documento di Abu Dhabi, pu\u00f2 essere ugualmente pregato da qualsiasi religione, tanto son tutte uguali). Ora, proprio questa palese intolleranza anti-cattolica avrebbe dovuto bastare avanzare perch\u00e9 il papa rispondesse in ben altra maniera alla richiesta di smantellare il convento: <em>Perch\u00e9<\/em> &#8211; avrebbe dovuto chiedere &#8212; <em>la preghiera di quelle suore reca danno oppure offesa a qualcuno?<\/em> Reca danno o forse offesa alle anime di quanti sono morti in quel luogo &#8212; e che, ripetiamo, non erano tutti ebrei, ma c&#8217;erano anche numerosi cristiani? E sarebbe stato interessante udire la risposta.<\/p>\n<p>2) QUESTO SILENZIO INDICA UN RIMPROVERO, UN LAMENTO CONTRO DIO STESSO. Ma questa sar\u00e0 la mentalit\u00e0 ebraica, non \u00e8 la mentalit\u00e0 cristiana, anzi questa ne \u00e8 l&#8217;esatto opposto. Il cristiano non ha mai ragione di rimproverare Dio, di chiedergli conto del perch\u00e9 permetta che accadano delle cose brutte. Se un cattolico stringe i pugni contro Dio, vuol dire che \u00e8 impazzito o che non \u00e8 mai stato veramente cattolico. Dio sa quello che fa. Egli \u00e8 Padre amorevole, perci\u00f2 non \u00e8 nemmeno pensabile che gli si possa imputare la responsabilit\u00e0 del male che accade nel mondo. Il cristiano sa bene da dove viene il male: dalla ribellione contro Dio; e sa che \u00e8 una conseguenza del Peccato originale., conseguenza, a sua volta, del cattivo uso della libert\u00e0. In ultima analisi, il cristiano sa che il male esiste perch\u00e9 esiste la libert\u00e0, perch\u00e9 Dio ha voluto donare alla sua creatura prediletta la cosa pi\u00f9 preziosa di tutte, il libero arbitrio.<\/p>\n<p>3) COMPRENDIAMO QUESTO BISOGNO DI SILENZIO PERCH\u00c9 ANCHE GES\u00d9 CRISTO DISSE SULLA CROCE: &quot;DIO MIO, DIO MIO PERCH\u00c9 MI HAI ABBANDONATO?&quot;<em>.<\/em> Niente affatto: il cristiano non comprende, non condivide, n\u00e9 giustifica, un tale bisogno di silenzio, perch\u00e9 il silenzio che il cristiano ama \u00e8 fatto di preghiera e adorazione, non di lamento e di rimprovero contro il suo Dio. <em>Tu hai fatto bene ogni cosa, mio Dio<\/em>, dice il cristiano<em>; aiutami a fare sempre di pi\u00f9 la tua volont\u00e0, e a farla con gioia, non con stanca sopportazione<\/em>.<\/p>\n<p>4) EBREI E CRISTIANI DEVONO CAPIRSI SU QUESTO PUNTO<em>.<\/em> No, mai. Questo \u00e8 proprio il punto che li divide &#8212; oltre, naturalmente, al rifiuto da parte degli ebrei della Persona di Ges\u00f9 Cristo, della sua Incarnazione, della sua Passione e Morte, e della sua Resurrezione per la nostra salvezza. Per il cristiano, la sofferenza ha un significato e un valore enormi; per l&#8217;ebreo, evidentemente no. Come dice Jonathan Kwitny: <em>Gli ebrei differiscono dai cristiani per la loro percezione della sofferenza. Giovanni Paolo II parla della sofferenza come qualcosa di nobile e che redime e la stessa arte ecclesiale [?] spesso la presenta in questo modo; gli ebrei non riconoscono alcun motivo di consolazione in Auschwitz e ne hanno un brutto ricordo.<\/em> Anche se, messo cos\u00ec, l&#8217;enunciato si tinge di una sfumatura ambigua: c&#8217;\u00e8 qualcuno al mondo che pu\u00f2 avere un buon ricordo di Auschwitz? Di Auschwitz nessuno pu\u00f2 avere un bel ricordo, questo \u00e8 certo. Per\u00f2 a un cristiano Auschwitz fa venire un mente suor Teresa Benedetta della Croce, santa e co-patrona d&#8217;Europa, e san Massimiliano Kolbe, colui che offr\u00ec la sua vita per la salvezza di uno sconosciuto. Ed \u00e8 questo che riscatta la sofferenza: l&#8217;amore; cos\u00ec come Ges\u00f9 \u00e8 risorto per completare il proprio atto di amore totale nei confronti degli uomini. Perci\u00f2 il ricordo di Auschwitz in s\u00e9 non \u00e8 bello, ma i pensieri che esso evoca lo sono: sono pensieri di pace e di perdono, che rammentano all&#8217;anima come il bene sia pi\u00f9 forte del male e, alla fine, vinca sempre. Questo pensiero non fa parte della mentalit\u00e0 ebraica: per l&#8217;ebreo, Auschwitz \u00e8 e rimane il simbolo di un ferita immedicabile, di una domanda senza risposta e di una sofferenza che si rinnova sempre, di generazione in generazione. Come si fa a dire che su questo punto cristiani ed ebrei vanno d&#8217;accordo e si possono capire perfettamente? E come fa a dire una cosa del genere proprio il papa, il successore di san Pietro? Lo domandiamo a quei cattolici, e sono molti, i quali paragonano i tempi presenti a quelli di Giovanni Paolo II, e dicono sempre: <em>Eh, se ci fosse ora papa Woytjla, questa e quest&#8217;altra cosa non sarebbero capitate! Lui s\u00ec che sapeva parlare forte e chiaro, lui s\u00ec che faceva rispettare la verit\u00e0 del cattolicesimo!<\/em> Il fatto \u00e8 che costoro si sono costruiti la memoria di quel pontefice a misura della loro nostalgia e della loro frustrazione: insoddisfatti del presente, proiettano nel passato il rimpianto di un tempo felice. La verit\u00e0 \u00e8 un&#8217;altra, e cio\u00e8 che dopo il 1958 la Chiesa ha cominciato a deragliare; che dopo il Concilio Vaticano II non \u00e8 pi\u00f9 stata la stessa, non solo sul piano liturgico e pastorale, ma anche dottrinale; e che tutti i papi da Giovanni XXIII in poi &#8211; a eccezione forse di Luciani, morto troppo presto per poter mostrare quel che avrebbe fatto &#8211; assecondando il Concilio, e quindi la libert\u00e0 religiosa, l&#8217;ecumenismo e il liberalismo, hanno tradito, in misura maggiore o minore, l&#8217;autentico Magistero, e hanno mancato al loro primo dovere, preservare intatto il <em>Depostitum fidei<\/em>.<\/p>\n<p>Tornando alla vicenda Auschwitz, c&#8217;\u00e8 una coda della storia. Le suore infine se ne sono andate, ma questo ormai non era pi\u00f9 sufficiente: doveva andarsene anche la Croce. I massimi esponenti dell&#8217;ebraismo internazionale chiesero a gran voce che la Croce venisse rimossa, perch\u00e9, secondo un esponente del B&#8217;nai B&#8217;rith canadese, Ian Kagedan, essa rappresentava <em>una lacuna evidente nella comprensione<\/em> fra cristiani ed ebrei (<em>Carter chided for Auschwitz convent stand<\/em>, Toronto, Ont., 13 settembre 1989). Il che mostra come il dialogo interreligioso tanto strombazzato dal Concilio, e le scuse profuse dai papi post-conciliari, specialmente da Woytjla, a questo e a quell&#8217;altro, come se il cattolicesimo avesse solo un passato di colpe e di brutture da farsi perdonare, funzionano sempre a senso unico: sono i cattolici che devono dialogare, sono loro che si devo scusare, e questo atteggiamento di remissivit\u00e0, se non di vera e propria sottomissione, non fa altro che incoraggiare richieste e pretese sempre pi\u00f9 grandi e sempre pi\u00f9 perentorie da parte degli altri, senza che questi si sentano minimamente stimolati a mettersi a loro volta in discussione. Cose, peraltro, che la Chiesa ha sempre saputo, e le ha sempre sapute per averle osservate nella sfera pratica, che conta pi\u00f9 di mille parole; ma che col Concilio Vaticano II ha improvvisamente scordato, implicitamente accusando i duecentosessanta papi dei millenovecento anni precedenti di essere stati poco dialoganti ed ecumenici, e dunque, in fondo, poco comprensivi e poco misericordiosi. I cattolici polacchi, da parte loro, avendo compreso benissimo quale fosse il vero oggetto del contendere, hanno preso l&#8217;iniziativa e hanno eretto spontaneamente molte centinaia di croci all&#8217;esterno di Auschwitz, tanto per far sapere come la pensano e quali sono i loro sentimenti, infischiandosene delle polemiche e della solita campagna di vittimismo da parte dei sionisti, i quali subito si sono lamentati della sempre risorgente mala pianta dell&#8217;antisemitismo, e hanno preteso che le croci venissero tolte e il terreno passasse di propriet\u00e0, in modo che simili &quot;abusi&quot; non abbiano a ripetersi. Di questa vicenda, che rimane tuttora aperta, non si parla fuori della Polonia, e i primi a non parlarne sono i cattolici, specialmente la stampa e le televisioni legate al Vaticano. Gi\u00e0: bisogna far credere che le relazioni con i &quot;fratelli maggiori&quot; nel comune padre Abramo sono sempre improntate alla massima apertura, stima e fiducia reciproca; anche se la realt\u00e0 \u00e8 ben diversa, e non certo per colpa dei cattolici. Ma se qualcuno raccontasse fuori della Polonia, e specialmente in Italia, come stanno in realt\u00e0 le cose, subito <em>L&#8217;Avvenire<\/em>, <em>Famiglia Cristiana<\/em>, <em>La Civilt\u00e0 Cattolica<\/em>, Ravasi, Parolin, Paglia e Bassetti salterebbero su, sdegnati e furenti, e direbbero: <em>Ahinoi, ecco i fantasmi del passato che ritornano; ecco le vecchie tendenze antigiudaiche far di nuovo capolino<\/em>. E mai e poi mai sarebbero disposti ad ammettere che, se anche ci\u00f2 fosse minimamente vero, una bella fetta di responsabilit\u00e0 ce l&#8217;hanno proprio loro; esattamente come una buona parte di responsabilit\u00e0 sul nascere di un sentimento razzista nel popolo italiano ce l&#8217;hanno quei governanti i quali, nel corso degli ultimi tre decenni, hanno spalancato le porte dell&#8217;Italia a una vera invasione mascherata da parte di masse afro-islamiche, ben decise a non assimilarsi e, anzi, a conquistare il nostro Paese, con la fora del loro numero e con la fecondit\u00e0 delle loro donne&#8230;<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di fronte agli scempi dell&#8217;antipapa Bergoglio e del suo indegno falso clero, non sono pochi quelli che rammentano con viva nostalgia il pontificato di Giovanni Paolo<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[216],"class_list":["post-28127","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-papi"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28127","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28127"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28127\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28127"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28127"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28127"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}