{"id":28120,"date":"2018-09-14T06:58:00","date_gmt":"2018-09-14T06:58:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/09\/14\/qual-e-la-strada-maestra\/"},"modified":"2018-09-14T06:58:00","modified_gmt":"2018-09-14T06:58:00","slug":"qual-e-la-strada-maestra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/09\/14\/qual-e-la-strada-maestra\/","title":{"rendered":"Qual \u00e8 la strada maestra?"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 importante trovare la strada maestra, perch\u00e9 \u00e8 quella che ci porta a destinazione, senza fallo; o, quanto meno, \u00e8 quella che ci pone nella direzione giusta per arrivarci. Vi sono molte persone che, nell&#8217;intero arco della loro esistenza, hanno battuto sempre e solo strade traverse, strade secondarie: hanno zigzagato per tutta la vita, sbandando di qua e di l\u00e0, senza mai porre il piede sulla strada maestra; e hanno scambiato quei viottoli di campagna, incerti, inconcludenti, polverosi d&#8217;estate e fangosi e sdrucciolevoli d&#8217;inverno, per le sole strade che esistono. Non hanno mai fatto l&#8217;esperienza di camminare lungo la strada maestra, di muovere i loro passi sul terreno solido della strada principale, lunga, diritta, sicura, fiancheggiata da due file di alberi imponenti e fronzuti, come fra due quinte di archi trionfali. Non hanno neanche mai visto la strada maestra, e forse non immaginano neppure che esista; oppure ne hanno sentito parlare, qualche volta, ma non credono che esista davvero: pensano che siano solo storie per vecchiette credulone. Conoscono solo le strade secondarie, i sentieri e i viottoli campestri, malagevoli e pieni di buche, che diventano ampie pozzanghere dopo ogni piovasco; non conoscono altro, se non i boschi impenetrabili e le paludi insidiose, popolati gli uni e le altre di animali pericolosi, che costeggiano le strade, e che \u00e8 meglio evitare.<\/p>\n<p>Ora, non solo molte persone sono pressoch\u00e9 prive della nozione di strada maestra, ma anche di quella di orientamento; e ne sono prive perch\u00e9 ignorano il senso del viaggio della nostra esistenza. Conoscono, s\u00ec, i viaggi e il viaggiare, ma non il viaggio; non pensano, n\u00e9 mai hanno sospettato, che la vita sia, in se stessa, un viaggio: e che pertanto sia necessario possedere l&#8217;orientamento, senza il quale non si giunger\u00e0 mai alla meta. Questo dis-orientamento \u00e8 uno degli aspetti pi\u00f9 tipici di quella anti-civilt\u00e0 che \u00e8 la modernit\u00e0. L&#8217;uomo moderno, in quanto moderno, cio\u00e8 in quanto si riconosce e si identifica nella modernit\u00e0 (e non in quanto si trova, suo malgrado, scaraventato in essa e costretto a viverci, ma impegnato a lottare per conservare la propria umanit\u00e0), non pensa che la vita sia un viaggio, ma che sia fatta di viaggi: per andare dove, non lo sa, non se lo chiede, oppure pensa che sia per piacere: per cercare ci\u00f2 che gli piace e per allontanarsi da ci\u00f2 che non gli piace. I suoi viaggi, pertanto, si riducono a inseguimenti dei propri desideri &#8212; ricordate l&#8217;uomo come essere desiderante nell&#8217;<em>Orlando furioso di Ariosto<\/em>? &#8212; o come fughe dalle proprie paure e dalle proprie responsabilit\u00e0. Il divorzio, l&#8217;aborto l&#8217;eutanasia, per esempio, sono fughe dalle responsabilit\u00e0: della vita coniugale, della maternit\u00e0 (e della paternit\u00e0), da malattie dolorose e incurabili. Ma anche le relazioni brevi, i lavori interrotti, la rottura frequente delle amicizie, sono indici di una mentalit\u00e0 orientata verso la fuga, e quindi verso il viaggio come allontanamento dai doveri e dalle cose impegnative, che fanno paura, perch\u00e9 richiedono coraggio e perseveranza. A volte la fuga \u00e8 una fuga in avanti: si va incontro, compulsivamente, ossessivamente, a ci\u00f2 che spaventa, ma per esorcizzare la paura, non per affrontarla razionalmente: gli sport estremi ne sono un buon esempio. Gettarsi dall&#8217;aero a tremila metri d&#8217;altezza e aspettare ad aprire il paracadute il pi\u00f9 a lungo possibile, fino all&#8217;ultimo istante, fino al limite estremo del pericolo mortale, per assaporare la sensazione del precipitare e immaginare il proprio sfracellarsi al suolo: non \u00e8 questa una fuga dalla paura della morte, della morte che attende ogni essere umano, giocando con il rischio sulla soglia estrema di esso, quasi per sentirsi liberi, totalmente liberi di vivere o morire, infrangendo il tab\u00f9 di una morte che appartiene non a noi, ma al caso, o al destino, o forse a Dio, per riprendercela, e ricordare a noi stessi che possiamo spezzarne l&#8217;esile filo in qualsiasi momento, oltretutto strappando al nostro istinto di conservazione, per contrasto, delle sensazioni fortissime, delle emozioni irripetibili, e cos\u00ec farci beffa di quella arcana paura?<\/p>\n<p>Inseguire i propri desideri, fuggire dai propri terrori: la somma di questi opposti movimenti \u00e8 zero; e il risultato \u00e8 un movimento convulso, a strappi, fatto di corse in avanti e all&#8217;indietro, o di corse in circolo, di ritorni al punto di partenza: senza un arricchimento, senza un approfondimento, senza un salto di qualit\u00e0 che renda utile l&#8217;esperienza del viaggio e che accresca o perfezioni il bagaglio della saggezza di vita individuale. Ci si muove, ma senza crescere; ci si sposta, ma senza imparare; ci si agita, ci si dibatte, e si resta identici a se stessi. La vita, invece, \u00e8 doveroso cambiamento, nel senso di approfondimento e perfezionamento: per questo ci \u00e8 data, e non per altro: per crescere e imparare. Non c&#8217;\u00e8 nulla di pi\u00f9 triste che assistere allo spettacolo di vite che ripetono sempre gli stessi movimenti scomposti, che reiterano gli stessi errori, che non capiscono e non imparano mai nulla: cio\u00e8 che ai desideri si deve comandare, e non esserne schiavi, e che le paure vanno affrontate, ma non in contesti ridicolmente artificiali, bens\u00ec nel vivo delle situazioni esistenziali, mano a mano che si presentano. Sono vite sprecate, che ignorano ogni occasione di crescita, che rifiutano ogni possibilit\u00e0 di approfondimento; vite che si sprecano in percorsi sterili, tortuosi, contraddittori, assurdi, sostanzialmente perch\u00e9 ignorano la propria ragion d&#8217;essere. Quando si ignora la ragione del proprio esistere, la vita si riduce a una serie di movimenti disordinati e tutti esteriori, senza mai fermarsi a gettare uno sguardo sulla dimensione interiore: la sola che ha qualcosa da insegnare, la sola da cui si pu\u00f2 imparare qualcosa. Una vita bene spesa \u00e8 una vita consapevole di se stessa: con gli occhi e gli orecchi aperti e tutti i sensi desti, per capire chi l&#8217;ha chiamata e verso dove deve dirigere i suoi passi.<\/p>\n<p>In fondo, tutto si ridice alla parabola del Paradiso terrestre. Il segreto \u00e8 capire che la vita ci \u00e8 data per ritrovare la strada del Paradiso, del quale conserviamo la nostalgia; ma non del Paradiso terrestre, che non ritroveremo mai pi\u00f9, bens\u00ec del Paradiso celeste, del quale esso \u00e8 solo la bellissima, e pur sbiadita e sfuocata immagine. Il Paradiso \u00e8 Dio. Noi torniamo a Dio, e la vita ci \u00e8 data per questo. Possiamo capirlo, e dirigere verso di Lui i nostri passi, accogliendo la luce che ci mostrer\u00e0 la strada maestra; oppure possiamo ignorarlo, voltargli le spalle: torneremo a Lui ugualmente, ma controvoglia, recalcitrando, perch\u00e9 bramosi di vivere per sempre, ma vivere questa vita materiale che pur deve finire, e senza capire la quale, le cose diventano un inferno. Di fatto, per tornare a Dio bisogna attraversare il deserto, che \u00e8 il vuoto desolante della storia che rifiuta la grazia di Dio. Nessuno pu\u00f2 trovare Dio senza la sua grazia: non \u00e8 impresa umana, non bastano le forze umane; \u00e8 impresa divina, e richiede l&#8217;aiuto sopranaturale. Questo, a sua volta, viene concesso al ricercatore umile, non al viandante superbo. Il viandante superbo non trover\u00e0 che sassi e sterpaglia, o sprofonder\u00e0 nel fango della palude, con tutta la sua superbia, o si perder\u00e0 nei boschi e verr\u00e0 divorato dai lupi: i demoni della sua lussuria, della sua superbia e della sua cupidigia. Solo l&#8217;anima umile ricever\u00e0 la grazia, e, con essa, l&#8217;orientamento per individuare la strada maestra: da sola, con le sue sole forze, non la trover\u00e0 mai, perch\u00e9 nessuno l&#8217;ha mai trovata da se stesso. La strada maestra viene indicata a quanti se sono degni, ma ci\u00f2 \u00e8 un dono divino. <em>Homo viator<\/em>, dunque, uomo pellegrinante, uomo eternamente pellegrino, in quella valle di lacrime che \u00e8 la traversata del deserto: la sapienza cristiana lo ha sempre saputo. L&#8217;uomo cristiano \u00e8 un Ulisse che vuole ritornare a casa, ma non portandosi dietro tutto il fardello del proprio uomo vecchio, impastato d&#8217;ignoranza e di violenza. La prima cosa che fa Ulisse, tornato a casa, \u00e8 uccidere i Proci a tradimento: azione non bella, non leale, e forse neppure necessaria; azione che per poco non scatena una guerra civile nell&#8217;isola della quale egli \u00e8 pur sempre il re. L&#8217;uomo nuovo cristiano \u00e8 un Ulisse purificato dagli errori e mondato dalle brame e dagli appetiti disordinati dell&#8217;uomo vecchio: il suo primo gesto \u00e8 il perdono, come il mago Prospero nel <em>La tempesta<\/em> di Shakespeare; e infatti alcuni critici pensano che Shakespeare, in quell&#8217;ultima grande opera che \u00e8 il suo testamento spirituale, abbia voluto affidare agli uomini il messaggio pi\u00f9 intimo del Vangelo: la capacit\u00e0 di perdonare gli altri, per poter perdonare anche se stessi.<\/p>\n<p>Questi concetti, della vita come progresso morale e spirituale, come cammino e come traversata del deserto, e della necessit\u00e0 dell&#8217;umilt\u00e0 per ricevere la grazia divina, senza la quale traversare il deserto \u00e8 un&#8217;impresa impossibile, sono stati bene espressi e sintetizzati dal filosofo Pier Paolo Ottonello nel volume, a lui dedicato nel 20\u00b0 anniversario di cattedra universitaria, <em>Strade maestre<\/em> (L&#8217;Aquila, Japari Editore, 1995, pp. 145-146):<\/p>\n<p><em>Difficile orientarsi, difficile progredire: necessario. Necessario intelligere e scegliere il pi\u00f9 necessario: distinguendo gradi modi tempi dell&#8217;intelligere e dello scegliere, dunque dell&#8217;intelligere parziale rispetto al pi\u00f9 ampio intelligere e dello scegliere parziale rispetto al pi\u00f9 pieno scegliere. Non ci sono imprese ciclopiche &#8212; con le quali si \u00e8 soliti simbolizzare le civilt\u00e0 &#8212; paragonabili per difficolt\u00e0, ossia per necessit\u00e0, all&#8217;attraversamento della storia come attraversamento della propria storia. \u00c8 il percorso dell&#8217;interiorit\u00e0, che racchiude nel suo dinamismo l&#8217;interezza dell&#8217;altro dalla mia interiorit\u00e0: la distanza fra la mia interiorit\u00e0 e l&#8217;interezza significante del tutto \u00e8 la condizione dell&#8217;attraversamento, la cui attuazione o dissoluzione \u00e8 il compito che mi costituisce. Solo attraverso il maestro che ho assunto, in interiorit\u00e0 intera, come perenne discepolo, sono maestro, di me stesso e di chiunque, in quanto percorro interamente il mio tratto della strada maestra quale intelligo e scelgo, in modo sempre nuovo, se progredisco, cio\u00e8 se obbedisco alla suprema legge del pi\u00f9 necessario. La strada maestra \u00e8 l&#8217;attraversamento del deserto. Deserto stipato: di megalopoli, folle, orde, combriccole, indifferenze, miraggi. Si chiamino storia, o civilt\u00e0, o nazione, o moda, o funzione, o famiglia, o interesse: uniche oasi il disseminato arcipelago dell&#8217;amicizia, raro quanto universale, la cui verzura ha le radici nella fonte dell&#8217;amore, alimentate dalle vicende del cielo e del sole. Ma sono oasi che non si incontrano se non entro il viaggio dell&#8217;interiorit\u00e0. Al di fuori, labirinti e paludi, omologati nell&#8217;eufemismo infero del &quot;mondo della complessit\u00e0&quot;, troppo partecipe dei processi di dissoluzione di una carogna e forse non altrettanto fecondo. La discesa infera non irreversibile \u00e8 solo divina: necessaria per l&#8217;interezza del progredire &#8212; in altezza latitudine profondit\u00e0 -; al quale niente \u00e8 dunque tanto necessario quanto la grazia divina. Il deserto \u00e8 il rifiuto della grazia divina. L&#8217;attraversamento \u00e8 rendere perfetta la nostalgia: il periplo ha intero significato, e insieme \u00e8 compiuto, come ritorno entro il Paradiso, l&#8217;orizzonte del deserto. Ritorno che \u00e8 avvicinamento che deve identificarsi con l&#8217;intero dinamismo e l&#8217;intero tempo del percorso stesso: fino alla prima eterna entrata. Se la cultura come tale, quale che ne sia l&#8217;ambito storico, non \u00e8 essenzialmente la peripezia del ritorno come dispiegamento intero del nuovo, del farsi nuovi nel nuovo cielo e nella nuova terra, si riduce ad erramento pi\u00f9 o meno sofferente e tortuoso di individui che si muovono entro una essenziale rinunzia a divenire ci\u00f2 che sono: creature, e dunque niente di meno che templi del Creatore, la cui societ\u00e0 deve edificarsi in unit\u00e0 con le schiere angeliche. Dunque la forma pi\u00f9 frequente di deserto, &quot;normale&quot; in quanto quotidiana rifrazione della miriade di dissoluzioni della norma costitutiva di ogni essere, che costellano come firmamento di oscurit\u00e0 ogni atto del suo farsi l&#8217;essere che \u00e8, \u00e8 l&#8217;irrisione della sacert\u00e0 dell&#8217;uomo e del mondo tutto come creature: irrisione e corrosione tanto pi\u00f9 monotone e sterili quanto pi\u00f9 illuse di variazioni infinite e di intensificazioni progressive. E in questo deserto ci si trova al centro quanto pi\u00f9 si procede nel percorso del ritorno; nel quale quanto pi\u00f9 si progredisce tanto pi\u00f9 ci si ritrova come inizianti, assolutamente bisognosi dell&#8217;alimento essenziale: del pane dell&#8217;umilt\u00e0 e del vino della semplicit\u00e0, non senza l&#8217;olio e il sale della saporosa &quot;astuzia&quot;.<\/em><\/p>\n<p>La civilt\u00e0 moderna, purtroppo, o forse dovremmo dire l&#8217;anti-civilt\u00e0 moderna, \u00e8 la pi\u00f9 lontana di tutte dal riconoscere la natura del viaggio, di quel viaggio sacro che \u00e8 la vita umana, del ritorno della creatura al suo Creatore: viaggio nel quale essa si realizza, si nobilita, si purifica, perch\u00e9 senza purificazione nessuno \u00e8 degno di tornare a Dio; nessuno pu\u00f2 presentarsi al cospetto di Dio carico dei vizi e delle brame dell&#8217;uomo vecchio. Ma se non \u00e8 un viaggio per tornare a Dio, che razza di viaggio sar\u00e0 mai la vita umana? Non sar\u00e0 altro che un incubo, un vagare a casaccio in un inferno popolato di spettri e di demoni, di rimpianti e di rimorsi, lastricato di passioni brucianti, di cocenti illusioni e delusioni, d&#8217;irrefrenabili impulsi che non generano mai la serenit\u00e0 e la pace, ma il montare di sempre nuove brame e sempre nuovi impulsi. L&#8217;inferno sulla terra \u00e8 il dramma della storia chiusa in se stessa, che rifiuta orgogliosamente la grazia di Dio, per affidarsi ai falsi miti del progresso, della ragione, di una libert\u00e0 male intesa. La liberazione da questo inferno \u00e8, tuttavia, sempre possibile, perch\u00e9 noi non siamo schiavi della storia, se non lo vogliamo. C&#8217;\u00e8 Qualcuno che ci ha aperto la via e ci ha indicato la Strada Maestra; c&#8217;\u00e8 Uno che ci ha invitato a prendere la nostra croce e a seguirlo, assicurandoci che il suo giogo \u00e8 soave e il suo carico \u00e8 leggero (cfr. <em>Mt<\/em> 11, 30)&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 importante trovare la strada maestra, perch\u00e9 \u00e8 quella che ci porta a destinazione, senza fallo; o, quanto meno, \u00e8 quella che ci pone nella direzione<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[92],"class_list":["post-28120","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28120","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28120"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28120\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28120"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28120"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28120"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}