{"id":28119,"date":"2020-12-18T06:54:00","date_gmt":"2020-12-18T06:54:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/12\/18\/qual-e-la-sorgente-della-bellezza\/"},"modified":"2020-12-18T06:54:00","modified_gmt":"2020-12-18T06:54:00","slug":"qual-e-la-sorgente-della-bellezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/12\/18\/qual-e-la-sorgente-della-bellezza\/","title":{"rendered":"Qual \u00e8 la sorgente della bellezza?"},"content":{"rendered":"<p>Il bisogno del bello \u00e8 insito nella natura umana: non \u00e8 possibile vivere una vita da uomo se si \u00e8 totalmente privati della bellezza e ridotti a una dimensione puramente utilitaristica. Ma che cos&#8217;\u00e8 esattamente la bellezza, e da dove proviene il senso del bello? Si usa dire: un bel paesaggio, un bel tramonto, una bella persona. Nei primi due casi parrebbe che la bellezza sia nella cosa di cui si parla; nel terzo, si affaccia anche l&#8217;intuizione che la bellezza possa essere una qualit\u00e0 dell&#8217;anima e che rivesta di s\u00e9 le cose materiali. In effetti, la discussione se la bellezza sia nella cosa oppure nell&#8217;occhio che la contempla rischia di essere fuorviante. \u00c8 ovvio che essa \u00e8 nell&#8217;occhio, perch\u00e9 se non ci fosse l&#8217;occhio, non ci sarebbe qualcuno che possa cogliere il bello; ma \u00e8 anche ovvio che si trova nelle cose, perch\u00e9 se non vi fosse, nessuno la riconoscerebbe come tale. Sembrerebbe, a questo punto, che si sia giunti a un punto morto, come per l&#8217;origine dell&#8217;uovo e della gallina; invece la distinzione fra la cosa e l&#8217;occhio che la contempla ci aiuta a superare l&#8217;apparente <em>impasse<\/em>. Innanzitutto, una questione di linguaggio: quando esclamiamo: <em>che bello!<\/em>, intendiamo dire che una certa cosa \u00e8 bella, ma intendiamo dire anche che il nostro animo esulta riconoscendo un&#8217;intima assonanza fra s\u00e9 e quella cosa; pi\u00f9 ancora: che il nostro animo ha vibrato come la corda di uno strumento musicale al tocco di <em>un qualcosa<\/em> che solo in ultima istanza \u00e8 la cosa che l&#8217;ha fatta vibrare, ma che andrebbe individuato ancora pi\u00f9 a monte. Proviamo a riflettere: quando la suonatrice d&#8217;arpa pizzica la corda e ne trae una nota, ad esempio il <em>sol<\/em>, si pu\u00f2 anche dire che la sua mano, le sue dita, hanno prodotto il suono; ma naturalmente questo \u00e8 solo un modo di parlare figurato, perch\u00e9 la mano e le dita hanno obbedito a un ordine che veniva dalla mente, e dunque dalla volont\u00e0 di quella suonatrice; se poi ella stava eseguendo una musica di Bach, l&#8217;espressione pi\u00f9 precisa per descrivere l&#8217;evento sarebbe questa: il concerto che ci strappa di bocca l&#8217;esclamazione: <em>che bello!<\/em>, ha la sua origine solo materialmente dalle mani e dalle del suonatore, ma effettivamente la sorgente di quella bellezza \u00e8 nel pensiero creativo di colui che ha concepito e composto quella musica. E lasciamo stare, per adesso e per non complicare ulteriormente il nostro ragionamento, se anche quel pensiero creativo non abbia, per caso, un&#8217;origine che va ricercata ancora pi\u00f9 a monte della mente del compositore; se questi non si sia limitato a rendere disponibile la propria mente e la propria sensibilit\u00e0 ad un&#8217;armonia che viene dall&#8217;alto, come la suonatrice d&#8217;arpa mette a disposizione dell&#8217;esecuzione del concerto la propria mano e le proprie dita. Dunque: dicendo: <em>che bello!<\/em>, noi riconosciamo che esiste un qualcosa di bello, ma ovviamente riconosciamo anche che in noi esiste il senso del bello, perch\u00e9 senza quest&#8217;ultimo nulla ci apparirebbe bello; pertanto, la bellezza proviene dalla doppia azione di un oggetto che stimola il nostro senso del bello, e dal nostro senso del bello che riconosce in quell&#8217;oggetto proprio ci\u00f2 che lo sollecita, il che non avviene, viceversa, in presenza di altri oggetti, i quali lo lasciano pi\u00f9 o meno indifferente. Il concetto della bellezza \u00e8 unitario, ma ci\u00f2 che nel concreto noi chiamiamo <em>bello<\/em> \u00e8 dato dall&#8217;unione di due elementi, uno esterno, l&#8217;oggetto, e uno interno, il nostro giudizio. Si noti, fra parentesi, che questo vale per ogni forma del conoscere: il freddo, ad esempio, \u00e8 un concetto che nasce dall&#8217;incontro di un elemento esterno, le condizioni climatiche e meteorologiche in quel dato momento e in quel dato luogo, e uno interno, la percezione soggettiva di tali condizioni (chi soffre di CIPA, insensibilit\u00e0 congenita al dolore con anidrosi, non avverte n\u00e9 il caldo, n\u00e9 il freddo, n\u00e9 il dolore). E che si tratti di due elementi diversi lo prova il fatto che non tutti percepiscono come bello un determinato oggetto, anche se pare esistere un consenso di massima su alcuni oggetti, e infatti \u00e8 su questo consenso che si basa la storia dell&#8217;arte, cos\u00ec come la critica letteraria, artistica, musicale, ecc.; se non ci fosse, evidentemente nessuna di queste discipline e attivit\u00e0 avrebbe alcuna ragione di esistere, ma ciascun soggetto deciderebbe da s\u00e9 cosa sia bello e cosa non lo sia.<\/p>\n<p>Ora, mettiamo fra parentesi la questione della critica &quot;ufficiale&quot; e il giudizio estetico dato dai cosiddetti esperti su un determinato oggetto, perch\u00e9, a ben guardarlo, si tratta sostanzialmente di un fatto culturale, nel quale giocano la pare decisiva il principio di autorit\u00e0 da una parte, e l&#8217;abitudine, il conformismo e una certa pigrizia intellettuale, dall&#8217;altra. In altre parole, non bisogna confondere il bello con ci\u00f2 che alcuni sedicenti specialisti definiscono tale, e che le masse accettano di riconoscere non perch\u00e9 lo pensino davvero (e quando mai le masse, propriamente parlando, sono capaci di <em>pensiero<\/em>?) ma semplicemente per non fare la figura degli stupidi. Se i critici, ad esempio, affermano che una delle massime opere di pittura del Novecento \u00e8 <em>Guernica<\/em>, di Pablo Picasso, il pubblico prende atto di tale giudizio e vi si sottomette docilmente, anche se intimamente non ne \u00e8 affatto persuaso (e ben a ragione): non avendo una specifica competenza estetica, si rimette al giudizio della maggioranza e non si chiede neppure quanto esso sia fondato. Ma a noi, in questa sede, non interessa il bello in quanto considerato in un contesto storico e culturale, ma il bello in se stesso, vale a dire considerato da un punto di vista prettamente filosofico. Vogliamo capire cosa renda bella una certa cosa, da dove scaturisca il giudizio su di essa e quanta parte vi abbia la cosa in se stessa, e quanta invece ne abbia la percezione soggettiva di questo o quell&#8217;individuo, nell&#8217;atto di porsi di fronte ad essa.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 una cosa \u00e8 bella? I pittori, gli architetti e i musicisti ci spiegheranno che \u00e8, in primo luogo, un fatto di proporzioni: che al giudizio umano si presenta come piacevole ci\u00f2 che rispetta una certa sequenza di proporzioni, sia che si tratti del corpo umano, o di un edificio, come una chiesa o un palazzo, oppure di una partitura musicale. Le proporzioni armoniose del corpo umano, le proporzioni di una navata scandita dalla fuga prospettica delle colonne, le proporzioni di un adagio o di un andante con la sua successione di note e di pause, sono l&#8217;elemento centrale che determina la percezione del bello. I chiaroscuri, la tonalit\u00e0, la sapienza compositiva, il gioco dei pieni e dei vuoti, insomma la maestria dello stile fanno il resto. Nel caso degli oggetti naturali, come il corpo umano o un paesaggio naturale, tale armonia e tale scansione delle proporzioni sono effetto di un dato che si pone immediatamente davanti ai nostri sensi, e la cui origine appare avvolta in un fitto velo di mistero: bisogna forse pensare che la natura possiede un innato senso estetico, e che tutto ci\u00f2 che fa, la fa con la sapienza e la perfezione del pi\u00f9 raffinato artista? Osservando la struttura di una conchiglia, o di una foglia, o di una &quot;semplice&quot; goccia d&#8217;acqua, verrebbe da pensarlo; e infatti lo pensa chiunque possiede un animo religioso, o meglio chi ha conservato il proprio animo naturalmente religioso nonostante il lavaggio del cervello incessantemente condotto dalla cultura moderna. Costui non solo si stupisce e si meraviglia davanti a ogni singolo fatto della natura, ma pone un&#8217;inferenza pressoch\u00e9 ovvia fra la perfezione e la bellezza degli oggetti naturali e la perfezione e la bellezza di Colui che li ha concepiti fin da prima che iniziassero ad esistere. Anche il bambino si stupisce sommamente, e prova un forte senso di ammirazione davanti alle cose della natura: nella sua maniera istintiva e immediata, anche lui sa cogliere la straordinariet\u00e0 del quotidiano e avverte che dietro ad essa si cela un grande mistero, o meglio il Mistero in quanto tale, quello da cui derivano tutti gli altri. Ma poi, crescendo e adattandosi alle misere spiegazioni che gli offrono gli adulti, e accettando di mostrarsene persuaso, rinuncia al tesoro della propria intuizione e si lascia irreggimentare nell&#8217;esercito delle masse materialiste, dominate dal conformismo e incapaci di porsi in maniera critica di fronte al reale.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, se una cosa ci appare bella perch\u00e9 dotata di certe proporzioni e invece priva di tale attributo se incompleta, come quando un bambino raccoglie sassi colorati e arrotondati sul greto di un fiume, e si rammarica perch\u00e9 uno di essi, particolarmente bello per forma e colori, \u00e8 stato per\u00f2 spezzato da una forza esterna e quindi ha perso il suo pregio principale, ebbene ci\u00f2 significa che noi non possiamo dire nulla sulla bellezza in s\u00e9, o almeno non possiamo dire nulla sulla base della nostra esperienza, perch\u00e9 la nostra esperienza ci presenta sempre oggetti concreti, i quali presentano o non presentano quelle caratteristiche di armonia, proporzione e stile, tutte qualit\u00e0 che hanno a che fare con il giudizio umano e che non sussistono in se stesse, indipendentemente dall&#8217;occhio o dall&#8217;orecchio che li percepisce. Noi non possiamo dire se il Sole \u00e8 bello in se stesso; possiamo solo dire che il suo calore \u00e8 piacevole alla sensibilit\u00e0 umana, che il suo colore \u00e8 gradevole alla vista, ecc. Ci\u00f2 significa che il bello non \u00e8 una qualit\u00e0 delle cose, ma una forma del giudizio: il solo bello di cui possiamo parlare con piena cognizione di causa, \u00e8 il bello che si offre ai nostri sensi. Pertanto \u00e8 ozioso continuare a chiedersi se la bellezza sia nella cosa o se sia in noi stessi: per quel che ne sappiamo, il bello \u00e8 sempre un giudizio che noi cogliamo nelle cose, e nessuno ha mai potuto dire di una cosa che sia bella, se quella cosa non \u00e8 stata &quot;catturata&quot; dalla vista, dall&#8217;udito, dal tatto, ecc., ossia valutata dal nostro giudizio. Certo che possiamo supporre logicamente l&#8217;esistenza del bello immateriale, del bello invisibile, facendo un&#8217;analogia con il bello sensibile, e ancora una volta la musica, la meno materiale di tutte le forme del bello, ci aiuta a formulare l&#8217;idea di una bellezza che non \u00e8 legata alle forme, al tempo e allo spazio, ma che sussiste in s\u00e9 e per s\u00e9, al di l\u00e0 della barriera dei nostri sensi limitati e della nostra stessa esistenza, cos\u00ec breve e circoscritta nel tempo. Il bambino, ad esempio, percepisce la sua cara nonna come una donna bellissima; per lui non contano le rughe, n\u00e9 i denti falsi; per lui conta solo quella bellezza che scaturisce dalla bont\u00e0 e dall&#8217;affetto che li lega; e quando la nonna sar\u00e0 morta e sepolta, la sua bellezza non avr\u00e0 per questo cessato di esistere, ma sopravvivr\u00e0 nella memoria del bambino, il quale la &quot;vedr\u00e0&quot; sempre come la vedeva un tempo, quand&#8217;era viva, e lo cullava sulle ginocchia e gli raccontava le fiabe. Poi, crescendo e divenendo adulto, quel bambino, se sar\u00e0 riuscito a non farsi lavare il cervello dalla cultura materialista dominante, potr\u00e0 fare un passo ulteriore e giungere, per analogia, all&#8217;inferenza che la bellezza della nonna non sopravvive solo nel ricordo, ma sopravvive proprio in se stessa, essendo sempre stata un qualcosa di spirituale, che della materia si serviva solo come di un&#8217;occasione temporanea per manifestarsi nella dimensione del finito, ma dalla quale riceveva ombra pi\u00f9 che luce; e dunque qualcosa che, una volta sciolta dalla materia, entra definitivamente nella dimensione dell&#8217;Assoluto, della quale era stata come una caparra e nella quale esiste di un&#8217;esistenza piena e non pi\u00f9 condizionata da fattori estrinseci.<\/p>\n<p>Questo, per quanto riguarda il versante della bellezza considerata come una qualit\u00e0 della cosa. Per quanto riguarda il versante della bellezza come giudizio che noi diamo sulle cose, ci resta da far luce sul fattore che presiede alla formulazione del giudizio, oltre al riscontro delle proporzioni, dell&#8217;armonia e dello stile. Che cosa rende possibile il passaggio dalla constatazione della bellezza alla formulazione del giudizio vero e proprio su di essa? Abbiamo accennato che, guardando alla realt\u00e0 in un certo modo, ossia con lo stupore e la meraviglia di un bambino, tutte le cose appaiono belle, o almeno dotate di un certo grado di bellezza, ed \u00e8 ci\u00f2 che sente anche l&#8217;artista, ad esempio il pittore che coglie la bellezza in uno squallido cortile di periferia, circondato da tetri e sporchi palazzoni, solo che vi scorga, in un angolo, una pozzanghera nella quale si riflette un raggio di sole come in un minuscolo arcobaleno, oppure un fiore che riesce a sbocciare, miracolosamente, da una fessura tra l&#8217;asfalto della strada e il muro di una casa. \u00c8 solo una questione quantitativa, ossia la percezione di una maggiore o minore presenza delle proporzioni, dell&#8217;armonia e dello stile? O c&#8217;\u00e8 anche qualcos&#8217;altro? A noi pare che ci sia qualcos&#8217;altro, e precisamente l&#8217;elemento indispensabile dell&#8217;immaginazione. Per noi \u00e8 bella una cosa che, oltre ad avere in s\u00e9 determinate caratteristiche, si presta anche ad un ulteriore processo di abbellimento operato dalla nostra mente con la facolt\u00e0 della immaginazione. Senza scomodare la poetica leopardiana del vago e dell&#8217;indefinito, che trova una famosa e magnifica applicazione nella poesia <em>L&#8217;infinito<\/em> (ma anche in parecchie liriche del Pascoli, ad esempio <em>Lavandare<\/em>) \u00e8 intuitivo che una cosa appare tanto pi\u00f9 affascinante quanto pi\u00f9 suggerisce delle qualit\u00e0 che non si mostrano del tutto, ma che, in base a ci\u00f2 che si mostra, promettono di essere notevoli, ancor maggiori di ci\u00f2 che si vede. Una donna appare bellissima quando non si mostra del tutto, anzi quando in parte si nasconde, se appena lascia vedere di s\u00e9 qualche parte, la quale si rivela meravigliosamente dotata di armonia, proporzioni, stile, sia nell&#8217;aspetto sia nel contegno, nello sguardo, nella voce, ecc. Ecco allora che l&#8217;immaginazione si mette in movimento e suppone che quanto non si vede deve essere altrettanto bello, e probabilmente ancora pi\u00f9 bello, di ci\u00f2 che si vede. Abbiamo cos\u00ec chiarito che l&#8217;elemento decisivo per il giudizio sulla bellezza di una cosa risiede nel fascino, e che il fascino \u00e8 suggerito pi\u00f9 da ci\u00f2 che s&#8217;intuisce che da ci\u00f2 che appare: si pensi al fascino evocativo della parola poetica, fatta pi\u00f9 di allusioni che di chiare determinazioni. Fortunati perci\u00f2 quelli che sono sensibili al fascino delle cose; disgraziati quanti non sanno vederlo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il bisogno del bello \u00e8 insito nella natura umana: non \u00e8 possibile vivere una vita da uomo se si \u00e8 totalmente privati della bellezza e ridotti<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30153,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[40],"tags":[92],"class_list":["post-28119","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-estetica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-estetica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28119","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28119"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28119\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30153"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28119"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28119"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28119"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}