{"id":28117,"date":"2020-03-19T04:59:00","date_gmt":"2020-03-19T04:59:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/03\/19\/qual-e-la-giusta-relazione-delluomo-con-gli-enti\/"},"modified":"2020-03-19T04:59:00","modified_gmt":"2020-03-19T04:59:00","slug":"qual-e-la-giusta-relazione-delluomo-con-gli-enti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/03\/19\/qual-e-la-giusta-relazione-delluomo-con-gli-enti\/","title":{"rendered":"Qual \u00e8 la giusta relazione dell&#8217;uomo con gli enti?"},"content":{"rendered":"<p>Max Scheler (Monaco di Baviera, 22 agosto 1874-Francoforte sul Meno, 19 maggio 1928), formatisi sul pensiero di Dilthey, di Simmel, di Nietzsche e soprattutto di Franz Brentano, \u00e8 il pensatore che ha applicato la fenomenologia di Edmund Husserl all&#8217;ambito dell&#8217;etica, e ha cercato d&#8217;individuare delle vie percorribili dopo il fallimento delle maggiori filosofie della modernit\u00e0 nel dare una risposta ai problemi morali dell&#8217;uomo. Il suo \u00e8 un esistenzialismo personalistico, che fa cio\u00e8 della persona il centro di tutta la problematica esistenziale: un progetto apprezzabile di superamento della modernit\u00e0, e tuttavia, a nostro avviso, intrinsecamente contraddittorio, perch\u00e9 ogni personalismo \u00e8 essenzialmente un umanismo, mentre l&#8217;esistenzialismo \u00e8 un caso specifico del vitalismo, per cui la sua prospettiva ondeggia fra due poli distinti che per\u00f2 non vengono riconosciuti come tali, col risultato che la prospettiva ora sembra essere quella della persona, ora quella dell&#8217;esistenza, senza una chiara differenziazione, anche se la prevalenza sembra essere accordata comunque alla persona (cfr. il nostro saggio <em>Non si d\u00e0, per l&#8217;etica di Max Scheler, amore del bene, ma solo amore della persona<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 05\/906\/08 e ripubblicato su quello dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 15\/11\/17).<\/p>\n<p>Scheler ritiene che la differenza fondamentale fra l&#8217;uomo e l&#8217;animale stia nella relazione con il mondo. L&#8217;animale \u00e8 totalmente immerso nel mondo, &quot;accetta&quot; la realt\u00e0 del mondo cos\u00ec come essa \u00e8, mentre l&#8217;uomo reagisce al mondo perch\u00e9 vede che le cose del mondo offrono una &quot;resistenza&quot; alla loro comprensione integrale, cio\u00e8 si accorge che per coglierne l&#8217;essenza \u00e8 necessario fare astrazione dalla realt\u00e0 cos\u00ec come essa appare. Il compito della filosofia \u00e8 pertanto quello di cogliere l&#8217;idea originaria delle cose, come voleva Platone; o, se si preferisce, di trascenderle, secondo l&#8217;insegnamento del buddhismo, mediante un atto della volont\u00e0: il contrario di ci\u00f2 che pensava Schopenhauer, secondo il quale \u00e8 proprio la volont\u00e0 che deve essere abbandonata, perch\u00e9 essa genera attaccamento e dolore, e quindi \u00e8 il &quot;male&quot;. Invece per Scheler ci\u00f2 che va spento non \u00e8 l&#8217;impulso della volont\u00e0, ma il potere che la rappresentazione del mondo esercita sulla coscienza, e che tende a nascondere il vero carattere della realt\u00e0. Le cose, infatti, sono &quot;male&quot; perch\u00e9 esercitano una pressione, una costrizione sull&#8217;uomo, gi\u00e0 solo per il fatto che, esistendo, lo limitano e quindi gli si oppongono, addirittura lo opprimono. La dialettica uomo-mondo, per lui, si risolve in una vittoria dello &quot;spirito&quot;, che \u00e8 libert\u00e0, contro la resistenza delle cose, che \u00e8 pesantezza e nascondimento. Scheler \u00e8 persuaso, come Husserl, della piena intenzionalit\u00e0 della coscienza: non si d\u00e0 coscienza astratta di s\u00e9, ma solo coscienza di qualche cosa. L&#8217;originalit\u00e0 del pensiero di Scheler \u00e8 che in esso la libert\u00e0 dell&#8217;uomo di andare oltre l&#8217;ambiente che lo circonda e del dato immediato cos\u00ec come gli appare, per cogliere la realt\u00e0 intima delle cose, non equivale a un neoidealismo, ma a un essenzialismo che riconosce la realt\u00e0 vera in un nucleo che si trova al di l\u00e0 dei fenomeni. A ben guardare, si tratta proprio di quel Noumeno che Kant aveva dichiarato inconoscibile, per cui la teoria della conoscenza di Scheler, dalla quale egli trae i fondamenti della sua concezione etica, \u00e8 una delle forme che assume la rivolta contro il criticismo kantiano: se \u00e8 vero, come \u00e8 vero, che Kant \u00e8 uno dei maggiori esponenti del paradigma della modernit\u00e0. Solo che poi Scheler, da personalista, e sempre sulla base dell&#8217;intenzionalit\u00e0 degli atti della coscienza, trae la conclusione che il principio etico fondamentale non \u00e8 la ricerca e l&#8217;attuazione del Bene, ma l&#8217;amore della persona, cosa che riporta la coscienza a &quot;volare basso&quot;, perch\u00e9 non si pu\u00f2 amare rettamente una persona, cio\u00e8 non la si pu\u00f2 amare in maniera assoluta e oggettiva, se non nella verit\u00e0, e la verit\u00e0 dell&#8217;etica \u00e8 il Bene, non il bene soggettivo delle singole persone.<\/p>\n<p>Ma vediamo pi\u00f9 da vicino, e con le sue stesse parole, l&#8217;approccio di Scheler al problema del rapporto fra l&#8217;uomo e il mondo. Scrive ne <em>La posizione dell&#8217;uomo nel cosmo<\/em> (titolo originale: <em>Die Stellung des Menschen im Kosmos<\/em>, 1928; Milano, Fabbri Editori, 1970; cit. in: A.A.V.V., <em>Il testo filosofico<\/em>, Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori, 1993, vol. 3, 2, pp. 228-29, 230-31):<\/p>\n<p><em>Se (&#8230;) vogliamo penetrare nell&#8217;essenza dell&#8217;uomo, dobbiamo mettere in evidenza la STRUTTURA DI QUEI SINGIOLI ATTI CHE CONDUCONO all&#8217;atto stesso dell&#8217;ideazione. Qui l&#8217;uomo segue, pi\u00f9 o meno, una tecnica che consiste nel sopprimere a titolo di esperimento il CARATTERE DI REALT\u00c0 delle cose e del mondo. In questo tentativo, in questa tecnica per virt\u00f9 della quale si colgono le essenze, il logos delle essenze stesse si spoglia del mondo concreto e sensibile, in quanto &quot;oggetto&quot;. Come abbiamo visto, l&#8217;animale vive immerso nella realt\u00e0 concreta, alla quale \u00e8 di volta in volta connesso un punto nello spazio o nel tempo, un &quot;hic et nunc&quot;, e inoltre un modo di essere contingente, dovuto a quell&#8217;&quot;aspetto&quot;, di volta in volta, assunto dalla percezione sensibile.<\/em><\/p>\n<p><em>Esser uomini significa preferire, nei confronti di questo tipo di realt\u00e0, un energico &quot;no&quot;. Buddha intuiva tutto questo, quando diceva: &quot;\u00c8 meraviglioso contemplare ogni cosa, ma \u00e8 terribile esser le cose&quot;, mettendo in atto una tecnica di de realizzazione del mondo e dell&#8217;io. E lo sapeva anche Platone, quando faceva dipendere la visione delle Idee dal distacco dell&#8217;anima dal contenuto sensibile delle cose e dal ritorno in se stessa, per ritrovarvi le cose &quot;originarie&quot;. E questo pure intende Edmund Husserl, quando collega la conoscenza delle idee a una &quot;riduzione fenomenologica&quot;, vale a dire a una &quot;neutralizzazione&quot; o a una &quot;messa tra parentesi&quot; dei coefficienti esistenziali contingenti delle cose del mondo, al fine di cogliere la loro &quot;essentia&quot;. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Che cosa dunque vuole significare quel &quot;no&quot;, di cui ho parlato? Che cosa significa &quot;de-realizzare&quot; o &quot;ideificare&quot; (&quot;ideieren&quot;) il mondo? NON significa come vuole Husserl, sospendere il GIUDIZIO di esistenza (che \u00e8 alla base di ogni percezione naturale); il giudizio: &quot;A \u00e8 reale&quot; esige, con il suo stesso predicato, un contenuto VISSUTO INTERIORMENTE, se non si vuole che &quot;reale&quot; si riduca a una parola vuota. Significa piuttosto ABOLIRE, annullare (quanto a noi), a titolo di prova, lo stesso MOMENTO DELLA REALT\u00c0, con il suo correlato affettivo; significa eliminare &quot;l&#8217;angoscia di quanto \u00e8 terreno&quot;, che, come dice Schiller, &quot;si dissolve&quot; solo in quelle regioni abitate dalle &quot;pure forme&quot;. Ogni realt\u00e0 infatti, solo in quanto realt\u00e0 e indipendentemente da ci\u00f2 che essa \u00e8, esercita su ogni essere vivente anzitutto una pressione che limita e opprime, e che ha come suo correlato la paura &quot;pura&quot; (priva di qualsiasi oggetto). Se \u00e8 vero che l&#8217;esistenza \u00e8 &quot;resistenza&quot;, quest&#8217;ATTO fondamentale ASCETICO di de realizzazione pu\u00f2 consistere solo nell&#8217;abolite e neutralizzare, appunto, quell&#8217;IMPULSO vitale in rapporto al quale il mondo appare anzitutto come resistenza; quell&#8217;impulso che \u00e8 altres\u00ec la condizione per percepire sensibilmente quell&#8217;essere &quot;ora-qui-cos\u00ec&quot; della realt\u00e0 contingente. E poich\u00e9 le tendenze e i sensi vanno insieme, filosofare, come dice Platone, \u00e8 un &quot;eterno spegnersi&quot;: e perci\u00f2 ogni forma espressa di razionalismo \u00e8 fondata, in ultima analisi, su un &quot;ideale ascetico&quot;. Questo atto di derealizzazione pu\u00f2 essere compiuto solo da quell&#8217;essere che chiamiamo &quot;spirito&quot;. Solo lo spirito, nella sua forma di &quot;volere&quot; puro, pu\u00f2 impedire con un atto di volont\u00e0, e cio\u00e8 con un ATTO DI INIBIZIONE, l&#8217;attualizzarsi di quel centro dell&#8217;impulso affettivo, nel quale abbiamo riconosciuto la via d&#8217;accesso alla realt\u00e0 effettiva come tale.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;uomo \u00e8 perci\u00f2 l&#8217;essere vivente che, in virt\u00f9 del suo spirito, \u00e8 in grado di comportarsi in maniera essenzialmente ASCETICA nei confronti della sua vita, che lo soggioga con la violenza dell&#8217;angoscia; pu\u00f2 soffocare e reprimere i propri impulsi tendenziali, vale a dire RIFIUTARE loro il nutrimento delle rappresentazioni percettive e delle immagini. Paragonato all&#8217;animale che dice sempre &quot;s\u00ec&quot; alla realt\u00e0 effettiva &#8212; anche quando l&#8217;aborrisce e la fugge &#8212; L&#8217;UOMO \u00c8 &quot;COLUI CHE SA DIR DI NO&quot;, l&#8217;&quot;ASCETA DELLA VITA&quot;, l&#8217;eterno protestatore contro quanto \u00e8 soltanto realt\u00e0. Tutto ci\u00f2 \u00e8 affatto indipendente dall&#8217;intuizione e dal problema cosmologico; sia che si cerchi (come nel caso di Buddha, che comunque ha dato a questo problema una risposta quanto mai profonda) un librarsi dello spirito verso le sfere irreali delle essenze, per attingere l&#8217;indifferenza, dato che si considera la realt\u00e0 stessa come un male &quot;omne ens est malum&quot;); sia che, come sembra giusto, si cerchi di ritornare dalla sfera delle essenze alla realt\u00e0, all&#8217;esser &quot;ora-qui-cos\u00ec&quot;, per rendere tale realt\u00e0 migliore (considerando anzitutto l&#8217;esistenza indipendentemente dal bene e dal male); si viene cos\u00ec a identificare la vera vita e il vero DESTINO DELL&#8217;UOMO con questo ritmo eterno di idee-realt\u00e0, spirito-impulso: nel COMPROMESSO della loro costante tensione.<\/em><\/p>\n<p>Mediante l&#8217;esercizio della volont\u00e0, dunque, l&#8217;uomo, creatura spirituale (e razionale) pu\u00f2 emanciparsi dalla schiavit\u00f9 della pressione che il mondo esercita su di lui. Tale pressione \u00e8 in primo luogo di tipo psicologico: l&#8217;uomo si sente oppresso dalle cose perch\u00e9 vede che sono multiformi, elusive, indecifrabili, e a causa di ci\u00f2 egli sente di non poterle controllare, di non poterle prevedere, di non poterle uniformare ai suoi bisogni e desideri, cosa che genera in lui un senso di angoscia. Per liberarsi dall&#8217;angoscia esistenziale l&#8217;uomo deve quindi manifestarsi come libert\u00e0 e come spirito: deve, in un ceto senso, sospendere il suo giudizio sulle cose cos\u00ec come esse appaiono, e privarle cos\u00ec del loro potere di suggestionarlo e impressionarlo, ci\u00f2 che \u00e8 possibile solo a condizione di assumere un atteggiamento di tipo ascetico verso il mondo. L&#8217;asceta \u00e8 colui che rifiuta di farsi condizionare dalle cose del mondo, annullando il potere che esse esercitano su di lui; e cos\u00ec deve essere ogni uomo che voglia conservare e affermare la propria libert\u00e0 nel mondo: un asceta in cammino entro un mondo di cose che non sono quello che sembrano, sono diverse da come appaiono, hanno una essenza che si rivela solo a chi si sbarazza della soggezione alla loro coseit\u00e0. E come, per Platone, la bellezza sensibile \u00e8 una scala che conduce, passo dopo passo, verso la Bellezza assoluta, che \u00e8 l&#8217;Idea del Bello in s\u00e9, cos\u00ec per Max Scheler bisogna comprendere che \u00e8 un errore fermarsi al dato immediato delle cose, al fenomeno, perch\u00e9 in tal modo se ne subisce il potere, fatto di aspettative buone e cattive, di speranze e di timori, mentre la libert\u00e0 della coscienza si esercita nello sciogliere quel potere, affermando lo spirito.<\/p>\n<p>La differenza fra Husserl e Scheler \u00e8 che il primo (il cui principale interesse non \u00e8 etico, come per Scheler, ma gnoseologico), per giungere all&#8217;essenza delle cose, pretende di sospendere il <em>giudizio di realt\u00e0<\/em> su di esse, ci\u00f2 che per lui equivale a &quot;mettere fra parentesi&quot; la loro ovviet\u00e0 nell&#8217;atto della <em>epoch\u00e9<\/em>, cosa peraltro impossibile perch\u00e9 la realt\u00e0 delle cose ci si impone con l&#8217;evidenza della percezione sensibile; mentre il secondo vuole abolire <em>il momento della realt\u00e0<\/em> con tutto il suo portato affettivo, generatore di angoscia. L&#8217;obiettivo \u00e8 solo in apparenza meno ambizioso e pi\u00f9 realistico; di fatto, abolire il momento della realt\u00e0 \u00e8 altrettanto impossibile che abolire il giudizio di realt\u00e0 delle cose. E ci\u00f2 proprio a causa di ci\u00f2 che, per Scheler, \u00e8 il male da combattere, cio\u00e8 la dimensione affettiva che ci lega alle cose. Di fatto, ciascuno di noi, nella vita ordinaria, non consoce le cose in maniera perfettamente obiettiva, come si sforza di fare lo scienziato in laboratorio, o il matematico alle prese con le sue formule; le consoce per via sensoriale immediata, cio\u00e8 anche per via affettiva. Le cose ci appaiono per quello che sono in base al nostro stato d&#8217;animo, alla nostra sensibilit\u00e0, al nostro retroterra spirituale, culturale, psicologico. Cos\u00ec le vede il bambino, per il quale una cosa \u00e8 grande o piccola non in base alle dimensioni oggettive, ma in base alla sua risonanza affettiva; e lo stesso si dica per ci\u00f2 che \u00e8 vicino o lontano, bello o brutto, desiderabile o temibile, e cos\u00ec via. L&#8217;adulto vede le cose in maniera relativamente pi\u00f9 oggettiva, ma senza mai spogliarle del tutto di quell&#8217;alone affettivo per cui la risonanza che provocano in noi influisce a sua volta sul giudizio che diamo di esse. Un tipico esempio di ci\u00f2 \u00e8 la durata del tempo. Anche per l&#8217;adulto, specie se si trova in circostanze nelle quali la sua sensibilit\u00e0 viene acuita, lo scorrere del tempo appare lento o veloce in maniera totalmente soggettiva, perch\u00e9 totalmente emozionale. Questo esempio ci fa capire come la nostra percezione delle cose e il giudizio che diamo di esse sono inseparabili dalla dimensione affettiva entro la quale ci si manifestano. Se si manifestassero come oggetti di laboratorio, come microbi o batteri sul vetrino del microscopio, e noi potessimo valutarle freddamente, asetticamente, come fa lo scienziato, allora potremmo separare la nostra percezione del mondo dalla dimensione affettiva; ma nella vita reale questo \u00e8 impossibile. Prendiamo, ancora, il caso di un bambino che abbia trascorso una bellissima giornata con la sua famiglia, in un prato pieno di mughetti: l&#8217;odore di mughetto rester\u00e0 associato, per lui, a quella giornata felice e lo accompagner\u00e0 per tutta la vita, sotto una connotazione estremamente positiva. Il mondo, per noi, \u00e8 il mondo della nostra percezione, ed essa \u00e8 inseparabile dalla sfera affettiva. Pertanto, come si pu\u00f2 sospendere il momento di realt\u00e0, con tutti i suoi affetti? Per riuscirci, dovremmo essere delle macchine, non pi\u00f9 uomini; ovvero delle creature post-umane&#8230;<\/p>\n<p>Resta il fatto che c&#8217;\u00e8 qualcosa di simpatico nel tentativo di Scheler di guidare gli uomini moderni fuori dalla palude di un realismo crudamente materialista, nel suo volerli indirizzare verso una visione pi\u00f9 ampia e comprensiva del reale, fatta di spirito pi\u00f9 che di apparenze fenomeniche. \u00c8 difficile non simpatizzare con un filosofo che, come scrive Michele Federico Sciacca (<em>La filosofia oggi<\/em>, vol. 1, Marzorati, Milano, 1958, p. 229)<\/p>\n<p><em>nella patria del trascendentalismo rappresenta la pi\u00f9 energica ed efficace protesta contro il trascendentalismo, una delle voci pi\u00f9 robuste e pi\u00f9 vive in favore dell&#8217;essenza della persona, della trascendenza e personalit\u00e0 del divino; nella patria del vitalismo, ha difeso energicamente la distinzione fra vita biologica e vita spirituale, fra valori vitali e valori spirituali e religiosi ed il primato di questi ultimi; nella patria negatrice del vero spirito del cristianesimo e della sua etica (Nietzsche) ha posto il valore del Sacro al culmine della gerarchia dei valori; nella patria di Hegel (che ammazza l&#8217;uomo nell&#8217;Idea e l&#8217;idea nel dialettismo storicista) e di Marx (che ammazza l&#8217;uomo nell&#8217;\u00abeconomico\u00bb), rappresenta il pi\u00f9 efficace ritorno all&#8217;uomo e all&#8217;umano, tanto caratteristico del nostro tempo, pur cos\u00ec inumano.<\/em><\/p>\n<p>Tutto giusto e condivisibile. Ma si pu\u00f2 davvero ritornare all&#8217;umano, se non si esce dalla prospettiva fenomenologica, esistenzialista e personalista, che \u00e8 pur sempre parte, e parte notevolissima, dell&#8217;orizzonte teoretico e pratico della modernit\u00e0? Se la malattia dell&#8217;uomo \u00e8 la modernit\u00e0, non si esce dalla malattia senza tornare alla metafisica e quindi all&#8217;Essere; senza tornare, con umilt\u00e0 e contrizione, a quella Verit\u00e0 che \u00e8 stata tralasciata e disprezzata proprio in nome di quel <em>ora-qui-cos\u00ec<\/em> che per Scheler \u00e8 un ritorno all&#8217;esistenza, indipendentemente dal bene e dal male &#8212; e questa \u00e8 la lezione di Nietzsche; mentre, dal nostro punto di vista, non \u00e8 che un altro nome di <em>quell&#8217;hinc et nunc<\/em> puramente fattuale, puramente fenomenico, dal quale, in teoria, ci si vorrebbe emancipare per riscoprire la pura essenza del reale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Max Scheler (Monaco di Baviera, 22 agosto 1874-Francoforte sul Meno, 19 maggio 1928), formatisi sul pensiero di Dilthey, di Simmel, di Nietzsche e soprattutto di Franz<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30158,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[39],"tags":[123,130,139,148,173],"class_list":["post-28117","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofie-moderne","tag-edmund-husserl","tag-esistenzialismo","tag-fenomenologia","tag-friedrich-nietzsche","tag-immanuel-kant"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-filosofie-moderne.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28117","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28117"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28117\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30158"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28117"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28117"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28117"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}