{"id":28116,"date":"2022-10-21T05:36:00","date_gmt":"2022-10-21T05:36:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/10\/21\/qual-e-la-domanda-essenziale-della-morale-cattolica\/"},"modified":"2022-10-21T05:36:00","modified_gmt":"2022-10-21T05:36:00","slug":"qual-e-la-domanda-essenziale-della-morale-cattolica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/10\/21\/qual-e-la-domanda-essenziale-della-morale-cattolica\/","title":{"rendered":"Qual \u00e8 la domanda essenziale della morale cattolica?"},"content":{"rendered":"<p>Che cos&#8217;\u00e8 la legge morale? Che cosa insegna al fedeleScrive Enrico Chiavacci (1926-2013), uno dei teologi pi\u00f9 in vista della lunga stagione postconciliare, nella sua <em>Teologia morale<\/em> (vol. 1, <em>Morale generale<\/em>, Assisi, Cittadella Editrice, 1976, 1986, pp. 127-129):<\/p>\n<p><em>Tutta la riflessione, la predicazione, la prassi morale cattolica ruota intorno alla domanda sul lecito e l&#8217;illecito. Non sono misteriosi i motivi che condussero la morale cattolica a questa sua fase riduttiva, e potremmo ridurli sinteticamente a tre:<\/em><\/p>\n<p><em>1 &#8212; la degenerazione del concetto di legge naturale e la nascita del giusnaturalismo e del razionalismo: \u00e8 un fenomeno che (&#8230;) si colloca fra il XIV e il XVI secolo.<\/em><\/p>\n<p><em>2 &#8212; L&#8217;influsso del diritto sulla morale, e con esso il primato della categoria del lecito e dell&#8217;illecito. Intorno agli anni 1000 la Chiesa si trov\u00f2 a dover essere, in Occidente, l&#8217;unica istanza giuridica accessibile, nella carenza o nell&#8217;incertezza dei poteri politici. Dovendo &quot;jus dicere&quot;, giudicare ci\u00f2 che era secondo o contro il diritto, venne formandosi un &quot;corpus juris&quot; in cui avevano larga parte il diritto romano post-imperiale, largamente influenzato dall&#8217;annuncio morale cristiano, e le massime morali degli studiosi di filosofia e teologia, oltre che i decreti di vari sinodi locali in cui l&#8217;elemento morale si confondeva di necessit\u00e0 con quello giuridico. Un corpus juris cos\u00ec costruito, e munito di ripetute approvazioni della S. Sede, non poteva fare a meno a sua volta &#8212; con un fenomeno di feedback &#8212; di costituire una base sicura per le norme morali, facendo divenire precettisticamente astratta quella che era nata spesso come una casistica concreta di tipo giurisprudenziale.<\/em><\/p>\n<p><em>3 &#8211; La rigida sistemazione dei compiti del penitente e del confessore &#8212; stabilita dal Concilio di Trento per il sacramento della Penitenza, e la contemporanea riforma degli studi ecclesiastici miranti, nei Seminari, a formare dei pratici pi\u00f9 che dei teoreti. Las formazione seminaristica negli anni seguenti, e praticamente fino al Vaticano II, mir\u00f2 a fare dei confessori ben preparati al loro compito di giudici, e i manuali di teologia si ridussero a istruzioni per i confessori, tanto pi\u00f9 utili quanto pi\u00f9 esauriente era l&#8217;elenco dei precetti gravi, lievi, e dei non-peccati (sfera del lecito) che tali somme offrivano.<\/em><\/p>\n<p><em>Il Concilio Vaticano II &#8212; preceduto da pochi autori e scuole teologiche &#8212; ribalta l&#8217;idea stessa di ci\u00f2 che deve essere lo scopo, la questione fondamentale della riflessione morale cristiana. Si confronti la definizione sopra data di teologia morale con la seguente definizione implicita, offerta dai documenti conciliari: \u00abSpecialis cura impendatur Theologiae morali perficiendae, cuius scientifica expositio doctrina S. Scripturae magis nutrita, celestudinem vocationis fidelium in Christo illustreret eorumque obligationem in caritate pro mundi vita fructum ferendi\u00bb. Si vede subito che la domanda fondamentale \u00e8 cambiata radicalmente: non pi\u00f9 in astratto che cosa posso fare, ma a che cosa in concreto sono chiamato. Non pi\u00f9 una sfera &#8212; la pi\u00f9 ridotta e rigida possibile &#8212; dell&#8217;illecito, al di l\u00e0 della quale c&#8217;\u00e8 il vuoto morale, la libert\u00e0 come arbitrio; ma un impegno che sussiste in ogni singola scelta della vita di ciascuno, e che vede in ogni singola scelta una risposta &quot;esistenziale&quot; &#8212; collocata nel tempo, nello spazio, nella biografia irripetibile di ciascuno all&#8217;unica suprema vocazione al Regno, alla carit\u00e0, alla sequela di Cristo.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 appunto in questa luce che va collocato il problema della coscienza certa: il problema non \u00e8 pi\u00f9 quello della liceit\u00e0 di ogni singolo comportamento, ma \u00e8 quello della certezza (quasi sempre relativa) di ci\u00f2 che qui e ora comporta la chiamata divina; e il &quot;qui e ora&quot; si riferisce non pi\u00f9 a certi comportamenti, ma a tutti i comportamenti in qualche misura liberi, a tutta la storia umana di ogni singolo, che &#8212; nella sua identit\u00e0 nel tempo e nella sua inevitabile storicit\u00e0 &#8212; deve essere progressiva risposta a una vocazione, progressivo cammino verso Cristo.<\/em><\/p>\n<p><em>In questa luce nulla \u00e8 perduto degli ammaestramenti degli autori del passato: il criterio del probabilismo o dell&#8217;equiprobabilismo \u00e8 sempre un criterio valido, profondamente saggio, e anzi tanto pi\u00f9 necessario in quanto la variet\u00e0 delle situazioni possibili, e quindi delle esitazioni e dei dubbi, si moltiplica all&#8217;infinito. Solo che &#8212; a nostro avviso &#8212; non si deve domandare agli autori in primo luogo la probabilit\u00e0 del non-peccato, ma piuttosto la probabilit\u00e0 di ci\u00f2 che sia la chiamata; non si deve domandare un minimo morale garantito, quanto piuttosto un aiuto a discernere il massimo possibile di intensit\u00e0 possibile di risposta alla vocazione (la &quot;celestitudinem&quot; del Vaticano II). L&#8217;autore di teologia morale &#8212; come del resto il pastore di anime a tutti i livelli gerarchici &#8212; deve oggi trasformarsi da giudice rigido e insieme il pi\u00f9 largo possibile, in compagno di vita e di ricerca della vocazione in Cristo propria di ogni essere umano. Il teologo moralista deve essere un aiuto costante e umile a che ciascuno possa agire secondo la \u00abconvinzione di fede<\/em>$\u00bb$<em>.<\/em><\/p>\n<p>Che dire di tutto ci\u00f2?<\/p>\n<p>Sono molte le cose che non ci convincono in questi ragionamenti: bellissimi ragionamenti, puliti e forbiti, sostenuti da un poderoso apparato erudito, storico-critico, filologico, eccetera, ma che hanno un certo qual suono falso, perch\u00e9 insensibilmente, impercettibilmente, portano il lettore da un paesaggio noto, quella della fede cattolica di sempre, quello della vera dottrina e del vero magistero, ad un paesaggio inatteso, ignoto, ambiguo, dove le cose non sono ci\u00f2 che sembrano, ma rivelano dei significati &quot;altri&quot;, non coerenti con le premesse, davanti ai quali ci si sente non solo spaesati, ma in certo qual senso raggirati, perch\u00e9 non \u00e8 qui che si voleva andare, non \u00e8 qui che ci era stato promesso che saremmo stati accompagnati.<\/p>\n<p>Del resto, in un lampo di franchezza assai raro nei teologi liberali e progressisti, ad un certo punto al Nostro scappa detto, pari, pari: <em>Il Concilio Vaticano II &#8212; preceduto da pochi autori e scuole teologiche &#8212; ribalta l&#8217;idea stessa di ci\u00f2 che deve essere lo scopo, la questione fondamentale della riflessione morale cristiana.<\/em> Niente di meno. E che altro? Il Concilio ha &quot;ribaltato&quot; il cuore stesso della morale cristiana. Vi sembra poco? E poi costoro hanno il coraggio di accusare i cattolici &quot;tradizionalisti&quot; (ma che brutta definizione!; non \u00e8 forse la Tradizione una delle due fonti, accanto alla Scrittura, della Rivelazione divina, e dunque della fede di <em>tutti<\/em> i cattolici?) di denunciare la nascita, dopo il Concilio Vaticano II, di una seconda religione, nuova e sostanzialmente diversa, da quella di sempre?<\/p>\n<p>Se poi andiamo a vedere in cosa consista tale &quot;ribaltamento&quot; e quale sia l&#8217;idea fondamentale della riflessione morale cristiana, troviamo questa risposta: prima del Concilio (perch\u00e9 di questo si tratta) la morale cattolica (per influsso specialmente del diritto romano) sul concetto del lecito e dell&#8217;illecito, e quindi, sul terreno pratico, sul <em>che cosa posso fare<\/em>, il che sarebbe <em>precettistica astratta;<\/em> poi, invece, e per fortuna, essa ha scoperto che la vera domanda fondamentale da farsi \u00e8 <em>a che cosa sono stato chiamato. Io, io singolo<\/em> (Cartesio; Stirner?), qui e ora, non in un universo astratto (Sartre, Heidegger), in questa situazione concreta. Pertanto &#8212; questa \u00e8 la conclusione &#8212; il teologo morale deve dismettere i panni del giudice severo (anche se, contraddittoriamente, il Nostro aveva riconosciuto che <em>il criterio del probabilismo \u00e8 sempre un criterio valido, profondamente saggio<\/em>) per porsi e proporsi al penitente nelle vesti di un <em>compagno di vita e di ricerca della vocazione in Cristo propria di ogni essere umano<\/em>.<\/p>\n<p>Ecco dunque da dove viene la &quot;strana&quot; pastorale di Bergoglio: \u00e8 figlia di questa idea, che il sacerdote cattolico (lasciamo perdere il teologo, che il pi\u00f9 delle volte \u00e8 un sacerdote, e dovrebbe perci\u00f2 rientrare nella categoria pi\u00f9 grande) non deve essere una guida, ma un compagno, un compagno di strada, un compagno di viaggio, e addirittura un compagno di ricerca. Ricerca di che cosa? Del vero, evidentemente. Paradossale conclusione. Il prete non sa cosa sia il vero, non sa che significhi la chiamata; \u00e8 un compagno di ricerca, uno che si pone sullo stesso piano esistenziale: non ne sa pi\u00f9 del fedele comune, non ne sa pi\u00f9 del penitente. Che cosa abbia da dirgli nel confessionale, a questo punto, se non le banalit\u00e0 generiche che potrebbe snocciolare qualunque laico, non si riesce a immaginare. La morale cattolica, pertanto, non \u00e8 pi\u00f9 un insieme coerente e oggettivo di valori e di comportamenti, ma una ricerca individuale e soggettiva, nella quale il teologo e il prete ne sanno, in buona sostanza, non pi\u00f9 di chiunque altro, e dicono al fedele penitente, prendendolo sotto braccio, che egli deve chiedere a se stesso, non alla legge morale, in che cosa consista la propria chiamata.<\/p>\n<p>Ecco da dove vengono le sciagurate parole della esortazione apostolica <em>Amoris Laetitia<\/em> (\u00a7 304):<\/p>\n<p><em>\u00c8 meschino soffermarsi a considerare solo se l&#8217;agire di una persona risponda o meno a una legge o a una norma generale, perch\u00e9 questo non basta a discernere e ad assicurare una piena fedelt\u00e0 a Dio nell&#8217;esistenza concreta di un essere umano. Prego caldamente che ricordiamo sempre ci\u00f2 che insegna san Tommaso d&#8217;Aquino e che impariamo ad assimilarlo nel discernimento pastorale: \u00abSebbene nelle cose generali vi sia una certa necessit\u00e0, quanto pi\u00f9 si scende alle cose particolari, tanto pi\u00f9 si trova indeterminazione. [&#8230;] In campo pratico non \u00e8 uguale per tutti la verit\u00e0 o norma pratica rispetto al particolare, ma soltanto rispetto a ci\u00f2 che \u00e8 generale; e anche presso quelli che accettano nei casi particolari una stessa norma pratica, questa non \u00e8 ugualmente conosciuta da tutti. [&#8230;] E tanto pi\u00f9 aumenta l&#8217;indeterminazione quanto pi\u00f9 si scende nel particolare\u00bb.\u00a0\u00c8 vero che le norme generali presentano un bene che non si deve mai disattendere n\u00e9 trascurare, ma nella loro formulazione non possono abbracciare assolutamente tutte le situazioni particolari. Nello stesso tempo occorre dire che, proprio per questa ragione, ci\u00f2 che fa parte di un discernimento pratico davanti ad una situazione particolare non pu\u00f2 essere elevato al livello di una norma. Questo non solo darebbe luogo a una casuistica insopportabile, ma metterebbe a rischio i valori che si devono custodire con speciale attenzione<\/em><\/p>\n<p>E l&#8217;ancor pi\u00f9 sciagurata conclusione sul terreno pratico (\u00a7 305):<\/p>\n<p><em>Pertanto, un Pastore non pu\u00f2 sentirsi soddisfatto solo applicando leggi morali a coloro che vivono in situazioni &quot;irregolari&quot;, come se fossero pietre che si lanciano contro la vita delle persone. \u00c8 il caso dei cuori chiusi, che spesso si nascondono perfino dietro gli insegnamenti della Chiesa \u00abper sedersi sulla cattedra di Mos\u00e8 e giudicare, qualche volta con superiorit\u00e0 e superficialit\u00e0, i casi difficili e le famiglie ferite\u00bb. In questa medesima linea si \u00e8 pronunciata la Commissione Teologica Internazionale: \u00abLa legge naturale non pu\u00f2 dunque essere presentata come un insieme gi\u00e0 costituito di regole che si impongono\u00a0a priori\u00a0al soggetto morale, ma \u00e8 una fonte di ispirazione oggettiva per il suo processo, eminentemente personale, di presa di decisione\u00bb.\u00a0A causa dei condizionamenti o dei fattori attenuanti, \u00e8 possibile che, entro una situazione oggettiva di peccato &#8212; che non sia soggettivamente colpevole o che non lo sia in modo pieno &#8212; si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare, e si possa anche crescere nella vita di grazia e di carit\u00e0, ricevendo a tale scopo l&#8217;aiuto della Chiesa. \u00a0Il discernimento deve aiutare a trovare le strade possibili di risposta a Dio e di crescita attraverso i limiti. Credendo che tutto sia bianco o nero, a volte chiudiamo la via della grazia e della crescita e scoraggiamo percorsi di santificazione che danno gloria a Dio. Ricordiamo che \u00abun piccolo passo, in mezzo a grandi limiti umani, pu\u00f2 essere pi\u00f9 gradito a Dio della vita esteriormente corretta di chi trascorre i suoi giorni senza fronteggiare importanti difficolt\u00e0\u00bb.\u00a0La pastorale concreta dei ministri e delle comunit\u00e0 non pu\u00f2 mancare di fare propria questa realt\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>Tradotto in parole semplici: se un uomo lascia la moglie &#8211; che aveva sposato davanti all&#8217;altare, e quindi davanti a Dio &#8211; e va a vivere con un&#8217;altra donna, e ha dei figli con lei, e pertanto crea una nuova famiglia, ci\u00f2 non \u00e8 automaticamente male; non va necessariamente contro la legge morale, perch\u00e9 la legge morale \u00abnon \u00e8 un insieme gi\u00e0 costituito di regole che si impongono a priori al soggetto morale\u00bb. E che cos&#8217;\u00e8, allora, la legge morale? <em>\u00c8 una fonte di ispirazione oggettiva per il suo processo, eminentemente personale, di presa di decisione.<\/em> Strano scioglilingua: una fonte di ispirazione (non una legge, per carit\u00e0!, ma una fonte d&#8217;ispirazione, un po&#8217; come la bellezza per l&#8217;artista), per\u00f2 oggettiva. Dunque una fonte d&#8217;ispirazione, ma oggettiva e non soggettiva. Attenzione per\u00f2: dopo aver dato un colpo al cerchio, ne arriva subito un altro alla botte; e dunque si parla di una \u00abpresa di decisione\u00bb, precisando immediatamente che essa \u00e8 \u00abeminentemente personale\u00bb. Vale a dire, in parole dirette, soggettiva.<\/p>\n<p>Quante contorsioni, quanti salti mortali, mostrando di asserire una cosa, e invece intendendone un&#8217;altra, del tutto diversa. I pellirossa direbbero che questo \u00e8 un parlare con lingua doppia, ossia con lingua di serpente Con l&#8217;aggravante di chiamare a sostegno della propria strategia dissimulata niente meno che le Scritture e sant&#8217;Agostino (nel \u00a7 306, che qui non riportiamo per ragioni di spazio). In buona sostanza: seguire la legge morale non significa fare il bene ed evitare il male, ci\u00f2 che una volta i teologi morali ormai sorpassati chiamavano peccato; no: significa interpretare in maniera personale la chiamata di Dio. E a che cosa ci chiama, dunque, Iddio? Anche a fare il peccato? Sembra proprio di s\u00ec, vista la seguente affermazione: <em>\u00e8 possibile che, entro una situazione oggettiva di peccato &#8212; che non sia soggettivamente colpevole o che non lo sia in modo pieno &#8212; si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare, e si possa anche crescere nella vita di grazia e di carit\u00e0, ricevendo a tale scopo l&#8217;aiuto della Chiesa.<\/em> Di nuovo, traducendo: l&#8217;uomo che ha lasciato la moglie e si \u00e8 unito a un&#8217;altra donna, forse (chi lo decide? il discernimento personale) \u00e8 oggettivamene in una situazione di peccato, e tuttavia non \u00e8 oggettivamente colpevole, o non lo \u00e8 del tutto, e pu\u00f2 seguitare a ricevere i Sacramenti.<\/p>\n<p>La Chiesa non \u00e8 forse, per usare una ben nota immagine bergogliana, un ospedale da campo? E in un ospedale, in un pronto soccorso, non si domanda ai feriti di esibire i documenti. Meravigliosa dialettica dei gesuiti! Quell&#8217;uomo, quell&#8217;adultero, quel bigamo, \u00e8 peccatore, eppure non \u00e8 colpevole; anzi, sta addirittura crescendo nella grazia di Dio. Com&#8217;\u00e8 possibile? Il paradosso si spiega tenendo presente l&#8217;obiettivo non dichiarato di quel documento: sdoganare il peccato. Il che significa, sul piano pratico, che quell&#8217;uomo fa bene a seguitare cos\u00ec, a vivere con quell&#8217;altra donna: del resto, che potrebbe fare? Sono nati dei bambini: dovrebbe lasciare la loro madre, &quot;solo&quot; per tornare dalla moglie e dai figli di primo letto? E in nome di che? Di una morale astratta, di una precettistica rigida, che vede il mondo (<em>horrbilis dictu<\/em>) in bianco e nero? Attenzione, teologi: se voi vedete il mondo in bianco e nero, aggiunge Bergoglio, rischiate di chiudere agli uomini la via della grazia. Non la via del peccato; al contrario: la via della grazia. Il peccato \u00e8 diventato grazia e la le morale \u00e8 diventata precettistica arida e senz&#8217;anima, priva di carit\u00e0 e incapace di discernimento, e ostacolo alla grazia.<\/p>\n<p>Eppure, come dice la Sacra Scrittura? Dice (<em>Isaia<\/em>, 5,20-21):<\/p>\n<p><strong>^20\u00a0^<\/strong>Guai a coloro che chiamano*<\/p>\n<p><em>bene il male e male il bene,<\/em><\/p>\n<p><em>che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre,<\/em><\/p>\n<p><em>che cambiano l&#8217;amaro in dolce e il dolce in amaro.<\/em><\/p>\n<p><strong>^21\u00a0^<\/strong>Guai a coloro che si credono sapienti*<\/p>\n<p><em>e si reputano intelligenti.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che cos&#8217;\u00e8 la legge morale? 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