{"id":28113,"date":"2019-01-08T07:37:00","date_gmt":"2019-01-08T07:37:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/01\/08\/qual-e-il-vertice-della-vita-cristiana\/"},"modified":"2019-01-08T07:37:00","modified_gmt":"2019-01-08T07:37:00","slug":"qual-e-il-vertice-della-vita-cristiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/01\/08\/qual-e-il-vertice-della-vita-cristiana\/","title":{"rendered":"Qual \u00e8 il vertice della vita cristiana?"},"content":{"rendered":"<p>Qual \u00e8 il vertice della vita cristiana? In quale forma di vita si porta a perfezione &#8211; relativamente parlando, s&#8217;intende \u00a0&#8211; il modello della vita che \u00e8 propria del cristiano? Per circa duemila anni, la Chiesa ha saputo rispondere senza incertezze a questa domanda: il vertice della vita cristiana si attinge, mediante la contemplazione e l&#8217;adorazione, nell&#8217;unione mistica con Dio; e quindi vi si sono avvicinati pi\u00f9 di tutti gli altri, quelli che hanno lasciato ogni cosa, ogni legame terreno, e hanno saputo spogliarsi del proprio io, per abbandonarsi completamente all&#8217;amore di Dio, facendosi tutt&#8217;uno con la sua volont\u00e0. Oggi c&#8217;\u00e8, sovente, la tendenza a sopravvalutare la vita attiva rispetto alla dimensione contemplativa; pare quasi che la stessa espressione &quot;vita contemplativa&quot;, abbia assunto una sfumatura pi\u00f9 o meno marcatamente negativa. Vediamo le chiese e le basiliche trasformate in mense e refettori; vediamo il cardinale Crescenzio Sepe che offre la pizza ai poveri <em>dentro<\/em> la cattedrale di Napoli; vediamo il vescovo di Noto, Antonio Staglian\u00f2, esponente di punta di quella cosa nuovissima e meravigliosa che \u00e8 la <em>Pop Theology<\/em>, tenere le sue omelie in duomo, durante la santa Messa, suonando la chitarra, sulle note delle canzoni di Edoardo Bennato e di altri cantanti; e vediamo il cardinale Christoph Sch\u00f6nborn mettere la cattedrale di Santo Stefano, a Vienna, a disposizione del transessuale Conchita Wurst, per celebrare l&#8217;orgoglio gay e la bellezza del peccato impuro contro natura. Oltre a ci\u00f2, abbiamo letto, nell&#8217;esortazione apostolica <em>Gaudete et exsultate<\/em>, scritta dal signore argentino che abita nella Casa di Santa Marta, fra le altre cose, che\u00a0<em>non \u00e8 sano amare il silenzio ed evitare l&#8217;incontro con l&#8217;altro, desiderare il riposo e respingere l&#8217;attivit\u00e0, ricercare la preghiera e sottovalutare il servizio<\/em> (nel \u00a7 26)<em>.\u00a0<\/em>Ma se ci\u00f2 fosse vero, allora potremmo gettare nel cestino secoli e secoli di ascetismo, e specialmente di monachesimo, e insieme potremmo gettare via la cosa pi\u00f9 bella, pi\u00f9 preziosa, pi\u00f9 nobile che sia contenuta nella religione cristiana: l&#8217;adorazione di Dio, l&#8217;incontro con Lui nel mistero dell&#8217;anima, il dissetarsi alla sorgente di Vita Eterna che da Lui inesauribilmente sgorga sovrabbondante.\u00a0<\/p>\n<p>Certo vi \u00e8 una differenza abissale fra la catechesi di Benedetto XVI e quella di Francesco. Anche se la teologia di papa Ratzinger non era immune dalla piaga del relativismo, che pure a parole denunciava, non vi \u00e8 dubbio che la sua catechesi settimanale lasciava il segno, dava alle anime qualcosa su cui riflettere, apriva orizzonti di spiritualit\u00e0 e di speranza cristiana. Il 9 settembre 2009, per esempio, aveva parlato di san Pier Damiani, cos\u00ec come il mercoled\u00ec precedente aveva parlato di sant&#8217;Oddone di Cluny, e nel mercoled\u00ec successivo avrebbe parlato di sant&#8217;Anselmo d&#8217;Aosta. Rievocando la figura di san Pier Damiani (1007-1702), monaco, asceta, ma anche protagonista della grandiosa opera di riforma religiosa dell&#8217;undicesimo secolo. Benedetto XVI aveva affermato che la vita eremitica, per san Pier Damiani, \u00e8 il vertice della vita cristiana. Essa \u00e8 al culmine degli stadi di vita, perch\u00e9 il monaco ha reciso ogni legame con il mondo e pu\u00f2, quindi, ricevere la caparra dello Spirito Santo, godendo la perfetta letizia dell&#8217;intima unione con il Padre celeste. Non si tratta sicuramente di un concetto nuovo, anzi, esso \u00e8 perfettamente nel solco della Tradizione cattolica: la sua origine risale al Vangelo e alla celebre frase di Ges\u00f9 Cristo, rivolta a Marta, la sorella di Lazzaro di Betania, la quale gli chiedeva di rimproverare sua sorella Maria perch\u00e9 non l&#8217;aiutava a sbrigare le faccende domestiche, ma stava l\u00ec ad ascoltarlo (<em>Lc<\/em>, 10, 41-42): <em>Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose,\u00a0ma una sola \u00e8 la cosa di cui c&#8217;\u00e8 bisogno. Maria si \u00e8 scelta la parte migliore, che non le sar\u00e0 tolta.<\/em> La teologia, la pastorale, tutto l&#8217;insieme della concezione cristiana si basa sulla intrinseca superiorit\u00e0 della vita contemplativa sulla vita attiva; pur non disprezzando affatto il lavoro e le opere buone (<em>ora et labora<\/em>, recitava la regola monastica san Benedetto), il cristiano, per quasi due mila anni, ha sempre saputo che il monaco, l&#8217;asceta, l&#8217;eremita, conducono una vita pi\u00f9 perfetta, perch\u00e9 sono pi\u00f9 distaccati dalle cose e dall&#8217;amor di s\u00e9, e quindi sono anche pi\u00f9 vicini a Dio, di chiunque altro.<\/p>\n<p>Ora, per\u00f2, a partire dal Concilio Vaticano II, ma specialmente sotto l&#8217;attuale pontificato, quello del gesuita argentino che pretende di essere papa, ma non si comporta da papa, questa consapevolezza sembra essersi dissolta, per venire sostituita da una idea del tutto nuova: che viene prima la vita attiva, e, in modo particolare, la pratica delle opere buone, peraltro limitata alle opere corporali e ancor pi\u00f9 limitata, o rivolta in maniera preferenziale, ai lontani, e specialmente ai cosiddetti migranti, e assai meno verso i propri connazionali e i propri correligionari. Le pagliacciate del cardinale Sepe e del vescovo Staglian\u00f2, che si configurano oggettivamente come profanazioni della chiesa, tempio di Dio e luogo di preghiera e non ristorante, e della santa Messa, celebrazione del Sacrificio eucaristico e non discoteca, si pongono su questa linea e ambiscono, insieme ai sacrileghi concerti omosessualisti nella cattedrale di Santo Stefano, sotto l&#8217;occhio benevolo e compiaciuto dell&#8217;arcivescovo di Vienna, a interpretare le istanze pi\u00f9 avanzate di una chiesa che antepone le opere, esibite sotto le luci dei riflettori (e non, come aveva raccomandato Cristo, fatte nella massima discrezione), alla spiritualit\u00e0. \u00c8 un cambio di paradigma, c&#8217;\u00e8 poco da dire. Basterebbe solo questo per capire che la chiesa &quot;uscita&quot; dal Concilio Vaticano II \u00e8 un&#8217;altra cosa rispetto alla Chiesa di prima, cio\u00e8 alla Chiesa di sempre; e basterebbe solo questo per capire, di conseguenza, che siamo in presenza non di una chiesa rinnovata, come dicono i suoi sostenitori, ma di un&#8217;<em>altra<\/em> chiesa, di una chiesa eretica e apostatica, concepita per confondere le anime e trascinarle nell&#8217;errore: dunque una anti-chiesa o contro-chiesa, una sinagoga di Satana, e non altro. E diciamo queste cose con dolore, con amarezza, dopo aver cercato a lungo, dentro di noi e fuori di noi, una spiegazione diversa, una interpretazione dei fatti che non conducesse a questa tremenda conclusione; ma, pur avendocela messa tutta, non ci siamo riusciti. Del resto, la massima fondamentale della vita cristiana deve essere questa: piacere a Dio e non agli uomini. E se per piacere agli uomini bisogna dispiacere a Dio, allora \u00e8 chiaro quel che bisogna fare: dire no, senza mezzi termini, e rifiutarsi di partecipare a ci\u00f2 che non \u00e8 bene, bens\u00ec male, agli occhi del Signore. \u00c8 male dare scandalo alle anime; \u00e8 male anteporre le opere all&#8217;adorazione di Dio; \u00e8 male ostentare le opere e farlo nel bel mezzo delle chiese; \u00e8 male disprezzare la vita contemplativa e la vita claustrale, insinuare che si tratta di forme patologiche, frutto di scompensi o disturbi mentali; \u00e8 male agire e parlare in modo da deprimere, mortificare, umiliare le suore, i monaci e tutti quei cristiani che hanno scelto la vita contemplativa, come se avessero scelto di fuggire, mentre sappiamo che, con le loro preghiere, essi sono in prima linea, come e pi\u00f9 di chiunque altro; ed \u00e8 male, infine, spingere le anime lontano dall&#8217;ovile, rimbrottarle, dileggiarle, calunniale, offenderle, come fa praticamente ogni giorno il signore argentino, sostenuto dai suoi zelanti servitori, dei quali si \u00e8 circondato, come un satrapo, e che controllano, insieme alle posizioni-chiave nella chiesa, anche tutto l&#8217;insieme della stampa cattolica e delle comunicazioni radiotelevisive cattoliche.<\/p>\n<p>Ma ecco quel che aveva detto Benedetto XVI nella udienza generale del 9 settembre 2009:<\/p>\n<p><em>Pier Damiani concepiva l&#8217;universo come una inesauribile &#8216;parabola&#8217; e una distesa di simboli, da cui partire per interpretare la vita interiore e la realt\u00e0 divina e soprannaturale. In questa prospettiva, intorno all&#8217;anno 1034, la contemplazione dell&#8217;assoluto di Dio lo spinse a staccarsi progressivamente dal mondo e dalle sue realt\u00e0 effimere, per ritirarsi nel monastero di Fonte Avellana, fondato solo qualche decennio prima, ma gi\u00e0 famoso per la sua austerit\u00e0. Ad edificazione dei monaci egli scrisse la\u00a0Vita\u00a0del fondatore, san Romualdo di Ravenna, e s&#8217;impegn\u00f2 al tempo stesso ad approfondirne la spiritualit\u00e0, esponendo il suo ideale del monachesimo eremitico. Un particolare va subito sottolineato: l&#8217;eremo di Fonte Avellana era dedicato alla Santa Croce, e la Croce sar\u00e0 il mistero cristiano che pi\u00f9 di tutti gli altri affasciner\u00e0 Pier Damiani. &#8216;Non ama Cristo, chi non ama la croce di Cristo&#8217;, afferma (Sermo XVIII,\u00a011, p. 117) e si qualifica come: &#8216;Petrus crucis Christi servorum famulus\u00a0&#8212; Pietro servitore dei servitori della croce di Cristo&#8217; (Ep 9, 1). Alla Croce Pier Damiani rivolge bellissime orazioni, nelle quali rivela una visione di questo mistero che ha dimensioni cosmiche, perch\u00e9 abbraccia l&#8217;intera storia della salvezza: &quot;O beata Croce &#8212; egli esclama &#8211; ti venerano, ti predicano e ti onorano la fede dei patriarchi, i vaticini dei profeti, il senato giudicante degli apostoli, l&#8217;esercito vittorioso dei martiri e le schiere di tutti i santi&quot; (Sermo\u00a0XLVIII, 14, p. 304). Cari fratelli e sorelle, l&#8217;esempio di san Pier Damiani spinga anche noi a guardare sempre alla Croce come al supremo atto di amore di Dio nei confronti dell&#8217;uomo, che ci ha donato la salvezza. Per lo svolgimento della vita eremitica, questo grande monaco redige una Regola in cui sottolinea fortemente il &quot;rigore dell&#8217;eremo&quot;: nel silenzio del chiostro, il monaco \u00e8 chiamato a trascorrere una vita di preghiera, diurna e notturna, con prolungati ed austeri digiuni; deve esercitarsi in una generosa carit\u00e0 fraterna e in un&#8217;obbedienza al priore sempre pronta e disponibile. Nello studio e nella meditazione quotidiana della Sacra Scrittura, Pier Damiani scopre i mistici significati della parola di Dio, trovando in essa nutrimento per la sua vita spirituale. In questo senso egli qualifica la cella dell&#8217;eremo come &quot;parlatorio dove Dio conversa con gli uomini&quot;. La vita eremitica \u00e8 per lui il vertice della vita cristiana, \u00e8 &quot;al culmine degli stati di vita&quot;, perch\u00e9 il monaco, ormai libero dai legami del mondo e del proprio io, riceve &quot;la caparra dello Spirito Santo e la sua anima si unisce felice allo Sposo celeste&quot; (Ep\u00a018, 17; cfr\u00a0Ep\u00a028, 43 ss.). Questo risulta importante oggi pure per noi, anche se non siamo monaci: saper fare silenzio in noi per ascoltare la voce di Dio, cercare, per cos\u00ec dire un &quot;parlatorio&quot; dove Dio parla con noi: Apprendere la Parola di Dio nella preghiera e nella meditazione \u00e8 la strada della vita&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Quanto sono di perenne attualit\u00e0 le parole di san Pier Damiani: <em>Non ama Cristo, chi non ama la Croce di Cristo.<\/em> Il segreto del cristianesimo \u00e8 tutto qui. Il cristiano non teme la croce, non odia la croce, non fugge la croce; e, soprattutto, non pensa che si possa spezzare la croce, che si possa costruire un mondo dove non ci sia pi\u00f9 la croce. La croce \u00e8 la sofferenza, ma \u00e8 la sofferenza accettata con piena fiducia nella bont\u00e0 di Dio, nella sua Provvidenza. Chi non accetta la sofferenza con questo stato d&#8217;animo; chi non sa trasformare la propria croce in una offerta di amore a Dio (e al prossimo), non \u00e8 un vero cristiano, ma, tutt&#8217;al pi\u00f9, uno che dice di esserlo. I cosiddetti cristiani moderni, in realt\u00e0 modernisti travestiti da cristiani, dicono di amare Cristo, ma non amano affatto la sua croce. S\u00ec, come dice san Pier Damiani: <em>amare<\/em> la croce. Non dice: <em>sopportare la croce<\/em>; non dice: <em>rassegnarsi alla croce<\/em>; ma dice: <em>amare la croce<\/em>. Che succede: queste parole sono troppi pesanti per voi, sono troppo indigeste per il vostro stomaco delicato? Eppure, il Vangelo \u00e8 questo: imparare ad amare la croce. Cristo ha scelto la croce, non ha scelto il potere e la gloria; non ha scelto la via degli applausi e delle lodi, come ora fa questo clero indegno, come fanno questi cardinali sodomiti impenitenti, questi vescovi chitarristi e canterini, questi sacerdoti che fanno della casa del Signore un mercato, un luogo di gazzarra e una pizzeria. No: tutti costoro non amano la croce, non credono alla croce, non vogliono saperne del mistero di salvezza della croce. Il gesto di padre David Maria Turoldo, di spezzare una coroncina del Rosario e gettarla a terra, dicendo alla gente esterrefatta: <em>Basta con queste superstizioni da medioevo!<\/em>, \u00e8 assai pi\u00f9 significativo di quel che non sembri. \u00c8, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno, il rifiuto della croce. Ma senza la croce, cosa resta del cristianesimo? Nulla, proprio nulla: un guscio vuoto, un culto abusivo. E questo sta diventando, per opera di un clero malvagio e perverso: un guscio vuoto, dove si parla ancora di Cristo (ma sempre pi\u00f9 in termini puramente umani: il che \u00e8 un altro, e ancor pi\u00f9 grave, tradimento), ma non si parla pi\u00f9 della croce, perch\u00e9 la croce fa scandalo. Ma chi si scandalizza della croce \u00e8 figlio del diavolo e non figlio di Dio. Cosa disse Ges\u00f9 a Simon Pietro, il quale non voleva saperne della Passione che si approssimava per il suo divino Maestro: <em>Via, lontano da me, Satana! Tu mi sei di scandalo: perch\u00e9 non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini<\/em>. Il cristiano non ama la croce perch\u00e9 \u00e8 un masochista a cui piace soffrire; ma la ama perch\u00e9 \u00e8 lo strumento di salvezza scelto da Ges\u00f9 Cristo per il riscatto degli uomini peccatori. Senza la croce non c&#8217;\u00e8 riscatto; ci sono le chitarrate, ci sono i concerti dell&#8217;orgoglio gay, ci sono i banchetti della Comunit\u00e0 di Sant&#8217;Egidio, ci sono gli sproloqui dell&#8217;inquilino abusivo di casa Santa Marta, che offendono e feriscono migliaia di suore, di monaci e di cattolici nei loro sentimenti pi\u00f9 profondi, nella radice stessa della loro fede; ma non c&#8217;\u00e8 Ges\u00f9 Cristo. Egli c&#8217;\u00e8 dove c&#8217;\u00e8 la croce; e chi vuole gli applausi, chi vuol piacere al mondo, piacere a <em>La Repubblica<\/em> e a Eugenio Scalfari, al partito Democratico e a George Soros, non pu\u00f2 piacere a Dio, al Dio cristiano, in cui credono i cattolici. Sar\u00e0 per questo che il signore argentino, fin dai primi mesi del suo illegittimo pontificato, se n&#8217;\u00e8 uscito con la frase provocatoria, scandalosa, blasfema: <em>Dio non \u00e8 cattolico<\/em>? Probabilmente s\u00ec.<\/p>../../../../n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qual \u00e8 il vertice della vita cristiana? 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