{"id":28111,"date":"2022-11-06T03:30:00","date_gmt":"2022-11-06T03:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/11\/06\/qual-e-il-problema-che-si-pose-s-tommaso-daquino\/"},"modified":"2022-11-06T03:30:00","modified_gmt":"2022-11-06T03:30:00","slug":"qual-e-il-problema-che-si-pose-s-tommaso-daquino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/11\/06\/qual-e-il-problema-che-si-pose-s-tommaso-daquino\/","title":{"rendered":"Qual \u00e8 il problema che si pose s. Tommaso d&#8217;Aquino?"},"content":{"rendered":"<p>Qual \u00e8 il problema che si pone un pensatore, quando si accinge a elaborare una spiegazione filosofica del reale? Questa domanda presuppone che un pensatore non faccia della filosofia cos\u00ec, semplicemente per una forma di vana curiosit\u00e0 o magari di noia esistenziale, magari al principale scopo di sbalordire i suoi contemporanei, di farsi ammirare e, contemporaneamente, di mostrare quanto gli altri filosofi sono andati lontano dal vero, rivendicando per s\u00e9 il merito di aver saputo correggere i loro errori. Presuppone che la filosofia sia una cosa seria, cio\u00e8 che nasca da un bisogno vero, tanto quanto lo \u00e8 il bisogno del cibo per l&#8217;organismo che istintivamente lotta per conservarsi in vita e in buona salute.<\/p>\n<p>E gi\u00e0 questo va contro un <em>clich\u00e9<\/em> ampiamente diffuso fra il pubblico, ossia che il filosofo sia un personaggio che si affatica intorno a qualcosa di inessenziale per la maggior parte degli uomini, i quali possono vivere benissimo anche senza la filosofia, secondo la vecchia formula: <em>primum vivere, deinde philosophari<\/em>. Per\u00f2 si tratta di un&#8217;opinione gratuita, per quanto estremamente comune. In realt\u00e0, la filosofia \u00e8 un bisogno autentico dell&#8217;uomo, e una societ\u00e0 non pu\u00f2 fare a meno di avere una propria prospettiva filosofica: <em>philosophari necesse<\/em>. Pi\u00f9 precisamente, la societ\u00e0 sar\u00e0 tanto pi\u00f9 sana e felice quanto pi\u00f9 si ispira ad una filosofia sana, che scaturisce dall&#8217;uso corretto della ragione naturale.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 stata la grande scoperta di san Tommaso d&#8217;Aquino: che l&#8217;uomo, l&#8217;uomo naturale, ossia anteriormente alla Rivelazione, pu\u00f2 e deve cercare in se stesso la retta maniera di adoperare nel modo pi\u00f9 esatto possibile, pi\u00f9 giusto, pi\u00f9 consequenziale, il massimo dono di cui dispone: la sana ragione naturale. La grazia divina vi aggiunger\u00e0 la sua perfezione, ma senza forzarla, senza stravolgerla. Ecco allora che sarebbe un immenso sciupio se si dovesse gettar via tutto ci\u00f2 che la ragione umana ha saputo elaborare nel corso dei secoli: non accogliendo tutto, beninteso, ma quanto di meglio essa ha prodotto, scegliendo con cura e utilizzando ci\u00f2 che di valido \u00e8 in grado di offrire. San Tommaso ha cercato nei filosofi antichi, e specialmente in Aristotele, non delle soluzioni gi\u00e0 pronte, da adattare, in qualche modo, alla mentalit\u00e0 cristiana e alla visione cristiana del reale, bens\u00ec il modo pi\u00f9 corretto di ragionare, cio\u00e8 gli strumenti della logica mediante i quali procedere per conto proprio.<\/p>\n<p>In altre parole, il compito che San Tommaso si \u00e8 proposto di svolgere non \u00e8 stato certo quello, come volgarmente alcuni tuttora ritengono, di &quot;cristianizzare&quot; Aristotele, bens\u00ec di cercare in Aristotele quegli aspetti della <em>philosophia perennis<\/em>, quelle perenni verit\u00e0 metafisiche e teologiche, e soprattutto quel sano e corretto esercizio del pensiero, che permettono alla ragione naturale di tendere al fine ad essa proporzionato, cio\u00e8 la contemplazione del vero. Ossia di giungere alla verit\u00e0 dell&#8217;Essere, a Dio, seguendo la via pi\u00f9 umile, pi\u00f9 lunga, pi\u00f9 accidentata della ragione naturale, non gi\u00e0 in concorrenza o in alternativa, ma in armonia con l&#8217;altra, quella diretta perch\u00e9 soprannaturale, che Dio concede agli uomini attraverso la grazia, per condurli a S\u00e9, quale Causa finale del loro essere e del loro esistere.<\/p>\n<p>Secondo lo storico della filosofia Dagobert D. Runes (1902-82), un ebreo della Bucovina naturalizzato statunitense, nel suo ben noto <em>Dizionario di Filosofia<\/em> (titolo originale: <em>The Dictionary of Philosophy<\/em>, 1942; traduzione di Aldo Devizzi, Milano, Martello, 1963, e Mondadori, 1972, vol. 2, pp. 952-954):<\/p>\n<p><em>Quanto pi\u00f9 si avviava, e ci\u00f2 avvenne in modo molto rapido alla maturit\u00e0, tanto pi\u00f9 il suo pensiero diveniva inestricabilmente coinvolto nella difesa di Aristotele (a cominciare dal 1260 circa), dei suoi testi e delle sue idee, contro gli averroisti che cominciavano allora a segnalarsi nella facolt\u00e0 delle arti all&#8217;universit\u00e0 di Parigi; contro l&#8217;agostinismo tradizionale di un uomo come S. Bonaventura; ed anche contro quell&#8217;agostinismo pi\u00f9 sottile che poteva spirare qualcosa dello spirito di Agostino, parlare il linguaggio di Aristotele, ma esporre, con crescente fedelt\u00e0 e quindi con pi\u00f9 imminente pericolo, le idee cristiane attraverso le tecniche neoplatoniche di Avicenna. Quest&#8217;ultimo gruppo comprendeva pensatori diversi come Alberto Magno, Enrico di Gand, i molti discepoli di S,. Bonaventura, fra i quali, secondo alcuni, lo stesso Duns Scoto e Meister Eckhart di Hoccheim.<\/em><\/p>\n<p><em>Il problema che S. Tommaso si pose nonostante tali circostanze sommamente complesse, un aristotelico. Quanto fece si ridusse a tre punti fondamentali:<\/em><\/p>\n<p><em>a) Mostr\u00f2 l&#8217;orientamento platonico del pensiero di S. Agostino e le limitazioni che S. Agostino stresso pose al suo platonismo, per concludere che si poteva considerare S. Agostino il patrono di quel platonismo altamente elaborato e sofisticato che un Ibn Gabirol aveva esposto nel suo &quot;Fons Vitae&quot; e Avicenna nei suoi commentari alla metafisica e alla psicologia di Aristotele.<\/em><\/p>\n<p><em>b) Dopo aver individuato in Platone il pensatore da ricercarsi dietro S. Agostino ed aver in realt\u00e0 eliminato S. Agostino dalle controversie platoniche del XIII secolo, S. Tommaso si interess\u00f2 alla diagnosi dell&#8217;ispirazione platonica dei vari commentatori di Aristotele ed alla separazione di quello che, a suo modo di vedere, \u00e8 l&#8217;Aristotele autentico dalle deformazioni platoniche. In questo senso, l&#8217;attivit\u00e0 filosofica di s. Tommaso nel XIII secolo si pu\u00f2 intendere come una critica sistematica ed una eliminazione del platonismo nella metafisica, nella psicologia e nella gnoseologia. Il mondo platonico delle idee fu tradotto in una teoria di princip\u00ee sostanziali in un mondo di individui stabili ed intelligibili; l&#8217;uomo platonico, che era poco pi\u00f9 di uno spirito incarcerato, divenne un animale razionale che possiede in s\u00e9 un&#8217;economia interiore, che presenta in un sistema razionale la sua natura misteriosa come una realt\u00e0 al confine di due mondi, spirito e materia; la teoria platonica della conoscenza (almeno nella versione del &quot;Menone&quot;, pi\u00f9 che in quella degli ultimi dialoghi, dove domina maggiormente la dottrina della divisione), che fu regolarmente assillata dalla difficolt\u00e0 di dar ragione dell&#8217;ORIGINE e della VERIT\u00c0 della conoscenza, fu tradotta in una teoria dell&#8217;astrazione, nella quale l&#8217;esperienza sensibile entra come un momento necessario nella spiegazione dell&#8217;origine, dello sviluppo e dell&#8217;uso della conoscenza, e nella quale la struttura intelligibile dell&#8217;essere sensibile diviene la misura della verit\u00e0 della conoscenza e del conoscere.<\/em><\/p>\n<p><em>c) Il risultato di questa elaborata critica del platonismo vien chiamato talvolta la sintesi aristotelico-tomista. \u00c8 meglio comunque chiamarla semplicemente una sintesi tomista, non solo perch\u00e9 S. Tommaso critic\u00f2 Aristotele in varie occasioni, ma anche perch\u00e9 il significato reale e storico di Aristotele come filosofo del IV secolo a. C. \u00e8 ancora molto discusso. In ogni caso dovrebbe essere quasi fuori discussione che S. Tommaso che Aristotele non era l&#8217;autore di tutte le dottrine che egli gli attribuiva.<\/em><\/p>\n<p><em>Ci\u00f2 su cui sembra che S. Tommaso abbia maggiormente insistito nell&#8217;usare Aristotele come pilastro del proprio pensiero, fu la riabilitazione dell&#8217;uomo e dell&#8217;universo come realt\u00e0 stabili e cause genuine. Questa insistenza fu chiamata da molti il suo NATURALISMO. Contro la tendenza degli agostiniani del XIII secolo a disprezzare la capacit\u00e0 innata della ragione umana a conoscere la verit\u00e0, S. Tommaso insistette sulla capacit\u00e0 della ragione ad agire come causa genuina e sufficiente della vera conoscenza nei limiti dell&#8217;ordine naturale. Contro le tendenze occasionalistiche del pensiero di Avicenna, che riduceva tanto l&#8217;uomo che il circostante mondo diveniente, alla condizione di spettri passivi dell&#8217;attivit\u00e0 unica di Dio (cio\u00e8 dell&#8217;&quot;intellectus agens&quot;), S. Tommaso sostenne la causalit\u00e0 subordinata, ma autonoma, dell&#8217;uomo nella produzione della conoscenza e la causalit\u00e0 genuina delle realt\u00e0 sensibili nella produzione del divenire. Infine S. Tommaso fonda la sua difesa dell&#8217;uomo e degli altri esseri quali cause efficienti nel proprio ordine, sulla dottrina della creazione ed allo stesso modo mostra come l&#8217;occasionalismo di Avicenna si fondi, in definitiva, sulla dottrina platonica dell&#8217;emanazione.<\/em><\/p>\n<p>Ai tre punti indicati dall&#8217;autore, e coi quali sostanzialmente concordiamo &#8211; pur provando un certo disagio di fronte a questa disinvoltura nel continuo prendere, togliere e adattare dal pensiero di altri filosofi che San Tommaso avrebbe operato &#8211; ci sembra doveroso aggiungerne un quarto, il pi\u00f9 importante di tutti: la scoperta dell&#8217;essere come atto, atto di essere (<em>actus essendi<\/em>); atto primo ed emergente, atto di tutti gli atti, e non semplicemente come &quot;aliquid&quot;, come essenza; e perci\u00f2 di Dio quale ci\u00f2 che esiste da se stesso e che <em>\u00e8<\/em> grazie a se stesso, <em>ipsum esse subsistens<\/em> (cosa che in Aristotele resta incomprensibile, o meglio impossibile, dato il suo distacco radicale dal mondo sensibile che ne fa, appunto, un &quot;aliquid&quot;, un &quot;qualcuno&quot;, cio\u00e8 uno fra tanti). Sono stati soprattutto \u00c9tienne Gilson e Cornelio Fabro a evidenziare in questo punto, l&#8217;essere come atto e non solo come essenza, il cuore del pensiero tomista e il suo contributo pi\u00f9 originale e pi\u00f9 duraturo alla filosofia in generale. A san Tommaso, cio\u00e8, va il merito, grandissimo e imperituro, che per sostenere non solo la struttura complessiva dell&#8217;esistente, ma anche il fatto del conoscere, del conoscere in maniera veridica e non di un conoscere qualsiasi, \u00e8 necessario un ente che abbia in se medesimo le ragioni per essere, e quindi non un ente fra gli altri, sia pure pi\u00f9 perfetto e del tutto sottratto alle dinamiche del divenire (che implicano non solo la morte, ma anche l&#8217;accidentalit\u00e0 e quindi il non essere). Un tale essere non solo esiste per s\u00e9, come il Motore Immobile aristotelico, che attira ogni altro ente senza essere attirato, ma rende possibile ogni forma del conoscere, che, altrimenti, si ridurrebbe a una trama evanescente di opinioni mutevoli, senza nulla che ne garantisca la verit\u00e0, perch\u00e9 senza l&#8217;essere come atto e non solo come principio o come essenza, l&#8217;essere che garantisce l&#8217;esistenza e la conoscenza del vero, nulla vi sarebbe di certo, n\u00e9 di stabile, n\u00e9 di essenziale, ma la realt\u00e0 sarebbe un caos di accidenti, un labirinto di opinioni.<\/p>\n<p>In altre parole, san Tommaso ha visto che dal platonismo, che \u00e8 essenzialmente un emanazionismo e quindi una forma di gnosi (o piuttosto un eccellente cavallo di Troia per la gnosi: giacch\u00e9 la gnosi eterna \u00e8 come un fungo parassita che non vive di vita propria, ma ha necessit\u00e0 di abbarbicarsi a qualche sistema filosofico o religioso preesistente per spacciarsi da quel che non \u00e8, vale a dire una concezione originale del reale) non si pu\u00f2 arrivare in alcun modo alla visione cristiana. E il problema fondamentale di san Tommaso \u00e8 sempre stato questo: liberare il cristianesimo dalle filosofie incompatibili con esso e riconoscere nel pensiero pagano quei germi di verit\u00e0 che possono e devono essere utilizzati per smentire quanto di falso vi \u00e8 nella concezione pagana del reale. Insomma san Tommaso ha voluto servirsi della tradizione antica per mostrare che la ragione naturale, quando lavora bene, cio\u00e8 quando procede con coerenza e senza errori, giunge sempre al vero, purch\u00e9 sia indirizzata nella giusta direzione e non si perda in falsi ragionamenti. E pertanto n\u00e9 l&#8217;essenzialismo, n\u00e9 l&#8217;emanazionismo possono condurre la ragione al pieno e stabile possesso del vero: l&#8217;uno perch\u00e9 \u00e8 un principio statico, incapace di render conto del movimento che tutto pervade; l&#8217;altro perch\u00e9 postula, erroneamente, che <em>tutti<\/em> gli enti partecipino dell&#8217;essenza divina, abolendo la differenza ontologica.<\/p>\n<p>Ora, la grande, emozionante novit\u00e0 del pensiero di san Tommaso \u00e8 che egli, metafisico per eccellenza, ha voluto partire dalla creatura, e ha scoperto in essa quel tesoro inestimabile che gli ha permesso di salire, di gradino in gradino, fino alla contemplazione gioiosa dell&#8217;Essere in quanto essere: la ragione naturale, data da Dio alla creatura appunto perch\u00e9 questa possa innalzarsi, con l&#8217;aiuto della grazia, fino a Lui.<\/p>\n<p>Come ha osservato ancora Dagobert D. Runes (op. cit., p. 454)<\/p>\n<p><em>[S. Tommaso] deve imparare ad essere un filosofo, a scoprire il filosofo dentro il cristiano, allo scopo di affrontare i filosofi. Nell&#8217;esplorare il significato di una CREATURA, san Tommaso veniva costruendo una filosofia che permise ai suoi contemporanei (almeno in quanto essi lo ascoltarono) di liberarsi dal vecchio mondo eternalistico dei Greci e di liberare quindi il loro pensiero dalle antinomie che questo mondo poteva poere4sentare per essi. Nell&#8217;accordo di fede e ragione, che S. Tommaso sostenne contro l&#8217;averrosimo, dobbiamo vedere il punto culminante della sua attivit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>Ecco dunque come e perch\u00e9 san Tommaso pu\u00f2 giungere al riconoscimento della distinzione, non nella reciproca opposizione e incompatibilit\u00e0, ma nel loro sostanziale accordo, del cammino della ragione e quello della fede: perch\u00e9 la ragione \u00e8 semplicemente l&#8217;altra via, quella naturale, ma sempre permessa e voluta da Dio, che consente di giungere al vero, o quanto meno alle soglie del vero: giacch\u00e9 il suo pieno possesso \u00e8 il frutto della Rivelazione e pertanto richiede necessariamente che la ragione naturale s&#8217;inchini davanti a ci\u00f2 che le \u00e8 superiore e ne richieda l&#8217;aiuto, sotto forma d&#8217;illuminazione, cos\u00ec come l&#8217;Intelletto divino \u00e8 infinitamente superiore a quello umano. Adesso possiamo comprendere meglio, e sino in fondo, il racconto di come san Tommaso, davanti ad una difficolt\u00e0 di ordine intellettuale che gli pareva insolubile, posasse la penna, scendesse in chiesa a pregare e supplicare Iddio affinch\u00e9 gli aprisse la mente. Cosa domandava San Tommaso al Signore? Non che gli mostrasse la soluzione del problema, ma piuttosto che rendesse pi\u00f9 chiara e trasparente la sua mente, la sua capacit\u00e0 di ragionamento, partendo dall&#8217;assunto che la ragione naturale ha in s\u00e9 quanto occorre per realizzare il proprio fine, cio\u00e8 il fine proporzionato alla sua natura, che \u00e8 appunto la verit\u00e0.<\/p>\n<p>E siccome la ragione naturale \u00e8 ordinata al vero, che \u00e8 il suo fine, cos\u00ec essa possiede gli strumenti per conseguirlo: se cos\u00ec non fosse, essa sarebbe data all&#8217;uomo per beffa, cio\u00e8 per vederlo tormentarsi nel vano e inutile sforzo di attingere ci\u00f2 che si trova irrimediabilmente al di l\u00e0 della sua portata. Ma chi mai potrebbe aver allestito un simile scenario, beffa, una simile tragicommedia, se non una potenza immensamente beffarda e maligna, ma anche immensamente scaltra e potente? Se una tale potenza esistesse, sarebbe il Diavolo: ma il Diavolo non \u00e8 immensamente potente e tanto meno immensamente scaltro: se lo fosse, non si sarebbe ribellato ed impegnato in un&#8217;interminabile guerra contro di Lui, sapendo che in nessun modo potr\u00e0 mai vincerla. Rimane Dio stesso: ma Dio ha di meglio da fare che tormentare gli uomini, ispirando loro dei bisogni e dei desideri che essi non potranno mai soddisfare.<\/p>\n<p>In questo noi sentiamo in san Tommaso non solo un maestro insuperato, ma un autentico fratello: perch\u00e9 come noi si \u00e8 posto il problema del conoscere e con tutta umilt\u00e0, ma anche con amore e fiducia nella creatura umana (perch\u00e9 non si pu\u00f2 amare realmente ci\u00f2 in cui non si ha fiducia), e con fiducia anche maggiore nei doni che Dio le ha concesso, si \u00e8 assunto il compito di mostrarci che la ragione non ci \u00e8 stata data invano; che essa serve per condurre al vero; che noi, quindi, siamo ordinati al vero e capaci di attingere il vero, trovando nella contemplazione di esso la massima felicit\u00e0 possibile nella dimensione terrena.<\/p>\n<p>San Tommaso \u00e8 il campione dell&#8217;ottimismo ragionato, della fiducia nell&#8217;uomo e nella bont\u00e0 (relativa) del mondo: senza che ci\u00f2 lo porti a una qualche forma di umanismo o di naturalismo, cio\u00e8 senza assolutizzare il valore dell&#8217;uomo, n\u00e9 la natura in se stessa. Per lui, la natura \u00e8 uno strumento ed \u00e8 sottomessa alla grazia: \u00e8 autonoma, non indipendente.<\/p>\n<p>Ecco la ragione vera e profonda dell&#8217;antipatia, dell&#8217;astio profondo, che il pensiero moderno, anche quello nominalmente cattolico (si pensi al modernismo) riserva al tomismo: esso ha il torto di mostrare, contro ogni relativismo, soggettivismo e storicismo (che \u00e8 la maschera del nichilismo) che al vero si pu\u00f2 giungere con la ragione naturale rettamente usata; per poi constatare che non si tratta di una via opposta e antitetica a quella della fede, ma complementare ad essa, e diretta al medesimo Fine.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qual \u00e8 il problema che si pone un pensatore, quando si accinge a elaborare una spiegazione filosofica del reale? 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