{"id":28110,"date":"2019-04-15T02:29:00","date_gmt":"2019-04-15T02:29:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/04\/15\/qual-e-il-nostro-posto\/"},"modified":"2019-04-15T02:29:00","modified_gmt":"2019-04-15T02:29:00","slug":"qual-e-il-nostro-posto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/04\/15\/qual-e-il-nostro-posto\/","title":{"rendered":"Qual \u00e8 il nostro posto?"},"content":{"rendered":"<p>Qual il nostro posto? Qual \u00e8 il posto nel mondo destinato a ciascuno di noi? Non in senso fisico, naturalmente, ma in senso spirituale e morale. Dove dobbiamo stare, a quale criterio ci dobbiamo ispirare? Da quando, con la cultura moderna, abbiamo perso la visione finalistica dell&#8217;universo, e da quando, con il dilagare del materialismo, abbiamo scordato la duplice dimensione dell&#8217;uomo, naturale e soprannaturale, queste domande semplici, ovvie, alle quali certamente i nostri nonni sapevamo rispondere, per noi sono diventate un muro, una barriera invalicabile. Peggio: si \u00e8 fatta strada l&#8217;idea che pretendere di dare ad esse una risposta sia un atto di suprema presunzione, e, allo stesso tempo, di suprema ottusit\u00e0: come se solo gli sciocchi e i presuntuosi potessero presumere di sapere qual \u00e8 il posto nel mondo a noi riservato. E non basta: l&#8217;uomo moderno d\u00e0 ormai per scontato e dimostrato che nessun posto, in particolare, ci \u00e8 destinato per il semplice fatto che un destino, uno scopo ultimo, una finalit\u00e0 suprema, non sono dati ad alcuno; che tutto il mondo nasce dal caso, si regge (si fa per dire) sul caso, e a caso \u00e8 destinato a finire, cos\u00ec come a caso finiranno le nostre vite individuali. E che non c&#8217;\u00e8 alcuna lezione da trarre, nessun insegnamento, nessuna regola; anzi, che il vero insegnamento della modernit\u00e0 \u00e8 l&#8217;assenza di qualsiasi fine, e pertanto di qualsiasi obiettivo educativo per la persona. Se tutto va secondo il caso, allora \u00e8 illusorio e sbagliato voler insegnare qualcosa a qualcuno: quel che c&#8217;\u00e8 da sapere, nel piccolo cabotaggio della propria vita, ciascuno lo decider\u00e0 da s\u00e9, in base alle proprie personali esigenze. Tanto, la navigazione oceanica \u00e8 diventata una cosa d&#8217;altri tempi; una cosa per dei poveri pazzi, come don Chisciotte. Oggi si vive alla giornata e si muore alla giornata: cos\u00ec, come viene.<\/p>\n<p>Certo, \u00e8 strano. Se riceviamo un invito a pranzo, quando arriviamo davanti alla tavola imbandita, domandiamo al padrone di casa dove dobbiamo sederci: perch\u00e9 lui, secondo uno schema preciso, certamente ha destinato un posto per ciascuno dei commensali, non a casaccio, ma tenendo conto di una serie di fattori, che lui conosce meglio di noi; perci\u00f2, prima di sederci, attendiamo che sia lui a dirci quale sedia occupare. Al contrario, quando ci affacciamo alla mensa della vita, uscendo dalla puerizia e cominciando a cercare la via del nostro futuro, non ci poniamo minimamente il problema di sedere al posto giusto, di individuare il posto a noi destinato; per essere pi\u00f9 precisi: non ci sfiora neppure l&#8217;idea di <em>chiederlo,<\/em> proprio come colui che riceve un invito a pranzo attende che gli venga indicata la sedia a lui destinata. Evidentemente, abbiamo smarrito l&#8217;idea della vita come dono; di conseguenza, abbiamo smarrito la nozione che, se si viene invitati, senza dubbio ci \u00e8 anche stato destinato un posto. E se pure, qualche volta, ci sfiora la mente un simile pensiero, al massimo arriviamo a concepirlo per la nostra dimensione terrena: arriviamo, cio\u00e8, a porci la domanda su che cosa siamo stati chiamati a fare in questa vita. Eppure, il destino finale dell&#8217;uomo non \u00e8 la morte, ma la vita; perci\u00f2 egli dovrebbe aver sempre chiara l&#8217;idea che ogni cosa, ogni pensiero, ogni atto, tutto quel che facciamo e tutto quel che ci viene chiesto di fare, deve esser fatto con l&#8217;occhio sempre rivolto alla meta ultima: la vita eterna. Non ha senso preoccuparsi solo e unicamente della meta terrena, perch\u00e9 la meta terrena \u00e8, in ogni caso, la morte. E del resto, a che giova conquistare il mondo intero, se si perde la propria anima? Sono parole di Ges\u00f9 Cristo; si vede che perfino i cristiani, o quelli che si dicono tali, si scordano di meditarle e di tenerle sempre presenti in ogni circostanza della vita. Un cristiano che non pensa alla meta ultima \u00e8 un cristiano a met\u00e0; o, per meglio dire, \u00e8 un cristiano moderno. L&#8217;uomo moderno si preoccupa solo del qui e ora; il suo occhio non sa pi\u00f9 rivolgersi verso l&#8217;infinito.<\/p>\n<p>Ecco, allora, che la domanda sul <em>cosa<\/em> si lega alla domanda sul <em>dove<\/em>. Ogni persona \u00e8 chiamata ad occupare quel certo posto nel mondo che corrisponde alla funzione che deve svolgere. Ma come si fa a sapere qual \u00e8 la funzione, e quindi qual \u00e8 il posto? Esattamente come quando si riceve un invito a pranzo a casa di un amico: lo si domanda a lui, o si attende che sia lui a indicare dove sederci. Per un credente, l&#8217;amico che ci ha invitati a pranzo \u00e8 Dio: \u00e8 quindi a Lui che bisogna chiedere quale posto occupare. La maggior parte delle persine tende a scegliere i posti pi\u00f9 belli, cerca di accaparrarseli in qualunque modo: le professioni pi\u00f9 prestigiose, gli incarichi meglio retribuiti, le posizioni che garantiscono il maggior numero di privilegi. Giova rileggersi, nel Vangelo, la parabola degli invitati al banchetto di nozze (<em>Luca<\/em>, 14, 1, 7-11):<\/p>\n<p><em>Un sabato si rec\u00f2 a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.<\/em><\/p>\n<p><em>Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti:\u00a0\u00abQuando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perch\u00e9 non ci sia un altro invitato pi\u00f9 degno di te,\u00a0e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: \u00abCedigli il posto!\u00bb. Allora dovrai con vergogna occupare l&#8217;ultimo posto.\u00a0Invece, quando sei invitato, va&#8217; a metterti all&#8217;ultimo posto, perch\u00e9 quando viene colui che ti ha invitato ti dica: \u00abAmico, vieni pi\u00f9 avanti!\u00bb. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perch\u00e9 chiunque si esalta sar\u00e0 umiliato, e chi si umilia sar\u00e0 esaltato\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Questo \u00e8 il segreto per udire la chiamata e per sapere quel che Dio vuole da ciascuno di noi, dove vuole che andiamo a collocarci: l&#8217;umilt\u00e0. Senza umilt\u00e0 del cuore, non si ode la voce della chiamata; la superbia la copre, la rende impercettibile. Non ha forse Ges\u00f9 raccomandato l&#8217;umilt\u00e0 come stile di vita? Non ha ammonito che, se non ci si fa piccoli come i bambini, non si entra nel regno dei Cieli? E non ha reso lode al Padre celeste per aver nascosto la verit\u00e0 ai superbi e agli orgogliosi (anche in senso intellettuale) e averla, invece, rivelata a piccoli e ai semplici? L&#8217;umilt\u00e0, dunque, non \u00e8 &quot;solo&quot; una virt\u00f9 bella e ammirevole; \u00e8 anche lo strumento necessario per spostare la propria esistenza sul piano dell&#8217;assoluto, perch\u00e9 senza di essa noi non riusciremo mai ad udire la voce di Dio. Non che Dio abbia smesso di chiamarci; ci conosce e ci chiama per nome, uno ad uno; ma se l&#8217;umilt\u00e0 non abita nei nostri cuori, non la udiremo, neppure se risuonasse forte come il tuono. E questo ci riconduce al problema fondamentale dell&#8217;uomo moderno, ossia la dimenticanza della vera natura dell&#8217;uomo. La personalit\u00e0 umana si articola in due dimensioni: l&#8217;ordine della natura e l&#8217;ordine della Grazia. All&#8217;ordine della natura appartengono la sensibilit\u00e0, l&#8217;affettivit\u00e0, la volont\u00e0, la ragione, la memoria e la coscienza. Oggi si tende a identificare con queste facolt\u00e0 tutta la personalit\u00e0 umana, come se l&#8217;essere dell&#8217;uomo si esaurisse nell&#8217;esplicazione delle sue facolt\u00e0 immanenti. Ma c&#8217;\u00e8 anche una dimensione superiore, l&#8217;ordine della Grazia, che vivifica, rinnova e perfeziona le facolt\u00e0 puramente umane, e trasferisce tutta la vita dell&#8217;individuo su un piano pi\u00f9 alto, trasfigurandola e sublimandola. Per fare un esempio: nell&#8217;ordine della natura, l&#8217;amore \u00e8 quel sentimento che si rivolge a una determinata persona, senza la quale l&#8217;individuo ha l&#8217;impressione di non poter pi\u00f9 vivere: \u00e8, dunque, una forma di dipendenza, anche se pu\u00f2 essere ingentilita dalla disponibilit\u00e0 a donarsi e dalla sollecitudine nei confronti di quella persona. Tuttavia, chi ama solo nell&#8217;ordine della natura, non giunger\u00e0 mai all&#8217;amore perfetto: quello, per dirne una, che sa perdonare le offese. Per giungere all&#8217;amore perfetto, che \u00e8 l&#8217;amore perfettamente disinteressato, gratuito, inesauribile, e, nello stesso tempo, l&#8217;amore che ci innalza dall&#8217;umano al divino, e ci fa vedere come amare davvero significhi provare amore e desiderio di bene per tutti gli esseri umani, nessuno escluso, bisogna fare un salto di qualit\u00e0. Questa sovrabbondanza del cuore, e il possesso dei mezzi atti a condurre la vita buona, la pazienza la tenacia, il coraggio, la rettitudine, la benevolenza, vengono dalla Grazia e non dalla natura. Restando nell&#8217;ordine della natura si pu\u00f2 arrivare fino a un certo punto; si pu\u00f2 condurre una vita buona, ma fino a un certo punto; poi, quando le difficolt\u00e0 si accavallano l&#8217;una sull&#8217;altra, i cerchioni della volont\u00e0 saltano, e tutta la vita spirituale della persona va alla deriva. Come trovare la forza di amare, assistere, accompagnare fino all&#8217;ultimo una persona affetta da una grave malattia, non solo invalidante, ma anche degradante; un malato di Alzheimer, ad esempio, che non riconosce pi\u00f9 le persone care, anzi le insulta e le maltratta tutto il giorno, tutti i giorni? Dove trovare la forza interiore, la capacit\u00e0 di dedizione, lo spirito di sacrificio per un compito del genere; e, per giunta, riuscire a conservare la tenerezza, la dolcezza, la benevolenza nei confronti di quella persona, e anche, cosa non secondaria, nei confronti di se stessi? Come sottrarsi all&#8217;angoscia, alla disperazione, alla tentazione di lasciarsi andare al pessimismo e al disamore di s\u00e9? Tutto questo \u00e8 possibile nell&#8217;ordine della Grazia, non in quello della natura. \u00c8 la Grazia divina che fortifica l&#8217;anima, moltiplica le energie fisiche e psichiche, offre punti di riferimento, saldi ancoraggi e un orizzonte di speranza, l\u00e0 dove, umanamente parlando, ci sarebbe solo il deserto e, per forza di cose, presto o tardi, un desiderio di morte. E come resistere alla tentazione di scappare, finch\u00e9 si resta sul piano della realt\u00e0 naturale, e si confida solo nelle proprie risorse umane? Scoraggiarsi, aver paura, voler fuggire, sono sentimenti umani, sono reazioni umane: e sono perfettamente logiche, quando ci si trova alle prese con situazioni particolarmente gravi, nelle quali non si riesce a intravedere una via d&#8217;uscita. Eppure la via d&#8217;scita c&#8217;\u00e8, c&#8217;\u00e8 sempre, c&#8217;\u00e8 anche se noi non la vogliamo vedere: ed \u00e8 la confidenza in Dio. L&#8217;uomo che confida in Dio, che si abbandona a Lui, che gli offre il suo patire e gli chiede umilmente la luce di cui ha bisogno, nelle tenebre che lo circondano, non rimane deluso, perch\u00e9 Dio non aspetta altro che quel momento: il momento in cui la nostra umana superbia viene umiliata e in noi si desta, o si ridesta, la pianticella dell&#8217;umilt\u00e0. Ed \u00e8 proprio cos\u00ec che Dio ci vuole: umiliati, per poterci innalzare; seduti all&#8217;ultimo posto, per renderci l&#8217;onore di farci alzare e sedere al posto d&#8217;onore, accanto a S\u00e9.<\/p>\n<p>Cos\u00ec rispondeva san Pio X a quanti, al principio di agosto 1914, mentre in Europa scoppiava la guerra che egli aveva cercato in ogni mondo di scongiurare, gli suggerivano di lasciare Roma, come atto di protesta contro l&#8217;immane sciagura che stava per abbattersi sul mondo (cit. in: Francesco Zanetti, <em>Pio X aneddotico<\/em>, Roma, Istituto Editoriale San Michele, 1937, p. 217):<\/p>\n<p><em>Qualche mio predecessore (&#8230;), in momenti luttuosi e pericolosi prese la via dell&#8217;esilio: in quanto a me, con la grazia di Dio, preferisco che questa mia veste bianca sia intrisa di sangue, piuttosto che muovermi dal posto in cui il Signore mi ha voluto<\/em>.<\/p>\n<p>In queste parole c&#8217;\u00e8 anche la risposta alla domanda iniziale: qual \u00e8 il nostro posto nel mondo. Il nostro posto \u00e8 l\u00e0 dove Dio ci chiama e dove ci invita ad andare; il nostro posto \u00e8 quello che si rivela quando prendiamo la risoluzione di fare la Sua volont\u00e0, e la Sua soltanto. Finch\u00e9 noi cerchiamo di Fare la nostra, senza di Lui; finch\u00e9 pretendiamo di fare a modo nostro, come se Lui non ci fosse e come se non ci chiamasse, gi soffocando la Sia chiamata e ignorando i Suoi inviti, non troveremo mai il nostro posto nel mondo. E se non troviamo il nostro posto, non possiamo neppure stare in pace con noi stessi. Gli uomini moderni sono turbati, inquieti, infelici, rabbiosi, disperati, perch\u00e9 hanno perso la pace con se stessi. E hanno perso la pace interiore perch\u00e9 si sono rifiutati di ascoltare la chiamata e hanno deciso che la vita \u00e8 una faccenda tutta loro, da vivere ciascuno come gli pare e piace, e non facendo la volont\u00e0 di Dio. Ma solo in Dio, nell&#8217;uniformarsi alla Sua volont\u00e0, \u00e8 la nostra vera pace, come scrive mirabilmente il padre Dante (<em>Paradiso<\/em>, III, 70-81):<\/p>\n<p><em>Frate, la nostra volont\u00e0 qu\u00efeta \/ virt\u00f9 di carit\u00e0, che fa volerne \/ sol quel ch&#8217;avemo, e d&#8217;altro non ci asseta.\u00a0\/\/ Se dis\u00efassimo esser pi\u00f9 superne, \/ foran discordi li nostri disiri \/ dal voler di colui che qui ne cerne; \/\/ che vedrai non capere in questi giri, \/ s&#8217;essere in carit\u00e0 \u00e8 qui necesse, \/e se la sua natura ben rimiri. \/\/ Anzi \u00e8 formale ad esto beato esse \/tenersi dentro a la divina voglia, \/ per ch&#8217;una fansi nostre voglie stesse&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Il concetto \u00e8 molto chiaro: per essere in pace con se stessi, per essere felici, bisogna uniformare la propria volont\u00e0 alla volont\u00e0 di Dio; solo quando si fa e solo quando si desidera solo quel che Lui desidera da noi, si \u00e8 nella pace perfetta e nella felicit\u00e0 vera. Ma l&#8217;uomo moderno ha dimenticato questa semplice verit\u00e0: voltando le spalle a Dio e cercando la propria realizzazione esclusivamente nell&#8217;ordine della natura, si \u00e8 reso infelice da se stesso, e ha reso disarmonica e, spesso, insensata, la sua stessa vita. Insensata \u00e8 una vita che, rifiutando Dio, rifiuta il proprio significato; inoltre, una vita del genere \u00e8 sempre fuori posto. Non ha senso chiedersi dove si debba andare o cosa si debba fare, se si tiene lo sguardo rivolto unicamente alle cose di quaggi\u00f9. Il finito non pu\u00f2 dare risposte alla sete d&#8217;infinito; l&#8217;umano non pu\u00f2 trascendersi da se stesso: ha bisogno di un punto d&#8217;appoggio sul quale fare perno per innalzarsi. E nulla quaggi\u00f9 offre un terreno saldo sotto i piedi: solamente Dio&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qual il nostro posto? Qual \u00e8 il posto nel mondo destinato a ciascuno di noi? 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