{"id":28109,"date":"2021-08-23T07:48:00","date_gmt":"2021-08-23T07:48:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/08\/23\/qual-e-il-fine-ultimo-di-tutte-le-cose\/"},"modified":"2021-08-23T07:48:00","modified_gmt":"2021-08-23T07:48:00","slug":"qual-e-il-fine-ultimo-di-tutte-le-cose","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/08\/23\/qual-e-il-fine-ultimo-di-tutte-le-cose\/","title":{"rendered":"Qual \u00e8 il fine ultimo di tutte le cose?"},"content":{"rendered":"<p>Le cose, per il solo fatto di esistere, attestano l&#8217;esistenza di una finalit\u00e0. Nessuno fabbrica le cose senza uno scopo: il coltello viene fatto per tagliare, la penna per scrivere, la macchina per viaggiare. Perfino lo scarabocchio che si fa sulla pagina bianca, senza pensare a niente, mentre si partecipa ad una riunione noiosa, lo si fa per una ragione e con un fine: combattere la noia, dare uno svago alla mente infastidita. E le cose che non sono state fatte dall&#8217;uomo? I fiori, gli alberi, le montagne, le stelle, le galassie? Ciascuna di esse rivela un ordine mirabile e un&#8217;armonia delicatissima fatta di senso delle proporzioni e un&#8217;estetica che si unisce alla funzionalit\u00e0: basta osservare al microscopio un fiocco di neve, o una semplice goccia d&#8217;acqua, oppure, al telescopio, un ammasso stellare o una nebulosa a spirale. Tanta bellezza e tanta complessit\u00e0 denotano un qualcosa che oltrepassa di molto il puro e semplice caso e che eccede la mera funzionalit\u00e0: qualcosa di misterioso e tuttavia inequivocabilmente preciso, razionale, tale da suggerire una vera e propria intenzionalit\u00e0. Perch\u00e9 mai la natura dovrebbe produrre simili meraviglie se non vi fosse nessuna mente capace di coglierle e apprezzarle? Si dir\u00e0 che il profumo e i vivaci colori dei fiori sono fatti per attirare gli insetti destinati a impollinarli e dunque che non c&#8217;\u00e8 bisogno di una mente che contempli tanta bellezza e perfezione. Per\u00f2 sta di fatta che una simile mente c&#8217;\u00e8: quella dell&#8217;uomo. Sarebbe dunque un caso che la mente umana riesca a gioire nell&#8217;esplorare i segreti della natura e nello scoprire che vi si trova una tale bellezza distribuita a profusione? E la stessa mente umana, pu\u00f2 esseri fatta da s\u00e9, per accrescimento delle cellule neuronali, semplicemente evolvendo secondo un cieco meccanismo nato dal caso, cos\u00ec come dal caso sarebbe nata la vita, e prima ancora la materia stessa? Eppure i cosmologi, risalendo al momento zero del Big Bang, cio\u00e8 all&#8217;inizio del tempo, devono ammettere che non ne sanno nulla, assolutamente nulla: possono solo ipotizzare che dopo alcune frazioni infinitesime di secondo esisteva gi\u00e0 un universo in espansione, che cresceva in dimensioni, in complessit\u00e0 e in armonia a ritmo impressionante, e che gi\u00e0 conteneva in s\u00e9, quando aveva ancora le dimensioni di una palla da tennis, tutte le leggi della fisica, della chimica, della termodinamica e dell&#8217;elettromagnetismo, proprio come un feto di pochi giorni gi\u00e0 possiede in s\u00e9, potenzialmente, tutti gli organi e tutte le funzioni dell&#8217;individuo adulto e sviluppato. Tutto ci\u00f2 indica un ordine, una razionalit\u00e0 e un senso del bello: vale a dire un fine; non indica il caso, perch\u00e9 ipotizzare che il caso ne sia stato all&#8217;origine \u00e8 come ipotizzare che una scimmietta, battendo per gioco sui tasti di una macchina da scrive, possa comporre qualcosa di simile alla <em>Divina Commedia<\/em>, sia pure disponendo d&#8217;un tempo lunghissimo, pari a milioni e miliardi di anni. No: esiste un confine invalicabile fra ci\u00f2 che \u00e8 improbabile e ci\u00f2 che \u00e8 impossibile; e immaginare che il mondo sia nato dal caso, senza scopo e senza un perch\u00e9, comporta una deliberata forzatura da ci\u00f2 che \u00e8 improbabile a ci\u00f2 che \u00e8 assolutamente impossibile.<\/p>\n<p>Dunque, le cose esistono ed esistono per un fine. Quale sar\u00e0 mai questo fine? Evidentemente, sar\u00e0 il fine di chi ne \u00e8 l&#8217;autore. Per la sana ragione naturale, madre della filosofia, tale autore si chiama Causa Prima ed \u00e8 all&#8217;origine di tutto ci\u00f2 che esiste sia sul piano materiale che su quello intellettuale, spirituale e morale. Per il filosofo, la Causa Prima \u00e8 l&#8217;essere; per il credente, \u00e8 Dio. Ora, la Causa Prima persegue il bene: non il bene di questo o quell&#8217;ente, ma il bene di tutti contemporaneamente; perch\u00e9 la creazione degli enti presuppone una sovrabbondanza e una gratuit\u00e0 che si possono spiegare solo come un atto di amore. E come potrebbe non desiderare il bene degli enti, ci\u00f2 che ne \u00e8 all&#8217;origine? La questione, per\u00f2, dovrebbe essere formulata in termini pi\u00f9 precisi, chiedendosi non solo quale sia il bene degli enti, ma anche il loro fine: perch\u00e9 \u00e8 evidente che il bene di un ente coincide con il suo fine ultimo. Ricordiamo che il fine di una cosa non \u00e8 la stessa identica cosa del suo scopo. Lo scopo viene dal greco <em>skop\u00f3s<\/em>, che \u00e8 il bersaglio: scopo di una cosa \u00e8 pertanto andare al bersaglio, centrare l&#8217;obiettivo. Ma il fine indica un concetto pi\u00f9 ampio e pi\u00f9 completo. Fine viene dal latino <em>finis<\/em> che \u00e8 il calco del greco <em>t\u00e9los<\/em>, e designa non solo lo scopo, ma anche il senso di una cosa: perci\u00f2 non solo centrare il bersaglio, ma anche, al tempo stesso, realizzarla finalit\u00e0 che gli \u00e8 propria. Infatti si pu\u00f2 centrare l&#8217;obiettivo, ma solo esteriormente e meccanicamente; mentre quando lo si \u00e8 centrato e insieme si \u00e8 realizzato il proprio fine, allora e solo allora si pu\u00f2 dire di aver concretizzato il senso profondo di una certa cosa, ad esempio della propria vita. Non basta aver vissuto come era giusto vivere e aver fatto tutto ci\u00f2 che era giusto fare: bisogna anche aver realizzati se stessi, cio\u00e8 aver fatto tutto quel che si p fatto con piena convinzione e senza ripensamenti, rimpianti o rimorsi. Inoltre nel concetto di fine \u00e8 incluso il concetto di <em>fine ultimo<\/em>: dello scopo basta dire che \u00e8 stato raggiunto, ma il fine \u00e8 stato raggiunto solo quando \u00e8 stato raggiunto il fine ultimo, non bastando conseguire un obiettivo intermedio e provvisorio. Dunque nel concetto di fine \u00e8 implicito il concetto di completezza e di finalit\u00e0 conclusiva. Perci\u00f2, per capire quale sia il fine degli enti, bisogna chiedersi quale sia il fine ultimo dell&#8217;autore degli enti: quale sia il fine ultimo della Causa Prima.<\/p>\n<p>Giunti a questo punto del nostro ragionamento, dobbiamo riportare alla memoria tutto ci\u00f2 che abbiamo gi\u00e0 detto, in molte precedenti occasioni, a proposito del concetto di verit\u00e0. Fra le altre cose, abbiamo visto che la verit\u00e0 \u00e8 uno degli attributi dell&#8217;essere, anzi ne \u00e8 l&#8217;attributo principale, dal quale tutti gli altri derivano: perch\u00e9 niente \u00e8 buono, niente \u00e8 ben fatto, niente raggiunge il proprio fine, fuori della verit\u00e0 e senza la verit\u00e0; mentre tutto ci\u00f2 che \u00e8 nella verit\u00e0 e secondo verit\u00e0, \u00e8 buono in se stesso e felicemente realizzato. Appare dunque evidente che il fine ultimo del primo autore dell&#8217;universo non pu\u00f2 essere altro che la verit\u00e0. Ma abbiano visto che il fine degli enti \u00e8 anche il loro bene: dunque il bene degli enti \u00e8 il raggiungimento della verit\u00e0, cos\u00ec come il fine ultimo della Causa Prima \u00e8 l&#8217;affermazione della verit\u00e0. In altre parole, il nostro bene coincide con il fare la volont\u00e0 del nostro creatore, il Quale a sua volta sa che in ci\u00f2, e non in altro, consiste il nostro autentico bene; e la Sua volont\u00e0 \u00e8 che noi cerchiamo e riconosciamo il vero, che poi \u00e8 una sola cosa con il cercare e riconoscere Lui, come Autore di tutto ci\u00f2 che esiste, infinitamente degno di essere amato, adorato e servito. La nostra esperienza pratica ci insegna, infatti, che molto spesso noi scambiamo per il nostro bene ci\u00f2 che poi, alla prova dei fatti, si rivela essere tutt&#8217;altro che un bene: noi siamo sovente cattivi giudici di quel che \u00e8 bene per noi per la semplice ragione che giudichiamo le cose terra terra, senza saperci innalzare ad una visione superiore. In particolare, noi riteniamo un bene scansare le difficolt\u00e0 e i dolori, e procurarci le cose piacevoli e gratificanti: ma di fatto la vita ci offre la possibilit\u00e0 di diventare delle persone migliori proprio passando attraverso la prova e il sacrificio, e ci vaglia con il severo setaccio della croce. Queste cose il cristiano le sa benissimo, o almeno dovrebbe saperle: perch\u00e9 tale \u00e8 stata la vita di Ges\u00f9 Cristo, tale il significato del modello che essa rappresenta per noi: fare sempre la volont\u00e0 del Padre, amare il bene e odiare il male ed essere disposti a sacrificarsi per testimoniare la verit\u00e0. Queste riflessioni ci aiutano anche a comprendere sempre meglio fino a che punto la filosofia moderna si \u00e8 allontanata dai suoi fini e dalla sua ragion d&#8217;essere; e, viceversa, quanto fosse centrata e appropriata la filosofia medievale, specialmente quella che pi\u00f9 d&#8217;ogni altra ha posto al centro del suo discorso la ricerca e l&#8217;affermazione della verit\u00e0, secondo la luce della ragione naturale e in accordo con la Rivelazione: quella di san Tommaso d&#8217;Aquino, il gigante del pensiero europeo e il massimo erede e continuatore della migliore tradizione classica. Scrive a questo proposito Alessandro Ghisalberti &#8211; professore ordinario di Filosofia teoretica e di Storia della Filosofia Medievale preso l&#8217;Universit\u00e0 Cattolica di Milano dal 1989 al 2012, e direttore della <em>Rivista di filosofia neo-scolastica<\/em> dal 2000 al 2011 &#8211; nel suo libro <em>La filosofia medievale<\/em> (Firenze, Gruppo Editoriale Giunti, 2002, pp. 177-180):<\/p>\n<p><em>La speculazione filosofica [per S. Tommaso] conserva una propria validit\u00e0 e autonomia, anche se ci\u00f2 non deve avvenire a scapito dell&#8217;intelligenza della fede. Proprio riguardo ai rapporto fra la ragione e la fede, Tommaso si richiama alla necessaria unit\u00e0 della verit\u00e0, dal momento che la molteplicit\u00e0 di verit\u00e0 \u00e8 solo una molteplicit\u00e0 di enunciati, che all&#8217;uomo sono dati attraverso due fonti di conoscenza: la ragione, che gode della certezza dell&#8217;evidenza sensibile e intellettiva, e la fede, che si fonda sull&#8217;autorit\u00e0 del Dio rivelante. Il vero sapiente deve mirare a conoscere le cause ultime delle cose, e cio\u00e8 il loro fine; noi sappiamo infatti che \u00abil fine ultimo di ogni cosa \u00e8 quello perseguito dal primo autore e motore di essa. Ma il primo autore e motore dell&#8217;universo \u00e8 un&#8217;intelligenza, come dimostreremo in seguito. Quindi l&#8217;ultimo fine dell&#8217;universo \u00e8 necessariamente un bene di ordine intellettuale: ossia \u00e8 la verit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Perci\u00f2 \u00e8 necessario che la verit\u00e0 sia l&#8217;ultimo fine di tutto l&#8217;universo, che la sapienza abbia come scopo principale la considerazione di essa\u00bb (Somma contro i Gentili, I, 1).<\/em><\/p>\n<p><em>Il vero sapiente deve dunque tendere a conoscere le cose ultime, cio\u00e8 quelle divine, e per fare ci\u00f2 deve compiere uno sforzo, perch\u00e9, per Tommaso, l&#8217;uomo non conosce Dio mediante una illuminazione interiore e cio\u00e8 con una notizia innata della divinit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;uomo si trova di fronte a due classi di verit\u00e0 riguardanti Dio: una classe di verit\u00e0 cui pu\u00f2 arrivare l&#8217;indagine razionale, filosofica, e una classe di verit\u00e0 che superano totalmente il potere della ragione. Nella prima classe Tommaso colloca verit\u00e0 quali l&#8217;esistenza di Dio, gli attributi divini e l&#8217;immortalit\u00e0 dell&#8217;anima, e si dichiara convinto che si possono addurre per esse delle ragioni dimostrative, che invece non si danno per le verit\u00e0 della seconda classe, per le quali si possono addurre solo argomentazioni probabili.<\/em><\/p>\n<p><em>Il sapiente deve adoperarsi perch\u00e9 vengano risolte le ragioni dell&#8217;avversario, cio\u00e8 di colui che ritiene false le verit\u00e0 rivelate, dal momento che la ragione naturale non pu\u00f2 essere contraria alle verit\u00e0 di fede. \u00c8 questo un esempio della convinzione di fondo che presiede alla soluzione tomista dei rapporti fede-ragione, secondo quanto lo steso Tommaso scrive: \u00abSebbene la verit\u00e0 della fede cristiana superi la capacit\u00e0 ella ragione, tuttavia i principi naturali della ragione non possono essere in contrasto con codesta verit\u00e0. Infatti i principi cos\u00ec innati nella ragione si dimostrano verissimi: al punto che \u00e8 impossibile pensare che siano falsi.<\/em><\/p>\n<p><em>E neppure \u00e8 lecito ritenere che possa essere falso quanto si ritiene per fede, essendo confermato da Dio in maniera cos\u00ec evidente. Perci\u00f2 essendo contrario al vero solo il falso, com&#8217;\u00e8 evidente dalle loro rispettive definizioni, \u00e8 impossibile che una verit\u00e0 di fede possa essere contraria a quei principi che la ragione conosce per natura\u00bb (Ibidem, I,7).<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;altro versante del problema presenta un interrogativo delicato: c&#8217;\u00e8 un influsso della fede sulla ragione del credente, nell&#8217;ambito delle verit\u00e0 di suo dominio, nel momento cio\u00e8 in cui attende alla ricerca filosofica e scientifica? Tommaso \u00e8 esplicito nell&#8217;escludere un&#8217;interferenza della fede, che leda l&#8217;autonomia delle facolt\u00e0 naturali: \u00abLa grazia non abolisce la natura, bens\u00ec la perfeziona\u00bb; applicando l&#8217;enunciato alla conoscenza umana, esso viene a dire che le realt\u00e0 divine conoscibili per fede penetrano il soggetto conoscente secondo le leggi e le strutture psicologiche del soggetto stesso e non secondo la natura loro propria. L&#8217;uomo, dotato di un&#8217;intelligenza discorsiva e non intuitiva, la quale peraltro ha bisogno di dare avvio alla razionalit\u00e0 sfruttando le risorse delle conoscenze sensibili, non viene alterato nella sua struttura dalla penetrazione delle verit\u00e0 divine.<\/em><\/p>\n<p><em>La verit\u00e0 di fede costituisce tuttavia un criterio anche per la ragione, perch\u00e9, come si \u00e8 visto, Tommaso \u00e8 convinto che quegli enunciati che sono veri razionalmente non possono essere contrari alla fede; \u00e8 convinto inoltre dell&#8217;impossibilit\u00e0 che una verit\u00e0 di fede sia contraria alla ragione, dal momento che la verit\u00e0 \u00e8 una e non pu\u00f2 essere in contraddizione con se stessa. Non pu\u00f2 accadere che la ragione contraddica, con argomenti dimostrativi, le verit\u00e0 di fede; in questo modo Tommaso rivendica la piena autonomia scientifica della ragione nel suo campo, ed insieme \u00e8 convinto che l&#8217;andare contro il dogma sia andare contro la ragione stessa:<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abPoich\u00e9 la fede poggia sulla verit\u00e0 infallibile, e poich\u00e9 \u00e8 impossibile dimostrare il falso a partire da una cosa vera, \u00e8 chiaro che le prove che si portano contro la fede non sono dimostrazioni, bens\u00ec argomento confutabili\u00bb (Summa teologica, I, q. 1, a. 8, ad 2).<\/em><\/p>\n<p>Cosa aggiungere a un discorso cos\u00ec limpido sulla verit\u00e0 e il fine ultimo degli enti? Ecco, forse una cosa si pu\u00f2 precisare: l&#8217;intelligenza dell&#8217;uomo non \u00e8 solo discorsiva, ma anche intuitiva. Esistono entrambe e, specie in alcuni, procedono in mirabile accordo, colmando l&#8217;una le carenze dell&#8217;altra. A parte ci\u00f2, quale profondit\u00e0 in San Tommaso; si mediti questa frase: <em>il vero sapiente deve mirare a conoscere le cause ultime delle cose, cio\u00e8 il loro fine<\/em>. I moderni in confronto sono solo fiori appassiti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le cose, per il solo fatto di esistere, attestano l&#8217;esistenza di una finalit\u00e0. Nessuno fabbrica le cose senza uno scopo: il coltello viene fatto per tagliare,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[92],"class_list":["post-28109","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28109","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28109"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28109\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28109"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28109"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28109"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}