{"id":28100,"date":"2009-06-24T07:31:00","date_gmt":"2009-06-24T07:31:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/06\/24\/e-tempo-di-sfatare-la-leggenda-della-pugnalata-alla-schiena-di-mussolini-alla-francia\/"},"modified":"2009-06-24T07:31:00","modified_gmt":"2009-06-24T07:31:00","slug":"e-tempo-di-sfatare-la-leggenda-della-pugnalata-alla-schiena-di-mussolini-alla-francia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/06\/24\/e-tempo-di-sfatare-la-leggenda-della-pugnalata-alla-schiena-di-mussolini-alla-francia\/","title":{"rendered":"\u00c8 tempo di sfatare la leggenda della \u00abpugnalata alla schiena\u00bb di Mussolini alla Francia"},"content":{"rendered":"<p>Quella della \u00abpugnalata alla schiena\u00bb che Mussolini avrebbe sferrato alla Francia moribonda, il 10 giugno del 1940, divulgata dal presidente statunitense Frankin Delano Roosevelt, \u00e8 una delle pi\u00f9 tenaci e pi\u00f9 ingiustificate leggende nella storia della seconda guerra mondiale.<\/p>\n<p>Gli intellettuali italiani &#8211; storici, saggisti, giornalisti &#8211; l&#8217;hanno fatta propria dopo il 1945, con il tipico accanimento autodenigratorio che sembra essere l&#8217;unico vero sport nazionale nel quale gli Italiani eccellono, e avallata con tutti i crismi di una sentenza definitiva e inappellabile. Ancora oggi, a quasi settant&#8217;anni di distanza, chi voglia compendiare in un&#8217;unica espressione tutte le infamie, vere o supposte, del regime fascista, basta che sussurri a mezza voce: \u00abla pugnalata alla schiena della Francia\u00bb; e non occorre che aggiunga altro. Ogni possibile obiezione \u00e8 sbaragliata, ridotta al silenzio, seppellita sotto una montagna di riprovazione morale.<\/p>\n<p>Ebbene, forse \u00e8 giunto il tempo di rivedere quel giudizio, sia sotto il profilo propriamente storico e politico, sia sotto quello morale; e ci si accorger\u00e0, non senza qualche stupore, che le cose stanno assai diversamente da come la Vulgata della cultura ufficiale le ha descritte, per la bellezza di sette decenni, in Italia e all&#8217;estero.<\/p>\n<p>Si vuole che la dichiarazione di guerra del 10 giugno, da parte di Mussolini, sia stata un atto di opportunismo senza precedenti; e, inoltre, che sia equivalsa ad un atto di vilt\u00e0 inqualificabile, dato che il suolo della Francia era ormai invaso e i Tedeschi puntavano vittoriosamente verso quegli obiettivi strategici risolutivi che, nel 1914, non erano riusciti a raggiungere per un soffio, a causa del \u00abmiracolo\u00bb della Marna.<\/p>\n<p>\u00c8 opportuno istituire un parallelo con le vicende della prima guerra mondiale, perch\u00e9 solo cos\u00ec si potr\u00e0 comprendere quello che appariva evidente a quasi tutta l&#8217;opinione pubblica mondiale nel maggio-giugno del 1940: che la Francia, scarsamente sostenuta dalla Gran Bretagna e privata, questa volta (a differenza che nel 1914) della cooperazione russa, stava per crollare; e che ci\u00f2 avrebbe spalancato orizzonti politici e strategici completamente nuovi, ridefinendo l&#8217;intero assetto del sistema di potere mondiale.<\/p>\n<p>Pochi si resero conto che un conflitto come quello iniziato il 3 settembre 1939, con la dichiarazione di guerra anglo-francese alla Germania, sarebbe stato, anche pi\u00f9 del precedente, un conflitto di logoramento, in cui la parola decisiva sarebbe stata scritta dal fattore tempo. Pochi rifletterono che l&#8217;80% delle materie prime mondiali necessarie all&#8217;industria bellica erano detenute da due sole potenze, Stati Uniti e Unione Sovietica (tanto pi\u00f9 che Stalin, in quel momento, era alleato di Hitler), e dunque esse sole avevano fondate speranze di una vittoria finale, se la guerra si fosse allargata. E pochi intuirono che, essendo assai mutati i rapporti di forza tra la flotta britannica e quella germanica rispetto al 1914, a tutto svantaggio della seconda, l&#8217;Inghilterra sarebbe stata in grado di istituire un blocco marittimo ancora pi\u00f9 rigoroso del precedente, provocando l&#8217;inevitabile strangolamento economico della Germania.<\/p>\n<p>Pertanto, la somma di questi due fattori &#8211; la strapotenza energetica e industriale americana e russa, e la strapotenza navale britannica &#8211; rendeva assolutamente certa la vittoria di queste tre nazioni, se esse avessero unito le proprie forze. Ora, nel 1940, l&#8217;unico elemento incerto era quello di una eventuale alleanza fra l&#8217;Unione Sovietica e le democrazie occidentali; perch\u00e9, quanto al fatto che gli Stati Uniti avrebbero gettato tutto il loro enorme potenziale a sostegno dei \u00abcugini\u00bb inglesi, non vi era il bench\u00e9 minimo dubbio; e bastava rileggersi la storia del primo conflitto mondiale per farsene assolutamente certi e persuasi.<\/p>\n<p>Ma quando, nel maggio del 1940, le armate corazzate tedesche travolsero l&#8217;Olanda, il Belgio e il Lussemburgo e, con una audacissima manovra nel cuore della Foresta delle Ardenne, ritenuta da tutti intransitabile ai carri armati, aggirarono il fianco sinistro alleato e sfondarono la stessa Linea Maginot, che gli esperti militari di tutto il mondo avevano giudicato imprendibile, il grosso dell&#8217;opinione pubblica ebbe la nettissima sensazione che si stesse mettendo in scena una replica, a parti rovesciate, di quanto accaduto nell&#8217;agosto-settembre 1914: che la storia si stesse \u00abvendicando\u00bb e che la Germania avesse ormai a portata di mano una vittoria clamorosa, imprevista, pressoch\u00e9 totale.<\/p>\n<p>Nel 1914, il sacrificio russo di Tannenberg aveva salvato Parigi; ma, nel 1940, i Sovietici non pensavano affatto a salvare Parigi; erano in tutt&#8217;altre faccende affaccendati: arraffare quanti pi\u00f9 Stati e regioni dell&#8217;Europa centro-orientale fosse stato loro possibile, dal Baltico al Mar Nero, dalla Finlandia alla Romania. Nessun \u00abmiracolo\u00bb della Marna era pi\u00f9 possibile; anche se un \u00abmiracolo\u00bb vi fu, ma meno vistoso e tale, anzi, da passare quasi inosservato agli occhi dei pi\u00f9: quello di Dunkerque. Ne fu causa l&#8217;ingenuit\u00e0 di Hitler, il quale si illuse che gli Inglesi gli sarebbero stati grati di non aver distrutto il loro corpo di spedizione sul continente, e, anzi, di avergli permesso di reimbarcarsi; e credette che ci\u00f2 li avrebbe resi disponibili ad accogliere favorevolmente le proposte di pace, che si accingeva a fare loro, subito dopo il crollo definitivo della Francia.<\/p>\n<p>Tuttavia, bisogna tenere presente quello che all&#8217;opinione pubblica mondiale tendeva a sfuggire, nella tarda primavera del 1940: e cio\u00e8 che, anche senza il \u00abmiracolo\u00bb di Dunkerque, la guerra sarebbe continuata, e con prospettive di vittoria sempre pi\u00f9 esigue per la Germania.<\/p>\n<p>Infatti, anche se le armate hitleriane avessero potuto invadere le Isole Britanniche ormai sguarnite di difensori, il governo inglese non avrebbe rinunciato alla lotta; si sarebbe trasferito in Canada, e da l\u00ec, forte di una schiacciante superiorit\u00e0 navale e delle risorse umane ed economiche del suo immenso impero (un quarto delle terre emerse!), avrebbe preparato la riscossa. Tutt&#8217;al pi\u00f9, l&#8217;invasione delle Isole Britanniche avrebbe affrettato l&#8217;inevitabile intervento americano, costringendo Roosevelt a gettare la maschera della neutralit\u00e0 prima del tempo, e, obbligandolo a cercarsi un altro pretesto, diverso da quello dell&#8217;attacco giapponese di Pearl Harbor.<\/p>\n<p>Ma queste cose sfuggivano alla maggior parte dell&#8217;opinione pubblica, che, non abituata all&#8217;idea di un nuovo genere di guerra, davanti alle spettacolari vittorie tedesche in Polonia, Norvegia e Francia, ebbe l&#8217;impressione &#8211; a livello puramente emotivo &#8211; che la guerra stesse ormai per finire, con un vero e proprio trionfo della Germania.<\/p>\n<p>Era necessaria questa premessa, altrimenti non si riuscirebbe a mettere nella giusta prospettiva la decisione di Mussolini di entrare in guerra nel giugno del 1940; e, di conseguenza, non si arriverebbe a capire quanto sia pretestuosa, infondata e denigratoria la leggenda della pugnalata alla schiena che l&#8217;Italia avrebbe inferto alla propria \u00absorella\u00bb latina.<\/p>\n<p>Ora, senza pretendere di sviscerare tutte le ragioni che spinsero Mussolini alla dichiarazione di guerra, ma limitandoci alla parte relativa alla Francia, non ci stancher\u00e0 mai di sottolineare abbastanza che, quando il fronte occidentale venne rotto e le armate tedesche puntarono vittoriosamente verso Calais, Mussolini vide andare in fumo la carta sulla quale aveva deciso di giocare tutto: aspettare che i due avversari si logorassero in una guerra di posizione, come nella prima guerra mondiale, e poi intervenire quando fosse stato sicuro di poter esercitare un peso determinante, in un senso o nell&#8217;altro.<\/p>\n<p>Adesso, invece, con l&#8217;esercito francese in rotta e la Linea Maginot sbaragliata, bisognava elaborare in tutta fretta un piano alternativo, ovviamente senza dimenticare l&#8217;impreparazione dell&#8217;esercito italiano, la mancanza di materie prime e specialmente di carburanti (che assicurava libert\u00e0 di movimento alla flotta solo per pochi mesi), la debolezza complessiva del nostro sistema produttivo e finanziario.<\/p>\n<p>A torto o a ragione, ma non per una miope politica di sciacallaggio, Mussolini opt\u00f2 per l&#8217;intervento immediato, ma con la direttiva ben chiara della \u00abguerra parallela\u00bb: ossia non con la Germania e meno ancora per la Germania, ma accanto alla Germania, per la difesa degli interessi nazionali e con un occhio rivolto ai futuri equilibri strategici in Europa.<\/p>\n<p>Bisogna essere onesti quando si valuta la decisione del Duce di dichiarare la guerra alle democrazie occidentali. Aveva egli la possibilit\u00e0 di mantenere la neutralit\u00e0? Che cosa avrebbe dovuto aspettarsi da Hitler, quando, vittoriosa sui franco-inglesi, la Germania si fosse trovata padrona del continente? Il suo alleato del Patto d&#8217;Acciaio non avrebbe cercato di vendicarsi del suo mancato intervento? E, viceversa, che cosa avrebbe dovuto aspettarsi dalle democrazie occidentali, se fossero state loro a prevalere?<\/p>\n<p>Da qualunque parte si giri intorno al problema, se si possiede un minimo di obiettivit\u00e0, bisogna riconoscere che i margini di manovra dell&#8217;Italia erano minimi; e che la decisione di entrare in guerra, anche se arrischiata, rispondeva sia al giudizio di quasi tutti gli esperti di politica internazionale circa la vittoria imminente e definitiva di Hitler, sia alla necessit\u00e0 di non lasciare quest&#8217;ultimo arbitro unico dei destini dell&#8217;Europa futura. Solo se avesse potuto sedere al tavolo della pace, Mussolini avrebbe potuto conservare all&#8217;Italia una posizione di prestigio, e, soprattutto, una funzione di mediazione, cos\u00ec come aveva gi\u00e0 fatto alla Conferenza di Monaco del 1938.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 sembrare paradossale, ma \u00e8 cos\u00ec: era nell&#8217;interesse dell&#8217;Italia e dell&#8217;Europa che la Germania non stravincesse e non rimanesse senza altri interlocutori che dei popoli vinti e dei governi collaborazionisti, privi di ogni reale spazio di autonomia. Insomma, era nell&#8217;interesse dell&#8217;Italia che la Germania vincesse, ma che non stravincesse; e che gli Alleati perdessero, ma non venissero disfatti.<\/p>\n<p>In quest&#8217;ottica, e solo in quest&#8217;ottica, si pu\u00f2 comprendere l&#8217;inerzia militare italiana nelle prime settimane di guerra, che port\u00f2 a sprecare delle eccellenti occasioni e che, dal punto di vista strategico, appare semplicemente folle. La flotta inglese aveva gi\u00e0 messo in preventivo di dover evacuare il Mediterraneo, e il minuscolo esercito britannico presente in Egitto (in violazione della sua sovranit\u00e0 e indipendenza), appena 36.000 uomini, si preparava a sgomberare Alessandra da un giorno all&#8217;altro; per non parlare di Malta, la spina nel fianco delle comunicazioni marittime tra Italia e Libia, che allora era pressoch\u00e9 sguarnita e che si sarebbe potuta occupare con un rapido colpo di mano dei paracadutisti, in cooperazione con la flotta. Anche Tunisi e la Corsica erano obiettivi realistici, se non proprio facili; e pi\u00f9 ancora Gibuti, chiave del Bab el Mandeb, tra Mar Rosso e Oceano Indiano. Infine, il Sudan era presidiato da una forza inglese addirittura ridicola, mentre nell&#8217;Africa Orientale Italiana erano concentrati ben 300.000 uomini: se mai vi fu un momento in cui era pensabile e fattibile realizzare un collegamento fra Libia ed Etiopia nella valle del Nilo, quello fu nel giugno del 1940; e non si sarebbe pi\u00f9 ripetuto.<\/p>\n<p>Invece, come \u00e8 noto, non accadde nulla.<\/p>\n<p>Graziani, coi suoi 230.000 uomini, si decise di malavoglia ad avanzare fino ad Sidi el Barrani, a 100 km. oltre la frontiera egiziana, solo molto dopo la dichiarazione di guerra (in settembre), sotto la minaccia di Mussolini di silurarlo; e, una volta giuntovi, si affrett\u00f2 a trincerarsi, come ai tempi della prima guerra mondiale, dando al nemico tutto il tempo di concentrare moderni mezzi corazzati per spazzarlo via: come regolarmente accadde.<\/p>\n<p>Il vicer\u00e9 Amedeo d&#8217;Aosta, dopo aver disperso a ventaglio le sue forze per occupare Cassala nel Sudan, Moyale nel Kenya e la Somalia Britannica, non mosse un passo in direzione del Nilo; rimase inerte ad aspettare la controffensiva britannica, che avrebbe spazzato via l&#8217;Impero come un castello di carte, nei primi mesi del 1941.<\/p>\n<p>La flotta diede prove assai mediocri fin dall&#8217;inizio, per mancanza di spirito d&#8217;iniziativa oltre che per le deficienze tecniche e per la pesantezza burocratica di Supermarina, che, volendo pianificare tutto a tavolino, non lasciava ai comandanti in mare la minima libert\u00e0 d&#8217;iniziativa; e, quanto a Malta, lo sbarco non fu nemmeno tentato. Insomma la flotta italiana, temibile sulla carta nonostante la mancanza di portaerei e quella, ancor pi\u00f9 significativa, del radar, si comport\u00f2 come se avesse il fattore tempo dalla sua, mentre era vero l&#8217;esatto contrario: pi\u00f9 la guerra si protraeva, pi\u00f9 l&#8217;occasione di riportare un successo decisivo si allontanava.<\/p>\n<p>Ebbene, c&#8217;\u00e8 una sola maniera per spiegare questo comportamento incredibile dei nostri comandi, almeno per le primissime settimane di guerra: ammettendo, cio\u00e8, che Mussolini non volesse infliggere gravi danni all&#8217;avversario, per non pregiudicare la possibilit\u00e0 non solo di una pace senza troppi rancori, ma anche di futuri equilibri internazionali nei quali, bene o male, si ricostituisse il clima di collaborazione che era esistito all&#8217;epoca di Monaco e anche prima (Conferenza di Stresa), ma che era fallito per la miopia della politica anglo-francese, che aveva letteralmente sospinto l&#8217;Italia nelle braccia della Germania, in particolare con l&#8217;accordo navale anglo-tedesco del giugno 1935.<\/p>\n<p>Di fatto, vi erano state consultazioni sia fra Mussolini e l&#8217;ambasciatore francese a Roma, Poncet, sia fra Badoglio e l&#8217;addetto militare Parisot, perch\u00e9 il fronte italo-francese rimanesse tranquillo anche dopo l&#8217;entrata in guerra dell&#8217;Italia. Non solo: ambienti diplomatici francesi vicini a Casa Savoia avevano letteralmente scongiurato che l&#8217;esercito italiano prendesse l&#8217;offensiva dopo la met\u00e0 di giugno 1940, perch\u00e9 la valle del Rodano non fosse occupata dai Tedeschi e perch\u00e9 il governo di Bordeaux non si trovasse a dover sedere da solo davanti ai plenipotenziari tedeschi, al momento della firma dell&#8217;armistizio.<\/p>\n<p>Era stato perfino concordato che n\u00e9 l&#8217;aviazione italiana, n\u00e9 quella francese avrebbero bombardato le citt\u00e0 avversarie; tanto \u00e8 vero che, quando una squadriglia britannica si alz\u00f2 in volo da Lione per bombardare Torino, i Francesi tentarono &#8211; senza successo &#8211; di impedirne il decollo. L&#8217;aviazione italiana rispose bombardando localit\u00e0 di secondaria importanza, e la flotta francese bombardando Genova.<\/p>\n<p>Poi, il 21 giugno, per il precipitare della situazione militare nella Francia settentrionale (Parigi era stata occupata il 14 giugno), l&#8217;esercito italiano venne lanciato all&#8217;assalto frontale della frontiera alpina pi\u00f9 munita d&#8217;Europa e, nel giro di due giorni, ebbe 600 morti, 2.600 feriti, 600 dispersi; conquist\u00f2 il forte delle Traversette e la citt\u00e0 di Mentone. Poi sopraggiunse l&#8217;armistizio del 24 giugno, in cui l&#8217;Italia non chiese e non ottenne niente di niente: n\u00e9 Gibuti, n\u00e9 la Corsica, n\u00e9 la Savoia, n\u00e9 Nizza: solo la smilitarizzazione di un tratto di 50 km. lungo il confine alpino e lungo quello della Tunisia, e l&#8217;uso del porto di Gibuti. L&#8217;Italia non chiese neppure la restituzione dei propri concittadini che erano emigrati in Francia per motivi politici (a differenza di quanto fece la Germania): cos\u00ec gli antifascisti italiani poterono rimanere indisturbati ad adoperarsi per la sconfitta della madrepatria.<\/p>\n<p>Altro che pugnalata alla schiena! Tutto si pu\u00f2 dire di quella breve campagna militare, tranne che fu una pugnalata alla schiena della Francia. Ben diversamente si comport\u00f2 verso la Francia l&#8217;alleata Inghilterra, che attacc\u00f2 e distrusse la flotta francese a Dakar e a Mers el Kebir, provocando la morte di 1.300 marinai francesi (mentre i caduti francesi sul fronte italiano, in quei pochi giorni di guerra, erano stati appena qualche decina). Tuttavia, bast\u00f2 che il presidente Roosevelt parlasse alla radio della \u00abpugnalata alle spalle del proprio vicino\u00bb, perch\u00e9 l&#8217;Italia rimanesse bollata d&#8217;infamia per pi\u00f9 generazioni.<\/p>\n<p>Ma cosa si dovrebbe dire dell&#8217;Unione Sovietica, che aveva invaso la Polonia il 17 settembre 1939, quando l&#8217;esercito della nazione vicina era gi\u00e0 stato distrutto dalle armate tedesche, e gli Stukas avevano gi\u00e0 ridotto Varsavia a un cumulo di rovine fumanti? E cosa si dovrebbe dire, sempre dell&#8217;Unione Sovietica, allorch\u00e9 essa dichiar\u00f2 guerra al Giappone, col quale era in buoni rapporti diplomatici, l&#8217;8 agosto 1945, ossia dopo che gli americani avevano gi\u00e0 sganciato le loro bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki?<\/p>\n<p>Eppure, il risentimento della Francia nei confronti dell&#8217;Italia sarebbe stato lungo e tenace; e, oltre alla cessione di Briga e Tenda col Trattato di pace di Parigi del 10 febbraio 1947, quasi certamente esso ci cost\u00f2 anche la perdita della Venezia Giulia; perch\u00e9 il governo francese fu, tra quelli delle democrazie occidentali, il pi\u00f9 favorevole alle richieste annessionistiche di Tito, spalleggiato dall&#8217;Unione Sovietica.<\/p>\n<p>A proposito di questo aspetto della questione, sono &#8211; a nostro avviso &#8211; estremamente interessanti le riflessioni svolte da una delle teste pi\u00f9 fine espresse dal ventennio fascista: quella dell&#8217;ex ministro dell&#8217;Educazione nazionale, Giuseppe Bottai.<\/p>\n<p>Ha scritto, infatti, Bottai nel suo Diario, in data 18 dicembre 1945, con il distacco di chi non ha pi\u00f9 nulla da difendere, a guerra ormai finita e perduta (\u00abDiario, 1944-1948\u00bb, a cura di Giordano Bruno Guerri, Milano, Rizzoli, 1992, pp. 233-34):<\/p>\n<p>\u00ab&quot;Il colpo di pugnale alle spalle&quot;: ecco la formula con la quale ancora, per molti francesi, s&#8217;esprime lo stato dei rapporti psicologici tra Francia e Italia. Ogni tentativo di chiarificazione s&#8217;arresta, anche coi pi\u00f9 benevoli interlocutori. Per anni e anni noi resteremo per il popolino di quel paese, mentalmente tra i pi\u00f9 pigri d&#8217;Europa, quelli del colpo di pugnale.<\/p>\n<p>Non vale invitarlo alla meditazione storica. Villafranca e Mentana, rispondo, sono storia passata; e della politica francese verso l&#8217;Italia, alleata nella guerra del &#8217;14-&#8217;18, ignorano tutto. Vogliono, oggi, &quot;partager&quot; la Germania; e non ricordano che la Francia lasci\u00f2 l&#8217;Italia sola ad opporsi all&#8217;Anschluss, nel 1936. Si dolgono che la Francia non sia accolta tra i &quot;Grandi&quot;; e non ricordano che fu il Parlamento francese a sabotare quel &quot;patto a quattro&quot; di Mussolini, che anticipava la responsabilit\u00e0 delle grandi potenze (trovarono, allora, il tempo di riderci su: e di &quot;pact-\u00e0.-quatre&quot; fecero &quot;patatras&quot;).<\/p>\n<p>Cos\u00ec non vedono che la loro alleata dell&#8217;est, la Russia, ha battuto in questa guerra il record dei colpi di pugnale. Prima, il patto di non aggressione germano-russo, concluso mentre i negoziatori alleati sedevano a Mosca. Eppoi: l&#8217;aggressione della Finlandia; della Polonia gi\u00e0 battuta dalla Germania; della Lettonia; dell&#8217;Estonia; del Giappone, gi\u00e0 a terra.<\/p>\n<p>E non si rallegrarono, quando la Turchia dichiar\u00f2 guerra alla Germania, il cui destino eera gi\u00e0 segnato? O la politica internazionale \u00e8 per tutti fuori dei comuni criteri morali, e non si capisce perch\u00e9 la dichiarazione di guerra alla Francia da parte dell&#8217;Italia, nel 1940, debba essere giudicata nulla pi\u00f9 di un disgraziato e inutile atto politico; o rientra per tutti nell&#8217;ambito della morale, e non si vede come possano essere giudicati morali gli atti proditori di cui ci siamo giovanti.<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9, ch\u00e9, se le pi\u00f9 sottili lezioni della storia non fossero perdute, nel colpo di pugnale del &#8217;40 si potrebbe indovinare una delle sue astuzie pi\u00f9 sottili: e, pi\u00f9 che la volont\u00e0 di infierire sul vinto, s&#8217;avrebbe a scorgervi la volont\u00e0 di non lasciare solo il vincitore. Il che avrebbe potuto essere anche pel vantaggio della Francia, e dell&#8217;Europa.<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 con la dialettica, che si vincono certi stati d&#8217;animo collettivi. E in quello francese a nostro riguardo c&#8217;\u00e8 un che di antico e di radicato. Par quasi che il colpo di pugnale sia intervenuto a offrirgli un desiderato pretesto. Un po&#8217; di &quot;vercingetorismo&quot; \u00e8 sempre sensibile nella coscienza dei Galli.\u00bb<\/p>\n<p>Si potr\u00e0 pensare quel che si vuole della coerenza politica di Bottai, uno dei \u00abcongiurati\u00bb del 25 luglio che votarono l&#8217;ordine del giorno Grandi, provocando la caduta di Mussolini (e che venne poi condannato a morte in contumacia dal tribunale fascista di Verona); ma non che fosse uno stupido, come Starace, o un vanesio, come Ciano.<\/p>\n<p>Era un uomo di pensiero e un uomo di cultura; e ci sembra difficile dissentire dalle sue valutazioni, se si vuole considerare le cose in modo spassionato.<\/p>\n<p>Ma questa, che dovrebbe essere una cosa assolutamente normale per chi si accinga allo studio della storia, \u00e8 appunto la cosa pi\u00f9 difficile, nell&#8217;ambito di una societ\u00e0 e di una cultura che non hanno ancora saputo fare onestamente i conti con il proprio passato; e in cui una versione addomesticata e di comodo ha sostituito la faticosa, disinteressata ricerca della verit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quella della \u00abpugnalata alla schiena\u00bb che Mussolini avrebbe sferrato alla Francia moribonda, il 10 giugno del 1940, divulgata dal presidente statunitense Frankin Delano Roosevelt, \u00e8 una<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[102,156,227],"class_list":["post-28100","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-benito-mussolini","tag-germania","tag-prima-guerra-mondiale"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28100","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28100"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28100\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28100"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28100"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28100"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}