{"id":28097,"date":"2017-02-17T11:42:00","date_gmt":"2017-02-17T11:42:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/02\/17\/psicologia-delle-tenebre\/"},"modified":"2017-02-17T11:42:00","modified_gmt":"2017-02-17T11:42:00","slug":"psicologia-delle-tenebre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/02\/17\/psicologia-delle-tenebre\/","title":{"rendered":"Psicologia delle tenebre"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;anima ha le sue luci e le sue tenebre; \u00e8 fatta sia di queste che di quelle. Noi tutti ondeggiamo fra le due cose, alterniamo gli squarci di luce e le discese nelle tenebre. Le anime sante, che hanno affrontato e superate le prove pi\u00f9 dure, e che hanno abbandonato il fardello del loro io per farsi tutto a Dio, viaggiano ormai verso la luce: possono trovarsi in difficolt\u00e0, ma \u00e8 quasi impossibile che ricadano indietro, perch\u00e9 quando l&#8217;anima diventa luce, le tenebre non hanno pi\u00f9 potere su di lei, non saprebbero dove attaccarsi, su che cosa fare leva per aggredirla. Viceversa, l&#8217;anima sprofondata nel fango e nelle tenebre si impregna sempre pi\u00f9 di concupiscenza e scende sempre pi\u00f9 in basso, da dove le riesce difficilissimo vedere anche solo un po&#8217; di luce. La mistica Marthe Robin, che trascorse la vita inchiodata a letto, al buio, impossibilitata a mangiare o bere, e tuttavia fiduciosa, serena, ascoltando qualcosa come 100.000 persone che le chiedevamo consiglio spirituale, disse una volta: <em>Quando Dio decide di servirsi di qualcuno, per prima cosa lo riduce a uno zero<\/em>.<\/p>\n<p>il segreto, in effetti, \u00e8 tutto qui: sapersi ridurre a zero, anche senza essere stati colpiti da una malattia o da una infermit\u00e0, anche senza essere stati feriti da una perdita o da un dolore profondo; sapersi ridurre a zero, annientare l&#8217;uomo vecchio che abita in noi, pieno di orgoglio e di brame, e rendere cos\u00ec possibile la nascita dell&#8217;uomo nuovo, figlio di Dio, pronto e disposto a fare anzitutto la volont\u00e0 del Padre. Ges\u00f9 ha espresso pi\u00f9 volte questo concetto: <em>rimanete uniti a me, come la vite al tralcio; perch\u00e9 senza di me voi non potete fare niente; mentre il tralcio che resta unito alla vite, porter\u00e0 molto frutto<\/em>. Ecco perch\u00e9 saranno beati gli ultimi, e diverranno i primi: perch\u00e9 hanno saputo farsi piccoli, permettendo a Dio di scrivere su di loro come su una pagina bianca, e di mandarli nel mondo a portare molto frutto. Ed ecco perch\u00e9 Dio ha voluto confondere le lingue dei costruttori della Torre di Babele, un episodio biblico che, umanamente parlando, potrebbe apparire incomprensibile, se non addirittura ingiusto: Dio ha voluto impedire agli uomini di terminare quella torre perch\u00e9, con essa, volevano toccare il cielo; volevano sfidarlo ed eguagliarlo: erano dominati dalla superbia e dall&#8217;orgoglio, come gi\u00e0 Adamo ed Eva quando lo avevano disobbedito. Le tenebre dell&#8217;anima sono l&#8217;orgoglio e la superbia dell&#8217;io; sono la concupiscenza e la brama del piacere; sono l&#8217;ira e la cieca violenza, sempre pronte ad esplodere, alimentate dall&#8217;invidia e dalla gelosia; e sono l&#8217;avarizia e la cupidigia, il veleno che intossica i pensieri e insozza i sentimenti, al punto da rivolgere i genitori contro i figli e questi contro i genitori, lo sposo contro la sposa e questa contro quello, il fratello contro il fratello e l&#8217;amico contro l&#8217;amico. Ma non sempre queste passioni animalesche, degradanti, vergognose, si mostrano apertamente per quello che sono; esistono molte maniere di dissimularle sotto apparenze rispettabili, e il diavolo \u00e8 un vero maestro nel suggerirle, nell&#8217;insegnarle e nel coltivarle.<\/p>\n<p>Oh, sarebbe troppo semplice se la superbia, la cupidigia e la lussuria si mostrassero sempre a viso aperto, sia a chi si abbandona ad esse, sia a coloro che gli stanno accanto e che gli vivono vicino. Se cos\u00ec fosse, essi potrebbero stare in guardia, e lui, forse, guardandosi allo specchio, zfinirebbe per accorgersi di ci\u00f2 che \u00e8 diventato, e di quanto sia avvilente la sua schiavit\u00f9, e miserabile la sua condizione, sotto il potere del demonio, che lo tiene in pugno per mezzo di passioni disordinate e lo ricatta minacciando di fargli perdere ci\u00f2 che possiede, o di non riuscire mai a raggiungere ci\u00f2 che pi\u00f9 intensamente brama: il potere, il sesso, la ricchezza. Il diavolo \u00e8 astuto, molto astuto: \u00e8 un maestro di simulazione, e la sua bravura consiste nel rivestire e mascherare le passioni peccaminose dietro un velo di apparente rispettabilit\u00e0, e, qualche volta, addirittura dietro una cortina di apparente santit\u00e0, o quasi. Ed \u00e8 una bravura cos\u00ec stupefacente, collaudata e perfezionata nel corso di generazioni e generazioni umane, che non sempre l&#8217;inganno appare a prima vista, specialmente agli occhi di chi \u00e8 caduto, sena rendersene conto, sotto il suo potere. Nessun essere umano \u00e8 del tutto immune dalla tentazione: nessuno, nemmeno tra i credenti; nemmeno tra i membri del clero; nemmeno ai livelli pi\u00f9 alti della gerarchia. In effetti, la gerarchia ecclesiastica non \u00e8 direttamente e necessariamente in relazione con la santit\u00e0; a papi, cardinali e vescovi non si chiede, in primo luogo, di essere santi, non pi\u00f9 di quanto lo si chieda a tutti i membri del clero e, anzi, a tutti i cristiani; si chiede loro, in compenso, di essere onesti, puri, disinteressati, prudenti, miti, pazienti, amorevoli, ma, se necessario, anche severi, energici, decisi. Essi devono custodire fedelmente la dottrina, devono preservare la Chiesa e devono vigilare sulla trasmissione veritiera del Vangelo e sulla dignit\u00e0 morale del clero. Un papa o un cardinale possono anche non essere santi, ma devono essere ligi alla dottrina, risoluti nel difenderla, incrollabili nella vigilanza, instancabili nell&#8217;incoraggiare, consigliare, istruire il clero e orientare tutto l&#8217;insieme della vita cristiana, sempre in perfetta fedelt\u00e0 alle due fonti della Rivelazione: la Tradizione e la Scrittura.<\/p>\n<p>La cura pastorale dei fedeli e la responsabilit\u00e0 di dare quotidianamente l&#8217;esempio della condotta cristiana, dello stile di vita cristiano, \u00e8 affidata al clero secolare e regolare, ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, ma con due vocazioni differenti e complementari: i sacerdoti andando nel mondo e vivendo in mezzo alle comunit\u00e0 dei fedeli loro affidate, i religiosi tenendo sempre vive le fiamme della spiritualit\u00e0 cristiana, della preghiera, della contemplazione, del sacramento della Riconciliazione, della predicazione, non andando nel mondo, ma attirando a s\u00e9, cio\u00e8 attirando a Dio, nelle chiese e nei conventi, il popolo cristiano, e sostenendolo e confortandolo con il loro esempio vivente, silenzioso, e con l&#8217;offerta totale di s\u00e9 a Dio, anche nel chiuso di una cella, come avviene nel caso dei monaci e delle monache di clausura. Esempio luminoso, preziosissimo, insostituibile! Finch\u00e9 ci saranno delle anime che scelgono di dedicarsi alla vita contemplativa in perfetta unione con Dio, e le loro preghiere saliranno a Lui, la societ\u00e0 trover\u00e0 in essi dei punti di riferimento saldi, incrollabili, dai quali ricever\u00e0 continue e inestimabili grazie spirituali. Sciagurata quella societ\u00e0 che rimarr\u00e0 priva di vocazioni alla vita religiosa, e che vedr\u00e0 chiudersi la porta dell&#8217;ultimo convento.<\/p>\n<p>Poi ci sono i diaconi, i collaboratori pastorali, i terziari degli ordini religiosi, e infine i laici di ambo i sessi, che vivono con seriet\u00e0 e con intensit\u00e0 la vita cristiana, e che si sforzano, in quelle piccole chiese domestiche che sono le famiglie cristiane, di ispirare nei figli, nei giovani, nei parenti, negli amici e nelle altre persone, gli ideali di amore e di bene che scaturiscono, come fonte perenne di acqua purissima e fresca, dalla roccia della divina Rivelazione. Nessuno sottovaluti l&#8217;importanza del ruolo dei laici nella vita della Chiesa, e nel cattolicesimo in generale. Allo stesso tempo, nessuno pensi che tale ruolo debba rivolgersi solo, o essenzialmente, alle opere sociali, alla gestione delle parrocchie, alle associazioni di volontariato, dalla San Vincenzo alla Caritas: perch\u00e9 non meno importante, semmai di pi\u00f9, \u00e8 il ruolo che essi possono e debbono svolgere nella dimensione della vita quotidiana, a cominciare, lo ripetiamo, dall&#8217;educazione dei figli, e, pi\u00f9 in generale, dei bambini e dei giovani. Perfino una parola, perfino un gesto, perfino un semplice sguardo, in una certa circostanza, possono gettare un seme di bene e di verit\u00e0 cristiana: un seme che forse germoglier\u00e0 presto, forse germoglier\u00e0 fra un anno, o fra dieci, o fra venti; chi lo sa, chi pu\u00f2 dirlo? Dio solo conosce i tempi della Provvidenza; Lui solo conosce e soppesa ogni parola, ogni gesto, ogni sguardo; e Lui solamente pu\u00f2 far s\u00ec che anche dalla cosa pi\u00f9 piccola possa nascere qualche cosa di grande, di gigantesco. Si resterebbe stupiti e ammirati se si sapesse quante grandi imprese, nella storia del cristianesimo, quante vocazioni di santi, quante opere magnifiche sono scaturite da un piccolissimo gesto, da una semplice parola, lasciati cadere come un seme, da un adulto, al momento giusto, magari quando tutto pareva congiurare contro la verit\u00e0 e contro il bene. Eppure Dio sa far nascere il bene anche dal fango, anche dal terreno pi\u00f9 ingrato, anche dalle situazioni pi\u00f9 difficili, anche dai cuori pi\u00f9 ribelli, anche dalle anime pi\u00f9 tormentate. L&#8217;importante \u00e8 affidarsi a Lui, lasciar fare a Lui; l&#8217;importante \u00e8 fidarsi pienamente, incondizionatamente di Lui; smetterla di preoccuparsi di cento cose, come faceva Marta, la sorella di Lazzaro, e concentrarsi sulla sola cosa che \u00e8 veramente necessaria: ascoltare e meditare la Parola di Cristo, e poi metterla in pratica. Quando si \u00e8 compreso questo, si \u00e8 compresa la cosa fondamentale: tutto il resto verr\u00e0 poi, con naturalezza, come logico coronamento. Noi non siamo padroni di niente, ma Dio pu\u00f2 fare tutto. L&#8217;astuzia del diavolo consiste nell&#8217;insinuarsi, come il verme nella mela, all&#8217;interno delle nostre vite, del nostro orizzonte, del nostro impegno quotidiano. Lui sa come risvegliare in noi la superbia, senza che ce ne accorgiamo, almeno all&#8217;inizio; come far scaturire la vanit\u00e0, l&#8217;autocompiacimento, l&#8217;amor di s\u00e9, nel nostro povero io, che, simile a una bestia senza pace, si aggira in continuazione dei meandri dell&#8217;anima, e cerca l&#8217;occasione per riemergere con prepotenza, insofferente di disciplina, smanioso di mettersi al centro, di farsi ammirare, di farsi lodare, di farsi corteggiare. Il diavolo conosce bene questa strategia, e ne conosce mille altre: per ciascuno di noi sa valutare, con precisione infallibile, il punto debole, nonch\u00e9 il momento pi\u00f9 propizio, quando noi stiamo meno in guardia, quando le nostre sentinelle interiori sono stanche o addormentate. Per ciascun&#8217;anima prepara il suo veleno: e la sua abilit\u00e0 pi\u00f9 grande consiste nel rivestire il veleno di dolcezza; nel fare leva sulle nostre passioni nascoste, s\u00ec, ma senza che ce ne accorgiamo chiaramente, almeno in una prima fase, bens\u00ec, al contrario, ingannandoci e fingendo di stimolare in noi la piet\u00e0, lo zelo, l&#8217;operosit\u00e0, la dedizione a Dio e al prossimo.<\/p>\n<p>Una volta che sia riuscito ad insinuarsi, il gioco \u00e8 fatto: come un organismo maligno che ha messo radici in un corpo sano, egli comincia a svolgere il suo tremendo lavoro dall&#8217;interno, alimentandosi con sempre nuovi cedimenti dell&#8217;anima che sta parassitando, che sta soggiogando, che sta pervertendo; e ogni gradino che le fa scendere sulla via del male, lo riveste con magnifiche apparenze, come se si trattasse di cose buone. Come spiegare, diversamente, il comportamento di quei cristiani che sono di scandalo ai loro fratelli, e paiono non avvedersene? Come spiegare il modo d&#8217;agire di quei cristiani che si accorgono di dare scandalo, ma non se ne preoccupano affatto, anzi, si sentono orgogliosi di quanto vanno facendo, perch\u00e9 quel che si raccontano \u00e8 che essi stanno predicando e attuando il &quot;vero&quot; Vangelo, che non \u00e8 quello delle anime pie, ma insipide, bens\u00ec quello delle anime forti, che devono scuotere il mondo, a cominciare dalla Chiesa, per amore di Cristo? Cos\u00ec se la raccontano: stanno dando scandalo, s\u00ec, ma \u00e8 uno scandalo salutare; nulla di male, dunque, al contrario, un&#8217;opera santa, un&#8217;opera necessaria, alla quale si sono votati per amore di Dio e del prossimo! E qui pensiamo a quei teologi che spargono, nei loro libri e nelle loro conferenze, i semi di una cattiva dottrina, e che piano, piano, senza averne l&#8217;aria, allontanano le anime da Dio, e le rivolgono verso una maniera tutta mondana, tutta limitata e terrena, d&#8217;intendere il mistero di Dio; pensiamo a quei cardinali che si pavoneggiano nei loro abiti sontuosi, con i loro crocifissi d&#8217;oro al collo, con la loro aria compiaciuta di principi della Chiesa, che si gonfiano di piacere quando ricevono le lodi e non solo non evitano, ma ricercano assiduamente le occasioni di gloria, di visibilit\u00e0, gli inviti, le apparizioni in televisione, i complimenti di qualche famoso intellettuale, meglio se non troppo cattolico, meglio se un po&#8217; nemico della Chiesa, cos\u00ec essi penseranno di avere tanto pi\u00f9 merito, in quanto si riterranno dei costruttori di ponti e dei promotori di dialogo con gli &quot;altri&quot;, con i non credenti. Disgraziati! Non sanno, non vedono, che non c&#8217;\u00e8 proprio nessun dialogo, n\u00e9 ci pu\u00f2 essere, fra la Verit\u00e0 e la menzogna; e che non si pu\u00f2 gettare alcun ponte verso i nemici della Chiesa, il quale non favorisca quelli e non lei? Il diavolo li ha presi al laccio della loro vanit\u00e0, li ha presi all&#8217;amo come dei miseri pesci, con l&#8217;esca della loro vanagloria; e loro si dibattono, gi\u00e0 fuori dall&#8217;acqua, gi\u00e0 lontani da Dio e dal prossimo, tutti gonfi di vanit\u00e0 per le belle parole ricevute, per l&#8217;onore che \u00e8 stato reso loro: e non vedono di essere solo dei miseri burattini di un gioco che ha per scopo ultimo la distruzione della fede e l&#8217;annientamento della Chiesa. Le due cose, del resto, vanno di pari passo: perch\u00e9 quando la fede morir\u00e0, anche la Chiesa, quella vera, cesser\u00e0 di esistere. Forse, al suo posto, rester\u00e0 un vuoto simulacro, una falsa chiesa eretica e apostatica, piena di veleno e di menzogne; ma la vera Chiesa, quella che aiuta, sostiene e promuove la fede dei credenti, quella che annuncia sempre e dovunque la Parola di Dio, non ci sar\u00e0 pi\u00f9. Nondimeno, bisogna aver fede che una simile ora non giunger\u00e0 mai; bisogna aver fede nella promessa di Ges\u00f9: <em>le porte degli inferi non prevarranno contro di essa<\/em>. Il diavolo sa fare molto bene il suo lavoro, e molti cristiani, da parte loro, si lasciano prendere all&#8217;amo con molta facilit\u00e0; ma Dio sa fare il suo ancor meglio, infinitamente meglio. Dio sa suscitare la fede anche dai sassi, e sa trasformare i timidi in audaci, i torpidi in zelanti, i pigri in testimoni instancabili della fede. Certo, si resta perplessi, sconcertati, davanti a certi uomini di Chiesa che non solo danno scandalo, ma sembrano perfino compiacersene. Tuttavia, nessuno sgomento; Dio sa come fare: o li convertir\u00e0, o vanificher\u00e0 le loro opere perverse&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;anima ha le sue luci e le sue tenebre; \u00e8 fatta sia di queste che di quelle. 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