{"id":28090,"date":"2017-07-03T08:37:00","date_gmt":"2017-07-03T08:37:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/07\/03\/prudenzio-ovvero-la-nascita-della-poesia-cristiana\/"},"modified":"2017-07-03T08:37:00","modified_gmt":"2017-07-03T08:37:00","slug":"prudenzio-ovvero-la-nascita-della-poesia-cristiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/07\/03\/prudenzio-ovvero-la-nascita-della-poesia-cristiana\/","title":{"rendered":"Prudenzio, ovvero la nascita della poesia cristiana"},"content":{"rendered":"<p>Il problema &#8212; ch\u00e9 di un problema, e di un arduo problema, si trattava &#8212; che gli esponenti della nascente cultura cristiana dovettero affrontare, mano a mano che la loro religione guadagnava spazio nella societ\u00e0 romana della tarda antichit\u00e0 &#8212; era se, e in quale misura, e in che modo, e in quale prospettiva, si potesse fare poesia, cio\u00e8 poesia, appunto, cristiana, distinta da quella latina pagana, sulla quale anch&#8217;essi, come tutti, avevano studiato e si erano formati, giungendo a innamorarsi delle Muse e del loro canto.<\/p>\n<p>Fare poesia, comporre dei versi: perch\u00e9, a quale scopo? Non era forse una vana maniera di celebrare cose illusorie, beni caduchi, o peggio, peccaminosi, a cominciare dall&#8217;amore; o, nel migliore dei casi, una inutile distrazione, un dilungarsi lontano dal vero Dio, per inseguire vani fantasmi e apparenze di felicit\u00e0 e di bellezza? Oppure si poteva fare poesia anche in altro modo, volgendo lo sguardo alle cose celesti e lasciandosi dietro le spalle i richiami di questo mondo? Si poteva, con i versi, celebrare Ges\u00f9 Cristo, il suo Vangelo, le cose da Lui insegnate, i nuovi valori sui quali si fondava la sua religione? D&#8217;altra parte, come fare poesia ignorando i grandi, insuperabili modelli classici, che erano, pur sempre, modelli pagani? Chi poteva presumere di comporre dei versi migliori di quelli di Virgilio; chi poteva anche solo immaginare di poter non gi\u00e0 superare, ma anche solo eguagliare la smagliante bellezza, la levigata perfezione delle <em>Bucoliche<\/em>, o delle <em>Georgiche<\/em>, o dell&#8217;<em>Eneide<\/em>? E poi c&#8217;erano Lucrezio, Catullo, Orazio, Tibullo, Properzio, Lucano; per non parlare dei prosatori, Cesare, Cicerone, Sallustio, Livio, Seneca, Tacito, Quintiliano, Plinio il Giovane: su di essi aveva studiato ogni giovane di buona famiglia, e anche solo l&#8217;idea di poter competere con loro doveva apparire assurda, in una cultura, come quella romana, che viveva nel culto della classicit\u00e0. Infatti, ancora nel IV secolo, cio\u00e8 alla vigila della fine, i poeti pagani, Claudiano, Rutilio Namaziano, a quelle fonti continuavano ad abbeverarsi e in esse, e in esse soltanto, cercavano di rinvigorire la loro ispirazione poetica.<\/p>../../../../n_3Cp>Problema nel problema: il rapporto tra forma e contenuto. Molti intellettuali cristiani ammiravano incondizionatamente la forma dei poeti e degli scrittori classici, cio\u00e8 pagani: li ritenevano dei maestri insuperabili di bello stile. Tuttavia, era possibile prenderli a modello per fare una poesia cristiana, cio\u00e8 per cantare la visione cristiana della vita? \u00c8 possibile, in poesia, separare drasticamente la forma dal contenuto, prendere l&#8217;una e lasciare l&#8217;altro, come proponeva di fare Paolino da Nola, secondo il quale si pu\u00f2 trarre dai poeti classici lo stile ornato, allo stesso modo in cui si traggono le spoglie del nemico vinto in battaglia? Oppure la forma \u00e8 inseparabile dal contenuto, e un contenuto pagano \u00e8 irrimediabilmente destinato a &quot;contaminare&quot; anche la forma, rendendola inutilizzabile in senso cristiano? Problema di assai ardua soluzione, anche questo. Si trattava, niente di meno, di creare, dal nulla, una nuova tradizione: ma innestandola sull&#8217;antica, o tagliando decisamente i legami con quest&#8217;ultima, e procedendo su un terreno del tutto vergine e inesplorato?<\/p>\n<p>Colui che pose mano a tutti questi problemi e diede loro uno scioglimento esemplare, prima e meglio di chiunque altro, fu lo spagnolo Aurelio Prudenzio Clemente, nativo di Saragozza o di Tarragona, nel 348, alto funzionario imperiale durante il regno di Teodosio il Grande, poi ritiratosi a vita privata, per coltivare la religione e, appunto, la poesia, e morto, probabilmente, nel 405, visto che dopo quella data non se ne hanno pi\u00f9 notizie. Non solo \u00e8 stato un autentico poeta, in un&#8217;epoca di sempre pi\u00f9 stanchi e banali imitatori di Virgilio; ma \u00e8 stato anche colui che ha posto la prima pietra dell&#8217;edificio, ancora tutto da costruire, della nuova poesia cristiana, affrontando e risolvendo tutti quegli interrogativi, tutti quei nodi, ai quali abbiamo test\u00e9 accennato. E lo ha saputo fare con tanta naturalezza, con tanta spontaneit\u00e0, con tale sicuro intuito d&#8217;artista, da tracciare una strada e offrire una solida base per tutti quelli che sarebbero venuti dopo.<\/p>\n<p>Ci rimettiamo, ancora una volta, al filologo classico Italo Lana (1921-2002, che fu docente di Letteratura latina all&#8217;Universit\u00e0 di Torino, per delineare la prospettiva generale della poetica prudenziana (da: I. Lana. <em>La letteratura latina. Disegno storico della civilt\u00e0 letteraria di Roma e del mondo romano<\/em>, Firenze, Casa Editrice G. D&#8217;Anna, 1970, pp. 473-475):<\/p>\n<p><em>Per capire la poesia di Prudenzio occorre partire dalla sua &quot;Praefatio&quot;: essa \u00e8 concepita come un esame di coscienza, che il poeta, compiuti cinquantasei anni, sentendosi vecchio e quindi ormai vicino alla morte, fa pubblicamente al cospetto di Dio, allo scopo di mettere in chiaro che cosa di utile per la vita eterna egli abbia sinora fatto, in cos\u00ec lungo tratto di tempo. La &quot;Praefatio&quot;, per ci\u00f2, si risolve in una confessione pubblica delle colpe del poeta, a ci tiene dietro, in conseguenza della riflessione che la vita vola via veloce e che quanto sinora ha fatto non gli giover\u00e0 per la vita eterna, il proposito di spogliarsi della &quot;stoltezza&quot; della vita passata e di cantare le lodi di Dio con la voce, se coi meriti non pu\u00f2 (&quot;saltem voce Deum concelebret, si meritis nequit&quot;).<\/em><\/p>\n<p><em>Per quanto in particolare riguarda l&#8217;atteggiamento di Prudenzio di fronte alla poesia, dalla &quot;Praefatio&quot; appare chiaro che egli concepisce la poesia come il mezzo, di cui si \u00e8 servito a cominciare dal momento in cui si \u00e8 volto pi\u00f9 fermamente ad una vita cristiana e di cui vuole continuare a servirsi sino alla fine della vita, per fare qualcosa di utile per la vita eterna: per\u00f2 la poesia viene considerata, non come un valore di eccezionale importanza e degno della massima considerazione, ma semplicemente come l&#8217;unico mezzo a disposizione di Prudenzio per fare qualcosa di accetto a Dio: egli, che non \u00e8 capace di farsi &quot;meriti&quot;, di compiere cio\u00e8 azioni meritorie, pu\u00f2 soltanto cantare le lodi di Dio. In altre parole, tutto ci\u00f2 che egli \u00e8 stato ed ha avuto durante i lunghi anni trascorsi lontani da Dio, immerso nel peccato e nella stoltezza, tutto abbandona e rinnega, salvo la sua capacit\u00e0 di scrivere poesie, che ora indirizza, per\u00f2, esclusivamente a Dio. Lungi perci\u00f2 dal contrapporre i valori poetici ai valori pi\u00f9 propriamente religiosi e cristiani, la &quot;voce&quot; ai &quot;meriti&quot;, egli considera la poesia come la maniera pi\u00f9 umile e meno meritoria, ma pur sempre &quot;utile&quot;, per rendersi accetti a Dio. L&#8217;umilt\u00e0 profonda, che distingue Prudenzio dopo la conversione, distingue anche il concetto che egli ha della poesia.<\/em><\/p>\n<p><em>Dall&#8217;&quot;Epilogus&quot;, poi, apprendiamo che, per Prudenzio, la poesia ha diritto anch&#8217;essa a stare nella &quot;casa del Padre&quot;, perch\u00e9 anch&#8217;essa \u00e8 utile all&#8217;unico Signore; v&#8217;\u00e8 una gradazione di valori, naturalmente, e la poesia, come s&#8217;\u00e8 visto, non \u00e8 certo da collocare al primo o ad uno dei primi posti: tuttavia, quello che conta rilevare \u00e8 il fatto che per Prudenzio, essa \u00e8 pienamente legittima nel mondo cristiano. A due condizioni, per\u00f2, che ne chiariscono il senso e ne definiscono i limiti, riguardanti l&#8217;una il poeta: egli deve essere tale per vocazione divina; l&#8217;altra la poesia: essa deve cantare le lodi del Signore. \u00c8 estremamente importante mettere in rilievo che, nel capovolgimento di tutti i valori compiuto dal Cristianesimo, secondo Prudenzio la poesia conserva una sua funzione, legittima al cospetto di Dio e si vede riconoscere una autonomia larghissima, di fronte ai valori terreni.<\/em><\/p>\n<p><em>Anche per questa sua consapevolezza del problema dell&#8217;inserimento della poesia nella nuova visione cristiana della vita, solo a Prudenzio si pu\u00f2 riconoscere, in questi primi secoli, il titolo di poeta cristiano, pienamente cristiano: perch\u00e9 solo Prudenzio riesce ad avere una concezione cristiana della poesia: e il Cristianesimo, il quale come per ogni altro campo della civilt\u00e0 antica accetta quanto di buono, cio\u00e8 quanto di non contrastante con il Cristianesimo, tale civilt\u00e0 ha prodotto, cos\u00ec, secondo la concezione prudenziana, per quanto attiene alla poesia pu\u00f2 liberamente appropriarsi di ci\u00f2 che di meglio ha saputo creare quella civilt\u00e0: i fini che la poesia si pone: lodare Dio, istruire i fratelli, portare sulla soglia della salvezza eterna il poeta, autorizzano ampiamente un uso estremamente libero del patrimonio poetico classico. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Nel corpo vivo della poesia di Prudenzio si avvertono pi\u00f9 volte, or pi\u00f9 or meno segnate, le tracce dei poeti classici, Virgilio e Lucrezio in primo luogo, e se ne sentono gli echi, or pi\u00f9 or meno distintamente. Ma Prudenzio \u00e8 vero poeta, dotato di una sua vena lirica, che soprattutto negli &quot;Inni della giornata&quot; si effonde in preghiera commossa, e nel &quot;Libro delle corone dei martiri&quot; contempla gli eroi di Cristo con umile, trepidante fede. Talora un certo sentire retorico ed enfatico disturba la serenit\u00e0 della visione la compostezza della narrazione: nell&#8217;opera sua abbondano veramente, pi\u00f9 di quanto per il nostro gusto sia accettabile, il gonfio, truculento, l&#8217;esasperato: ma ci\u00f2 risponde, non ad un calcolo retorico, bens\u00ec ad un&#8217;esigenza dell&#8217;indole ispana di Prudenzio (che per questo riguardo ci ricorda i suoi compatrioti, Seneca e Lucano).<\/em><\/p>\n<p><em>La sa poesia nasce dalla schietta adesione alla fede cristiana: il dissidio tra forma e contenuto \u00e8 superato: sulle misere spoglie della giovinetta Eulalia &#8212; morta sul rogo per attestare la fede in Cristo &#8212; da tutti abbandonata, anche dai satelliti del carnefice, sulla deserta piazza, spenta in un silenzio atterrito e sospeso, scende, a simboleggiare la pace che ora in cielo gode la vergine, la neve:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ecco, il glaciale inverno fa scendere la neve, che tutta la piazza ricopre: e anche le membra di Eulalia, che sotto la gelida volta celeste giacciono, essa ricopre, a guida di candido mantelletto&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Non sono rari questi momenti di lirica contemplazione, in Prudenzio: e per essi egli merita di essere accolto fra i poeti che hanno qualcosa da dire agli uomini, ai fratelli.<\/em><\/p>\n<p>Prudenzio \u00e8 stato il pi\u00f9 grande dei poeti latini cristiani, dice il Lana; ma forse \u00e8 stato troppo ottimista: noi diremmo che \u00e8 stato il solo. Certo, vi sono anche Sidonio Apollinare e Venanzio Fortnato, e qualche altro: pesci d&#8217;acque basse, in verit\u00e0: pi\u00f9 che altro, facitori di versi. E inoltre, certo, vi \u00e8 stato il grande crollo della civilt\u00e0 romana e del mondo antico, vi sono stati gli sconvolgimenti causati dalle migrazioni dei popoli, tutto un mondo che crollava, e nessuno sapeva se ne sarebbe sorto uno nuovo. Al problema di creare una poetica cristiana indipendente da quella pagana, si aggiunse il nuovo problema, di assicurare la sopravvivenza all&#8217;una e all&#8217;altra, nel naufragio generale della civilt\u00e0. Oggi, molti storici preferiscono evidenziare i caratteri di continuit\u00e0, pi\u00f9 che quelli di rottura, fra la civilt\u00e0 classica e quella medievale, e hanno appositamente creato un concetto a ci\u00f2 acconcio, quello del &quot;tardo antico&quot;; ma sta di fatto che gli uomini, gli uomini concreti, in quei secoli terribili &#8212; il V, il VI, il VII &#8211; ebbero l&#8217;impressione che il mondo intero, per quel che ne capivano, stesse sprofondando in una notte senza fine. Come osservava E. R. Dodds, il tardo antico coincide con un&#8217;epoca di autentica angoscia esistenziale, sia per i pagani che per i cristiani; e ci pu\u00f2 essere qualcuno che ha ancora voglia di fare poesia, in simili condizioni? Sia come sia, la strada tracciata da Prudenzio si \u00e8 ben presto interrotta, e, per ritrovarne le tracce, bisogna risalire lungo i secoli, uscendo dall&#8217;alveo della letteratura latina ed entrando in quelli delle letterature romanze. In pratica, per quel che riguarda l&#8217;Italia, per ritrovare una vera poesia cristiana, degna di questo nome, bisogna arrivare al <em>Cantico delle creature<\/em> di san Francesco d&#8217;Assisi, che, secondo una tradizione, venne composto, o meglio dettato, dal santo, due anni prima della morte, dunque nel 1224: un bel salto, dal <em>Liber Cathamerinon,<\/em> dal <em>Liber Peristephanon<\/em> e dalla <em>Psychomachia<\/em> di Prudenzio, non c&#8217;\u00e8 che dire; pi\u00f9 di otto secoli, un&#8217;eternit\u00e0.<\/p>\n<p>Ad ogni modo, a Prudenzio spetta il vanto d&#8217;aver dimostrato che fare poesia cristiana aveva un senso, che era possibile, che era utile; mentre intellettuali cristiani come san Gerolamo, erano tormentati dallo scrupolo di essere dei &quot;ciceroniani&quot; e non dei veri seguaci di Cristo, cio\u00e8 amanti delle belle lettere pagane pi\u00f9 della verit\u00e0 del Vangelo. Prudenzio sciolse positivamente il nodo di quella doppia cittadinanza, cristiana e romana, mostrando che la poesia cristiana aveva una sua funzione, una sua dignit\u00e0, una sua bellezza; e, pi\u00f9 in generale, che essa non comportava alcun allontanamento dalla retta via, se messa al servizio delle verit\u00e0 eterne e della vita divina. A nostro avviso, tuttavia, l&#8217;importanza maggiore della poetica cristiana di Prudenzio sta nel fatto di aver relativizzato il valore della poesia, laddove noi moderni, specie dopo il romanticismo, siamo abituati a considerarla come un valore assoluto. E l&#8217;abbiamo assolutizzata al punto che stiamo ancora qui a discutere se, e in quale misura, la Provvidenza sia o non sia la vera protagonista de <em>I promessi sposi<\/em> di Alessandro Manzoni: come se, per un&#8217;opera cristiana, si possa immaginare un altro protagonista che Dio. Per noi \u00e8 diventato problematico ci\u00f2 che, nella linea di Prudenzio, dovrebbe essere ovvio e naturale: tutto ha un valore, arte compresa, se ricondotto a Dio e messo al servizio dell&#8217;anima che cera Dio; altrimenti, niente ha un valore. Ma noi non siamo pi\u00f9 in quella prospettiva, perch\u00e9 non siamo pi\u00f9 cristiani: viviamo in una societ\u00e0 post-cristiana, ci abbeveriamo a una cultura non pi\u00f9 cristiana, se non anticristiana. Era la prospettiva di Dante, ma non pi\u00f9 quella di Petrarca: e noi siamo i nipotini di Petrarca, mentre la poesia di Dante resta muta per noi: ne cogliamo il suono esteriore, ma ci sfuggono le sue risonanze pi\u00f9 profonde. Nn potrebbe essere diversamente: per udirle, bisogna avere una visione cristiana della vita; non solo: bisognerebbe vivere immersi in una societ\u00e0 e in una cultura fondate su quella visione, mentre oggi le cose stanno in tutt&#8217;altro modo. Siamo usciti da un pezzo dal paradigma cristiano e siamo entrati nel paradigma moderno: il paradigma delle cose, cio\u00e8 il paradigma del nulla. Le cose sono destinate al nulla, solo l&#8217;essere permane; ma noi non cogliamo pi\u00f9 l&#8217;essere, siamo trascinati dal fluire delle cose, e, a nostra volta, le inseguiamo incessantemente, a dispetto di ogni nuova delusione: siamo divenuti creature desideranti, come aveva ben visto Ludovico Ariosto, e corriamo dietro all&#8217;ultimo oggetto del desiderio che ci abbia sedotti.<\/p>\n<p>In questo senso, il cerchio si sta chiudendo. Siamo tornati al paganesimo e alla visione pagana della vita, perch\u00e9 in questo essa consiste: nell&#8217;assolutizzazione delle cose, di ci\u00f2 che \u00e8 relativo. Ma ci\u00f2 porta inevitabilmente a un corto circuito: chi insegue l&#8217;assoluto in ci\u00f2 che \u00e8 relativo, trover\u00e0 solo la pazzia. Il mondo pagano era impazzito: come ben vide san Paolo nella <em>Lettera ai Romani<\/em>, esso era precipitato in ogni sorta di vizi e di turpitudini perch\u00e9 aveva disconosciuto Dio, che \u00e8 la Verit\u00e0, per adorare false immagini di dei, cio\u00e8 la menzogna. L&#8217;errore teologico conduce al disordine esistenziale e alla dissoluzione etica. Ebbene, noi siamo tornati a quel punto; e anzi, in molte cose, abbiamo persino sorpassato i vizi e le turpitudini dei romani della decadenza. Stiamo percorrendo una strada di morte, e infatti la nostra crisi demografica \u00e8 la spia del fatto che abbiamo smesso di amare la vita, nel senso pi\u00f9 vero dell&#8217;espressione, mentre amiamo solo ci\u00f2 che, nella vita, risulta gratificante per il nostro narcisismo. Basta gettare uno sguardo all&#8217;arte, alla musica, alla poesia, al pensiero moderni: essi sono, al novanta per cento, una celebrazione del brutto, dell&#8217;angoscioso, dell&#8217;insensato, del folle, del malvagio, del crudele, del blasfemo, cio\u00e8 un inno alla morte. Davanti all&#8217;evidenza di avere imboccato una strada senza uscita, troveremo sufficiente umilt\u00e0 per distogliere lo sguardo dalle immagini di morte, che ci hanno stregati e quasi ipnotizzati, e tornare verso la vita? E la vita \u00e8 l\u00ec, che ci chiama; la vita \u00e8 Dio. Anche la strada \u00e8 gi\u00e0 tracciata: \u00e8 quella di Prudenzio. S\u00ec, la poesia ha un senso; s\u00ec, la bellezza delle cose umane pu\u00f2 essere benefica, se diviene una scala verso il Cielo; e s\u00ec, anche la vita terrena \u00e8 un bene, se non si rinchiude in se stessa, ma accompagna il cammino dell&#8217;anima verso il traguardo della vita eterna.<\/p>\n<p>Tutto dipende dall&#8217;uso che si vuol fare dell&#8217;arte, delle cose belle, e quindi anche della poesia. Tutto \u00e8 buono, ci\u00f2 che avvicina l&#8217;anima a Dio; ma tutto diviene cattivo, se l&#8217;allontana; tanto pi\u00f9, che, contemporaneamente, l&#8217;allontana anche da se stessa, dalla verit\u00e0 che \u00e8 dentro di lei, sin dall&#8217;inizio. In fondo, si tratta di una lezione molto semplice. Tanto semplice che gli uomini e le donne moderni, malati d&#8217;intellettualismo, non riescono a vederla, sebbene ce l&#8217;abbiamo davanti agli occhi, ogni giorno, ogni ora, ogni minuto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il problema &#8212; ch\u00e9 di un problema, e di un arduo problema, si trattava &#8212; che gli esponenti della nascente cultura cristiana dovettero affrontare, mano a<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[224],"class_list":["post-28090","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-poesia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28090","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28090"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28090\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28090"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28090"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28090"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}