{"id":28089,"date":"2016-07-04T01:59:00","date_gmt":"2016-07-04T01:59:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/07\/04\/la-prudenza-cristiana-fra-sapienza-del-mondo-e-sapienza-di-dio\/"},"modified":"2016-07-04T01:59:00","modified_gmt":"2016-07-04T01:59:00","slug":"la-prudenza-cristiana-fra-sapienza-del-mondo-e-sapienza-di-dio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/07\/04\/la-prudenza-cristiana-fra-sapienza-del-mondo-e-sapienza-di-dio\/","title":{"rendered":"La prudenza cristiana fra sapienza del mondo e sapienza di Dio"},"content":{"rendered":"<p>La prudenza \u00e8 una virt\u00f9 fondamentale e tipicamente umana, una delle quattro virt\u00f9 cardinali: le altre tre sono la giustizia, la fortezza e la temperanza. Ci\u00f2 non toglie che, in una prospettiva religiosa, la virt\u00f9 naturale della prudenza assuma una luce nuova, una luce cristiana: diventa qualche cosa di pi\u00f9 della pur nobile e necessaria capacit\u00e0 di destreggiarsi con discernimento nelle cose di questo mondo. Diventa una delle tante finestre che la fede spalanca sul mistero dell&#8217;Assoluto, e, dunque, diventa uno dei tanti trampolini dai quali ci si pu\u00f2 proiettare verso la dimensione del soprannaturale. Dunque, la virt\u00f9 cristiana della prudenza diventa una virt\u00f9 nuova, trasfigurata dalla Grazia; acquista, per cos\u00ec dire, una prospettiva, uno scopo, una finalit\u00e0 pi\u00f9 alti e completi: accompagna l&#8217;uomo nella sua esperienza di vita radicalmente rinnovata, nella quale ci\u00f2 che prima era saggezza pu\u00f2 diventare follia (pu\u00f2: non \u00e8 detto che lo diventi, sempre e comunque), e viceversa.<\/p>\n<p>\u00c8 a questo punto, cio\u00e8 nell&#8217;intersezione fra la virt\u00f9 puramente umana della prudenza e la virt\u00f9 soprannaturale della prudenza cristiana, che viene al pettine il nodo della incommensurabilit\u00e0 fra la sapienza del mondo e la sapienza divina. Perch\u00e9, se la prudenza umana \u00e8 l&#8217;arte del vivere tenendosi lontano dai pericoli (non solo quelli nei quali si pu\u00f2 incappare, ma anche quelli che si possono causare ad altri), e la virt\u00f9 soprannaturale della prudenza \u00e8 l&#8217;arte del discernere le cose secondo lo sguardo di Dio, e non secondo uno sguardo puramente umano: allora subentra il contrasto fra la sapienza umana e di quella di Dio, o, comunque, la loro irriducibilit\u00e0 reciproca.<\/p>\n<p>Proveremo a spiegarci con un esempio. La virt\u00f9 umana della prudenza, poniamo, ci prescrive di astenerci dal dire o dal fare qualsiasi cosa possa turbare gli altri, e specialmente i pi\u00f9 semplici, i pi\u00f9 influenzabili, i pi\u00f9 indifesi; la virt\u00f9 cristiana della prudenza ci spinge ancora un poco pi\u00f9 in l\u00e0, e ci esorta a non astenerci da quelle cose che, anche se possono, in qualche misura, scandalizzare gli altri secondo un criterio puramente umano, sicuramente, per\u00f2, avranno l&#8217;effetto di edificarli, di illuminarli, di favorire un loro ripensamento e un loro riavvicinamento a quelle verit\u00e0 eterne, dalle quali si erano allontanati. Ecco: spogliarsi nudi, in mezzo alla strada, \u00e8 cosa da evitarsi, secondo la prudenza umana; ma se il gesto viene da un San Francesco d&#8217;Assisi e vuol ricondurre i suoi concittadini all&#8217;amore della Povert\u00e0, in senso evangelico, e al ripensamento critico nei confronti delle ricchezze del mondo, allora esso diventa non solo lecito, ma benefico. Vi sono scandali moralmente negativi, che turbano il cuore e lo sospingono verso il disordine della concupiscenza; e vi sono scandali santi, che scuotono i dormienti dal loro sonno morale e dischiudono ad essi le porte di una santit\u00e0 possibile. Il sottofondo immodificabile della visione cristiana della vita \u00e8 che tutti gli esseri umani, tutti indistintamente, sono chiamati alla santificazione; e, quindi, che la santit\u00e0 \u00e8 sempre possibile, anche contro ogni apparenza. E qui si manifesta l&#8217;incontro\/scontro fra la sapienza del mondo e la sapienza di Dio. Per la sapienza del mondo, ad esempio, cercare il pericolo, gettarsi verso di esso, senza alcuna cautela o protezione, \u00e8 stoltezza: \u00e8 il contrario della prudenza. Ma per il cristiano, vi possono essere delle circostanze (attenzione: vi possono essere; non \u00e8 detto che vi siano) nelle quali gettarsi incontro al pericolo \u00e8 utile, necessario, indispensabile. Si pensi al caso dei martiri; oppure si pensi al caso di una madre che sfida le fiamme d&#8217;un incendio per tentar di salvare il suo bambino; o a padre Damiano de Veuster, l&#8217;apostolo di Molokai, che sfida la lebbra, e, infine, ne diviene preda, per andare a vivere in mezzo ai <em>suoi<\/em> lebbrosi. Il cristiano \u00e8 prudente, mai vile.<\/p>\n<p>Un esempio meno drammatico, ma altrettanto efficace, pu\u00f2 essere quello del manifestarsi della vocazione religiosa all&#8217;interno di una famiglia. Immaginiamo che una bella ragazza, intelligente, piena di amici e, magari, gi\u00e0 fidanzata, senta sopraggiungere in se stessa, potente, irresistibile, la chiamata di Dio; non una semplice suggestione, non una illusione, ma una chiamata vera e propria. Ebbene: secondo la sapienza del mondo, sua madre e suo padre cercheranno in ogni maniera di dissuaderla, di scoraggiarla, di farle cambiare idea; penseranno: <em>Perch\u00e9 dovrebbe sacrificarsi? Perch\u00e9 dovrebbe andare a seppellirsi in un convento?<\/em> Magari, quei genitori avevano anche il desiderio di avere dei nipoti: desiderio umano, legittimo, perfettamente naturale. Tuttavia, la sapienza di Dio segue altre strade e, qualche volta, contraddice frontalmente la sapienza del mondo. Certo, quella ragazza avrebbe potuto diventare una buona moglie e una buona mamma; ma, una volta manifestatasi, in lei, una vocazione di ordine pi\u00f9 alto &#8212; perch\u00e9 la chiamata alla vita soprannaturale \u00e8 una chiamata pi\u00f9 alta di qualunque chiamata alla vita naturale, per quanto degna e legittima sia quest&#8217;ultima &#8212; \u00e8 certo ch&#8217;ella diverr\u00e0, come religiosa, pi\u00f9 perfetta di quanto, nell&#8217;ordine naturale, sarebbe stata quale madre di famiglia. I genitori, illuminati dalla sapienza di Dio, dovrebbero favorire, e non scoraggiare, una simile vocazione; quanto meno, capirla e accettarla. In realt\u00e0, perfino la prudenza umana dovrebbe suggerire ai genitori di rispettare la sincera vocazione dei propri figli e di non sovrapporre i loro desideri alle loro libere scelte: compito dei genitori non \u00e8 di &quot;possedere&quot; i figli, ma di guidarli e accompagnarli verso l&#8217;autonomia e la piena realizzazione di se stessi. A maggior ragione, sul piano della vita soprannaturale, dei genitori cristiani dovrebbero essere fieri e orgogliosi di aver potuto contribuire, magari indirettamente, alla vocazione religiosa dei loro figli; e rinunciare con serenit\u00e0 ad avere dei nipotini su questa terra, affinch\u00e9 i loro figli possano spargere i semi della fede a vantaggio di molte anime.<\/p>\n<p>Ha scritto il teologo belga Gustave Thils (1909-2000), che \u00e8 stato, fra le altre cose, uno dei maggiori cosiddetta riforma liturgica del Concilio Vaticano II &#8212; nel suo capolavoro <em>Santit\u00e0 cristiana. Compendio di teologia ascetica<\/em> (titolo originale: <em>Saintet\u00e9 chr\u00e9tienne. Pr\u00e9cis de Th\u00e9ologie ascetique<\/em>, Tielt, Belgique, Editions Lannoo, 1958; traduzione dal francese delle Suore domenicane di Alba, a cura di natale Bussi; Alba, Edizioni Paoline, 1960, pp. 303-304; 306-308):<\/p>\n<p><em>Il &quot;giudizio&quot; \u00e8 una specie d&#8217;accortezza dell&#8217;intelligenza. Colui che ha giudizio, conosce lo scopo di un&#8217;impresa, apprezza i mezzi adeguati, fa appello agli strumenti proporzionati, stima esattamente le misure, il tempo, le possibilit\u00e0. Con lo sguardo fisso alo scopo da raggiungere, pu\u00f2 prevedere, ordinare, coordinare, concludere. Non ha perso il filo conduttore ad \u00e8 arrivato allo scopo. Quando i moralisti parlano della &quot;prudenza&quot; pensano a qualcosa di simile, ma per la condotta della vita umana: \u00e8 un&#8217;arte di vivere da uomo. Esiste un accorgimento morale che permette di discernere ci\u00f2 che \u00e8 umano e ci\u00f2 che non lo \u00e8. C&#8217;\u00e8 un giudizio retto concernente ci\u00f2 che mi conviene o che non mi conviene. Quanto alla prudenza &quot;cristiana&quot; \u00e8 una maniera di pensare, di giudicare, di apprezzare, di decidere, che tiene conto del pensiero rivelato, dell&#8217;ideale cristiano. Ora, al termine di esso non si deve sempre trovare la santificazione?<\/em><\/p>\n<p><em>Il CRITERIO INTIMO di questa prudenza \u00e8 evidentemente la carit\u00e0. Come potrebbe avvenire diversamente nel cristianesimo? L&#8217;agape decider\u00e0 le azioni e i movimenti, la scelta della vocazione temporale e le decisioni gravi sulle opzioni di dettaglio come sulle scelte vitali. Il CRITERIO ULTIMO \u00e8 lo Spirito Santo stesso. Egli \u00e8, personalmente, come la coscienza di Dio. \u00c8 la sorgente divina di ogni &quot;discernimento&quot; spirituale. \u00c8 il &quot;consigliere&quot; per eccellenza di ogni battezzato. La prudenza cristiana si radica cos\u00ec nella vita teologale stessa da cui trae la sua norma pi\u00f9 raffinata e pi\u00f9 delicata. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Il giudizio cristiano on \u00e8 cosa che interessi soltanto l&#8217;individuo. Implica uno sguardo di fede su tutta la realt\u00e0 umana, sulla SOCIET\u00c0 sulla CULTURA, sul MONDO; implicher\u00e0 quindi anche un giudizio sano ed esatto sulla maniera d&#8217;agire del cristiano nel mondo e per il mondo. La visione del modo secondo la fede non \u00e8 puramente &quot;speculativa&quot;. Porta frutti nell&#8217;&quot;azione&quot; in questo mondo. &quot;Le idee e le opinioni correnti, le teorie e le ideologie, gli avvenimenti d&#8217;ordine generale che costituiscono la storia d&#8217;una nazione, dell&#8217;universo e della Chiesa, le mille circostanze di grande o di minima importanza che formano la trama della nostra vita, dobbiamo studiarci di misurarli secondo le regole della fede, considerando tutto secondo Dio&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>La teologia ha sempre richiamato questa necessit\u00e0 di giudicare rettamente intorno al fine SOPRANNATURALE della famiglia, della patria, della professione, delle arti, della cultura. C&#8217;\u00e8 una prudenza soprannaturale &quot;familiare&quot;, &quot;civile&quot;, &quot;professionale&quot;, &quot;culturale&quot;. Questi valori hanno una funzione provvidenziale che dobbiamo conoscere e conservare, sopprimendo quanto potrebbe sviarcene, restaurando quanto \u00e8 deficiente, ampliando quanto la rende sicura.<\/em><\/p>\n<p><em>Sapienza del mondo. C&#8217;\u00e8 un peccato fondamentale contro questa &quot;sapienza di Dio&quot;: \u00e8 il pensare, il giudicare, e l&#8217;agire secondo la &quot;sapienza del mondo&quot;. Per quest&#8217;ultima il giudizio cristiano \u00e8 una follia! (1 Cor., 2, 14).<\/em><\/p>\n<p><em>a) Potremmo avere un po&#8217; lo SPIRITO DEL MONDO. Il mondo giudica delizioso quel libro, e noi affermiamo che va benissimo. Preferisce le prodezze straordinarie all&#8217;umile dovere di stato quotidiano, e noi l&#8217;assecondiamo. \u00c8 affascinato dal talento che brilla pi\u00f9 che dalla virt\u00f9 nascosta, e noi condividiamo il suo entusiasmo illusorio. \u00c8 offuscato dalle passioni, e noi seguiamo i suoi movimenti inconsiderati. Difende dei privilegi non fondati di casta o di gruppo, e noi lo assecondiamo pietosamente. Diffonde su ogni cosa un apprezzamento terra terra, e noi dimentichiamo di corregger ei suoi discorsi secondo il pensiero di Ges\u00f9 Cristo.<\/em><\/p>\n<p><em>b) Potremmo giudicare secondo i CRITERI DEL MONDO. Il mondo giudica secondo la TERRA. I suoi moventi, le sue ragioni, sono di quaggi\u00f9. Le sue reazioni concernono valori transitori che accarezza come fossero definitivi. Il mondo giudica in funzione di quel che si VEDE! Il tangibile lo impressiona, il palpabile lo interessa, la bellezza sensibile lo avvince. Per lui il mondo soprannaturale ha un valore secondario, \u00e8 come una zona vaporosa e senza consistenza. Il mondo giudica in funzione del TEMPO; la prospettiva dell&#8217;eternit\u00e0 praticamente gli mana; anche se in qualche occasione ne ammette l&#8217;esistenza, \u00e8 per lui inoperante. Quindi regola la sua condotta, le sue brighe, le sue speranze sulla durata prevista della vita: tutto \u00e8 volto al buon successo temporale. Per il restio fa astrazione dall&#8217;eternit\u00e0 ed il suo pi\u00f9 gran desiderio \u00e8 quello di entrarvi senza aver avuto il dolore di strapparsi in piena coscienza ai beni di questo mondo.<\/em><\/p>\n<p><em>Nella misura in cui il cristiano pensa ed agisce secondo la &quot;prudenza del mondo&quot; non pu\u00f2 tendere alla santit\u00e0. Vive senza bussola in un oceano tumultuoso. E per il mondo, che p\u00e8 riuscito a render inoffensivo, ha perduto ogni sapore di rinnovamento e di redenzione.<\/em><\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 poco da fare: anche se certi sedicenti teologi post-conciliari vorrebbero negare il contrasto di fondo tra la sapienza del mondo e la sapienza di Dio, quel contrasto esiste, \u00e8 sempre esistito e continuer\u00e0 ad esistere fino al giorno del Giudizio finale, cio\u00e8 fino a quando durer\u00e0 il mondo; come ammonisce Ges\u00f9 stesso, non si possono servire contemporaneamente due padroni. Bisognerebbe sempre diffidare degli applausi del mondo, cos\u00ec come della sua disapprovazione: per il cristiano, ci\u00f2 che piace troppo al mondo non pu\u00f2 piacere anche a Dio, e viceversa. Ora, tutto sta a non perder di vista lo scopo ultimo della vita umana: che non \u00e8 il successo mondano, ma il dono della Grazia divina: in questa vita, adesso; e nell&#8217;altra, dopo la morte. Il mondo ama le cose per se stesse; il cristiano le ama in senso relativo, come riflesso della sapienza e magnificenza del Creatore; quanto alle cose materiali, le adopera, ma non se ne fa schiavo. Inoltre, la sapienza del mondo ama i compromessi: pur di raggiungere i suoi obiettivi, non esita a piegare la morale come un giunco, per farla coincidere con le sue brame (di potere, di ricchezza, di piacere). Il mondo giudica secondo il successo esteriore: secondo i beni che si possiede, lo stile di vita, e, naturalmente, secondo la giovinezza e la bellezza fisica. Ma questi non possono essere, in alcun modo, i criteri della prudenza in senso cristiano: non \u00e8 questo che insegna la sapienza di Dio, alla quale il cristiano cerca sempre di uniformarsi e alla quale soltanto vorrebbe piacere. Quando si tratta di questioni attinenti la sfera morale, il cristiano deve essere inflessibile: nessun compromesso, nessun accomodamento sar\u00e0 mai possibile con le logiche del mondo. Aborto ed eutanasia, per esempio, mai potranno trovare comprensione e legittimazione, tranne che nel caso in cui la vita della madre sia in effettivo pericolo, o la vita del malato sia prolungata dalle macchine in maniera <em>del tutto<\/em> artificiale. Per il resto, il cristiano se ne infischia dei giudizi del mondo: non gl&#8217;importa di essere considerato un &quot;perdente&quot; in senso puramente umano; un vincente, semmai, vuole esserlo solo agli occhi di Dio&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La prudenza \u00e8 una virt\u00f9 fondamentale e tipicamente umana, una delle quattro virt\u00f9 cardinali: le altre tre sono la giustizia, la fortezza e la temperanza. 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