{"id":28078,"date":"2015-11-16T07:47:00","date_gmt":"2015-11-16T07:47:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/11\/16\/larma-vincente-delle-guerre-moderne-e-la-propaganda\/"},"modified":"2015-11-16T07:47:00","modified_gmt":"2015-11-16T07:47:00","slug":"larma-vincente-delle-guerre-moderne-e-la-propaganda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/11\/16\/larma-vincente-delle-guerre-moderne-e-la-propaganda\/","title":{"rendered":"L\u2019arma vincente delle guerre moderne \u00e8 la propaganda"},"content":{"rendered":"<p>Le guerre moderne hanno acquisito, via via, il carattere di guerre totali, ossia di guerre nelle quali una parte non si accontenta di sconfiggere l&#8217;altra, come nelle guerre del passato, ma la vuole annientare, e cancellare con essa anche l&#8217;ideologia che l&#8217;aveva sostenuta, sostituendovi la propria: e questo su scala planetaria e non pi\u00f9, o non solo, su scala locale, in accordo con la progressiva e ineluttabile globalizzazione di ogni aspetto della vita sociale, dall&#8217;economia alla finanza, dalla tecnologia alla cultura.<\/p>\n<p>Per entrare pi\u00f9 nello specifico: le guerre del XX secolo sono state quasi tutte guerre con una forte componente ideologica, nelle quali le tre grandi concezioni del mondo &#8212; quella democratica e capitalista; quella comunista; quella fascista &#8212; si sono date battaglia, e nelle quali la prima \u00e8 riuscita vincitrice in maniera schiacciante; al punto che, negli ultimi anni, le guerre non sono state pi\u00f9 combattute fra le potenze democratiche e degli stati che rappresentassero altri modelli politico-sociali, ma fra le potenze democratiche e dei soggetti privati, dei gruppi terroristici, delle bande di fondamentalisti religiosi, finanziati sottobanco da altri Stati e da servizi segreti insospettabili, ma privi, o quasi privi, dei connotati storici dello stato: un territorio (con la parziale eccezione dell&#8217;I.S.I.S.), delle frontiere, delle forze armate e di polizia, un governo riconosciuto, un sistema giudiziario, una moneta, una riserva aurea.<\/p>\n<p>Tranne la Cina e la Corea del Nord, e, forse, la Russia, non esistono nazioni, oggi, che potrebbero reggere il peso di una guerra contro le democrazie (ed \u00e8 per questo che verso di esse spingono i venti di guerra del terzo millennio; anche se, finora, \u00e8 rimasto agli uomini politici quel minimo di buon senso per opporvisi, consci della gravit\u00e0 di simili eventuali conflitti). Ci\u00f2 significa che il peso di una guerra totale, oggi, \u00e8 essenzialmente psicologico: anche se gli armamenti e le risorse industriali e finanziarie sono, ovviamente, importantissimi, il fattore veramente decisivo, in caso di una guerra totale (non in quello di un conflitto breve e di carattere locale) \u00e8 quello psicologico. Per condurre e sostenere una guerra totale, le popolazioni e l&#8217;opinione pubblica devono essere in grado di &quot;sopportarlo&quot;, indipendentemente dai fattori puramente materiali. Il Vietnam insegna: per vincere non bastano le portaerei, gli elicotteri da combattimento, i grandi bombardieri, e nemmeno le armi chimiche e batteriologiche, se l&#8217;opinione pubblica non \u00e8 disposta a sopportare i sacrifici e la pressione morale di una guerra, compresa la possibilit\u00e0 della morte dei propri figli, magari ad una grandissima distanza dai confini della patria.<\/p>\n<p>Ecco, allora, che la propaganda di guerra diventa l&#8217;arma decisiva per assicurarsi il vantaggio decisivo rispetto al nemico: quello di ordine psicologico e morale. Una propaganda che sia abbastanza abile, massiccia e capillare da soverchiare quella del nemico, equivale ad una cancellazione delle sue ragioni e ad una assolutizzazione delle proprie, con il probabile effetto di riuscire a convincere non solo la propria opinione pubblica, ma anche quella dei Paesi neutrali e, talvolta, persino quella del nemico. Non \u00e8 forse quello che accadde con la dissoluzione dell&#8217;Austria-Ungheria, nel 1918, e, venticinque anni dopo, con l&#8217;armistizio dell&#8217;Italia, nel 1943: ossia quando la propaganda del probabile vincitore riusc\u00ec a persuadere intere popolazioni &quot;nemiche&quot; a rivolgere il proprio malcontento contro i loro rispettivi governi, invece di continuare a lottare contro quello che non era pi\u00f9 percepito come il &quot;nemico&quot;, ma, anzi, come il possibile liberatore da uno stato di cose ritenuto ormai intollerabile?<\/p>\n<p>Ci baster\u00e0 riportare una pagina di uno dei maggiori storici militari del XX secolo, Basil H. Liddell Hart (1895-1970), tratta da una delle sue opere pi\u00f9 conosciute e apprezzate, \u00abLa prima guerra mondiale, 1914-1918\u00bb (titolo originale. \u00abThe Real War 1914-1918\u00bb, Boston-Toronto, Little Brown &amp; Co., 1930; traduzione dall&#8217;inglese di Vittorio Ghinelli, Milano, Rizzoli, 1968, 1999, pp. 412-413), Milano, Rizzoli, pp. 412-413):<\/p>\n<p><em>\u00abL&#8217;inizio del 1918 vide lo sviluppo, anche sul piano organizzativo, di un&#8217;altra arma psicologica: fu allora, infatti, che Lord Northcliffe, che aveva capeggiato la missione di guerra britannica negli Stati Uniti, fu nominato &quot;Direttore della propaganda nei paesi nemici&quot;, e per la prima volta la propaganda fu valutata e sfruttata in tutte le sue potenziali possibilit\u00e0. Nothcliffe trov\u00f2 l&#8217;arma migliore nei discorsi del presidente Wilson, che cin il loro idealismo &#8211; anche se con poco realismo tracciavano invariabilmente una precisa distinzione tra la politica della Germania e il popolo tedesco e ponevano l&#8217;accento sulla volont\u00e0 degli alleati di liberare tutti i popoli, compreso quello tedesco, dal militarismo. Quell&#8217;arma, bene affilata con l&#8217;aiuto del colonnello House fu abilmente maneggiata da Northcliffe per recidere i legami che tenevano unite le popolazioni dei paesi nemici ai loro governanti. Ma quei legami erano abbastanza solidi per resistere a una lama anche ben affilata, almeno finch\u00e9 a logorarli non fosse intervenuta una concreta pressione militare. Nel luglio del 1917, facendo leva sull&#8217;antimilitarismo e sui sentimenti ostili alla guerra diffusi in Germania, i discorsi del presidente Wilson provocarono una rivolta parlamentare, e sotto la guida di Erzberger il Reichstag approv\u00f2 una risoluzione di pace che sconfessava solennemente le annessioni territoriali. Ma il solo effetto di questa rivolta fu di far saltare Bethmann-Hollweg, lo sfortunato personaggio che aveva svolto il ruolo di fune nel tiro alla fune fra i militari e i partiti politici. Di fronte alla ferrea volont\u00e0 dello Stato maggiore generale i rappresentanti parlamentari del popolo tedesco erano altrettanto impotenti dell&#8217;Austria imperiale, che ormai ne aveva abbastanza della guerra da essa stessa provocata e non vedeva l&#8217;ora di uscirne. Questi approcci di pace non ricevettero una risposta concreta dalle democrazie. Il presidente Wilson, che parlava come loro portavoce, non si stanc\u00f2 di ripetere che le democrazie non avrebbero negoziato la pace con un&#8217;autocrazia militare. L&#8217;esortazione da lui lanciata ai popoli nemici affinch\u00e9 si liberassero da tale autocrazia era lodevolissima in linea di principio ma del tutto vana nella pratica, dato che era rivolta a uomini paralizzati da robuste manette, non a dei prestigiatori capaci di far saltare ceppi e catene.<\/em><\/p>\n<p><em>Nel mese di gennaio del 1918 vi fu, \u00e8 vero, un importante tentativo insurrezionale: pi\u00f9 di un milione di operai tedeschi presero parte ad un grande sciopero generale, ma la scintilla fin\u00ec ben presto con lo spegnersi e addirittura con l&#8217;essere dimenticata nella nuova atmosfera di esaltazione creata dalla grande offensiva. Solo quando la macchina bellica avrebbe cominciato a sgretolarsi gli schiavi della macchina avrebbero potuto liberarsi dalla sua stretta, solo allora la propaganda avrebbe potuto aiutarli a liberarsi dalle catene. Forse solo allora un&#8217;attiva volont\u00e0 di pace sarebbe subentrata al loro passivo atteggiamento di stanchezza nei confronti della guerra. La forza intrinseca del patriottismo militante consiste nel fatto che questo non \u00e8 solo un bavaglio, ma anche una droga.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>La distinzione, da parte di una delle parti in lotta, fra i governi nemici e i loro rispettivi popoli, che non sarebbero considerati da essa come nemici, ma come popoli da &quot;liberare&quot;, \u00e8 alla radice di una propaganda abbastanza abile da riuscire a persuadere l&#8217;opinione pubblica dei Paesi con i quali si \u00e8 in guerra, che l&#8217;obiettivo del conflitto non \u00e8 quello di punirli o di distruggerli, ma di punire e distruggere i loro governi. Una volta ottenuto questo vantaggio psicologico, il crollo morale del nemico \u00e8 solo questione di tempo. Quanto all&#8217;effettiva intenzione di non trattare i popoli dei Paesi nemici in maniera punitiva, ma, anzi, di volerli &quot;liberare&quot; (dai loro stessi governi, descritti come ingiusti e oppressivi), questa \u00e8 un&#8217;altra questione. La propaganda serve a vincere le guerre e a prevalere nel dopoguerra (non \u00e8 il caso di parlare di &quot;pace&quot;), ma &#8211; come insegna Machiavelli &#8212; il fine giustifica i mezzi: pertanto, non bisognerebbe prenderla troppo sul serio. Di fatto, nessun vincitore si \u00e8 mai mostrato del tutto coerente con le promesse fatte in tempo di guerra ai popoli nemici; ma chi gliene chieder\u00e0 conto, una volta che a governare i popoli sconfitti siano salite delle forze politiche che devono, appunto, al benestare e all&#8217;appoggio dei vincitori, tutta la propria autorit\u00e0 e la propria legittimazione?<\/p>\n<p>\u00c8 significativo che anche Basil Liddell Haert, che pure \u00e8 stato un grande storico e che aveva una notevole indipendenza di giudizio politico (al punto da dedicare l&#8217;edizione riveduta dell&#8217;opera summenzionata \u00aba John Brown e alla Legione\u00bb, ossia al sergente che contribu\u00ec a creare la Legione San Giorgio, forza armata di volontari britannici postisi agli ordini dei Tedeschi nella Seconda guerra mondiale), nemmeno lui, dicevamo, riesca a porsi in maniera neutrale e obiettiva rispetto a codesta arma psicologica, la propaganda appunto. \u00c8 evidente, infatti, da come egli presenta la propaganda di guerra britannica del 1918, che non vede la bench\u00e9 minima differenza tra ci\u00f2 che essa diceva, per provocare il crollo interno degli Imperi centrali, e la pura e santa verit\u00e0 delle cose: a tal punto egli si identifica con essa, perfino nell&#8217;atto di studiarla, a freddo e ad alcuni decenni di distanza dalle passioni di allora. I Tedeschi e gli austriaci erano gli &quot;schiavi&quot; della macchina bellica della &quot;autocrazia militare&quot;; che gli americani, gli inglesi e i francesi fossero gli schiavi di quella delle democrazie plutocratiche, \u00e8 cosa che non sfiora nemmeno la sua mente di <em>gentleman<\/em> sinceramente democratico e, perci\u00f2, sinceramente desideroso di vedere liberi, o liberati, tutti i popoli del mondo, senza mai farsi domande politicamente corrette o imbarazzanti sulla bont\u00e0 del proprio sistema politico. Possiamo anzi considerare questo fatto, l&#8217;assoluta incapacit\u00e0 degli storici e dell&#8217;opinione pubblica a separare la verit\u00e0 dei fatti dalla propaganda di guerra, come la prova pi\u00f9 spettacolare della tremenda efficacia della propaganda stessa, una volta che essa sia riuscita a fare breccia nell&#8217;opinione pubblica e una volta che si sia consolidata nelle coscienze, cos\u00ec dei vincitori come dei vinti, persino a distanza di molti decenni dal termine dei conflitti <em>armati<\/em>. E sottolineiamo &quot;armati&quot; perch\u00e9 i conflitti non terminano quando si asciuga l&#8217;inchiostro sulle carte dei trattati di pace: essi proseguono con la conquista dell&#8217;economia e del sistema di vita del vinto, da parte del vincitore, cosa che avviene senza clamore e senza bombe, silenziosamente e quotidianamente, da parte dei poteri finanziari e industriali, e solo raramente con l&#8217;intervento dei governi o degli eserciti.<\/p>\n<p>I Tedeschi, dunque, nel 1914-1918, erano un popolo &quot;in manette&quot;. Questa \u00e8 l&#8217;opinione di Liddell Hart, e questa \u00e8 stata anche la tesi portata avanti dalla propaganda di guerra degli Alleati durante la Prima guerra mondiale. Coincidenza significativa; al punto che lo storico britannico trova &quot;lodevolissima&quot;, ma solo irrealistica, la propaganda alleata medesima: come potrebbe, un popolo in manette, ribellarsi ai propri aguzzini? Lo pu\u00f2, precisa giustamente Liddell Hart, solo quando la &quot;pressione militare&quot; giunge ad un livello umanamente insopportabile. Ed \u00e8 per questo che, durante la Seconda guerra mondiale, i responsabili britannici e americani delle operazioni decisero, a partire dal 1943, di far bombardare senza piet\u00e0 le citt\u00e0 tedesche, italiane e giapponesi, con l&#8217;obiettivo di colpire non le installazioni militari (quasi sempre in caverna o, comunque, tali da non poter esser danneggiate in maniera irreparabile), ma proprio le popolazioni civili, in modo da produrre il numero pi\u00f9 alto di vittime possibile. Bisognava spingere quei popoli alla rivolta contro i loro rispettivi governi. La tecnica funzion\u00f2 con il popolo italiano, non funzion\u00f2 con quello tedesco e con quello giapponese. Ci\u00f2 significa che non riesce sempre; o che, per riuscire, deve essere accompagnata da una &quot;pressione militare&quot;, in taluni casi, particolarmente forte. Fino a che punto? Hiroshima e Nagasaki sono la risposta.<\/p>\n<p>Liddell Hart non si chiede se le rivolte nell&#8217;esercito francese del 1917, o se le insubordinazioni sul fronte italiano prima e durante Caporetto, o se le diserzioni in massa nell&#8217;esercito russo, sempre nel 1917, non siano scaturite da un desiderio di pace altrettanto legittimo, quanti quello che spinse gli operai tedeschi allo sciopero generale del gennaio 1918. Liddell Hart, come tutti i fautori acritici della democrazia, usa costantemente due pesi e due misure: la sua mente \u00e8 conformata in maniera tale da non sospettare nemmeno la propria incoerenza. Questo \u00e8 tipico della presunzione intellettuale e della pretesa di superiorit\u00e0 etica inscritte nel pensiero democratico. Chi lotta per la democrazia \u00e8 dalla parte del Bene, dunque ha ragione e merita di vincere; coloro i quali si oppongono alla democrazia sono schiavi del Male, e vanno puniti <em>o redenti<\/em>. Che lo vogliano o no&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le guerre moderne hanno acquisito, via via, il carattere di guerre totali, ossia di guerre nelle quali una parte non si accontenta di sconfiggere l&#8217;altra, come<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30178,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[92],"class_list":["post-28078","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-politica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-politica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28078","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=28078"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28078\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30178"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=28078"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=28078"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=28078"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}